simposio lettori copertina

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lunedì 3 gennaio 2022

RECENSIONE: JULIE CAPLIN - AMORE, NEVE E CIOCCOLATO

Sinossi:

Se c'è una cosa di cui Mina è assolutamente sicura è che il cioccolato possa risolvere ogni problema. Così, quando si ritrova a fare i conti con una cocente delusione amorosa, non si perde d'animo: un viaggio sulle Alpi svizzere, ospite nello chalet della sua adorata madrina, è quello che ci vuole per curare un cuore spezzato. E così prepara le valigie, decisa a godersi la sana vita di montagna, aria frizzantina e panorami mozzafiato e, perché no, a farsi coccolare dal gusto irresistibile della cioccolata svizzera. Il suo lavoro di consulente alimentare le ha insegnato che le scoperte migliori sono quelle che avvengono in modo inaspettato, lasciandosi sorprendere dai sapori inattesi. Anche se ultimamente la sua vita professionale sembra essere incastrata su progetti monotoni e poco stimolanti, Mina sente che quel soggiorno le consentirà di ricaricare le batterie e ripartire al massimo. Tutte le sue certezze, però, sono destinate a vacillare quando, a bordo di un treno che si inerpica tra le cime innevate, si imbatte in un affascinante sconosciuto...

 

Commento:

A volte si ha proprio bisogno di leggerezza… sarà per questo che mi è piaciuto così tanto questo romanzo di Julie Caplin? O forse sarà perché si parla di cibo, di vacanze, di neve… di sentimenti che sbocciano, di donne intraprendenti ed esuberanti che affrontano una crisi e decidono di rimettersi in gioco? Sta di fatto che la storia di Mina, questa giovane tecnologa alimentare inglese con la passione per il cioccolato, a me è piaciuta molto. Ho trovato questo libro gradevole, una lettura leggera, senza pretese, ma ricca di spunti ed utile per impegnare un paio di pomeriggi di relax e dolce far niente invernale. Se vi venisse voglia di un romanzo rosa un po' prevedibile, ma comunque piacevole, questo ve lo consiglio.

 

Opera recensita: "Amore, neve e cioccolato" di Julie Caplin

Editore: Newton Compton, 2021

Traduttore: Alice Benassi

Genere: romanzo rosa

Ambientazione: Inghilterra, Svizzera

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

giovedì 4 novembre 2021

RECENSIONE: ALEX MICHAELIDES - LE VERGINI

Sinossi:

Ci sono professori capaci di incantare e far scoprire universi interi. È il caso dell'eccentrico, coltissimo Edward Fosca, il cui corso di tragedia greca è seguito con passione quasi ossessiva. Tanto che alcune studentesse, conquistate e rapite da quelle storie antiche, hanno fondato una setta segreta: Le vergini. Ma le ombre dei miti classici arrivano a minacciare gli alti saloni e le guglie gotiche di Cambridge. E quando alcune ragazze vengono ritrovate uccise molti degli indizi conducono proprio al professor Fosca.

 

Commento:

Le vergini è un thriller psicologico interessante, scorrevole, intenso. Racconta la storia di una psicoterapeuta inglese di origine greca, Mariana, rimasta vedova da poco di un marito che amava e che non riesce a dimenticare. L'unico affetto che le rimane è Zoe, la nipote che ha cresciuto come una figlia. Zoe studia a Cambridge, nel college dove la stessa Mariana ha studiato e conosciuto Sebastian, l'uomo che poi ha sposato. Una sera la donna riceve una chiamata di Zoe che, sconvolta, le comunica che è stato ritrovato un cadavere che forse potrebbe essere della sua migliore amica. C'è qualcosa che Zoe non le sta dicendo, tuttavia, e Mariana è intenzionata a scoprire di che si tratta, perciò parte da Londra alla volta di Cambridge per starle accanto. Sin da subito i suoi sospetti cadono su Edward Fosca, un affascinante e carismatico docente di tragedia greca. Tutto sembra ricondurre a lui… e intanto altre ragazze muoiono. "Le vergini" è un thriller che mi è piaciuto: ho apprezzato la trama, le sottotrame, la scrittura elegante e calda, quasi accogliente, per quanto il contenuto sia sinistro; ho apprezzato meno la caratterizzazione dei personaggi che, tuttavia, si compensa con i tanti colpi di scena e le svolte inattese. Un libro che consiglio, vedrete come le pagine scorreranno via e non vedrete l'ora di saperne di più. Io, per il momento, non vedo l'ora di recuperare il primo romanzo di quest'autore, La paziente silenziosa, un bestseller che non ho ancora mai letto. Se è bello quanto questo… beh, avrò letto un buon thriller.

 

 

 

Opera recensita: "Le vergini" di Alex Michaelides

Editore: Einaudi, 2021

Traduttore: Seba Pezzani

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 11 ottobre 2021

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - L'ISOLA DEGLI ALBERI SCOMPARSI

        Sinossi:

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d'erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.

 

Commento:

E' l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale in un liceo di Londra. I ragazzi sono tutti in fermento per i viaggi che faranno, le rimpatriate, i regali, le esperienze esaltanti. Tutti tranne Ada. Lei non ha programmi particolari per le prossime vacanze, si limita a guardare, dalla finestra della classe, il cielo che promette bufera pensando che le sue vacanze trascorreranno a casa col padre, Kostas, quel padre con cui non parla quasi più da quando è morta la mamma, Defne. E non si sa perché, ma in quel momento così uguale a tanti altri, qualcosa, in lei, si rompe e nulla sarà più come prima, tanto più che un'altra novità inattesa e poco gradita la attende a casa: sta per arrivare, da Cipro, la zia Meryem, la sorella della madre che Ada finora non ha mai visto. Ada non sa ancora che insieme a una caterva di leccornie e vestiti dai colori sgargianti, Meryem porterà con sé tutto ciò che lei non ha mai saputo, tutto quel passato di cui, per sedici anni, Ada non ha saputo quasi nulla. Un passato fatto di Storia e storie, di rivalità antiche rinfocolate ad arte per creare scompiglio, distruzione, guerra, morte. Un passato che ha molto a che fare con i suoi genitori, uno greco e l'altra turca, uno cristiano e l'altra musulmana, adolescenti innamorati in un tempo in cui amare qualcuno dell'etnia avversa poteva costare la vita. A raccontare questa storia con voce calda ed accorata saranno alcuni dei protagonisti, quelli sopravvissuti… Kostas con le sue metafore fatte d'amore per piante ed animali, Meryem con la sua saggezza popolare intrisa di tradizioni, credenze, superstizioni e proverbi, e la pianta di fico, proprio quella che fu testimone di tanta barbarie e di tanto amore.

Con uno stile sicuro e consolidato e una prosa ricca, evocativa ed ammaliante, Elif Shafak torna ad occuparsi di temi a lei cari quali le minoranze, l'immigrazione, il confronto e il conflitto tra culture affini. Stavolta lo fa soffermandosi sull'eterna rivalità tra greci e turchi che da sempre trova espressione nella bellissima e rigogliosa isola di Cipro, contesa e dilaniata da guerre fratricide in nome del potere e del predominio. Una storia intensa in cui trovano posto molti temi, anche di stretta attualità, come ad esempio la difficoltà degli adolescenti di farsi sentire ed i pericoli del cyber bullismo. Un libro scorrevole che è un piacere leggere.

 

Opera recensita: "L'isola degli alberi scomparsi" di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: A. Jewurz Daniele, Isabella Zani

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Cipro, Londra

Pagine: 368

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

  

lunedì 4 ottobre 2021

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - UN FUOCO CHE BRUCIA LENTO

 

    Sinossi:

Laura ha trascorso la maggior parte della vita sotto il peso dei giudizi altrui. È considerata irascibile, turbata, un'outsider. Miriam sa che, solo perché Laura è stata vista lasciare la scena di un crimine orribile con i vestiti sporchi di sangue, ciò non fa di lei necessariamente un'assassina. L'amara esperienza le ha insegnato quanto sia facile essere colti al posto sbagliato nel momento sbagliato. Carla è ancora scossa dal brutale omicidio del nipote. Non si fida di nessuno: sa che anche le persone buone sono capaci di azioni terribili. Ma fin dove è disposta a spingersi per trovare pace? Innocente o colpevole, ognuno di noi è segnato nel profondo. Ma alcuni di noi sono segnati al punto di uccidere. Perché quando accendi una miccia, non puoi più fermare l'incendio.

 

Commento:

Paula Hawkins è tornata, e con lei torna anche la masnada dei suoi personaggi borderline, disturbati, al limite del credibile. Ce ne sono parecchi, in questo suo ultimo thriller, Un fuoco che brucia lento… tanti che, davvero, la metà basta. Eppure, nonostante i personaggi discutibili, la trama stiracchiata, lo stile oltremodo confusionario, non posso dare di questo libro un giudizio negativo, anzi, sebbene sia ben lontano dall'essere definibile "capolavoro", mi ritrovo a consigliarlo. Perché? Perché il cerchio si chiude, alla fine la quadra si trova, il finale ha un senso, si respira una certa, claustrofobica tensione… ma soprattutto perché, leggendo, si ha voglia di andare avanti. Ho pensato più volte, come sempre mi capita con quest'autrice, di mollare lì la Hawkins con tutte le sue elucubrazioni e dinamiche poco plausibili, eppure anche stavolta ho proseguito, non me la sono sentita di chiudere il libro, perché per un motivo o per l'altro, per curiosità morbosa, autolesionismo, gusto per l'orrido – fate voi – ho voluto sapere come finiva la storia, chi avesse ucciso, alla fine della fiera, Daniel Sutherland. E sono stata premiata, il libro si è rivelato non essere così male, si è salvato, è riuscito a riemergere dal canale putrido in cui stava per annegare. Perciò provate anche voi e, se all'inizio non vi appassionerà, crederete di non capirci niente tra i mille flash-back e cambi di punto di vista, avrete difficoltà ad orientarvi tra tutti i personaggi, tranquilli… ci sono passata anch'io e ne sono uscita, comunque, soddisfatta.

 

Opera recensita: "Un fuoco che brucia lento" di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2021

Traduttore: Barbara Porteri

Genere: thriller

Ambientazione: Londra

Pagine: 320

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

 

martedì 11 maggio 2021

RECENSIONE: S.J. BENNETT - IL NODO WINDSOR

Sinossi:

È un mite inizio di primavera al castello di Windsor e la regina Elisabetta si sta preparando per le celebrazioni del suo novantesimo compleanno. Le attività tuttavia sono bruscamente interrotte non appena il giovane pianista russo che ha deliziato gli ospiti la sera precedente viene ritrovato cadavere, completamente nudo, appeso in camera sua con la cintura della vestaglia. Quando le indagini si concentrano sulla servitù, la regina capisce che la polizia sta seguendo la pista sbagliata. Con l’aiuto dell’inesperta ma solerte assistente Rozie Oshodi, appena assunta dopo una breve carriera come bancaria e tre anni trascorsi nella reale artiglieria, Sua Maestà decide di vederci chiaro, dando finalmente spazio alla grande passione che coltiva segretamente fin da ragazzina, quella dell’investigazione.

 

Commento:

Il nodo Windsor è un giallo spassoso e senza troppe pretese, che ci porta nelle stanze più private di un luogo tanto inaccessibile quanto affascinante: il castello di Windsor, fra le dimore reali la preferita della regina. Ed è proprio lei, Elisabetta II, la vera protagonista di questo romanzo: la regina, in duplice veste, sia di sovrana che di… investigatrice. E sì, perché, nella fantasia dell'autrice, Elisabetta ha insospettabili capacità di investigazione e non solo, si interessa molto agli innumerevoli misteri che in settant'anni di regno l'hanno in qualche modo sfiorata. È così brava da essere un passo avanti a chi investiga per mestiere, tanto da guidare, con mosse mai palesi ma orchestrate ad arte, gli inquirenti facendo loro credere di essere stati loro a risolvere il caso. E sì, perché non si deve sapere che la regina ha una passione per enigmi e misteri irrisolti… perciò a darle una mano non sarà il suo entourage abituale, il segretario privato, la sarta, la governante, il cameriere… ma sarà l'assistente al segretario privato, una donna sulla cui scelta la regina ha l'ultima parola. Vedremo se, nel caso ingarbugliato che vede al centro la morte a palazzo di un giovane pianista russo in pose sconvenienti, la giovane Rozie Oshodi sarà in grado di aiutare la Boss.

Un bel giallo gradevole, da leggere se si cerca una lettura d'evasione. Consigliato

 

Opera recensita: "Il nodo Windsor" di S. J. Bennett

Editore: Mondadori, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

                                  

lunedì 29 marzo 2021

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - SANGUE INQUIETO

        Sinossi:

Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d'agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant'anni prima. Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un'indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste scuramente intrecciate.

 

Commento:

Sangue inquieto, quinto capitolo della bellissima serie Le indagini di Cormoran Strike, è un giallone lungo e corposo su cui ho un'opinione quantomai controversa. Adoro tutto di questa serie, i protagonisti, i comprimari, il modo di indagare lento e pacato, le descrizioni di luoghi, eventi e personaggi in modo a dir poco puntuale, la cura dei dettagli, persino la lunghezza dei romanzi che permette di dedicare alla lettura il giusto tempo… stavolta, però, in più punti mi sono sentita persa, smarrita, persino sul punto di chiudere il libro e rimandare la lettura ad un altro momento… cosa impensabile, per quanto mi riguarda, per un poliziesco. Il problema principale che poi racchiude tutti gli altri, a mio parere, è che Galbraith – alias J. K. Rowling, lo ricordiamo per i più smemorini – ha decisamente voluto strafare: un tomo di più di mille pagine con quella narrazione lenta che tanto mi era piaciuta nei romanzi precedenti, ma anche con una quantità di personaggi, storie, cambi di versione, ricordi mutevoli… decisamente difficile da seguire e da gestire. Ho avuto, in più punti, l'impressione che ci fosse uno stallo nella trama, non vedevo vie d'uscita. Il finale, poi, l'ho trovato sorprendente, sì, ma non incisivo quanto avrei sperato dopo cotanto impianto narrativo… per capirci, avrei voluto qualcosa che mi facesse saltare dalla sedia, che mi facesse pensare "ah, ecco dove voleva arrivare, magia magia!"… non l'ho trovata.

Ecco, dopo questa sfilsa di considerazioni non propriamente esaltanti, vengo ora a dirvi che il romanzo mi è comunque piaciuto. Cosa mi sia piaciuto di preciso non lo so neanch'io, ma non mi sento di dire che sia un flop, una battuta d'arresto né tantomeno che abbandonerò la serie. Anzi, continuerò a leggere i volumi che arriveranno con la stessa voracità, ad attenderli con la stessa trepidazione, sebbene anche con un pizzico di timore in più per ciò che mi attenderà. Strike e Robin li ho trovati in sintonia come e più del solito, il cold case era interessante sebbene vi prendessero parte troppi personaggi… dai, tutto sommato, non un cattivo libro.

 

Opera recensita: "Sangue inquieto" di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 1104

Prezzo: 24,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 7 febbraio 2021

RECENSIONE: LIVIA FRANCHINI - GUSCI

Sinossi:

Ruth ha trent'anni, lavora come infermiera in una casa di riposo ed è appena stata lasciata dal suo compagno. L'unica cosa che le rimane dei loro dieci anni insieme è la lista della spesa che aveva compilato con lui per la settimana a venire. Ed è a partire da quella lista che Ruth racconta la sua storia e ripercorre la relazione con Neil fin dal loro primo incontro. Ogni ingrediente è un salto nel tempo, ma anche un cambio di prospettiva e di registro narrativo. Lo zucchero, quindi, ci trasporta al momento in cui Neil ha visto Ruth per la prima volta attraverso la vetrina di un'agenzia di viaggi, la pizza è il diario scritto da un'amica di Ruth durante una vacanza che hanno trascorso insieme a Roma, il deodorante ci porta ancora più indietro, ai tempi del liceo, a sbirciare le chat tra le sue compagne di scuola, mentre gli spaghetti sono un'eloquente incursione nella casella di posta elettronica di Neil. Tra uova, mele, olive e balsamo, Ruth scopre che sono molti anni che modella la propria identità in base alle aspettative e ai desideri delle persone che la circondano: il suo fidanzato, ma anche i pazienti della casa di riposo, le colleghe, la sua famiglia. Ora ha bisogno di capire chi è senza Neil, deve imparare a camminare da sola. Attraverso una voce fresca, tagliente, e un impianto narrativo originale e ipercontemporaneo, Livia Franchini ci spiazza continuamente decostruendo un genere dall'interno, disattendendo uno per uno tutti i cliché e i canoni del romanzo d'amore.

 

Commento:

Gusci, libro scritto in inglese dall'autrice italiana Livia Franchini, è un libro che racchiude in sé molte contraddizioni, almeno per quel che mi riguarda: è un libro che attira sia nella sinossi, sia nella trama, sia persino nella lettura, ma al contempo l'ho trovato respingente: è relativamente breve (poco meno di 300 pagine) eppure ci ho impiegato una vita a finirlo e, cosa che mi capita di rado, durante la giornata non avevo voglia di tornarci. La protagonista, Ruth, non mi dispiace eppure non posso dire di aver empatizzato né con lei né con nessun altro personaggio del romanzo. La scrittura è fluida, quasi incorporea, illusoria persino; i temi trattati (o accennati in una confusione di non detti) sono l'amore, la perdita, l'identità, la scelta, la conoscenza di noi stessi e delle persone che abbiamo accanto, la relatività di punti di vista diversi sullo stesso oggetto d'osservazione… tanti potenziali spunti, sì, che però finiscono in… in qualcosa che io francamente non ho compreso, perché va bene "decostruire un genere dall'interno", ma poi bisogna costruirne uno nuovo, bisogna approdare da qualche parte che, possibilmente, sia comprensibile. Un libro che mi ha lasciata perplessa e insoddisfatta, con il rammarico di non aver capito, di non essere arrivata dove l'autrice forse voleva che arrivassi. Io non credo che lo rileggerei, ma se qualcuno volesse dargli una possibilità… mi farebbe piacere conoscere le sue impressioni. Magari è solo questione di prospettiva o di sensibilità diverse.

 

Opera recensita: "Gusci" di Livia Franchini

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa

Ambientazione: Londra

Pagine: 276

Prezzo: 18,00 €

    Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

sabato 16 gennaio 2021

RECENSIONE: JENNY BLACKHURST - LA STRANA MORTE DI EVIE WHITE

 

Sinossi:

La notte delle sue nozze, la bellissima Evie White si suicida buttandosi da una scogliera. L'accaduto getta gli invitati al matrimonio nella confusione più completa: cosa può averla spinta a un gesto così estremo? Nessuno sembra in grado di capire, men che meno Richard, lo sposo di Evie, e Rebecca, la migliore amica della donna sin dai tempi del college. Per chiarire i motivi dell'accaduto, e per onorare i tanti anni di amicizia e amore che li hanno legati, Richard e Rebecca decidono di indagare. Scavando nel passato di Evie e negli eventi che hanno portato alla sua decisione di sposare Richard, i due si accorgono ben presto di non averla mai conosciuta veramente, e che la donna che hanno amato nascondeva segreti più inquietanti di quanto immaginassero. Si sono sempre sbagliati su di lei? Forse il rapporto che li legava non è mai stato quello che pensavano...

     

Commento:

Confesso che all'inizio avevo qualche remora a definire "thriller" questo romanzo: la storia mi pareva troppo delineata, troppo poco misteriosa, con una trama troppo lineare. Poi, leggendo, ho capito che mi sbagliavo: i colpi di scena ci sono, la trama ha delle evoluzioni sorprendenti e la vena thriller in effetti c'è, sebbene non sia fra i più cruenti. La storia di Evie White, della sua infanzia, dell'adolescenza tormentata, del periodo universitario fino alle soglie del matrimonio con Richard Bradley ci viene raccontata piano piano, in un puzle ad incastro perfetto fra presente e passato. Il primo ci viene narrato in prima persona da Rebecca, la migliore amica di Evie, la sua complice, quella che la conosce meglio; il passato, invece, lo vediamo con gli occhi di Evie, sebbene non sia direttamente lei a raccontarcelo. Anche il cambio di tono e di punto di vista risulta piacevole e mai forzato nello scorrere della narrazione. La strana morte di Evie White non è un thriller d'azione, ma piuttosto una storia inquietante sull'amicizia, il senso di colpa, l'amore negato e la felicità perduta e per sempre inseguita. Un thriller in cui la tensione scorre costante, ma non deborda mai, non raggiunge mai livelli alti. E tuttavia, per come è raccontata la vicenda, non avrete il tempo di rimpiangere inseguimenti e spargimenti di sangue. I colpi di scena, comunque, non mancheranno e il finale è persino sorprendente.

 

Opera recensita: "La strana morte di Evie White" di Jenny Blackhurst

Editore: Newton Compton, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

     

lunedì 28 dicembre 2020

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - RUTH

Sinossi:

Ruth, secondo romanzo di Elizabeth Gaskell, finora del tutto inedito in Italia, destò un grande scandalo tra i benpensanti dell'età vittoriana. La storia della giovane Ruth ripropone un tema molto caro all'autrice: quello della "fallen woman", una donna che perde l'innocenza e cade nel peccato, si redime e finisce per essere travolta dalla sua stessa volontà di fare del bene. Al di là delle implicazioni ideologiche, legate a una precisa epoca ma anche al topos antico della donna caduta che riscatta la colpa iniziale con il proprio sacrifìcio estremo, l'umile ricamatrice della Gaskell continua a interrogare con rinnovata e incisiva forza l'enigma della femminilità e la difficile strada di accesso da parte delle donne alla condizione femminile. Ruth è infatti stretta fra il suo non volerne sapere iniziale (rimane incinta, "senza sapere") e una identificazione con il sacrifìcio, la suprema oblazione finale. Traspare da queste pagine intense il ritratto di una Gaskell che è già, come scrive Nadia Fusini nell'introduzione, una donna moderna, "che cerca di conciliare imperativi inconciliabili. Pragmatica e impulsiva. Fragile e vitalissima. A volte malinconica, a volte intraprendente. Ostinata, caparbia, volitiva ma anche dubbiosa. Mai dogmatica".

 

Commento:

Credo sia ormai risaputo che amo molto Elizabeth Gaskell: mi piacciono il suo modo di scrivere, i temi che tratta, il punto di vista che affronta, la tenacia con cui parla delle questioni che sente più gravi e forti nel suo animo di donna vittoriana progressista, inquieta e consapevole. La Gaskell, pur dovendo sottostare alle convenzioni del tempo e comunque infrangendole ogni volta che può, è in grado di descrivere con grande forza espressiva sia le ambientazioni, che le vicende con tutte le loro complesse concatenazioni, sia il pathos e le emozioni provate dai singoli personaggi facendoci penetrare nei loro animi spesso inquieti. Anche in questo romanzo, Ruth, la Gaskell non è da meno: traccia infatti con grande attenzione e umanità la linea della vita sventurata di una donna giovanissima, una bambina, di nome Ruth che, inconsapevole e sola, si lascia guidare dall'amore per un uomo e si perde. Dovrà pagare a lungo e con pene atroci il suo errore di gioventù. Una storia commovente e molto forte, sebbene a tratti un po' lenta. Se vi piacciono i bei romanzi dell'Ottocento non potete non conoscere questa scrittrice talentuosa che in Italia sta avendo successo solo in questi anni.

 

Opera recensita: "Ruth" di Elizabeth Gaskell

Editore: Eir 2011, prima ed. originale 1853

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Gran Bretagna

Pagine: 685

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 4 novembre 2020

RECENSIONE: BETH MORREY - LA SECONDA VITA DI MISSY CARMICHAEL

Sinossi:

La mia casa è grande. Troppo grande. Ma io non sento la solitudine. La mia vita mi piace così. Uguale, giorno dopo giorno. Non ho bisogno degli altri. La maggior parte di loro, comunque, non si accorge di me. E io non faccio nulla perché questo accada. Eppure una mattina al parco qualcuno si è avvicinato. Due donne mi hanno vista persa nei miei pensieri e mi hanno offerto un caffè. Niente di che. Un piccolo gesto. Qualcosa che nessuno faceva per me da tanto tempo. Una gentilezza dopo la quale nulla è stato come prima. La mia seconda vita ha avuto inizio. La mia casa non è più così grande, se intorno al tavolo della cucina siamo in tanti. Com’era una volta. Le mie passeggiate sono diventate più lunghe, se fatte con qualcuno accanto. Ho aperto uno spiraglio nel guscio in cui mi ero rifugiata. Ma all’inizio l’ho richiuso subito, per paura che qualcuno potesse conoscere i segreti che non ho mai confessato a nessuno. Sono sempre stata brava a nasconderli. A poco a poco, però, ho scoperto la magia del fidarsi e del lasciar andare. Anche gli sbagli. Anche il dolore. Perché le persone sono pronte non solo a giudicare, ma anche a starti vicino. Basta permetterglielo. Una protagonista come non ne avete mai conosciute. Un esordio con un successo planetario come non avveniva da anni. Una storia pronta a cambiarvi la vita come non è mai accaduto finora. Dopo aver scalato le classifiche a pochi giorni dall’uscita, dopo aver riempito di recensioni entusiastiche le pagine culturali dei principali giornali del mondo, dopo aver fatto innamorare i lettori, anche i più esigenti, dopo essere state scelte per la trasposizione cinematografica, finalmente arrivano in Italia Beth Morrey e la sua Missy Carmichael. Preparatevi a conoscerla, sarà con voi per sempre, sul vostro comodino e nel vostro cuore.

 

Commento:

Missy vive sola nella sua grande casa-mausoleo, ripiegata su se stessa, chiusa a riccio, penetrabile solo verso i suoi sensi di colpa, la sua rabbia, il suo radicato malessere. Missy si crogiola nel commiserarsi ripercorrendo ricordi ed errori di sessant'anni di vita insieme al marito Leo e ai figli Melanie e Alister. Missy cammina per strada facendo le cose, pensando i pensieri, frequentando i luoghi che sarebbero piaciuti al suo marito perduto, pensando a ciò che scriverà, una volta a casa, nella mail al figlio lontano, rimuginando sulle parole furiose che due anni prima ha scambiato con la figlia Melanie. E dopo tanto macerarsi in questo stato di prostrazione psicologica e annegare il dolore nell'alcool, un giorno il suo corpo non ce la fa più, dice basta, cede e Missy sviene in pubblico, al parco. La soccorrono due donne, Angela e Silvie, tanto diverse tra loro e da lei,  due donne che, anche se Missy non lo sa ancora, diventeranno due delle sue più preziose amiche nonché le artefici dell'avvio della sua seconda vita. Sarà grazie a loro che Missy si ritroverà a prendersi cura di un cane che le riempirà la casa e la vita, costringendola ad uscire e permettendole di incontrare tante persone che diventeranno suoi amici. Sarà grazie a quest'apertura via via sempre maggiore che Missy riuscirà a guardare se stessa e la sua vita in un modo diverso, più indulgente e positivo. Da donna sola e respingente si riscoprirà gentile, allegra e disposta a lasciarsi aiutare. Questa la storia raccontata in La seconda vita di Missy Carmichael, romanzo di esordio di Beth Morrey che rientra a pieno titolo nel filone letterario Feel Good. Un libro discreto, gradevole, ma con un grande difetto: non avere nessun pregio. Non è originale, non brilla per nessuna particolarità, è un libro che si legge, fa compagnia, svolge il suo compito di spandere benessere, ma è un benessere momentaneo, un libro che non rimane, non si ricorda a lungo. Per questo motivo il mio consiglio è di leggerlo, ma solo se avete voglia di una lettura di questo tipo, rassicurante, pacificante, ma nulla di più. Discreto, bellino, ma non bello, tantomeno bellissimo.

 

Opera recensita: "La seconda vita di Missy Carmichael" di Beth Morrey

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 336

Prezzo: 17,90 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7

      

lunedì 2 novembre 2020

RECENSIONE: ANNABEL ABBS - FRIEDA

Sinossi:

Nottingham, 1907. I coniugi Weekley formano una coppia insolita. Il mite Ernest non spicca per il suo fascino, ha origini umili ed è uno studioso di etimologia barricato in un mondo di prevedibili radici e desinenze. Frieda – la baronessa Von Richthofen – è di una bellezza straordinaria, discende da una famiglia di aristocratici tedeschi, e la sua personalità non potrebbe essere piú lontana da quella del marito: è raffinata, brillante, spontanea. Ernest e Frieda hanno tre bambini, Monty, Elsa e Barby, e convivono serenamente nella loro modesta dimora a due passi dalla foresta di Sherwood. Ultimamente, però, Frieda è giú di tono. Ernest le suggerisce allora di andare a trovare sua sorella a Monaco per distrarsi un po'. Monaco, 1907. Quando arriva nella città bavarese, Frieda ha l'impressione di aver riacquistato la vista dopo anni passati al buio di un'esistenza mediocre. Nei caffè bohémien scopre le idee radicali di anarchici e artisti d'avanguardia, nel salotto della sorella Elisabeth una nuova teoria rivoluzionaria, la psicoanalisi, e una prassi dissoluta, il libero amore. Frieda si innamora perdutamente dell'amante di Elisabeth, il medico Otto Gross – seguace di un certo Freud –, e sogna di trasferirsi con lui nella comunità utopica di Monte Verità. Al termine del suo soggiorno a Monaco, seppur ripiombata nello squallore del suo ménage familiare, Frieda rinuncia alla fuga: non può abbandonare i suoi figli. Nottingham, 1912. Sono passati cinque anni, ma Frieda non ha dimenticato Monaco e quel turbinio di emozioni che la faceva sentire viva. La relazione con Ernest la avvilisce e il suo ruolo di madre devota le sta stretto, nonostante l'amore incondizionato che nutre per i bambini. Frieda ancora non sa che l'incontro casuale con un giovane poeta dai capelli rossi è destinato a cambiare il corso della sua vita. E la storia della letteratura.

 

Commento:

Questa, sebbene romanzata, è la biografia di una donna realmente esistita, Frieda Von Richthofen, una baronessa che dalla viva e attiva Germania si trasferisce nella composta, rigida, morigerata Inghilterra per sposare un uomo tanto diverso da lei, sia per estrazione sociale, sia per temperamento. Da quest'uomo avrà tre figli che amerà per sempre, ma rischierà di venire sopraffatta dall'ambiente di quieta ipocrisia della Nottingham industriale e refrattaria a ogni forma di emancipazione. Così Frieda parte per Monaco, rimane stupefatta ed ammaliata dal movimento culturale, erotico, sociale, dall'emancipazione delle idee e dei costumi, tanto che quando torna a casa non riesce più a farsi andar bene la vita di prima. Vuole essere libera e lo sarà. Dopo alcune relazioni extraconiugali, Frieda trova finalmente l'uomo che le stravolge il cuore e la vita: è un giovane poeta e scrittore povero e squattrinato che si chiama David Herbert Lawrence. Sarà lei la musa, l'ispirazione per tutte le figure femminili dei suoi romanzi. Saranno reciprocamente cura e nemesi, amore e odio, gioia e cruccio. Il prezzo pagato da Frieda, però, è alto, altissimo: la legge, prontamente interpellata dal marito abbandonato e pazzo, le impedisce di vedere i suoi figli fino alla maggiore età.

In questo romanzo, o meglio, biografia romanzata, Annabel Abbs racconta la storia di una donna, di una madre, che pur di vivere felicemente la propria vita ha dovuto lottare con le unghie e con i denti per mantenere insieme gli affetti più cari, le varie parti di sé disseminate per la vita. Frieda è una donna straordinaria per il momento storico in cui ha vissuto e il romanzo la tratteggia al meglio, perciò se la figura di questa donna tanto coraggiosa vi affascina, io non posso che consigliare questa lettura.

 

Opera recensita: "Frieda" di Annabel Abbs

Editore: Einaudi, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra-Germania-Italia, 1907-1913

Pagine: 384

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 30 ottobre 2020

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA LEGGE E LA SIGNORA

Sinossi:

"La legge e la signora", opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s'improvvisa detective: è convinta dell'innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti "inadatti a una donna", riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate. Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vitt    oriana.

 

Commento:

Sebbene conservi un fondo di ambigua reticenza a staccarsi da certe convenzioni sociali di paternalistica natura, La legge e la signora è un romanzo giallo che contiene in sé una sfida e una promessa. La sfida è quella di una donna, di una giovane moglie che sfida l'intero sistema maschilistico che le impedirebbe di compiere azioni, leggere documenti, persino pensare in modo libero e scevro da ogni condizionamento o preconcetto; la promessa è quella di un'emancipazione femminile ancora di là da venire, ma che si incammina a grandi falcate e che trova in Valeria Macallan una sua degna promotrice. Questa giovane donna vissuta nelle campagne del Nord dell'Inghilterra presso uno zio vicario, sposa Eustace Woodville sapendo di lui ben poco oltre all'amore sincero e reciproco che li lega. In circostanze del tutto fortuite Valeria scopre che il marito in realtà l'ha sposata sotto falso nome per nascondere l'ignominia legata alla sua vera identità: l'uomo è stato vittima del cosiddetto "verdetto scozzese", un artificio giuridico per il quale, a seguito di un processo, si viene assolti per insufficienza di prove. Eustace, accusato dell'omicidio per avvelenamento della prima moglie, non è risultato di fatto né colpevole né innocente e, macchiato per sempre dall'onta, ha tentato di nascondere la verità alla sua nuova moglie. Vedendo scoperta la menzogna, perpetrata più per vigliaccheria che per malafede, decide di allontanarsi da lei nella convinzione che la scoperta comprometterà per sempre la serenità della loro vita matrimoniale. Valeria, al contrario, guidata dal suo amore per Eustace, da una volontà di ferro e da un profondissimo senso della giustizia, è più che determinata a scoprire cos'è accaduto realmente e a trovare lei la prova che scagionerà suo marito. Una figura femminile di tutto rispetto, quella di Mrs Valeria Macallan, un'investigatrice che ricorda tanto la protagonista di Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier per determinazione, fiducia verso il compagno  e temperamento volitivo. Eroine più coraggiose e indomite dei loro compagni uomini che si dimostrano fiacchi, vigliacchi, rassegnati all'ingiustizia della vita. Figure femminili che racchiudono in sé un esempio di forza di volontà e una reale promessa di emancipazione.

 

 

Opera recensita: "La legge e la signora" di Wilkie Collins

Editore: Fazi, prima ed. originale 1874

Genere: giallo classico

Ambientazione: Londra, Edimburgo

Pagine: 401

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 12 ottobre 2020

RECENSIONE: FRANCES HODGSON BURNETT - IL GIARDINO SEGRETO

    Sinossi:

Protagonista del Giardino segreto è la piccola Mary Lennox, una bambina di nove anni che, orfana di entrambi i genitori, viene affidata a uno zio, il nobile gobbo lord Archibald Craven che vive in un tetro castello sperduto nella brughiera. Qui Mary scopre che la natura malinconica dello zio è dovuta alla morte della moglie Lilias avvenuta nel loro giardino personale. A causa della disperazione, lo zio Archibald aveva chiuso quel giardino e fatto sotterrare la chiave, così che nessuno potesse mettere piede in quel luogo "sacro". Mary, con l'aiuto del pettirosso del giardiniere, trova la chiave che le occorre per aprire quel misterioso giardino e riesce a penetrarvi. Ma ben presto la piccola orfana si troverà alle prese con un altro insospettato segreto. Con una particolare attenzione al mondo interiore dei personaggi e ai rapporti con la natura Frances Hodgson Burnett, nonostante abbia scritto una tenera e appassionata favola, ha lasciato che la vita vera e reale emergesse da ogni pagina.

 

Commento:

Una storia per ragazzi capace di conquistare anche gli adulti: non l'avevo ancora mai letto e devo dire che mi è piaciuto molto. La storia risente tanto del periodo in cui è stata scritta e si sentono le influenze di alcune scrittrici precedenti alla Hodgson Burnett, ma ciò non costituisce per niente un minus nel libro, anzi. Lo trovo pieno di insegnamenti, buoni consigli e moniti che lo rendono un classico intramontabile. Mi è piaciuto, anche se sono una bimba un po' cresciuta.

 

Opera recensita: "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett

Editore: vari, prima ed. originale 1911

Genere: letteratura per ragazzi

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 252

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

lunedì 28 settembre 2020

RECENSIONE: NICK HORNBY - PROPRIO COME TE

Sinossi:

Lucy è un'insegnante di lettere, quarantaduenne, con due figli e un ex marito che con molta difficoltà cerca di essere almeno un padre decente. L'amica Emma le invidia la sua condizione di single, che – immagina – le consentirà ben presto di fare sesso con una persona con cui non l'ha mai fatto prima, e si impegna instancabilmente nel darle consigli non richiesti. Ma Lucy non è pronta per una nuova storia, o forse non ha nessuna voglia di cominciarne una con un uomo che, sulla carta, sarebbe perfetto per lei: divorziato, bianco, colto, di mezza età. Passa senza convinzione da un deprimente appuntamento al buio a una cena con uno scrittore un po' troppo pieno di sé. Finché nella sua vita entra Joseph. È il ragazzo che lavora al banco della macelleria, ma fa anche il babysitter e l'allenatore di calcio. Però il suo sogno è diventare deejay. È troppo giovane per Lucy. È di colore. Ah, e forse voterà a favore della Brexit. Insomma, Joseph e Lucy non potrebbero essere più diversi, quindi tra loro non funzionerà mai. O invece sì? Sullo sfondo di una storia d'amore piena di colpi di scena, arricchita da personaggi irresistibili perché incredibilmente veri, c'è la Londra divisa dalla scelta sull'Europa, che sembra spaccare il mondo in due: in famiglia, sul lavoro e in tutte le relazioni. Nick Hornby ci racconta, con la sua ironia sempre carica di profondità, che c'è un modo per vivere nelle differenze, per superare i pregiudizi, in amore come in politica. E che per fare un pezzo di strada insieme forse non è necessario, e nemmeno desiderabile, trovare qualcuno che sia proprio come te.

 

Commento:

Proprio come te, l'ultimo di Nick Hornby, è un romanzo ironico, senza pretese, di quella leggerezza non ostentata che gli vale quell'aura di autenticità che tanti scrittori anelerebbero e che invece Hornby raggiunge senza sforzo. In Proprio come te Hornby racconta, senza ostentazione, i problemi di una coppia un po' sui generis, ma meno anomala di quanto i protagonisti pensino; una coppia composta da una quarantaduenne e un ventiduenne, lei bianca, attraente, insegnante, separata, con due figli; lui di colore, atletico, amante della musica, senza vincoli a parte la famiglia. Due persone che si sentono inadeguate, che vivono male il fatto di piacersi, di star bene insieme, di fare sesso e di volere che la reciproca compagnia non si esaurisca in una notte e via. La storia dei due progredisce a piccoli passi, con molti tentennamenti e complessi da parte di entrambi, con sullo sfondo una Londra poco metropoli e molto paesone, assillata dalla Brexit, dai suoi effetti e dal terrore di fare la scelta sbagliata. Pian piano, però, tutto si stabilizza e soprattutto i due protagonisti capiscono, grazie ad influenze esterne, che non è poi così sbagliato stare insieme, anche se si è diversi da ciò che gli stereotipi sembrerebbero imporre. Un romanzo gradevole sulle differenze e sulla necessità di abbatterle, sugli stereotipi e su come molto spesso siamo noi ad alimentarli. Non un capolavoro, ma sicuramente una lettura interessante.

 

 

Opera recensita: "Proprio come te" di Nick Hornby

Editore: Guanda, 2020

Genere: narrativa inglese

Ambientazione: Inghilterra, 2016-2019

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

      

sabato 5 settembre 2020

RECENSIONE: RICHARD ROPER - QUALCOSA PER CUI VIVERE


Sinossi:
Per tutta la vita hai finto di avere una vita perfetta, e in questo sforzo ti sei dimenticato di vivere davvero. Poi è arrivata Peggy, e d'un tratto hai capito che non è mai troppo tardi per cominciare. Gli appartamenti delle persone morte senza nessuno accanto hanno un odore particolare, quello della solitudine. Andrew lo sa bene: è un funzionario del Comune di Londra incaricato di rintracciare i parenti delle persone che muoiono sole. Spesso è l'unico presente ai loro funerali. Ma almeno a casa ha una famiglia ad aspettarlo, o cosí credono i suoi colleghi. In realtà l'unica cosa che lo aspetta sono i suoi trenini elettrici. Al colloquio per l'assunzione Andrew ha mentito, e da allora è incastrato nella sua bugia, al punto che ci crede un po' anche lui. Ma a volte basta poco per mandare in crisi l'equilibrio di un'esistenza intera, come l'arrivo di una nuova collega. Di fronte al turbinio di allegria e libertà di Peggy, Andrew si ritrova spiazzato, con le spalle al muro. Di colpo si accorge che prendersi il rischio di vivere vale la pena.

Commento:
Andrew         ha più di quarant'anni, ma ha le insicurezze di un ventenne: la sua vita, le sue esperienze arrivano fino agli anni dell'università, non che prima di allora fosse un viveur, ma da quel momento non c'è più nulla di nuovo, stimolante, cambiato nella sua vita a parte il lavoro. Andrew lavora all'ufficio pratiche mortuarie del Comune di Londra, ha il compito di ispezionare le case delle persone morte senza nessuno accanto, alla ricerca di denaro per le spese del funerale e di contatti nascosti, familiari o amici, affinché il defunto non si ritrovi completamente solo al momento delle esequie. Ache se non è previsto dal contratto, oltre alla cura e al rispetto che mette nelle sue ispezioni, Andrew è solito assistere alle cerimonie funebri dei morti con cui viene a contatto per lavoro e spesso si ritrova l'unico partecipante a cerimonie sonnolente e altrimenti deserte. Ha un capo e due colleghi che non stima e da cui non è esattamente ben visto; ha una famiglia composta dalla moglie Diane e da due figli… o almeno, così ha detto al suo capo al momento del colloquio di lavoro. In quel momento questa bugia, quest'invenzione, gli aveva dato sollievo e un entusiasmo primordiale, un senso di avventura che dopo tanto tempo aveva risvegliato la sua immaginazione. Ben presto, però, la bugia è diventata troppo grossa e, pur non sapendo come fare,  Andrew sente il bisogno di troncare quella farsa. Questo bisogno coincide con l'arrivo al lavoro di Peggy, la nuova collega che lo affianca nelle ispezioni. I due si trovano inaspettatamente molto bene insieme: Peggy è dinamica, assertiva, propositiva, solare, nonostante abbia anche lei le sue gatte da pelare. È la cosa più simile a un'amica che Andrew ha da tanto tempo… da quel giorno in cui… E mentre l'affiatamento cresce, a Andrew non basta più la sua bugia patetica, non basta più stare ad ascoltare Ella Fitzgerald costruendo i suoi trenini elettrici. Comincia ad uscire sempre di più dalla sua zona di sicurezza, ricomincia finalmente a vivere… e la bugia pesa sempre di più. Il bivio è dietro l'angolo: affrontare le conseguenze della menzogna oppure perdere tutto, anche la stima di se stesso. Una lettura gradevole, sobria, per riflettere e qualche         volta sorridere. Consigliato.



Opera recensita: "Qualcosa per cui vivere" di Richard Roper
Editore: Einaudi, 2020
Genere: narrativa inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 352
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 27 giugno 2020

RECENSIONE: ANGELA NANETTI - IL FIGLIO PREDILETTO


Sinossi:
È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all’improvviso, gli ha mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo “peccato”. Nulla sembra avere più senso per il ragazzo: la fiducia negli uomini, la speranza di un futuro, la sua stessa identità. Di lui rimane soltanto la foto del campionato del ’69, appesa nella pescheria dei genitori, che lo ritrae con tutta la squadra sul campo dopo la vittoria, promessa mancata del calcio. A interrogarsi sulla vita di Nunzio è anni dopo sua nipote Annina, che sente di avere con quello zio mai conosciuto, di cui nessuno in famiglia parla volentieri, inspiegabili affinità. Anche Annina, sebbene in modo diverso, si trova a combattere con un padre violento e prevaricatore e con la stessa realtà chiusa del paese, in cui una ragazza non ha altre possibilità che essere una «femmina obbediente». E, come Nunzio, scoprirà la dolorosa necessità di riprendersi il mondo, ribellarsi ai pregiudizi e lottare per la propria libertà. Romanzo di feroce malinconia, capace di penetrare nelle pieghe più riposte dell’animo umano, e di fare emergere con forza la disperazione e la speranza, la paura e il desideriodi riscatto dei suoi personaggi, Il figlio prediletto è una splendida conferma del talento di Angela Nanetti.

Commento:
Tra la Calabria e l'Inghilterra, tra gli anni '70 e i giorni nostri, si sviluppa questa storia. Una storia di due generazioni a confronto, che si contrappongono e si completano, diverse eppure uguali; una storia iniziata con uno zio costretto a partire per forza dopo aver visto ucciso, in senso letterale, il suo amore proibito, e finita con una nipote che non ci sta a fare come le dicono, ad obbedire ciecamente senza possibilità di inseguire i suoi sogni, le sue passioni, la sua libertà. Quella raccontata – tra l'altro benissimo – da Angela Nanetti è la storia di Nunzio, giovane promessa del calcio che, una sera di giugno del 70 ha visto i suoi fratelli uccidere il ragazzo che amava e si è ben presto ritrovato solo, in un paese straniero, a ricominciare più e più volte; è la storia di sua nipote Annina, che quello zio non l'ha mai conosciuto, eppure ne sente l'affinità, lo stesso bisogno di fuggire, lasciarsi alle spalle un paese troppo stretto che ha occhi ovunque, una famiglia troppo invadente che giudica, sentenzia, punisce e decide secondo i suoi canoni maschilisti e omocentrici, infischiandosene dell'opinione delle interessate. Due anime sperse, distanti ma affini, che per ritrovarsi hanno dovuto perdersi. Una storia toccante, molto ben raccontata, che ci porta ancora una volta a confrontarci con modi di pensare molto diversi dal nostro, ma che esistono e che è nostro dovere provare a debellare.

Opera recensita: "Il figlio prediletto! Di Angela Nanetti
Editore: Neri Pozza
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Calabria-Inghilterra
Pagine: 232
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 13 giugno 2020

RECENSIONE: ABBIE GREAVES - PER TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA


Sinossi:
Il silenzio può essere più forte di mille bugie. È per questo che Frank un giorno, senza preavviso, decide di smettere di parlare alla moglie Margot. La ama da quarant’anni, ogni istante più del primo. Insieme sono tutto, e da sempre sono convinti che l’amore sia sufficiente. Ma arriva il momento in cui non è più così: Frank continua a condividere con Margot il momento della cena, si sveglia nello stesso letto, ma nemmeno il più piccolo sussurro esce dalla sua bocca. Con gli occhi le fa capire che il sentimento non è mutato, ma null’altro. La donna non ha idea di quale possa essere il motivo di quel cambiamento e ogni sua richiesta di spiegazioni cade inesorabilmente nel vuoto. Per questo Margot decide di fare qualcosa di altrettanto estremo: prende delle pillole. Troppe pillole. In quel preciso momento Frank capisce che non può perderla, che non esistono bugie tanto gravi da allontanarlo da lei per sempre. Perché anche nel matrimonio più sincero e più solido ci sono delle ombre, delle verità che, per proteggere l’altro, si è deciso di tacere. Quando si pronuncia quella fatidica promessa si crede davvero che essa sia forte a sufficienza da superare qualunque cosa. Ma ogni giorno è una nuova sfida. Ogni passo verso una nuova famiglia da creare è un salto nel vuoto. Ogni progetto condiviso è un azzardo. In nome di quell’amore si può sbagliare. Perché nulla più dell’amore ci fa fallire nel tentativo di fare la cosa giusta.

Commento:
Questo romanzo, uscito solo pochi giorni fa per Garzanti, è un esordio potente, scritto con una prosa cristallina, senza sbavature né incertezze, da una penna sicura e molto, molto sensibile. È forte, in queste pagine, la sensazione che sia la storia stessa, questa storia agrodolce e così comune, a voler uscire, a voler essere raccontata, letta, assorbita, interiorizzata.
Frank e Maggie sono due persone comuni che più comuni non si può: potrebbero tranquillamente essere i miei o i vostri genitori. Due persone che si conoscono, si piacciono e per una serie di circostanze decidono di sposarsi, di sostenersi a vicenda e di superare tutte le difficoltà. Il loro matrimonio va avanti per quarant'anni e di difficoltà ce ne saranno tante, alcune molto importanti, ma in qualche modo, a vederli dall'esterno, Frank e Maggie sembrano farcela, sembrano superare tutto ciò che investe la loro famiglia. Internamente, però, tra di loro e singolarmente, sono distrutti, prostrati, la loro anima sanguina. C'è un fallimento che pesa sulla coscienza di entrambi anche se tra loro non ne parlano: la deriva tormentata della loro unica, amatissima figlia. Per ragioni diverse il peso della colpa e del fallimento logora queste due vite fino a condurle a un gesto estremo: Frank, da un giorno all'altro, smette di parlare alla moglie; il sentimento, l'amore furioso, l'affetto inesauribile c'è ancora, ma lui non proferisce più neanche un mugugno. Sei mesi dopo, la donna ingurgita otto pillole del suo sonnifero. È solo quando sta per perderla che Frank capisce che, qualunque peso porti sulla coscienza, non può perdere la sua Maggie. E comincia a parlare… parlare… parlare.
Per tutti i giorni della mia vita è un romanzo, è vero, ma la potenza e il realismo dei sentimenti e delle vicende raccontate lo rende più simile ad un memoriale, ad una confessione: è una storia di fantasia che potrebbe tranquillamente essere vera… purtroppo. Un plauso particolare all'autrice che, cosa ancor più rara in un'opera prima, ha saputo raccontare così bene i sentimenti e rendere così vividi i suoi personaggi, al punto che sembra davvero di conoscerli; ottimo, poi, il lavoro del traduttore Stefano Beretta che ci ha regalato tutta l'intensità evocativa di questa prosa splendida. Lettura emozionalmente impegnativa, ma senza dubbio consigliata.

Opera recensita: "Per tutti i giorni della mia vita" di Abbie Greaves
Editore: Garzanti, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 288
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 31 maggio 2020

RECENSIONE: HELEN ZAHAVI - SPORCO WEEKEND


Sinossi:
Chi è Bella, la protagonista dell'esplosivo romanzo di Helen Zahavi? Una donna molto giovane ma già molto provata; una creatura trascurabile perché si è trascurata, accettando passivamente il ruolo che la vita – gli uomini – le hanno di volta in volta imposto. Ma un giorno, mentre se ne sta nel suo umido, misero seminterrato di Brighton a rimuginare sulle minacce sessuali che uno sconosciuto le rivolge al telefono, ecco che in lei nasce improvviso il desiderio di rivalsa. Da questo momento Bella si trasforma da vittima passiva delle voglie maschili in soggetto attivo di una inflessibile giustizia femminile. Siamo alle soglie di un weekend sorprendente, quello che si prepara per gli incauti uomini che si sono trovati sul cammino di Bella, e non hanno potuto fare a meno di apprezzarne le grazie. Un weekend sorprendente e terribile.

Commento:
"Questa è la storia di Bella, che una mattina si svegliò e si rese conto di non poterne più." È questo il folgorante incipit di Sporco weekend, romanzo noir scritto dall'anglopolacca Helen Zahavi e pubblicato per la prima volta nel 1992. La protagonista, Bella, è una giovane donna che, fino al giorno in cui capì di non poterne più, era sempre stata disponibile, servizievole, accomodante, paurosa. Gli uomini potevano chiederle, dirle, farle ciò che volevano senza che lei riuscisse a ribellarsi, sommersa com'era dalla paura. Come quello che abitava di fronte al suo seminterrato, che la spiava, osservava la sua figura muoversi dietro le sottili tendine tirate, la chiamava per telefono sussurrandole sconcezze. Tutto questo fino al giorno in cui proprio quell'uomo che fino ad allora era rimasto uno sconosciuto, uno dei tanti, aveva osato avvicinarla mentre lei era seduta su una panchina al parco. Era arrivato, si era seduto accanto a lei non invitato ed aveva cominciato a parlarle. Ecco, quello era stato il giorno in cui per la prima volta Bella aveva sentito dentro di sé qualcosa di nuovo, di vivo crescere, crescere, crescere sempre più. Pensava che dentro di lei non ci fosse più niente, invece no, qualcosa c'era: c'era l'ira. Un'ira cieca eppure lucida, spietata, chirurgica è ciò che trasforma la donna impaurita e sottomessa in una nuova Bella, implacabile vendicatrice di se stessa e dell'intero genere femminile. Per la durata di un weekend, Bella diventa la giustiziera delle donne, le oppresse, le sottomesse, le succubi, le insultate, le stuprate, le picchiate, le circuite, le non libere. Non libere di camminare per la strada da sole, di notte, senza sentirsi osservate, fischiate, apostrofate, abbordate, attaccate. Quelle non libere di bere un drink al bar di un hotel senza che qualcuno si sieda accanto a loro, strusci il suo corpo al loro fianco e attacchi bottone per poi, immancabilmente, invitarle a salire; quelle non libere di accettare un passaggio in auto per un tragitto di cinque minuti senza che un uomo allunghi le mani o peggio; quelle non libere di passare la notte in un vicolo con addosso solo la loro povertà, senza che ragazzetti ben vestiti si accaniscano contro di loro… quelle non libere di passeggiare su un molo deserto senza che un maniaco tenti di assassinarle per puro piacere, il suo personalissimo piacere.
Sarcastico, grottesco, scabroso, Sporco weekend racconta tutto questo con nero realismo e implacabile ironia; lo racconta a noi, a te, donna, che pieghi la testa e fuggi impaurita se senti dei passi alle tue spalle; a te, uomo, che cammini per la tua strada scrollando le spalle e distogliendo lo sguardo. Che non ti capiti mai, quando in qualche modo offendi una donna, di incontrare una Bella.

Opera recensita: "Sporco Weekend" di Helen Zahavi
Editore: Guanda, prima ed. 1992
Genere: noir
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 212
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 30 maggio 2020

RECENSIONE: ELIZABETH BUCHAN - IL MUSEO DELLE PROMESSE INFRANTE


Sinossi:
Esiste un museo, a Parigi, dove le persone non fanno la fila per ammirare i capolavori dell’arte. Dove non sono custoditi né quadri né statue. Un museo creato per conservare emozioni. Ogni oggetto in mostra, infatti, è il simbolo di un amore perduto, di una fiducia svanita. Un cimelio donato da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la stessa curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore. Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Laure lo capisce a poco a poco dagli sguardi spaventati della gente, dalle frasi lasciate in sospeso: questo è un Paese che ha dimenticato cosa sia la libertà. Eppure ci sono persone che ancora non si rassegnano. Come Tomas. Laure lo incontra per caso, a uno spettacolo di burattini. Ed è un colpo di fulmine. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime, né fin dove dovrà spingersi per avere salva la vita. Laure si è pentita amaramente della scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima ed è convinta che non avrà mai l’occasione per aggiustare le cose. Eppure ben presto scoprirà che il Museo delle Promesse Infrante non è un luogo cristallizzato nel passato. È un luogo che guarda al futuro, in cui le storie circolano e spiccano il volo verso mete inaspettate. A volte raggiungono luoghi lontanissimi, ricucendo i fili strappati del destino. E a volte possono perfino giungere alle orecchie di un uomo cui non importa nulla degli sbagli e dei rimpianti, ma che aspetta solo un indizio per ritrovare il suo amore perduto…

Commento:
Ci sono luoghi in cui, una volta entrati, potremmo perderci ritrovandoci: sono luoghi in cui non ci stancheremmo mai di stare, in cui il tempo e lo spazio si fondono, le dimensioni si confondono, i ricordi trionfano. È così che immagino il Museo delle promesse infrante, come lo dipinge per noi Elizabeth Buchan: un luogo in cui provare a venire a patti con un dolore, provare a tirar fuori il rancore o il rimpianto e tentare a fatica di andare avanti. Perché le promesse infrante, sia che ad infrangerle siamo stati noi o che abbiamo subito la delusione, sono ferite che tardano a rimarginarsi, sono tarli che possono corrodere l'anima. Lo sa bene Laure, la curatrice di questo singolare museo di Parigi, Laure che l'ha infranta una promessa e da allora non è più riuscita a liberarsi del dolore che lei stessa ha provocato. Oggi chi Laure è una donna molto diversa dalla giovane ragazza alla pari che nell'86 lavorava a Praga, presso la famiglia di un importante collaboratore dello Stato, è molto diversa dalla ribelle straniera e scarmigliata che si innamorò, ricambiata, dell'affascinante Tomas, giovane cantante di un gruppo rock, là dove i gruppi rock erano proibiti e considerati sovversivi. Sovversivo era persino parlare in inglese, la lingua madre di Laure, in quella città dai colori detonalizzati; sovversivo era possedere una barretta di cioccolato, era esprimere dissenso, dire certe cose a voce troppo alta… ma Laure non sapeva nulla, al suo arrivo in città, non sapeva nulla di cosa significasse vivere sotto un regime totalitario. Non immaginava certo, Laura, quali potessero essere le conseguenze della ribellione, lei che, per metà inglese e per metà francese, veniva dall'Occidente civilizzato in cui tutti avevano pari diritti, pari dignità e la possibilità di pensare autonomamente. Lo imparò, Laure, lo imparò a sue spese in quell'estate dell'86 e non lo dimenticò più, come non dimenticò mai l'uomo che le conquistò il cuore.
Il museo delle promesse infrante racconta questa storia, lo fa partendo in sordina, sembra quasi un libro anonimo, senza pretese: aprendolo non sappiamo niente di ciò che ci svelerà, un po' come Laure che al suo arrivo a Praga, abituata ai colori dell'occidente, vede solo grigio, ma guardando meglio ne distingue toni, sfumature e, anche se sono ben nascosti, individua tutti  i colori della libertà. Una lettura che personalmente non mi ha convinta fino in fondo, ma che consiglio perché ogni storia che racconta il dissenso e che cerca di gettare luce su pagine di storia di cui si parla poco va consigliata.

Opera recensita: "Il museo delle promesse infrante" di Elizabeth Buchan
Editore: Casa editrice Nord, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Francia-Repubblica Ceca-Berlino
Pagine: 396
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5
Colonna sonora sperimentata: Rebirth di Finesse (in loop).