simposio lettori copertina

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mercoledì 4 marzo 2020

RECENSIONE: EMANUELA CANEPA - INSEGNAMI LA TEMPESTA


Sinossi:
C’è una donna ferma sulla soglia di un convento. Deve entrare, ma ha paura. Oltre quella soglia, lo sa, avverrà la resa dei conti. Perché è lí che si trova sua figlia, un’adolescente scappata di casa dopo l’ennesima lite con lei. Ed è lí che vive la persona che molti anni prima l’ha abbandonata senza una parola, per seguire la propria vocazione.
Dopo il successo de L’animale femmina, Emanuela Canepa torna a scandagliare i conflitti sotterranei che si annidano in ogni rapporto. Stavolta, lo fa attraverso tre figure femminili indimenticabili. Una madre, alla quale la figlia rimprovera un’esistenza di rinunce. Una figlia, che la madre ha sempre sentito inaccessibile. E una suora, che ha lasciato tutto, anche la sua piú grande amica, per abbracciare senza riserve il proprio destino. Tre donne profondamente legate tra loro, eppure in costante fuga l’una dall’altra. Perché ogni legame d’amore può diventare un cappio, e ogni distacco trasformarsi in battaglia.

Commento:
Emma è una donna che ha fatto molte rinunce per la figlia, una figlia in principio non desiderata, ma amata profondamente e totalmente da sua madre e da Fausto, un giovane uomo che ha deciso consapevolmente di farle da padre. Matilde, però, crescendo ha ricambiato in modo sempre più disomogeneo questo amore: sempre di più al padre con cui parla, si confida e condivide momenti ed interessi, sempre meno alla madre che tiene, invece, rigorosamente a distanza con ostinata freddezza. La situazione precipita quando, a diciott'anni, Matilde incappa in qualcosa che avrebbe dovuto minare le sue certezze, la sua saccenza, il muro che ha eretto per dividersi dalla madre, ma inspiegabilmente, invece di rivolgersi a colei che le sarebbe stata più d'aiuto non fosse altro che per prossimità, Matilde interpella Irene, una donna che non ha mai conosciuto e che a sua madre ha fatto del male. Emma ha un'unica possibilità per recuperare il rapporto con sua figlia: affrontare il dolore ed andarsela a riprendere.
Questa è la storia di tre donne diversissime, di tre vittime di scelte che sofferte ed importanti, di tre donne che devono, loro malgrado, smettere di fuggire e guardare in faccia la vita, con tutti i rapporti e i legami che la animano. Con una prosa lucida, dura e insieme partecipata, Emanuela Canepa traccia profili netti che si stagliano nella nebbia dell'incomunicabilità e rimangono impressi nella mente per forza emotiva e tenacia nel seguire il percorso che hanno tracciato. Insegnami la tempesta è un libro che chiede di essere letto e metabolizzato, perché le storie, i dolori, le incomprensioni possano uscire dalle pagine e fare il paio con le nostre, aiutandoci così a superare le barriere del non detto. Una lettura che consiglio e che non dimenticherò.

Opera recensita: "Insegnami la tempesta" di Emanuela Canepa
Editore: Einaudi, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma, Cesena, Città di Castello
Pagine: 248
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 18 febbraio 2017

RECENSIONE: ANNA GIURICKOVIC DATO - LA FIGLIA FEMMINA


Sinossi:

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto

inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo

soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere

dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti

di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia

si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria

è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti

della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza:

le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù

di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

 

Esordio col botto per Anna Giurickovic Dato, che affronta un tema tanto scomodo quanto scabroso, qual è quello della pedofilia e dell’incesto. “La figlia femmina” è un libro che si legge in poche ore, ma che lascia profondamente turbati.

E’ il racconto di Silvia, giovane madre di Maria, una ragazzina di tredici anni con un carattere scontroso, schivo e molto umorale. Ed a Roma anche il tempo è instabile e sembra seguire gli umori di Maria la mattina in cui Silvia comincia a raccontare: è molto tesa perché ha invitato a pranzo Antonio, l’uomo di cui si è innamorata, il primo dopo l’ex marito Giorgio. Silvia vuole presentare Antonio a Maria ed ha paura del comportamento della figlia: si chiuderà in un mutismo o sbatterà la porta rovinando la giornata a tutti? Ma sorprendentemente Maria, oltre ad essere più bella del solito, è anche allegra ed affabile, scherza e ride con Antonio, mette tutti a loro agio, è padrona della conversazione… Silvia non l’ha mai vista così ed al principio è contenta di questa reazione entusiastica, ma ben presto l’aria si surriscalda e d’improvviso la piccola Maria non sembra più così indifesa.

Troppo annichilita per reagire alla piega presa dalla situazione, Silvia alterna le visioni del presente ed i ricordi del passato, in Marocco, a Rabat, quando c’era ancora suo marito Giorgio, l’amore della sua vita, il suo punto di riferimento, la perfezione assoluta. E tutto torna, tutto si colloca nella giusta dimensione… vittima e carnefice, turbata e disturbata, Maria si trasforma da angioletto delle fiabe a strega ammaliatrice sotto gli occhi impotenti di una madre troppo abituata a non voler vedere.

I temi di questo libro sono l’incomunicabilità, la fiducia negli altri che acceca e annebbia l’intelletto, la pedofilia e le conseguenze disastrose degli abusi sui minori, specie se avvenuti in ambito familiare.

“La figlia femmina” è un libro che parla con forza dirompente di ricordi delicati, che racconta con lucida consapevolezza la nebbia dei ricordi e che mette a nudo le conseguenze e le implicazioni del troppo amore, da diversi punti di vista. Bellissimo, angosciante, conturbante… a fine lettura si resta sgomenti, tramortiti e senza più parole. Lo consiglio a tutti, perché a volte il dramma è dietro l’angolo quando la cattiveria si traveste da bontà.

 

Opera recensita: “la figlia femmina” di Anna Giurickovic Dato

Editore: Fazzi, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Rabat (Marocco)-Roma

Pagine: 192

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 23 maggio 2016

RECENSIONE: MARIAPIA VELADIANO - LA VITA ACCANTO


Sinossi:

Rebecca è nata irreparabilmente brutta. Sua madre l'ha rifiutata dopo il parto, suo padre è un inetto. A prendersi cura di lei, la zia Erminia, il cui affetto però nasconde qualcosa di terribile, e la tata Maddalena, affettuosa e piangente. Ma Rebecca ha mani bellissime e talento per il piano. Grazie all'anziana signora De Lellis, Rebecca recupera un rapporto con la complessa figura della madre, scoprendo i meccanismi perversi della sua famiglia. E nella musica trova un suo modo singolare di riscatto, una vita forse possibile. La Veladiano racconta senza sconti l'ipocrisia, l'intolleranza, la crudeltà della natura, la prevaricazione degli uomini sulle donne, l'incapacità di accettare e di accettarsi, la potenza delle passioni e del talento.

 

Il libro di cui vi parlo oggi è bello, ma difficile. Questa è una storia che non piace, una storia che non si vorrebbe ascoltare… proprio come gli abitanti di Vicenza non vorrebbero vedere Rebecca. E non solo i cittadini comuni, ma anche la famiglia, i compagni di scuola e i loro genitori non vogliono guardare in faccia la dura, durissima realtà con cui Rebecca convive. Perché lei è nata con “la tara”, è nata brutta, bruttissima! Sin dalla sua nascita la madre si è chiusa in se stessa, oppressa dal senso di colpa e dall’impotenza di fare qualunque cosa per quella figlia deforme, persino di darle l’amore di cui ha bisogno. Rebecca è costretta ad uscire quando tutta la città si ritira in casa, è costretta a subire le angherie dei compagni di scuola, si fanno riunioni segrete per impedirle di frequentarla quella scuola, al pari di tutti gli altri bambini.
Ma Rebecca ha degli alleati: la tata Maddalena, saggia e devota, che la adora e la protegge;Lucilla, la sua unica amica che sin dal primo giorno di scuola le apre il suo mondo, la sua casa ed il suo cuore; e poi la maestra Albertina che combatte strenuamente perché questa bambina venga trattata come gli altri; e il premuroso ed elegante maestro De Lellis che la indottrina verso quell’arte che le salverà la vita. Ma il più grande alleato di Rebecca sono le sue mani, mani magiche, in grado di scivolare sui tasti di un pianoforte eseguendo, sperimentando, creando e soprattutto suonando il grande dolore che Rebecca ha nel cuore.
Un romanzo forte, diretto e struggente dove Maria Pia Veladiano ci racconta quanto può far male l’incomunicabilità: Rebecca non comunica con la famiglia e con la scuola; sua madre non parla con nessuno, neanche con il marito, lasciandosi pian piano decadere del tutto; la signora De Lellis è creduta pazza perché si rifiuta di conformarsi all’immagine che il mondo vorrebbe di lei… Tutto questo è raccontato senza paura, senza pregiudizi e senza sconti, con uno stile diretto e spiazzante. Confesso che avevo cominciato a leggere questo libro più di un anno fa, ma avevo dovuto interrompere la lettura quasi subito: Rebecca mi respingeva, o forse ero io a mettere un muro tra lei e me, tra la sua storia e la mia… poi, un bel giorno di pochi mesi fa, ho deciso di riaprirlo ed ho abbattuto quel muro… e menomale che l’ho fatto!
Lettura difficile, ma consigliata!

 

Opera recensita: “La vita accanto” di MariaPia Veladiano

Editore: Einaudi, stile libero big, 2011

Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Vicenza
Pagine: 172

Consigliato: sì.