simposio lettori copertina

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venerdì 16 aprile 2021

RECENSIONE: MARILù OLIVA - BIANCANEVE NEL NOVECENTO

Sinossi:

Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l'alcol e con l'amore. E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un'aria densa di conflitti e di un'inspiegabile ostilità materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa così i suoi primi vent'anni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell'adolescenza. Negli anni Novanta, infatti, l'eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l'autodistruzione: mentre sua madre si avvelena con l'alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere mai: è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald.

 

Commento:

Quanto c'è di non detto nell'animo di una donna? Quante ferite, umiliazioni, insoddisfazioni ingoiate con sorsate amare di quieto vivere l'hanno resa quella che è? Cosa c'è dietro la sciantosa dalla piega perfetta, la vecchina che prepara biscotti e infusi alla frutta in una terrazza piena di fiori, la giovane che cede all'illusione momentanea e chimica in cambio di pezzi di sé? C'è tutto, un tutto che non si vede ad una prima occhiata, che sfugge agli occhi giudicanti di moralisti e perbenisti. È di questo tutto, diviso in due voci, che parla Biancaneve nel Novecento, l'ultimo, bellissimo romanzo della scrittrice bolognese Marilù Oliva, Solferino 2021. Proprio a Bologna vive Bianca, bambina negli anni '80, adolescente nei primi '90 e giovane donna alle soglie del 2000. Seguendo la sua voce ci inoltriamo in un percorso di crescita fatto di ostacoli, perdite, incomprensioni, di un padre bello e inconcludente che se ne va troppo presto, di una madre matrigna, perfetta solo in apparenza, ma con uno spillone immaginario pronto a pungere e ferire; di un principe azzurro irraggiungibile e deludente; di insidie e tentazioni che rischiano di deviarla dalla sua strada. Ma è tenace, Bianca, è ribelle, si rifugia nei disegni, nei suoi piccoli tesori, certezze effimere quanto necessarie, nei libri che divora, nelle storie che crea… e questa ribellione, quest'alienazione la salva e la fa giungere acciaccata e provata alla porta di un'altra voce, quella del ricordo e del passato. È la voce di Lili che, nata in Francia nel primo dopoguerra, sposa un uomo che non conosce, va a vivere fra persone che non si premurano di capirla e finisce all'inferno, a Buchenwald, nel Sonderbau, il bordello in cui fa da premio per chi si comporta bene. Quella di Lili, anche a distanza di decenni, è una voce intensa, impossibile da ignorare, che commuove e smuoverebbe anche l'animo più indurito.

Due voci, le loro, tormentate e fievoli che racchiudono la forza di chi credeva di non farcela, ma non ha mai smesso di lottare e alla fine ce l'ha fatta. Due delle tante voci di donne raccolte dall'abile penna di Marilù Oliva che, con maestria e grande sensibilità, tratteggia il buio dell'animo umano donandogli luce. Non solo Bianca e Lili, dunque, ma anche Candi, Manu, Dina, Rosa, la moglie di Gennà, Sophie… tutte voci deboli, se prese singolarmente, ma che se unite sono in grado di creare un coro di armonia: cantare la sofferenza, a volte, procura gioia e favorisce la rinascita.

 

Opera recensita: "Biancaneve nel Nove    cento" di Marilù Oliva

Editore: Solferino, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Bologna, anni '90-Germania, anni '40

Pagine: 352

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

lunedì 7 agosto 2017

RECENSIONE: SILVIA AVALLONE - DA DOVE LA VITA è PERFETTA


Sinossi:

C’è un quartiere vicino alla città ma lontano dal centro, con molte strade e nessuna via d’uscita. C’è una ragazzina di nome Adele, che non si aspettava

nulla dalla vita, e invece la vita le regala una decisione irreparabile. C’è Manuel, che per un pezzetto di mondo placcato oro è disposto a tutto ma sembra

nato per perdere. Ci sono Dora e Fabio, che si amano quasi da sempre ma quel “quasi” è una frattura divaricata dal desiderio di un figlio. E poi c’è Zeno,

che dei desideri ha già imparato a fare a meno, e ha solo diciassette anni. Questa è la loro storia, d’amore e di abbandono, di genitori visti dai figli,

che poi è l’unico modo di guardarli. Un intreccio di attese, scelte e rinunce che si sfiorano e illuminano il senso più profondo dell’essere madri, padri

e figli. Eternamente in lotta, eternamente in cerca di un luogo sicuro dove basta stare fermi per essere altrove.Silvia Avallone ha parole come sentieri

allungati oltre un orizzonte che davamo per scontato. Fa deflagrare la potenza di fuoco dell’età in cui tutto accade, la forza del destino che insegue

chi vorrebbe solo essere diverso. Apre finestre, prende i dettagli della memoria e ne fa mosaici. Sedetevi con lei su una panchina e guardate lontano,

per scoprire che un posto da dove la vita è perfetta, forse, esiste.

 

Commento:

Una periferia squallida dalla quale si ha sempre voglia di scappare, ma dalla quale non si andrà mai via; una città dai mille volti dove c’è posto per tutti, ma dove qualcuno fa fatica a trovare il suo posto; tante storie di vita che si intrecciano, si sfiorano e si modellano seguendo scelte e strade tortuose. Questo troviamo in quest’ultimo libro di Silvia Avallone che, fra i tre da lei scritti, è quello che ho apprezzato di più.

I personaggi di questa storia corale sono tanti e tutti insieme formano un quadro variegato e multiforme che rappresenta bene l’amalgama della quotidianità: la professoressa in gamba che tiene in piedi a fatica la sua vita privata, la ragazzina non ancora diciottenne sola e con una famiglia complicata alle spalle, un bambino in arrivo, un altro che proprio non vuole saperne di arrivare, un diciottenne geniale che deve badare a se stesso ed alla madre malata… e poi povertà, delinquenza, voglia di riscatto. Gli elementi per una buona storia ci sono tutti e Silvia Avallone ce ne regala una realistica, ben scritta e ben articolata, che ci mostra, con sguardo obiettivo e talvolta impietoso, la dura realtà delle nostre strade, delle nostre case, delle nostre famiglie. Lettura coinvolgente, gradevole, consigliata.

 

Opera recensita: “Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Bologna

Pagine: 384

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 10 maggio 2017

RECENSIONE: CARLO LUCARELLI - ALMOST BLUE


Sinossi:

Nessuno vuole ammetterlo, ma a Bologna c'è un assassino seriale: è l'Iguana, che assume di volta in volta l'identità delle sue vittime, per sfuggire alle

«campane dell'inferno» che gli risuonano nelle orecchie. Tocca a Grazia cercare di prenderlo, e piú delle sofisticate tecnologie che usa, le servirà l'intuito

e la capacità di ascolto di Simone, cieco dalla nascita. Mentre cacciatore e preda si scambiano continuamente i ruoli, vediamo la scena ora con gli occhi

attenti e ansiosi di Grazia, ora con lo sguardo febbricitante e doloroso dell'Iguana, o la percepiamo come un concerto di suoni e di voci, un complicato

e fantastico arabesco mentale, quando la soggettiva è di Simone. E la città che cosí prende forma sotto i nostri occhi, fitto reticolo di trame e di ossessioni,

è insieme la sorprendente megalopoli italiana che si stende su tutta l'Emilia, e anche il teatro magico dove tutte le storie possono accadere. Un thriller

nervoso e impeccabile, una storia d'amore e solitudine, una scrittura che sa dosare tensione emotiva e colpi di scena.

 

Commento:

Grazia, Simone, l’Iguana. Sono questi tre personaggi a raccontarci questa storia macabra ed affascinante. E’ la storia di un uomo che vuole fuggire da se stesso, di un’ispettrice di polizia che cerca di catturarlo e di un ragazzo cieco che sente la città attraverso i suoi scanner. E’ proprio lui, Simone, che sentirà la voce del killer e, per questo, diventerà il suo bersaglio prioritario. In una Bologna fatta di eccessi, popolata dalla gente più varia e più diversa, fra traffico, vicoli nascosti ed appartamenti abitati da non si sa chi, si snoda questo noir breve ma intenso, incalzante e, per giunta, quasi privo di violenza. O meglio, la violenza c’è, ma Lucarelli è così bravo a nasconderla, ad accennarla, a lasciarcela intuire, che quasi non la vediamo, tranne in momenti in cui è indispensabile. E così, leggendo questo noir,  ho conosciuto l’ispettore Negro, che di nome fa Grazia e che viene da Nardò, quindi dalla mia terra… e poi ho conosciuto Simone, non vedente o cieco come me, che non esce quasi mai di casa ma che conosce Bologna attraverso lo scanner, sempre acceso nella sua mansarda a captare conversazioni, fruscii, con l’immancabile sottofondo musicale di Almost Blue di Chet Baker, la sua canzone preferita. Simone è un personaggio particolare che, a dire la verità, non mi ha convinto fino in fondo, così come Grazia: lui è un po’ troppo stereotipato per i miei gusti, anche se ha una capacità di descrivere suoni, voci e persone davvero ammirevole e singolare; lei istintivamente mi è simpatica, ma non sono riuscita ad inquadrarla bene… anche se, francamente, avrei ridotto un po’ i riferimenti al suo ciclo!

Nel complesso, comunque, questo libro mi è piaciuto… devo riflettere su quanto mi sia piaciuto, ma comunque ve lo consiglio caldamente: si legge in un pomeriggio e vale la pena, non fosse altro che per la colonna sonora di tutto rispetto citata fra le pagine. Ah, a proposito, se qualcuno riesce a capire qual è la versione di Summertime cui si fa riferimento, per favore me lo dica! E’ tutto il giorno che la cerco, ma non riesco a decidere quale sia! Ad ogni modo, lo ribadisco: leggetelo perché è un libro sui generis, quindi è un’esperienza da provare!

 

Opera recensita: “Almost blue” di Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi, prima ed. 1997

Genere: noir

Ambientazione: Bologna

Pagine: 194

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì.