simposio lettori copertina

simposio lettori copertina

mercoledì 31 agosto 2022

RECENSIONE: CHARLES DICKENS - TEMPI DIFFICILI

Sinossi:

Nella “chiazza di fuliggine e di fumo” di Coketown, una sorta di Londra infernale “non contaminata da tracce di fantasia”, prendono vita i contraddittori personaggi di Tempi difficili, uno dei più amari e complessi romanzi di Charles Dickens. Il sindacalista Slackbridge incanta folle di sfruttati con argomenti demagogici e superficiali; l’operaio Stephen Blackpool, legato a una moglie alcolizzata e prostituta, viene accusato ingiustamente di furto, e licenziato dal padrone; il rapace imprenditore Bounderby, uomo che si è fatto da sé, si crogiola nella sua finta strategia liberista; il politico Harthouse cerca proseliti per il “partito dei fatti” dove ogni sistema ideologico vale l’altro. Con cupa fantasia goyesca Dickens costruisce una sorta di favola morale, un’ironica e amara critica all’utilitarismo industriale e alla sua possibilità di accrescere la felicità umana.

 

Commento:

Esprimere un qualche giudizio, seppur senza pretese di obiettività, su questo romanzo è per me molto difficile. Ho faticato ad entrare nella storia, ad abituarmi allo stile per buona parte del romanzo. Solo a circa un quarto dalla fine la storia mi è parsa interessante ed ho certamente apprezzato il finale. In più ho letto troppo poco di Dickens per poter fare confronti con altre sue opere… Ciò che posso dire, quindi, è che "Tempi difficili" non è un romanzo facile – né per tematiche né per stile – ma di certo è un'opera incisiva: i personaggi, fortemente caratterizzati, restano impressi per il loro contegno ed animo, prima che per le loro azioni. L'ambientazione è quella di una città industriale dell'Inghilterra vittoriana, con le sue case tutte uguali, il fumo, il fango, le differenze di classe più accentuate che mai. E molto, in effetti, nella trama ruota attorno a questo contesto, come accade, d'altronde, in molti romanzi dell'epoca, non solo inglesi. Un'opera incisiva, amara, complessa, dunque, ma sicuramente da conoscere.

 

Opera recensita: "Tempi difficili" di Charles Dickens

Editore: Rizzoli, ed. originale 1854

Traduttore: Bruno Tasso

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra vittoriana

Pagine: 320

Prezzo: 9,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

RECENSIONE: SONIA SACRATO - LA MOSSA DEL GATTO

Sinossi:

Una vecchia casa da svuotare. Una soffitta che nasconde dei segreti. Un passato che torna a galla.

22 novembre 1956: le acque del Piave restituiscono il corpo della giovane Virginia. Nonostante dei lividi sospetti sul suo corpo, il medico legale certifica la morte per annegamento. L'ipotesi di omicidio è messa da parte dopo avere ascoltato la sorella della vittima e il caso viene archiviato come suicidio.
Sessant'anni dopo. Cloe – una giovane insegnante di storia dell'arte – non riesce a dire di no alla richiesta della madre che vuole il suo aiuto per svuotare la vecchia casa della nonna, Clotilde, morta da poco. Lascia quindi Alba in compagnia di Pablo, il suo gatto, alla volta di Vas, in Veneto. Cloe non ha bei ricordi legati a Vas, né alla nonna: è decisa a tornare ad Alba prima possibile. Ma il paesino ha delle sorprese in serbo per lei. Una triste storia che riguarda la sorella della nonna, che Cloe ignorava. Un incontro con qualcuno che, da piccola, le ha fatto battere il cuore. Ma soprattutto soffitte che celano misteri e che accendono in lei un irrefrenabile desiderio di sapere. Aiutata da un carabiniere in pensione e dall'inconsapevole ma decisivo gatto, Cloe si lascerà travolgere da un'indagine che la porterà a scoperte davvero inaspettate.

 

Commento:

Evidentemente primo di una nuova e certamente fortunata serie di Mistery, "La mossa del gatto" è un Cozy carino e gradevole, un giallo soft con piacevoli incursioni nel rosa, una storia familiare che sembra quasi diventare giallo per un caso fortuito (in realtà è chiaro che l'autrice intendesse già imprimere la piega misteriosa al romanzo, ma è stata abile nel darci la sensazione, per un momento, che la trama avesse vita propria). I personaggi risultano alquanto stereotipati e abbastanza prevedibili, è vero, e qualche descrizione un po' più ridondante del dovuto rallenta la scorrevolezza della narrazione, ma la storia regge e coinvolge, tanto che si arriva agevolmente al colpo di scena finale senza averlo minimamente sospettato e soprattutto con la voglia di leggere ancora di Cloe, Fabrizio e il mitico – e mica tanto inconsapevole – gatto Pablo! Ora, intendiamoci: i Cozy non sono gialli classici né noir, nascono già con una leggerezza presupposta ed intrinseca, perciò non ci si può aspettare qui la solennità, la cupezza o la profondità che vorremmo trovare in altre forme di Detective Story. Tuttavia questo romanzo presenta collegamenti con un fatto storico di grande rilievo (la strage di Marcinelle del 1956) ed un minimo di approfondimento storico e culturale che, per quanto mi riguarda, compensa una certa approssimazione nello stile.

Lettura consigliata, dunque? Sì, decisamente Cozy promosso, anzi, vado a cercare il seguito!

 

Opera recensita: "La mossa del gatto" di Sonia Sacrato

Editore: Newton Compton, 2021

Genere: giallo, Cozy

Ambientazione: Veneto

Pagine: 256

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

domenica 28 agosto 2022

RECENSIONE: MONA AWAD - TUTTO E' BENE

 

Sinossi:

Miranda Fitch cammina sul filo della vita come un funambolo, in bilico tra amore per l'arte e orrore per la quotidianità. L'incidente che ha messo fine alla sua promettente carriera di attrice l'ha lasciata con un mal di schiena inestinguibile, un matrimonio fallito e una crescente dipendenza dagli antidolorifici. E adesso è sul punto di perdere il lavoro da regista teatrale al college. Decisa a mettere in scena "Tutto è bene quel che finisce bene" di Shakespeare, l'opera teatrale che le è stata promessa e che le è costata tutto, si trova ad affrontare un cast ribelle che vuole invece portare in scena Macbeth. Miranda vede scivolare via la sua possibilità di riscatto. È allora che incontra tre bizzarri benefattori che, misteriosamente, conoscono il suo passato e hanno una proposta allettante per il futuro: lo spettacolo andrà in scena, gli studenti rivoltosi avranno ciò che si meritano, e quei dolori invisibili e ignorati da tutti che l'hanno tenuta lontana dai riflettori verranno resi noti. Ma chi sono davvero? Angeli o demoni, presenze reali o spettri? Non importa. Del resto, cosa può davvero salvarci dai nostri mali se non la potenza dell'immaginazione? Se non il teatro, che ci permette di vivere almeno per un po' in un mondo parallelo dove gli equilibri si ristabiliscono, il senso di giustizia prevale, dove tutto è bene? Un romanzo che è un'esperienza mistica, ricco di ironia e tensione drammatica, permeato di inquietudine, maledizioni e infinita magia.

 

Commento:

Beh, mi è capitato di leggere svariati romanzi particolari, surreali, strani, ma probabilmente finora non avevo ancora mai letto nulla che arrivasse al livello di delirio che ho riscontrato in quest'ultimo romanzo di Mona Awad. Siamo in un college del New England e un gruppo di studenti si appresta a preparare lo spettacolo annuale conclusivo del corso di teatro tenuto dalla professoressa Fitch. Lo fanno controvoglia, perché l'opera che la docente ha deciso di rappresentare non li coinvolge affatto: è "Tutto è bene quel che finisce bene" di Shakespeare, un'opera pressocché sconosciuta alla quale avrebbero certamente preferito il Macbeth. O non sarà forse proprio lei, Miranda Fitch, a non coinvolgerli affatto? Miranda era un'attrice con davanti a sé una carriera promettente, ma si è infortunata cadendo dal palco. Un'operazione all'anca e molti, molti dolori dopo, si ritrova – senza averne veramente titolo – ad insegnare teatro e fare la regista in quel college. Il dolore, però, le condiziona le giornate, le relazioni, la vita. Miranda oramai ha ceduto alla malia del dolore, se ne lascia sopraffare, sembra quasi crogiolarcisi. Tutti sembrano essere contro di lei, la collega invidiosa e subdola, gli studenti mediocri che la osteggiano e vorrebbero sabotarla, persino Grace, l'unica collega amica che aveva… ma una sera, un incontro apparentemente casuale sembra poter cambiare la situazione. Mentre è al bancone di un pub e cerca di alleviare il dolore con l'alcol, tre uomini le propongono una soluzione… E lei accetta, senza chiedersi niente, senza pensare alle conseguenze. E se questa misteriosa proposta potesse ridarle la sua vita? In una moderna rivisitazione del Dorian Grey, Miranda Fitch ci porta nei meandri di una mente scossa, provata, instabile, allucinata. Seguendo la sua parabola di apparente guarigione, analizziamo l'evoluzione del dolore, la sua dimensione prettamente mentale più che corporale, i compromessi cui è disposto a scendere chi crede di non poterlo più sopportare. Un ruolo chiave, in questa storia, è affidato all'immaginazione, al teatro come mondo parallelo che "guarisce" e consente di esternare tutti i propri sentimenti e combattere i propri demoni. C'è, inoltre, una percentuale di magia, se così vogliamo chiamarla, in queste pagine. A voi, qualora vogliate provare l'esperienza mistica che è leggere questo strano romanzo, scoprire perché.

 

Opera recensita: "Tutto è bene" di Mona Awad

Editore: Fandango 2022

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 352

Prezzo: 24,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

 

RECENSIONE: MARIO VARGAS LLOSA - LA ZIA JULIA E LO SCRIBACCHINO

Sinossi:

Vi si narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuilleton di Radio Lima. Tutti attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, ma improvvisamente le differenti trame di appendice prendono a confondersi tra loro. Camacho è impazzito e sarà degradato a galoppino d'una rivista di sicuro fallimento. D'altro lato, ecco invece la storia di Mario, giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell'immaginario che ci racconta una sua complicata storia: s'innamora di una zia vedova e più matura che finirà per sposare.

 

Commento:

Avevo letto, anni fa, "Avventure della ragazza cattiva" di Mario Vargas Llosa e non mi era piaciuto, o meglio mi aveva lasciata alquanto indifferente… ricordo di averlo trovato troppo estremo per certi versi, inverosimile, troppo europeo. Per fortuna ho deciso di dare un'altra possibilità a quest'autore: mi sarei persa un libro delizioso! Di tutt'altro tenore rispetto al libro sopracitato, "La zia Julia e lo scribacchino" è un libro bellissimo, divertente, tenero, ironico, un po' pazzo di quella pazzia allegra, capace di burle epiche, feste improvvisate e travolgenti e grandi melodrammi per nonnulla. Quella gioviale follia che, quando la trovi nelle pagine di un libro, esclami: "Ok! Senza dubbio siamo in America Latina!". Ed infatti siamo a Lima, tra il 1953 e il 1954. Mario ha diciott'anni, studia svogliatamente legge, lavora come direttore del notiziario in una radio e sogna di diventare, un giorno, uno scrittore. Due sono le storie che, parallelamente, ci racconta in prima persona in queste pagine: una è la storia d'amore folle e totale per la boliviana Julia, una zia acquisita da poco giunta in città per trovare marito, divorziata e con quattordici anni più di lui; l'altra, all'apparenza più ordinaria ma in realtà ben più surreale, è la vicenda di Pedro Camacho, boliviano pure lui, uomo di non molta erudizione ma di grande ingegno, scrittore indefesso e prolifico di romanzi radiofonici di grande successo. Due vicende che, in questo libro così singolare, si sviluppano in parallelo: nei capitoli dispari procede il racconto di Mario e Julia, in quelli pari ci sono proprio i racconti di Pedro Camacho, con il capitolo conclusivo, il ventesimo, in cui si riannodano i fili di una storia intensa, ma in fondo anche triste. In questa storia per metà autobiografica e per metà fucina di prossime idee, tanti sono i personaggi, alcuni anche grotteschi, difficili da dimenticare. Assolutamente consigliato!

 

Opera recensita: "La zia Julia e lo scribacchino" di Mario Vargas Llosa

Editore: Einaudi, ed. originale 1977, ed. italiane 1979 e 2006

Traduttore: Angelo Morino

Genere: romanzo autobiografico

Ambientazione: Lima, Perù, anni 50

Pagine: 330

Prezzo: 12,40 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 27 agosto 2022

RECENSIONE: CHRIS BOHJALIAN - L'ASSISTENTE DI VOLO

Sinossi:

Una storia ammaliante sugli inganni della memoria, sull'eccitante potere dell'alcol e sulle devastanti conseguenze della dipendenza. E ovviamente, una storia di omicidi.

Cassandra Bowden, di professione assistente di volo, è abituata ai bruschi risvegli post sbornia. È una forte bevitrice e con il lavoro che fa le avventure capitano di frequente: per lei i momentanei vuoti di memoria non sono una novità. Così anche questa volta, al suo risveglio in una stanza d'albergo a Dubai, tenta di mettere insieme i pezzi di quello che è successo la sera prima. Muovendosi con circospezione per non peggiorare il dolore alla testa, getta un'occhiata all'uomo disteso lì accanto, con il quale ha passato la notte. Ha i capelli neri. È totalmente immobile. E freddo. E c'è sangue, una viscida pozza di sangue che si allarga sul lenzuolo. Cosa deve fare? Chiamare la polizia? Ma è una donna single, da sola in un albergo in un paese straniero... Spaventata, Cassie inizia a mentire. Mente quando raggiunge gli altri membri dell'equipaggio. Mente prestando servizio in prima classe sul volo per Parigi. Mente agli agenti dell'FBI che la aspettano al gate a New York. E d'un tratto è troppo tardi per raccontare – e affrontare – la verità su cosa sia successo a Dubai. Potrebbe essere lei l'assassina? E se non è lei, chi?

 

Commento:

Ecco un libro che è riuscito a sorprendermi, e in positivo. Mi aspettavo una lettura passe-par-tout, senza infamia e senza lode, invece ho scoperto un thriller avvincente e coinvolgente ed un autore da approfondire. Quella di Cassandra Bowden è una storia di inadeguatezza, dipendenza, autodistruzione. L'alcol per questa giovane donna è un problema serio, che diventa emergenza quando, una mattina come tante, dopo aver lavorato sul volo di linea per Dubai, si sveglia accanto al cadavere dell'uomo con cui ha appena passato una serata di sesso e alcol. Come sono andate realmente le cose? Cos'ha fatto lei? Cosa non ha fatto? E poi un dilemma: affrontare tutto o fuggire? L'incertezza dura un attimo, poi la natura di Cassie ha il sopravvento: fuggire… e mentire. Ma le cose potrebbero essere più difficili di quanto avesse immaginato… Un ottimo thriller che ben presto diventa una spy story: chi era in realtà Alex Socolov, la vittima? Perché, e da chi, è stato ucciso? Da leggere!

 

Opera recensita: "L'assistente di volo" di Chris Bohjalian

Editore: Mondadori, 2021

Traduttore: Sara Puggioni

Genere: thriller, spy story

Ambientazione:  Dubai, New York, Roma

Pagine: 384

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

mercoledì 24 agosto 2022

RECENSIONE: FEDERICO PACE - LA BELLA ESTATE

Sinossi:

L'estate è l'unica stagione in cui tutto può succedere. Capace piú di ogni altra di innescare desideri, sciogliere malinconie e far intravedere all'orizzonte qualcosa di nuovo. Un incanto che si ripete ogni anno, regalandoci l'illusione che nulla sarà piú come prima.

La sua maestosa lentezza. L'esplodere di una natura inattesa, a volte estrema. Un tuffo in acqua. Lo sfiorarsi delle labbra. I silenzi. Gli incontri. Le città deserte. Le notti che si dissolvono nel giorno senza cesura. Al pari di esploratori che si nutrono dell'ignoto, ogni anno siamo pronti a perderci dietro la chimera dell'estate, la stagione piú effimera. La piú luminosa, ma forse anche la piú amara. Quando finisce infatti sentiamo un vuoto dentro. E il ricordo delle emozioni che abbiamo provato non smette di inseguirci. Quali che siano le esperienze vissute, le gioie o le disfatte, al pari dell'araba fenice l'estate risorge sempre dalle sue stesse ceneri, riproponendoci, mescolati insieme, la meraviglia, il sogno e il disincanto. Senza che ci si possa difendere. Seguendo le trasformazioni che porta con sé la stagione piú fugace e inafferrabile, quel che avviene al pianeta, alle piante, agli animali, e soprattutto a ciascuno di noi, Federico Pace racconta da angoli inediti storie emblematiche e avvincenti che hanno preso vita durante quei giorni cosí infuocati da suscitare le aspettative piú vertiginose. Storie accadute a chi ha lasciato che l'estate, ancora una volta, portasse con sé una strana felicità.

 

Commento:

"La più bella estate" è una raccolta di storie brevi, quasi fugaci, ma intense, proprio come quei momenti di pura bellezza che emergono come una brezza salvifica dal caldo estivo. Sono storie di personaggi noti e meno noti, accadute o sviluppatesi in estate… la stagione in cui tutto è possibile, in cui abbiamo il coraggio di provare a vivere davvero pienamente. Momenti belli e momenti tristi, lieti fine e conclusioni amare, alternate proprio com'è la vita quotidiana, fatta di tanti piccoli giorni che si incastrano a creare un mosaico unico e struggente. Non sono tutti incisivi allo stesso modo, questi racconti, com'è normale che sia, ma ci sono delle piccole perle difficili da dimenticare. Un libro piacevole che dà spunti a successivi approfondimenti.

 

Opera recensita: "La più bella estate" di Federico Pace

Editore: Einaudi, 2022

Genere: racconti

Pagine: 192

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 23 agosto 2022

RECENSIONE: KATRINE ENGBERG - IL PORTO DEGLI UCCELLI

Sinossi:

In una bella giornata di primavera, Oscar Dreyer-Hoff, quindici anni, sparisce. Visto il difficile rapporto con i genitori, noti galleristi e commercianti d'arte, la cosa più probabile è che sia scappato di casa. E che entro ventiquattr'ore sarà già di ritorno. Ma le ore passano, passano anche i giorni, e di Oscar ancora nessuna traccia. Dal momento che si tratta di una famiglia in vista, che per di più ha ricevuto una serie di lettere minatorie, l'indagine viene affidata a Jeppe Kørner e Anette Werner. I due poliziotti della sezione Omicidi di Copenaghen cominciano a scavare nella vita del ragazzino, per scoprire, tra le altre cose, che da tempo riceveva messaggi anonimi, e che a casa sua tutti hanno un modo di fare molto ambiguo. Perché qualcuno lo minacciava? Cosa nascondono quelli che gli stanno intorno? E cosa c'entra Oscar con i traffici equivoci che agitano il porto di Copenaghen? Tra adulti troppo carichi di impegni, adolescenti ombrosi e artisti imbroglioni, il duo meglio assortito del corpo di polizia danese indaga nei passaggi segreti di fortezze marine, in cunicoli sotterranei e su isole abbandonate, per trovarsi inevitabilmente di fronte ad anime sole e inquietanti segreti di famiglia.

 

Commento:

Terzo capitolo della serie danese con protagonisti Jeppe Korner ed Anette Werner, questo "Il porto degli uccelli" mi ha convinto decisamente più del volume precedente, "Ali di vetro": l'ho trovato più armonico, meglio strutturato, un po' più approfondito anche nella caratterizzazione dei personaggi. Dà, a mio parere, la giusta direzione ad una serie promettente che altrimenti rischiava di finire in un appiattimento inconsistente. Si nota uno sviluppo della trama orizzontale, si approfondiscono la psicologia dei protagonisti e le dinamiche di squadra, senza dimenticare di affrontare – seppur con una certa superficialità – tematiche importanti e scottanti di stretta attualità. L'adolescenza ed il rapporto con la famiglia, in particolare, sono al centro di questo specifico thriller in cui i personaggi si muovono in un'apparente ovattata leggiadria in una Copenaghen primaverile e piena di fascino mitteleuropeo. Romanzo consigliato, il giusto imprinting ad una serie che ne aveva bisogno.

 

Opera recensita: "Il porto degli uccelli" di Katrine Engberg

Editore: Marsilio, 2022

Traduttore: Eva Valvo

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Danimarca

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.