simposio lettori copertina

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martedì 31 gennaio 2023

RECENSIONE: CLAIRE KEEGAN - PICCOLE COSE DA NULLA

Sinossi:

Sono giorni che Bill Furlong gira per fattorie e villaggi con il camion carico di legna, torba e carbone. Nessuno vuole restare al freddo la settimana di Natale. Sotto la neve che continua a scendere, tutto va come sempre in quel pezzo d'Irlanda. Poi, nel cortile silenzioso di un convento, Bill fa un incontro che smuove la sua anima e i suoi ricordi. Lasciar correre, girarsi dall'altra parte, sarebbe la scelta più semplice, di certo la più comoda. Ma forse, per Bill Furlong, è arrivato il momento di ascoltare il proprio cuore. «Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l'uno con l'altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com'erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?».

 

Commento:

Questo breve romanzo, che apparentemente racconta una storia normale, di un uomo che, dopo un passato difficile, è riuscito con fatica e lavoro a crearsi una famiglia e una vita dignitosa, in realtà è un'occasione. Sì, un'occasione, perché può fare da viatico a molti altri approfondimenti su un argomento spinoso, del quale ad oggi si sa poco, e non solo qui da noi: le cosiddette "Case Magdalene", che sorsero in Inghilterra ma soprattutto in Irlanda a partire dal XIX secolo e sono giunte indisturbate fino ai giorni nostri. Non dirò altro se non: leggete questo libro e vi verrà voglia di saperne di più. Se poi voleste approfondire con un film, posso suggerire Magdalene, film del 2022 diretto da Peter Mullan… però non prendetevela con me se vi sconvolgerà.

 

Opera recensita: "Piccole cose da nulla" di Claire Keegan

Editore: Einaudi, 2022

Traduzione: Monica Pareschi

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Irlanda, 1985

Pagine: 104

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 28 gennaio 2023

RECENSIONE: GIULIANO PASINI - E' COSI' CHE SI' MUORE

Sinossi:

Quando il mondo è in tempesta l'unica salvezza è un porto sicuro. Pensavo fosse Case Rosse Invece la tempesta è qui. M'arriva in faccia un raggio di sole. L'ultimo sole della mia vita. Allora è così che si muore.

Sono passati dieci anni dall'ultima volta che il commissario Roberto Serra ha dovuto seguire un'indagine a Case Rosse, borgo di mille anime arroccato sull'Appennino emiliano in cui ha avuto luogo uno dei crimini più brutali della sua carriera. Ha chiesto lui di essere assegnato di nuovo a quel minuscolo commissariato tra le montagne e i campi, perché lì pensava di poter sfuggire ai fantasmi che accompagnano le sue notti e provare a rimettere insieme i pezzi della sua vita. È un giorno di maggio uguale a tanti altri quando viene chiamato nella frazione di Ca' di Sotto per un incendio. Il cadavere di Eros Bagnaroli, detto il Burdigòn , lo scarafaggio, viene ritrovato carbonizzato in quel che resta della sua casa, ma sul suo corpo ci sono ferite che nessun fuoco è in grado di provocare: è stato sgozzato, come si fa da quelle parti col maiale. Inizia così la seconda indagine di Serra a Case Rosse, e un muro invalicabile di omertà sembra di nuovo circondarlo, mentre la Danza, il suo male oscuro, gli crolla addosso quando meno se lo aspetta. Questa volta, però, non è solo. Al suo fianco c'è l'esuberante, rissosa e fragilissima Rubina Tonelli, anche lei con la sua parte di fantasmi e cicatrici. Per entrambi, cercare la verità sarà un modo per salvarsi. O per condannarsi definitivamente.

 

Commento:

Questo libro mi ha sorpreso. Di solito non leggo i capitoli intermedi di serie di cui non ho letto l'inizio, per paura di perdermi cose/dinamiche importanti. Mi sono ritrovata tra le mani questo libro e sono stata tentata di non leggerlo, ma poi la trama interessante, il piacere della sfida, l'istinto… mi hanno indotta a provarci ed ho fatto bene. Roberto Serra è un personaggio già strutturato, l'autore non deve prenderci confidenza, quindi può dedicarsi completamente all'indagine e alla comprimaria del commissario, l'agente Rubina Tonelli, altro personaggio assolutamente degno di nota del romanzo… e non vi spoilero nulla perché vorrei che la scopriate leggendo. Il paesino di Case Rosse poi è lo sfondo perfetto per questa storia, tanto da farsi tutt'uno col quadro d'indagine: località piccola, operosa eppure sonnolenta, dove tutti conoscono segreti e abitudini degli altri… Tra voci di paese e segreti del passato, Pasini crea una storia credibile, ben scritta e a suo modo originale. L'autore riesce a rendere i personaggi tridimensionali e affatto banali – al netto di qualche stereotipo qua e là -, ma soprattutto riesce a non farci rimpiangere di non aver letto i romanzi precedenti e tuttavia di correre a recuperarli. Per me, consigliatissimo.

 

Opera recensita: "E' così che si muore" di Giuliano Pasini

Editore: Piemme, 2023

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Provincia di Modena

Pagine: 351

Prezzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

RECENSIONE: STEFANO VICARIO - IL RE DEGLI STRACCI

 Sinossi:

L'avvocato Andrea Massimi condivide con il fratello maggiore Giorgio lo studio legale ereditato dal padre. Tanto Andrea è infedele, vanesio, imprevedibile, quanto Giorgio è un uomo tutto d'un pezzo, rispettabile e dalla moralità granitica. Una sera Andrea viene travolto da una tragedia indicibile: la moglie e la figlia vengono uccise nella loro casa mentre lui si trova con l'amante. Andrea, disperato e perseguitato dai sensi di colpa, rifiuta il suo mondo agiato per vivere da barbone insieme a un gruppo di senzatetto in un vagone abbandonato alla Stazione Termini di Roma. In quell'esistenza tra gli ultimi, Andrea trova una sorta di pace, fino a quando non riconosce al polso di una trans un braccialetto che aveva regalato alla moglie e decide di far luce su quella notte che aveva cercato di dimenticare. L'indagine di Andrea - aiutato dagli amici clochard e da Anna, un sostituto procuratore che conquista la sua fiducia, mentre il fratello si vergogna ancora di lui - è un viaggio pieno di sorprese tra poliziotti corrotti e personaggi di insospettabile umanità, sullo sfondo di una città che forse non osiamo immaginare. Una storia di tradimento e riscatto, una Roma noir in cui indagano un clochard senza passato e un magistrato fuori dagli schemi.


Commento:

Il giallo d'esordio del noto regista Stefano Vicario è un libro strano. La trama, se spogliata di tutti i dettagli e portata alla struttura, non è originalissima, anzi: difetta un po' di plausibilità in alcuni punti e di certo non mancano stereotipi e luoghi comuni. Però… c'è qualcosa, in questa storia, che cattura ed appassiona il lettore al punto che questo giallo non si fa centellinare: o lo si abbandona dopo poche pagine o lo si divora, come ho fatto io. Sarà lo stile dell'autore, equilibrato, sobrio ma decisamente non impersonale e capace di creare il giusto patos senza iperboli; sarà la pietas verso gli ultimi e verso chi ha sbagliato, ha pagato e merita un'altra possibilità; sarà la rabbia che suscita la corruzione, a tutti i livelli, ma specialmente quando è coinvolto chi dovrebbe tutelare la sicurezza dei cittadini; sarà il senso di giustizia davanti ad un orsetto di peluche abbandonato in una bella casa vuota, che urla di fare chiarezza… O forse sarà Roma, affascinante e magnetica anche fra i caseggiati popolari della Laurentina, fra l'umanità delle notti di via del Mandrione o fra i vagoni derelitti di una stazione che abbiamo visto tutti ma che in fondo in pochi conoscono davvero. Fatto sta che, pur con tutte le sue pecche, questo giallo mi è piaciuto e mi ha coinvolto, quindi non posso che consigliarvelo.


Opera recensita: "Il re degli stracci" di Stefano Vicario

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Roma

Pagine: 224

Prezzo: 17,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8.


mercoledì 25 gennaio 2023

Recensione: Louise Glück - Averno

Sinossi:

È di nuovo inverno, è di nuovo freddo. Il lago Averno, dove gli antichi credevano si trovasse la porta dell'aldilà, è scuro come il cielo sopra le nostre teste. Ad aguzzare gli occhi, riusciamo appena a distinguere la migrazione notturna di uno stormo di uccelli. All'alba, le colline brillano di fuoco, ma non è più il sole di agosto: i nostri corpi non sono stati salvati, non sono sicuri. In Averno, Louise Glück canta la solitudine e il terrore per l'ignoto, lo splendore della notte e l'amore, il desiderio: perché, sembra dirci, anche quando tutto è muto e spento, capita a volte di sentire musica da una finestra aperta, in una mattina di neve, e allora il mondo ci richiama a sé, e la sua bellezza è un invito.

 

Commento:

E' un viaggio oscuro e solitario, questo libro di Louise Glück. Un libro di poesie piene di nero, di disagio, di dolore. La poesia della Glück è scarna, tetra, tribolata, quasi che lei non volesse farci entrare nel suo dolore, ma una volta che vi abbiamo avuto accesso, ce lo sbattesse in faccia nella sua crudele verità. È un libro al femminile, Averno, che parla di dolore e desiderio dal punto di vista di una donna, legata alla terra come a quelle forze primordiali che tengono in bilico la vita e la morte. Non so se ci sia redenzione qui, io non ne ho trovata, così come non ho trovato speranza, ma solo frustrazione e buio. Stranamente, contrariamente a quanto pensassi, non ho apprezzato la poesia della Glück… non è il mio genere, troppo slegato, troppo poco lirico, troppo sporcato e umanizzato. Se qualcuno di voi dovesse invece amare questo tipo di sensazioni, si accomodi: Averno e il suo viaggio infinito di dolore son lì che aspettano.

 

Opera recensita: "Averno" di Louise Glück

Editore: Il saggiatore, 2020

Traduzione: Massimo Baccigalupo

Genere: Poesia

Pagine: 160

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

  

lunedì 23 gennaio 2023

RECENSIONE: MAZO DE LA ROCHE - IL PADRONE DI JALNA (JALNA 04)

Sinossi:

È primavera inoltrata a Jalna, e Renny Whiteoak passeggia nella tenuta. Dopo la scomparsa di Adeline ha preso in mano le redini della dimora e dell’intero clan. Il denaro scarseggia e le preoccupazioni domestiche sono all’ordine del giorno; eppure, non può fare a meno di provare gioia e soddisfazione mentre calca quei sentieri che sente suoi, percorsi da lui e dai suoi cari per decenni, tracciati dalla famiglia dove prima c’erano solo foreste: sentieri che sono stati testimoni di scene di ogni tipo, pensa sorridendo fra sé e sé. Così, quando l’amministrazione locale decide di abbattere le querce secolari nei pressi della tenuta per allargare la strada che la costeggia, Renny non ci sta: quegli alberi fanno parte della storia dei Whiteoak. Li proteggerà dall’abbattimento, costi quel che costi. Nel frattempo, il suo rapporto con Alayne si fa sempre più complicato: l’attitudine da donnaiolo non aiuta, e anche la gestione della figlia è terreno di scontro. La piccola Adeline, che ha ereditato i capelli rossi, la forza di volontà e il carattere feroce dell’omonima bisnonna, è una mina vagante. Dal canto suo, invece, Wakefield ha presto messo da parte l’amore per la poesia in favore di una scoperta ben più appassionante: le ragazze. Una in particolare. E mentre i giovani di casa vanno avanti ognuno per la propria strada, gli adulti sono divisi da antichi risentimenti…

 

Commento:

Sono passati quasi due anni dall'ultima volta che sono stata a Jalna e quasi uno dalla pubblicazione della traduzione italiana di questo quarto volume, eppure, stranamente, stentavo a tornarci. Probabilmente perché, in modo del tutto inconscio, quel ventre accogliente era diventato per me troppo opprimente, il che non è strano, visto che capita ciclicamente anche ai membri della difficile e strampalata tribù Whiteoak. La verità è che Jalna, realtà a sé e corpo unico con la famiglia che l'ha creata e da sempre la occupa, è un luogo fatato che talvolta può diventare stregato: è una casa maestosa e splendente che talvolta può diventare cupa e opprimente, circondata da una natura altrettanto lussureggiante e predominante. La verità è che i Whiteoak, con tutte le loro diversità, qualche volta possono non essere una compagnia allettante: hanno problemi tutto sommato simili ai nostri, ma modi di affrontarli e ragionamenti lontani – talvolta lontanissimi – da quelli che concepiremmo noi gente del ventunesimo secolo, abituati come siamo ad un altro concetto di famiglia e ad una vita più indipendente. In sintesi, talvolta andare a Jalna può non essere una passeggiata, e in questo quarto volume ne abbiamo la prova. Renny, in particolare, è un personaggio controverso: il "padrone di Jalna" ha sulle spalle il peso dell'intera famiglia oltre che dell'andamento della tenuta e questo lo porta ad assumere comportamenti da despota, poco digeriti dai suoi, figuriamoci da noi, nonostante nessuno neghi il suo buon cuore e le sue buone intenzioni. In questo libro, in particolare, Renny è il fulcro della narrazione e taluni suoi comportamenti e decisioni pesano, rendendo più difficile la lettura. Fortuna che, in ogni caso, Jalna è sempre bella e sa riservare delle sorprese… Ovvio che con Jalna intendo sia la casa, sia la serie. E alla fin fine, confesso che non vedo l'ora di scoprire cosa ci riserverà il quinto volume, che ritengo sarà cruciale. Continuo a consigliare la serie? Ma certo che sì! Non vorrete mica perdervi le traversie dei Whiteoak e la meravigliosa prosa di Mazo De la Roche!

 

Opera recensita: "Il padrone di Jalna" di Mazo de la Roche

Editore: Fazi, 2022 (prima ed. originale 1933)

Traduzione: Sabina Terziani

Genere: letteratura americana, seriale

Ambientazione: Canada, anni '30

Pagine: 414

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

domenica 22 gennaio 2023

RECENSIONE: ALICIA GIMENEZ-BARTLETT - LA PRESIDENTE

Sinossi:

Vita Castellá giace cadavere nella stanza di un lussuoso albergo di Madrid, avvelenata con un caffè al cianuro. È stata la presidente della Comunità Valenciana. Amata e detestata, benefattrice e prepotente, ha dominato la città e la regione in una stagione segnata da una corruzione pervasiva e quasi proverbiale. La rete di potere che da lei si è estesa ha lasciato al suo ritiro una schiera di scheletri in moltissimi armadi. Della sua morte, le autorità, il capo della polizia, il ministro, vogliono far passare una versione ufficiale meno compromettente, un infarto che eviti «un casino di dimensioni stratosferiche». L'inchiesta di polizia è però inevitabile. L'idea brillante è di affidarla a degli investigatori inesperti e malleabili. Come Berta e Marta, due sorelle giovanissime appena uscite dall'Accademia di Polizia. Diverse l'una dall'altra come due fiocchi di neve, sono acute, ambiziose e sono donne, cioè con una emergente avversione per i maschi al potere. Vanno così per la loro strada di poliziotte determinate. Con un po' di rimorso «tacendo e mentendo» ai loro capi come questi fanno con loro due. E s'inerpicano in un'inchiesta che si svolge in una fascinosa Valencia. Poteri e misteri, false apparenze, vendette e rancori, altri spietati omicidi debbono svelare a poco a poco, anche con l'aiuto dell'affezionato addetto stampa della presidente, «Boro» Badía, un giornalista a cui il «partito» ha spezzato la carriera e ferito la dignità a causa del-le scelte sessuali. Le due creature di Alicia Giménez-Bartlett, le sorelle Miralles, Berta e Marta, sfidano lo stereotipo del detective tradizionale. Le ubbie, le paturnie, e i sogni propri di ogni ragazza risaltano nei dialoghi, e danno al mistero poliziesco la stessa quotidiana leggerezza che ha reso famosa l'ispettrice di Barcellona Petra Delicado. Quell'umorismo d'ambiente che ha tra i suoi scopi, come sempre nei romanzi dell'autrice, anche quello di affermare i diritti.

 

Commento:

"La presidente" è il primo romanzo che leggo di Alicia Gimenez-Bartlett e devo dire che non ne sono rimasta delusa, sebbene neppure particolarmente colpita. Trovo gradevolissime sia l'ambientazione (sarà che ho un occhio particolare per la Spagna e per Valencia) che la scrittura della Bartlett, ironica, fresca, capace di affrontare temi spinosi senza banalizzarli né appesantire la narrazione. Non sono, però, del tutto convinta dalle due protagoniste, le ispettrici sorelle, Berta e Marta Miralles: le trovo troppo evanescenti, tendenti a sparire presto dalla memoria. Chissà se col prosieguo della serie acquisteranno spessore, unicità e si renderanno più interessanti. Anche qualcosa nello stile della Bartlett mi ha lasciata perplessa: ho trovato la lettura sin troppo lenta ed a tratti vagamente ridondante… che dire? Romanzo piacevole, sì, ma di certo non uno dei migliori gialli che abbia mai letto. In ogni caso, lo consiglio, specie a chi non ama i thriller adrenalinici o i noir troppo crudi.

 

Opera recensita: "La presidente" di Alicia Gimenez-Bartlett

Editore: Sellerio, 2023

Traduzione: Maria Nicola

Genere: giallo

Ambientazione: Valencia, Spagna

Pagine: 416

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

giovedì 19 gennaio 2023

RECENSIONE: ANTONIO MANZINI - LA MALA ERBA

Sinossi:

Nella cameretta di Samantha spicca appeso al muro il poster di una donna lupo, «capelli lunghi, occhi gialli, un corpo da mozzare il fiato, gli artigli al posto delle unghie», una donna che non si arrende davanti a nulla e sa difendersi e tirare fuori i denti. Samantha invece, a 17 anni, ha raccolto nella vita solo tristezze e non ha un futuro davanti a sé. Non è solo la povertà della famiglia; è che la gente come lei non ha più un posto che possa chiamare suo nell'ordine dell'universo. Lo stesso vale per tutti gli abitanti di Colle San Martino: vite a perdere, individui che, pur gomito a gomito, trascinano le loro esistenze in solitudine totale, ognuno con i suoi sordidi segreti, senza mai un momento di vita collettiva, senza niente che sia una cosa comune. Sul paese dominano, rispettivamente dall'alto del palazzo padronale e dal campanile della chiesa, Cicci Bellè, «proprietario di tutto», e un prete reazionario, padre Graziano. I due si odiano e si combattono; opprimono e sfruttano, impongono ricatti e condizionamenti. Cicci Bellè prova un solo affetto, per il figlio Mariuccio, un ragazzone di 32 anni con il cervello di un bambino di 5; padre Graziano porta sempre con sé il nipote Faustino, bambino viziato, accudito da una russa silenziosa, Ljuba. Samantha non ha conforto nel ragazzo con cui è fidanzata, nemmeno nei conformisti compagni di scuola; riesce a comunicare solo con l'amica Nadia. Tra squallide vicende che si intrecciano dentro le mura delle case, le sfide dei due prepotenti e i capricci di un destino tragico prima abbattono la protagonista, dopo le permettono di vendicarsi della sua vita con un colpo spregiudicato, proprio come una vera donna lupo; un incidente, un grave lutto, un atto di follia, sono le ironie della vita di cui la piccola Samantha riesce ad approfittare. La penna di Antonio Manzini, che ha descritto un personaggio scolpito nella memoria dei lettori come Rocco Schiavone, raffigura individui e storie di vivido e impietoso realismo in un noir senza delitto, un romanzo di una ragazza sola e insieme il racconto corale di un piccolo paese. Una specie di lieto fine trasforma tutto in una fiaba acida. Ma dietro quest'apparenza, il ghigno finale della donna lupo fa capire che La mala erba è anche altro: è un romanzo sul cupio dissolvi di due uomini prepotenti, sulla vendetta che non ripristina giustizia, sul ciclo inesorabile e ripetitivo dell'oppressione di una provincia emarginata che non è altro che l'immensa, isolata provincia in cui tutti viviamo.

 

Commento:

Si può vincere la sopraffazione? Si può cambiare il corso di una vita che sembra andare sempre e solo storta? Si può trovare il modo di emergere da un luogo che pare voglia soffocare ogni ambizione, ogni futuro? Sì, si può, imparando a difendersi, e a farlo da soli, perché nessuno lo farà per noi. È questo che, ad un certo punto della sua giovane vita, capisce Samanta, la protagonista dell'ultimo romanzo di Antonio Manzini. Samanta ha diciassette anni e vive a Colle San Martino, un paesino di trecento anime nella dimenticata provincia italiana. Samanta dopo il liceo vorrebbe studiare veterinaria a Perugia, ma a scuola non è una cima (pur essendo intelligente), viene da una famiglia poverissima e per giunta da qualche giorno ha un tarlo che la tormenta e rischia di pregiudicare completamente i suoi sogni di emancipazione. Inutile: tutto, a Colle San Martino, sembra remare contro di lei, come se una catena invisibile la trattenesse al giogo… e allora come fare? Con l'aiuto dell'inseparabile amica Nadia, Samanta ne prova tanti di modi per sfuggire al suo destino… ma nessuno sembra funzionare, anzi le cose paiono andare sempre peggio per lei e la sua disgraziata famiglia. Finché non si tocca il fondo. E una volta toccato il fondo, si sa, si può solo risalire… in un modo o nell'altro. E la storia di Samanta, inevitabilmente, si interseca a quella di altri abitanti del paesino, in modi talvolta fortuiti, talaltra deliberati, ma troppo spesso negativi. Perché il paese è così: come dice uno dei personaggi del romanzo, non dà niente gratis e si può star certi che quel che dà oggi se lo riprenderà domani, per giunta con gli interessi. In questo romanzo Manzini narra le vicende di un piccolo borgo della provincia italiana, là dove, più che in ogni altro luogo, le storie si scrutano, le vite si intrecciano, i destini si influenzano e si cambiano vicendevolmente; là, dove più che in ogni altro posto, è necessario avere – o creare – e preservare con forza la propria identità. "La mala erba" è un romanzo bellissimo, cupo, realista; la trama è plausibile – a parte un finale un po' troppo fantasioso che stride un po' con il resto della storia – e personaggi credibili e difficili da dimenticare. Sebbene l'abbia visto etichettato da più parti come giallo, io non lo definirei tale, e neppure noir: è una storia che va al di là delle categorizzazioni e che si legge agevolmente con curiosità e quel pizzico di fascinazione che danno sempre le storie oscure e misteriose. Da leggere se amate la buona narrativa italiana, i romanzi che parlano di piccole realtà, che descrivono situazioni claustrofobiche e non disdegnano il mistero. Consigliato.

 

Opera recensita: "La mala erba" di Antonio Manzini

Editore: Sellerio, 2022

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Colle San Martino (provincia di Rieti)

Pagine: 368

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.