simposio lettori copertina

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domenica 31 luglio 2022

RECENSIONE: GRAHAM MOORE - IL VERDETTO

Sinossi:

È il caso più sensazionale degli ultimi anni. La quindicenne Jessica Silver, ereditiera di un patrimonio di miliardi di dollari , di ritorno da scuola svanisce nel nulla. Bobby Nock, il suo giovane insegnante, è il primo sospettato, lo dice anche quel sangue trovato nella sua auto. Lui è nero, lei è bianca. Il processo che lo vede al banco degli imputati tocca tutti i nervi scoperti dell’America: ci sono le questioni razziali, le differenze di classe, i comportamenti sessuali, i pregiudizi del sistema giudiziario. La sentenza sembra già scritta, la condanna garantita. I membri della giuria, sequestrati da cinque mesi in un albergo, non vedono l’ora di tornarsene dalle loro famiglie. Ma una sola giurata, Maya Seale, è fermamente convinta dell’innocenza di Nock e riesce a portare dalla sua parte il resto della giuria. Il verdetto di assoluzione scatenerà l’indignazione dell’opinione pubblica. I giurati, uno a uno, verranno messi in croce dai media. Uno a uno si pentiranno di quella decisione. Dieci anni più tardi, una docuserie di Netflix riporta quelle stesse dodici persone nell’albergo del verdetto, e al centro della scena c’è ancora lei, Maya Seale, diventata nel frattempo avvocato penalista. C’è chi sostiene di avere nuove prove per riaprire quel caso. C’è chi vuole impedire che venga riaperto. A ogni costo. Per Maya è arrivato il momento della resa dei conti. Perché, lo sa bene ormai, un verdetto, di colpevolezza o di innocenza, non è mai specchio della verità.

 

Commento:

"Il verdetto" del sempre bravo Graham Moore, è un Legal Thriller bellissimo che tiene avvinto il lettore con sempre nuove, piccole rivelazioni in un puzzle in continua evoluzione. Questo romanzo ha una particolarità furba e, a parer mio, intelligente: a prima vista sembra essere un romanzo a tema razziale – e l'autore non fa assolutamente nulla per dissuaderci da quest'impressione – ed in parte lo è, ma la verità è che Il verdetto parla soprattutto di molto altro. Pone, soprattutto, molte questioni giuridiche ed induce a riflessioni morali tutt'altro che scontate: ci porta, infatti, ad interrogarci sul concetto di verità e su dove trovarla, giacché il massimo che possiamo sperare di trovare nei tribunali è la giustizia che è cosa diversa dalla verità. Poi il romanzo si sofferma sul ruolo dei giurati, sulla responsabilità e il peso che ha su chi lo esercita, inoltre riflette sui media e su quanto devastante possa risultare il loro abuso. Tanti temi, dunque, e tutti spinosi ed impossibili da liquidare con considerazioni blande… una lettura sicuramente impegnativa, ma altrettanto appassionante, garantito!

 

Opera recensita: "Il verdetto" di Graham Moore

Editore: Neri Pozza, 2022

Traduttore: Irena Trevisan

Genere: legal thriller

Ambientazione: Los Angeles, Stati Uniti

Pagine: 336

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 30 luglio 2022

RECENSIONE: BETH MORREY - IL BISTROT DELLA SPERANZA

Sinossi:

Teiere azzurre, tavolini di ferro battuto, tovagliette di cotone arcobaleno. Sono i colori le prime cose che Delphine nota quando entra nel piccolo bistrot all'angolo. C'è qualcosa, in quel posto, che la fa sentire a proprio agio, forse il profumo delle torte speziate, forse il caldo sorriso dei proprietari. Lei, in realtà, è entrata solo per rispondere all'annuncio «Cercasi cameriera», un lavoro che le permetterebbe di pagare la scuola di Emily, la figlia che sta crescendo da sola. Eppure, giorno dopo giorno, ha l'impressione che quel posto abbia qualcosa di magico, a partire dai clienti che, entrando, le illuminano la giornata. C'è Lexy, con il suo marcato accento francese, che chiede sempre un tè caldo con una parola gentile; c'è Roz, un'insegnante che, dietro il perenne broncio, nasconde un animo sensibile che esplode in una risata improvvisa mentre addenta un muffin; e Dylan, che con voce ipnotica canticchia insieme alla radio vecchie canzoni rock. In poco tempo, Delphine trova nel bistrot un'altra famiglia. Quello che però non si aspettava di trovare era il coraggio di riprendere in mano i sogni messi da parte. Finire la scuola, esibirsi su un palco, uscire per un appuntamento: tutte cose che, a ventotto anni, non credeva più di poter realizzare. Perché i gesti di gentilezza non restano inascoltati. Sono gesti che si diffondono da una persona all'altra come un fiume che, inarrestabile, arriva al mare. Un fiume che nasce dalla speranza ritrovata.

Dopo il bestseller La seconda vita di Missy Carmichael, successo del passaparola per settimane in classifica, Beth Morrey torna con un nuovo libro che i lettori aspettavano con trepidazione. Un romanzo sulle seconde possibilità, che insegna che non è mai troppo tardi per dare nuovo impulso alla propria vita.

 

Commento:

Tralasciando il fatto che la quarta di copertina di questo libro dovrebbe essere presa e stracciata… (e non mi esprimo mai in modo così tranchant su una quarta di copertina), il romanzo è carino. È il classico libro Feel Good, di quelli che mirano a far star bene le persone, a far loro prendere consapevolezza di quanto di buono si possa ancora (e sempre) fare per migliorare la propria vita, la propria condizione. Questo romanzo è, a suo modo, anche alquanto originale. È incentrato sulla storia di Delphine, ex studentessa prodigio con un futuro radioso davanti, oggi giovane madre insoddisfatta e precaria. Già, precaria: proprio così si apre il libro, con una scena campale che riassume le chiavi di lettura e le tematiche del romanzo. Delphine sta lavorando dietro al bancone del bar di Giovanni, datore di lavoro tignoso e insoddisfatto, quando nel bar entra Lexie, una sua ex compagna di liceo tutta agghindata e con la puzza sotto il naso, che – evidentemente pronta a far scoppiare una bolla di livore covato da tempo – comincia a punzecchiarla fino ad insultarla apertamente. Delphine, che deve averne sentite tante negli anni, decide che la misura è colma e senza pensarci troppo deposita l'ordinazione della cliente molesta direttamente sul suo vestito griffato. Seguono strepiti e la perdita del lavoro per Delphine che, tutt'altro che rammaricata, esce sbattendo la porta. Ora, però, dovrà capire come pagare i conti e come sostentare se stessa, il suo apatico padre e la sua figlioletta genio, Emily detta Em. Sarà proprio Em a venirle in aiuto con la sua perspicacia e il suo spirito di iniziativa, trovandole un annuncio di lavoro che fa proprio al caso suo. Da qui comincia per Delphine una serie di incontri positivi che, con un percorso accidentato ma costante, la porteranno a ritrovare le redini della sua vita perse ormai da molto tempo, in seguito ad un errore di gioventù che le è costato caro. Tra salti temporali tutto sommato non invalidanti e qualche ingenuità si sviluppa questa seconda storia di Beth Morrey, per quanto mi riguarda migliore del suo romanzo d'esordio. Non è una lettura impegnativa, in più offre qualche spunto di riflessione, perciò se fossi in voi una possibilità gliela darei.

 

 

Opera recensita: "Il bistrot della speranza" di Beth Morrey

Editore: Garzanti, 2022

Traduttore: Elisabetta Valdré

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 348

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - LA CARROZZA DELLA SANTA (VANINA GUARRASI 06)

Sinossi:

È la mattina del 6 febbraio, la festa di Sant'Agata si è appena conclusa e «la Santa», come tutti la chiamano, è rientrata nella cattedrale. Nell'atmosfera distratta, da fine evento, che pervade strade e popolazione, un uomo viene ritrovato in una pozza di sangue nell'androne del Municipio, dentro una delle Carrozze del Senato. L'opinione pubblica è sconvolta e il sindaco in persona sollecita l'intervento della Guarrasi. La vicenda si presenta subito ingarbugliata, un intrico di piste che conducono sempre alla vita privata e familiare del morto, Vasco Nocera. Vanina, però, fatica a dedicare all'indagine l'attenzione che meriterebbe. A Palermo sta accadendo qualcosa che esige la sua presenza; è un richiamo che non può ignorare. Stavolta piú che mai per la soluzione del mistero saranno importanti l'aiuto della sua squadra e l'impegno del commissario in pensione Biagio Patanè, che a dispetto dell'età non si ferma davanti a niente.

 

Commento:

Sesto capitolo di una delle mie serie preferite, quella con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi, della mobile di Catania. Proprio la città etnea e la sua rinomata festa patronale, Sant'Agata, giocano un ruolo importante in questo giallo: la mattina dell'ultimo giorno di festa, poco dopo che la Santa è entrata in Cattedrale seguita da una folla di catanesi, una giovane francese che sta concludendo l'Erasmus in città, spinta dalla curiosità, apre la porta accostata della carrozza del Senato e, con sua sorpresa e sommo raccapriccio, vi trova il cadavere di un uomo. Da questo increscioso e cruento fatto di cronaca prende le mosse l'indagine di Vanina e della sua squadra, sempre più efficiente, rodata e coesa, con l'apporto cruciale del commissario Biagio Patanè che, sebbene in pensione, non si risparmia davanti ad un caso. L'indagine va a toccare una famiglia della Catania bene, il cui capostipite si è arricchito negli anni '40, e segue con particolare attenzione le vicende che riguardano una giovane donna avvenente, scaltra e spregiudicata, che darà molto filo da torcere agli inquirenti. In parallelo, poi, scorrono sempre più pressanti le vicende che Vanina ha lasciato in sospeso a Palermo e che la reclamano prepotentemente, contribuendo ad incupire ed infittire la trama. Come al solito aprire una nuova indagine della Guarrasi vuol dire, per noi lettori a lei affezionati, ritrovare una familiarità rassicurante, fatta di abitudini piacevoli, cibo gustoso e sana, intelligente ironia. Perciò chiedersi "A quando il prossimo" viene assolutamente naturale. Ora, la mia consueta raccomandazione: leggete la serie nell'ordine di pubblicazione. È vero che in questo caso specifico i gialli potrebbero anche essere letti singolarmente, tanto è brava l'autrice a chiarire – anche solo con una frase – punti rinvenibili in romanzi precedenti, però… a leggere nell'ordine corretto c'è tutto un altro gusto.

 

Opera recensita: "La carrozza della Santa" di Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi, 2022

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Catania, Palermo 2017

Pagine: 284

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 29 luglio 2022

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - RE BIANCO

Sinossi:

Spero che tu non ti sia già dimenticata di me. Giochiamo?». Quando Antonia Scott riceve questo messaggio, sa benissimo chi glielo ha inviato. Sa anche che questa partita è quasi impossibile da vincere. Ma ad Antonia perdere non piace e, se perde questa battaglia, le avrà perse tutte. È il momento della resa dei conti, dello scontro faccia a faccia con il suo nemico numero uno. E sarà uno scontro spietato, un ballo diabolico a un ritmo convulso, una crudele caccia al tesoro costellata di trappole mortali in cui ogni tappa è più pericolosa della precedente. I fili, come sempre, verranno mossi dall'alto: la regina è la figura più potente della scacchiera, ma un pezzo degli scacchi non deve mai dimenticare che c'è sempre una mano che lo dirige. Anche questo, però, è tutto da vedere. Dopo Regina Rossa e Lupa Nera, l'attesissima conclusione della trilogia bestseller di Juan Gómez-Jurado: l'ultima corsa contro il tempo di Antonia Scott. La più impossibile, la più disperata.

 

Commento:

"Re bianco" è l'ultimo, adrenalinico capitolo della trilogia che vede protagonisti Antonia Scott e Jon Gutierrez, l'essere umano più intelligente al mondo e il suo "scudiero". I due sono impegnati, insieme ad una serie di altre persone, in un progetto super segreto che prende il nome di Regina rossa. Sulle loro tracce, da un po' di tempo, c'è però una coppia molto temibile perché altrettanto misteriosa: White e Sandra Fajardo. Quello che si instaurerà in queste pagine sarà un confronto fra intelligenze, una partita folle giocata fino all'ultima mossa ed anche oltre, perché, in una partita a scacchi che si rispetti, dietro ad ogni regina c'è sempre un giocatore che la muove… o forse no? Trama a parte, ciò che posso rilevare su questo libro è in primis la sua assoluta inverosimiglianza: troppi eventi sono oltre il limite, molti di più che negli altri libri. Se questo per voi non è un problema, beh, allora lo troverete davvero avvincente: se nel primo libro il ritmo era trattenuto, Jurado era impelagato nella caratterizzazione di contesto e personaggi, nel secondo si era sbloccato e qui ha proprio preso il largo, si è divertito, ha giocato con gli eventi, con i personaggi ed anche con noi, povere palline sballottolate qua e là per la storia. Deciderete voi se questo tipo di narrazione farà al caso vostro. Ad ogni modo, una raccomandazione: questa serie va letta nell'ordine di pubblicazione. Non vi consiglio di cominciare da questo libro.

 

 

Opera recensita: "Re bianco" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2022

Traduttore: Elisa Tramontin

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 400

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

giovedì 28 luglio 2022

RECENSIONE: LEV TOLSTOJ - RESURREZIONE

Sinossi:

Ultimo dei tre grandi romanzi di Tolstoj dopo «Guerra e pace» e «Anna Karénina», «Resurrezione» è la storia di Katjuša e Nechljudov e della loro rinascita. Nechljudov, giurato al processo per omicidio dove viene condannata la donna da lui un tempo sedotta e abbandonata, la giovane prostituta Katjuša, si rende conto di aver avuto un’enorme responsabilità sulla sorte infelice della ragazza. Divorato dal rimorso, abbandona la sua vita di agi per seguirla nei lavori forzati in Siberia. Alla vicenda dei due giovani, con il finale riaffacciarsi a una nuova vita e la ritrovata dignità, si affianca quella di una folla di personaggi "umiliati e offesi". Tolstoj si fa portavoce degli ultimi, i contadini inurbati e i carcerati, povera gente vittima di ogni genere di soprusi, e raggiunge col suo profondo esame dei sentimenti umani quel "modo moderno di vedere le cose" che si era prefisso.

 

Commento:

Come accade per la maggior parte dei romanzi russi, leggere "Resurrezione" è stato, per me, un'esperienza totalmente immersiva. Sin dalle prime pagine ci si ritrova catapultati nella Russia ottocentesca, fra principi e popolane, contesse e contadini, giudici e vetturini. Questa varietà e divisione di popolazione è tanto più evidente in questo particolare romanzo, giacché l'autore si sofferma in modo peculiare sulle ingiustizie della disparità di classe, sulla contrapposizione – che quindi appare ancor più stridente perché evidenziata a bella posta – tra ceti e contesti diversi. Resurrezione è insieme molte cose: è romanzo di denuncia sociale, aspro "J'accuse" contro il sistema giudiziario russo dell'epoca, invettiva contro la proprietà terriera, epopea sentimentale di un principe che, messo di fronte alle conseguenze di un suo errore giovanile, tenta di redimersi. È, inoltre, un percorso interessante di recupero di una spiritualità (sarebbe troppo parlare di fede) perduta ed infine ritrovata. Tolstoj ci regala pagine rese vive dalle riflessioni dei personaggi, ma anche dai pensieri che ci induce a percorrere nostro malgrado: è vero, questa storia sente tutto il peso del tempo e del contesto sociale in e per cui è stata scritta, ma vi sono considerazioni generali che possono tranquillamente riguardare tutti noi. Consigliato? Certo che sì.

 

Opera recensita: "Resurrezione" di Lev Tolstoj

Editore: Rizzoli, 2003 (ed. originale 1899)

Traduttore: Emanuela Guercetti

Genere: letteratura russa

Ambientazione: Russia

Pagine: 592

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

RECENSIONE: ELENA MEDEL - LE MERAVIGLIE

Sinossi:

Che peso ha la famiglia in una vita? Quanto contano il luogo, il tempo e il corpo in cui si nasce? E i soldi? Se lo è domandato spesso María che alla fine degli anni Sessanta ha dovuto lasciare la sua città del Sud e la sua bambina per cercare fortuna a Madrid. E se lo chiede anche Alicia che da quella stessa città, negli anni Duemila, è partita per la capitale. Anche se per ragioni diverse, a guardare bene gli eventi, i segni, gli schemi, Alicia sembra ricalcare le orme di María. Non si conoscono, María e Alicia, e tra le strade che entrambe percorrono inconsapevoli si sono sfiorate una volta, per caso. A unirle una storia segreta, un legame invisibile che passa attraverso Carmen, figlia e madre, ombra silenziosa del passato.

Anche ora che è finalmente in pensione María non ha abbandonato la lotta. Da Carabanchel, il quartiere operaio di Madrid in cui vive da quando è arrivata alla fine degli anni Sessanta dall'Andalusia, ha assistito alle trasformazioni radicali del suo Paese dopo la dittatura di Franco, e da qui si batte per i diritti delle donne di questo nuovo secolo. È forte, e sola, e stanca forse, María: ha sempre lavorato duramente al servizio di persone più ricche di lei, sopportando la fame, la fatica, cercando di non pensare agli occhi della bambina a cui non ha potuto fare da madre. E senza mai riscatto, né perdono. Alicia lavora nella stazione di Atocha, «in un negozio di panini e caramelle, quello che sta vicino ai bagni», specifica quando si presenta. Si è trasferita dal Sud a Madrid per studiare cinema – proposito presto dimenticato – alla vigilia della crisi economica del 2008, e da allora si accontenta di qualsiasi attività remunerata, matrimonio tedioso incluso. Alicia prova spesso invidia, in particolare nei confronti della persona che avrebbe potuto essere. È nata ricca, Alicia, figlia fortunata del titolare di un piccolo impero della ristorazione: il suo futuro si annunciava luminoso. Ma le cose sono andate in maniera diversa, e lei si è rassegnata a fare i conti ogni giorno con gli incubi più neri. María e Alicia non si conoscono, eppure sono nonna e nipote. Nella città che riluttante le ha accolte si sono sfiorate una volta, e forse molte altre, per caso. A legarle in modo invisibile un'assenza, quella di Carmen, figlia e madre, ombra silenziosa del passato. E ad affliggerle, gli stessi interrogativi: come sarebbe stata la loro vita se fossero nate in un altro luogo, in un'altra epoca, in un altro corpo? Dalla periferia metropolitana, tra appartamenti in affitto, autobus lenti e affollati, bar modesti comunque troppo cari, in mezzo a chi deve lavorare per sopravvivere. È dal cuore pulsante della realtà che Elena Medel scrive, tracciando il ritratto implacabile di un'Europa segnata dal precariato, e dal patriarcato, attraverso la voce di due donne dallo sguardo disilluso, ma che in fondo non smettono di sperare in un mondo in cui non siano i soldi, o la loro mancanza, a definirle.

 

Commento:

Una nonna, una nipote e un ponte interrotto fra loro che non si conoscono: manca il collegamento, ad una manca la madre, all'altra la figlia. Sono Maria, la nonna, Alicia, la nipote e Carmen, l'anello mancante, simbolo di una società rappezzata che fa fatica a ritrovarsi, a riconoscere i suoi stessi membri. Il precariato, il patriarcato, il potere del denaro che stabilisce relazioni e priorità hanno condizionato le esistenze di queste donne contribuendo ad allontanarle ed a spegnerne aspirazioni e speranze. Sono diverse, Alicia e Maria, la prima è rassegnata, la seconda lotta ancora, eppure sono simili nelle loro vite parallele. A noi non resta che osservarne la disgregazione, di pari passo con l'oblio indotto dalla società, e riflettere sullo stato di precarietà che riguarda un po' tutti noi. Lo stile con cui Elena Medel ci racconta questa storia non è piacevole, anzi pare quasi svagato, distratto, volutamente confuso… c'è un che di grigio, di sporco, di trascurato nella sua narrazione e, man mano che si prosegue nella lettura, si ha quasi la certezza che questo modo di narrare non sia casuale. A me, per la verità, questo stile non è piaciuto particolarmente, mi ha spento l'entusiasmo… ma tant'è, la storia vale la pena di essere letta, perciò occorre farsi piacere anche lo stile dell'autrice, tanto più se è stato una scelta. Lo consiglio? Sì, non foss'altro che per le riflessioni che ci induce a fare, in un tempo in cui sempre meno spesso ci obblighiamo a riflettere sul nostro vivere, preferendo procedere nell'inerzia del vittimismo e dei giorni sempre uguali a se stessi.

 

Opera recensita: "Le meraviglie" di Elena Medel

Editore: Einaudi, 2022

Traduttore: Silvia Sichel

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Spagna

Pagine: 192

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7. 

mercoledì 27 luglio 2022

RECENSIONE: MICHAEL ROBOTHAM - BRAVA RAGAZZA, CATTIVA RAGAZZA

Sinossi:

Michael Robotham, autore bestseller di fama internazionale, torna nelle librerie italiane con il primo capitolo di una nuova, travolgente serie con cui si conferma un maestro indiscusso del thriller psicologico.
Da bambina, la misteriosa Evie Cormac è stata protagonista di un truce caso di cronaca: la polizia l’ha trovata nascosta in una stanza segreta dove, proprio sotto ai suoi occhi, si è consumato un terribile delitto. Da quel giorno sono trascorsi anni, durante i quali si è sempre rifiutata di svelare la propria identità: non si sa quale sia il suo vero nome, la sua età, da dove provenga. Oggi vive in un istituto e rivendica l’indipendenza. Lo psicologo forense Cyrus Haven è chiamato a determinare se Evie sia pronta per vivere da sola nel mondo. Ma questa ragazza è diversa da tutte quelle che ha incontrato: affascinante e pericolosa, fragile e astuta, a Evie non sfugge mai quando qualcuno sta mentendo. E nessuno intorno a lei dice la verità. Nel frattempo, Cyrus viene chiamato a indagare sullo scioccante omicidio di una campionessa di pattinaggio sul ghiaccio, la quindicenne Jodie Sheehan. Bella e popolare, Jodie è ritratta da tutti come la ragazza della porta accanto, ma durante le indagini comincia a emergere, un tassello alla volta, un’inquietante vita segreta. Cyrus è intrappolato tra i due casi: una ragazza che ha bisogno di essere salvata e un’altra che ha bisogno di giustizia. Quale sarà il prezzo da pagare per la verità?

 

Commento:

"Brava ragazza, cattiva ragazza" è un thriller psicologico basato, fondamentalmente, su un dualismo. Il punto di vista principale è senz'altro quello dello psicologo Cyrus Haven (che si evince essere il protagonista dei successivi volumi della serie), ma tutta la trama è incentrata sui percorsi, paralleli ed opposti, delle due ragazzine: se assistiamo – facendo il tifo per lei – alla crescita in positivo, seppur a piccoli passi, della sfortunata e disadattata Evie, siamo altresì portati a guardare con piglio sardonico al decadimento morale dell'immagine di Jodie, che conosciamo come vittima e lasciamo come altro. È forse questa, al netto della trama, la dinamica più accattivante del romanzo: un percorso a doppio binario che appassiona ed aiuta ad empatizzare con i personaggi. Gli stessi, d'altronde, risultano di per sé interessanti, in particolare proprio Cyrus Haven, lo psicologo, per l'aura di umanità che lo avvolge e per alcuni comportamenti e dettagli del suo passato che non ci sono ancora stati del tutto rivelati. Sarà un piacere, perciò, proseguire la serie, non appena saranno pubblicati i successivi volumi. A chi non l'abbia ancora fatto, consiglio la lettura di questo primo thriller… potrebbe rivelare spunti interessanti.

 

Opera recensita: "Brava ragazza, cattiva ragazza" di Michael Robotham

Editore: Fazi, 2022

Traduttore: Giuseppe Marano

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 460

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.