simposio lettori copertina

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mercoledì 13 ottobre 2021

RECENSIONE: CAROLA CARULLI - TUTTO IL BENE, TUTTO IL MALE

Sinossi:

Bisogna avere coraggio anche per essere felici, e Sveva nella casa dei suoi genitori non lo è mai stata. Sarah, sua madre, ha puntato tutto sulla bellezza e sulla conquista di un ruolo in società, per osservare il mondo da una posizione comoda. Ma a Sveva non importa dei bei vestiti o delle scuole esclusive, né di cercare un uomo perbene e un matrimonio sicuro. Per questo, ogni volta che può scappa da sua zia Alma, la mamma che avrebbe voluto, la stramba con gli occhi di colori diversi, l’irregolare di famiglia, la ribelle a cui non va mai bene niente. In lei ha trovato un’amica e una complice, qualcuno da cui imparare il senso dell’amore, l’indipendenza e – perché no? – anche gli sbagli. Se la disobbedienza è un tratto ereditario, Sveva è certa di averla ricevuta da lei e dalla bisnonna, che aveva poteri da sensitiva e che da molto lontano continua a vegliare su di loro.  Quando Alma rimane incinta di Tommaso, creatura solitaria che appartiene unicamente al mare, il fragile e complicato equilibrio familiare rischia di rompersi. Per tutti loro arriva il momento di rimettere ordine dentro se stessi o, forse, di accettare che la vita è destinata a restare eternamente inesatta e che le persone più importanti sono quelle che ti piovono addosso senza preavviso.  Con delicatezza e una scrittura ricca di sfumature, Carola Carulli getta uno sguardo originale sulla maternità, sull’ambivalenza dei legami di sangue e

sulla straordinaria capacità delle donne di ferirsi e di curarsi l’un l’altra.

«Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti. Come parassiti proviamo

a ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il

buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde».

 

Commento:

“Siamo figli di chiunque sia in grado di prendersi cura di noi, al di là del grembo materno che ci custodisce prima di consegnarci al mondo". Sono le parole che una delle mie voci preferite degli ultimi anni, Levante, ha dedicato a questo libro, l'opera prima della giornalista Carola Carulli. E proprio di figli, di madri, di famiglia parla questo libro e lo fa a tutto tondo. Il titolo, "Tutto il bene, tutto il male" è – lo si capisce solo alla fine – la sintesi perfetta di ciò che questo romanzo vuole trasmetterci. Il tema chiave è la famiglia nelle sue varie forme, da quella perfetta, luccicante, fredda e respingente, a quella scombinata, disfunzionale, calda ed accogliente come un ventre materno. Le conosciamo tutti queste famiglie, le conosciamo bene, che ne facciamo parte o che le guardiamo dall'esterno. Le conosciamo perché tutti abbiamo avuto una famiglia che ha condizionato la nostra vita e dalle cui radici più o meno solide ha preso le mosse la persona che siamo diventati, nel bene e nel male, in tutto il bene e tutto il male. Perché dalla nostra famiglia, da un padre e una madre, da nonni, zii, fratelli o sorelle, tutti abbiamo imparato ciò che saremmo voluti essere o non essere. Sveva, per esempio, ha capito presto che non sarebbe mai stata come sua madre, bellissima e inappuntabile, ma sola, rigida, persa dietro alla forma, all'etichetta di icona di bellezza, donna perfetta come sua madre, moglie perfetta di un marito assente, troppo impegnato a fare altro. Lei, Sveva, si è sempre sentita molto più vicina a sua zia Alma, quella stramba, quella solitaria e un po' pazza come Jenny, quella libera come il vento e sempre in movimento come il mare davanti a casa sua. E proprio attraverso il racconto e i ricordi di Sveva abbiamo il privilegio di conoscerla anche noi, Alma, anche se purtroppo solo sulla carta… e la vorremmo anche noi un po' della sua forza, della sua saggezza fatta di esperienze di vita, di quella sua libertà conquistata abbattendo convenzioni, dicendo di no, provando ad essere sempre ciò che voleva essere. Sveva, Alma, Tommaso, Dafne, Leila, Emanuele… hanno tutti la bellezza e il calore di chi ci prova a vivere davvero e, a forza di provarci, di prendere botte, di perdersi e ritrovarsi altrove,  ci riesce davvero. I personaggi tratteggiati da Carola Carulli sono belli perché non convenzionali, belli perché veri, belli perché riescono con fatica ad essere un po' come tutti abbiamo sognato di essere, perché hanno quel coraggio che a tanti di noi troppe volte manca. Perché dalla propria famiglia ci si può sentire amati, ma talvolta si deve anche trovare la forza di scappare e percorrere una strada in salita, tortuosa, che è solo la nostra e di chi vorrà fare un tratto con noi. Un libro da leggere, intenso, a tratti duro, ma di certo vero.

 

 

Opera recensita: "Tutto il bene, tutto il male" di Carola Carulli

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana, opera prima

Ambientazione: Roma 

        Pagine: 224

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 22 febbraio 2021

RECENSIONE: CLAUDIA SALVATORI - IL MAGO E L'IMPERATRICE

Sinossi:

Valeria Messalina ha solo otto anni quando conosce il suo futuro attraverso la profezia della Sibilla Cumana: "Gloria al tuo nome nei secoli. Augusta e padrona di ogni cosa. Un abisso è davanti a te, e dall'abisso tu raggiungi il Cielo". L'oracolo ha scritto per lei un destino eccezionale, il destino di un'imperatrice, ma la bambina ne è sconvolta, torturata da un'unica domanda: come potrà meritare una tale gloria e compiere imprese degne degli antichi eroi? Con le parole della Sibilla nella mente e nel cuore, Messalina cresce diventando una donna saggia, dotata di una profonda vita spirituale e in grado, allo stesso tempo, di districarsi fra le insidie della politica e del potere. E soltanto grazie alle sue grandi capacità infatti che Claudio, suo marito, sale al trono dopo la morte di Caligola: parte della profezia si avvera, Messalina è imperatrice. La via per raggiungere il Cielo, invece, si aprirà inaspettata grazie all'incontro con Aion - uno schiavo britanno, un ballerino e un attore al cui passo celeste il tempo sembra fermarsi -, che le schiuderà le porte della Verità e dell'amore, e grazie alle parole di Simone di Samaria (il Simon Mago della Divina Commedia), cui Messalina si affiderà nel tentativo di trovare una nuova fede e costruire una Roma più giusta verso gli umili e i diseredati. Ma il progetto dell'Augusta imperatrice non sembra essere lo stesso dell'Urbe e del suo imperatore - non ancora, almeno.

 

Commento:

Il mago e l'imperatrice è un buon romanzo che racconta la vita, la storia e le vicende riguardanti l'imperatrice Valeria Messalina, ma lo fa da una prospettiva inconsueta, più romanzata e probabilmente fantasiosa e, di sicuro, in disaccordo con quanto ci dicono le fonti storiche e le ricostruzioni biografiche più fedeli. L'autrice inserisce, in questo romanzo, una storia nella storia, personaggi ed interpretazioni parziali che non trovano conferma nella storiografia. La stessa immagine di Messalina ne risulta depurata, quasi mitizzata rispetto a quanto ritroviamo in altre opere pure pure di pregio. Tuttavia il libro si fa leggere e, a tratti, può anche risultare appassionante, purché, però, non si stia cercando una ricostruzione storica precisa. Discreto, ma non il meglio che ho letto su questa donna così singolare.

 

Opera recensita: "Il mago e l'imperatrice" di Claudia Salvatori

Editore: Mondadori, 2010

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Antica Roma

Pagine: 372

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

      

giovedì 18 febbraio 2021

RECENSIONE: MARISA RANIERI PANETTA - MESSALINA E LA ROMA IMPERIALE DEI SUOI TEMPI

    Sinossi:

Aveva solo ventitré anni, Valeria Messalina, quando morì pugnalata dai sicari imperiali. Per sette anni era stata la donna più invidiata e ammirata di Roma: da quando suo marito, il cinquantenne Claudio, era succeduto a Caligola sul trono imperiale. In quel periodo, a detta delle principali fonti letterarie, si era macchiata di così tanti crimini e perversioni che il suo nome divenne nei secoli sinonimo di scelleratezza: Messalina era stata più lasciva di Cleopatra, più dissoluta di Poppea, più intrigante di Agrippina. Ma queste accuse corrispondono alla verità? O forse la damnatio memoriae a cui la condannò il Senato rese più facile attribuirle delitti che non aveva commesso? In un vivido affresco della vita di corte nella Roma del primo secolo dopo Cristo, questo libro analizza da ogni punto di vista le audaci trasgressioni dell'imperatrice, ripercorrendo le sue vicende attraverso le pagine degli storici antichi, mettendole a confronto e rilevando dove sono contraddittorie o ambigue. Si delinea così un ritratto di Messalina senza pregiudizi, che raccoglie le poche tracce rimaste di lei, scavando nei retroscena della Storia, in un saggio appassionante che si legge come un romanzo.    

 

Commento:

"Un saggio che si legge come un romanzo": è proprio calzante, questa definizione di Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi. Un saggio, sì, ma non uno sterile elenco di date, fatti, fonti, bensì una biografia ragionata di una donna tanto bella quanto chiaccherata, criticata e condannata dal suo tempo e dalla storia. Una biografia contestualizzata, rigorosa nel riportare le fonti storiografiche e gli usi del tempo, ma anche il racconto lucido, appassionante e ricco di interrogativi sulla vita, le azioni, i sentimenti di Valeria Messalina, imperatrice, madre, moglie, ma soprattutto giovane donna. Un libro intenso ed interessante che ci aiuta a scoprire qualcosa in più su questa donna così particolare, sul periodo in cui visse, sulle motivazioni che portarono alla sua Damnatio memoriae, ed a restituire un ritratto di lei non esente da colpe o macchie, ma certamente più tollerante e realistico. Una bella lettura.

 

Opera recensita: "Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi" di Marisa Ranieri Panetta

    Editore: Salani, 2016

Genere: saggio

Ambientazione: Roma

Pagine: 238

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

                  

giovedì 21 gennaio 2021

RECENSIONE: LEVANTE - SE NON TI VEDO NON ESISTI

                        Sinossi:

Anita, redattric    e in una rivista di moda, è quello che tutte sognano di essere: bella, giovane, elegante e colta. Ma anche tremendamente complicata. Sua madre e sua sorella, così concrete, non capiscono da dove arrivi la sua inquietudine, quella voglia di mangiarsi ogni attimo come fosse l'ultimo e di scappare a gambe levate non appena qualcuno minaccia di metterla in gabbia. Anita però lo sa bene: quando si guarda allo specchio, le sue "mille me" – così le chiama lei – riflettono i suoi cambiamenti di umore e la incoraggiano, la contraddicono, la rimproverano quando sbaglia. Perché Anita sbaglia spesso, soprattutto quando si tratta di uomini. I suoi errori più grandi sono tre: Filippo, affascinante e indisponibile, incontrato per caso su un volo per New York; Flavio, un incrocio di sguardi che si è trasformato in passione; e poi Jacopo, il marito che le è sempre stato accanto ma ultimamente sembra non capirla più. Anita crede di amarli tutti, ma forse la verità è che la vita le sta sfuggendo di mano, come la sua immagine riflessa nello specchio. Dovrà scavarsi dentro e fare i conti con un passato ancora dolorosissimo, per imparare a prendersi cura di sé senza smettere di innamorarsi e di sbagliare: solo così potrà ricominciare a vedersi, e a esistere, davvero.

 

Commento:

Da tempo volevo leggere questo romanzo di Levante, talentuosa e bravissima cantautrice che seguo e apprezzo tanto. Da tempo volevo leggerlo, sia per mera curiosità, sia perché il titolo mi aveva folgorato e non è difficile immaginare perché (esiste anche una canzone omonima che guardacaso è la mia preferita), sia perché volevo vedere se la bravura di Claudia Lagona come autrice di canzoni si rispecchiasse anche nei libri. Bene, a lettura conclusa posso dire di essere stupita in positivo: Levante scrittrice ha superato le mie aspettative. Mi aspettavo un romanzo gradevole, sì, ma con un tono leggiadro, fresco, giovanile… Se non ti vedo non esisti non lo è: è un romanzo introspettivo, difficile da leggere perché intriso di una tristezza, un'angoscia, una malinconia insospettabili. Eppure, forse anche per questo, è un romanzo profondamente realista e sincero: è la storia di una giovane donna tenace, caotica, irrequieta che si vede costretta nella gabbia del suo matrimonio perfetto e decide di provare a essere libera, a riprendersi i suoi spazi. Ciò che troverà ad attenderla è una serie di errori che la porteranno in una discesa agli inferi fatta di umiliazioni, dolore, rabbia, paura, rischio. Se non ti vedo non esisti è un viaggio difficile, un percorso duro dentro una vita lacerata che cerca, a fatica, inciampando e ferendosi, di ricucirsi. Lo consiglio? Sì, perché è una prova di coraggio sia per chi l'ha scritto, sia per chi lo leggerà: guardare in faccia i propri errori e mancanze non è facile… per nessuno.

 

Opera recensita: "Se non ti vedo non esisti" di Levante

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma, New York

Pagine: 262

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

sabato 7 novembre 2020

RECENSIONE: FERZAN OZPETEK - COME UN RESPIRO

Sinossi:

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un intenso thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall'oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un emozionante susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.

 

Commento:

Certe storie sono lì proprio per essere riscoperte, perché qualcuno le racconti. È questa l'impressione che conservo alla fine della lettura di questo terzo romanzo di Ferzan Ozpetek: una storia intensa in cui presente e passato si intrecciano e si incrociano in una narrazione a filo doppio; una storia di una bellezza delicata eppure vibrante che, sebbene di fantasia, andava raccontata, impressa sulla carta. Una storia che porta in sé tutta la gamma di colori, sensazioni, scenari che Ozpetek sa evocare, quelli che costituiscono il perno, il fulcro della sua arte e della sua vita. Roma e Istanbul: è questo il binomio attorno al quale ruota anche questa storia, la storia di due sorelle, Elsa e Adele, così unite eppure così lontane, che dopo cinquant'anni mancano un nuovo incontro per un soffio. Una storia di luci ed ombre, di equilibri fragilissimi, di segreti passati e presenti, che parla di amore tradito, di lontananze e perdoni desiderati e non concessi. Una storia che parla di quanto possono essere relativi i rapporti umani, di come basti un nulla perché tutto cambi. Una storia che, raccontando il passato, parla al presente, ai giovani, agli incerti, ai timorosi, ai troppo sicuri. Un racconto che scorre via in un soffio, da godersi nell'intimità di una camera in un pomeriggio di quiete e da serbare nella mente perché il messaggio sedimenti e agisca sulle scelte e sulle decisioni che prenderemo. Consigliato.

 

Opera recensita: "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Istanbul

Pagine: 168

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

giovedì 11 giugno 2020

COMMENTO: ELSA MORANTE - LA STORIA


Sinossi:
A questo romanzo (pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974) Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita "dentro la Storia" quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da "L'isola di Arturo" a "Menzogna e sortilegio". La Storia, che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale, vorrebbe parlare in un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Commento:
Recensire libri, specialmente certi libri, è una responsabilità: si rischia, con le proprie parole, di non rendere giustizia a ciò che si commenta. Nel caso di La storia di Elsa Morante io, semplice lettrice fra tante, questa responsabilità non posso e non voglio prendermela, anzitutto perché voci più autorevoli della mia hanno già decantato le meraviglie di quest'opera e non c'è nulla che potrei aggiungere che non sia già stato detto; in secondo luogo perché è stata, per me, una di quelle letture che scuotono fin nel profondo. La storia di Roma devastata dai bombardamenti, la storia di Ida Ramundo, di suo figlio Ninnuzzu e soprattutto del piccolo Useppe e della pastora Bella saranno difficili da dimenticare, perché la Morante le ha narrate in un modo che le ha rese indelebili nella mente mia e di chiunque le leggerà, ne sono convinta. Dal canto mio, La storia da oggi rientra tra i miei libri preferiti e a chi ancora non conosca questo libro non posso che dire, dal cuore, leggetelo! È tanto straziante quanto meraviglioso.

Opera recensita: "La storia" di Elsa Morante
Editore: Einaudi, ed. originale 1974
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Roma, seconda guerra mondiale
Pagine: 672
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


sabato 28 marzo 2020

RECENSIONE: CLAUDIO GARGIOLI - MENù LETTERARIO TIPICO ROMANO


Sinossi:
Prendete un cuoco insignito di "Tre gamberi" dalla guida Gambero Rosso 2014, Claudio Gargioli, un padre un po' geniale che ha avviato l'attività e un fratello tuttofare. Mescolateli con una figlia desiderosa di apprendere l'arte della cucina, un locale delizioso (Armando al Pantheon) indicato tra i migliori dieci ristoranti della capitale dall'inglese The Guardian, a pochi metri da una delle più belle piazze di Roma, un menù che varia dalla tipicità della cucina romana, cosiddetta del quinto quarto (trippa, coda alla vaccinara e altro), a delle vere e proprie chicche quali l'anatra alle prugne e la faraona ai funghi porcini e birra nera, estrapolate da una cucina "apiciana" di oltre duemila anni fa. Farcite con storie che raccontano di cibo, narrazioni familiari, personaggi famosi e curiosità. Cuocete a fuoco vivo. Il risultato è un'essenza squisita e autentica: una storia delicata - insieme gioiosa, commovente e ironica - che tocca il cuore e il palato e non se ne va più via.

Commento:
Complice la quarantena e l'impossibilità di vedere gli amici e di raggiungere i miei bar e ristoranti del cuore, da giorni avevo voglia di leggere qualcosa che avesse a che fare con la cucina, con ricette buone, che sanno di famiglia e posti rassicuranti in cui ci si possa sentire a casa. Non volevo, quindi, il classico manuale di ricette, ordinato e impersonale… cercavo piuttosto qualcosa che unisse letteratura, cultura popolare e, appunto, buona cucina. Pochi giorni fa mi sono imbattuta in un video in cui Claudio Gargioli, chef e proprietario dello storico ristorante Armando al Panteon, preparava la sua Carbonara e, oltre ad una gran fame, la cosa mi ha fatto venire in mente proprio questo libro, Menù letterario tipico romano. L'ho recuperato e… mi sono ritrovata di colpo seduta ad un tavolo appartato in un'accogliente trattoria degli anni Sessanta, in una Roma bella, rilassata e godereccia, ad osservare un gruppo di avventori variopinti e tutti a loro modo peculiari che gustavano le prelibatezze di una cucina fatta di semplicità, sapori decisi, ricerca e tanta passione. Come fossi in un film di Alberto Sordi, mi sono ritrovata avvolta dagli effluvi di pentole fumanti, mezzi toscani e vino dei Castelli, ad osservare attori, scrittori, gente normale, che discuteva di vita davanti ad un buon piatto di pasta o ad un corposo secondo. Ho ascoltato i problemi, le confidenze, gli aneddoti che costellavano le interminabili partite a carte; ho osservato Armando e i suoi figli e nipoti trasmettere amicizia, affetto, dedizione attraverso i loro piatti. Ho ritrovato l'orgoglio giustamente campanilista che accomuna gli strenui difensori della buona cucina tipica di tutti i territori d'Italia; quell'orgoglio che nasce dalla sicurezza e dall'esperienza di chi ama studiare, ricercare, sperimentare e fare sempre e comunque le cose per bene, a regola d'arte. Quell'orgoglio che mia nonna mette nel raccontare le sue ricette, quelle antiche, quelle povere che sono state la base per la sopravvivenza, la nascita e il sostentamento di tante famiglie, di un intero Paese e di un'economia basata sul ricavare tanto dal poco che c'era. In queste pagine intense e un po' nostalgiche c'è la storia di una cucina, di una famiglia, di una terra; c'è la storia di sacrifici che si affianca, orgogliosa e fiera, a quelle di tanti cucinieri e imprenditori italiani che col duro lavoro si sono affermati e portano alto il nome della buona cucina regionale italiana. Tradizione e innovazione si mescolano qui all'amore per gli ingredienti, per i piatti, per le persone. Ed il quadro che ne esce è proprio quello rassicurante che cercavo, quello che sa di famiglia, di casa e di posti dove ritrovarsi.

Opera recensita: "Menù letterario tipico romano" di Claudio Gargioli
Editore: Atmosphere libri, 2014
Genere: narrativa italiana, cucina
Ambientazione: Roma, dagli anni Sessanta ad oggi
Pagine: 141
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.
Colonna sonora sperimentata: ovviamente canzoni romane, Gabriella Ferri e Lando Fiorini in testa.

sabato 28 dicembre 2019

RECENSIONE: ARISA - IL PARADISO NON è UN GRANCHè. STORIA DI UN MOTIVETTO ORECCHIABILE


Sinossi:
Questa è la storia di una ragazza che aveva un sogno, lo ha realizzato, però poi non è felice come credeva. Ma andiamo con ordine. Marisa viene dal Sud. Il Sud vero però, non quello di tarantelle e "deliziosi spaghetti ai ricci di mare" che si immaginano i milanesi. Il suo è un Sud di superstizioni, chiusure, ricatti morali e sensi di colpa coltivati con cura fin da bambini. E certi pesi, per quanto lontano tu possa volare, te li senti sempre appiccicati addosso. La passione per la musica porta Marisa a Roma, dove vive assieme al fidanzato Tano una vita che più che alla Bohème somiglia a un musicarello di Gianni Morandi. Come in un film poi arriva il successo, i soldi, i fan. Ma anche le incomprensioni, le delusioni, la solitudine. L'amara consapevolezza che non basta realizzare un sogno per essere felici. Per fortuna che Marisa ha una marcia in più, un modo tutto originale di guardare il mondo. Cantante e personaggio televisivo, con questo suo romanzo di esordio Arisa dimostra la freschezza e l'ironia che l'hanno resa celebre. La storia di Marisa, chiaramente fitta di spunti autobiografici, diventa così anche una parabola sulla difficoltà di trovare una propria strada, una propria dimensione, un posto, grande o piccolo, in cui essere finalmente felici.

Commento:
Beh… non c'è molto da dire su questo libro… è una lettura scorrevole, di intrattenimento, di evasione. Non aggiunge né toglie niente a ciò che sapevamo su Arisa, sulla precarietà del mondo d'oggi, specie per i giovani e specie per il mondo dello spettacolo; non aggiunge molto neanche su quello che sappiamo del Sud noi meridionali, per la verità. Ci sono, è innegabile, molte cose vere in queste pagine, ma in sostanza non è questo il libro che vi farà conoscere meglio il Sud, i giovani che emigrano per fare fortuna e qualche volta ci riescono, la birra tedesca o le colazioni internazionali. Però, a suo modo, in modo leggero come alcune sue canzoni, Arisa ci fa riflettere sulla società di oggi, sulla vita che tanti di noi conducono e su quella che immaginano di condurre, salvo poi voler tornare indietro se, per caso o per fortuna, riescono a raggiungerla. Lettura d'evasione, ripeto, per passare poche ore senza fatica, ma portandosi comunque dietro qualcosa a cui pensare.

Opera recensita: "Il paradiso non è un granché. Storia di un motivetto orecchiabile" di Arisa
Editore: Mondadori, 2012
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: San Giovanni al Monte-Roma-Milano-Berlino
Pagine: 171
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


mercoledì 18 dicembre 2019

RECENSIONE: FEDERICA ANGELI - A MANO DISARMATA


Sinossi:
Due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un grido: «Tutti dentro, lo spettacolo è finito!» Siamo a Ostia, nel 2013, e tra gli abitanti di quei palazzi c’è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di «la Repubblica», che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l’altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è stravolta: per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità. La storia giudiziaria di cui è protagonista fino alle più recenti sentenze ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, confermando che tutti insieme possiamo alzare la testa e cambiare in meglio. Federica Angeli ha ottenuto questa vittoria con l’unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non compiace mai null’altro che la verità, con una coerenza a tratti severa. In un susseguirsi di colpi di scena, viviamo con lei le sue paure, a tratti la disperazione e i momenti di solitudine. La sua testimonianza puntuale, incalzante, senza respiro non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre e di moglie contesa alla serenità famigliare. Una serenità che, ispirata dalla Vita è bella di Benigni, Federica Angeli riesce magicamente a preservare, coinvolgendo i figli in un gioco alla guerra.

Commento:
Ho letteralmente divorato questo libro in un pomeriggio. In 384 pagine densissime di contenuti, lotta, vita, Federica Angeli condensa anni di impegno civile e sociale nella lotta alla mafia capitolina… sì, perché contrariamente a quanto volevano credere in molti, a Roma la mafia c'è, esiste, si sviluppa come ovunque, nel silenzio, all'ombra di uno Stato la cui assenza è troppo pesante, di una politica che distoglie lo sguardo e preferisce che ai bisogni dei cittadini pensino i mafiosi.
Erano anni che, da cronista che vive sul territorio, Federica Angeli si occupava dei clan lidensi, ma quando, quel giorno di maggio del 2013, va coi suoi cameramen ad intervistare il gestore di un locale, ritrovandosi davanti uno dei Boss del clan Spada, non immagina ancora in che inferno sta andando a cacciarsi. Non lo sa, ma lo intuisce quando, in quella prima conversazione, il Boss dimostra di conoscere lei e i suoi affetti più cari molto da vicino. Poteva desistere lì, Federica, invece no, lei si incaponisce, torna sul luogo, porta a termine l'inchiesta… e non sa che ancora questo non è niente. Perciò quando, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2013, dal balcone di casa sua assiste alla sparatoria avvenuta dall'altro lato della strada, lei che quei volti li conosce tutti perché ci vive in quella città, non ha dubbi, va a denunciare l'accaduto. E' solo una delle tante denunce che farà negli anni, ma è forse quella che più di tutte le cambierà la vita: dal mattino dopo, Federica è sotto scorta, su di lei si scatena un'ondata di minacce, fango, demolizione professionale e mediatica non indifferente: è entrata nel mirino dei clan e non ne uscirà facilmente. Ha inizio così un tempo infinito di limitazioni, privazione della propria libertà, indipendenza, gestione della quotidianità; di tensioni familiari, di coppia, con i figli. Ma Federica, nonostante il peso crescente, non tentenna, non molla, non ha mai dubbi: lo fa per i suoi figli, perché domani non debbano più vivere con l'ombra incombente della mafia nella loro strada, sotto casa, nel bar o nel ristorante dove vanno a mangiare. Lo fa per tutti noi, Federica, ma lo fa soprattutto affinché siamo noi a prendere in mano il coraggio, ad attivarci, a difendere il nostro territorio dalla corruzione, delinquenza, dai soprusi, dall'ingiustizia. E' una giornalista, Federica, ma è prima di tutto una cittadina normale, una donna, moglie, madre, figlia… come lo siamo tutti.
Leggere A mano disarmata è stato non solo interessante dal punto di vista culturale, ma soprattutto è stato per me un costringermi a chiedermi "cosa sto facendo io? Cosa posso fare? Perché mi rassegno e non mi ribello più davanti ai soprusi, alle ingiustizie?" Non saranno la mafia, ma vale comunque, sempre, la pena di non cedere, di non voltarsi dall'altra parte, di non abbassare la testa e piegare la schiena. Perciò grazie a Federica Angeli e alle persone come lei, perché con il loro impegno ci ricordano che tutti possiamo… dobbiamo fare qualcosa, per noi stessi, per chi amiamo, per la nostra società.

Opera recensita: "A mano disarmata" di Federica Angeli
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: autobiografia, narrativa italiana, testimonianza
Ambientazione: Ostia, Roma, 2013-2018
Pagine: 384
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 14 dicembre 2019

RECENSIONE: CARLO BONINI, GIANCARLO DE CATALDO - SUBURRA


Sinossi:
Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l’Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all’orgia perpetua di questo Basso Impero criminale.
«Il Libanese era morto. Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese. Il Samurai era ancora là. L’antico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno. E il potere, quello, era concreto, vivo, reale. Il Samurai era il numero uno».

Commento:
Beh, un libro conosciuto da molti, divenuto famoso sia per il film che per la serie Tv che ne sono stati tratti, che presentano, tuttavia, alcune differenze, se non altro di annualità. La vicenda raccontata qui si svolge nel 2011, sempre a Roma e sempre con – gira e volta – gli stessi attori protagonisti: cambieranno i personaggi, tra libro, film e serie TV, ma i protagonisti della corruzione – a Roma come ovunque – sono gli stessi, politici, mafiosi, ecclesiastici, affaristi di ogni risma e gente della strada. A combatterli le forze dell'ordine… non tutte, però. Suburra è un libro che descrive, con spietata lucidità, un mondo fatto di tante persone, un mondo col quale, volente o nolente, abbiamo tutti a che fare ogni giorno… perché magari anche il ristoratore dove andiamo a fare una cena elegante, anche il prelato che allieta le nostre celebrazioni, anche chi ci affabula con sogni e promesse da una tribuna, chi raccoglie la nostra denuncia può esserne invischiato. Il potere fa gola a tanti e tanti vogliono metterci le mani. Un romanzo che scorre agevolmente, nonostante non sia piccolissimo, ma dal quale mi aspettavo quel guizzo in più che non ho trovato. Probabilmente, però, è colpa mia che l'ho letto dopo aver visto sia il film che la serie Tv.


Opera recensita: "Suburra" di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi, 2013
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma, 2011
Pagine: 544
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 17 luglio 2019

RECENSIONE: ANDREA CEDROLA - CORPI DI PASSAGGIO


Sinossi:
Roma, 1953. Ines Astarelli è una ragazza come tante, figlia ventunenne di un falegname del Salario, prossima al matrimonio. Quando un giorno esce di casa senza dire dove va, nessuno si preoccupa, di certo sarà di ritorno entro l’ora di cena. Non vedendola rientrare, però, i famigliari cominciano a cercarla e poi avvisano Mariano Palumbo, il fidanzato poliziotto di stanza al Sud, che arriva appena in tempo per riconoscere un corpo ritrovato senza vita sulla spiaggia di Torvaianica, a pochi passi dalla riserva di caccia della Capocotta. Su quella riserva girano voci di festini a cui partecipano politici, uomini d’affari, attori, nobili e ragazze che si prostituiscono, festini a base di droga e sesso. Gerardo Conforti non è tra gli invitati, è solo l’autista di un principe, da quando è scappato a Roma per salvarsi dalla vendetta di Augusto Trovatore, aguzzino di suo padre nella Milano fascista. Non appena capisce che dietro la morte di Ines Astarelli potrebbe esserci proprio Augusto, il suo nemico giurato, Conforti comincia a raccogliere indizi per incastrarlo e liberarsi per sempre dalla sua ombra. Ambientato nella Roma degli anni Cinquanta, delle automobili di lusso, delle riviste patinate e delle prime star, di via Margutta e dei locali del centro, Corpi di passaggio dispiega un’indagine dettagliata e avvincente ispirata al caso Montesi, il primo caso giudiziario a rivelare nel nostro paese il legame tra soldi, potere e politica, un legame destinato a segnare il secondo Novecento. Dopo il successo della Collina, Andrea Cedrola torna a Gerardo Conforti, un personaggio imprevedibile che si muove decennio dopo decennio tra le pagine più oscure della storia italiana.

Commento:
Roma, aprile 1953. Il corpo di una ragazza viene ritrovato sulla spiaggia di Torvaianica. Non si sa come sia morta, non si sa se si sia suicidata o se qualcuno l'abbia uccisa, non si conoscono i motivi di questa morte. Il corpo è di Ines Astarelli, giovane, proveniente da una famiglia normale – divisa ma non più e non meno di molte altre -, fidanzata con Mariano Palumbo, poliziotto d'istanza a Potenza, il primo a sostenere che la giovane sia stata ammazzata. Di Ines sappiamo poco altro, le poche certezze che abbiamo su di lei affogano nell'ondata di congetture, illazioni, pontificazioni seguite al ritrovamento del suo corpo. Tuttavia ben presto crescono le voci che collegano questa morte alla Capocotta, una riserva di caccia vicina al luogo del ritrovamento del cadavere, nella quale spesso si ritrova una masnada di personaggi tanto illustri quanto dubbi: l'equivoco marchese Sparagna, l'inconsistente Piero Piccioni – l'ennesimo figlio di politico – e ancora l'imprenditore di dubbia fama Augusto Trovatore. Proprio su di lui ha dei sospetti – forse un po' tendenziosi, bisogna ammetterlo – Gerardo Conforti, l'autista di un principe che, convinto della colpevolezza di Trovatore, comincia a raccogliere indizi, fa pedinamenti, incontra persone, rischia la vita, il futuro e gli affetti. E' grazie a lui che oggi conosciamo questa vicenda: nel 2012, in occasione di un evento luttuoso, Conforti ormai vecchio racconta la storia alla nipote Katia con cui a sua volta ha un rapporto controverso. Tanti furono i sospettati per la morte di Ines Astarelli, incluso un ambiguo zio, come tanti furono i depistaggi, gli sviamenti provenienti dall'alto, espressione di una corruzione e un malcostume radicati e imperituri. Liberamente ispirandosi ad un reale caso giudiziario, il caso Montesi, Andrea Cedrola ci racconta una vicenda torbida, in cui soldi, potere, politica intrappolano le vite di chi vi si trova invischiato, rendendo le persone dei semplici corpi, un'accozzaglia di figure vuote, private della loro personalità, mere marionette, corpi di passaggio, pesci presi all'amo e trascinati nelle maglie di un sistema più grande e complesso. Leggendo la trama mi sarei aspettata un thriller adrenalinico, invece ho trovato un giallo dai tempi dilatati, elegante, sottile. Non posso dire che il cambio di velocità e di sottogenere mi sia dispiaciuto, perché la lettura si è trasformata in una sfida: nulla, in questo libro, è convenzionale. Non lo è il linguaggio sempre ricercato, non lo è lo stile cangiante e controverso, non lo sono i molti flash-back che rendono la lettura enigmatica e di non immediata comprensione. Corpi di passaggio è un giallo che non facilita il lettore distratto o superficiale, è un libro che per essere portato a termine necessita attenzione, come il migliore degli enigmi, dei rebus… o dei casi irrisolti. Lo consiglio a chi non si accontenta di un giallo da ombrellone, ma vuole andare in fondo alle cose.

Opera recensita: "Corpi di passaggio" di Andrea Cedrola
Editore: Fandango, 2019
Genere: giallo
Ambientazione: Roma, 1953-Cilento, 2012
Pagine: 332
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 11 aprile 2019

RECENSIONE: GIULIO PERRONE - L'AMORE FINCHé RESTA


Sinossi:
Quartiere Parioli. Tommaso è in mezzo alla strada, una valigia fatta alla bell’e meglio, l’immancabile abbonamento per la Roma in tasca e nient’altro. Ha quarant’anni e non avrebbe mai pensato di trovarsi improvvisamente senza moglie, casa e lavoro. La vita che Tommaso ha attentamente costruito negli anni, in equilibrio su un lavoro poco impegnativo e poco redditizio (psicoterapeuta per un ristretto numero di scombinati pazienti) e sulla rendita elargita dai facoltosi suoceri, crolla nei pochi minuti in cui sua moglie Lucrezia liquida il loro matrimonio come un completo fallimento. Adesso si ritrova solo, schiacciato da quello che ha fatto, ma soprattutto da quello che non ha fatto. Costretto a tornare ad abitare a casa della madre, in un quartiere popolare, inseguito dai creditori, Tommaso prova a reinventarsi in un saliscendi di equivoci, opportunità mancate e idee geniali non coltivate fino all’ultima, incredibile idea… 
Un romanzo agrodolce e ironico che racconta chi scopriamo di essere quando non c’è più nessuno che riflette la maschera che abbiamo indossato per compiacere gli altri.

Commento:
Capire l'amore si può, si può sempre cercare di prevenire le delusioni o le trappole nei rapporti a due… basta dotarsi di una serie di regole ferree da non trasgredire mai, per nessun motivo… almeno in teoria!
Prendiamo, ad esempio, la storia di Tommaso, psicoterapeuta egoista e scafato (pensa lui): quarant'anni, un matrimonio nato più per calcolo che per amore, undici anni passati a cercare di non perdere i benefici derivanti dalla famiglia della moglie e a tradirla giocando all'equilibrista tra lei e le amanti più o meno occasionali con cui cerca di non impegnarsi. Un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, la decisione della moglie di porre fine al matrimonio-pantomima lo coglie alla sprovvista: sa di essere stato sprovveduto, ma in un primo momento accoglie come una liberazione il fatto che lei l'abbia sostituito e che tutto sia finito; gli dispiace solo per il figlio Piero, con cui condivide solo la passione per la Roma… lui no, non vuole perderlo. Ben presto Tommaso e le sue regole si ritrovano intrappolati in una realtà che non avevano preso in considerazione: dai Parioli alla borgata dell'adolescenza è un attimo, così il nostro psicoterapeuta si ritrova in men che non si dica a vivere in casa della madre, rimediare un lavoro di fortuna, aver bisogno di soldi che non sa proprio come trovare. Ci sarebbe l'amico Lorenzo… e ci sarebbero Mario e Vanessa, due pazienti ostinati con un'idea che lo riguarda… e poi c'è Lia che è arrivata inaspettata e sembra voler sovvertire tutte le sue regole. E allora che fare? Per citare Battisti, Tommaso lo scoprirà solo vivendo, ma vivendo davvero la sua vita, seguendo davvero le sue idee, non un mucchio di stereotipi ansiogeni.
"L'amore finché resta" è un buon libro, scritto in modo scorrevole e schietto, che ci mostra come si possa ripartire dopo una falsa partenza (che nel caso di Tommaso sembra più una debagle) e che nei rapporti umani – tutti diversi e unici - non serve trincerarsi dietro inutili stereotipi, ma vivere come viene, in modo vero, spontaneo, perché se qualcuno conta veramente sarà il coraggio dei sentimenti a guidarci. Lettura agevole che fa riflettere… consigliata.


Opera recensita: "L'amore finché resta" di Giulio Perrone
Editore: HarperCollins, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma
Pagine: 280
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 12 dicembre 2018

RECENSIONE: ROBERTO COSTANTINI - DA MOLTO LONTANO


Sinossi:
1990, le calde notti magiche del mondiale in Italia, il figlio di un ricco imprenditore e una ragazza povera: sembra l'inizio di un sogno, ma i due giovani spariscono nel nulla. Michele Balistreri indaga svogliatamente, stretto tra affaristi e malavitosi, donne troppo determinate o troppo emancipate, un magistrato nordista e un collaboratore meridionale che litigano su tutto, pure sulle colpe dei napoletani nell'eliminazione degli azzurri da parte di Maradona. Poi tutto precipita e alla fine un uomo viene arrestato. Ma è davvero lui il colpevole? 2018. Un macabro ritrovamento riapre il caso mentre l'unico condannato, uscito di galera, va in cerca di verità e vendetta. Balistreri è in pensione e non ricorda, o non vuole ricordare. L'indagine è condotta dal suo ex vice Corvu e dalla giornalista Linda Nardi. Si scatena una lotta all'ultimo sangue tra uomini molto potenti e donne molto forti.

Commento:
Sesto volume della saga che ha per protagonista il commissario Michele Balistreri. Chi ha letto i precedenti romanzi sa che Balistreri non è né un poliziotto né un uomo comune: ha un passato tutt'altro che immacolato, i rapporti familiari sono stati e sono a dir poco controversi, ha sempre avuto un carattere difficile, pieno di rabbia, irruenza, inquietudine. E come scrive Roberto Costantini, Balistreri è forse l'uomo meno condivisibile del mondo, il più solo e per questo mai solo: accanto a sé ha una schiera di amici – Graziano Corvu, Giulia Piccolo, il fratello Alberto  – una compagna e una figlia entrate tardi nella sua vita, ma diventate insostituibili. In questo libro lo ritroviamo diverso, certamente invecchiato, in pensione anticipata, ma ancora profondamente stimato ed estremamente utile alla polizia: un complicato caso solo in apparenza risolto riaffiora dopo 28 anni e Balistreri deve sforzarsi di ricordare fatti ed impressioni perse nel tempo. Ma i ricordi proprio non vogliono ritornare… è come se la sua mente ne rifiutasse alcuni… e mentre l'indagine torna alla ribalta scuotendo il sistema, Balistreri dovrà riprendere le armi e condurre la sua personale battaglia tra coscienza e memoria. A differenza del passato, al suo fianco ora ha due preziose alleate in più. Quanto al libro in sé, anche qui ritroviamo tutte le caratteristiche tipiche della saga che ci hanno fatto appassionare alle vicende raccontate ed apprezzare tanto questo commissario così sui generis: ci sono i salti temporali, ci sono le indagini mai banali, gli intrighi di potere messi in luce e scardinati, ma in questi romanzi c'è anche – sempre – una profonda e sottile riflessione su alcuni aspetti della nostra società. In quest'ultimo caso, ad esempio, attraverso le vicende dei personaggi possiamo soffermarci sulla violenza domestica, sulla considerazione della donna in un mondo ancora profondamente al maschile nonostante gli anni, sulla criminalità organizzata, sull'arrivismo di alcuni personaggi chiave della politica e della magistratura che pur di fare carriera non si fanno scrupoli a manipolare, insabbiare, alterare indagini a scapito della verità, della giustizia e di altre vite.
Quelli di Roberto Costantini sono libri densissimi di storie, particolari, intrighi e non si allontanano mai troppo da una plausibile realtà… e forse è per questo che ci piacciono tanto: non sono storie vere, ma verosimili.

Opera recensita: "Da molto lontano" di Roberto Costantini
Editore: Marsilio, 2018
Genere: giallo
Ambientazione: Roma, 1990-2018
Pagine: 597
Prezzo: 19,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - APPIA


Sinossi:
Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, il tracciato di una grande via romana: l'Appia. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, lo ha fatto ascoltando le voci del passato, lo ha fatto destando la fantasia degli increduli incontrati lungo il viaggio.
E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le nostre gambe e la nostra immaginazione lungo la via Appia - il nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela. Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell'Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di arabi e normanni e ci si interroga sui misteri della viabilità italiana, sull'incomprensibile abbandono dei luoghi della memoria. E intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l'ingresso nell'Oriente.
Al racconto di Rumiz fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che rielabora e mette a punto le tracce del percorso: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo - considerata l'assenza di segnaletica - per chi volesse seguire le orme di Rumiz e dei suoi compagni di viaggio.
Il libro contiene le meravigliose mappe di Riccardo Carnovalini per seguire sulle pagine il viaggio di Paolo Rumiz o per avventurarsi sul suo stesso cammino.

Commento:
Non sono un'esperta di viaggi, tantomeno di letteratura di viaggio, questa è la prima volta che leggo un libro di Paolo Rumiz e non nascondo di esserne rimasta conquistata. Conquistata, sì, dal viaggio in sé, dalla possibilità che si possa intraprendere un viaggio a piedi, in comitiva, con un obiettivo così affascinante ed utile per il prossimo: recuperare le tracce della regina delle vie, l'Appia antica, la via voluta da Appio Claudio che congiungeva Roma a Brindisi passando per il Lazio, La Campania, l'Irpinia, la Basilicata, la Puglia fino al mare che affaccia ad Oriente.
Mi ha conquistata, poi, la scrittura ricca eppure essenziale di Rumiz, la sua capacità di portarci in viaggio con lui, Alex, Riccardo e Irene, con Marco, Vinicio, Sandra e tutti gli altri, dagli archeologi ai contadini, dagli osti ai pastori, descrivendo magistralmente sensazioni, paesaggi, sapori, colori, profumi, pensieri, modi di ragionare. Mi hanno conquistata la forza e l'impegno di questi viandanti moderni, la volontà di affidarsi ai piedi, alla strada, alla storia e al passato piuttosto che al Gps e alla tecnologia; la volontà di andare oltre l'incuria, il degrado, risvegliando popoli dall'oblio per raggiungere la meta.
"Appia" è un libro che si divora, 360 pagine che si leggono avidamente, lasciando spazio all'immaginazione e alla fascinazione delle parole e delle immagini. E già i piedi scalpitano per la voglia di andare.


Opera recensita: "Appia" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2016
Genere: libro di viaggio
Ambientazione: Italia, da Roma a Brindisi
Pagine: 360
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 29 agosto 2018

RECENSIONE: CHIARA FRANCINI - NON PARLARE CON LA BOCCA PIENA


Sinossi:
Una storia di lacrime e risate, dentisti e caramelle, nonne, zie e amiche tatuate, cuori e nostalgia.
"Al terzo giro dell'isolato Chiara si rende conto di aver scelto probabilmente il momento peggiore, con la luce più bella di Roma, per lasciare. Del resto non esiste un'ora perfetta per la fuga perfetta. Da bambina le bastava il tempo di una mela - i bocconi piccoli - per raggiungere la sua cameretta partendo da scuola. Quanto sarebbe stato più facile adesso arrivare in quella casa a piedi, a undici anni, con le bucce verdi ancora tra i denti..."

Bello sapere che si può tornare. Che a ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento. Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova allegra. Perché i suoi genitori sono così, loro che l’hanno tirata su in amorosa allegria, le hanno costruito attorno un mondo da fiaba e hanno trattato la vita come una partita a tombola a Natale: leggera. Chiara ha appena lasciato Federico, il loro nido e i gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti pure questa storia. E sì che stavolta si era impegnata. Ora il dolore le morde il cuore. Anche le donne come lei soffrono. Ma niente, non ce la fa, ed eccola a suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po’. Come le hanno insegnato fin da piccola. Meno male che, a casa dei suoi, Chiara ritrova tutto com’era, la cameretta rosa da principessa, l’albero di Natale acceso a ogni stagione, le riviste anni Novanta, gli amici di famiglia chiassosi e colorati. E naturalmente la matura armonia d’amore fra i suoi genitori. Un amore che ha superato tante prove, un amore coraggioso e per nulla convenzionale, un amore disinteressato e forte che ha sconfitto i pregiudizi, spesso con il fendente di una risata. Ma anche un amore buffo e capace di curare le ferite della vita (pure quelle che non si rimarginano perfettamente e lasciano la cicatrice). Una vera scuola d’amore, da cui Chiara avrà ancora molto da imparare.

Commento:
Chiara ha trentacinque anni, fa la dentista, è "nata per merito dell'amore libero" ed ha due padri, Giancarlo e Angelo, che non potrebbero essere più diversi, ma che sono ugualmente speciali. Chiara ha anche un gruppo di amici bislacchi e un ragazzo, un bellissimo, dolcissimo e buffissimo principe azzurro biondo che però lei ha appena lasciato perché non le dà la passione, il brivido, il rosso di cui ora ha bisogno. Quando arriva coi due trolley e una montagna di dubbi a casa dei suoi è un sollievo essere accolta con una tazza di caffè, una citazione di Shakespeare e potersi tuffare sul divano ingurgitando galatine per addolcire il dolore. E i dubbi, Chiara, dovrà chiarirseli tra un Falafel e uno sbaglio, una puntata da Nino e un fraintendimento, e dovrà fare i conti con le paure improvvise e soverchianti a cui la vita non ci prepara, perché non si è mai preparati a perdere chi amiamo.
Un libro originalissimo, scritto con uno stile assolutamente particolare al quale, per la verità, ho fatto fatica ad abituarmi. E' soprattutto questo che mi fa essere titubante nel consigliarlo perché, se dovessi basarmi solo sulla trama, lo consiglierei ad occhi chiusi. Tuttavia… perché non provarci? Magari voi questa prosa così barocca non la troverete un ostacolo che – intendiamoci – non sarebbe poi così insormontabile!


Opera recensita: "Non parlare con la bocca piena" di Chiara Francini
Editore: "Rizzoli, 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma
Pagine: 288
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6


martedì 13 febbraio 2018

RECENSIONE: ROBERTO COSTANTINI - BALLANDO NEL BUIO


Sinossi:

1974. Sono gli anni di piombo, e Mike “Africa” Balistreri è un ventiquattrenne idealista e pieno di rabbia. Studia all’università e si mantiene insegnando

karate in una palestra frequentata dall’estrema destra romana. Insieme a Ringo, Benvenuti e Boccino milita in Ordine nuovo, fino allo scioglimento per

decreto dell’organizzazione. Crollano allora molte convinzioni di Africa: poter cambiare il mondo facendo a botte coi rossi e la polizia, distinguere nettamente

i traditori dai traditi, capire quale tra le due ragazze che frequenta è quella giusta. Sarà una P38 a dividere definitivamente i loro destini. 1986. Nel

giorno in cui la mano de Dios di Maradona affossa gli inglesi ai mondiali, la mano della P38 abbatte Ringo, il vecchio compagno di militanza che ha fatto

carriera nella Dc. Michele Balistreri, ora commissario della Omicidi, viene chiamato a indagare, nonostante il suo coinvolgimento personale nel caso. Una

lunga scia di sangue lo riporterà sul ciglio di quell’abisso del 1974. I nemici che deve affrontare sono tanti, e il peggiore è Africa, quel ragazzino

che il Balistreri adulto ha sepolto sotto un cumulo di alcol, tabacco, donne e cinismo. Ma quando l’odio e l’amore si risvegliano e le due ragazze di allora

– quella giusta e quella sbagliata – si riaffacciano nella sua vita, non può più voltarsi e fuggire. Per individuare l’assassino dovrà guardare in faccia

Africa e il suo passato e mettere in discussione molte delle sue certezze.

 

Commento:

Nel quinto volume con protagonista Michele Balistreri, Roberto Costantini approfondisce una fase controversa della vita del nostro commissario tutt’altro che perfetto, il periodo della militanza in Ordine Nuovo, il periodo delle botte con i rossi e delle scorribande che portarono Balistreri a un passo dal perdersi definitivamente.

Ma Balistreri non era soddisfatto neanche allora, non gli interessava colpire nel mucchio, lui voleva colpire – e colpire duro – chi lo meritava, al contrario dei suoi soci Boccino, Benvenuti, Dracula e Ringo. E quando dodici anni dopo proprio Ringo viene ucciso quella fase della sua vita si riapre portando con sé tutto ciò che era rimasto irrisolto e conducendo Balistreri alla resa dei conti, questa volta, però, in veste di commissario, dall’altra parte della barricata.

Ancora una volta, come accadeva già nei precedenti libri, le vicende di Balistreri ci insegnano che non basta accantonare i problemi, perché questi torneranno sempre ad inquietarci: bisogna risolverli e capire tutto ciò che c’è da capire, distinguendo tra amici e nemici. E Balistreri ci insegna anche che il primo nemico da affrontare, quello più duro ed inarrestabile, è dentro di noi.

Leggermente meno avvincente e più confuso dei precedenti, questo libro è comunque un crescendo di adrenalina: più ingarbugliati si fanno gli intrighi, più grande è il rischio, più cresce la tensione e poi lo sappiamo, con Balistreri il colpo di scena – o di testa – è dietro l’angolo. E così abbiamo un altro pezzo del puzzle degli anni neri di Balistreri, un altro tassello nella vita del commissario anti-eroe che tanto ci piace. Un altro bel thriller ambientato nella Roma della politica, degli affari loschi, dei giochi di potere e delle vendette piccole e grandi. Lettura consigliata, non prima, però, di aver letto i precedenti quattro volumi, utili per capire bene il personaggio e il vissuto complesso di Balistreri.

 

Opera recensita: “Ballando nel buio” di Roberto Costantini

Editore: Marsilio, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Roma, 1974-1986

Pagine: 480

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

martedì 5 dicembre 2017

RECENSIONE: ROBERTO COSTANTINI - LA MOGLIE PERFETTA


Sinossi:

Nel maggio del 2001, a Roma, due coppie, il professore italoamericano Victor Bonocore e la moglie Nicole Steele, il pubblico ministero Bianca Benigni e

il marito Nanni. Due matrimoni come tanti, a volte felici, a volte meno. Tra loro una ventenne pericolosa, Scarlett, sorella di Nicole. Intorno, la terra

di mezzo del Sordomuto e del Puncicone, gli appalti pubblici, il gioco d'azzardo, l'usura, e la morte atroce di una ragazza, Donatella. Sembra essere l'ennesimo

atto di violenza patito da una donna per mano di un uomo violento, l'assassino viene scoperto e giustizia è fatta. O forse no? Quando viene ucciso Victor

Bonocore, Michele Balistreri dirige la terza sezione della squadra Mobile e indaga insieme al pm Bianca Benigni. La miscela è esplosiva, le modalità di

conduzione dell'indagine contro le sorelle Steele sono fuori dai confini della legge e l'esito è disastroso. L'arresto di Scarlett e Nicole incrina le

relazioni tra Italia e Stati Uniti. Tutto finisce male. Nel 2011 una rivelazione inattesa spinge Balistreri a riaprire quel caso rimasto senza colpevoli.

Ma se non è tardi per la giustizia, forse lo è per l'amore e per la vita. O forse no.

 

Commento:

“La moglie perfetta” è il quarto giallo nato dalla penna di Roberto Costantini. Anche questo libro, come i tre precedenti, ha come protagonista il commissario Michele (o Mike) Balistreri, ma la sua figura, così preponderante nei primi tre gialli, qui risulta in secondo piano, quasi in tono minore. Al centro della scena, infatti, ci sono altre persone e, soprattutto, altre tematiche: se finora, nella “Trilogia del male”, il racconto si era concentrato sulle vicende storiche tra Italia e Libia, sugli intrighi di Vaticano, politica, economia e mafia – il tutto magistralmente intrecciato con le vicende personali di Balistreri – qui questi temi restano sullo sfondo, per lasciare spazio all’amore, alla coppia, ai delicati equilibri tra passione e rinuncia, tra dovere e piacere.

Per affrontare questo tema spinoso, Costantini affida la narrazione a vari personaggi: accanto a Balistreri, che conduceva la narrazione nei precedenti romanzi, qui parlano anche Nanni Annibaldi, lo psicologo esperto di terapia di coppia, e sua moglie Bianca Benigni, vero perno del romanzo, pubblico ministero integerrimo e moglie perfetta che, a contatto con Balistreri dovrà rivedere il proprio concetto di ferrea applicazione delle regole. Così, sullo sfondo delle lotte di potere nella “terra di mezzo” che hanno riempito le cronache degli ultimi anni e che hanno ispirato libri, film e serie Tv, si inserisce una storia torbida fatta di tradimenti, mezze verità, vite che si sgretolano e coups de téatre. A districare questa complicata matassa, a distanza di anni, c’è sempre lui, l’antieroe Michele Balistreri che ci dimostrerà che la realtà è sempre un po’ più complicata di come appare.

Con questo libro Costantini ha evidentemente voluto discostarsi dalla “Trilogia del male”, senza abbandonare il suo Balistreri, ma tracciando per lui una via nuova, intrigante ma insidiosa. Le differenze tra questo libro e i precedenti sono, perciò, sostanziali: abbiamo già parlato delle tematiche e dell’introduzione della narrazione corale; inoltre lo stacco temporale è sempre presente, ma il “presente” in questo caso ha una funzione più ridotta, solo chiarificatrice e risolutiva, non un vero, nuovo filone di indagine. Infine lo stesso Balistreri sembra voler mettere la testa a posto: nella sua vita, infatti, c’è una consapevolezza nuova, una ragione per non voler morire, per continuare a vivere, che per sessant’anni della sua vita non c’era. “La moglie perfetta” è quindi lo spartiacque verso una nuova vita di Balistreri che, tuttavia, speriamo di ritrovare agguerrito ed anticonformista anche nei prossimi libri. Lettura consigliata, da affrontare successivamente alla “Trilogia del male”: i libri non sono e non possono essere letti come romanzi a sé.

 

Opera recensita: “La moglie perfetta” di Roberto Costantini

Editore: Marsilio, 2016

Genere: giallo

Ambientazione: Roma, 2001-2011

Pagine: 447

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.

 

domenica 15 ottobre 2017

RECENSIONE: CRISTINA CABONI - LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE


Sinossi:

Ecco, il libro è quasi pronto. «Avete terminato?» Annuisce, gli occhi sul libro. «Sì, maestro.» Qualcosa di dolce si spande dentro di lei. «Adesso sono

una rilegatrice?» «La migliore.» Ma sa che quel mondo le è interdetto. Perché lei è solo una donna. Un giorno però tutto cambierà, ne è sicura.

La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Sofia con gesti delicati ed esperti sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano

giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono

una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un’abile rilegatrice vissuta nel primo Ottocento, quando

alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere

al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto.

Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi

che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo

lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all’orizzonte.

 

Commento:

Sofia è una giovane donna che sta attraversando un momento di profonda crisi interiore: il suo matrimonio è agli sgoccioli, lei trova intollerabile la vita con il marito Alberto e, soprattutto, non sopporta di non riconoscersi più. Per amore ha rinunciato ai suoi sogni, ai suoi tanti interessi, alle amicizie, ai suoi amati libri. Ed è proprio in una libreria che Sofia trova un appiglio per andare avanti: un vecchio libraio le regala un libro antico e malconcio che al suo interno nasconde un segreto. Sarà tra quelle pagine che Sofia incontrerà Clarice, un’anima affine alla sua, che ha una storia segreta ed emozionante da raccontare al mondo. A Sofia e a Tomaso, il grafologo che l’aiuterà in questa missione, il compito di portare alla luce un mondo di soprusi, violenze domestiche, ingiustizie sociali che per troppo tempo è rimasto celato.  In Clarice Sofia troverà un’amica, una confidente silenziosa, un esempio da seguire; in Tomaso, invece, troverà l’appoggio e la complicità che le sono sempre mancati… in tutta questa vicenda Sofia imparerà a percorrere senza incertezze il cammino verso se stessa.

Cristina Caboni è, ad oggi, una delle mie autrici italiane contemporanee preferite perché riesce a raccontare i sentimenti con la semplicità e la passione di chi li sente sulla sua pelle. Questo suo quarto romanzo, poi, è una chicca perché racchiude in sé tutto il fascino misterioso e senza tempo dei libri. Tra queste pagine si nasconde una storia intima che emoziona ed avvolge come una carezza… una carezza preziosa e potente come la carta che custodisce sempre nuove emozioni! Penso che chiunque ami i libri, antichi e moderni, non potrà non apprezzare questa lettura!

 

 

Opera recensita: “La rilegatrice di storie perdute” di Cristina Caboni

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Monaco-Vienna

Pagine: 296

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì.