simposio lettori copertina

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giovedì 29 settembre 2022

RECENSIONE: B. A. PARIS - LA PSICOLOGA

Sinossi:

Una casa in una di quelle strade chiuse dove tutti si conoscono e le facciate sono così curate da sembrare uscite da una rivista di architettura. Alice ancora non ci crede di essere riuscita ad acquistarla a un prezzo tanto vantaggioso. Ed è solo dopo essersi trasferita che scopre il perché: la precedente proprietaria è stata uccisa due anni fa, proprio in quella casa. Dapprima turbata da quella rivelazione, a poco a poco Alice inizia a interessarsi sempre di più alla storia della donna, una psicologa sua coetanea, e non perde occasione di chiedere informazioni ai vicini. Con suo grande sconcerto, però, tutte le persone che fino a quel momento l'avevano accolta con calore e gentilezza si chiudono in un silenzio ostinato. Quasi che quella vicenda fosse una ferita ancora aperta. Come se ciò non bastasse, Alice comincia a notare delle stranezze – finestre aperte che era sicura di aver chiuso, oggetti spostati di pochi centimetri – e in lei si fa sempre più forte la sensazione di essere osservata. E si rende conto che c'è qualcosa di oscuro nascosto tra le pieghe di quella comunità apparentemente perfetta e che frugare nei segreti degli altri potrebbe rivelarsi fatale...

Doveva essere un sogno, invece si è trasformato in un incubo...

 

Commento:

Può un libro appena discreto, non originale, prevedibile e senza guizzi particolari, risultare piacevole da leggere e a dirittura consigliato? Sì, se non ci si aspetta un capolavoro del brivido. È questo il caso di La psicologa di B.A. Paris, thriller da scaffale, assolutamente commerciale, eppure gradevole da leggere. Come dicevo, è tutto abbastanza prevedibile, eppure il libro – ben scritto, questo sì – si fa leggere agevolmente e ci regala pure qualche brivido qua e là. Bisogna però sapere che si tratta di una lettura di evasione, senza particolari pretese di innovatività, una lettura che tenga compagnia , consigliata a quei lettori non troppo esigenti, che da un thriller non si aspettano nulla se non una lettura piacevole e passe par tout. E a ben vedere, chi di noi una volta tanto non ha avuto bisogno o semplicemente voglia di un libro così? Niente impegni, no elucubrazioni e ragionamenti, no stress… solo lettura.

 

Opera recensita: "La psicologa" di B. A. Paris

Editore: Nord, 2022

Traduttore: Maria Olivia Crosio

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì    

Voto personale: 8.         

sabato 24 settembre 2022

RECENSIONE: SILENA SANTONI - VOLVER

 

Sinossi:

Argentina 1977. In un Paese schiacciato da una dittatura feroce, sei personaggi intrecciano, sulle note struggenti di un tango, i loro destini. Uno studente che abbraccia la lotta clandestina e che poi è costretto a fuggire, una madre disperata in cerca di una figlia scomparsa, un console che osa sfidare il regime, un ragazzo derubato della propria identità, un tanghèro di strada assetato di vita. Ognuno a suo modo "ritorna", come recita il titolo della canzone, ognuno ha una sua ragione per non liberarsi del passato. E poi c'è Martina, il filo rosso che li unisce. Martina ha poco più di vent'anni, una vita agiata e senza scosse fino al momento in cui una serie di eventi drammatici ne travolge l'esistenza. Improvvisamente, misteriosamente Martina scompare. Di lei nessuno sa più niente, né i genitori che la cercano disperatamente, né il fidanzato, né gli amici e i compagni di Università, né il console a cui aveva chiesto aiuto. Sullo sfondo Buenos Aires, personaggio essa stessa, assiste agli orrori che i militari perpetrano silenziosamente, contraddittoria e indecifrabile perfino per chi ci è nato e cresciuto. Un puzzle che si compone di passioni mai sopite, imprevedibili coincidenze, sospetti mai confermati, fino allo sconvolgente, inatteso epilogo. Una storia di rara potenza.

 

Commento:

Buenos Aires, primi di gennaio del 1978. Martina, giovane donna di buona famiglia e studentessa di giurisprudenza, ha appena lasciato il suo ragazzo, Juan Fernando, un tanguero cresciuto nel quartiere popolare de La Boca. Quella di Martina è stata una decisione sofferta, tanto che mentre percorre in lacrime la via che la riporterà a casa sua, ha quasi il tempo di cambiare idea e di pensare di accettare la proposta di partire con lui per la Patagonia, perciò, quando le arriva alle spalle e le afferra il braccio all'improvviso, lei gli sorride. Da quel momento non si avranno più notizie di lei. Si apre così Volver, il bel romanzo in cui Silena Santoni racconta una pagina buia della storia mondiale, quella della durissima repressione messa in atto dalla dittatura militare di Videla in Argentina dal 1976 al 1983. Volver è un romanzo corale drammatico in cui si susseguono le voci e i punti di vista di sei personaggi tutti tra loro legati che, a loro modo, sono stati vittime di questa oscura vicenda. La prima a raccontarci una parte della storia è proprio Martina, il trait d'union fra tutti loro, poi è la volta di un console italiano che ebbe un ruolo chiave nell'aiutare coloro che temevano di poter essere arrestati (non si può parlare neppure di dissidenti, qui, giacché bastava veramente poco per rischiare l'arresto e la conseguente scomparsa); c'è poi Aleandro, amico di Martina che avrebbe dovuto – e voluto – condividere con lei un pezzo di strada decisivo; poi c'è Jorge, vittima anche lui, sebbene di un'atrocità diversa; c'è poi la disperazione e il coraggio di Franca, la madre di Martina, che non ha mai smesso di lottare e sperare. L'ultimo è proprio lui, Juan Fernando, la pedina in grado di dirci davvero come sono andate le cose… e lo farà, in un finale spiazzante e, francamente, destabilizzante. L'autrice ci racconta tutto questo con stile puntuale ed asciutto, senza bisogno di iperboli per aumentare il pathos: la storia e la drammaticità di quanto raccontato parla da sé. Volver è un libro ben scritto, forte, lucido, appassionato. Un ottimo spunto per approfondire l'amara vicenda dei Desaparecidos in Argentina, una pagina di storia moderna che vale la pena conoscere per non dimenticare mai il valore della libertà.

 

Opera recensita: "Volver" di Silena Santoni

Editore: Giunti, 2022

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Argentina

Pagine: 372

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

giovedì 22 settembre 2022

RECENSIONE: FRANCESCA MACCANI - FIORI SENZA DESTINO

Sinossi:

Sul limite estremo della città di Palermo, nella più difficile delle periferie di oggi, dieci ragazzi raccontano in prima persona la loro vita, i loro sogni, il loro poco destino. Il quartiere è il Cep, Centro Edilizia Popolare, dove promiscuità e malavita regnano sovrane, e dove l'unica legge sembra essere il possesso delle cose e delle persone. In queste spianate di cemento i bambini possono allontanarsi e non fare più ritorno, le ragazzine diventano donne troppo in fretta e i maschi crescono con l'idea che per ottenere ciò che desideri ogni mezzo è lecito. Lontanissima c'è Palermo, con i suoi splendidi monumenti e le chiese antiche che i ragazzi del Cep non hanno mai visto, come il mare. In un avvicendarsi di speranza e rassegnazione ognuno dei personaggi si racconta, con lucidità, senza filtri. Scopriamo così che la crudeltà non è una prerogativa degli adulti, ma un peccato originale che si trasmette di padre in figlio in un continuo gioco dei ruoli, alternando vittime a carnefici. Francesca Maccani, alla sua opera prima, compone un romanzo corale, struggente e verissimo.

 

Commento:

Sara insegna matematica alle medie. Da circa un anno, dal Trentino, ha seguito il marito che voleva tornare a Palermo, dov'è cresciuto, anche se a lei è costato fatica andar via dalla sua terra per approdare, per giunta, su un'isola alla quale non riesce ad abituarsi. Il caso poi ha voluto che come sede di insegnamento le venisse assegnata una scuola del CEP, periferia estrema e disagiata di Palermo, lontana dalla città, un altro mondo rispetto all'opulenza snob del centro e alla bellezza affollata di Mondello. Sara non è perfetta, tutt'altro, e non finge di esserlo e lo stesso vale per i suoi alunni. I ragazzi che Sara incontra lì, in classe, raccontano storie a cui non ci si abitua, a cui nessun docente è preparato davvero. Sono facce segnate dal degrado, dalla miseria, dalla povertà educativa e culturale; un mondo a parte rispetto a tutti i canoni educativi classici. Eppure le loro sono voci vere, spiazzanti, i loro sono racconti dolorosi che ci obbligano a non girarci dall'altra parte, a guardare in faccia il nero. Non è facile leggere queste storie, ma è necessario. Perché per ogni centro c'è una periferia da salvare, perché per ogni adulto deviato per cui non si può più fare niente ci potrebbe essere un ragazzo che ha ancora una possibilità.

 

Opera recensita: "Fiori senza destino" di Francesca Maccani

Editore: Sem, 2019

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Palermo

Pagine: 138

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 21 settembre 2022

RECENSIONE: AA. VV. - LE INVISIBILI (GENISI, OLIVA, VENEZIA, VERASANI)

Sinossi:

Prede di un sistema ingiusto e oppressivo, hanno fatto del delitto la sola via di fuga. Sono le invisibili. Sono il nuovo volto del crimine. Dalla penna di quattro scrittrici noir d'eccezione, il mondo criminale dal punto di vista delle donne.

Penserete di essere soli, in una strada buia di una periferia del Nord, sul set di un film a riprese finite o perfino in mare aperto. Ma loro vi vedono, anche se voi non le guardate. Sono creature di confine, relegate ai margini della società e dimenticate da tutti. Sanno che la vita può essere crudele ed è proprio allora che si diventa più crudeli di lei. Le protagoniste di questi racconti sono donne. Sono mamme, figlie, assassine spinte da passioni incontrollabili, o ragazze che quella vita criminale l’hanno scelta. Aspiranti rockstar soggiogate da viscidi produttori, attrici per caso, truffatrici approdate dall’Est Europa nel Sud Italia più profondo. Ma anche persone comuni, che quando la sera rientrano a casa trovano una madre dispotica ad aspettarle davanti alla tv. Sono state vittime e poi carnefici, innamorate e poi disilluse, sognatrici a cui hanno rubato i sogni. Una cosa le accomuna: da tempo hanno smesso di fingere. E hanno fatto i conti con sentimenti inconfessabili. Perché quando le cose ti appaiono in un lampo come stanno davvero, non puoi tornare indietro.

 

Commento:

Quattro autrici italiane bravissime, quattro racconti al femminile tra loro diversi, quattro contesti peculiari in cui immergersi, quattro storie da scoprire. Le protagoniste sono donne invisibili, non nel senso fantascientifico o soprannaturale del termine, ma inquanto donne comuni, che vivono il loro dolore, disagio, tormento in sordina. Magari le vediamo passeggiare per strada, le incontriamo mentre svolgono il loro lavoro, le invidiamo mentre dalla loro posizione ci paiono inaccessibili, passiamo loro accanto senza sapere che esistono ed agiscono indisturbate. Donne forti? Forse, ma non necessariamente. Donne che hanno passato il guado della sofferenza, del dolore, della rabbia ed hanno deciso di agire, di trasformare i sentimenti in combustibile, in energia omicida. Vendicatrici, guardiane, guerriere, madri, figlie, stanche di subire. Le loro sono storie che s'intrecciano con altre storie, come accade a tutti. Alcune di queste storie che le riguardano le ritroviamo in altri libri, una, l'ultima, no, inizia e finisce qui. Che le conosciate già o che le incontriate per la prima volta… l'incontro vale il rischio. Personalmente ne conoscevo due su quattro, Chicca Lopez ed Imma Tataranni, ma mi ha fatto piacere conoscere anche le altre due. La mia storia preferita, però, per tanti motivi, è la prima, quella scritta da Gabriella Genisi, che mi ha riportata in riva al mio mare in compagnia del maresciallo Chicca Lopez che è sempre un piacere ritrovare.

 

Opera recensita: "Le invisibili" di G. Genisi, M. Oliva, M. Venezia, G. Verasani

Editore: Rizzoli, 2022

Genere: raccolta di racconti, noir

Pagine: 228

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

RECENSIONE: HANNA BERVOETS - QUESTO POST E' STATO RIMOSSO

Sinossi:

Essere un moderatore di contenuti significa vedere l'umanità al suo peggio, ma Kayleigh ha bisogno di soldi. Ecco perché accetta un incarico per una piattaforma di social media di cui non le è permesso fare il nome. La sua responsabilità consiste nell'esaminare video e foto offensivi, sproloqui e teorie cospirative, e decidere quali debbano essere rimossi. È un'attività estenuante. Kayleigh e i suoi colleghi trascorrono le giornate guardando le cose più orribili sui loro schermi, e valutandole secondo le linee guida dell'azienda, che cambiano in continuazione. Eppure lei sente di essere nel posto giusto. È brava nel suo ruolo, trova amici tra gli altri moderatori e, quando si innamora della sua collega Sigrid, per la prima volta il futuro le sembra luminoso. Ma presto il lavoro inizia a cambiarli tutti, facendo deragliare le loro vite in modi allarmanti. Quando i colleghi crollano uno dopo l'altro, quando Sigrid diventa sempre più distante e fragile, quando i suoi amici cominciano a sposare le stesse teorie cospirazioniste che dovrebbero valutare, Kayleigh si chiede se quel che fanno non sia troppo per loro. Eppure lei sta benissimo. O no? Ambientato nel mondo tossico dei moderatori di contenuti, Questo post è stato rimosso è una storia potente e attuale su chi o che cosa determini la nostra visione del mondo. Esplora il concetto di moralità e di come sia fluido, mutando costantemente a seconda di dove e con chi ci troviamo, e mette in luce il potere delle grandi aziende tecnologiche, il modo in cui ci controllano e alla fine ci cambiano per sempre.

 

Commento:

Libro dal titolo eloquente, "Questo post è stato rimosso" ci fornisce una fotografia di uno spaccato della società dei giorni nostri che troppo spesso – più o meno consapevolmente – ignoriamo: quale effetto hanno i social network nella nostra vita? Un effetto importante e subdolo, a giudicare da quanto mette in luce Hanna Bervoets in queste pagine, specie se si passano molte ore a stretto contatto col mondo social magari per lavoro. La protagonista, nonché voce narrante, è una giovane donna che, per necessità, trova lavoro come moderatrice di contenuti presso un'azienda il cui committente è una piattaforma social di cui non le è permesso fare il nome (ma poco importa, in fondo, per quanto sia comunque facilmente identificabile a chi bazzichi un po' i social). Insieme ai suoi colleghi, questa donna, Kayleigh, si ritrova ogni giorno, per molte ore, a guardare su uno schermo contenuti segnalati come molesti o inappropriati e a doverli valutare rapidamente in base a linee guida che cambiano continuamente. In quanto moderatrice, deve decidere se e perché un certo contenuto può o non può restare online. In pratica, però, Kayleigh e gli altri si ritrovano a guardare ogni giorno il peggio del peggio che un cervello umano sia in grado di partorire. E questo, anche se non vuoi, anche se non te ne accorgi, alla lunga ti cambia. Cambia le tue prospettive, spinge un po' di più l'asticella del tollerato o tollerabile, ti rende disilluso, ti crea disturbi fisici, arriva persino ad influenzare le tue idee. Non ci credete? Ebbene, leggete qui, quel che succede a Kayleigh, ai suoi colleghi, a Sigrid, la collega di cui Kayleigh s'innamora – ricambiata – e che dopo poco tempo diventa un'altra donna. Non vi basta ancora? Pensate sia solo "un'opera di fantasia"? Bene, ci sono tanti studi cui far riferimento se si vuole approfondire. E in fondo è a questo che serve il romanzo di Hanna Bervoets: è troppo breve per essere esaustivo, ma getta un sasso, smuove le acque e ci mostra un problema che merita attenzione. Consigliato.

 

 

Opera recensita: "Questo post è stato rimosso" di Hanna Bervoets

Editore: Mondadori, 2022

Traduttore: Francesco Panzeri

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: non definita

Pagine: 108

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5. 

lunedì 19 settembre 2022

RECENSIONE: ALBERT CAMUS - LA PESTE

Sinossi:

Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di "essere felice da solo", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, "La peste" è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.

 

Commento:

Prima di leggere "La peste", pensavo che questo romanzo di Camus, insieme ad altri pure di grande valore letterario, fosse tornato di moda con lo scoppio della pandemia di Covid 19. Ora che l'ho letto il mio errore mi è parso lampante: questo romanzo non ha mai smesso di essere attuale, così come non smetterà mai di esserlo "Cecità" di Saramago. Perché? Perché l'uomo, ciclicamente, assume sempre gli stessi atteggiamenti e comportamenti in tutte le situazioni. Se messo sotto pressione, l'uomo reagirà sempre in una gamma di modi ridotta ed archiviata, perciò consolidata e replicabile. Ed eccola, l'attualità di "La peste": usare a pretesto un morbo che tutti reputiamo appartenere al passato, scoppiato in una città sconosciuta, per raccontarci con occhio lucido e piglio severo la società, la nostra società, con pregi e difetti. Una lettura consigliatissima, ben più de "Lo straniero" che invece non avevo apprezzato.

 

Opera recensita: "La peste" di Albert Camus

Editore: Bompiani, prima ed. 1947

Traduttore: Beniamino Dal Fabbro

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Orano (Algeria)

Pagine: 165

Prezzo: 13,30 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

venerdì 16 settembre 2022

RECENSIONE: PHILIP ROTH - LA MACCHIA UMANA

Sinossi:

Il professor Coleman Silk da cinquant'anni nasconde un segreto, e lo fa così bene che nessuno se n'è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una frase (anzi una sola parola detta per sbaglio, senza riflettere) e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della "political correctness". Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia, di colpo crollano; e ogni cosa che Coleman fa suscita condanna, ogni suo gesto e ogni sua scelta scandalizzano i falsi moralisti. Non c'è scampo perché "noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui".

 

Commento:

Non è facile descrivere le sensazioni contrastanti che questo romanzo (il secondo di Roth che leggo) suscita in me. A lettura ultimata, provo una sorta di dualismo che mi divide e non mi consente di stabilire con chiarezza quale sia la mia opinione su La macchia umana, Coleman Silk e la sua storia dall'epilogo triste. Se da un lato sento che si tratta di un buon romanzo, di una buona prova narrativa che affronta tematiche scomode con una mentalità aperta ed una scrittura brillante, d'altra parte mi sembra di fiutare, nella scrittura di Roth, la puzza di un compitino ben fatto, di qualcosa di scritto per piacere ed imbonire l'opinione pubblica sensibile a certi temi. È come se in tutto il romanzo ci fosse qualcosa di capzioso che me lo fa sentire finto, posticcio, come se anche dopo aver letto tutto questo bel mappazzone, non ci fosse dato penetrare l'ambiguità irriducibile di Roth per conoscere il suo pensiero reale. E sorprendentemente, il fatto che qui, a ben guardare, quasi nessun personaggio è perfetto – neanche Coleman Silk, né i figli, né l'amante – finisce per rafforzare questo mio pensiero. Poi c'è da dire che il romanzo è originale, brillante, coinvolgente, e sicuramente Roth è un autore molto abile, soprattutto se si pensa che il personaggio a mio parere più riuscito è quello più odioso, Delphine Roux. Però rimane tutto il resto, tutte le considerazioni sopra esposte, per non parlare del fatto che la libertà tanto agognata da Coleman Silk si fonda su una becera bugia… Sorvoliamo. In definitiva, mi è piaciuto leggere questa storia, arrivo a consigliarla perché è ben scritta ed offre punti di vista interessanti, ma non riesco a darle il mio sì convinto. Credo che mi resterà per sempre il dubbio se la storia in sé mi sia realmente piaciuta.

 

Opera recensita: "La macchia umana" di Philip Roth

Editore: Einaudi, (prima ed. 2000)

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Genere: narrativa americana

Ambientazione: Stati Uniti, 1998

Pagine: 395

Prezzo: 13,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.