simposio lettori copertina

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giovedì 30 giugno 2022

RECENSIONE: NADIA TERRANOVA - TREMA LA NOTTE

Sinossi:

28 dicembre 1908: il piú devastante terremoto mai avvenuto in Europa rade al suolo Messina e Reggio Calabria. Nadia Terranova attinge alla storia dello Stretto, il luogo mitico della sua scrittura, per raccontarci di una ragazza e di un bambino cui una tragedia collettiva toglie tutto, eppure dona un'inattesa possibilità. Quella di erigere, sopra le macerie, un'esistenza magari sghemba, ma piú somigliante all'idea di amore che hanno sempre immaginato. Perché mentre distrugge l'apocalisse rivela, e ci mostra nudo, umanissimo, il nostro bisogno di vita che continua a pulsare, ostinatamente.

Ho trascorso su questa riva tutte le notti della mia vita, e del mio finto orizzonte conosco ogni inganno: gli occhi di chi nasce davanti al mare si perdono all’infinito, ma il mio mare è diverso, ti spinge indietro come uno specchio. Io sono nata con il muro di un’altra costa a bloccarmi lo sguardo: per questo, forse, non me ne sono mai andata, anche quando l’acqua mi ha offesa e ingannata, ha violato la mia giovinezza e distrutto chi ero.

«C'è qualcosa di piú forte del dolore, ed è l'abitudine». Lo sa bene l'undicenne Nicola, che passa ogni notte in cantina legato a un catafalco, e sogna di scappare da una madre vessatoria, la moglie del piú grande produttore di bergamotto della Calabria. Dall'altra parte del mare, Barbara, arrivata in treno a Messina per assistere all'Aida, progetta, con tutta la ribellione dei suoi vent'anni, una fuga dal padre, che vuole farle sposare un uomo di cui non è innamorata. I loro desideri di libertà saranno esauditi, ma a un prezzo altissimo. La terra trema, e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente. Adesso che hanno perso tutto, entrambi rimpiangono la loro vecchia prigione. Adesso che sono soli, non possono che aggirarsi indifesi tra le rovine, in mezzo agli altri superstiti, finché il destino non li fa incontrare: per pochi istanti, ma cosí violenti che resteranno indelebili. In un modo primordiale, precosciente, i due saranno uniti per sempre.

 

Commento:

Nadia Terranova ha un talento innegabile: riesce a descrivere in modo immediato, semplice, intuitivo storie difficili da raccontare e meno ancora da digerire. In questo romanzo storico racconta un cataclisma, il terremoto che rase al suolo Messina, Reggio Calabria e i rispettivi territori vicini, dal punto di vista di un bambino e una giovane donna, due persone emblematiche perché potenzialmente fragili, indifese senza la barriera protettiva della famiglia. Nicola e Barbara non si conoscono, ma per un caso o per destino le loro vite si sfiorano per non dimenticarsi più. Dalle due parti dello stretto, due persone stanno lottando per sopravvivere, come molte altre in quel frangente, eppure nasce un qualcosa di insolito quanto istintivo fra i due: non si dimenticheranno più. Specialmente lui, Nicola, ben più maturo dei ragazzi della sua età, non potrà fare a meno di cercare quella giovane donna per tutta la vita. Hanno sofferto entrambi, come molti altri che hanno perso tutto sotto le macerie, di una sofferenza da cui non ci si riprende facilmente. Eppure sono vivi. E la loro vita, se pure a fatica, può ricominciare: se la terranno stretta, quella vita, e non permetteranno più a nessuno di decidere per loro, come avveniva nelle loro vite precedenti, prima di quella notte.

"Trema la notte" è un romanzo bellissimo perché le storie che racconta arrivano al cuore. Con le sue parole, Nadia Terranova ci trasporta lì, nella notte della tragedia e nei giorni successivi, tra pericoli e voglia di restare comunque al mondo, ad ogni costo. Ce li figuriamo Nicola, Barbara e tutti gli altri e facciamo il tifo per loro che hanno tanto sofferto. Un momento tragico della storia italiana raccontato con tatto, sensibilità, ma anche coraggio. Un libro da leggere, senz'alcun dubbio.

 

Opera recensita: "Trema la notte" di Nadia Terranova

Editore: Einaudi, 2022

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Messina, Reggio Calabria, 1908

Pagine: 176

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

domenica 26 giugno 2022

RECENSIONE: CHRISTINA COURTENAY - L'EREDITA' DEI MADDOX

Sinossi:

Tra le pieghe del tempo si nasconde un amore incancellabile
Mia si trova davanti a un dilemma. Ha appena ereditato dalla sua adorata nonna il cottage di famiglia in Svezia e, ancora affranta per il lutto, subisce la pressione del fidanzato Charles che le consiglia insistentemente di vendere quella vecchia casa e comprare un appartamento a Londra, dove vivono. Mia sa bene che i desideri di sua nonna sarebbero stati altri. L’avvio di uno scavo archeologico proprio nel giardino della proprietà le consente di prendere tempo: a quanto pare ci sono preziosissimi manufatti che potrebbero tornare alla luce. E Mia è sollevata di poter rimandare per un po’ quella scelta tanto difficile. Così parte per la Svezia, dove fa la conoscenza dell’affascinante archeologo Haakon Berger, responsabile dei lavori. Mentre lo scavo procede, tra i due sembra nascere un’intesa particolare. Cercando di resistere all’attrazione crescente, Mia e Haakon iniziano a ricostruire la storia di una nobildonna gallese, Ceri, e del misterioso vichingo noto come “Falco Bianco” che la portò via dal suo popolo. Può una storia d’amore antica di secoli condizionare due vite nel presente?

 

Commento:

Un romanzo rosa che è anche un po' fantasy, con un bel risvolto storico… questo è, in estrema sintesi, L'eredità dei Maddox. Molti aspetti della trama sono, bisogna riconoscerlo, abbastanza prevedibili, ma questo è senza dubbio un romanzo che può riservare delle belle sorprese: l'aspetto storico, in particolare, con numerosi richiami alla cultura e tradizioni vichinghe, è molto interessante ed appassionante. Insomma, chi cerca una lettura leggera, estiva, senza scadere nel banale potrebbe certamente trovare gradevole questa storia ambientata tra l'Inghilterra e l'estate svedese, tra l'attualità dell'oggi e un passato lontano, misterioso e affascinante.

 

Opera recensita: "L'eredità dei Maddox" di Christina Courtenay

Editore: Newton Compton, 2022

Traduttore: Giulio Lupieri

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Svezia

Pagine: 320

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - BETTY

Sinossi:

Una bella donna dalla condotta scandalosa approda sullo sgabello di un bar degli Champs-Elysées, con la testa confusa dall'alcol.

Che cosa c'è dietro? Per lo meno una magistrale indagine nelle zone più remote e più torbide della psiche femminile.

Georges Simenon (Liegi 1903 Losanna 1989) ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto sedici pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Di lui sono apparsi presso Adelphi: Le finestre di fronte (1985), Lettera a mia madre (1985), l'uomo che guardava passare i treni (1986, 1991), Pedigree (1987), Il testamento Donadieu (1988), Hotel del Ritorno alla Natura (1989), Lettera al mio giudice (1990), La neve era sporca (1991), La Marie del porto (1992) e La vedova CouderE (1993). ha inoltre preso avvio in questa collana la pubblicazione delle inchieste del commissario Maigret.

Betty, compiuto nell'ottobre del 1960, fu pubblicato l'anno successivo.

 

Commento:

Ambientazione torbida, fumosa, equivoca, perfettamente in linea con l'animo dei protagonisti, per questo breve romanzo di Simenon. Betty, la protagonista principale, è una donna evidentemente perduta, che – per come ce la descrive l'autore – suscita sentimenti contrastanti, in cima ai quali c'è soprattutto la pena. La seguiamo mentre si stordisce d'alcool in un bar, la vediamo soccorsa da Laure, una donna singolare che conosceremo pian piano (senza, tuttavia, conoscerla mai davvero), veniamo a conoscenza della sua storia in un lungo sfogo con Laure che ha più le fattezze di un dialogo a tu per tu con se stessa. È un attimo, bastano poche pagine, poche righe per ritrovare Simenon, le atmosfere tipiche dei suoi romanzi, la sua capacità di descrivere in modo assolutamente naturale, la profonda attenzione che dedica all'analisi psicologica dei personaggi. Ancora un assaggio delle capacità non comuni di questo scrittore, ancora una prova del suo grande talento.

 

Opera recensita: "Betty" di Georges Simenon

Editore: Adelphi, 1992 (ed. originale 1961)

Traduttore: Gabriella Luzzani

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 141

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 25 giugno 2022

RECENSIONE: BONNIE GARMUS - LEZIONI DI CHIMICA

Sinossi:

Elizabeth Zott è magnetica. Se entra in una stanza, state certi che non le staccherete gli occhi di dosso: perché è bella, e perché ha quel modo schietto di esprimere il proprio pensiero, che scende come una lama sulla superficie molle della morale comune. Siamo nel 1952, ed Elizabeth è una giovane chimica che lavora all'Hastings Research Institute in California, un ambiente ferocemente maschilista dove il suo innegabile talento viene per lo più messo a tacere, sabotato, o usato per il prestigio altrui. Malgrado le difficoltà, il coraggio di rivendicare diritti e successi non viene scalfito e spinge Elizabeth a perseverare. C'è solo un uomo che ammira la sua determinazione: è Calvin Evans, genio della chimica in odore di Nobel, con il quale nasce un sentimento puro in cui condivisione delle formule e attrazione fisica vanno di pari passo. Ma la vita, come la scienza, è soggetta a trasformazioni, e qualche anno dopo la tempra di Elizabeth, ora madre single, folgora un produttore televisivo che le affida la conduzione di Cena alle sei, un programma di cucina che nelle sue mani diventa un appuntamento quotidiano immancabile per il grande pubblico. Il suo approccio rivoluzionario ai fornelli, infarcito di digressioni scientifiche, non mira solo alla preparazione di stufati, ma anche ad aprire gli occhi all'universo femminile. Lezioni di chimica è la storia di una donna irresistibile, che cade e si rialza più volte; è l'avventura di un'esistenza che ribalta gli schemi e costruisce un nuovo percorso, nonostante tutto. Con Elizabeth Zott si ride e si piange. È lei a dettare il ritmo, a indicarci quando andare a testa alta e quando invece è impossibile. Quello che sembra dirci, alla fine di tutto, è di non fermarci mai.

 

Commento:

Inutile girarci intorno: "Lezioni di chimica" è il miglior libro che ho letto da gennaio ad oggi. Non è solo interessante, è anche scritto benissimo, ha una protagonista che buca le pagine e che sarà davvero difficile dimenticare. E poi fa ridere, ma fa anche piangere molto, e fa riflettere sull'ingiustizia sociale, sull'assurdità delle discriminazioni, sull'avidità, la cattiveria, la pochezza di troppe persone. Elizabeth Zott è una donna forte, intelligentissima, bella dentro e fuori, a tratti forse un po' ingenua, ma con una logica schiacciante ed una tempra in grado di zittire il più laido degli uomini e la più malpensante delle donne. È uno scienziato, un chimico di prim'ordine ed avrebbe anche potuto avere un gran successo, se non fosse stata donna – e per di più una bellissima donna – negli anni 50' e 60'. La vita non è stata generosa con lei, le ha imposto prove dure da superare, che l'hanno costretta a testare più e più volte il suo spirito di sopravvivenza e di adattamento. E la maggior parte di queste prove le è giunta per mano degli uomini che ha incontrato. L'autrice, Bonnie Garmus, ci racconta la vita e la straordinarietà di questa donna con grande abilità, non preparandoci mai – come non era preparata Elizabeth – ai colpi che la vita le ha inferto. Ed anche quando questi colpi sono particolarmente duri, quando sembra che davvero, stavolta, non debba rialzarsi più, non c'è mai vittimismo, melodramma o compiacimento in Elizabeth.

Lezioni di chimica è un piccolo gioiello letterario originale sia nella trama che nello stile. Un libro da leggere, questo, senza se e senza ma.

 

Opera recensita: "Lezioni di chimica" di Bonnie Garmus

Editore: Rizzoli, 2022

Traduttore: Anna Rusconi

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: America, anni 50-60

Pagine: 464

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 10.

  

sabato 28 maggio 2022

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - RANCORE (PENELOPE SPADA 02)

Sinossi:

Come è morto, davvero, Vittorio Leonardi? Perché Penelope Spada ha dovuto lasciare la magistratura? Un'investigazione su un delitto e nei meandri della coscienza. Un folgorante romanzo sulla colpa e sulla redenzione.

«Cosa vogliono le vittime dei reati? Le persone ingiuriate dal crimine, quelle che hanno perso i propri cari o la propria dignità? La punizione dei colpevoli? Certo, anche questo. Ma la punizione – la vendetta piú o meno regolata dalle leggi – è in gran parte un’illusione ottica. Ciò che le vittime vogliono davvero è la verità. L’unica cosa che nel lungo periodo è capace di guarire le ferite, di placare il dolore»

Un barone universitario ricco e potente muore all'improvviso; cause naturali, certifica il medico. La figlia però non ci crede e si rivolge a Penelope Spada, ex Pm con un mistero alle spalle e un presente di quieta disperazione. L'indagine, che sulle prime appare senza prospettive, diventa una drammatica resa dei conti con il passato, un appuntamento col destino e con l'inattesa possibilità di cambiarlo. Nelle pieghe di una narrazione tesa fino all'ultima pagina, Gianrico Carofiglio ci consegna un'avventura umana che va ben oltre gli stilemi del genere; e un personaggio epico, dolente, magnifico.

 

Commento:

Definire questo romanzo "folgorante" mi pare, cari redattori di Einaudi, a dir poco un azzardo. Lo stesso dicasi per la locuzione "narrazione tesa"… ma dove? "Rancore", come già il romanzo precedente di questa serie, "La disciplina di Penelope", è certamente un buon romanzo, ma non si può dire che sia adrenalinico né che brilli o spicchi per qualcosa in particolare. È certamente migliore, più convincente e solido del giallo precedente, ma ancora non ci siamo. E allora perché dico che è un buon romanzo? Perché lo è! Lo è per l'indiscutibile qualità della scrittura di Carofiglio (mi sembra di trovare un'oasi di pace ogni volta che apro un suo libro, nettamente superiore per stile e registro a molti scrittori moderni nostrani e non solo); lo è per le innumerevoli citazioni letterarie, musicali, artistiche in generale di cui è costellato questo come tutti gli altri suoi libri; lo è, poi, per gli spunti forniti dall'indagine che, oltre a risultare interessante sebbene non adrenalinica, apre spiragli interessanti sul mondo della massoneria. E poi è un libro importante, questo, perché risponde a domande cruciali che ci portavamo dietro dal primo giallo, domande sulla vita professionale di Penelope, tuttavia… Tuttavia non basta. Non posso esprimere parere positivo, invece, su Penelope Spada: troppo evanescente, poco incisiva, quasi vacua, troppo poco ricordabile. E per essere la protagonista di una serie, la cosa non depone bene, a parer mio. Detto questo, continuerò a leggere questa serie, anche per capire come evolve e dove va a parare, ma l'entusiasmo scende… scende… scende. E non può bastare un finale interessante con un bel po' di pepe a risollevare aspettative e morale.

 

Opera recensita: "Rancore" di Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi, 2022

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: novembre 2019

Pagine: 238

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 13 maggio 2022

RECENSIONE: GABRIELA GARCIA - SALE DI MARE E LACRIME

Sinossi:

Cuba, 1866. María Isabel è la sola lavorante donna in una fabbrica di sigari. Ogni giorno, mentre le sue mani arrotolano incessantemente il tabacco, ascolta le parole di un uomo, Antonio, che legge per loro. Sono parole che la trasportano in mondi sconosciuti, come quello dei Miserabili di Victor Hugo, e che le aprono la mente e il cuore. Ma gli echi della guerra si fanno sempre più vicini... Cuba, 1959. Dolores guarda il marito allontanarsi verso le montagne. Ha risposto alla chiamata alle armi di Fidel Castro e nella sua anima lei spera che non torni più. Ma se dovesse farlo, Dolores sa che per sopravvivere dovrà compie - re una scelta che sconvolgerà il mondo di Carmen, sua figlia. Miami, 2016. Carmen, immigrata cubana, negli Stati Uniti credeva di ricominciare dimenticando un passato pieno di contraddizioni per offrire alla figlia Jeanette un futuro migliore. E invece il sogno americano si rivela per lei un’illusione, perché ogni giorno ripensa a Cuba e al rapporto di amore-odio con la propria madre, che non vede da anni. La stessa donna che Jeanette, ribelle e in continua lotta contro la tossicodipendenza, vorrebbe incontrare per saperne di più della storia di famiglia e capire meglio se stessa. Ognuna di queste donne lotta fino allo stremo per la sopravvivenza, fedele alle parole annotate su quel libro di Hugo che si tramandano da generazioni: "Siamo forza. Siamo più di quanto pensiamo". Dalle fabbriche di sigari cubani ai centri di detenzione per migranti, passando per la periferia di Miami, Sale di mare e lacrime è un esordio di grande forza narrativa, onesto e bruciante. Con una prosa a un tempo poetica e schietta, Gabriela Garcia ci porta nel cuore oscuro dell’America moderna raccontandoci una storia di diaspora. E di madri e figlie che combattono per innalzare la loro voce dal silenzio in cui sono relegate.

 

Commento:

L'esordio letterario di Gabriela Garcia, autrice figlia di immigrati cubani, ha il sapore dell'urgenza. Urgenza di dire, di raccontare, di tirar fuori il fuoco che cova sotto le braci. Le perdoneremo, perciò, lo stile confusionario ed apparentemente superficiale con cui sembra trattare ogni storia: lo faremo perché, a lettura ultimata, ci parrà chiaro l'intento che sta dietro a questa forma di racconto, ossia quello di mostrare e mostrarci quanto ogni storia, ogni dolore, ogni vita sia unica nel suo genere eppure uguale alle altre nel valore. "Sale di mare e lacrime" è un racconto a più voci che si snoda nel tempo e nello spazio fra Cuba, gli Stati Uniti e il Messico, fra il 1866 e il 2016 e trae la sua forza proprio dalla ricerca del passato e dallo sguardo verso il futuro. Così storie di donne tanto diverse si mischiano e si fondono dando vita ad uno strano, ma potente quadro di dolore e riscatto. L'operaia nella fabbrica di sigari nel 1800 sta accanto nel dolore alla madre immigrata che taglia i ponti col passato; la bambina sola e lontana dalla madre trova rifugio nella compagnia di una giovane donna che lotta contro i suoi demoni… storie che si sfiorano e si potenziano a vicenda. Una lettura non facilissima – più per lo stile che per il contenuto – ma sicuramente interessante per gli spunti che ci fornisce.

 

Opera recensita: "Sale di mare e lacrime" di Gabriela Garcia

Editore: Harper Collins, 2022

Traduttore: Valeria Bastia

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Cuba, Messico, Stati Uniti

Pagine: 304

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

mercoledì 4 maggio 2022

RECENSIONE: MASAKO TOGAWA - RESIDENZA PER SIGNORE SOLE

 

Sinossi:

Dallo sportello della portineria osservo quanto si svolge all'esterno, attraverso la porta a vetri che mi separa dal mondo: oggi, dopo tanti anni, verranno esposti alla luce del sole dei fatti tenuti gelosamente nascosti, i fantasmi del passato sepolti sotto questo edificio.

La Residenza K, un palazzo di mattoni rossi che ospita donne nubili, appare agli abitanti di Tokyo come una dimora tranquilla per signore per bene, ma nasconde in realtà un passato sinistro. Quando dalla portineria sparisce misteriosamente il passe-partout, la chiave universale che apre tutte le centocinquanta stanze affacciate sui lunghi corridoi dei cinque piani, le inquiline cominciano a vivere nell'ansia. Ogni camera, infatti, oltre a un'immensa solitudine, custodisce colpe che ciascuna di loro tiene scrupolosamente per sé: strani furti, incidenti sospetti e persino un suicidio aleggiano tra quelle mura, abitate da donne assorte nel ricordo dei tempi andati. E adesso, in previsione dello spostamento dell'edificio che deve far posto a una strada, queste donne temono che succeda qualcosa di orribile: i lavori potrebbero portare alla luce un crimine avvenuto anni prima, e con esso tanti altri segreti che le pareti spesse della Residenza K – e la sua curiosa portinaia con la passione per i libri – serbano con discrezione. Pubblicato per la prima volta nel 1962, Residenza per signore sole è un grande classico del noir giapponese. Una perla rara, ricca di tensione e atmosfera, che ricorda i thriller di P.D. James, conservando però l'inconfondibile tocco di magia che continua a far innamorare della letteratura del Sol Levante le lettrici e i lettori di tutto il mondo.

 

Commento:

Fino a poco tempo fa mi sorprendeva sempre la locuzione "noir giapponese". Ero vittima del pregiudizio che considera gialli e noir un'esclusiva occidentale? Forse, o più probabilmente conoscevo così pochi gialli/noir che quelli giapponesi mi parevano una rarità. Oggi, anziché sorprendermi, incappare in uno di questi libri mi esalta: ho avuto modo di appurare – e di apprezzare – che i giapponesi li sanno scrivere i noir, e pure bene… specialmente le donne. Masako Togawa, per esempio, io l'ho conosciuta pochi giorni fa, ma Residenza per signore sole, recentemente tradotto in italiano da Marsilio, lei l'aveva scritto nel 1962… non proprio l'altro ieri, dunque. Come tutti i noir giapponesi che ho letto finora, Residenza per signore sole è un libro sobrio, con parecchi personaggi ed altrettante storie apparentemente slegate l'una dall'altra, ma in realtà concatenate in un unico, grande percorso verso l'epilogo finale. Leggendo questo romanzo si ha come l'impressione di osservare un pittore mentre dipinge un quadro: dapprima le pennellate sono lente, incerte, quasi esitanti, poi si fanno via via più metodiche e sicure, fino a diventare convulse, quasi precipitose nel dipingere il dramma. Tante donne, tanti segreti, un unico luogo dove custodirli. E all'improvviso la paura che vengano svelati e la curiosità morbosa di conoscere quelli delle altre… concetti semplici, istinti primordiali, reazioni prevedibili che unite danno vita ad un noir lucido, sobrio sì, ma non per questo meno spietato perché mette in luce debolezze e manchevolezze dell'essere umano. C'è un aspetto che mi affascina e mi meraviglia nella letteratura giapponese e specialmente nei noir: il modo tutto particolare che hanno questi autori di descrivere gli eventi tristi, tragici o cruenti. È come se per loro fosse tutto naturale, come se non si scomponessero davanti a niente, come se non perdessero la testa di fronte ad alcun avvenimento inatteso; e il loro non è neppure un approccio rassegnato: semplicemente, si "limitano" ad agire, così, come se fosse tutto normale. Anche in queste pagine ho riprovato questa stessa sensazione che, per chi come noi ha un approccio mentale diverso, è quasi straniante ma che probabilmente è la peculiarità di questi romanzi, ciò che li rende così speciali e diversi da quanto siamo abituati a leggere di solito. Un noir diverso, al femminile, uno spaccato di società nipponica post seconda guerra mondiale scritto da una donna. Consigliato? Certo che sì!

 

Opera recensita: "Residenza per signore sole" di Masako Togawa

Editore: Marsilio, 2022 (ed. originale 1962)

Traduttore: Antonietta Pastore

Genere: noir

Ambientazione: Tokyo, Giappone

Pagine: 176

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.