simposio lettori copertina

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martedì 3 agosto 2021

RECENSIONE: GUADALUPE NETTEL - LA FIGLIA UNICA

Sinossi:

Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e d’amicizia che intessono mentre si confrontano con le differenti forme che la famiglia può assumere al giorno d’oggi.

«La figlia unica di Guadalupe Nettel è un romanzo che mette in scena tre maniere di essere donna al di là dei tabù sociali e tre diversi rapporti con la maternità: rifiutata, desiderata, subita» - Raffaella De Santis, Robinson

Poi ho pensato che l’amore si rivela spesso illogico, incomprensibile. Molti di noi fanno così quando si innamorano di una persona molto malata; di una persona che vive lontano; di una persona impegnata in una storia precedente, nella quale non c’è posto per noi. Chi non si è tuffato in un amore abissale pur sapendo che non avrebbe avuto futuro, aggrappato a una speranza fragile come un filo d’erba?

Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent'anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un'ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese. È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell'amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c'è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire.

 

Commento:

"La figlia unica" è un libro che si legge d'un fiato, in poche ore, ma che è capace di fare una gran buona compagnia, di far riflettere e di toccare il cuore. Qual è il suo segreto? Parlare di cose normali, quotidiane, che potrebbero accadere a qualunque donna, e farlo con grande semplicità, franchezza, normalità. L'autrice riesce ad accostarsi a problemi comuni, per quanto grandi ed apparentemente insormontabili, con estrema naturalezza e questo non può che indurre anche noi ad adottare pressocché lo stesso atteggiamento di apertura mentale. È in questo stato di grazia che, condotte sapientemente da Laura, conosciamo le storie di Alina e Doris, riusciamo ad entrare nelle loro sofferenze, a capire i loro blocchi, le reticenze, i loro "no". Sono donne normali con figli speciali, donne che come tante non avrebbero voluto diventare madri, o che una volta diventate madri vorrebbero tornare indietro, donne ancora, insospettabilmente, capaci di amare e di pensare a se stesse. Un bel libro, non un capolavoro, ma un libro da leggere e, perché no, da regalare a chi attraversa un periodo difficile.

 

Opera recensita: "La figlia unica" di Guadalupe Nettel

Editore: La nuova frontiera, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Messico

Pagine: 224

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 2 giugno 2021

RECENSIONE: SUSY GALLUZZO - QUELLO CHE NON SAI

Sinossi:

Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, tra loro si rompe qualcosa. Ella così inizia a sfogarsi scrivendo un diario rivolto alla propria madre, morta quindici anni prima: pagina dopo pagina, racconta delle crepe che si allargano fino a incrinare in modo irreversibile i delicati equilibri familiari, si addentra nei propri ricordi per riportare a galla vecchi e nuovi conflitti, rimpianti e sensi di colpa, per trovare infine la forza di affrontare la verità e ricominciare. Viaggio negli equilibri precari di una famiglia all’apparenza perfetta, Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l'autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Susy Galluzzo ha scritto un libro intenso che affronta un tema tabù con grande abilità e coraggio meditando in maniera profonda sul lato oscuro che è in ognuno di noi e su quello che una donna non confesserebbe mai, neppure a se stessa.

 

Commento:

Lo confesso: sono in difficoltà. Non so bene come raccontare questo romanzo, non so come parlarne senza risultare banale o riduttiva, non so dire – neanche dopo 240 pagine – per chi parteggerei fra la madre e la figlia, fra Michela e Ilaria… ma so che ho cominciato a leggere Quello che non sai ieri sera intorno alle 22:00 e stanotte sono andata a dormire oltre le 3:00 perché sapevo che non sarei mai riuscita a dormire senza averlo finito; so che è un romanzo bellissimo, ma che definirlo così è oltremodo sminuente; so che non sono madre, ma questo libro lo consiglierei a tutte le madri e a tutte le figlie. Lo consiglierei alle madri che sentono di non farcela, che si sentono in colpa perché probabilmente non stanno dando tutte loro stesse ai figli, che non si sentono capite ed hanno paura a dire che non li sopportano più, i loro figli. E poi lo consiglierei a tutte quelle figlie che "mia madre è una strega/arpia/fallita/depressa/stupida", che "non la sopporto più" etc. etc. etc. Può, una madre, arrivare a detestare sua figlia? Può arrivare ad ingaggiare una lotta di sopravvivenza con il sangue del suo sangue? Può, un bel giorno, decidere che basta così, che non ce la fa più, che è ora di riprendersi la propria vita? E d'altra parte, fino a che punto una figlia può pretendere attenzioni, comprensione, abnegazione dalla propria madre? Domande che parrebbero inconcepibili, persino innaturali, folli a chiunque di noi non si sia trovato nella situazione di Michela, la protagonista e voce narrante del libro, e di sua figlia Ilaria. Ma leggetela, la sua storia, provateci… e vi assicuro che non vi sarà poi così facile rispondere. Un romanzo profondo, intenso, scritto in una forma originale e toccante, una storia che si distingue dalla massa e non si fa dimenticare facilmente. Di pregi ne ha molti, ma su tutti quello che ho apprezzato di più è proprio l'avermi messa in condizione di non riuscire a decidere da quale parte stare e, quindi, di avermi di fatto impedito di giudicare. E non accade proprio così nella vita reale? Non accade, forse, di ritrovarsi a dar ragione alla figlia e alla madre e, egualmente, torto ad entrambe? E, prima ancora, chi siamo noi per giudicare le vite e le scelte altrui? Sono tante le cose che non so, specie sulla maternità e su come si gestisca il rapporto tra genitori e figli stando dall'altra parte della barricata… ma so che questo romanzo ve lo consiglio, davvero.

 

Opera recensita: "Quello che non sai" di Susy Galluzzo

Editore: Fazi, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

              

mercoledì 10 febbraio 2021

RECENSIONE: ALESSANDRA SARCHI - IL DONO DI ANTONIA

    Sinossi:

Antonia vive a Bologna e ha una figlia adolescente, Anna, che da qualche tempo ha problemi di alimentazione. Il loro rapporto è teso e Antonia si domanda se, rifiutando il cibo, Anna non stia tentando di svincolarsi dalla sua devozione materna. Poi, un giorno, arriva la telefonata di un ragazzo americano e con lui il passato torna a galla. Ventisei anni prima Antonia viveva negli Stati Uniti e donò un ovulo a un'amica che desiderava diventare madre ma non poteva. Da quell'ovulo fu generato Jessie, che ha appena scoperto di essere nato anche grazie a lei, e perciò ha bisogno di conoscerla, di sapere perché lo ha fatto, e perché a un certo punto è scomparsa. Mentre sua figlia sembra volersi liberare di lei, qualcuno che non può chiamare figlio invece cerca Antonia, e la interroga sui motivi di quel dono offerto come un atto di generosità del quale poi non si è sentita all'altezza, un gesto da cui deriva una responsabilità che lei non può piú ignorare. Perché, per ciascuno di noi, la domanda «chi sei» implica sempre anche «di chi sei».

 

Commento:

Un figlio avuto, uno da cui è fuggita. Antonia è una donna lacerata dall'essere madre: sì, si può essere lacerati dalla maternità, dall'amore dato e da quello trattenuto, dalle paure che scavano nella mente, giorno dopo giorno, quelle mai affrontate, alle quali dopo un po' non si riesce più a dare voce tanto sono radicate. Antonia è lacerata nell'animo tra l'amore rabbioso per una figlia che la respinge, che cerca di allontanarsi dal suo petto e l'amore colpevole di un figlio che non è suo figlio, che ha lasciato in mani amorevoli ma comunque altre, diverse dalle sue, per paura dell'enormità del gesto compiuto. Paura, sì, perché si può anche aver paura di essere madre: non basta desiderarlo, non basta la felicità di stringere, nutrire, accudire un corpo che non è nostro, ma è parte di noi. Non basta. Ci sono le notti insonni, i dubbi, le responsabilità. C'è poi il confronto, la "sfida amorosa" da ingaggiare con quel corpo che cresce e si fa carne, cuore, cervello ed emozioni diverse e talvolta opposte alle nostre.

Il dono di Antonia è un libro potente, importante, che rivela le zone nascoste, recondite e oscure dell'essere madre, prendendo di petto le paure, le rinunce, i sussulti del cuore di chi, prima di essere madre, è sempre e comunque una donna. Da leggere, che siate madri, padri, figli o figlie.

 

Opera recensita: "Il dono di Antonia" di Alessandra Sarchi

Editore: Einaudi, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Bologna

Pagine: 208

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 30 luglio 2018

RECENSIONE: MICHELA MARZANO - L'AMORE CHE MI RESTA


Sinossi:
La sera in cui Giada si ammazza, Daria precipita in una sofferenza che nutre con devozione religiosa, perché è tutto ciò che le resta della figlia. Una sofferenza che la letteratura non deve aver paura di affrontare. Per questo siamo disposti a seguire Daria nel suo buio, dove neanche il marito e l’altro figlio riescono ad aiutarla; davanti allo scandalo di una simile perdita, ricominciare a vivere sembra un sacrilegio. Daria si barrica dietro i ricordi: quando non riusciva ad avere bambini e ne voleva uno a ogni costo, quando finalmente ha adottato Giada e il mondo «si è aggiustato», quando credeva di essere una mamma perfetta e che l’amore curasse ogni ferita. Con il calore avvolgente di una melodia, Michela Marzano dà voce a una madre e al suo struggente de profundis. Scavando nella verità delle relazioni umane, parla di tutti noi. Del nostro desiderio di essere accolti e capiti, della paura di essere abbandonati, del nostro ostinato bisogno di amore, perché «senza amore si è morti, prima ancora di morire».

Commento:
E' la sera di venerdì 14 ottobre 2011 e Daria è in casa con suo marito Andrea quando squilla il telefono. Daria si sta ancora chiedendo chi sia a quell'ora tarda quando riceve un pugno nello stomaco: è Paolo, il compagno di Giada. La figlia è in ospedale. Devono correre. Ma al loro arrivo Daria e Andrea scoprono che Giada è morta, che Giada, la loro figlia amata e desiderata, si è ammazzata con una dose eccessiva di farmaci.
Perché l'ha fatto? Daria non lo sa, non lo capisce, si dà la colpa e sprofonda in un dolore nero, torbido che la spinge a rimestare per mesi negli stessi oggetti, negli stessi ricordi, negli stessi pensieri. Un dolore insanabile e sordo anche ai richiami d'aiuto di Andrea e di Giacomo, l'altro figlio, anche loro straziati dall'accaduto. Daria non ce la fa, scopre di non aver mai realmente capito sua figlia, si sente in colpa, non vuole tornare a vivere, perché lei quella figlia l'ha amata più di tutto e tutti, dal momento in cui l'ha avuta tra le braccia, nonostante non fosse sangue del suo sangue, Giada è diventata la cosa più importante.
Un romanzo angosciante, claustrofobico, intimo, necessario. Una storia straziante raccontata con maestria e partecipazione; l'abbandono, l'adozione, la maternità, l'amore sono trattati qui con una delicatezza e insieme una forza rare. Lettura impegnativa per il grande carico di sentimenti che porta con sé, ma assolutamente consigliata a chi cerca un libro forte sulla maternità, sul lutto, sul rapporto tra genitori e figli.

Opera recensita: "L'amore che mi resta" di Michela Marzano
Editore: Einaudi, 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma
Pagine: 235
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 28 luglio 2018

RECENSIONE: ENRICA TESIO - LA VERITà, VI SPIEGO, SULL'AMORE


Sinossi:
Aprire questo libro è un'esperienza sorprendente, capace di portare allegria nella più grigia delle giornate. Proprio come entrare in casa di Dora, la protagonista. Nel suo appartamento torinese potrete incontrare: i suoi due bambini, piccoli saggi e buffissimi; il loro tato Simone, magari sul balcone intento a fumare (meglio non chiedersi che cosa); Sara, la migliore-amica-senza-figli di Dora, stavolta alle prese con la decisione più difficile; il massimo del disordine che una donna nata alle nostre latitudini possa sopportare; un paio di nonni molto diversi da quelli delle pubblicità; un quadro con un pappagallo zampe all'aria, in grado di infondere pace a chi lo guarda; un sacco di ricordi felici sospesi nell'aria, diversi angoli dove ristagna la malinconia per tutto ciò che invece non è stato o non sarà, e grandi finestre per lasciar entrare il sole. Zitti, se fate attenzione sentirete bussare alla porta! È un giovane vicino di casa, decisamente sexy a dirla tutta, ed è qui per Dora. Ma eccola che arriva, Dora, è appena sveglia e già sa che dovrà correre, e correre, sempre in ritardo su tutto, da vera"madre Gazzella": due bambini, un lavoro, un mutuo e una separazione con cui fare i conti. La storia di questa giovane donna coraggiosa, anticonformista e piena di vita, e di tutto il mondo che la circonda, fa riflettere proprio perché prende forma in scene esilaranti o tenere, sempre profondamente sincere.

Commento:
Adoro il modo di scrivere di Enrica Tesio e spesso e volentieri leggo i post che pubblica su facebook o sul suo blog, perciò il mio giudizio su questo libro è probabilmente falsato dalle alte aspettative che nutrivo prima di cominciarlo.
In effetti, la schiettezza, il modo diretto e semplice di esprimersi e di esporre il proprio pensiero Enrica Tesio ce lo mette tutto in questo libro, però probabilmente queste caratteristiche in grado di rendere accattivante anche un semplice racconto di vita quotidiana, perdono presa sulle lunghe distanze. Io questo libro l'ho trovato troppo lungo, a tratti ripetitivo, alla fine mi ha annoiato addirittura, cosa che mai avrei pensato di dire di un libro di questa scrittrice bravissima. Il libro parla di amore, di storie finite e rimpianti e dolori da superare, ma parla soprattutto di figli e di maternità… questo, forse, è stato un altro elemento che mi ha reso più pesante la lettura, essendo io al momento molto lontana da quest'esperienza.
Non lo boccio, perché potrebbe risultare gradevole ad altri, ma non mi sento di consigliare questo libro a cuor leggero. Peccato.

Opera recensita: "La verità, vi spiego, sull'amore" di Enrica Tesio
Editore: Mondadori, 2015
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Torino
Pagine: 236
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE: DONATELLA DI PIETRANTONIO - L'ARMINUTA


Sinossi:

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina,

quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi

stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro

perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta»

(la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo

sul tavolo.

 

Commento:

Questa è la storia dell’”Arminuta”, una ragazzina tredicenne che amava la danza, la sua spiaggia, la sua casa, il profumo della sua mamma… o di quella che credeva essere la sua mamma. Un bel giorno, però, l’arminuta è costretta ad abbandonare tutto ciò che ama perché quelli che credeva i suoi genitori la restituiscono alla sua vera famiglia. Così la ragazza passa dalla bella vita in città alla vita scomoda del paese, dove manca tutto, il lavoro, il cibo, l’igiene… e dove ci sono troppe bocche e poco spazio per tutti. E’ così che, da un giorno all’altro, la vita di questa ragazza cambia radicalmente ed inspiegabilmente ed ora lei si ritrova spaesata, con troppi fratelli, troppi padri e troppe madri e troppo poche spiegazioni. Ma piano piano qualcosa cambia, l’affetto si apre un varco nel cuore ferito e, ad un anno di distanza l’abbandono si è trasformato in qualcosa di diverso.

“L’arminuta” è una storia potente raccontata con schiettezza spiazzante: una vita scambiata come fosse un giocattolo, affetti recisi e ricuciti alla buona, affetti sinceri che non hanno il tempo di sedimentare… ed al centro di tutto una ragazzina intelligente, fragile ed al contempo molto coraggiosa. Lo stile è estremamente diretto ed all’inizio della lettura si fa un po’ fatica ad ambientarsi nella storia. Ma ben presto ci si abitua e la nebbia iniziale si dirada… vale la pena di continuare la lettura. Libro consigliato, lettura breve ma intensa.

 

Opera recensita: “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Abruzzo

Pagine: 162

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 21 settembre 2017

RECENSIONE: MARGARET MAZZANTINI - VENUTO AL MONDO


Sinossi:

Premio Campiello 2009. Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo,

città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato,

che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta

la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata,

imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita

della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la

storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso

nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo

diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore

scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.

 

Commento:

Ormai è risaputo: in ogni suo libro Margaret Mazzantini picchia duro e sconvolge. L’ha fatto con “Non ti muovere” con la storia di un padre infedele che si riscopre nelle ore di attesa dopo l’incidente della figlia; l’ha fatto in “splendore” raccontando una complessa storia di omosessualità; l’ha fatto in “Mare al mattino” raccontando l’immigrazione ed il viaggio della speranza tra la Libia e l’Italia. E lo fa anche qui, in “Venuto al mondo”, parlando di maternità, dell’incontro di anime derelitte, della guerra esteriore ed interiore. E proprio da un “viaggio della speranza” comincia anche questa storia, la storia di Gemma, giovane laureanda romana che va a fare ricerche per la tesi a Sarajevo nel periodo delle olimpiadi invernali dell’84; lì incontra Gojko, il poeta ubriaco che le farà da guida e che rimarrà suo amico per la vita, e Diego, il fotografo di pozzanghere, il ragazzo di Genova con cui condividerà la guerra, l’amore, la maternità mancata eppure cercata ossessivamente. Quando le granate squarciavano l’intimità delle case di Sarajevo, nel 1992, Gemma era lì… e c’era anche Diego, e Gojko, e Sebina e Mima, ed Aska… c’erano tutti, ma non c’era ancora Pietro, il bambino di Sarajevo con cui Gemma torna in città quasi vent’anni dopo. E’ a lui che Gemma vorrebbe spiegare cosa significa quella città, quella guerra finita ma ancora dietro l’angolo, quella rosa rossa in una pozza nera ritratta in una foto di Diego. Ma non può dirgli niente, perché i ricordi fanno male e forse perché in fondo la verità non la conosce nemmeno lei.

“Venuto al mondo” è un pugno nello stomaco, è una storia che strazia, appassiona e sconvolge. E’ l’intreccio di vite che si sfiorano, si scelgono, si perdono nella crudezza della guerra e si ritrovano nel tempo immobile e nebuloso della pace. Tutto questo marasma di emozioni è portato sulla carta dalla penna esperta di Margaret Mazzantini che sa giocare con le parole, ma non strafà, rendendo tutto tangibile, visibile, anche a noi che questa vicenda la leggiamo soltanto. Una lettura consigliata, sicuramente, nonostante o forse proprio per la sua crudezza, perché certe storie ci entrano dentro solo se si impongono, se si fanno leggere per forza, anche se non sono facili da digerire.

 

Opera recensita: “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini

Editore: Mondadori, 2008

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Sarajevo

Pagine: 531

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 7 agosto 2017

RECENSIONE: SILVIA AVALLONE - DA DOVE LA VITA è PERFETTA


Sinossi:

C’è un quartiere vicino alla città ma lontano dal centro, con molte strade e nessuna via d’uscita. C’è una ragazzina di nome Adele, che non si aspettava

nulla dalla vita, e invece la vita le regala una decisione irreparabile. C’è Manuel, che per un pezzetto di mondo placcato oro è disposto a tutto ma sembra

nato per perdere. Ci sono Dora e Fabio, che si amano quasi da sempre ma quel “quasi” è una frattura divaricata dal desiderio di un figlio. E poi c’è Zeno,

che dei desideri ha già imparato a fare a meno, e ha solo diciassette anni. Questa è la loro storia, d’amore e di abbandono, di genitori visti dai figli,

che poi è l’unico modo di guardarli. Un intreccio di attese, scelte e rinunce che si sfiorano e illuminano il senso più profondo dell’essere madri, padri

e figli. Eternamente in lotta, eternamente in cerca di un luogo sicuro dove basta stare fermi per essere altrove.Silvia Avallone ha parole come sentieri

allungati oltre un orizzonte che davamo per scontato. Fa deflagrare la potenza di fuoco dell’età in cui tutto accade, la forza del destino che insegue

chi vorrebbe solo essere diverso. Apre finestre, prende i dettagli della memoria e ne fa mosaici. Sedetevi con lei su una panchina e guardate lontano,

per scoprire che un posto da dove la vita è perfetta, forse, esiste.

 

Commento:

Una periferia squallida dalla quale si ha sempre voglia di scappare, ma dalla quale non si andrà mai via; una città dai mille volti dove c’è posto per tutti, ma dove qualcuno fa fatica a trovare il suo posto; tante storie di vita che si intrecciano, si sfiorano e si modellano seguendo scelte e strade tortuose. Questo troviamo in quest’ultimo libro di Silvia Avallone che, fra i tre da lei scritti, è quello che ho apprezzato di più.

I personaggi di questa storia corale sono tanti e tutti insieme formano un quadro variegato e multiforme che rappresenta bene l’amalgama della quotidianità: la professoressa in gamba che tiene in piedi a fatica la sua vita privata, la ragazzina non ancora diciottenne sola e con una famiglia complicata alle spalle, un bambino in arrivo, un altro che proprio non vuole saperne di arrivare, un diciottenne geniale che deve badare a se stesso ed alla madre malata… e poi povertà, delinquenza, voglia di riscatto. Gli elementi per una buona storia ci sono tutti e Silvia Avallone ce ne regala una realistica, ben scritta e ben articolata, che ci mostra, con sguardo obiettivo e talvolta impietoso, la dura realtà delle nostre strade, delle nostre case, delle nostre famiglie. Lettura coinvolgente, gradevole, consigliata.

 

Opera recensita: “Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Bologna

Pagine: 384

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.

 

sabato 22 luglio 2017

RECENSIONE: SARA RATTARO - L'AMORE ADDOSSO


Sinossi:

Un romanzo che parla di madri e figlie, di segreti che servono a sopravvivere ma non danno la felicità, della forza incontenibile dell'amore, l'unica che

ci riporta alla luce.

L'amore arriva come un'onda, cancella ogni bugia, ti travolge e ti illumina.

Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni.

È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno,

in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non

era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era

una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel

giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra,

quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una

verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore

che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che

non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente. Sara Rattaro torna con L'amore addosso , una storia potente e sincera, che

parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere

giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L'amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a

raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.

 

Commento:

Giulia è la moglie di Emanuele, l’uomo ricoverato al secondo piano dell’ospedale in seguito ad un incidente. In macchina con lui c’era una sconosciuta, Silvia, che però Giulia conosceva già. Ed è proprio a causa di Silvia, l’altra donna con cui deve dividere il marito, che Giulia diventa l’amante di Federico, l’uomo ricoverato un piano più su, nello stesso ospedale, in condizioni ben più gravi. Ma chi è, in realtà, Giulia? Nessuno la conosce davvero, nessuno si è mai chiesto cosa lei volesse davvero. Non lo ha fatto sua sorella, la perfetta, la star; non l’ha fatto suo padre, l’assente, il vile; non l’ha fatto soprattutto sua madre che ha modellato la vita di Giulia secondo le sue regole, anche quando si trattava di prendere decisioni importantissime che Giulia avrebbe dovuto prendere da sola e che, in ogni caso, le avrebbero cambiato la vita.

Giulia è una donna fragile e forte, fortunata ed infelice, divisa tra due lati della stessa vita, squarciata da un segreto che le perfora l’anima, pesante come una colpa, grande come un macigno sul cuore. Ma, contrariamente alle sue previsioni, quando tutto sembra perduto Giulia scoprirà che può ancora riappropriarsi della sua vita, che può ancora fare qualcosa per recuperare gli anni persi…

Una storia complicata e dolorosa, raccontata in prima persona dalla protagonista, mediante la sapiente penna di Sara Rattaro che, come di consueto, dimostra di saper descrivere l’animo umano con sensibilità e partecipazione. Una lettura forte, ma bella, perché infondo non è così lontana dalla quotidianità di ognuno di noi, sebbene non abbiamo vissuto direttamente le vicende narrate.

Un libro che mi è piaciuto molto e che consiglio.

 

Opera recensita: “L’amore addosso” di Sara Rattaro

Editore: Sperling & Kupfer, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Liguria (presumibilmente)

Pagine: 252

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 19 settembre 2016

RECENSIONE: MICHELA MURGIA - ACCABADORA


Sinossi:

Premio Campiello 2010. Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

 

Breve, intenso ed appassionante. In poco più di 160 pagine Michela Murgia ci racconta tradizioni millenarie che sono parte di una comunità, di un popolo, ma che scavando non troppo a fondo, potremmo ritrovare anche nel nostro passato prossimo. Sono le tradizioni legate alla vita, al suo inizio, ma soprattutto alla sua fine; sono storie fatte di scialli neri, dolore e conforto, di saperi antichi e credenze popolari ancora sorprendentemente vive. Siamo a Soreni, piccolo paese della Sardegna, nel secondo dopoguerra. Qui vivono Maria Listru e Tzia Bonaria Urrai. Maria è la quarta figlia della vedova Anna Teresa Listru che considera la bimba un errore dopo tre cose giuste, una bocca in più da sfamare. Bonaria, invece, è una vedova senza figli che è ben lieta di prendere con sé quella ragazzina che ha sorpreso a rubare delle ciliegie in un negozio e che nonostante il gesto si mostra serena ed innocente. Maria, abituata a non essere considerata altro che la quarta o l’ultima, fa presto ad affezionarsi all’austera Tzia Bonaria che dimostra di badare a lei, tiene moltissimo alla sua istruzione e la considera il suo primo pensiero. Maria pensa che Bonaria faccia la sarta e questo è vero di giorno, ma di notte, a volte, qualcuno bussa alla porta e la donna esce in tutta fretta senza dare spiegazioni. Maria non sa che Bonaria è l’Accabadora, l’ultima madre, colei che aiuta chi, allo stremo della sofferenza, vuole andarsene da questo mondo senza dolore. Non è un’assassina priva di scrupoli, ma una donna provata dalla vita che, a suo modo, aiuta gli altri e fa ciò che deve essere fatto. Tutti a Soreni sanno chi è e cosa fa ed il suo passaggio suscita timore e rispetto. Donna di poche parole, ma di molto sapere, Bonaria trasmette tutto ciò che sa alla sua fille anima tranne il suo compito segreto e quando, per un tragico caso del destino, la ragazza lo scopre fra le due donne si apre una frattura apparente che sa di tradimento e di cose non dette. Maria parte per il continente, ma poi torna per ripagare, nel momento del bisogno, il suo debito di riconoscenza a quella donna che non ha mai chiamato mamma, ma che lo è molto più di chi l’ha generata. La storia di Maria e di Bonaria può sembrare lontana ed incredibile, ma non lo è per niente: qualcuno potrebbe pensare che queste credenze popolari siano morte e sepolte nel passato, invece vivono nel retaggio culturale dei piccoli comuni italiani in cui ci si conosce tutti, in cui l’informazione che conta si fa  al bar o sulla soglia delle case al crepuscolo.

I temi chiave di questo romanzo sono la maternità, la fiducia e la scelta. Come si legge in apertura del libro, Maria è figlia di due madri, di due donne, della povertà dell’una e della sterilità dell’altra. Ma si può essere figlia di due madri? Ed è più degna, in fin dei conti, di essere chiamata mamma colei che ci ha messi al mondo per poi abbandonarci al nostro destino, salvo poi richiamarci a sé nel momento del bisogno rivendicando un diritto di nascita misto ad orgoglio e possessività? O colei il cui ventre è sterile, ma che ci accoglie, veglia il nostro sonno nel buio, ci nutre ed educa? E poi c’è l’altro grande interrogativo, quello che riguarda la scelta: può l’uomo scegliere quando e come porre fine alla sua vita? Può l’uomo sostituirsi a Dio stabilendo quando far cessare la sofferenza? Fino a che punto è umano soffrire?

Michela Murgia ci racconta questa storia affascinante con uno stile fluido e con una scrittura insieme intimista ed evocativa: intimista perché indaga con tatto e delicatezza i sentimenti ed i fragili equilibri privati di una comunità; evocativa perché con parole scelte con cura descrive abilmente sensazioni, odori, suoni, rendendoli visibili a chi legge. Tutto ciò rende questo libro un piccolo album dei ricordi da custodire con cura, perché nulla vada dimenticato o perso nella frenesia dell’oggi. Lettura consigliatissima.

 

Opera recensita: “Accabadora” di Michela Murgia

Editore: Einaudi, supercoralli, 2009

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sardegna, Torino

Pagine: 166

Prezzo: 18€ (cartaceo), 6,99€ (ebook)

Consigliato: sì.