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mercoledì 26 agosto 2020

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA, GIANCARLO DE CATALDO, MAURIZIO DE GIOVANNI - TRE PASSI PER UN DELITTO


Sinossi:
Una giovane bellissima, che lavora nel mondo dell'arte, viene uccisa nel proprio appartamento a Roma. Tre personaggi coinvolti per ragioni diverse nell'omicidio forniscono la loro interpretazione dei fatti. Chi nasconde la verità. Chi la manipola. Chi sembra non curarsene. Il commissario Davide Brandi è un poliziotto molto abile, e molto ambizioso. È lui che conduce le indagini. A dargli la parola è Giancarlo De Cataldo. Marco Valerio Guerra è l'amante della vittima. Un uomo d'affari ricchissimo, potente, odiato. A dargli la parola è Maurizio De Giovanni. Anna Carla Santucci è la moglie di Guerra. Scoprire il tradimento del marito non l'ha stupita affatto. A darle la parola è Cristina Cassar Scalia. Le loro versioni non concordano. Ma tutte rappresentano un piccolo passo per arrivare alla soluzione del caso.

Commento:
Giada è bella, giovane, colta; Giada è determinata, spregiudicata, provocante; Giada è le due anime di un sorriso: solare e sorridente, implacabile e spietato. Giada ama il bello ed ottiene sempre ciò che vuole; Giada non la puoi dominare, controllare, costringere: se sta con te è perché lo vuole, se ti lascia è perché ha trovato di meglio. Giada non fa sconti, deve raggiungere i suoi obiettivi, deve emergere dal degrado a qualunque costo. Giada è morta, colpita da un pezzo d'arte che amava, Giada qualcuno l'ha uccisa e c'è un problema: sembra fin troppo facile capire chi. Il suo punto di vista è l'unico che manca in questa triade di voci così diverse, ma coordinate ed assortite, eppure lei è la più presente di tutti, pervade ogni pagina di questa storia torbida tanto da saturare l'aria con la sua irruenza ingombrante. Il commissario Brandi, che coordina le indagini per la sua morte, ne è irretito; Marco Valerio Guerra, il suo amante, ne è ossessionato; persino Anna Carla, colei che meno di tutti dovrebbe preoccuparsene, patisce lo spostamento d'aria della sua presenza. Ma chi l'ha uccisa, davvero, Giada? La razionalità suggerirebbe una pista ben chiara, ma la verità sta negli anfratti della mente, nel regno delle sensazioni, là dove governa l'istinto, dove la ragione non c'entra più. Tre scrittori bravissimi, tre penne riconoscibilissime, danno voce a tre personaggi diversi eppure perfettamente incastrati fra loro… e l'incastro perfetto è dato proprio da quella nota stonata, da quel dettaglio che spariglia le carte spezzando l'incantesimo e riportando tutto alla realtà. Una realtà di sacrifici, rinunce, compromessi, controllo, equilibrio, scalate ardue per raggiungere posti da cui discendere sarebbe fatale. Tre passi per un delitto è un giallo raffinato ed atipico, un libro diverso che ci invita a guardare oltre, là dove l'occhio per natura non si soffermerebbe. Vale la pena di leggerlo? Certo che sì.

Opera recensita: "Tre passi per un delitto" di Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni
Editore: Einaudi, 2020
Genere: giallo
Ambientazione: Roma
Pagine: 200
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 14 dicembre 2019

RECENSIONE: CARLO BONINI, GIANCARLO DE CATALDO - SUBURRA


Sinossi:
Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l’Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all’orgia perpetua di questo Basso Impero criminale.
«Il Libanese era morto. Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese. Il Samurai era ancora là. L’antico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno. E il potere, quello, era concreto, vivo, reale. Il Samurai era il numero uno».

Commento:
Beh, un libro conosciuto da molti, divenuto famoso sia per il film che per la serie Tv che ne sono stati tratti, che presentano, tuttavia, alcune differenze, se non altro di annualità. La vicenda raccontata qui si svolge nel 2011, sempre a Roma e sempre con – gira e volta – gli stessi attori protagonisti: cambieranno i personaggi, tra libro, film e serie TV, ma i protagonisti della corruzione – a Roma come ovunque – sono gli stessi, politici, mafiosi, ecclesiastici, affaristi di ogni risma e gente della strada. A combatterli le forze dell'ordine… non tutte, però. Suburra è un libro che descrive, con spietata lucidità, un mondo fatto di tante persone, un mondo col quale, volente o nolente, abbiamo tutti a che fare ogni giorno… perché magari anche il ristoratore dove andiamo a fare una cena elegante, anche il prelato che allieta le nostre celebrazioni, anche chi ci affabula con sogni e promesse da una tribuna, chi raccoglie la nostra denuncia può esserne invischiato. Il potere fa gola a tanti e tanti vogliono metterci le mani. Un romanzo che scorre agevolmente, nonostante non sia piccolissimo, ma dal quale mi aspettavo quel guizzo in più che non ho trovato. Probabilmente, però, è colpa mia che l'ho letto dopo aver visto sia il film che la serie Tv.


Opera recensita: "Suburra" di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi, 2013
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma, 2011
Pagine: 544
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.