sabato 27 novembre 2021

RECENSIONE: J.K. ROWLING - IL MAIALINO DI NATALE

Sinossi:

Jack adora il suo maialino di pezza, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita... anche i giocattoli. Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con l'aiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa... Dal genio creativo di J.K. Rowling, una delle più belle storie di Natale mai scritte, piena della tenerezza irresistibile dell'infanzia di fronte al grande mistero della perdita. L'affettuosa, inesauribile fantasia dell'autrice e la compassione verso le persone e gli oggetti amati che assorbono i sentimenti umani sono la celebrazione del calore della famiglia, del prendersi cura e del sentirsi capiti e della autentica sostenibilità delle cose. Con le bellissime illustrazioni del pluripremiato artista Jim Field, Il Maialino di Natale è destinato a diventare un classico amato da adulti e bambini.

 

Commento:

Beh, sarà una storia per ragazzi, sarà un libro illustrato che parla di un maialino di pezza perduto e di un bambino che per ritrovarlo va in una terra magica ed infida… sarà tutto quel che volete, ma io questa storia l'ho divorata! E mentre leggevo pensavo… "Che bello sentirsi a casa!". E sarà pure vero che tra le pagine di un libro, per chi i libri li ama, è facile sentirsi a casa, ma come le racconta J.K. Rowling le storie per ragazzi secondo me non le racconta nessuno. E che c'è di meglio di un po' di magia extra rispetto a quella che lei sa sempre creare con le sue parole? Quale magia? Beh, quella del Natale! Il maialino di Natale è sì, una storia per ragazzi, ma noi lettori della Rowling sappiamo bene che le sue storie sono molto spesso utili ed istruttive anche per gli adulti. Anche a noi grandi, infatti, serve fermarci un attimo, guardarci intorno e prenderci cura… di chi ci è vicino, delle nostre cose, di noi stessi. Prendersi cura e non smettere mai di sperare, sono questi i due messaggi fondamentali di questa storia tenerissima. Come ce li racconta J. K. Rowling dovrete scoprirlo da voi… vi assicuro che sarà un viaggio emozionante!

 

Opera recensita: "Il maialino di Natale" di J. K. Rowling

Editore: Salani, 2021

Illustratore: Jim Field

Genere: fantasy, narrativa per ragazzi

Pagine: 320

Pre        zzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

venerdì 19 novembre 2021

RECENSIONE: STEPHANIE WROBEL - CARA ROSE GOLD

Sinossi:

Una madre che non dimentica. Una figlia che non perdona. Un gioco molto pericoloso.
Durante i primi diciotto anni della sua vita, Rose Gold Watts ha creduto di essere gravemente malata: era allergica a qualsiasi cosa, era costretta a portare una parrucca, si spostava utilizzando una sedia a rotelle. Nonostante il sostegno della piccola comunità di Deadwick, che ha organizzato raccolte fondi e offerto spalle su cui piangere, nonostante tutti i medici consultati, gli esami effettuati e gli interventi subiti, nessuno è mai riuscito a capire cosa non andasse in lei. Fino al terribile giorno in cui è emersa la verità più spaventosa: era tutta una messinscena architettata dalla madre.
Dopo aver scontato cinque anni di prigione per abuso di minore, Patty Watts non ha un posto dove andare e implora sua figlia di accoglierla. I vicini non l’hanno perdonata e sono scioccati quando Rose Gold accetta.
Patty insiste, non vuole altro che una riconciliazione, ha perdonato la sua piccola cara che l’ha tradita testimoniando al processo contro di lei. Ma la ragazza conosce sua madre: Patty Watts non è una che lascia correre. Sfortunatamente per lei, Rose Gold non è più una bambina indifesa, ed è da molto tempo che aspetta questo momento… È l’ora della resa dei conti: sarà un duello spietato, combattuto a colpi di bugie e condotto da due abilissime manipolatrici.
Finalista all’Edgar Award, tradotto in sedici paesi e in testa alle classifiche di vendita, Cara Rose Gold, raffinato thriller psicologico che ha come sfondo la provincia americana più cupa, è lo sbalorditivo romanzo d’esordio di Stephanie Wrobel.

 

Commento:

"Cara Rose Gold" è un romanzo d'esordio, una lettura interessante perché, a suo modo, particolare: non sembra volerci dare messaggi esistenziali, non sembra affrontare tematiche specifiche… racconta, semplicemente, una storia. Una storia oscura, disturbante, una storia di vendetta, di abuso e di colpa. Una storia, quella di Rose Gold e sua madre Patty, che ci mostra quanto sottile e perversa possa essere la vendetta e quanto profondo e soverchiante possa diventare un malessere non curato, un torto non chiarito, un dubbio mai fugato. Più lento ed insidioso di un normale thriller, "Cara Rose Gold" è un racconto inedito sul rapporto madre-figlia… un racconto in cui è difficile ritrovarsi immediatamente, ma che può far pensare, può suscitare parallelismi inattesi con il nostro vissuto, non necessariamente in rapporto con i nostri genitori o figli. Da leggere? Sì, perché qualche volta ci vogliono anche queste belle letture d'evasione che in realtà sono enigmi inesplosi nelle nostre inconsapevoli e incaute mani di lettori.

 

Opera recensita: "Cara Rose Gold" di Stephanie Wrobel

Editore: Fazi, 2021

Traduttore: Donatella Rizzati

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 360

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 16 novembre 2021

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - PIETR IL LETTONE

Sinossi:

Questo libro segna l’atto ufficiale (1931) del commissario Maigret.

«La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l’ambiente rifiutava di assimilare.
«Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate.
«Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi.
«Aveva in particolare un modo tutto suo di piazzarsi in un posto che era talora risultato sgradevole persino a molti colleghi».

 

Commento:

Pubblicato per la prima volta nel 1931, "Pietr il lettone" è considerato il primo romanzo della lunga, lunghissima serie con protagonista il commissario Maigret. In questo romanzo Maigret è alle prese con un pericoloso criminale tanto inafferrabile quanto conosciuto alle polizie di tutta Europa. L'uomo è noto ai più come Pietr il lettone e diversi dispacci segnalano la sua presenza su un treno diretto a Parigi. Lì lo attende, infatti, il corpulento, monumentale, imperturbabile Maigret, ma quando il treno si ferma ed effettivamente un uomo del tutto rispondente alla descrizione del lettone, Maigret che era pronto a seguirlo viene distratto da un problema sul treno: un uomo è stato assassinato ed anche lui risponde alla descrizione di Pietr. Che fare ora? Com'è mai possibile che ci siano due Pietr? Da qui partirà l'indagine che porterà Maigret alla soluzione dell'enigma e alla cattura del criminale, tuttavia non senza perdite e sacrifici. Ma ciò che più conta, in realtà, in questo libro non è la trama, bensì la costruzione del personaggio di Maigret, la descrizione fisica, le abitudini, il modo di ragionare… c'è tanto in queste pagine, tanto da portarmi ad adorare già il commissario e da essere pronta a ritrovarlo al più presto. Perché lo so già, c'è ancora tanto da sapere e da scoprire su Maigret.

 

Opera recensita: "Pietr il lettone" di Georges Simenon

Editore: Adelphi, ed. originale 1931

Traduttore: Yasmina Melaouah

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Francia

Pagine: 163

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

giovedì 11 novembre 2021

RECENSIONE: VIGDIS HJORTH - LONTANANZA

Sinossi:

Johanna torna in Norvegia dopo trent’anni di assenza e, rompendo il divieto di contattare la famiglia, telefona alla madre, che ormai ha ottantacinque anni ed è vedova. Nessuna risposta. Per i suoi parenti Johanna non esiste più: è morta quando, appena sposata, studentessa di Legge per volere del padre avvocato, ha mollato tutto per diventare pittrice e si è trasferita nello Utah con il suo professore d’arte, con cui ha avuto un figlio. Johanna ormai è un’artista piuttosto quotata, ma persino i soggetti dei suoi quadri scatenano l’ira dei familiari, che in essi vedono una denigrazione ulteriore nei loro confronti, soprattutto per il modo in cui viene raffigurata la madre. Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto.

 

Commento:

Ho avuto modo di conoscere letterariamente Vigdis Hjorth leggendo, ormai un anno e mezzo fa, Eredità, il romanzo che l'ha resa famosa a livello internazionale. Ricordo che di quel romanzo mi era piaciuta la profondità con cui l'autrice norvegese descriveva gli intricati rapporti familiari e le sensazioni della protagonista. Bene, se in quella sede la Hjorth mi era piaciuta, in Lontananza, questo suo nuovo romanzo, mi ha definitivamente conquistata. Lontananza è un romanzo potente, in crescendo, disturbante, duro, angoscioso. È la storia di Johanna, una donna che ha passato tutta la vita a sentirsi estranea ed incompresa dalla sua famiglia; ha sofferto l'austerità del padre che la considerava una ritardata dal cervello bacato, e l'umoralità della madre, un giorno allegra, sollecita ed amorevole e il giorno dopo fredda, arrabbiata e succube del marito. Johanna, che ora è un'artista quotata, torna in Norvegia dopo trent'anni, trent'anni in cui non ha avuto assolutamente contatti né con la madre né con il resto della famiglia. Torna con la scusa di una mostra retrospettiva da realizzare, ma in realtà ha il desiderio di rivedere la madre. Desiderio che diventa sempre più ossessivo ogni volta che la donna si nega. Una storia forte, questa, in cui fino alla fine è difficile parteggiare, stabilire chi ha ragione e chi torto… una storia da leggere lasciandosi condurre dalla penna visionaria della Hjorth senza però mai sapere davvero dove ci porterà.

 

Opera recensita: "Lontananza" di Vigdis Hjorth

Editore: Fazi, 2021

Traduttore: Margherita Podestà Heir

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 300

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

domenica 7 novembre 2021

RECENSIONE: STEFANIA BERTOLA - LE CURE DELLA CASA

Sinossi:

Tutti la chiamano Lilli e il suo sogno segreto, incomprensibile agli occhi del marito e della madre, è fare la casalinga. Ora che la sua colf si è licenziata potrà finalmente dedicarsi a esplorare a fondo i misteri delle faccende domestiche. Perché gli aspirabriciole non aspirano né le briciole né nient'altro? Cosa si nasconde nella Jungla Nera del frigorifero? A queste e altre domande Lilli cerca di rispondere in un quaderno destinato alla figlia. Ma c'è una domanda a cui non riesce a trovare la risposta: dov'è finita la sua amica delle elementari, la bambina con cui aveva condiviso l'organizzazione domestica dei Cicciobello? Noemi sembra scomparsa nel nulla, e Lilli s'improvvisa detective con l'aiuto di vecchie compagne, contesse, giornalisti e altri alleati estemporanei. Un romanzo magnetico, con tanto d'istruzioni per l'uso (della casa e della vita).

«A noi due, casa. Siamo sole, adesso. Una di fronte all'altra, come Gary Cooper e quell'altro in "Mezzogiorno di fuoco".»

Lilli ha quarantotto anni, ha appena perso il lavoro ma per fortuna zia Mariangela le ha lasciato un'insperata fonte di reddito. Quale momento migliore per realizzare il sogno inconfessabile di dedicarsi anima e corpo alle cure della casa? Il marito Francesco non si capacita, l'amica Cecilia alza le spalle, la figlia Iris ride, la madre inorridisce, ma Lilli osserva beata se stessa pulire la cucina, ammucchiare spugnette multicolori, inventare definitive sistemazioni di quel mondo a parte e sempre provvisorio che è la dispensa. E perché tutto questo sapere ballerino non vada perduto, annota su un quaderno i consigli pratici da tramandare alla figlia in forma di schede. Come evitare che gli spaghetti una volta aperti scappino da tutte le parti? Per quale arcano motivo nel cambio di stagione dell'armadio è indispensabile la naftalina? Perché le pattine sono improvvisamente scomparse dalla circolazione? Lilli, però, ha anche un marito con un progetto pericoloso, una figlia che da un giorno all'altro minaccia di abbandonare gli studi per darsi all'uncinetto, un'amica che rischia di diventare madre di tre figli complicati. Ma soprattutto non fa che chiedersi: dov'è finita Noemi? La sua compagna delle elementari che le ha fatto scoprire le meraviglie della Maglieria Magica sembra scomparsa senza lasciare traccia. Ma Lilli è un osso duro e non si dà per vinta: la troverà. Perché è una casalinga guerriera, e tutti se ne accorgeranno.

 

Commento:

"Le cure della casa" è il mio primo incontro con Stefania Bertola e credo proprio che non sarà l'ultimo. È un libro leggero, scanzonato, che però mi ha dato da pensare… ed in particolare ciò che più mi ha fatto riflettere e che mi porta a consigliarlo è la serie di domande che mi ha scatenato la reazione di familiari ed amici alla scelta casalinga di Lilli. Domande che possono tranquillamente sintetizzarsi in un bel "Ma perché?". Perché, mi sono chiesta, una donna che ne abbia le possibilità non può scientemente e consapevolmente decidere di non voler più lavorare? Perché non deve sentirsi libera di occuparsi amorevolmente e finanche maniacalmente della casa? Perché, mi sono chiesta, se non ha vincoli di sorta, non può persino decidere di sparire dalla circolazione, di non farsi trovare, di non dare più conto a nessuno della sua vita? Perché no? Perché viene presa per pazza o liquidata con il classico "è solo una fase" o peggio, considerata una fallita? Certo, c'è tutto un validissimo discorso sulle conquiste fatte dalle donne negli ultimi cinquant'anni, che le hanno portate a diventare manager, imprenditrici, politiche, donne in carriera ed insieme – qualora lo vogliano – mogli, compagne, madri. Discorso che – ripeto – è e rimane validissimo… ma quand'è che noi donne conquisteremo la libertà di poter scegliere davvero come vivere la nostra vita? Agli uomini vengono forse avanzate le stesse critiche? Se una donna come Lilli, giovane, intelligente, che ha sempre lavorato ma ora il lavoro l'ha perso, decide di non volerne più cercare un altro, perché viene malvista? Ha il suo sostentamento economico, non trascura la famiglia, non toglie nulla a nessuno, è felice così… perché non può? Domande che, probabilmente non hanno risposta, ma che comunque mi sono posta e spero inducano ad una riflessione. Tornando al libro, mi è piaciuta molto la scrittura di Stefania Bertola che, con tono colloquiale e familiare, ha dato voce ad una protagonista della porta accanto, moderna ma anche un po' nostalgica, un filino folle e un tantino naif, una tipa simpatica alle prese con la vita di tutti i giorni, la famiglia, la spesa, le pulizie di casa, i figli all'università e le tante piccole beghe sentimentali sue e di chi le sta intorno. Una donna che, all'inizio per puro divertimento, si butta a capofitto in un'avventura, nulla di rocambolesco, ma una cosa che tanti di noi sogniamo di fare ma non ci risolviamo a fare mai. Una bella lettura leggera in cui ritrovarsi e su cui riflettere. Consigliato.

 

Opera recensita: "Le cure della casa" di Stefania Bertola

Editore: Einaudi, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Torino

Pagine: 248

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

  

giovedì 4 novembre 2021

RECENSIONE: ALEX MICHAELIDES - LE VERGINI

Sinossi:

Ci sono professori capaci di incantare e far scoprire universi interi. È il caso dell'eccentrico, coltissimo Edward Fosca, il cui corso di tragedia greca è seguito con passione quasi ossessiva. Tanto che alcune studentesse, conquistate e rapite da quelle storie antiche, hanno fondato una setta segreta: Le vergini. Ma le ombre dei miti classici arrivano a minacciare gli alti saloni e le guglie gotiche di Cambridge. E quando alcune ragazze vengono ritrovate uccise molti degli indizi conducono proprio al professor Fosca.

 

Commento:

Le vergini è un thriller psicologico interessante, scorrevole, intenso. Racconta la storia di una psicoterapeuta inglese di origine greca, Mariana, rimasta vedova da poco di un marito che amava e che non riesce a dimenticare. L'unico affetto che le rimane è Zoe, la nipote che ha cresciuto come una figlia. Zoe studia a Cambridge, nel college dove la stessa Mariana ha studiato e conosciuto Sebastian, l'uomo che poi ha sposato. Una sera la donna riceve una chiamata di Zoe che, sconvolta, le comunica che è stato ritrovato un cadavere che forse potrebbe essere della sua migliore amica. C'è qualcosa che Zoe non le sta dicendo, tuttavia, e Mariana è intenzionata a scoprire di che si tratta, perciò parte da Londra alla volta di Cambridge per starle accanto. Sin da subito i suoi sospetti cadono su Edward Fosca, un affascinante e carismatico docente di tragedia greca. Tutto sembra ricondurre a lui… e intanto altre ragazze muoiono. "Le vergini" è un thriller che mi è piaciuto: ho apprezzato la trama, le sottotrame, la scrittura elegante e calda, quasi accogliente, per quanto il contenuto sia sinistro; ho apprezzato meno la caratterizzazione dei personaggi che, tuttavia, si compensa con i tanti colpi di scena e le svolte inattese. Un libro che consiglio, vedrete come le pagine scorreranno via e non vedrete l'ora di saperne di più. Io, per il momento, non vedo l'ora di recuperare il primo romanzo di quest'autore, La paziente silenziosa, un bestseller che non ho ancora mai letto. Se è bello quanto questo… beh, avrò letto un buon thriller.

 

 

 

Opera recensita: "Le vergini" di Alex Michaelides

Editore: Einaudi, 2021

Traduttore: Seba Pezzani

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.