simposio lettori copertina

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sabato 18 febbraio 2017

RECENSIONE: ANNA GIURICKOVIC DATO - LA FIGLIA FEMMINA


Sinossi:

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto

inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo

soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere

dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti

di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia

si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria

è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti

della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza:

le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù

di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

 

Esordio col botto per Anna Giurickovic Dato, che affronta un tema tanto scomodo quanto scabroso, qual è quello della pedofilia e dell’incesto. “La figlia femmina” è un libro che si legge in poche ore, ma che lascia profondamente turbati.

E’ il racconto di Silvia, giovane madre di Maria, una ragazzina di tredici anni con un carattere scontroso, schivo e molto umorale. Ed a Roma anche il tempo è instabile e sembra seguire gli umori di Maria la mattina in cui Silvia comincia a raccontare: è molto tesa perché ha invitato a pranzo Antonio, l’uomo di cui si è innamorata, il primo dopo l’ex marito Giorgio. Silvia vuole presentare Antonio a Maria ed ha paura del comportamento della figlia: si chiuderà in un mutismo o sbatterà la porta rovinando la giornata a tutti? Ma sorprendentemente Maria, oltre ad essere più bella del solito, è anche allegra ed affabile, scherza e ride con Antonio, mette tutti a loro agio, è padrona della conversazione… Silvia non l’ha mai vista così ed al principio è contenta di questa reazione entusiastica, ma ben presto l’aria si surriscalda e d’improvviso la piccola Maria non sembra più così indifesa.

Troppo annichilita per reagire alla piega presa dalla situazione, Silvia alterna le visioni del presente ed i ricordi del passato, in Marocco, a Rabat, quando c’era ancora suo marito Giorgio, l’amore della sua vita, il suo punto di riferimento, la perfezione assoluta. E tutto torna, tutto si colloca nella giusta dimensione… vittima e carnefice, turbata e disturbata, Maria si trasforma da angioletto delle fiabe a strega ammaliatrice sotto gli occhi impotenti di una madre troppo abituata a non voler vedere.

I temi di questo libro sono l’incomunicabilità, la fiducia negli altri che acceca e annebbia l’intelletto, la pedofilia e le conseguenze disastrose degli abusi sui minori, specie se avvenuti in ambito familiare.

“La figlia femmina” è un libro che parla con forza dirompente di ricordi delicati, che racconta con lucida consapevolezza la nebbia dei ricordi e che mette a nudo le conseguenze e le implicazioni del troppo amore, da diversi punti di vista. Bellissimo, angosciante, conturbante… a fine lettura si resta sgomenti, tramortiti e senza più parole. Lo consiglio a tutti, perché a volte il dramma è dietro l’angolo quando la cattiveria si traveste da bontà.

 

Opera recensita: “la figlia femmina” di Anna Giurickovic Dato

Editore: Fazzi, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Rabat (Marocco)-Roma

Pagine: 192

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 27 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS 3, ATTO FINALE


Sinossi:

Sono passati dieci anni da quando, grazie a una lunga serie di sotterfugi e manipolazioni, Francis Urquhart ha raggiunto l’apice. Ora si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del paese: lo spettro della vecchiaia incombe, è tempo di bilanci e di pensare a come guadagnarsi un posto nella Storia. Ma nel corso della sua impietosa scalata il nostro protagonista si è fatto molti nemici, e oggi si ritrova con un branco di lupi alle calcagna pronti ad azzannarlo, mentre i molti scheletri da tempo sepolti nell’armadio minacciano di saltare fuori. Nel suo ultimo atto, Urquhart è costretto ad affrontare un’inaspettata crisi di governo che coinvolge lo scacchiere internazionale: deve operare nella questione cipriota, complicata ulteriormente dal ritrovamento di certi giacimenti petroliferi a cui sono in molti ad ambire. Ma il petrolio non è l’unico segreto dell’isola: Urquhart è legato a questa terra da una tragica vicenda personale del suo passato, pronta a perseguitarlo. Come prevedibile, l’instancabile FU non è pronto a farsi da parte, né a cedere di fronte a chicchessia. È ancora disposto a tutto e determinato a lasciare il segno. Ci riuscirà?

 

Terzo ed ultimo capitolo della saga letteraria House of cards, con protagonista il calcolatore, tenace, acuto Francis Urquart. Lo avevamo lasciato, alla fine del secondo libro, alle prese con uno scontro tra governo e monarchia a pochi mesi dalla sua prima elezione a Primo ministro. Lo ritroviamo più di dieci anni dopo, ultrasettantenne, ancora a capo del governo, ma con una popolarità in netto declino, nemici, insidie e questioni in sospeso che sembrano spuntare da dietro ogni angolo. Ma FU non cede, deciso com’è a restare a lungo al governo ed a trovare un posto d’onore sui libri di storia. Un ex membro del suo partito, però, sembra acquisire popolarità e comincia a dargli qualche pensiero; inoltre Urquart si trova coinvolto nell’instabile equilibrio internazionale tra Grecia e Turchia che si contendono l’isola di Cipro, con il suo petrolio e le sue guerre passate che tornano prepotentemente a far sentire la loro voce. Ancora sorprendentemente tormentato da drammatici ricordi del passato, Urquart si trova a prendere decisioni rischiose per la sua politica e per tante vite umane al di là del mare. Non tutto va come previsto ed il nostro primo ministro, ormai in declino, decide di lasciare la scena a suo modo, riscattandosi, qualunque sia il prezzo.

Già nel secondo volume vi avevo parlato dell’aria di crisi che si respirava per tutto il libro, che risultava molto diverso e meno brioso ed acuto del primo. Anche qui, sebbene non con lo stesso grigiore, si parla di un uomo politico in declino e di una situazione politica, interna ed estera, molto complessa. Ulteriore demerito di questo libro è la presenza di più campi d’azione, di più situazioni da analizzare, non ben staccate tra loro. Ci troviamo di fronte a capitoli lunghissimi nei quali sono condensati gli scenari più vari: dalla lotta politica in Parlamento alle montagne di Cipro, dai pensieri di Urquart e di Claire allo stadio di Nicosia… questa pluralità di scenari risulta interessante per la trama, ma allo stesso tempo fuorviante e confusionaria. Per non dire che l’acume che aveva caratterizzato Urquart nel primo volume sembra quasi svanito: lo ritroviamo vecchio, con i riflessi rallentati, perso dietro i fantasmi del passato… Anche gli altri personaggi, giocoforza, risultano un po’ appannati e non ben caratterizzati, penalizzati dalla troppa carne al fuoco nella trama.

Tuttavia credo che l’ultimo capitolo, con il discorso di Urquart e la fine della sua carriera politica, sia qualcosa di tanto spettacolare quanto meritevole. Mi azzarderei a sostenere che, al di là della volontà di portare a termine la serie, valga la pena leggere le precedenti 500 pagine solo per arrivare a quel capitolo!

Consigliato, dunque? Sì e no: sì se volete finire la serie e siete curiosi di sapere cosa sarà di Urquart; no se i primi due libri non vi sono piaciuti.

 

Opera recensita: “house of cards 3, atto finale” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2015

Genere: political thriller

Ambientazione: Inghilterra, Cipro

Pagine: 528

Prezzo: 17,50€ cartaceo; 9,99€ ebook

Consigliato: sì/no.

 

domenica 18 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS 2 - SCACCO AL RE


Sinossi:

Dopo aver ordito la scalata al potere, il nuovo primo ministro Francis Urquhart, ormai noto come FU, sfida il re in persona e minaccia l'intoccabile ruolo della monarchia inglese. Da poco in carica come lo stesso primo ministro, il giovane sovrano contesta il programma di governo e la divergenza di pensiero presto scivola in ostilità dichiarata. Il terreno di scontro è ampio, e la battaglia si combatte a suon di sondaggi d'opinione truccati, prime pagine di quotidiani manipolate, scandali sessuali e calcolate strategie di rischio: Francis Urquhart ha deciso di distruggere non solo l'immagine della Corona, ma del re in persona. Se per il cinico architetto del potere non è ammissibile l'interferenza della casa reale nell'attività politica, dall'altra parte si disapprovano le scelte nel campo delle politiche sociali, che sembrano aver acuito i problemi di alcune aree metropolitane. Il conflitto presto si alza d'intensità e Urquhart decide di andare a nuove elezioni. Durante l'arena elettorale entra in scena un personaggio chiave: un consigliere politico, impersonato da una bella donna, impeccabile e brillante, Sally Quine, con la quale nascerà una relazione. Con lo scorrere degli eventi le minacce alla casa reale diventano sempre più pericolose e il primo ministro si spinge lungo un crinale vertiginoso, da cui scendere costituisce un'impresa ad altissimo rischio. E dunque esiste là fuori qualcosa o qualcuno che possa sfuggire al controllo di Francis Urquhart?

 

Ho adorato e consigliato caldamente il primo libro di questa serie che tanto bene descrive il mondo politico, l’ambizione, l’avidità nella ricerca del potere ad ogni costo.

Non posso dire lo stesso di questo secondo volume. Non è da buttare, intendiamoci, ma non è al livello del primo.

In linea generale, il libro è perneato da una crescente aria di crisi, economica, politica, morale e delle vicende personali dei protagonisti. Già questo contribuisce a ridurre il brio e la suspence che aveva caratterizzato il primo volume. A distanza di pochissimi mesi dalla sua elezione, il primo ministro Francis Urquart, acuto, intelligente, manipolatore, è in conflitto con il re ed invece di appianare le divergenze decide di surclassarlo usando ogni modo possibile per metterlo in cattiva luce. Sulla sua strada incontra l’ambiziosa ed attraente Sally Queen, una sondaggista molto brava nel suo lavoro che lo aiuterà nella sua battaglia personale e politica. Ma quando si è così in alto bisogna stare attenti a non scivolare, perché la caduta sarebbe molto più rovinosa… il nostro caro FU, che di solito è così accorto e calcolatore, pare aver dimenticato questo elementare principio e, dall’alto della sua onnipotenza non si accorge delle ombre che avanzano al suo fianco, pur avendo tutti gli elementi per prevedere e magari evitare il disastro.

Il libro è sempre piacevole, lo stile di Dobbs è sempre attento ed oculato oltre che scorrevolissimo, ma chi ha amato l’adrenalina suscitata dal primo volume, qui noterà senz’altro un abbassamento dei toni. Il grigiore della crisi materiale e spirituale che colpisce tutti i protagonisti, poi, farà il resto. In breve, lo consiglio a chi ha letto il primo e vuole finire la serie, ma se non avete apprezzato l’uno non credo che riscatterete Dobbs e FU con questo secondo. Io, per quel che conta, leggerò anche il terzo.

 

Opera recensita: “House of cards 2 – scacco al re” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2014

Genere: narrativa straniera, politica

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 448

Prezzo: 16,50€ (cartaceo), 9,99€ (ebook)

Consigliato: sì/no.

 

martedì 6 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS (LIBRO I)


Sinossi:

"La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto". Questa è una delle massime di Francis Urquhart, per alcuni semplicemente FU, una specie di patrizio solitario, aristocratico molto vecchio stile, che ha passato l'età della maturità, dopo aver dedicato la propria vita alla politica, all'ombra di Westminster. È arrivato ai vertici del suo partito, pur incarnando un ruolo in apparenza lontano dai riflettori. È il più stretto consigliere del primo ministro e anche il custode dei segreti degli uomini che gli siedono accanto. Segreti molto personali, debolezze, fragilità, vizi: parole che nella carriera di un uomo politico rappresentano pericoli mortali, perché incompatibili con il ruolo di potere che riveste. Ed è questo materiale che Francis decide di sfruttare per raggiungere la sua vetta personale. Da dietro le quinte di una fase politica difficile e incerta, questo regista impeccabile riesce a muovere tutti, pedine di un gioco spietato, dove il ricatto diventa un raffinato intreccio narrativo. Di quale materia siano fatti potere e ambizione, quali siano i legami tra l'informazione e i destini politici di un paese, lo scoprirà Mattie Storin, tagliente cronista politica, decisa a stanare la verità su una crisi di governo in cui nulla sembra accadere per caso.
 
 

Politica. Politica allo stato puro è quella che troviamo nelle 447, stupende pagine di questo romanzo. Un libro freddo, lucido, distaccato, proprio come il suo protagonista, Francis Urquhart. Francis, anche detto FU, è il più stretto collaboratore del primo ministro, il chief wip, colui che conosce tutti i parlamentari, le loro abitudini, i loro difetti, i loro segreti. Non fa parte del governo, ma agisce nell’ombra, regista incontrastato e perfetto conoscitore di tutte le cospirazioni, macchinazioni, truffe e giochetti delle stanze del potere. Un personaggio, insomma, che sarebbe meglio non far arrabbiare o, almeno, non contrariare… ma il primo ministro Harry Colinridge, neoeletto con una maggioranza piuttosto risicata, questo non l’ha considerato e non ha dato al suo Chief Wip l’incarico che desiderava. E’ proprio allora che Francis, astuto, calcolatore ed intelligente come pochi, deluso dal trattamento ricevuto, ordisce un piano per rovesciare il primo ministro e raggiungere il potere a modo suo. Sulla sua strada incontra, però, una giovane giornalista, Mattie Storin, che ambisce a diventare la migliore cronista parlamentare del Paese e, forse, del mondo. Tra i due si instaura un gioco molto pericoloso, fatto di equilibri instabili tra desiderio e controllo, tra verità e complotto... fino all’ultimo, sconvolgente, capitolo. Sono tanti i personaggi che punteggiano il mondo di FU e la politica londinese del dopo Tatcher, e sono tanti i fili che Francis dovrà tirare per raggiungere il suo scopo, ma la mente geniale di un leader non si ferma davanti a niente e nessuno e “se si decide di essere crudeli, è inutile essere crudeli solo a metà”.

Dopo le prime pagine in cui si fa fatica ad entrare nella storia ed a familiarizzare con lo stile stringato ed a tratti criptico di Dobbs, il libro esplode in un climax ascendente di interesse, fascino e suspence. Si arriva alla fine in un lampo, con un misto di sensazioni contrastanti: pena per le tante ambizioni spazzate via, sdegno per certi comportamenti abietti, ammirazione per la tenacia di Mattie e la genialità di Francis ed anche una buona dose di brivido! Più si alza la posta in gioco, più aumenta la tensione vibrante delle pagine e ci si chiede, come fa Mattie, fino a dove arrivi l’ambizione, di cosa sia fatto il potere e di quali compromessi si nutra. Ed il risvolto inquietante del romanzo è dato dal fatto che a scriverlo sia stato un politico, un uomo che è stato ai vertici del potere e che ha visto ciò che accade nel mondo dei potenti. Il racconto di Dobbs è assolutamente verosimile e si fa davvero fatica a distinguere il confine tra realtà e fantasia.

Qualche curiosità: “house of cards” è il primo di tre libri che hanno come protagonista Francis Urquhart; fu scritto da Dobbs nel 1989, ma l’autore lo ha rimaneggiato e ridato alle stampe nel 2014. Dal libro è stata tratta una fortunata serie Tv che ha ridato notorietà a queste pagine. Ogni capitolo è corredato da una massima di Francis Urquhart... queste massime, da sole, meriterebbero un'analisi a parte, tanti sono gli spunti di riflessione che forniscono.

Personalmente ho molto apprezzato l’approccio cinico e disilluso di Dobbs e leggerò anche gli altri due libri… e voi? Cominciate dal primo, ne vale la pena!

 

Opera recensita: “House of cards” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2014

Genere: romanzo

Ambientazione: Londra

Pagine: 447

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.