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giovedì 2 aprile 2020

RECENSIONE: ANITA PULVIRENTI - LA TRASPARENZA DEL CAMALEONTE


Sinossi:
Nasconderti tra la folla non può impedirti di scoprire chi sei. Carminia non riesce a guardare nessuno negli occhi. Vorrebbe che non le rivolgessero mai la parola, nemmeno per augurarle buongiorno. Il minimo ritardo la infastidisce, un quadro storto la infastidisce. Ha un menu fisso per ciascun giorno della settimana, un ordine preciso per vestirsi ogni mattina, un modo corretto con cui la carta igienica deve scorrere sul portarotolo, e diciotto copie del suo libro preferito in soggiorno, su uno scaffale. Rifugge qualsiasi rumore o semplice contatto umano. La verità è che le persone sono d’intralcio alla sua esistenza. Carminia ha la trasparenza del camaleonte, la stessa capacità di adattarsi alle situazioni in cui si trova e, in quelle, sparire. Eppure soffre per tutto ciò che non le riesce, la disturba, non le viene naturale: ha la sindrome di Asperger, ma ancora non lo sa. È solo quando finalmente le viene diagnosticata, e la madre sembra riemergere da un’infanzia ormai lontanissima, che il suo mondo di ordine e routine comincia a vacillare. Insieme a Rebecca, una bambina impertinente e linguacciuta, Carminia si troverà allora a dover fare i conti con se stessa, con il suo modo di abitare il mondo e con ciò che significa, alla fin fine, normalità.

Commento:
Carminia. Dietro questo bellissimo nome si nasconde un mondo, esattamente come dietro al nome di ciascuno di noi. Il mondo di Carminia è complicato, ma solo se lo si guarda dall'esterno, con gli occhi di chi non la conosce ed è abituato a guardare solo il proprio, di mondo. Certo, Carminia ha le sue manie, ha giorni e orari fissi per qualunque cosa, non sorride, non capisce le battute, non ama i convenevoli, spesso non riconosce la gente, non socializza, ama il silenzio, ama l'armonia… Per Carminia queste sono tutte cose normali, cose che costituiscono la sua vita, il suo ordine mentale, lei è così, è questa, tutto il pacchetto o niente. E Carminia non capisce perché le altre persone si comportino diversamente, non la capiscano, la considerino strana, pazza, asociale, stronza. Non capisce perché nella scelta tra pacchetto e niente, la maggior parte delle persone scelga la seconda opzione. Ci si è abituata, però: è come le ha detto la nonna, il mondo non la capisce, non è alla sua altezza, non è lei ad essere sbagliata, non è lei ad avere un problema. E invece sì, Carminia ce l'ha un problema e negarlo peggiora le cose: ha la sindrome di Asperger, tutte le sue particolarità rientrano nello spettro autistico. Però attenzione, ora non lasciamo volare la mente a quei casi di genialità supersonica di cui spesso leggiamo in riviste o blog: non stiamo parlando di questo. Qui parliamo di normalità, di come una persona con questa sindrome possa vivere la sua vita al meglio delle possibilità, restando in contatto, per quanto tollerabile, col mondo che la circonda senza isolarsi, senza chiudersi a riccio. Se la nonna, dopo l'abbandono della madre, l'avesse giustificata meno ed avesse voluto guardare in faccia la realtà, Carminia magari avrebbe potuto conoscere prima la sua diagnosi e cercare di migliorare i suoi rapporti col mondo. Guardare in faccia il problema a volte può essere la soluzione: se avesse saputo e potuto spiegare agli altri il perché delle sue anomalie, forse questi ultimi non l'avrebbero segnata a dito, non l'avrebbero considerata strana, pazza, stronza e, di conseguenza, lei stessa avrebbe sofferto meno.
Ecco, mentre scrivo queste parole sono costretta a bloccarmi perché realizzo di stare, almeno in teoria, scrivendo la recensione di un libro. Dovrei, quindi, parlare di stile, scrittura, personaggi… ma è così forte la storia di Carminia, questo personaggio inventato è così reale e presente da uscire dalle pagine, da materializzarsi alla scrivania vicino alla mia, da diventare persona viva, fisica, con tutte le sue sofferenze, dolori, incomprensioni che diventano intollerabili. Intollerabili perché intollerabile è il nostro modo di approcciarci agli altri, di guardarli sempre col filtro delle nostre convinzioni e convenzioni, senza porci mai il dubbio che possano non accettarle o, molto più banalmente, non riuscire a capirle. E ancora una volta mi ritrovo a chiedermi il senso di aggettivi come "strana, pazza, asociale, psicopatica, stronza" e, specularmente, del peggiore, del più infido, traditore e respingente di tutti: "normale"!.
Dalla scossa che mi hanno dato queste riflessioni – che spero di essere riuscita in qualche modo a trasmettervi – non è difficile capire che Anita Pulvirenti ha scritto un libro di un'attualità, realtà, forza dirompente e sorprendente. Fluido, verosimile, pertinente, La trasparenza del camaleonte rende perfettamente la vicinanza di queste problematiche a noi, al nostro vivere quotidiano. Carminia sembra proprio la signorina quarantenne che abbiamo incontrato alla cassa del supermercato, quella che ha preteso l'euro del 2009 perché quello del 2010 ce l'aveva già. Ci è sembrata pazza? Psicopatica? Beh, chiediamoci da dove viene questa sua fissazione, chiediamoci il perché di questa sua necessità. Lo stesso dicasi per la signora che strepita perché abbiamo chiamato l'ascensore prima di lei proprio nel momento in cui le serviva, per la collega che non vuole mai venire a prendere il caffè con noi… chiediamoci perché e cosa possiamo fare – o non fare – noi. Facciamolo sempre quando siamo in relazione con gli altri: non conosciamo le loro vite e ciò che potrebbe sembrare strano a noi, per loro potrebbe essere parte di una necessità. E poi, infine, chiediamoci quanto costi agli altri cambiare, modificarsi, soffocare se stessi per essere accettati da noi, per entrare nella nostra tanto amata normalità.

Opera recensita: "La trasparenza del camaleonte" di Anita Pulvirenti
Editore: Dea Planeta, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: non definita, ma presumibilmente Sud Italia, Sicilia
Pagine: 223
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9
Colonna sonora sperimentata: Bruce Springsteen.


martedì 30 luglio 2019

RECENSIONE: MARK HADDON - LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE


Sinossi:
Quando scopre il cadavere di Wellington, il cane barbone della vicina, Christopher Boone capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. Perciò incomincia a scrivere un libro mettendo insieme gli indizi del caso dal suo punto di vista. E il suo punto di vista è davvero speciale. Perché Christopher soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo, e ha un rapporto molto problematico con il mondo. Odia essere toccato, odia il giallo e il marrone, non mangia se cibi diversi vengono a contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai. Adora la matematica e l’astronomia, e uno dei suoi pensieri preferiti è immaginare di essere l’ultimo uomo sopravvissuto sulla Terra, o l’unico marinaio a bordo di un sottomarino nelle profondità dell’oceano. Scrivendo il suo libro giallo, e ripensando a romanzi come Il mastino dei Baskerville, Christopher inizia a far luce su un mistero ben più importante di quello del cane barbone. Come è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini? Per rispondere a queste domande dovrà intraprendere un viaggio iniziatico in treno e in metropolitana, in luoghi e situazioni che prima di allora avrebbe trovato intollerabili, approdando a una sorta di età adulta, orgoglioso di sapersi muovere nel mondo caotico e rumoroso degli altri.

Commento:
Questo è uno di quei libri su cui nutri grandi aspettative per lungo tempo, crogiolandoti nell'attesa di leggerli, salvo poi, a lettura finita, restarne delusa più di quanto sarebbe consentito. Non so bene cosa mi aspettassi dal libro di Mark Haddon, famoso e super consigliato ovunque, ciò che so è che mi aspettavo qualcosa in più, specialmente sul piano emotivo. E' un libro discreto che racconta l'evoluzione di un ragazzo, Christopher Boone, affetto da sindrome di Asperger, che una notte scopre che il cane della vicina è stato ucciso con un forcone e da quel momento il suo unico obiettivo, il suo chiodo fisso diventa scoprire chi l'ha ucciso. Per una casualità imponderabile, però, scoprire chi ha ucciso il cane per Christopher significherà scoprire cose della sua vita e della sua famiglia che gli erano state nascoste e che genereranno in lui un sovvertimento degli equilibri e un turbamento tali da indurlo a fare quanto di più lontano e intollerabile vi sia per un giovane con la sua malattia: partire. Partire da solo, senza un programma, continuamente a contatto con altre persone, con un numero di informazioni superiore a quanto possa sopportare, costretto a continue decisioni, per Christopher è fonte di una tensione mai provata prima, ma la paura e la voglia di chiudere il cerchio sono un deterrente più che accettabile per questo viaggio basato sull'incertezza. Inutile dire che il finale – l'unica cosa che salverei senza remore – è un'importante lezione di fiducia negli altri, autostima e crescita nel perseguire i propri obiettivi. Ho trovato originali sia la storia sia il modo in cui Haddon – per bocca del ragazzo – l'ha raccontata; tuttavia il tutto non mi ha emozionato quanto avrei supposto… perciò non posso dare un giudizio completamente positivo su questo libro che, peraltro, non si presenta come una lettura di immediata comprensione: il linguaggio e il punto di vista di Christopher, sebbene abbiano il grande pregio di essere molto realistici e di non indorare la pillola, rendono più complessa l'empatizzazione con il personaggio principale, empatizzazione che risulta evidente in Haddon, ma che non necessariamente si trasmette al lettore digiuno della vicenda e delle sue implicazioni. Il risultato è un generale spaesamento che si protrae per troppa parte del romanzo. Originale, sì, ma non del tutto convincente, almeno per me.

Opera recensita: "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon
Editore: Einaudi, 2003
Genere: romanzo di formazione
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 254
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.