simposio lettori copertina

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mercoledì 18 dicembre 2019

RECENSIONE: FEDERICA ANGELI - A MANO DISARMATA


Sinossi:
Due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un grido: «Tutti dentro, lo spettacolo è finito!» Siamo a Ostia, nel 2013, e tra gli abitanti di quei palazzi c’è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di «la Repubblica», che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l’altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è stravolta: per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità. La storia giudiziaria di cui è protagonista fino alle più recenti sentenze ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, confermando che tutti insieme possiamo alzare la testa e cambiare in meglio. Federica Angeli ha ottenuto questa vittoria con l’unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non compiace mai null’altro che la verità, con una coerenza a tratti severa. In un susseguirsi di colpi di scena, viviamo con lei le sue paure, a tratti la disperazione e i momenti di solitudine. La sua testimonianza puntuale, incalzante, senza respiro non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre e di moglie contesa alla serenità famigliare. Una serenità che, ispirata dalla Vita è bella di Benigni, Federica Angeli riesce magicamente a preservare, coinvolgendo i figli in un gioco alla guerra.

Commento:
Ho letteralmente divorato questo libro in un pomeriggio. In 384 pagine densissime di contenuti, lotta, vita, Federica Angeli condensa anni di impegno civile e sociale nella lotta alla mafia capitolina… sì, perché contrariamente a quanto volevano credere in molti, a Roma la mafia c'è, esiste, si sviluppa come ovunque, nel silenzio, all'ombra di uno Stato la cui assenza è troppo pesante, di una politica che distoglie lo sguardo e preferisce che ai bisogni dei cittadini pensino i mafiosi.
Erano anni che, da cronista che vive sul territorio, Federica Angeli si occupava dei clan lidensi, ma quando, quel giorno di maggio del 2013, va coi suoi cameramen ad intervistare il gestore di un locale, ritrovandosi davanti uno dei Boss del clan Spada, non immagina ancora in che inferno sta andando a cacciarsi. Non lo sa, ma lo intuisce quando, in quella prima conversazione, il Boss dimostra di conoscere lei e i suoi affetti più cari molto da vicino. Poteva desistere lì, Federica, invece no, lei si incaponisce, torna sul luogo, porta a termine l'inchiesta… e non sa che ancora questo non è niente. Perciò quando, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2013, dal balcone di casa sua assiste alla sparatoria avvenuta dall'altro lato della strada, lei che quei volti li conosce tutti perché ci vive in quella città, non ha dubbi, va a denunciare l'accaduto. E' solo una delle tante denunce che farà negli anni, ma è forse quella che più di tutte le cambierà la vita: dal mattino dopo, Federica è sotto scorta, su di lei si scatena un'ondata di minacce, fango, demolizione professionale e mediatica non indifferente: è entrata nel mirino dei clan e non ne uscirà facilmente. Ha inizio così un tempo infinito di limitazioni, privazione della propria libertà, indipendenza, gestione della quotidianità; di tensioni familiari, di coppia, con i figli. Ma Federica, nonostante il peso crescente, non tentenna, non molla, non ha mai dubbi: lo fa per i suoi figli, perché domani non debbano più vivere con l'ombra incombente della mafia nella loro strada, sotto casa, nel bar o nel ristorante dove vanno a mangiare. Lo fa per tutti noi, Federica, ma lo fa soprattutto affinché siamo noi a prendere in mano il coraggio, ad attivarci, a difendere il nostro territorio dalla corruzione, delinquenza, dai soprusi, dall'ingiustizia. E' una giornalista, Federica, ma è prima di tutto una cittadina normale, una donna, moglie, madre, figlia… come lo siamo tutti.
Leggere A mano disarmata è stato non solo interessante dal punto di vista culturale, ma soprattutto è stato per me un costringermi a chiedermi "cosa sto facendo io? Cosa posso fare? Perché mi rassegno e non mi ribello più davanti ai soprusi, alle ingiustizie?" Non saranno la mafia, ma vale comunque, sempre, la pena di non cedere, di non voltarsi dall'altra parte, di non abbassare la testa e piegare la schiena. Perciò grazie a Federica Angeli e alle persone come lei, perché con il loro impegno ci ricordano che tutti possiamo… dobbiamo fare qualcosa, per noi stessi, per chi amiamo, per la nostra società.

Opera recensita: "A mano disarmata" di Federica Angeli
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: autobiografia, narrativa italiana, testimonianza
Ambientazione: Ostia, Roma, 2013-2018
Pagine: 384
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 13 ottobre 2019

RECENSIONE: SERENA MARCHI - PINK TANK. DONNE AL POTERE, POTERE ALLE DONNE


Sinossi:
Emanuela Baio, Paola Binetti, Laura Boldrini, Emma Bonino, Mara Carfagna, Luciana Castellina, Monica Cirinnà, Anna Finocchiaro, Mariapia Garavaglia, Elisabetta Gardini, Cécile Kyenge, Marianna Madia, Giorgia Meloni, Rosa Menga, Irene Pivetti, Daniela Santanchè, Elly Schlein e Livia Turco.
La lista di Pink Tank, un serbatoio di pensiero finora inesplorato, è lunga ma per fortuna non esaustiva della rappresentanza politica femminile. Abbastanza però da proporre uno spaccato fondamentale della realtà del nostro paese e capace di indicare una strada verso un futuro che diventa sempre più prossimo.
Da oltre settant’anni le cittadine italiane attendono che la nostra Repubblica esprima finalmente una Presidente del Consiglio o una Presidente della Repubblica, che i partiti riescano a nominare una Segretaria generale (per ora l’unica segretaria di partito è Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia) e che finalmente in Parlamento siedano un numero rappresentativo e congruo di donne. Qual è il motivo di un tale ritardo che fa precipitare l’Italia agli ultimi posti in Europa (e non solo) quando si tratta di rappresentanza politica delle donne? Quali sono le difficoltà che incontrano le donne italiane quando decidono di impegnarsi in politica? E cosa si aspettano? Serena Marchi lo ha chiesto direttamente a loro: deputate, senatrici, firmatarie di leggi, Presidenti della Camera, attiviste e militanti. Ha incalzato e riflettuto con loro sulla condizione delle donne e della leadership al femminile nel Belpaese. Non è stato facile convincerle a parlare di come hanno iniziato a fare politica, di cosa sognavano quando erano bambine, di come hanno dovuto combattere per farsi largo in un mondo che non le aveva considerate.

Commento:
Da tempo aspettavo di leggere/ascoltare questo libro: mi è sempre piaciuto leggere un pensiero, un modo di pensare, dalla viva voce del suo proprietario. In questo caso l'argomento sono le donne in politica ed a parlarne sono loro, le donne che fanno politica nel nostro Paese. Non tutte, certo, perché molte hanno rifiutato recisamente, altre hanno dissimulato, altre ancora non hanno risposto per niente all'invito, ma quelle che Serena Marchi intervista in questo libro danno testimonianze decise, forti, molto personali e d'impatto. Serena Marchi, dal canto suo, è stata bravissima a non intaccare con riflessioni o considerazioni il pensiero delle sue intervistate, facendoci però gustare il piacere, l'ambientazione, il contorno dell'intervista e dando così più risalto alla dimensione personale ed unica di ciascuna donna invitata a parlare. Non solo parole, quindi, ma un pensiero contestualizzato. Contesto arricchito dalle storie di queste donne di cui seguiamo le performances in Tv o sui giornali, ma che troppo spesso non abbiamo il tempo o la possibilità di conoscere. Chi erano prima di diventare personaggi pubblici? Qual è il loro background e la loro provenienza familiare? Cosa le ha portate ad entrare in politica? Cosa pensano di se stesse e delle altre donne? Come sono i rapporti tra donne e le differenze con gli uomini in politica? Cosa pensano delle quote rosa? Come definirebbero un leader? Tutte domande semplici all'apparenza, ma che forniscono spunti a risposte diverse, ma tutte a loro modo interessanti. Ed è sorprendente vedere come in questi racconti lo schieramento, l'appartenenza a questo o quel partito finiscono per essere mitigate o in qualche caso annullate. Testimonianze forti, sicure, accorate, personali, importanti, specchio di una società in evoluzione, di un pensiero moderno ma fortemente consapevole e radicato nella storia di ieri.
Dal canto mio, beh, non dirò quali donne ho preferito perché tutte mi hanno lasciato qualcosa, un impressione, un dettaglio, una sensazione più o meno incisiva. Mi ha stupito, però, trovarmi d'accordo con persone di partiti lontani da quelli che sostengo e perfino con persone che in TV detesto sentir parlare. Incredibile la potenza della parola: se prese in un contesto intimo, rilassato, fuori dalla bolgia mediatica, con tutte queste donne si può dialogare, confrontarsi, dissentire o concordare. Oserei dire che leggere Pink tank è stato…istruttivo e corroborante. Ovvio, quindi, che lo consiglio.


Opera recensita: "Pink tank. Donne al potere, potere alle donne" di Serena Marchi
Editore: Fandango, 2019
Genere: reportage
Ambientazione: Italia
Pagine: 204
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 6 ottobre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL CONFINE (ART KELLER 03)


Sinossi:
Ha trascorso la vita combattendo la guerra al narcotraffico dall'altro lato del confine. Adesso è tornato a casa, ma la guerra lo ha seguito.
Art Keller pensava che una volta scomparso Adàn Barrera avrebbe trovato pace. Si sbagliava. A prendere il posto che è stato di Adan, e prima ancora di suo zio don Miguel Angel, ci sono già Los Hijos, la terza generazione. E ora, a capo della Dea, Art si rende conto che in realtà i nemici sono dappertutto: nei campi di papavero messicani, a Wall Street, alla Casa Bianca. Gente che cerca di farlo tacere, di sbatterlo in galera, di distruggerlo. Gente che vuole ucciderlo. Con "II confine" Don Winslow tira le fila di una storia di violenza e vendetta, corruzione e giustizia, ormai divenuta leggenda. E dipinge un ritratto di straordinaria potenza dell'America d'oggi.

Commento:
L'ho scritto nel commento al libro precedente, Il cartello: quel finale apriva direttamente a questo libro. Lo sapevo, quindi, che ci sarebbe stato un volume conclusivo, lo volevo, lo esigeva la storia. Non credevo, però, che avrei trovato un'opera così… così… così forte, concreta, reale. Il confine non è solo la fine di una trilogia fantastica, non è solo l'atto finale in cui tutti i conti tornano e tutte le spiegazioni vengono fornite… è tutto questo, ma è di più, è ciò un libro di denuncia sociale, inequivocabile e senza riserve, all'America di oggi, alle politiche di Trump, ai giochi di potere, alla corruzione, agli errori di una guerra, quella alla droga, durata cinquant'anni e mai vinta o persa perché profondamente sbagliata nei modi, negli obiettivi. Il confine è ciò che fa di una trilogia reale istica e ben scritta un autentico, reale,  capolavoro. Art Keller non ha vinto la guerra dopo aver saldato i conti con Barrera, non ha conquistato la pace tornando a casa e lasciando la DEA… non può godersi la pensione dopo quarant'anni passati a combattere i cartelli al di là del confine. Keller è ancora in guerra e deve guidare le sue truppe, succeda quel che succeda. Altri morti, civili e non, morti tra le file dei cartelli, per via di una faida tra los Hijos accesasi dopo la scomparsa di Barrera, morti tra i civili, tra i giovani per via degli enormi quantitativi di Eroina tagliata con Fentamil che invadono l'America… morti, sempre morti, sempre di più. E intanto la politica gioca la sua partita sulla pelle della gente.
Non consiglio di leggere Il confine, consiglio di leggere l'intera trilogia, così, di filato, in un crescendo di tensione, emozioni, consapevolezza. Fidatevi, è stupenda.

Opera recensita: "Il confine" di Don Winslow
Editore: Einaudi, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Messico, 2012-2017
Pagine: 928
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


domenica 18 agosto 2019

RECENSIONE: TEA RANNO - L'AMURUSANZA


Sinossi:
Siamo in un piccolo borgo siciliano che, dall’alto di una collina, domina il mare: una comunità di cinquemila anime che si conoscono tutte per nome. Su un lato della piazza sorge la tabaccheria, un luogo magico dove si possono trovare, oltre alle sigarette, anche dolciumi e spezie, governato con amore da Costanzo e da sua moglie Agata. Sull’altro lato si affaccia il municipio, amministrato con altrettanto amore (ma per il denaro) dal sindaco “Occhi Janchi” e dalla sua cricca di “anime nere”, invischiata in diversi affari sporchi. Attorno a questi due poli brulica la vita del paese, un angolo di paradiso deturpato negli anni Cinquanta dalla costruzione di una grossa raffineria di petrolio.
Quando Costanzo muore all’improvviso, Agata, che è una delle donne più belle e desiderate del paese, viene presa di mira dalla cosca di Occhi Janchi, che, oltre a “fottere” lei, vuole fotterle la Saracina, il rigoglioso terreno coltivato ad aranci e limoni che è stato il vanto del marito. Ma la Tabbacchera non ha intenzione di stare a guardare. Attorno a lei si raccoglie, prima timida poi sempre più sfrontata, una serie di alleati: il professor Scianna, che in segreto scrive poesie e cova un sentimento proibito per la figlia di un amico, l’erborista Lisabetta, capace di preparare pietanze miracolose per la pancia e per l’anima, Lucietta detta “la piangimorti”, una zitella solitaria che nasconde risorse insospettate, e poi Roberto, Violante, don Bruno… una compagnia variopinta e ribelle di “anime rosse” che decide di sfidare il potere costituito a colpi di poesia, di gesti gentili e di buon cibo: in una parola, di amurusanze. Tra una tavolata imbandita con polpettine e frittelle afrodisiache e una dichiarazione d’amore capace di cambiare una fede, le sorti dei personaggi s’intrecciano sempre più, in un crescendo narrativo che corre impetuoso verso la deflagrazione.
Tea Ranno ha scritto il suo romanzo più solare, magico e sensuale: ha dato vita a una Dona Flor siciliana e l’ha calata in un’atmosfera fiabesca alla Chocolat; allo stesso tempo, con l’aiuto di un pizzico di realismo magico, ha raccontato una parabola attualissima di coraggio ed emancipazione, di una donna e di una comunità.

Commento:
E' difficile trovare un sinonimo che renda perfettamente il significato del termine Amurusanza… perché l'amurusanza è un sentimento fatto di mille cose, è l'insieme di gesti gentili, attenzioni, premure, affetto, conforto, considerazione per l'altro, chiunque esso sia; è una parola che sa di famiglia, di casa, che ricorda tempi, luoghi, sapori e profumi antichi, ma mai scordati.  L'amurusanza è uno stato d'animo. Lo sanno bene Costanzo e Agata, i tabbaccheri, che dall'interno del loro negozio infondono coraggio e spingono la gente a non piegarsi alle "lurderie" del sindaco, l'onnipresente e onnipotente avvocato Saverio Pallante, da tutti apostrofato come Eccellenza, ma segretamente denominato Occhi Janchi per quegli occhi da annegato che guardano solo con sentimenti malevoli e soggiogatori. E' contro di lui che la bella e giovane tabbacchera Agata dovrà combattere quando l'amatissimo marito Costanzo muore. E' contro l'uomo che ha strappato il cuore di suo marito nel tentativo di appropriarsi del suo terreno rigoglioso, la Saracina, che Agata dovrà lottare, ma contrariamente a quanto tutti avrebbero pensato, quella donna fiera e vulcanica non sarà sola. Le sue idee, il suo ardore, la sua bontà riusciranno a placare le lingue più affilati e lenire le ferite degli animi più provati dall'abbrutimento. E grazie a lei e ai suoi insperati nuovi amici, un nuovo volto per una comunità riunita e pacificata sarà forse possibile.
Sgorga travolgente e impetuoso, da queste pagine, l'entusiasmo di chi aggredisce la vita, di chi non ci sta ad essere comandato, soggiogato, sottomesso, di chi ha ancora tanto da dire e da dare, di chi ci crede che le cose possono cambiare davvero. Con quella luce abbagliante che permea ogni buon libro ambientato in questa terra, L'amurusanza ci offre una Sicilia viva, caparbia, volenterosa di liberarsi dalle corde che le stritolano il futuro. E solo con l'unione delle forze di tutti, è solo con la cultura, la solidarietà, il rispetto si potrà mettere fine una volta ancora al dispotico predominio dei tanti Occhi Janchi che ancora credono di poter spadroneggiare a spese della gente. L'amurusanza è un romanzo potente, sensuale, sanguigno, ma è anche dolcissimo e gustoso come un frutto maturo; ci regala sorrisi, ci fa emozionare, indignare, riflettere. A me è piaciuto tanto, ho fatto fatica a staccarmene, a chiuderlo, a lasciar andare Agata, Roberto, Franca, Violante, Scianna e tutti, tutti gli altri. E poi, come non restare abbagliati da questa scrittura così ricca, ricercata, delicata, perfetta? L'Amurusanza è uno di quei libri in cui la scrittura si fa presenza, personaggio, anima a se stante nel romanzo. Non conoscevo Tea Ranno prima di oggi se non di fama, ma ho adorato il suo modo sublime di raccontare una storia delicata, profonda e attualissima, perciò leggerò certamente altro di suo. Intanto, questo libro ve lo consiglio davvero caldamente.

Opera recensita: "L'amurusanza" di Tea Ranno
Editore: Mondadori, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Sicilia, 1994
Pagine: 360
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.

domenica 24 giugno 2018

RECENSIONE: FERNANDO ARAMBURU - ATRIA


Sinossi:

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili

nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro

figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre

in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente

rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato... Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito,

il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini

di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi

chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.

 

Commento:

Questo libro non è facile da leggere. Non lo è per tanti motivi: bisogna superare le difficoltà legate ai tanti termini in Euskera, la lingua diffusa nel Paìs Vasco; bisogna abituarsi allo stile particolarissimo di Aramburu, diretto, spigoloso, “smozzicato” ma funzionale per calarsi nella storia; bisogna mettere in conto le oltre seicento pagine che, credetemi, sono tante se si ha a che fare con una vera e propria guerra di nervi e di proiettili. Se si supera tutto questo, però, si sarà premiati e si conoscerà un ottimo esempio di letteratura moderna, un romanzo duro, uno spaccato di realtà difficile da immaginare che Aramburu tratteggia con estrema schiettezza e lucidità. Quella raccontata in “Patria” è la storia di una terra che per tanto tempo è stata intrisa del sangue dei suoi abitanti, di un popolo – quello basco – che ha esacerbato l’idea di indipendenza innescando, per mano dell’Eta,  un vero e proprio conflitto armato. Un conflitto fisico, ideologico e mentale che non si combatteva su un campo di battaglia, bensì per le strade, nei bar, nelle case, nei volti e nei cuori della gente. Se si veniva presi di mira dall’Eta, da un giorno all’altro si diventava indigesti, fastidiosi, bersagli dell’odio, della diffidenza, della vigliaccheria di chi non ha coraggio di dire “No, non mi sta bene, quell’uomo è mio amico”. E così muoiono amicizie di decenni, si sgretola la fama di un uomo buono, si impedisce ai figli di parlarsi, si tagliano di netto tutti i più comuni rapporti di cortesia e questo può uccidere prima e più di un proiettile sparato da un ragazzo del paese in un giorno di pioggia. E chiedere perdono, poi, diventa difficile, specie se si è testardi, orgogliosi e mal disposti ad ammettere di aver sbagliato, di essersi lasciati deviare da un’idea.

Stupende, emergono in queste pagine, le figure femminili: le madri e le figlie, apparentemente forti, ma in realtà fragili, portatrici di idee travolgenti e totalizzanti, giuste o sbagliate che siano.

Un romanzo stupendo, con personaggi che grazie all’ottima caratterizzazione di Aramburu impariamo a conoscere con tutti i loro difetti. Un libro che parla di amicizia, ideali, guerra, amore. Una lettura non facile, ma decisamente meritevole.  

 

 

 

Opera recensita: “Patria” di Fernando Aramburu

Editore: Guanda, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Spagna, Paìs Vasco

Pagine: 640

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

domenica 3 dicembre 2017

RECENSIONE: ORIANA FALLACI - UN UOMO


Sinossi:

"Un uomo" è il romanzo della vita di Alekos Panagulis, che nel 1968 è condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per l'attentato a Georgios Papadopulos,

il militare a capo del regime. Segregato per cinque anni in un carcere dove subisce le più atroci torture, restituito brevemente alla libertà, conosce

l'esilio, torna in patria quando la dittatura si sgretola, è eletto deputato in Parlamento e inutilmente cerca di dimostrare che gli stessi uomini della

deposta Giunta continuano a occupare posizioni di potere. Perde la vita in un misterioso incidente d'auto nel 1976. Oriana Fallaci incontra Panagulis nel

1973 quando, graziato di una grazia che non aveva chiesto ma che il mondo intero reclamava per lui, esce dal carcere. I due si innamorano di un amore profondo,

complice, battagliero. Lei lo affianca e ne condivide una lotta mai paga. "Il poeta ribelle, l'eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina

le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate

o follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che

opprime." (Prefazione di Domenico Procacci)

 

Commento:

“Un uomo” è il racconto minuzioso, intimo e plateale della storia di Alekos Panagulis, l’uomo che attentò alla vita di Papadopulos, “Il tiranno” nel novembre 1968 e fallì. Dopo una condanna a morte non eseguita, cinque anni di reclusione tra evasioni, bravate, sfide e resistenze inesauribili, Panagulis viene graziato con sua somma indignazione e, uscito dal carcere, incontra Oriana Fallaci, colei che sarà la sua compagna, l’unica compagna possibile per la sua lotta senza tempo e senza quartiere. Testardo, istrionico, astuto, intelligente, un autentico Don Chisciotte, Panagulis non smetterà mai di lottare per la libertà scontrandosi con il mondo intero, anche con quel popolo in nome del quale si spenderà ogni giorno. E proprio questa lotta lo condurrà ad una profonda solitudine e ad una morte annunciata e prorogata per troppo tempo, eppure giunta troppo presto a portarsi via un uomo dal coraggio infinito. Spregiudicato, folle, temerario, Panagulis è un uomo in eterna lotta con gli altri, con l’autorità, il sistema, la corruzione, ma anche con se stesso, troppo spesso vittima delle sue idee, delle sue convinzioni portate allo stremo, del suo egoismo che in più di un’occasione gli allontanerà chi gli vuol bene. Il libro dal titolo “Un uomo” nel quale la Fallaci racconta la sua storia di eroe che non cede è una sua consegna: fu lui a chiederle in più occasioni di scriverlo dopo la sua morte perché ciò che gli era accaduto e ciò per cui aveva lottato non venisse dimenticato. E’ scritto in una forma particolare, non come una biografia fredda ed asettica, ma come un memoriale in forma di lettera, come dimostra la seconda persona singolare (l’autrice scrivendo si rivolge ad Alekos). Una lettera-memoriale, dunque, scritta in forma circolare: il racconto si apre e si chiude con la scena agghiacciante del funerale di Panagulis, con la folla granitica che scandisce quel “Tzi, tzi tzi” (vive, vive, vive), proprio quella folla che mentre era in vita lo aveva ignorato e non lo aveva capito abbandonandolo al suo destino. Un libro impegnativo e crudo, che a tratti trasuda rabbia, amarezza, senso di colpa. Un libro che cattura dalla prima pagina e che tiene incollati alla vicenda, perfettamente comprensibile, nella sua forza anche da chi non conosce la storia greca di quegli anni.

Un romanzo contro le ideologie vuote, contro la rassegnazione, contro la cecità di chi vede solo ciò che gli mostra l’interesse e di chi non vede neppure ciò che è sotto il suo naso perché vedere, parlare, raccontare, schierarsi è troppo difficile. Una lettura consigliata a tutti perché non si muore solo lottando, ma anche standosene fermi ai margini nascondendo la testa sotto la sabbia dell’indifferenza.

 

 

 

Opera recensita: “Un uomo” di Oriana Fallaci

Editore: Bur, prima ed. 1979

Genere: biografia-narrativa italiana-romanzo storico

Ambientazione: Grecia 1968-1976

Pagine: 645 (ed. 2014)

Prezzo: 13,00 € (ed. 2014)

Consigliato: sì.

 

mercoledì 22 novembre 2017

RECENSIONE: DANIEL SANCHEZ PARDOS - IL SEGRETO DI GAUDì


Sinossi:

Ottobre 1874. Dopo diversi anni di esilio a Londra, Gabriel Camarasa, è appena rientrato con la famiglia in una Spagna sconvolta dalle lotte dinastiche.

A Barcellona i Camarasa sono tornati per volontà del padre, proprietario di un giornale scandalistico, «Notizie illustrate». Gabriel non va molto d’accordo

con il padre, né apprezza la rivista che lui finanzia, se non fosse per la bella illustratrice che ci lavora, l’affascinante e sfuggente Fiona Begg, alla

quale è legato da un complicato rapporto che ha radici nel periodo londinese. Per un caso fortuito, Gabriel incontra uno studente del secondo anno di Architettura,

un giovane tanto strano quanto brillante, Antoni Gaudí. Affascinato da lui e dall’aurea di mistero che sembra circondarlo, Gabriel non si accorge della

strana situazione che si sta creando in casa sua, delle preoccupazioni sempre più grandi che sembrano gravare su suo padre, finché la situazione non precipita

e il suo mondo non si capovolge. E Gabriel si trova a dover rispondere a domande terribili… Suo padre ha fatto davvero quello di cui è accusato? E soprattutto:

chi è veramente Antoni Gaudí? Dove passa le sue notti quando di lui si perdono le tracce? Perché sembra conoscere così bene i bassifondi di Barcellona

e frequenta individui così poco raccomandabili? Quale segreto conosce che potrebbe portare addirittura alla distruzione della celebre Cattedrale del Mare?

Gabriel può veramente fidarsi di lui e della bellissima Fiona?

 

 

Commento:

Barcellona 1874. Mentre cresce il fermento per una situazione politica instabile e destinata a cambiare a breve, strani avvenimenti accadono intorno alla famiglia del giovane Gabriel Camarasa, neostudente di architettura tornato nella sua città da appena due settimane dopo un lungo e forzato periodo londinese. Testimone involontario del primo di questi eventi, un incendio al giornale concorrente a quello dei Camarasa, è il giovane studente dall’abbigliamento impeccabile e dall’acuta osservazione, Antoni Gaudì. Ben presto tra Gabriel e Antoni nascerà una forte amicizia, destinata a durare e a condurli attraverso situazioni che nessuno dei due avrebbe immaginato di vivere. L’instabilità politica, gli intrighi di potere, i tradimenti sono molto più vicini di quanto l’ingenuo Gabriel Camarasa potesse mai credere e, con l’aiuto del nuovo amico, il giovane scoprirà cose della sua famiglia e di se stesso che forse avrebbe preferito non sapere, fino a giungere ad un finale rocambolesco e sorprendente che rischia di sconvolgere la storia.

Attraverso la voce, gli occhi, i pensieri di Gabriel Camarasa, ci muoviamo tra i vicoli di una città senza tempo, in bilico tra passato e futuro, viva, misteriosa e affascinante come poche, che mescola sapientemente miseria e nobiltà, tradizione e progresso, bellezza e sudiciume. Sempre attraverso Gabriel, conosciamo un personaggio straordinario, dalle mille risorse e sfaccettature, capace di parlare con la stessa naturalezza con un mendicante, una signora borghese e una ballerina dai dubbi costumi, un uomo non convenzionale, dall’intelligenza sottile e poliedrica, che si interessa con egual intensità di architettura, fotografia ed esoterismo, ma anche un uomo dal grande cuore capace di farsi stregare da un’inglese dalla fluente chioma fulva. Tutto questo e molto altro è Antoni Gaudì, l’artista che tanto ha fatto parlare di sé per le sue opere e per l’innovatività delle sue teorie. Daniel Sanchez Pardos ce lo presenta qui come uomo, come ragazzo, prima ancora che come artista, regalandoci un ritratto a tutto tondo della sua personalità e del contesto storico e culturale in cui vive. Questo giallo storico dall’andatura pacata e inarrestabile ci riporta in una Barcellona antica e moderna al cui interno pulsano le anime più diverse: carlisti, anarchici, neoborbonici, repubblicani, artisti, mendicanti, strilloni, giornalisti, nobili.

La scrittura sicura e ben dosata di Sanchez Pardos permette di soffermarsi a pensare, ad immaginare, di affezionarsi ai personaggi ben delineati, di vivere insieme a Gabriel e Antoni gli eventi normali e straordinari raccontati in queste pagine. Una lettura gradevole che regala qualche bella emozione.

 

Opera recensita: “Il segreto di Gaudì” di Daniel Sanchez Pardos

Editore: Corbaccio, 2016

Genere: giallo storico

Ambientazione: Barcellona, 1874

Pagine: 462

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì.

 

martedì 27 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS 3, ATTO FINALE


Sinossi:

Sono passati dieci anni da quando, grazie a una lunga serie di sotterfugi e manipolazioni, Francis Urquhart ha raggiunto l’apice. Ora si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del paese: lo spettro della vecchiaia incombe, è tempo di bilanci e di pensare a come guadagnarsi un posto nella Storia. Ma nel corso della sua impietosa scalata il nostro protagonista si è fatto molti nemici, e oggi si ritrova con un branco di lupi alle calcagna pronti ad azzannarlo, mentre i molti scheletri da tempo sepolti nell’armadio minacciano di saltare fuori. Nel suo ultimo atto, Urquhart è costretto ad affrontare un’inaspettata crisi di governo che coinvolge lo scacchiere internazionale: deve operare nella questione cipriota, complicata ulteriormente dal ritrovamento di certi giacimenti petroliferi a cui sono in molti ad ambire. Ma il petrolio non è l’unico segreto dell’isola: Urquhart è legato a questa terra da una tragica vicenda personale del suo passato, pronta a perseguitarlo. Come prevedibile, l’instancabile FU non è pronto a farsi da parte, né a cedere di fronte a chicchessia. È ancora disposto a tutto e determinato a lasciare il segno. Ci riuscirà?

 

Terzo ed ultimo capitolo della saga letteraria House of cards, con protagonista il calcolatore, tenace, acuto Francis Urquart. Lo avevamo lasciato, alla fine del secondo libro, alle prese con uno scontro tra governo e monarchia a pochi mesi dalla sua prima elezione a Primo ministro. Lo ritroviamo più di dieci anni dopo, ultrasettantenne, ancora a capo del governo, ma con una popolarità in netto declino, nemici, insidie e questioni in sospeso che sembrano spuntare da dietro ogni angolo. Ma FU non cede, deciso com’è a restare a lungo al governo ed a trovare un posto d’onore sui libri di storia. Un ex membro del suo partito, però, sembra acquisire popolarità e comincia a dargli qualche pensiero; inoltre Urquart si trova coinvolto nell’instabile equilibrio internazionale tra Grecia e Turchia che si contendono l’isola di Cipro, con il suo petrolio e le sue guerre passate che tornano prepotentemente a far sentire la loro voce. Ancora sorprendentemente tormentato da drammatici ricordi del passato, Urquart si trova a prendere decisioni rischiose per la sua politica e per tante vite umane al di là del mare. Non tutto va come previsto ed il nostro primo ministro, ormai in declino, decide di lasciare la scena a suo modo, riscattandosi, qualunque sia il prezzo.

Già nel secondo volume vi avevo parlato dell’aria di crisi che si respirava per tutto il libro, che risultava molto diverso e meno brioso ed acuto del primo. Anche qui, sebbene non con lo stesso grigiore, si parla di un uomo politico in declino e di una situazione politica, interna ed estera, molto complessa. Ulteriore demerito di questo libro è la presenza di più campi d’azione, di più situazioni da analizzare, non ben staccate tra loro. Ci troviamo di fronte a capitoli lunghissimi nei quali sono condensati gli scenari più vari: dalla lotta politica in Parlamento alle montagne di Cipro, dai pensieri di Urquart e di Claire allo stadio di Nicosia… questa pluralità di scenari risulta interessante per la trama, ma allo stesso tempo fuorviante e confusionaria. Per non dire che l’acume che aveva caratterizzato Urquart nel primo volume sembra quasi svanito: lo ritroviamo vecchio, con i riflessi rallentati, perso dietro i fantasmi del passato… Anche gli altri personaggi, giocoforza, risultano un po’ appannati e non ben caratterizzati, penalizzati dalla troppa carne al fuoco nella trama.

Tuttavia credo che l’ultimo capitolo, con il discorso di Urquart e la fine della sua carriera politica, sia qualcosa di tanto spettacolare quanto meritevole. Mi azzarderei a sostenere che, al di là della volontà di portare a termine la serie, valga la pena leggere le precedenti 500 pagine solo per arrivare a quel capitolo!

Consigliato, dunque? Sì e no: sì se volete finire la serie e siete curiosi di sapere cosa sarà di Urquart; no se i primi due libri non vi sono piaciuti.

 

Opera recensita: “house of cards 3, atto finale” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2015

Genere: political thriller

Ambientazione: Inghilterra, Cipro

Pagine: 528

Prezzo: 17,50€ cartaceo; 9,99€ ebook

Consigliato: sì/no.

 

domenica 18 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS 2 - SCACCO AL RE


Sinossi:

Dopo aver ordito la scalata al potere, il nuovo primo ministro Francis Urquhart, ormai noto come FU, sfida il re in persona e minaccia l'intoccabile ruolo della monarchia inglese. Da poco in carica come lo stesso primo ministro, il giovane sovrano contesta il programma di governo e la divergenza di pensiero presto scivola in ostilità dichiarata. Il terreno di scontro è ampio, e la battaglia si combatte a suon di sondaggi d'opinione truccati, prime pagine di quotidiani manipolate, scandali sessuali e calcolate strategie di rischio: Francis Urquhart ha deciso di distruggere non solo l'immagine della Corona, ma del re in persona. Se per il cinico architetto del potere non è ammissibile l'interferenza della casa reale nell'attività politica, dall'altra parte si disapprovano le scelte nel campo delle politiche sociali, che sembrano aver acuito i problemi di alcune aree metropolitane. Il conflitto presto si alza d'intensità e Urquhart decide di andare a nuove elezioni. Durante l'arena elettorale entra in scena un personaggio chiave: un consigliere politico, impersonato da una bella donna, impeccabile e brillante, Sally Quine, con la quale nascerà una relazione. Con lo scorrere degli eventi le minacce alla casa reale diventano sempre più pericolose e il primo ministro si spinge lungo un crinale vertiginoso, da cui scendere costituisce un'impresa ad altissimo rischio. E dunque esiste là fuori qualcosa o qualcuno che possa sfuggire al controllo di Francis Urquhart?

 

Ho adorato e consigliato caldamente il primo libro di questa serie che tanto bene descrive il mondo politico, l’ambizione, l’avidità nella ricerca del potere ad ogni costo.

Non posso dire lo stesso di questo secondo volume. Non è da buttare, intendiamoci, ma non è al livello del primo.

In linea generale, il libro è perneato da una crescente aria di crisi, economica, politica, morale e delle vicende personali dei protagonisti. Già questo contribuisce a ridurre il brio e la suspence che aveva caratterizzato il primo volume. A distanza di pochissimi mesi dalla sua elezione, il primo ministro Francis Urquart, acuto, intelligente, manipolatore, è in conflitto con il re ed invece di appianare le divergenze decide di surclassarlo usando ogni modo possibile per metterlo in cattiva luce. Sulla sua strada incontra l’ambiziosa ed attraente Sally Queen, una sondaggista molto brava nel suo lavoro che lo aiuterà nella sua battaglia personale e politica. Ma quando si è così in alto bisogna stare attenti a non scivolare, perché la caduta sarebbe molto più rovinosa… il nostro caro FU, che di solito è così accorto e calcolatore, pare aver dimenticato questo elementare principio e, dall’alto della sua onnipotenza non si accorge delle ombre che avanzano al suo fianco, pur avendo tutti gli elementi per prevedere e magari evitare il disastro.

Il libro è sempre piacevole, lo stile di Dobbs è sempre attento ed oculato oltre che scorrevolissimo, ma chi ha amato l’adrenalina suscitata dal primo volume, qui noterà senz’altro un abbassamento dei toni. Il grigiore della crisi materiale e spirituale che colpisce tutti i protagonisti, poi, farà il resto. In breve, lo consiglio a chi ha letto il primo e vuole finire la serie, ma se non avete apprezzato l’uno non credo che riscatterete Dobbs e FU con questo secondo. Io, per quel che conta, leggerò anche il terzo.

 

Opera recensita: “House of cards 2 – scacco al re” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2014

Genere: narrativa straniera, politica

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 448

Prezzo: 16,50€ (cartaceo), 9,99€ (ebook)

Consigliato: sì/no.

 

martedì 6 settembre 2016

RECENSIONE: MICHAEL DOBBS - HOUSE OF CARDS (LIBRO I)


Sinossi:

"La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto". Questa è una delle massime di Francis Urquhart, per alcuni semplicemente FU, una specie di patrizio solitario, aristocratico molto vecchio stile, che ha passato l'età della maturità, dopo aver dedicato la propria vita alla politica, all'ombra di Westminster. È arrivato ai vertici del suo partito, pur incarnando un ruolo in apparenza lontano dai riflettori. È il più stretto consigliere del primo ministro e anche il custode dei segreti degli uomini che gli siedono accanto. Segreti molto personali, debolezze, fragilità, vizi: parole che nella carriera di un uomo politico rappresentano pericoli mortali, perché incompatibili con il ruolo di potere che riveste. Ed è questo materiale che Francis decide di sfruttare per raggiungere la sua vetta personale. Da dietro le quinte di una fase politica difficile e incerta, questo regista impeccabile riesce a muovere tutti, pedine di un gioco spietato, dove il ricatto diventa un raffinato intreccio narrativo. Di quale materia siano fatti potere e ambizione, quali siano i legami tra l'informazione e i destini politici di un paese, lo scoprirà Mattie Storin, tagliente cronista politica, decisa a stanare la verità su una crisi di governo in cui nulla sembra accadere per caso.
 
 

Politica. Politica allo stato puro è quella che troviamo nelle 447, stupende pagine di questo romanzo. Un libro freddo, lucido, distaccato, proprio come il suo protagonista, Francis Urquhart. Francis, anche detto FU, è il più stretto collaboratore del primo ministro, il chief wip, colui che conosce tutti i parlamentari, le loro abitudini, i loro difetti, i loro segreti. Non fa parte del governo, ma agisce nell’ombra, regista incontrastato e perfetto conoscitore di tutte le cospirazioni, macchinazioni, truffe e giochetti delle stanze del potere. Un personaggio, insomma, che sarebbe meglio non far arrabbiare o, almeno, non contrariare… ma il primo ministro Harry Colinridge, neoeletto con una maggioranza piuttosto risicata, questo non l’ha considerato e non ha dato al suo Chief Wip l’incarico che desiderava. E’ proprio allora che Francis, astuto, calcolatore ed intelligente come pochi, deluso dal trattamento ricevuto, ordisce un piano per rovesciare il primo ministro e raggiungere il potere a modo suo. Sulla sua strada incontra, però, una giovane giornalista, Mattie Storin, che ambisce a diventare la migliore cronista parlamentare del Paese e, forse, del mondo. Tra i due si instaura un gioco molto pericoloso, fatto di equilibri instabili tra desiderio e controllo, tra verità e complotto... fino all’ultimo, sconvolgente, capitolo. Sono tanti i personaggi che punteggiano il mondo di FU e la politica londinese del dopo Tatcher, e sono tanti i fili che Francis dovrà tirare per raggiungere il suo scopo, ma la mente geniale di un leader non si ferma davanti a niente e nessuno e “se si decide di essere crudeli, è inutile essere crudeli solo a metà”.

Dopo le prime pagine in cui si fa fatica ad entrare nella storia ed a familiarizzare con lo stile stringato ed a tratti criptico di Dobbs, il libro esplode in un climax ascendente di interesse, fascino e suspence. Si arriva alla fine in un lampo, con un misto di sensazioni contrastanti: pena per le tante ambizioni spazzate via, sdegno per certi comportamenti abietti, ammirazione per la tenacia di Mattie e la genialità di Francis ed anche una buona dose di brivido! Più si alza la posta in gioco, più aumenta la tensione vibrante delle pagine e ci si chiede, come fa Mattie, fino a dove arrivi l’ambizione, di cosa sia fatto il potere e di quali compromessi si nutra. Ed il risvolto inquietante del romanzo è dato dal fatto che a scriverlo sia stato un politico, un uomo che è stato ai vertici del potere e che ha visto ciò che accade nel mondo dei potenti. Il racconto di Dobbs è assolutamente verosimile e si fa davvero fatica a distinguere il confine tra realtà e fantasia.

Qualche curiosità: “house of cards” è il primo di tre libri che hanno come protagonista Francis Urquhart; fu scritto da Dobbs nel 1989, ma l’autore lo ha rimaneggiato e ridato alle stampe nel 2014. Dal libro è stata tratta una fortunata serie Tv che ha ridato notorietà a queste pagine. Ogni capitolo è corredato da una massima di Francis Urquhart... queste massime, da sole, meriterebbero un'analisi a parte, tanti sono gli spunti di riflessione che forniscono.

Personalmente ho molto apprezzato l’approccio cinico e disilluso di Dobbs e leggerò anche gli altri due libri… e voi? Cominciate dal primo, ne vale la pena!

 

Opera recensita: “House of cards” di Michael Dobbs

Editore: Fazzi, 2014

Genere: romanzo

Ambientazione: Londra

Pagine: 447

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.