simposio lettori copertina

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domenica 20 giugno 2021

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - NERO LUCANO

        Sinossi:

La vista che si presenta di fronte a Viola Guarino, anatomopatologa chiamata per un sopralluogo sulla scena del delitto, è orribile: un uomo con la testa spaccata, letteralmente, in due. È un ingegnere di origini lucane che da tempo abita a Varese, tornato al paese per affari. Ma quali affari? La sua efficientissima segretaria – e forse amante – ne ha perso per ore le tracce proprio alla vigilia di un accordo milionario. E la moglie Leda, che detesta la Basilicata, si mostra vaga fino al punto di essere sospetta.

Le fin troppo sensibili «antenne» di Viola, un po’ scienziata e un po’ strega, colgono una tensione erotica più torbida rispetto a un semplice triangolo – o quadrato – extraconiugale. O forse si sta lasciando influenzare dal ritorno del sostituto procuratore Loris Ferrara, irresistibile e sfuggente come il giorno in cui si sono incontrati – e come il giorno in cui si sono lasciati? Prima che possa fare ordine tra prove, intuizioni e sentimenti, però, si scopre un nuovo cadavere. C’è stata un’altra vittima, prima dell’ingegnere. L’assassino firma i suoi crimini lasciando al suo passaggio tracce che sembrano sberleffi: una mappa del territorio fin troppo dettagliata, una pagina dalla Divina Commedia. Non c’è dubbio che colpirà ancora.

Una Matera invernale e inquietante, di straordinario fascino tra tempeste e gravine, fa da sfondo a una corsa contro il tempo sulle tracce di un serial killer implacabile. Per inseguirlo, in sella alla sua moto, Viola Guarino dovrà attraversare diverse sfumature di nero: dentro e fuori dall’animo umano.

 

Commento:

Fascinazione, malia, sensualità, inquietudine, brivido, mistero… sono solo alcuni degli elementi – anzi, delle sensazioni intense – che ritroviamo in Nero lucano, il secondo romanzo con protagonista l'anatomopatologa Viola Guarino. Mentre, sul piano sentimentale, confusione, smarrimento, amarezza e voglia di ribellione si mescolano ad una tensione erotica quasi opprimente, una scia nera guida i passi della dottoressa un po' strega che ama parlare con la gente, sentire cosa gli altri hanno da dire o, molto più spesso, non vorrebbero dire. Istinto, sesto senso, preveggenza, profonda sensibilità, capacità di decifrare altri segni, predisposizione a cogliere sollecitazioni metafisiche unite al legame viscerale con la sua terra e la sua gente si uniscono al rigore scientifico: un mix perfetto che rende Viola Guarino la migliore, ma anche la più chiaccherata, guardata con sospetto, osservata speciale. Ma che Viola sia tenace e sappia fare bene il suo lavoro è un fatto, perciò quando le viene sottoposto il cadavere di un ingegnere grottolese lei deve capire, guardare ciò che gli altri non colgono, ascoltare ciò che gli altri non sentono… e lo stesso farà con le altre vittime, finché non arriverà, non senza fatica e tribolazioni,  alla soluzione del caso. Tra personaggi ingombranti e figure eteree, si viaggia in bilico tra la bellezza crepuscolare e struggente delle terre del  Sud d'inverno e quel senso di imminente tragedia che precede la morte violenta. Incontrare Viola Guarino vuol dire immergersi in un mondo a metà tra l'estrema concretezza e la volatilità di una sensazione, vuol dire lasciarsi guidare tra le pagine che raccontano il fascino nero di una terra stordente ed ammaliatrice. Un viaggio dal quale è difficile tornare nello stesso stato di quando si era partiti e dal quale è altrettanto difficile staccarsi: l'auspicio è di ritrovarla presto in nuove storie, Viola Guarino, perché la voglia di incontrarla e di percorrere con lei, a bordo della sua moto, vie antiche che sanno di terra e di storia, è davvero tanta.

 

Opera recensita: "Nero lucano" di Piera Carlomagno

Editore: Solferino, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Basilicata

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 19 giugno 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - FIGLIA DELLA CENERE

Sinossi:

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» 
Dopo Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.

 

Commento:

Ritrovare Teresa Battaglia è, ormai, un piacere cui è difficile sottrarsi, tantomeno rinunciare: questa commissaria dall'autorevolezza naturale e dall'umanità debordante ha conquistato i cuori di tanti lettori, compreso il mio, sin dalla sua prima comparsa in Fiori sopra l'inferno. La ritroviamo, in questo nuovo romanzo, più provata, fragile, coraggiosa che mai: la sua malattia è giunta ad un punto cruciale, che le rende difficile – se non impossibile – continuare nel suo lavoro. Teresa lo sapeva che questo momento sarebbe arrivato e che sarebbe stato difficile, ma non immaginava che a complicare le cose ci sarebbe stato il passato, un passato struggente e pericoloso, un nodo doloroso che le cambiò la vita e che resta ancora da sciogliere… un nodo incarnato da un uomo che ha ucciso e salvato e che torna a far parlare di sé.

Figlia della cenere è un noir diverso dai precedenti della serie, sebbene ugualmente intenso e trascinante: è diverso perché il suo fascino non si concentra tanto sulla natura circostante, sul territorio, sul male che viene da fuori, quanto invece su quello che tocca Teresa da vicino, da dentro. È un romanzo profondamente introspettivo, una specie di resa dei conti che ci permette di conoscere meglio Teresa, il suo passato, ciò che l'ha resa la roccia che è, per poter scendere all'inferno con lei, per tenerla per mano mentre affronta i suoi demoni. Non è l'ultima volta che la incontriamo, per fortuna: il finale è più che aperto e guida verso nuovi spunti, nuovi sviluppi e – c'è da scommetterlo – nuove emozioni.

 

Opera recensita: "Figlia della cenere" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

mercoledì 20 gennaio 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LUCE DELLA NOTTE

Sinossi:

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile.

 

Commento:

Luce della notte, il terzo capitolo della stupenda saga che Ilaria Tuti dedica alla commissaria Teresa Battaglia e al suo Friuli, è un romanzo coraggioso. Coraggioso come chi decide di affrontare il buio, gli spettri, la notte dell'anima e del cuore.

Coraggioso come Chiara, la bambina della storia, che non si sottrae al sogno che la mette di fronte a un'atrocità più grande di qualsiasi cosa lei possa tollerare; coraggioso come Giulia, la mamma di Chiara, che illumina la notte in cui è costretta la figlia con colori, luci, fiabe e speranza instancabile; coraggioso come Teresa Battaglia, l'anziana commissaria che affronta se stessa e il suo destino ogni giorno e non ha paura di seguire un'intuizione e rischiare tutto; coraggioso persino come il giovane e supponente Marini, che nonostante tutto si affida alla sua commissaria e la segue rischiando anche lui. È coraggioso, questo romanzo, proprio come lo è la sua autrice, capace di ndare oltre il dolore, di affrontarlo con un'arma potente, la scrittura, che diventa catarsi, che diventa salvezza. Luce della notte è una storia su come affrontare la paura scavando dentro se stessi per trovare la forza di attraversare la notte. È una storia di bambini coraggiosi e di madri che li aspettano e condividono con loro la sofferenza; è una storia di coraggio. Leggetela, come e più degli altri romanzi di Ilaria Tuti.

 

Opera recensita: "Luce della notte" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Friuli

Pagine: 256

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.     

martedì 12 gennaio 2021

RECENSIONE: CORRADO DE ROSA - L'UOMO CHE DORME

Sinossi:

Da un po’ di tempo, Antonio Costanza ha preso la vita contromano: non per scelta e nemmeno per ostinazione. A quarant’anni, è vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando l’ombra di un serial killer si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto. Vagamente sociopatico e teneramente narcisista, se ne resta ripiegato in un guscio di piccole fobie, appresso alle scelte dell’ex compagna e a un rapporto complicato con il figlio. La sveglia però sta suonando, tanto più che di mezzo ci si mette una giornalista dal sorriso favoloso. Il sonno della svogliatezza è finito e al dottor Costanza toccherà sondare la mente omicida di uomini che odiano le donne, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia. Corrado De Rosa attinge alla sua esperienza di psichiatra, perito in vicende giudiziarie eccellenti, per costruire una commedia nera dal tono amaro e scanzonato. La dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati delle possibilità e le macerie del disincanto.

 

Commento:

Annoiato, scaramantico, indolente, lo psichiatra Antonio Costanza è un quarantenne tranquillo, schivo ma non solitario, pigro ma non troppo scontroso. È quello che definiremmo una brava persona, separato, ama la sua famiglia, in particolare il padre e il figlio, è bravo nel suo lavoro, ma non è un asso dei rapporti umani: spesso sbaglia tempi e modi di approccio e tendenzialmente cerca di restare lontano dalle grane o dalle faccende complicate. Questo suo essere impacciato e schivo non lo favorisce nelle relazioni, specie in quelle con l'altro sesso, perché viene scambiato per supponenza, disinteresse all'interlocutore, arroganza. Sono queste alcune delle impressioni provate da Laura Santamaria, brava giornalista che deve averci a che fare per via di un omicidio alquanto truce. Una prostituta anziana è stata ritrovata morta nella propria abitazione la sera di San Valentino del 2012 ed è necessario entrare nella personalità dell'assassino, capire il suo modo di ragionare, capire quanto fosse cosciente. Non è Costanza ad occuparsi delle indagini, non è sua la responsabilità di individuare il colpevole, ma per un motivo o per l'altro viene in contatto con i sospettati e finisce per ritrovarsi, suo malgrado, al centro del caso. Lo conosciamo pian piano, Antonio Costanza, entriamo passo dopo passo nella sua cerchia di amici, percorriamo con lui i vicoli della sua città, e nel frattempo seguiamo su più campi paralleli i movimenti di altri personaggi, le realtà di altre vite, in un concatenarsi di eventi, luoghi, persone. L'uomo che dorme è, sì, un noir, ma è un noir atipico, perché conserva preponderanti i tratti del romanzo, della narrazione più amena e meno oscura e brutale. È quasi come se l'autore, nel donarci questa storia, avesse toccato solo incidentalmente la sfera noir, ma pensasse invece al racconto della storia di un uomo, di uno psichiatra seduto "dal lato sbagliato della scrivania", come se avesse voluto mettere in luce le contraddizioni di una città e di una società pronta a ricercare la follia dove c'è "solo" cattiveria e degrado. L'uomo che dorme è un romanzo che si fa leggere agevolmente, nel quale si entra con piacere, con curiosità e dal quale si esce un po' più consapevoli, desiderosi di riflettere e consci di aver chiuso un buon libro che, come tale, trova i suoi fondamenti nella realtà del quotidiano.

 

Opera recensita: "L'uomo che dorme" di Corrado De Rosa

Editore: Rizzoli, 2018

Genere: noir

Ambientazione: Salerno

Pagine: 275

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

domenica 4 ottobre 2020

RECENSIONE: LUCA CROVI - STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Sinossi:

Il fatto che la crime fiction in Italia non abbia mai subito cali di popolarità o di consenso si può considerare una prova del suo legame indissolubile col modo di raccontare e di raccontarsi nel Belpaese. Luca Crovi ne rilegge la storia da un punto di vista inedito, utilizzandola come sensore delle aspirazioni e delle paure, dei sogni e dei peggiori incubi di un'intera nazione. Il risultato è una brillante cartografia dell'inferno del Novecento e del primo ventennio del Duemila, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, fino ai gialli con humour di Marco Malvaldi e Francesco Recami, passando per i thriller di Giorgio Faletti e Donato Carrisi. Costruendo un percorso avvincente attraverso successi editoriali e repêchage di autori, più o meno noti, che hanno lasciato un segno nel panorama italiano e internazionale, Crovi mette in rilievo differenze e analogie fra trame e personaggi, ambientazioni e schemi narrativi del giallo, il «frutto rosso sangue della nostra epoca». Davanti a un universo narrativo che parla dei lettori e ai lettori, terrorizza e affascina nello stesso tempo perché sembra esorcizzare, con il rigore razionale di un'indagine brillante e intuitiva, la paura dell'ignoto, non si può fare a meno di chiedersi: è forse un caso che in tempi di feroce incertezza, come quelli che stiamo vivendo, il giallo sia ancora il genere più amato dagli italiani?

 

Commento:

Ecco, lo sapevo. Lo sapevo ancora prima di aprirlo, che in Storia del giallo italiano avrei trovato un altro must! Sapevo che, da appassionata di letteratura thrilling che sa di avere ancora molte lacune, avrei imparato molto da questa lettura, ma non mi aspettavo che mi avrebbe coinvolta, tramortita, quasi sopraffatta con tante informazioni e soprattutto tantissimi stimoli ad approfondire, tanti spunti per nuove letture, incontri con nuovi personaggi, vecchi autori, altri modi di raccontare il giallo e quindi la società. Di sicuro con Crovi condivido il mio modo di intendere il giallo, il thriller, il noir: forme meravigliosamente efficaci e coinvolgenti di raccontare la società, di leggere ed interpretare il mondo in cui viviamo e i comportamenti di chi ci circonda, nonché di esorcizzare la paura di ciò che non conosciamo, ma che potrebbe accadere. In Storia del giallo italiano ho trovato autori che non conoscevo, personaggi che mi hanno già conquistata prima ancora di entrare nel loro mondo, ma anche storie che in questi anni mi hanno formata come lettrice e come persona, contribuendo ad accrescere il mio amore per questo genere letterario ed altresì la conoscenza di questo Paese che, con tutte le sue differenze, fallacie e difficoltà, tutti noi amiamo. L'"investigazione" di Crovi nel giallo italiano parte da lontano, dalla metà dell'Ottocento, ed organicamente, attraverso vari livelli e piani narrativi si snoda per un secolo e mezzo sino ad arrivare a noi, al 2020, in quella che più che una variegata e variopinta sfilata di nomi e scene, è una caleidoscopica rimpatriata della grande famiglia del giallo in tutte le sue nuances, dai nonni – De Angelis, Mastriani, Matilde Serao – ai genitori – Scerbanenco, Camilleri, Faletti, Laura Grimaldi – ai figli, nipoti e pronipoti – Genisi, Basso, Venezia, De Marco, Pulixi, Tuti e chi più ne ha e più ne metta. E come in ogni rimpatriata che si rispetti, ciascuno porta qualcosa di sé, le sue idee, il suo lavoro, i suoi manicaretti, la sua terra, il suo modo di essere e di intendere il mondo. Un perfetto mix di storie, voci, luoghi, colori per raccontare l'Italia in tutte le sue sfaccettature. So già che riaprirò spesso questo saggio - pure impegnativo e complesso, bisogna ammetterlo – alla ricerca di quello spunto, di quella storia che ancora mi manca e che fa al caso mio. A voi lo consiglio, sia che siate appassionati del giallo, sia che amiate i saggi e le pubblicazioni un po' meno leggere.

 

Opera recensita: "Storia del giallo italiano" di Luca Crovi

Editore: Marsilio, 2020

Genere: saggio

Ambientazione: Italia

Pagine: 512

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 9.

      

martedì 28 luglio 2020

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - LA VOLPE MECCANICA


Sinossi:
Una donna racconta di sé. E della passione bruciante per un uomo più giovane di lei, che finalmente lascia il segno in un'esistenza grigia, imprigionata in un matrimonio deciso a sangue freddo. Descrive nei dettagli i loro incontri, i baci, i più riposti segreti della loro intimità. Lasciando sullo sfondo lo scenario in cui si svolge la storia, ripercorre la sua vita e le sue molte ombre alla ricerca del punto di non ritorno. Voleva fare l'attrice, un tempo, e ne avrebbe avuto tutti i numeri, se non fosse intervenuta a sbarrarle la strada un'inesorabile vocazione al fallimento. Testimoni o complici, la seguiamo nei labirinti della sua mente, attraverso le ambigue proiezioni dell'arte e dell'amore. Assistiamo come dal buco della serratura a giochi erotici sempre più mozzafiato, in uno sconcertante thriller dei sentimenti, all'inseguimento di una verità che trascende i fatti e diventa un'indagine esistenziale. Ma il giovane commissario incaricato di risolvere il caso nel quale la protagonista si trova coinvolta arriverà a conclusioni inattese. Mariolina Venezia costruisce un noir dal ritmo incalzante, con una scrittura precisa come una lama che seziona eventi e caratteri riducendoli all'osso, in un tango freddo e appassionato di amore e morte.

Commento:
La volpe meccanica è un racconto che tramortisce ed investe i sensi. È il monologo, trasognato e spietato, di una donna che racconta la sua storia, il suo disagio, i suoi fallimenti, la sensazione di essere nata per perdere, la ricerca della sconfitta, l'intorpidimento delle ambizioni, il risveglio e l'urgenza nell'amore famelico e travolgente per un uomo che al di là della conoscenza dei corpi, rimane a tutti gli effetti uno sconosciuto. Non è semplice descrivere le sensazioni vividissime che dà l'esperienza di lettura di questo breve, ma intensissimo racconto: si prende fiato alla prima riga e si resta col respiro mozzo, sospeso, fin quasi alla fine, in una corsa inarrestabile verso una catastrofe prevedibile quanto inevitabile. Sfiancati e svuotati di tutte le energie, si assiste ad un finale non scontato, beffardo eppure, in un certo senso, giusto e sperato. Non un racconto che si legge in un'ora scarsa, ma un'esperienza di lettura in piena regola, fisica, corporea, totalizzante.

Opera recensita: "La volpe meccanica" di Mariolina Venezia
Editore: Bompiani
Genere: racconto noir
Pagine: 94
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 8 luglio 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - ALI D'ARGENTO


Sinossi:
Grazie a un piano raffinato e crudele, Faye si è lasciata alle spalle il tradimento e le umiliazioni inflitte dall'ormai ex marito Jack e sembra aver ripreso in mano le redini della propria esistenza: è una donna autonoma, si è rifatta una vita all'estero, Jack è in prigione e la società da lei fondata, la Revenge, va a gonfie vele. Ma nuove sfide potrebbero incrinare la sua serenità così faticosamente conquistata. Sull'azienda e sul lancio del marchio Revenge negli Stati Uniti pesa una grave minaccia, tanto che Faye è costretta a rientrare a Stoccolma. Non può e non vuole rischiare di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato. Questa volta, però, la determinazione non basta, e per risorgere dalle ceneri e riprendere il controllo della situazione ci vuole un piano ancora più diabolico. Così, con l'aiuto di un gruppo sceltissimo di donne, Faye torna a combattere per difendere ciò che è suo, e per proteggere se stessa e i propri cari.

Commento:
Eh no, mi dispiace, ma stavolta la cara Camilla ha esagerato… questo libro, mio malgrado, non mi sento di consigliarlo, lo metto in chiaro subito così posso spiegare con calma perché.
Ali d'argento è il secondo libro della serie che vede come protagonista la bella, affascinante, intelligente, passionale, enigmatica, tenace Faye Adelheim che avevamo già conosciuto in La gabbia dorata, uscito per Marsilio l'anno scorso. Se quest'ultimo, sebbene a tratti molto estremo, mi era sembrato tutto sommato credibile e mi era piaciuto, in Ali d'argento la Lackberg esagera rendendo il tutto quasi grottesco, irrealistico, non più credibile e, peraltro, estremamente prevedibile. Ed è un vero peccato perché quanto alla struttura il libro è decisamente ben scritto, piacevole, godibile nonostante la crudezza di alcune scene… in più l'autrice non aggiunge molti nuovi personaggi approfondendone alcuni già presenti ne La gabbia dorata e permettendoci di familiarizzare con loro; inoltre conosciamo meglio il passato della protagonista, ciò che ha dovuto subire e fare quand'era una ragazzina, il che ci porta a comprenderla meglio. Peccato, ripeto, per i contenuti che, davvero, impediscono di considerare realistico questo noir e quindi, per quanto mi riguarda, di consigliarlo. Mi sbilancerò, la storia di Faye e di tutte le donne come lei andava raccontata, ma io mi sarei fermata a un solo libro… questo secondo mi sembra tirato per i capelli… non bisogna creare per forza una serie da qualunque romanzo… o no?
Comunque, la mia valutazione non è del tutto negativa… l'impianto narrativo, alcune suggestioni, lo stile, la prosa, fanno di Ali d'argento un libro comunque gradevole e piacevole da leggere… a patto, però, di non volersi soffermare su molte scelte della trama.

Opera recensita: "Ali d'argento" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2020
Genere: noir
Ambientazione: Svezia
Pagine: 416
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.


domenica 31 maggio 2020

RECENSIONE: HELEN ZAHAVI - SPORCO WEEKEND


Sinossi:
Chi è Bella, la protagonista dell'esplosivo romanzo di Helen Zahavi? Una donna molto giovane ma già molto provata; una creatura trascurabile perché si è trascurata, accettando passivamente il ruolo che la vita – gli uomini – le hanno di volta in volta imposto. Ma un giorno, mentre se ne sta nel suo umido, misero seminterrato di Brighton a rimuginare sulle minacce sessuali che uno sconosciuto le rivolge al telefono, ecco che in lei nasce improvviso il desiderio di rivalsa. Da questo momento Bella si trasforma da vittima passiva delle voglie maschili in soggetto attivo di una inflessibile giustizia femminile. Siamo alle soglie di un weekend sorprendente, quello che si prepara per gli incauti uomini che si sono trovati sul cammino di Bella, e non hanno potuto fare a meno di apprezzarne le grazie. Un weekend sorprendente e terribile.

Commento:
"Questa è la storia di Bella, che una mattina si svegliò e si rese conto di non poterne più." È questo il folgorante incipit di Sporco weekend, romanzo noir scritto dall'anglopolacca Helen Zahavi e pubblicato per la prima volta nel 1992. La protagonista, Bella, è una giovane donna che, fino al giorno in cui capì di non poterne più, era sempre stata disponibile, servizievole, accomodante, paurosa. Gli uomini potevano chiederle, dirle, farle ciò che volevano senza che lei riuscisse a ribellarsi, sommersa com'era dalla paura. Come quello che abitava di fronte al suo seminterrato, che la spiava, osservava la sua figura muoversi dietro le sottili tendine tirate, la chiamava per telefono sussurrandole sconcezze. Tutto questo fino al giorno in cui proprio quell'uomo che fino ad allora era rimasto uno sconosciuto, uno dei tanti, aveva osato avvicinarla mentre lei era seduta su una panchina al parco. Era arrivato, si era seduto accanto a lei non invitato ed aveva cominciato a parlarle. Ecco, quello era stato il giorno in cui per la prima volta Bella aveva sentito dentro di sé qualcosa di nuovo, di vivo crescere, crescere, crescere sempre più. Pensava che dentro di lei non ci fosse più niente, invece no, qualcosa c'era: c'era l'ira. Un'ira cieca eppure lucida, spietata, chirurgica è ciò che trasforma la donna impaurita e sottomessa in una nuova Bella, implacabile vendicatrice di se stessa e dell'intero genere femminile. Per la durata di un weekend, Bella diventa la giustiziera delle donne, le oppresse, le sottomesse, le succubi, le insultate, le stuprate, le picchiate, le circuite, le non libere. Non libere di camminare per la strada da sole, di notte, senza sentirsi osservate, fischiate, apostrofate, abbordate, attaccate. Quelle non libere di bere un drink al bar di un hotel senza che qualcuno si sieda accanto a loro, strusci il suo corpo al loro fianco e attacchi bottone per poi, immancabilmente, invitarle a salire; quelle non libere di accettare un passaggio in auto per un tragitto di cinque minuti senza che un uomo allunghi le mani o peggio; quelle non libere di passare la notte in un vicolo con addosso solo la loro povertà, senza che ragazzetti ben vestiti si accaniscano contro di loro… quelle non libere di passeggiare su un molo deserto senza che un maniaco tenti di assassinarle per puro piacere, il suo personalissimo piacere.
Sarcastico, grottesco, scabroso, Sporco weekend racconta tutto questo con nero realismo e implacabile ironia; lo racconta a noi, a te, donna, che pieghi la testa e fuggi impaurita se senti dei passi alle tue spalle; a te, uomo, che cammini per la tua strada scrollando le spalle e distogliendo lo sguardo. Che non ti capiti mai, quando in qualche modo offendi una donna, di incontrare una Bella.

Opera recensita: "Sporco Weekend" di Helen Zahavi
Editore: Guanda, prima ed. 1992
Genere: noir
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 212
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 28 maggio 2020

RECENSIONE: GIORGIO SCERBANENCO - VENERE PRIVATA


Sinossi:
"Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo." (Dalla prefazione di Luca Doninelli). In appendice "Io, Vladimir Scerbanenko".

Commento:
Venere privata è il primo romanzo di Giorgio Scerbanenco con cui mi confronto e, a giudicare dai presupposti non incoraggianti (ne avevo cominciato un altro tempo fa, ma l'avevo lasciato lì in attesa di tempi migliori), è andata molto bene. Venere privata è il primo romanzo con protagonista il dottor, o meglio, ex dottor Duca Lamberti, è ambientato a Milano negli anni Sessanta e la differenza di epoca si sente e non poco (basti pensare alla concezione oltremodo dispregiativa degli omosessuali). Duca Lamberti è da poco uscito di prigione e non ha un lavoro: era medico, ma in seguito a ciò che ha fatto e per cui ha scontato la sua pena, non lo sarà mai più; l'amico Càrrua, in forze alla polizia, gli trova un lavoro presso il ricco ingegnere Auseri: Lamberti dovrà fare da medico, da carceriere e da amico al giovane figlio dell'uomo, che da un anno passa le sue giornate ad ubriacarsi e quando non è ubriaco è depresso e frustrato. Costretto dalle necessità, nonostante il lavoro sia tutt'altro che gradevole, Lamberti accetta e dimostra subito la sua competenza. In breve tempo riesce in ciò che al padre del ragazzo non era riuscito: si fa dire la causa del malessere interiore che divora il giovane, di cui l'alcolismo è solo un sintomo. Ciò che pian piano scoprirà lo porterà a condurre un'indagine clandestina su un pericoloso affare di tratta delle bianche, prostituzione con diramazioni in mezza Europa. Lamberti dimostrerà in molti frangenti un sangue freddo invidiabile, una gran capacità di capire e prevedere i comportamenti delle persone, un buon fiuto da poliziotto e una sua ruvida e schiva, ma preziosa sensibilità. Per chi, come me, non abbia mai letto Scerbanenco questo romanzo può essere un ottimo punto di partenza, a patto, però, di non farsi scoraggiare da un inizio tutt'altro che al cardiopalma: ho intuito che Scerbanenco è così, un Disel, parte in sordina ma stupisce cammin facendo finché ci si ritrova tramortiti senza nemmeno aver capito quando la storia ci aveva coinvolti. Perché? Perché i romanzi che hanno l'obiettivo di raccontare la dura, cruda, nera realtà sono così: niente effetti speciali, solo bieco realismo, forse talvolta appena appena forzato.


Opera recensita: "Venere privata" di Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti, prima ed. 1966
Genere: noir, seriale
Ambientazione: Milano
Pagine: 246
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 29 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - NESSUNO UCCIDE LA MORTE (MAZZACANI 02)


Sinossi:
È quasi Natale quando Elia Colucci, camorrista malato di Sla, sparisce mentre sta andando a incontrare in una valle della Calabria gli 'ndranghetisti, con cui deve discutere del futuro di Tamburi, il rione di Taranto di cui è a capo, l'unico rimasto fedele alle famiglie napoletane. Ad accompagnarlo il suo giovane fidanzato Matteo Maltempo che in Valle d'Itria gestisce un commercio illegale di alcolici sotto la copertura di una comunità spirituale. Dopo quell'incontro, di Colucci si perdono le tracce, mentre di Maltempo viene ritrovato il cadavere che porta i segni inequivocabili di una tortura violenta, quasi si fosse trattato di un omicidio rituale. Carlo Mazzacani è stato costretto a rimanere in Sardegna, lontano dal suo compare Luigi Mascione, ma alla notizia della scomparsa di Elia decide di tornare: Elia è un amico, quando il bandito è stato in pericolo lo ha sempre aiutato. Mentre camorristi e 'ndranghetisti cercano di spartirsi la Valle d'Itria e la procuratrice Buonamica collabora con la Pm di Catanzaro per venire a capo dell'assassinio di Maltempo, Mazzacani si mette alla ricerca di Elia, determinato a trovarlo prima dei suoi molti nemici e prima delle forze dell'ordine. Ma qualcosa in quello che scopre non lo convince, la chiave per risolvere questo caso è nascosta tra i trulli della comunità con cui faceva affari Maltempo e tra i segreti della sua guida spirituale, una misteriosa vecchia signora di nome Alina Desiati. Con «Nessuno uccide la morte» Leonardo Palmisano ci regala la seconda avventura del bandito più scorretto, più ricercato e più leale della letteratura italiana. Un thriller su amore e amicizia.

Commento:
L'ultima volta che l'avevamo incontrato, in estate, Carlo Mazzacani era in Sardegna, tra le braccia di Isabella Udda. E lì lo ritroviamo qualche mese dopo, in mano una bottiglia di vino rosso invece che bianco, inquieto ed annoiato, impossibilitato a lasciare l'isola per le restrizioni che gli ha posto la procuratrice Buonamica. Se vuole rimanere libero, Mazzacani deve restare lontano da Mascione, il Gigante, il suo socio, quindi non può tornare in Puglia. Ma davanti al richiamo dell'amicizia, per Mazzacani non c'è divieto che tenga: quando scopre che si sono perse le tracce di Elia Colucci, il suo amico fraterno a capo del clan che domina Taranto, Mazzacani torna in Puglia e si mette alla sua ricerca. Ma sono in tanti a cercare Colucci e quando viene ritrovato il cadavere trucidato del suo giovane compagno, Matteo Maltempo, gli interrogativi si fanno ingombranti. La situazione è instabile, la piazza è molto ambita, la faida tra napoletani e calabresi per il dominio su Taranto e sui traffici di droga sull'Adriatico è apertissima, le cosche locali sgomitano prepotentemente, gli equilibri sono instabili e polizia e procura devono muoversi in fretta. Ma a Carlo Mazzacani il potere non interessa, lui i Boss li ritiene infidi e ottusi, lui tiene solo alla libertà e agli amici. Non lo capiscono, l'agente Carlucci e la procuratrice Buonamica, che a lui interessa solo questo. Lo sa bene, invece, il Gigante, Luigi Mascione, che sarà al suo fianco in questa ricerca serrata e pericolosa. E sembra banale da dire, ma è bella questa saga che ha per protagonista un bandito, un indipendente, uno corretto tra gente che non si fa scrupoli a fare sgambetti, scavalcare, forzare, ingannare, uccidere per il potere. E' bella perché Leonardo Palmisano è riuscito nella difficile impresa di raccontare con lucido disincanto un mondo duro e implacabile, senza però tralasciare il territorio, i personaggi con le loro fragilità, i valori che guidano le loro scelte. E non si può non parteggiare, non legarsi – in qualche modo – a questa coppia di banditi leali e con un codice di valori personali che li identifica e che li distingue dagli altri. E pazienza se la parte dei "cattivi" - o quantomeno antipatici - la fanno i tutori dell'ordine e della legge.
Ha tanto da dire, Mazzacani, perciò non vedo l'ora di leggere ancora di lui, di Mascione, della mia Puglia e… perché no, anche della Buonamica che (mannaggia a iddhra) mi fa sempre venire voglia di dolce! 😊

Opera recensita: "Nessuno uccide la morte. Mazzacani sulle tracce di Colucci" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 286
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 26 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - TUTTO TORNA. LA PRIMA INDAGINE DEL BANDITO MAZZACANI


Sinossi:
Maria, l’adorata nipotina del boss di Sacra Corona Unita Nino De Guido, detto ‘Zi Nino, è stata rapita. Un solo uomo può ritrovarla, uno a cui non è rimasto niente da perdere perché ha già perso tutto, un fantasma. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non si è mai affiliato alla Sacra Corona, e per questo è stato punito. La sua banda è stata massacrata e lui è fuori dal giro.
Sulle tracce della bambina, c’è anche un losco commissario che tiene in scacco Mazzacani e che lo costringe a lavorare per lui come prezzo per la sua scomoda libertà. Ad affiancare Mazzacani nella sua ricerca, un membro della sua vecchia banda, il Gigante, e una giovane Pm che nella storia vuole vederci chiaro, a costo di scontrarsi con pezzi deviati della giustizia. La bambina è probabilmente finita nelle maglie del traffico pedopornografico. Durante la lunga ricerca, il bandito incrocia e scappa da pezzi interi della criminalità organizzata del sud Italia – la Sacra corona unita, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Mafia albanese e l’Anonima sequestri, incontra le cosche in guerra che si spartiscono il territorio con la connivenza dei politici e gli affari, soprattutto quelli legati alla legalizzazione della marijuana.
La prima indagine del bandito Mazzacani inaugura l’esordio alla narrativa di uno dei giornalisti d’inchiesta più talentuosi del paese. Leonardo Palmisano unisce le sue competenze di giornalista di cronaca giudiziaria e malavita con il piacere e il piglio del racconto d’azione. Un romanzo che guarda alla grande serialità televisiva americana, da Breaking bad a True detective, passando per le nostrane Montalbano e Suburra. Mazzacani non è un eroe, non è un giusto, e per questo riuscirà a portare il lettore dove nessun commissario lo ha mai portato prima.

Commento:
Noir cruento, giallo italiano, thriller ricco di suspense, possibile sceneggiatura per una serie Crime… non è facile classificare questo primo caso di Carlo Mazzacani, perché probabilmente va al di là di sottogeneri e sottocategorie. E per la verità anche parlare di "caso" forse in questo frangente è improprio: Carlo Mazzacani non è un tutore della legge, non è un magistrato, non è un "buono" nel senso universale del termine. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non ha mai voluto affiliarsi alla Sacra Corona Unita perché ama la libertà, vuole agire per proprio conto, si muove nei meandri, nella zona grigia tra cosche e Stato, tra la banda dei Santi e la DRAP – la procura antimafia di Puglia. E' qui che lo troviamo all'inizio del romanzo, tirato di nuovo in mezzo alla mischia  da colui che lo tiene in scacco, il corrottissimo commissario Curiale che ha bisogno di lui perché Mazzacani sa molte cose. Accanto a lui c'è il Gigante, Luigi Mascione, ex pugile socio del bandito: sarà a loro che si rivolgerà Zi Nino de Guido per ritrovare Maria, la sua nipotina rapita e sequestrata. Tra agguati e trappole, tra un bicchiere di bianco e un tiro al piattello, con le cosche nemiche e la procura alle calcagna, Mazzacani dovrà brigare molto per sapere dove si trova la ragazzina e anche qualora la trovi… beh, nulla è detto e mai niente e nessuno è ciò che sembra. Un noir crudo, duro e realistico, ambientato tra le province di Brindisi e Bari, nella terra di mezzo in cui Camorra, 'Ndrangheta e mafie estere puntano al dominio. Un libro che avvince e cattura, forse per il linguaggio spesso indurito da espressioni in dialetto anche stretto, forse per la tensione crescente, forse per la particolarità che contraddistingue il romanzo, ossia il fatto che qui non ci sono personaggi "buoni", ma tutti cattivi, alcuni meno di altri… persino la golosa e ambiziosa procuratrice Buonamica non si fa scrupoli ad usare, quando serve,  metodi rischiosi e spregiudicati a danno di altri. Con sicurezza e competenza Leonardo Palmisano affronta l'intricata rete dei rapporti tra famiglie e clan della SCU in una terra che troppo spesso ne dimentica la presenza silenziosa, ma efficace. E tra equilibri fragili e regole antichissime che cedono il posto a nuovi metodi, ancora una volta Mazzacani scopre che la libertà si paga a caro prezzo e che nessuno, per quanto sia potente, frega la morte… e che tutto torna nella vita, anche l'amore.


Opera recensita: "Tutto torna. La prima indagine del bandito Mazzacani" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2018
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 223
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 4 giugno 2019

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE


Sinossi:
Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente. Lui è Sante Bruno, architetto con entrature che contano. Lei, Floriana Montemurro, una ragazza bellissima, figlia di un potente notabile. Il duplice omicidio scuote la monotonia di una provincia in cui il pettegolezzo vola di bocca in bocca e le lingue sono affilate come rasoi. Indagare sul caso tocca a Loris Ferrara, magistrato in crisi che vuol rifarsi una vita, e all'anatomopatologa Viola Guarino. Abilissima nel leggere la scena del crimine, convinta sostenitrice dei metodi scientifici d'indagine, la Guarino ha un sesto senso prodigioso. "Strega" la chiamavano da bambina. "Strega" pensano oggi di lei i suoi concittadini. E del resto, è la nipote di Menghina, celebre lamentatrice funebre della Lucania, una che ha trasformato la morte in professione e di stranezze se ne intende. Turbata dai sentimenti che prova per l'ombroso Ferrara, Viola si getta a capofitto nell'inchiesta. Mentre incombono i preparativi per Matera 2019 Capitale della Cultura e il futuro si porta appresso milionarie speculazioni sugli antichi Sassi, dovrà confrontarsi con i misteri di un Sud in cui tutto sta cambiando anche se nulla cambia mai davvero. Piera Carlomagno svela, con eleganza e discrezione, il male profondo di una terra insieme ai tormenti e alle malinconie delle donne che la abitano.

Commento:
Giugno 2018. Durante l'allestimento di uno spettacolo, la regista Lara Venosa sta osservando il paesaggio dell'entroterra tra Matera e Potenza, vicino a Pisticci… posando casualmente lo sguardo su un inghiottitoio – una gola tra i calanchi – nota due corpi aggrovigliati. Sono i corpi di Floriana Montemurro e e Sante Bruno, gli amanti di Tinchi, e quello è il loro ultimo abbraccio, ultimo tentativo di fuggire alla barbara crudeltà del loro assassino. Ma capire chi li ha uccisi è più difficile del previsto. Il rigido ed attraente sostituto procuratore Loris Ferrara viene da fuori, da Napoli, e non la conosce questa terra; non aveva previsto che in questa città tutti parlassero tra loro, ma nessuno con la polizia; non aveva previsto che non ci fossero strepiti, urla, che tutto venisse accettato quasi con rassegnazione… non la conosce lui la rassegnazione con cui i lucani da tempo immemore accettano i soprusi, le prevaricazioni, le offese fatte a loro ed alla loro terra bellissima e martoriata. Per aiutarlo a risolvere un caso che si complica sempre più e che minaccia di travolgerlo, ci vorrà la tenacia, l'intraprendenza e l'amore per la sua terra che solo una nativa del luogo, intelligente, fiera e un po' strega può avere. E' questo e molto altro, Viola Guarino, la consulente della procura che lo affiancherà – anzi lo guiderà – nelle indagini, uscendo dai binari del suo lavoro prettamente scientifico e parlando con la gente, coi suoi conterranei, osservandone comportamenti e tacite manifestazioni di forza o debolezza. E' una donna del Sud, Viola, come lo è Floriana, la giovane vittima con cui la dottoressa si sente da subito legata. Sarà empatizzando, quasi comunicando con lei, morta per non essersi piegata alla mentalità del posto, che Viola scoverà chi ha ucciso lei e il suo amante. Tra gli interessi suscitati dal riconoscimento di Capitale europea 2019 e l'atavico immobilismo tutto meridionale di chi si crogiola nelle sue bellezze e non accetta il cambiamento, la giornalista Piera Carlomagno ci regala un noir potente, strettamente radicato nella terra che descrive e connesso all'anima dei personaggi delineati, specialmente quelli femminili. Un ottimo libro, in fondo meno cruento di quanto potrebbe suggerire il titolo; una bella lettura, ottima per i caldi pomeriggi d'estate, che ci permette di conoscere meglio una terra meravigliosa e schiva, in bilico – un po' come tutto il nostro amato Sud - tra superstizione e materialismo. Davvero consigliato.

Opera recensita: "Una favolosa estate di morte" di Piera Carlomagno
Editore: Rizzoli, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Matera, Basilicata
Pagine: 300
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 21 maggio 2019

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - PIZZICA AMARA


Sinossi:
Nel cimitero di un paesino vicino a Lecce, terra incantata battuta dal vento e incendiata dal sole, viene profanata la tomba di Tommaso Conte, un ragazzo morto qualche anno prima per un sospetto incidente. Poco tempo dopo, lì vicino, vengono trovati due cadaveri: una ragazza di origini balcaniche dall'identità sconosciuta e la liceale Federica Greco, figlia di un senatore. Annegata sulla spiaggia la prima e impiccata a un albero la seconda. A indagare c'è il maresciallo Chicca Lopez, giovanissima salentina e carabiniera ribelle. Appassionata di moto e fidanzata con Flavia, una compagna piuttosto esigente che, come i più genuini mariti pugliesi, la aspetta a casa pretendendo la cena, Chicca ogni giorno lotta per farsi spazio in un ambiente di soli uomini come quello della caserma. Determinata, cocciuta, sfrontata, è alla ricerca della verità costi quel che costi, anche la vita. Cosa lega quei cadaveri e la serie di inspiegabili sparizioni degli adolescenti della zona? E chi è quella donna che si dice possegga gli antichi poteri delle macare, le streghe del Salento? Combattendo l'omertà di una comunità che non vuole incrinare l'immagine di terra da sogno, Chicca Lopez si troverà invischiata in una vicenda dai contorni sempre più inquietanti, tra rituali sanguinosi, magia e loschi traffici.

Commento:
Cosa c'è sotto la patina di lustrini e belletto che rende una terra ricca di storia, tradizioni e cultura, un ambito sogno di cui ubriacarsi e stordirsi una settimana all'anno? Chi può non distogliere lo sguardo davanti ai rifiuti sotterrati nei terreni dell'entroterra o agli ulivi espiantati senza ritegno? Solo chi questa terra la ama veramente, la capisce, ne interpreta sussulti e ferite, la vive davvero anno dopo anno, giorno dopo giorno, chi con questa terra fatta di contraddizioni e compromessi lotta e combatte da quando è nato. Chi, se non Francesca-Chicca Lopez, il maresciallo di Santa Maria di Leuca che, dopo giornate infinite di lavoro a Lecce, torna a Gallipoli a preparare la cena alla sua esigente fidanzata? Chi, se non una giovane donna tosta ed agguerrita che non ha paura di dar fastidio e scomodare qualcuno pur di andare al fondo delle cose? Solo lei poteva davvero trovare il bandolo di un'intricata e pericolosa matassa che scuote le alte sfere e rischia di far crollare la facciata dorata della Lecce-bene. E poteva mai sottrarsi al rischio, Chicca Lopez, se in quest'indagine erano coinvolti dei giovani morti in circostanze a dir poco sospette ed inquietanti? No, a costo di rischiare la vita. Tra un calice di Negroamaro, una corsa in moto fino a Punta Pizzo e svariati caffè, scopriamo in queste pagine l'anima vera di un Salento vivo, tenebroso, pulsante di segreti e credenze mai del tutto abbandonate, in una spirale inarrestabile di scoperte macabre, dolore e depravazione a danno dei più indifesi.
E per chi il Salento lo conosce, lo vive quotidianamente da più di trent'anni, ce l'ha nel Dna, non è facile recensire questo libro: con il piglio diretto di chi non le manda a dire, Gabriella Genisi riesce a tratteggiare, con i tempi giusti di chi vuole fare le cose per bene e ad una storia vuole dare la giusta attenzione, i contorni di una terra non facile da decifrare, con tutte le sue sfaccettature e le sue mille anime. Tra macare e macarie, simbolismi, leggende, delitti e tarantate, un mondo di empatia, superstizione, magia viene fuori da queste pagine con tutta la forza dirompente delle sue radici antiche. E nei colori di un tramonto a picco sul mare, tutto si confonde, e vita e morte, magia e realtà, amore e sacrificio non hanno più contorni così netti. Pizzica amara è un libro affascinante ed appassionante, che fa rabbrividire di sgomento e traboccare l'anima di calore: il racconto di una terra magica attraverso una guida amorevole e per questo severa e determinata. Stupendo, davvero consigliato a chi vuole conoscere qualcosa che non sia solo mare, rustici e pasticciotti.


Opera recensita: "Pizzica amara" di Gabriella Genisi
Editore: Rizzoli, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Salento
Pagine: 360
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


mercoledì 15 maggio 2019

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - LA GABBIA DORATA


Sinossi:
Faye sembra avere tutto. Un marito perfetto, una figlia adorabile e un lussuoso appartamento nel quartiere più elegante di Stoccolma. Ma, al di là della superficie scintillante, è una donna tormentata dai ricordi legati al suo oscuro passato a Fjällbacka, una donna che sempre più si sente prigioniera di una gabbia dorata. Un tempo era forte e ambiziosa. Poi è arrivato Jack, il marito, e lei ha rinunciato alla sua vita. Jack non è un uomo fedele, però, e quando Faye lo scopre, il suo mondo va in pezzi. Non le resta più niente, è distrutta. Fino al momento in cui decide di passare al contrattacco e di vendicarsi in modo raffinato e crudele... Faye non è certo la prima donna al mondo a essere stata umiliata dal marito, trattata come una stupida e costretta a lasciare il posto a una più giovane e piacente. Ma per lei è arrivato il momento di dire basta: «Unite siamo forti, non ci rassegneremo mai più al silenzio».

Commento:
A prima vista, questo libro potrebbe sembrare scontato, la classica storia al femminile di donne che si ribellano e trovano se stesse. Beh, in linea di massima è di questo che si parla, ma, fidatevi, c'è di più. Faye è tutto tranne che una donna convenzionale e Camilla Lackberg è riuscita a tirar fuori una protagonista credibile nel suo tormento. Sì, tormento, perché al di là della vita agiata, del bel mondo, della patina di madre giovane e solo un po'  appesantita, Faye rivela da subito qualcos'altro, qualcosa di oscuro, che sin dal suo approdo a Stoccolma per l'università, lei farà di tutto per celare… ma che riguarda il suo passato a Fjallbacka, la sua famiglia e le tenebre che, ognittanto, tornano ad avvolgerla. Le scoprirà presto anche Jack, suo marito, colui per il quale lei ha rinunciato alla propria indipendenza, realizzazione, femminilità, dignità… colui che ora vorrebbe gettarla via come un calzino bucato per un'altra più giovane… lo scoprirà, Jack, cosa succede quando la rabbia covata per anni erompe con forza distruttiva… specialmente se, oltre che bella, una donna è molto intelligente ed in grado di coinvolgere altre donne.
La gabbia dorata è un libro molto piacevole, nonostante sia un noir con tratti di grande crudezza; è scritto molto bene: Camilla Lackberg ha saputo imprimere alla vicenda ed ai personaggi un grado di realismo che, sebbene molte cose siano portate all'estremo, rende la storia credibile e per questo ancora più toccante. E' un libro che consiglio alle donne perché, anche se non ai livelli di Faye, è capitato a tutte di vivere situazioni – anche piccole o occasionali - di pressione, sfruttamento, violenza fisica o psichica, e di non riuscire ad uscirne. Ma lo consiglio anche agli uomini… può essere un ottimo modo per osservare i rapporti con l'altro sesso in modo differente e forse porsi in modo più obiettivo verso il proprio vissuto personale.


Opera recensita: "La gabbia dorata" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Svezia
Pagine: 410
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 6 dicembre 2018

RECENSIONE: PIERRE LEMAITRE - L'ABITO DA SPOSO


Sinossi:
Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Léo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica al bambino e nient’altro. Il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio. Una sera la mamma di Léo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo la ragazza si risveglia sola in casa e fa la terribile scoperta: nella notte Léo è stato strangolato nel sonno, proprio accanto a lei. Da lì una lunga fuga, un sentiero che condurrà Sophie fin negli abissi del crimine per salvarsi da un omicidio che non ha commesso ma per il quale è l’imputato perfetto, un percorso lungo il quale sceglierà di uccidere e di mentire. Assumerà altre identità e per questo dovrà confinare la propria esistenza dentro miseri giorni anonimi. Fino al giorno in cui scoprirà cosa è davvero accaduto quella notte e chi è l’uomo che l’ha condannata alla sofferenza. Pierre Lemaitre ha costruito un noir dove la follia, tanto spaventosa quanto incomprensibile, riesce miracolosamente a trovare un perché.

Commento:
"L'abito da sposo" è il primo romanzo che leggo di Pierre Lemaitre e non credo di sbagliare se affermo di aver avuto a che fare con un ottimo, davvero ottimo scrittore: rari sono ormai gli autori di thriller che riescono a sorprendermi e Lemaitre ci è riuscito alla grande. Volutamente non svelerò molto della trama, perché la sorpresa (e lo shock) sta proprio lì: sin da subito entriamo nel confuso mondo di Sophie, questa ragazza trentenne che negli ultimi anni sembra aver vissuto l'equivalente di quattro vite per quante cose le sono capitate. Impariamo a conoscerla attraverso le sue dimenticanze, intuiamo che si porta dietro un fardello di traumi che metterebbe a dura prova la mente più salda, veniamo in contatto con il suo ultimo luogo di lavoro, la casa di Leo, il bambino che, in un raptus di rabbia cieca, sembra proprio aver strangolato. Sophie fugge, è sconvolta e semina evidenti tracce del suo passaggio… eppure la polizia per anni non riesce a catturarla. Perché? Perché lei ha una grande capacità di improvvisare, di risalire la china, di inventarsi sempre nuove strategie per fuggire, ma sarà proprio quando crederà di avercela fatta che incontrerà il suo insospettabile torturatore…. E noi scopriamo tutto con lei: l'avremmo già condannata per l'atrocità di ciò che lascia dietro di sé, se non fosse che… niente è come sembra.
Una storia intricata ed affascinante, in cui la follia gioca un ruolo fondamentale; un noir imprevedibile, scritto e congegnato in modo magistrale. Davvero stupendo: consigliato" Lemaitre è un autore che approfondirò.

Opera recensita: "L'abito da sposo" di Pierre Lemaitre
Editore: Fazzi, 2012
Genere: noir-Ambientazione: Francia
Pagine: 335
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


lunedì 5 febbraio 2018

RECENSIONE: NATSUO KIRINO - LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO


Sinossi:

La pazienza di Yaoyoi, della dolce e graziosa Yaoyoi, si è rotta oggi improvvisamente come un filo. Nell’ingresso di casa, davanti alla faccia insopportabilmente

insolente di Kenji,  il marito che ha dilapidato tutti i suoi risparmi, Yaoyoi si è tolta la cinghia dei pantaloni e l’ha stretta intorno al collo del

disgraziato. Kenji ha tentato di afferrare la cintura, ma non ne ha avuto il tempo. La cinghia gli è penetrata subito nella carne.

È stato buffo vedere come il collo di Kenji si sia piegato all’indietro e le mani abbiano cominciato ad annaspare disperatamente nell’aria. Sì, buffo,

veramente buffo,  poiché un uomo così, un infelice che beve e gioca, non si cura dei figli, è attratto da donne impossibili e picchia la moglie, non meritava

certo di vivere!

Le gambe abbandonate storte  sul pavimento di cemento dell’ingresso, accasciato sulla soglia, la testa tutta girata, Kenji, a un certo punto, non si è

mosso più. Yaoyoi gli ha messo allora una mano sul collo per sentire le pulsazioni. Niente. Sul davanti dei pantaloni ha visto una macchia bagnata. E ha

riso, stupefatta della forza furiosa, della crudeltà di cui era stata capace. Ha riso anche quando Masako e Yoshie, le fedeli amiche, l’hanno aiutata trasportando

il cadavere a casa di Masako, tagliandolo a pezzetti e gettando poi i resti in vari bidoni d’immondizia.

Straordinario thriller che ha per protagoniste quattro amiche (la dolce e graziosa Yayoi, l’ intelligente e coraggiosa Masako, Yoshie, la madre angariata

da una figlia capricciosa e da una suocera invalida, Kuniko, la trentenne derubata dal marito e minacciata da un usuraio) che si conoscono in una puzzolente

fabbrica di cibi precotti e che scoprono insieme il gusto della rivolta e il fascino e il business del crimine, Le quattro casalinghe di Tokyo, come accade

spesso nei buoni romanzi polizieschi, illumina ciò che accade in un mondo in cui la tradizione si rompe come la pazienza di Yaoyoi: improvvisamente come

un filo.

 

Commento:

Beh, non c’è che dire: questo è decisamente un romanzo singolare e sui generis, sia per ambientazione sia per stile. Abituata alle atmosfere eteree ed allo stile lieve di altri autori orientali, non avrei mai pensato di imbattermi in una vicenda così truculenta scritta da un’autrice giapponese e devo dire che la cosa ha il suo fascino. Questo romanzo unisce la crudezza e la spregiudicatezza dei noir occidentali con la capacità tutta orientale di assorbire e rendere terribilmente normali anche gli eventi più truci.

Il risultato è che qui si parla della morte, dell’omicidio e dello smembramento di cadaveri con una freddezza disarmante che, tuttavia, rende tutto più intenso e delirante.

I protagonisti sono tanti, tutti diversi e ben caratterizzati: ci sono le quattro casalinghe impiegate nei turni di notte in uno stabilimento dove si preparano colazioni industriali, tutte con problemi familiari ed economici e tutte tra loro diverse ed interessanti; c’è Satake, l’oscuro ed affascinante proprietario di una casa da gioco con un passato insondabile e terribile; c’è il giovane piccolo malavitoso dal colletto bianco, dalla coscienza torva e dall’animo tutt’altro che intrepido. Questa varietà di soggetti, che contribuiscono a rendere la narrazione altrettanto varia con il loro punto di vista, imprime al romanzo una dimensione più umana, quotidiana, inquietante. Se vi piace il genere e non avete problemi di stomaco… beh, ve lo consiglio: è un’esperienza di lettura da fare!

 

 

Opera recensita: “Le quattro casalinghe di Tokyo” di Natsuo Kirino

Editore: Neri Pozza, prima ed. 2003

Genere: noir

Ambientazione: Tokyo

Pagine: 656

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

mercoledì 10 maggio 2017

RECENSIONE: CARLO LUCARELLI - ALMOST BLUE


Sinossi:

Nessuno vuole ammetterlo, ma a Bologna c'è un assassino seriale: è l'Iguana, che assume di volta in volta l'identità delle sue vittime, per sfuggire alle

«campane dell'inferno» che gli risuonano nelle orecchie. Tocca a Grazia cercare di prenderlo, e piú delle sofisticate tecnologie che usa, le servirà l'intuito

e la capacità di ascolto di Simone, cieco dalla nascita. Mentre cacciatore e preda si scambiano continuamente i ruoli, vediamo la scena ora con gli occhi

attenti e ansiosi di Grazia, ora con lo sguardo febbricitante e doloroso dell'Iguana, o la percepiamo come un concerto di suoni e di voci, un complicato

e fantastico arabesco mentale, quando la soggettiva è di Simone. E la città che cosí prende forma sotto i nostri occhi, fitto reticolo di trame e di ossessioni,

è insieme la sorprendente megalopoli italiana che si stende su tutta l'Emilia, e anche il teatro magico dove tutte le storie possono accadere. Un thriller

nervoso e impeccabile, una storia d'amore e solitudine, una scrittura che sa dosare tensione emotiva e colpi di scena.

 

Commento:

Grazia, Simone, l’Iguana. Sono questi tre personaggi a raccontarci questa storia macabra ed affascinante. E’ la storia di un uomo che vuole fuggire da se stesso, di un’ispettrice di polizia che cerca di catturarlo e di un ragazzo cieco che sente la città attraverso i suoi scanner. E’ proprio lui, Simone, che sentirà la voce del killer e, per questo, diventerà il suo bersaglio prioritario. In una Bologna fatta di eccessi, popolata dalla gente più varia e più diversa, fra traffico, vicoli nascosti ed appartamenti abitati da non si sa chi, si snoda questo noir breve ma intenso, incalzante e, per giunta, quasi privo di violenza. O meglio, la violenza c’è, ma Lucarelli è così bravo a nasconderla, ad accennarla, a lasciarcela intuire, che quasi non la vediamo, tranne in momenti in cui è indispensabile. E così, leggendo questo noir,  ho conosciuto l’ispettore Negro, che di nome fa Grazia e che viene da Nardò, quindi dalla mia terra… e poi ho conosciuto Simone, non vedente o cieco come me, che non esce quasi mai di casa ma che conosce Bologna attraverso lo scanner, sempre acceso nella sua mansarda a captare conversazioni, fruscii, con l’immancabile sottofondo musicale di Almost Blue di Chet Baker, la sua canzone preferita. Simone è un personaggio particolare che, a dire la verità, non mi ha convinto fino in fondo, così come Grazia: lui è un po’ troppo stereotipato per i miei gusti, anche se ha una capacità di descrivere suoni, voci e persone davvero ammirevole e singolare; lei istintivamente mi è simpatica, ma non sono riuscita ad inquadrarla bene… anche se, francamente, avrei ridotto un po’ i riferimenti al suo ciclo!

Nel complesso, comunque, questo libro mi è piaciuto… devo riflettere su quanto mi sia piaciuto, ma comunque ve lo consiglio caldamente: si legge in un pomeriggio e vale la pena, non fosse altro che per la colonna sonora di tutto rispetto citata fra le pagine. Ah, a proposito, se qualcuno riesce a capire qual è la versione di Summertime cui si fa riferimento, per favore me lo dica! E’ tutto il giorno che la cerco, ma non riesco a decidere quale sia! Ad ogni modo, lo ribadisco: leggetelo perché è un libro sui generis, quindi è un’esperienza da provare!

 

Opera recensita: “Almost blue” di Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi, prima ed. 1997

Genere: noir

Ambientazione: Bologna

Pagine: 194

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 28 dicembre 2016

RECENSIONE: JIM THOMPSON - L'ASSASSINO CHE è IN ME


Sinossi:

Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola città del Texas. La cosa peggiore che si può dire di lui è che è un po' noioso, un po' troppo lento, a volte

saccente. Ma nessuno immagina il suo male nascosto, la malattia che lo ha quasi rovinato quando era giovane. E quel male è di nuovo sul punto di tornare

in superficie, irrefrenabile e violento. Perché la vita non ha niente da dare agli uomini come Lou, se non brevi momenti di feroce energia sempre raggelati

dall'oceano nero del destino.

 

Lou Ford è il vicesceriffo di Central City, una cittadina del Texas, piena di persone per bene che rispondono “Sì Signore” e “no Signora” a chiunque sia il loro interlocutore. Lou Ford è intelligente, perspicace, un buono, uno che non usa mai la violenza ed è capace di ammorbidire e far parlare qualunque prigioniero senza torcergli un capello… è così che tutti conoscono Lou. Ma dietro questa facciata di bravo ragazzo, Lou nasconde un insospettabile, fredda lucidità ed una capacità di calcolare le conseguenze di ogni azione e di prevedere i pensieri altrui con una precisione allarmante. Ma ciò che Lou nasconde, soprattutto, è una “malattia” che lo porta a risolvere ogni problema, a superare ogni ostacolo umano semplicemente uccidendolo e lo fa con rapidità e precisione degna di un serial killer di professione. Lou non si ferma neppure quando i suoi colleghi cominciano a sospettare di lui, neppure quando è evidente che gli stanno alle calcagna e, quando alla fine arriva la resa dei conti il finale è spettacolare.

“L’assassino che è in me”, probabilmente il libro più noto ed importante di Thompson, è un racconto crudo, veloce e freddo. Il cinismo di Ford denota la volontà del suo ideatore di raccontare le cose come stanno: Thompson non vuole piacere o impressionare, non c’è nulla di roboante o artefatto in ciò che racconta, anzi si avverte chiaro e netto il degrado da cui l’autore viene ed in cui ambienta la storia ed il cinico, disilluso realismo di chi conosce fin troppo bene ciò di cui parla. Un libro ed un protagonista particolare, assolutamente sui generis, uno al quale si fa fatica ad affezionarsi e dal quale, tuttavia, non ci si vuole staccare, curiosi di sapere come andrà a finire.

Mi sento di consigliare questo libro a chi ama i noir veloci e crudi, senza una particolare caratterizzazione dei personaggi o una ricostruzione di ciò che sta intorno alla storia… un noir breve, da prendere così, fatto e finito.

 

Opera recensita: “l’assassino che è in me” di Jim Thompson

Editore: Mondadori (1992)-Fanucci (2002) prima ed. originale 1952

Genere: noir

Ambientazione: Texas, Stati Uniti

Pagine: 224

Prezzo: 7,90 €

Consigliato: sì/no.

 

sabato 12 novembre 2016

RECENSIONE: JAMES ELLROY - DALIA NERA


Sinossi:

Non si muovono certo in un mondo di illusioni Lee e Dwight, poliziotti, pugili, amici. Eppure il pericolo più grave per loro non arriva dalla folla di

relitti umani e delinquenti che li circondano, né dalla violenza e dalla corruzione di Los Angeles, né da Kay, la donna di cui entrambi sono innamorati.

È un orrido delitto a sconvolgere per sempre la loro vita: il massacro di Elizabeth Short, la "Dalia Nera", ragazza leggera, allegra, imprudente, prostituta

a tempo perso. Una delle tante vittime consenzienti dello show business e soprattutto di sé stessa. E quando Lee scompare misteriosamente, per Dwight le

indagini si trasformano in una tremenda ossessione.

 

Elizabeth Short, aspirante attrice e prostituta per necessità, viene barbaramente uccisa e ritrovata su un prato in un quartiere malfamato di Los Angeles. Fra le centinaia di investigatori coinvolti al caso ci sono anche Lee Blanchard e Dwight (detto Bucky) Bleichert, poliziotti, ex pugili, “soci” sul lavoro ed amici al di fuori.

Mentre Bucky non vuole lasciarsi coinvolgere, Lee viene particolarmente colpito dal caso “dalia nera” e per una serie di circostanze concomitanti finisce per perdere il controllo e fugge inspiegabilmente in Messico facendo perdere le sue tracce. Suo malgrado, Bucky si ritrova coinvolto nella vicenda della Dalia nera che, contrariamente alle apparenze, si dimostra sempre più articolata, misteriosa ed inestricabile. Quando il caso, irrisolto, viene chiuso dopo numerosi colpi di scena, Bucky viene rimandato a pattugliare i quartieri malfamati di Los Angeles, ma non riesce a staccarsi dal ricordo di Betty Short, la dalia, nemmeno quando è con Key, l’enigmatica compagna del suo ex collega ed amico Lee, diventata nel frattempo sua moglie. Così, fra un matrimonio naufragato, una vita piena di bugie ed una carriera costantemente in bilico, Bucky torna sulle tracce dell’assassino della dalia e scopre un’intrigo familiare molto più sordido e squallido di quanto potesse immaginare.

Questa, per sommi capi, la trama. Ora, per dovere di obiettività, vi dirò che si tratta, tutto considerato, di un buon libro… a me, comunque, non è piaciuto troppo: l’ho trovato soprattutto lento! Sebbene il numero di pagine non sia per nulla proibitivo, la lettura mi è risultata stancante, con pochi picchi di suspense e sostanzialmente monocorde. Probabilmente questa sensazione è stata acuita dal fatto che a raccontare tutto è la voce narrante di Bucky in prima persona e l’autore spesso si sofferma troppo su circostanze, fatti, sensazioni del poliziotto che rallentano lo svolgersi dell’intreccio.

In definitiva, la storia in sé è gradevole, ma non ho apprezzato lo stile usato dall’autore nel raccontarla. Perciò, se vi piacciono i libri lenti potrete facilmente avere un parere contrario al mio a fine lettura. Se invece siete abituati a thriller incalzanti e costantemente al cardiopalma questo libro potrebbe non piacervi.

Considerazioni personali a parte, “dalia nera” è salutato dai più come un ottimo libro, uno tra i migliori di quest’autore noto fra gli estimatori del genere noir. Tra l’altro “dalia nera” basato su un caso realmente accaduto e dal quale è stato tratto anche un film omonimo, è il primo della tetralogia di Los Angeles o “L. A. quartet”, ambientata nella Los Angeles degli anni 40 e 50. Perciò, se dovesse piacervi questo primo libro, sappiate che il ciclo si compone, nell’ordine, di “dalia nera”, “Il grande nulla”, “L. A. Confidential” e “White jazz”. Beh, non mi resta che augurare buona lettura a chi vorrà provarci!

 

Opera recensita: “Dalia nera” di James Ellroy

Editore: Mondadori, prima ed. originale 1987, in Italia nel 2006

Genere: Noir

Ambientazione: Los Angeles (U.S.A.)

Pagine: 349

Prezzo: 9,50 €

Consigliato: sì/no.