simposio lettori copertina

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martedì 11 aprile 2023

RECENSIONE: ELIZABETH JANE HOWARD - QUEL TIPO DI RAGAZZA

Sinossi:

Anne e Edmund Cornhill, entrambi sulla quarantina, sono una coppia felice, appagata e ben assortita. Vivono in un’idilliaca dimora di campagna non lontana da Londra, dove lui si reca ogni giorno per lavoro, mentre lei si dedica alla casa, al giardino, alla gatta incinta e alla cucina, preparando deliziose cene per il marito. Edmund ha una matrigna illustre, la ricchissima Clara, che conduce una vita mondana ed errante e un giorno chiede ai due di ospitare la figlia Arabella, ventenne bellissima e smarrita, che si presenta così alla loro soglia con un ingombrante carico di abiti splendidi e di carenze affettive. La comparsa della ragazza nella vita della coppia è fin da subito destabilizzante: Anne e Edmund, che non hanno figli, si sentono inizialmente chiamati a farle da genitori. Ma Arabella è una seduttrice nata e anche dietro le relazioni più solide si celano delle crepe. Ben presto, infatti, gli equilibri iniziano a traballare e la situazione degenera completamente... Scritto durante i primi anni di matrimonio con Kingsley Amis, Quel tipo di ragazza è l’analisi precisa di un’unione indistruttibile solo in apparenza, ma anche un’esplorazione magistrale dei tenui legami che costituiscono il tessuto delle nostre vite: una storia toccante sull’amore, la solitudine e il desiderio.

 

Commento:

Se volessi trovare una parola che ben rappresenti questa storia, probabilmente sceglierei "equilibrio". In primis per quando è stata scritta: i primi anni '70, specie in Inghilterra – dove questo libro è ambientato -, sono un periodo ponte tra il perbenismo e il moralismo affettato di matrice ottocentesca e la rivoluzione politica, culturale e soprattutto sociale che conosciamo, e questo libro rappresenta benissimo questo mix se non proprio esplosivo, di sicuro instabile. Ma equilibrio è anche quello che sussiste da dieci anni nella famiglia Cornhill, fatto di routine collaudate ed apparentemente immutabili, costruito e così pervicacemente mantenuto da entrambi i coniugi, Anne ed Edmund, entrambi così a modo e affiatati. Ma si sa, tutti gli equilibri sono labili, basta un soffio di vento a sgretolarli, e quella che arriva sottoforma di brezza inattesa nella splendida ed isolata villetta dei Cornhill è in realtà una tempesta: si chiama Arabella, ha ventidue anni ed è bellissima. Ospite per un tempo imprecisato dai Cornhill, Arabella è una bomba ad orologeria: è piena di problemi che prevedibilmente una coppia senza figli si intestardisce a risolvere senza averne però le capacità; è dotata di una capacità di sedurre così naturale ed innata da far dubitare su quanto in lei ci sia di studiato e quanto invece sia inconsapevole. Arabella è un personaggio così ambiguo, etereo eppure ingombrante, sfuggente eppure non ignorabile, da risultare perfetto: arriva poi in una coppia troppo perfetta per essere reale, senza apparenti bisogni né scontri, senza attriti né dubbi manifesti, in apparenza inscalfibile ma in realtà così fragile da essere destinata a scoppiare. Ma quale sarà il destino di questa conoscenza così importante per i Cornhill? Un libro deliziosamente pruriginoso, con una patina di eleganza a nascondere le magagne, come nelle più classiche famiglie d'ogni latitudine. I tre personaggi principali sono così ben caratterizzati da stagliarsi nitidi nel racconto, eppure pregi e colpe perdono contorni e definizione dinanzi all'abiezione dell'incapacità di trovare il coraggio delle proprie azioni e dei propri sentimenti. Una storia da cui tutti abbiamo da imparare e su cui tutti troveremo da riflettere... perché nessuno è indenne dal giudizio della propria coscienza.

 

Opera recensita: "Quel tipo di ragazza" di Elizabeth Jane Howard

Editore: Fazi, 2022 (prima ed. originale 1972)

Traduzione: Manuela Francescon

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 352

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 4 aprile 2023

RECENSIONE: ARWIN J. SEAMAN - OMICIDIO FUORI STAGIONE

Sinossi:

"Mai successa una cosa del genere, qui." È questa la frase che l'ufficiale della Scientifica Henning Olsson sente pronunciare al suo arrivo su Liten, isola vulcanica che sorge in un tratto di mare tra Svezia e Danimarca. Perché l'omicidio di una ragazza di sedici anni non ha niente a che fare con la vita tranquilla e solitaria di quel mucchio di scogli e boschi su cui Henning non metteva piede da quattro anni. E in cui sperava di non dover tornare più. A Liten non accade mai nulla e questo lo sa molto bene, visti tutti i fine settimana che ci ha trascorso cercando di riportare sulla terraferma la donna che amava: l'agente Annelie Lindahl. Certo, il vulcano spento con il suo lago perfettamente circolare è una bella attrazione durante i mesi estivi. Ma ora proprio quel lago è diventato il teatro di un crimine orrendo, una ragazza uccisa, legata per farle assumere la forma di una stella, e abbandonata nell'acqua cristallina. No, nulla di tutto ciò è mai accaduto sull'isola.

Henning è stato chiamato per la sua grande esperienza nella Scientifica, ma ciò che dovrà fare a Liten sarà molto più di qualche rilievo. Lì nessuno sa come condurre una vera indagine e lui è l'unico ad averne le capacità. Lui e la persona che quell'isola gliel'ha fatta odiare: Annelie. Insieme a Kaj Bak, un giovanissimo fotografo con idee geniali e un bisogno atavico di riconoscimento, al commissario Owe Dahlberg, che nasconde una parte di sé, e alla giovane Malin, adolescente irrequieta e aspirante influencer, Henning e Annelie cercheranno di sbrogliare il primo capitolo di quello che sembra l'inizio di un incubo.

 

Commento:

Per via di esperienze pregresse non esattamente positive, mi approccio sempre con una certa diffidenza ai romanzi ambientati in luoghi diversi da quelli di origine dell'autore, o in cui egli vive e lavora, perché mi è capitato spesso di percepire qualcosa di stonato, artefatto, innaturale nella contestualizzazione, tale da pregiudicarmi il piacere della lettura. Perciò lo dico chiaramente: sono colpita e piacevolmente sorpresa da questo noir che non confuta, ma smentisce il mio pregiudizio, foss'anche solo per questa volta. Omicidio fuori stagione è un ottimo, davvero ottimo noir, dove non solo la trama e i personaggi sono credibili, ma lo è anche l'ambientazione e l'articolazione del contesto, cosa affatto scontata poiché si tratta di un noir nordico scritto da un (misterioso) scrittore italiano. E sarei davvero curiosa di scoprire chi è, quest'autore italiano per poter leggere anche gli altri suoi romanzi, giacché questo libro è la conferma del fatto che se si sa scrivere, se si padroneggia veramente un genere, si hanno i requisiti per scrivere la qualunque e per farlo molto, molto bene. Per quanto mi riguarda, prima indagine sull'isola di Liten promossa a pieni voti.

 

Opera recensita: "Omicidio fuori stagione" di Arwin J. Seaman

Editore: Piemme, 2023

Genere: noir

Ambientazione: isola di Liten, tra Svezia e Danimarca

Pagine: 384

Prezzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9. 

lunedì 3 aprile 2023

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - LA PORTA PROIBITA

Sinossi:

Nel febbraio 1984 Tiziano Terzani fu arrestato a Pechino, perquisito, interrogato ed, infine, espulso dal Paese. Per quattro anni vi aveva vissuto con la famiglia, cercando di sentirsi "cinese": aveva mandato i suoi figli alla scuola locale, aveva raggiunto luoghi sconosciuti al turismo, aveva visto una Cina diversa da quella che appariva in superficie. Ricco di notizie e dati, di considerazioni ed impressioni, questo libro è al tempo stesso un reportage, un diario di viaggio, un saggio di sinologia contemporanea e l'appassionante romanzo di un'avventura umana.

 

Commento:

Questo non è, a parer mio, il miglior libro di Terzani. Non so perché, ma diversamente dal solito non mi ha coinvolto particolarmente. Nonostante ciò, rimane comunque un ottimo reportage su un Paese tanto misterioso quanto controverso, e nel libro le mille controversie della Cina degli ultimi ottant'anni appaiono nitide, evidenti e più che mai scomode. In generale, ciò che ho provato leggendo è un profondo rammarico per come si è ridotta una civiltà gloriosa, vittima di se stessa e a sua volta incapace di rialzarsi e di badare a sé. Tutto mi è sembrato troppo squallido, troppo artefatto perché non vi sia una ribellione di massa che sovverta il potere. E mi sconvolge, anche se neanche poi tanto, come la popolazione resti passiva a farsi cambiare le idee da chi governa di volta in volta. Lo so bene, è un'analisi troppo semplicistica la mia, però queste sono le mie impressioni a caldo, dopo la lettura del libro che, ad ogni modo, consiglio.

 

Opera recensita: "La porta proibita" di Tiziano Terzani

Editore: Tea, ed. originale 1984

Genere: reportage

Ambientazione: Cina

Pagine: 270

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

  

domenica 2 aprile 2023

RECENSIONE: SARA GAMBAZZA - CI SONO MANI CHE ODORANO DI BUONO

Sinossi:

Un pomeriggio d'inverno, freddo da spezzare le ossa, Bina si ritrova sola. Ha ottantatré anni e aspetta suo nipote al parco del Cinghio, un quartiere da cui è meglio tenersi alla larga ai margini di una cittadina perbene. Marta, che di anni ne ha venticinque, e che al Cinghio è cresciuta imparando che il mondo è storto e non lo si può aggiustare, la osserva dalla finestra: la vede farsi rigida su una panchina sfondata, il naso gocciolante, un berretto rosa calato sugli occhi spauriti. Decide di offrirle un tetto per la notte. Poi per la notte dopo e per quella dopo ancora. Marta finisce così per prendersi cura di Bina, e intorno a lei, a proteggere quaranta chili di ossa e grinze, si stringono gli abitanti dell'intera palazzina. Poche strade più in là, Fabio viene preso a pugni: ha sgarrato con la persona sbagliata ed è nei guai, grossi guai. Fabio è il nipote di Bina e, mentre Marta prepara il letto per la nonna, lui bussa alla porta di Genny, un'ex prostituta in grado di raccogliere i cocci altrui senza fare domande. Bina e Fabio vivono giorni sospesi, in un luogo duro e sconosciuto, nell'attesa che qualcosa accada. Qualcosa accadrà. E il destino rimescolerà il mazzo, distribuendo ai giocatori nuove carte. Quei giorni freddi si faranno via via più caldi dentro le palazzine di appartamenti rattoppati: tra coperte rimboccate, il rumore del caffè che sale nella moka, il profumo del sugo e una carezza sulla fronte, Marta, Bina, Fabio e Genny scopriranno che dietro ogni abbandono, nascosti sotto ogni solitudine, sopravvivono sempre la forza di amare e il bisogno di prendersi cura l'uno dell'altro.

 

Commento:

In quel freddo pomeriggio di gennaio, Bina è sola sulla panchina del parco. Ha ottantatré anni, si ingobbisce sempre più man mano che il tramonto la avvolge mentre, con la borsetta stretta al petto, aspetta Fabio, suo nipote. Marta, dalla finestra del palazzo di fronte, non può fare a meno di osservare quella vecchia infreddolita e sola, così fuori posto lì al Cinghio, quel quartiere disastrato di una città perbene dove lei è nata e cresciuta. Si vede che l'anziana non è di lì e Marta teme che qualcuno possa infastidirla o farle del male. Così, presa da un impulso irrefrenabile, scende, le si avvicina e la convince a salire su da lei: almeno aspetteranno suo nipote al caldo. Ma si fa notte e Fabio non arriva, così Bina – che non ha più una casa dove tornare – resta lì a dormire, e il giorno dopo fa il sugo buono, e mentre non cerca il nipote perché sa che tornerà, Marta giorno dopo giorno le si affeziona, perché le ricorda sua madre, perché è la cosa più vicina ad una nonna che abbia mai avuto, perché, anche se lei è una tipa tosta nata e cresciuta con lo schifo del Cinghio, la solitudine è dura da sopportare per tutti. Lo sa bene Genni, che da quando la madre l'ha lasciata in balia di se stessa, per vivere ha dovuto prostituirsi e anche se ora un lavoro vero l'ha trovato, non ha nessuno su cui contare. Quando, quella sera di gennaio, malconcio e senza speranze, Fabio suona alla sua porta, lei non ha cuore di lasciarlo a se stesso, anche se lo conosce appena. E lo sa bene pure Liuba, quanto rumore fa il silenzio della solitudine, ed ora che è lontana da casa e fa la badante alla signora Maria non saprebbe rinunciare a quel respiro caldo che dorme vicino a lei. Sono forti, le donne del Cinghio, un po' tigri e un po' crocerossine, abituate al marcio, ai ceffoni, hanno vite peste e ammaccate ma sanno ancora trovare il modo di sopravvivere anche a se stesse, nonostante tutto. Ed ogni tanto anche qualche uomo buono, di cuore, s'incontra lungo la via e allora bisogna tenerselo stretto, per combatterlo in due il freddo che viene da dentro. Sono loro, Marta, Benny, Gianna, Liuba, Genni, i protagonisti di "Ci sono mani che odorano di buono", il romanzo d'esordio di Sara Gambazza edito da Longanesi. E protagonista è anche il quartiere, uguale a tante periferie che purtroppo conosciamo bene e che rendono le città tutte simili nella povertà, nel degrado e nella sofferenza. Fabio e Bina ci capitano per caso in quel posto squallido, loro non sono di là, eppure anche loro ce l'hanno la loro dose di guai… e chissà che, fra quei palazzacci tutti uguali, chi si è perso non possa ritrovarsi, e magari qualcuno non sappia portare quel poco d'amore a chi ne ha disperato bisogno. Magari qualcuno con mani nodose ma abili, che odorano di buono. Un libro che ho letto voracemente, questo di Sara Gambazza. Un libro che mi ha commossa profondamente, come non mi capitava da tempo. Super consigliato.

 

Opera recensita: "Ci sono mani che odorano di buono" di Sara Gambazza

Editore: Longanesi, 2023

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: una città italiana

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 1 aprile 2023

RECENSIONE: LUIS SEPULVEDA - IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D'AMORE

Sinossi:

Il vecchio Antonio José Bolívar Proaño vive ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana. Ha con sé i ricordi di un'esperienza - finita male - di colono bianco, la fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie e alcuni romanzi d'amore che legge e rilegge in solitudine. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall'aver vissuto dentro la grande foresta, insieme agli indios shuar: un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura, quel rispetto per la magia delle creature che il grande mondo verde gli ha insegnato e che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere, non sapranno mai capire. Solo un uomo come lui potrà dunque adempiere al compito ingrato di inseguire e uccidere il tigrillo, il felino che, accecato dal dolore per l'inutile sterminio dei suoi cuccioli, si aggira minaccioso per vendicarsi dell'uomo. In questa epica caccia, in questo confronto continuo fra la vita e la morte, l'animale, anziché rappresentare il nemico, si fa emblema inquietante di uno scuro senso di colpa collettivo verso la natura ferita. Canto d'amore dedicato all'ultimo luogo in cui la terra preserva intatta la sua verginità, il romanzo di Luis Sepúlveda ci porta, insieme all'ardore della denuncia, un'irriducibile capacità di sperare. E di sognare, come succede al vecchio Antonio quando legge i suoi romanzi d'amore.

 

Commento:

Credo che conserverò per sempre il (bel) ricordo del momento in cui ho letto questo breve romanzo. Mi ha fatto un'ottima compagnia durante un pomeriggio in treno, di ritorno da un appuntamento importante. Non so cosa ricorderò della sua trama in futuro, ma di certo mi resterà la sensazione di pace che ho provato leggendo, quella stessa pace che mi ha trasmesso leggere Hesse e più in generale i romanzi-tributo alla natura. Perché questo è, in fin dei conti, questo libro di Sepulveda: un grande omaggio alla potenza della natura, delle piante e degli animali, ed una critica affatto velata all'uomo che dove passa distrugge, credendosi il più intelligente dei viventi. Questo è il messaggio che ci trasmette Sepulveda per bocca del vecchio Antonio José Bolívar Proaño, un uomo che ha sbagliato ed ha pagato i suoi errori e che è diventato saggio facendo tesoro delle esperienze sue e di altri e dei tanti insegnamenti della natura. Quest'amore per l'universo, la saggezza e l'inesauribile senso di speranza che trasudano dalle pagine sono ciò che ci resterà di questa lettura breve ma significativa. Un romanzo consigliato a tutti, perché tutti possiamo trarne dei moniti.

 

Opera recensita: "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" di Luis Sepulveda

Editore: Guanda, prima ed. 1989

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Foresta amazzonica

Pagine: 144

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

giovedì 30 marzo 2023

RECENSIONE:. ERIN LITTEKEN - I GIRASOLI DI KIEV

Sinossi:

Ucraina, 1934. Per Katya, ora che la fattoria di famiglia non esiste più, c’è un solo posto in cui trovare pace: il pezzetto di terra dove con la sorella Alina amava coltivare i girasoli. Era il loro gioco e il loro piccolo segreto.

Sembrano passati secoli, ma solo pochi anni prima, quel giorno di primavera al matrimonio della cugina, il mondo di Katya era perfetto: sedici anni, il vestito più bello, le trecce legate sulla testa alla maniera tradizionale... e Pavlo, l’amico di sempre che proprio quel giorno le avrebbe confessato il suo amore. Ora non esiste più nulla: i sogni con Pavlo si sono infranti, e l’Ucraina è in mano ai sovietici, vittima del crudele piano escogitato da Stalin per piegare la nazione, passato alla storia come Holodomor, il genocidio per fame che uccise milioni di ucraini. Solo i girasoli sono ancora lì, pronti a seguire il sole e a indicarle la strada...

Illinois, giorni nostri. L’amata nonna di Cassie, Bobby - dalla parola ucraina babuška - ha sempre parlato poco del passato, e del paese lontano che ha lasciato da ragazza. Ultimamente, però, sembra che antichi ricordi le affiorino alla mente, con la strana lucidità delle persone molto anziane. E quando Cassie ritrova un vecchio diario dalle pagine fitte scritte in ucraino, capisce che è arrivato il momento di scoprire che cosa c’è nel passato doloroso di sua nonna, qual è il segreto che si porta dietro, e perché nel sonno continua a ripetere un nome - Alina - e quella parola: girasoli...

Un romanzo potente sui destini individuali e sui venti della Storia che soffiano incuranti; un racconto luminoso e commovente, che insegna come anche dalle ceneri si possa ricostruire la propria esistenza.

 

Commento:

"I girasoli di Kiev" è un libro bellissimo che racconta una pagina di storia europea sconosciuta ai più: l'Olodomor, ossia il genocidio per fame perpetrato dai russi di Stalin a danno degli ucraini tra il 1929 e il 1934. Pagine struggenti e intensissime che portano alla luce un altro – l'ennesimo – abominio di cui si è macchiato l'essere umano, sebbene di umano in certe pratiche non ci sia davvero nulla. Pagine che, una volta di più, ci dimostrano come la Storia, purtroppo, sia destinata a ripetersi e non insegni nulla a chi non vuole ascoltare, capire, riflettere. La storia di Katya, Pavlo, Alina e tutti i protagonisti di questo libro non la dimenticherò tanto presto. Un plauso all'autrice per averla saputa raccontare con tanta vivezza e partecipazione.

 

Opera recensita: "I girasoli di Kiev" di Erin Litteken

Editore: Piemme, 2022

Traduzione: Elena Cantoni

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Stati Uniti 2004, Ucraina anni '30

Pagine: 396

Prezzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 28 marzo 2023

RECENSIONE: MARINA MARAZZA - IO SONO LA STREGA

Sinossi:

Milano, 5 marzo 1617. Qual è il confine tra giustizia e delitto?

Caterina da Broni, governante, prostituta, avventuriera e strega. Caterina è una bambina strana per il suo tempo, sa addirittura leggere grazie al padre maestro. Rimasta incinta a tredici anni in seguito a una violenza, va in sposa a un uomo che non è chi dice di essere. Ma invece di rassegnarsi a un destino di schiavitù, sceglie di fuggire. La sua intera vita diventa così una picaresca ricerca del proprio posto nel mondo, attraverso un territorio lombardo intriso di acque e brume, dove la vita è scandita dallo scorrere del Po. La sua strada la porta da una locanda assai equivoca a una raffinata bottega di tipografi e poi alla «corte» di un capitano di ventura, fino ad arrivare a Milano, la grande città dominata dagli spagnoli, teatro di intrighi e lotte per il potere. Qui, l'accusa di aver «affatturato» l'anziano gentiluomo da cui è a servizio la conduce in prigione. La pena è il rogo: così muore una strega e Caterina è convinta di esserlo, di aver venduto l'anima al diavolo per poter sopravvivere. A eseguire la sentenza è chiamato Salem, celebre boia, un uomo bellissimo e tormentato: su quella pira lui rischia di perdere qualcosa di molto importante, che non sapeva di possedere. Sensuale, inquieta, spietata, tenera e decisa, Caterina da Broni è la protagonista autentica di uno dei più famosi processi alle streghe che la storia abbia tramandato. In questo romanzo prende vita come eroina modernissima, in una narrazione di ricerca storica, ricostruzione d'epoca, racconto di eventi che si susseguono con ritmo incalzante. Mentre attraversa, ribelle, il suo tempo, sul suo cammino aleggia una domanda: qual è il confine tra giustizia e delitto?

 

Commento:

Appassionante. È questo l'aggettivo che più mi sento di associare a questo libro. Questa biografia romanzata, frutto di minuziosa ricerca storica e bibliografica ed insieme di grande passione narrativa, racconta la storia di Caterina da Broni, una delle più famose donne italiane processate per stregoneria ed arse al rogo nel 1600. Il ritratto che emerge da queste pagine è bellissimo e controverso: fin da bambina, Caterina si è sempre dimostrata intelligente, pronta ad apprendere, ma anche a sopportare. Mi ha colpito molto, all'inizio del romanzo, il misto di dolore, accettazione, dignità e voglia di rivalsa di questa bambina del popolo di fronte ai soprusi del borioso nobile di turno, caratteri della sua personalità che conserva e se possibile acutizza fino alla fine della sua vita. È come se questa donna, abusata, maltrattata, provata da mille angherie eppure sempre consapevole di sé e pronta a tutto per raggiungere i suoi obiettivi e preservarsi, non perdesse la capacità di stupirsi di fronte ad ogni sopruso e, di conseguenza, non perdesse la fede nella bontà delle persone, nonostante tutto. C'è qualcosa in lei - e nel modo di raccontarla di Marina Marazza – che colpisce, incanta ed avvince. Un romanzo che si divora in un baleno, che vale la pena di essere letto, una donna che merita di essere conosciuta. Straconsigliato.

 

Opera recensita: "Io sono la strega" di Marina Marazza

Editore: Solferino, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Nord Italia, fine 1500-inizio 1600

Pagine: 480

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.