simposio lettori copertina

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venerdì 31 dicembre 2021

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - TRE, NUMERO IMPERFETTO (BLANCA OCCHIUZZI 02)

Sinossi:

Non è un fascicolo come gli altri quello che un giorno compare sulla scrivania del commissario Martusciello: il corpo senza vita del cantante napoletano Gennaro Mangiavento, in arte Jerry Vialdi, viene trovato allo stadio San Paolo di Napoli; il cadavere di una donna misteriosa al Bentegodi di Verona. I corpi composti in posizione fetale, l'assenza di segni di violenza, la sfida lanciata ai tutori della legge, metodo e follia nel celare in bella vista un segreto inconfessabile. La polizia brancola nel buio, ma non la sovrintendente Blanca Occhiuzzi: bellissima, senza vista dalla nascita, costretta dal buio che l'avvolge a percepire con gli altri sensi ciò che la circonda e i tremiti degli uomini. Sarà lei, questa volta, a prendere per mano Martusciello, e a guidarlo col suo intuito sensuale nel buio della mente dell'assassino. Una scrittura trasgressiva, allusiva, densa di misteri e doppi sensi, con una musicalità esotica, quasi esoterica.

 

Commento:

Attenzione, nella quarta di copertina c'è un errore significativo: Blanca non è "priva di vista dalla nascita", ma è ipovedente e lo è diventata a seguito di certe vicende. Detto questo, "Tre, numero imperfetto" è il secondo capitolo della saga di Blanca Occhiuzzi, quello in cui si cominciano ad approfondire i personaggi, i loro caratteri e le evoluzioni delle loro dinamiche interpersonali. Questa storia, francamente, mi è piaciuta meno rispetto alla precedente, l'ho trovata meno coinvolgente, ma anche questa è stata una buona lettura, propedeutica ai capitoli che verranno. Restano ferme le considerazioni che ho espresso nella recensione al primo volume, ossia l'importanza dell'ambientazione, la singolarità del linguaggio che è un po' la cifra distintiva dei gialli di questa serie, nonché la perfetta dimensione in cui è inserita Blanca rispetto al contesto. Da notare, in aggiunta, la grande musicalità che tutto, in questi gialli, contribuisce a creare: leggendo si ha quasi l'impressione di ascoltare un buon blues, ritmato, sincopato, vellutato ma incisivo e pregnante.

 

Opera recensita: "Tre, numero imperfetto" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2012

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli, Verona

Pagine: 192

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

      

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - BLANCA

    Sinossi:

Il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori sono alle prese con un caso spinoso: l’omicidio di un pregiudicato, due sparizioni, una donna ritrovata in un cratere e tutto sembra collegarsi. L’uno è un ostinato uomo del popolo, l’altro un piedipiatti che si da arie da aristocratico, ma è solo quando alla coppia si unisce Blanca, ipovedente specialista di intercettazioni che le indagini prendono il largo: bellissima, costretta dal buio che l’avvolge a percepire con gli altri sensi ciò che la circonda e i tremiti degli uomini. I tre scopriranno presto una trama criminale che dai vicoli della città vecchia arriva alle grandi piazze del centro, senza risparmiare nessuno, senza nessuna pietà.

 

Commento:

Pubblicato per la prima volta da Flaccovio Editore nel 2009 e ripubblicato da E/O nel 2013, Blanca è il primo volume della serie di gialli, scritta da Patrizia Rinaldi, con protagonista la soprintendente Blanca Occhiuzzi. Da questa serie di gialli è stata liberamente… molto, troppo liberamente tratta l'omonima serie tv andata in onda su Rai 1 tra fine novembre e metà dicembre. Uno e un solo merito ha, per quanto mi riguarda, la fiction: avermi fatto scoprire i gialli (al momento quattro con un quinto in uscita a breve) che, lo dico senza mezzi termini, sono di gran lunga migliori. Ma veniamo a questo primo romanzo: è il passe-par-tout che ci fa entrare nel mondo di Blanca, del commissario Martuscello – uomo di popolo, ironico, sagace e testardo – e dell'ispettore Liguori – che pur venendo da ambienti più altolocati ha scelto un mestiere che lo porta in strada, a mischiarsi con ben altra umanità. Ciascuno di loro, in combutta con gli altri personaggi – primo fra tutti Carità – contribuisce a creare un mondo pennellato con varie sfumature di colore ed ombra, con vaghi, occasionali, eterei lampi di luce, gentilezza, cuore. In questo mondo incerto ed infido si muove sicura Blanca Occhiuzzi, ipovedente e molto conscia di sé, delle proprie capacità, bisogni e possibilità (contrariamente alla Wonder woman tratteggiata nella fiction). La protagonista della storia è lei, certo, ma la sua comparsa sulla scena è magistralmente calata nel contesto: Blanca non è mai primadonna, mai presenza ingombrante o sproporzionata rispetto agli altri personaggi; Patrizia Rinaldi riesce a farla risultare naturale nel proprio posto di lavoro e nell'ottica di un'indagine e della soluzione di un caso. L'altra grande protagonista di questo giallo – e di questa serie – è Napoli, anzi Napoli e Pozzuoli trattate come unicum, l'una che si allunga e ingloba l'altra come in uno stato mentale più che un luogo geografico. L'ambientazione gioca qui un ruolo importantissimo perché è parte della mentalità dei personaggi, né determina pensieri, pulsioni, approcci e movimenti e non può davvero essere ignorata o, peggio, sostituita con una qualunque città di mare. Altra componente fondamentale che rende unici i gialli della Rinaldi è il linguaggio: uno stile particolarissimo, estremamente barocco, ricercato sì, ma al contempo passionale, centrato, preciso. Ecco, questo può essere un particolare ostico, all'inizio, nella lettura, ma ben presto la difficoltà iniziale si supera perché è impossibile non immergersi nel contesto e lasciarsi prendere dall'incedere della storia. Decisamente una bella scoperta è stata, per me, questa serie di gialli così singolari ed inconsueti, così bella che ho già letto il secondo volume e presto procederò con gli altri.

 

Opera recensita: "Blanca" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2013 – prima ed. Flaccovio, 2009

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli

Pagine: 208

Prezzo: 9,99 (ed. 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

giovedì 12 agosto 2021

RECENSIONE: ISAKA KOTARO - I SETTE KILLER DELLO SHINKANSEN

    Sinossi:

Ōji ha la faccia innocente di uno studente per bene, in realtà è un pericoloso psicopatico. È lui ad aver mandato in ospedale il figlio di Kimura, che ora si trova sullo Shinkansen – il treno proiettile – per vendicarsi. Ma Kimura e Ōji non sono gli unici passeggeri pericolosi. Nanao, a suo dire l'assassino piú sfigato del mondo, e la letale coppia formata da Mikan e Lemon sono sullo stesso treno. Chi o che cosa li ha riuniti in una manciata di vagoni? E chi arriverà vivo all'ultima stazione?

 

Commento:

Un giallo a suo modo originale, questo di Isaka Kotaro, ambientato su un treno giapponese ad alta velocità. Un giallo tutto sommato gradevole, che non si prende troppo sul serio e che tiene compagnia sotto l'ombrellone. Un giallo che, tuttavia, desta qualche perplessità. Tra i punti a favore c'è, senza dubbio, il fatto che il punto di vista considerato sia sempre e solo quello del killer – anzi dei killer – e mai delle vittime. Di questo raduno improvvisato di addetti ai lavori, qui, non viene esaltata – come si potrebbe pensare – l'intelligenza, l'acume, la perspicacia, tutt'altro: l'immagine che vien fuori da queste pagine è ben lontana dal killer come siamo abituati ad immaginarlo… i killer qui sono maldestri, goffi, sfigati, lamentosi, magari anche efficienti, ma imprecisi, profondamente "umani" e perciò fallibili. Tra i punti a sfavore, invece, c'è il fatto che la storia sembra non decollare mai, non ci sono grandi climax di tensione, è tutto molto piatto se non fosse per i continui colpi di scena che dopo un po' sfiancano perché paiono deviare il percorso della trama e distogliere il lettore dall'obiettivo finale, dal senso ultimo del libro, sempre ammesso che ce ne sia uno, s'intende. In sostanza I sette killer dello Shinkansen è un libro da leggere senza troppe aspettative, giusto per vedere cosa ci riserverà la pagina dopo. E chissà che, letto con questo spirito, non finisca per sorprendere.

 

Opera recensita: "I sette killer dello Shinkansen" di Isaka Kotaro

Editore: Einaudi, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Giappone

Pagine: 552

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

sabato 22 maggio 2021

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - FILINONA DI FINE ESTATE

        Sinossi:

Va bene che siamo in Sicilia, ma è anche l'inizio di ottobre, la bella stagione dovrebbe essere terminata, invece l'estate ha un colpo di coda e c'è un caldo che manco ad agosto. Cosí, dopo pranzo, qualcuno fa ancora il riposino all'aperto. Il filinona, lo chiamano. E può pure essere pericoloso…
Giambattista Tommasello, di anni quarantuno, imprenditore dell'agroalimentare, viene trovato morto su una sdraio in un agrumeto di sua proprietà; un magnifico podere che digrada fino al mare. All'apparenza sembrerebbe arresto cardiaco, senonché l'autopsia rivela nel cadavere tracce di aconitina, un potente alcaloide: l'uomo è stato avvelenato.
L'indagine comincia spedita e i sospetti si concentrano subito, con forza, su un rivale in affari di Tommasello. Però il vicequestore Vanina Guarrasi, della mobile di Catania, non è affatto convinta che le cose siano tanto semplici, e come lei non lo è il suo formidabile «consulente», il commissario in pensione Biagio Patanè. Forse, in questo omicidio, i soldi non c'entrano.

 

Commento:

E no, decisamente i soldi non c'entrano nell'omicidio di Titta Tomasello: i soldi non sono l'unico movente per uccidere. Ci sono torti che gelano il sangue più di qualunque questione di soldi, ferite che avvelenano l'anima più di qualunque rivendicazione monetaria.

Filinona di fine estate è un raccontino godibile, leggibile in meno di un'ora, perfetto per chi, come me, di avventure di Vanina Guarrasi ne vorrebne vorrebbe leggere una a settimana. Chi ha già letto la serie lo troverà un gradevole intermezzo fra i romanzi più corposi. Promosso.

 

Opera recensita: "Filinona di fine estate" di Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi, 2020

Genere: racconto giallo

Ambientazione: Sicilia

Pagine: 55

Prezzo: 2,99 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

lunedì 17 maggio 2021

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - L'UOMO DEL PORTO (VANINA GUARRASI 04)

Sinossi:

Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta.

Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, era un tipo solitario, che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. Niente debiti, né legami con la malavita. Eppure qualcuno lo ha ucciso, lasciando il suo corpo nel letto dell’Amenano, un corso d’acqua che secoli fa un’eruzione dell’Etna ha ricoperto di lava e che ora scorre sotto il centro storico della città. Vanina Guarrasi – la cui esistenza si è complicata, casomai ce ne fosse bisogno, per via di una minaccia di morte giunta dalla mafia palermitana – prende in mano l’indagine. Di indizi, nemmeno l’ombra. Il mistero è assai complesso, e forse ha le sue radici nel passato ribelle della vittima. Per risolverlo, però, Vanina potrà contare ancora una volta sull’aiuto dell’impareggiabile commissario in pensione Biagio Patanè.

 

Commento:

Maggio… maggio è un bel mese per tutti i lettori perché sono tante le novità editoriali che ci giungono fra le mani. Per me, da qualche anno, maggio è sinonimo di un appuntamento letterario che attendo con aspettative e trepidazione: quello con il vicequestore Vanina Guarrasi. Mi sono ormai affezionata a questa sbirra palermitana che lavora nella stupenda Catania – una città che da tanto mi attira inspiegabilmente – e che adoro per i suoi modi spicci, un po' scostanti, ma anche per la tenacia, l'impulsività, la convivialità mai esagerata o ostentata che sa generare, il profondo senso di umanità che promana da lei, da chi la circonda e persino dall'ambientazione così suggestiva e peculiare. In questa quarta indagine la ritroviamo alle prese con l'omicidio di un professore di filosofia, irreprensibile e impegnato nel sociale, uno che davvero non dava motivo di essere inviso a nessuno… eppure è stato ucciso. Ma, per quanto sia interessante ed intricata l'indagine, quel che più ci inchioda alle pagine è la vicenda personale di Vanina che – come immaginerà chi ha letto il giallo precedente, La salita dei saponari – è sotto scorta. E chi la conosce lo sa che per Vanina una situazione del genere, con limitazioni, regole, controllo è a dir poco insostenibile. Parlavo prima di senso di umanità… bene, quello che si genera attorno a Vanina in quest'episodio, con doni inaspettati, carinerie commoventi e gesti di grande empatia non si può chiamare in altro modo se non… umanità, famiglia, casa. E sarà che a me piacciono le storie in cui si respira quest'aria di famiglia anche dove famiglia non c'è, dove oltre all'indagine c'è un lato umano che non va mai a soverchiare la trama gialla ma che anzi con essa si compenetra… sarà per Vanina, sarà per Catania, per il cibo, la Sicilia, tutti i personaggi, la scrittura così sobria, discreta eppure profonda e accogliente… sarà come sarà, ma Vanina è diventata una dei miei personaggi preferiti degli ultimi anni… l'aspetto ad ogni uscita e non mi stancherei mai di leggerla, mi piacerebbe conoscerla tanto che quasi rimpiango che non esista davvero. Questo quarto libro lo consiglio a chi abbia già letto i precedenti… questa è una di quelle serie in cui è meglio non fare i furbetti e balzare già all'ultimo libro senza aver letto gli altri… non ve lo consiglio, non l'apprezzereste. Una serie, questa, che va gustata come un buon vino accompagna una ricca cena: portata dopo portata, senza abbuffarsi né scolarsi la bottiglia… lentamente, così dura più a lungo.

 

Opera recensita: "L'uomo del porto" di Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Catania, Sicilia

pPagine: 328

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

          

martedì 11 maggio 2021

RECENSIONE: S.J. BENNETT - IL NODO WINDSOR

Sinossi:

È un mite inizio di primavera al castello di Windsor e la regina Elisabetta si sta preparando per le celebrazioni del suo novantesimo compleanno. Le attività tuttavia sono bruscamente interrotte non appena il giovane pianista russo che ha deliziato gli ospiti la sera precedente viene ritrovato cadavere, completamente nudo, appeso in camera sua con la cintura della vestaglia. Quando le indagini si concentrano sulla servitù, la regina capisce che la polizia sta seguendo la pista sbagliata. Con l’aiuto dell’inesperta ma solerte assistente Rozie Oshodi, appena assunta dopo una breve carriera come bancaria e tre anni trascorsi nella reale artiglieria, Sua Maestà decide di vederci chiaro, dando finalmente spazio alla grande passione che coltiva segretamente fin da ragazzina, quella dell’investigazione.

 

Commento:

Il nodo Windsor è un giallo spassoso e senza troppe pretese, che ci porta nelle stanze più private di un luogo tanto inaccessibile quanto affascinante: il castello di Windsor, fra le dimore reali la preferita della regina. Ed è proprio lei, Elisabetta II, la vera protagonista di questo romanzo: la regina, in duplice veste, sia di sovrana che di… investigatrice. E sì, perché, nella fantasia dell'autrice, Elisabetta ha insospettabili capacità di investigazione e non solo, si interessa molto agli innumerevoli misteri che in settant'anni di regno l'hanno in qualche modo sfiorata. È così brava da essere un passo avanti a chi investiga per mestiere, tanto da guidare, con mosse mai palesi ma orchestrate ad arte, gli inquirenti facendo loro credere di essere stati loro a risolvere il caso. E sì, perché non si deve sapere che la regina ha una passione per enigmi e misteri irrisolti… perciò a darle una mano non sarà il suo entourage abituale, il segretario privato, la sarta, la governante, il cameriere… ma sarà l'assistente al segretario privato, una donna sulla cui scelta la regina ha l'ultima parola. Vedremo se, nel caso ingarbugliato che vede al centro la morte a palazzo di un giovane pianista russo in pose sconvenienti, la giovane Rozie Oshodi sarà in grado di aiutare la Boss.

Un bel giallo gradevole, da leggere se si cerca una lettura d'evasione. Consigliato

 

Opera recensita: "Il nodo Windsor" di S. J. Bennett

Editore: Mondadori, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

                                  

lunedì 29 marzo 2021

RECENSIONE: ROBERT GALBRAITH - SANGUE INQUIETO

        Sinossi:

Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d'agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant'anni prima. Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un'indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste scuramente intrecciate.

 

Commento:

Sangue inquieto, quinto capitolo della bellissima serie Le indagini di Cormoran Strike, è un giallone lungo e corposo su cui ho un'opinione quantomai controversa. Adoro tutto di questa serie, i protagonisti, i comprimari, il modo di indagare lento e pacato, le descrizioni di luoghi, eventi e personaggi in modo a dir poco puntuale, la cura dei dettagli, persino la lunghezza dei romanzi che permette di dedicare alla lettura il giusto tempo… stavolta, però, in più punti mi sono sentita persa, smarrita, persino sul punto di chiudere il libro e rimandare la lettura ad un altro momento… cosa impensabile, per quanto mi riguarda, per un poliziesco. Il problema principale che poi racchiude tutti gli altri, a mio parere, è che Galbraith – alias J. K. Rowling, lo ricordiamo per i più smemorini – ha decisamente voluto strafare: un tomo di più di mille pagine con quella narrazione lenta che tanto mi era piaciuta nei romanzi precedenti, ma anche con una quantità di personaggi, storie, cambi di versione, ricordi mutevoli… decisamente difficile da seguire e da gestire. Ho avuto, in più punti, l'impressione che ci fosse uno stallo nella trama, non vedevo vie d'uscita. Il finale, poi, l'ho trovato sorprendente, sì, ma non incisivo quanto avrei sperato dopo cotanto impianto narrativo… per capirci, avrei voluto qualcosa che mi facesse saltare dalla sedia, che mi facesse pensare "ah, ecco dove voleva arrivare, magia magia!"… non l'ho trovata.

Ecco, dopo questa sfilsa di considerazioni non propriamente esaltanti, vengo ora a dirvi che il romanzo mi è comunque piaciuto. Cosa mi sia piaciuto di preciso non lo so neanch'io, ma non mi sento di dire che sia un flop, una battuta d'arresto né tantomeno che abbandonerò la serie. Anzi, continuerò a leggere i volumi che arriveranno con la stessa voracità, ad attenderli con la stessa trepidazione, sebbene anche con un pizzico di timore in più per ciò che mi attenderà. Strike e Robin li ho trovati in sintonia come e più del solito, il cold case era interessante sebbene vi prendessero parte troppi personaggi… dai, tutto sommato, non un cattivo libro.

 

Opera recensita: "Sangue inquieto" di Robert Galbraith

Editore: Salani, 2021

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 1104

Prezzo: 24,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 27 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - LA DISCIPLINA DI PENELOPE

            Sinossi:

Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata. Va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell’autunno milanese.

Faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre.

Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera.

Comincia così un’appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna.

Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità.

Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

 

Commento:

Penelope Spada è una donna tosta, decisa, intransigente. Era un pubblico ministero, poi qualcosa di sbagliato le ha portato via la sua carriera e parte dei suoi ricordi. Ora è una "specie di investigatore privato" senza licenza, vive da sola, passa serate prive di senso nei letti di uomini sconosciuti e sempre diversi, mangia sano e beve decisamente troppo. Quando un certo Mario Rossi le chiede di indagare – invece che su una bega coniugale o un furtarello da niente – sull'omicidio di sua moglie, la sua onestà e la sua franchezza la spingono a rifiutare il caso. Però c'è qualcosa che la attira in quella storia, che peraltro è già stata archiviata sebbene in malo modo. Così si lascia convincere dall'amico cronista di nera Zanardi, richiama Rossi e guarda gli atti. Non avrebbe voluto tornare a rimestare in storie che avessero qualche attinenza col suo lavoro passato, eppure il richiamo della caccia è troppo forte, così Penelope comincia ad indagare. Fortuna che ha ancora qualche amico a cui poter chiedere favori, altrimenti sarebbe stata dura, senza mezzi. Comunque, la testardagine, la lucidità e il fiuto Penelope Spada non li ha persi in quell'incidente e qualcosa, nel torpore di un'indagine chiusa, si muove. Un monito la guiderà e la porterà a risolvere il caso: mai saltare alle conclusioni.

La disciplina di Penelope è un giallo gradevole, che si fa leggere senza problemi e si archivia senza troppi rimpianti: è un buon giallo, scritto bene, ma non lo si può definire appassionante. Certezze ne abbiamo poche: possiamo supporre che ciò che non ci è stato rivelato in questo libro lo ritroveremo in un futuro secondo capitolo, o comunque in una prosecuzione della serie; possiamo immaginare che sapremo di più su Penelope Spada, qualcosa in più dei dettagli che sapientemente l'autore ha lasciato cadere qua e là quasi per caso… se non fosse così, dubito che ricorderemo a lungo questa donna alla quale non abbiamo avuto il tempo materiale di affezionarci, giacché l'abbiamo conosciuta a stento. Il mio voto è comunque positivo, ma è più che altro un incoraggiamento, un voler sperare in un prosieguo migliore. Per ora lo consiglio, poi vedremo.

 

Opera recensita: "La disciplina di Penelope" di Gianrico Carofiglio

Editore: Mondadori, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Milano

Pagine: 192

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

      

lunedì 11 gennaio 2021

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - I QUATTRO CANTONI (LOLITA LOBOSCO 08)

Sinossi:

Bari, inizio di dicembre, mancano pochi giorni a San Nicola. Mentre la commissaria Lolita Lobosco e il suo nuovo amore Giancarlo Caruso si godono la notte in una casetta di pescatori a Polignano, nella vicina Torre a Mare un uomo viene ammazzato nella sua villetta; sul corposaranno trovate tracce di orrende sevizie. La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un muro: due uomini di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo. Quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine, il caso sembra chiuso, ma l'origine etnica dei presunti assassini non fa che soffiare sul fuoco di un clima di odio e razzismo strisciante. Solo Lolita – che continua a dividere le sue passioni tra relazioni complicate, cucina del Sud e dedizione alla giustizia – non è convinta dell’esito delle indagini: alcuni dettagli non quadrano proprio. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, cominciano a insanguinare la città. Un filo sembra legare queste morti misteriose, e la bella commissaria cercherà cercherà di dipanarlo a rischio della sua carriera, e della sua stessa vita. In una Puglia fascinosa e crepuscolare, va in scena una     nuova avventura della spavalda poliziotta barese, che la consacra come originale protagonista della commedia noir all'italiana.

 

Commento:

Mi è piaciuto davvero tanto, quest'ultimo (per ora) romanzo della serie con Lolita Lobosco: è quello che mi è piaciuto di più, quello che più mi ha coinvolta. Ed effettivamente i requisiti per essere un ottimo romanzo li ha tutti: personaggi ben caratterizzati, una serie consolidata, una città insospettatamente enigmatica in cui il rosso del Natale alle porte si mescola con quello del sangue… e poi il cibo, le tribolazioni, il mistero. E di mistero qui ce n'è davvero tanto: questa serie, già bella ab initio, è cresciuta ad ogni capitolo ed è diventata sempre più nera, cosa che, personalmente, non posso che apprezzare. I quattro cantoni è la più noir delle indagini della sceriffa in Louboutin, quella in cui lei stessa rischia di più, quella che la riappacifica con la squadra, con l'amore e forse con se stessa. Consigliato, come tutta la serie.

 

 

Opera recensita: "I quattro cantoni" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2020

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 270

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

giovedì 7 gennaio 2021

RECENSIONE: FRANCESCO ABATE - I DELITTI DELLA SALINA

    Sinossi:

Quando una delle sigaraie – le manifatturiere del tabacco – va a chiederle aiuto, Clara Simon non sa che fare. È una bella ragazza, con quegli occhi a mandorla ereditati dalla madre, una cinese del porto che, nonostante le differenze di classe, aveva sposato il capitano di marina Francesco Paolo Simon. Poi però è morta di parto e il marito è finito disperso in guerra. Cosí, Clara vive con il nonno, uno degli uomini piú in vista di Cagliari, e lavora all’«Unione», anche se non può firmare i pezzi: perché è una donna, e soprattutto perché in passato la sua tensione verso la giustizia e il suo bisogno di verità l’hanno messa nei guai. Ma la sigaraia le spiega che i piciocus de crobi, i miserabili bambini del mercato, stanno scomparendo uno dopo l’altro e, di fronte alla notizia di un piccolo cadavere rinvenuto alla salina, Clara non riesce a soffocare il suo istinto investigativo. Grazie all’aiuto del fedele Ugo Fassberger, redattore al giornale e suo amico d’infanzia, e al tenente dei carabinieri Rodolfo Saporito, napoletano trasferito da poco in città e sensibile al suo fascino, questa ragazza determinata e pronta a difendere i piú deboli attraversa una Cagliari lontana da ogni stereotipo, per svelarne il cuore nero e scellerato.

 

Commento:

I delitti della salina è un giallo gradevolissimo ed originale, con un'ambientazione inconsueta e molto interessante: la città di Cagliari nei primi anni del Novecento, una città bellissima in cui l'alta borghesia con i suoi lussi e privilegi cozzava con una moltitudine di lavoratori poveri e sfruttati.

È in questo contesto che si muove Clara Maylin Simon, la nuova, intrepida protagonista che irrompe con il suo brio e il suo grande senso di giustizia nel panorama del giallo italiano. Clara è una ragazza dalle origini e dal cognome ingombranti: sua madre, cinese, è morta dandola alla luce, suo padre, il capitano di marina Simon, è rimasto disperso in guerra da cinque anni. Clara vive dunque con il nonno, il colonnello Ottavio Simon, capostipite di una rispettata famiglia cagliaritana, che le fa da parafulmini, per quanto possibile, quando si mette nei guai, cosa che accade spesso giacché se si vuole dire la verità in una città piena di misteri si corre il rischio di pestare di frequente i piedi a qualche intoccabile. Quando la incontriamo, in questo primo romanzo, Clara è appena venuta a sapere da una sigaraia della morte di un piciocu de crobi, uno dei bambini derelitti che lavorano al mercato: è il secondo bambino restituito dal mare e altri sono scomparsi… chi o cosa si nasconde dietro queste strane sparizioni di cui sembra non importare a nessuno? Clara lo scoprirà rischiando il tutto per tutto, insieme a due galantuomini che ammirano lei e la giustizia in parti quasi uguali: l'amico e collega Ugo Fassberger e il nuovo arrivato tenente dell'Arma dei Carabinieri Rodolfo Saporito.

Un giallo molto ben scritto, accattivante ed a tratti elegante, con due protagoniste – una donna e una città – di cui spero di leggere ancora.

 

Opera recensita: "I delitti della salina" di Francesco Abate

Editore: Einau    di, 2020

Genere: giallo

Ambientazione: Cagliari, primi Novecento

Pagine: 296

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 18 dicembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - DOPO TANTA NEBBIA (LOLITA LOBOSCO 07)

Sinossi:

Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo –mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone... Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

 

Commento:

Nel settimo romanzo della serie, la nostra commissaria – ormai promossa questora – si ritrova ben due casi fra capo e collo e per di più in due città diverse. Come sa bene chi ha letto Mare nero, il romanzo precedente a questo, Lolita è stata promossa questore a Padova, ma non è facile, per una barese D.O.C. che ama il sole, il mare, il calore, abituarsi alla nebbia e all'intolleranza. Lolita ha nostalgia della sua città, degli odori, dei sapori, dell'affetto; non ha legato con i sottoposti, non si trova bene nell'appartamento troppo grande che le è stato destinato; non ha nessuno con cui confidarsi. Provvidenziale e risolutivo sarà il consiglio del vicequestore Caruso, un siculo affascinante e perspicace che alla nostra Lolì sembra tenerci parecchio. Sul piano lavorativo, il caso con cui Lolita si deve confrontare è tutt'altro che facile e la soluzione non sarà indolore. Un ragazzo è scomparso e, tranne suo nonno, nessuno sembra occuparsene: è scomparso mesi prima, in orario scolastico, ma gli inquirenti non hanno seguito il protocollo e la questione è caduta nel dimenticatoio. Il nonno del ragazzo, però, non si rassegna e interpella direttamente la questora che, ovviamente, si prende a cuore la questione, tantopiù che sulla sorte del ragazzo ha da subito un brutto presentimento. Le circostanze – e una determinazione ferrea – la riportano poi a Bari dove dovrà affrontare la scomparsa di una musicista dalla doppia vita. È durante quest'indagine che Lolita fa un incontro che, c'è da scommetterci, avrà risvolti positivi anche nei prossimi romanzi. E Caruso? Anche lui di certo lo ritroveremo, visto che di mollare Lolita proprio non se ne parla.

Un altro episodio della briosa, ma al contempo impegnata, serie di Lolita Lobosco che fra leggerezza e ironia affronta come sempre temi importanti: il bullismo, i giovani, la droga, il senso di colpa, le scelte sbagliate… e anche l'amore, la cucina, la femminilità. Un'altra storia accattivante fra giallo e rosa che mi conduce dritta verso l'ultimo – per ora – capitolo della serie, I quattro cantoni, che leggerò a brevissimo.

 

Opera recensita: "Dopo tanta nebbia" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2017

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Padova-Bari

Pagine: 208

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 9 dicembre 2020

RECENSIONE: EDGAR ALLAN POE - I DELITTI DELLA RUE MORGUE

Sinossi:

“Parigi, Rue Morgue, fine dell’Ottocento. Sono due gli efferati omicidi perpetrati in un appartamento al quarto piano di un vecchio edificio fatiscente. L’anziana Madame L’Espanaye viene trovata nel cortile interno, orribilmente mutilata e sgozzata. Sua figlia Camille, è stata prima strangolata e quindi nascosta nel luogo più insensato di tutti: la cappa del camino. Due omicidi compiuti in un appartamento situato a un’altezza inaccessibile, sprangato dall’interno, senza il benché minimo segno d’intrusione violenta. Attorno alla sinistra scena del crimine, una ridda di testimonianze contraddittorie riguardo a grida distorte e una voce stridula che si esprime in un linguaggio ignoto. Nella completa incapacità degli investigatori di abbozzare sia pure una semplice ipotesi, il prefetto di polizia non ha scelta se non far entrare in scena Auguste Dupin, ironico e iconoclasta investigatore del logicamente possibile, ma soprattutto dell’apparentemente impossibile. E Dupin, esaminando indizi trascurati da tutti, non tarda a rendersi conto che nessun uomo al mondo sarebbe stato in grado di compiere quel doppio, atroce crimine. La risposta, al tempo stesso macabra e beffarda, si trova in fondo a un baratro a molti metri dal suolo, passando per il cavo di un parafulmine appeso nel vuoto, fino a una nave maltese rientrata da uno dei luoghi più remoti della terra. Perché quando la colpa scavalca l’umano, l’unica direzione nella quale guardare non può che essere l’inumano. Il genio gotico di Edgar Allan Poe riesce ancora una volta a trascinare e a coinvolgere, a stupire e ad affascinare. Rue Morgue è il prodigioso racconto che getta le radici assolute del murder mystery investigativo.” Alan D. Altieri. Tratto da “Racconti” pubblicato da Feltrinelli.

 

Commento:

I delitti della Rue Morgue è un racconto breve e la quarta di copertina è sufficientemente esaustiva, perciò passo direttamente a dirvi cosa ne penso. Ebbene, sono, senza esagerazione, impressionata. Impressionata, sì, e non dal racconto in sé, beninteso, ma dalla portata che esso ha avuto in quasi due secoli di letteratura. Mi lascia senza parole il fatto che un raccontino vagamente gotico, di sicuro grottesco se non beffardo, sia universalmente posto alla base del giallo classico o deduttivo. Un racconto apparentemente scritto per sfida, quasi che l'autore volesse burlarsi di un pubblico immaginario e indirettamente anche di noi, è quello che ha decretato ufficialmente l'inizio del genere giallo deduttivo. E c'è, qui, la deduzione: c'è un personaggio interessante – sebbene embrionale e poco approfondito – e capace di ragionamenti logici sottilissimi. Ho voluto leggere questo racconto perché sentivo di dover colmare questa lacuna, essendo io un'amante di tutto ciò che è narrativa thrilling, ma, sebbene non ne sia rimasta delusa, mi aspettavo molta più suspense, molti più misteri, molto più "teatro" come direbbe Camilleri. Invece no, il racconto più importante del giallo classico è una storia di una sessantina di pagine, di quelle che si raccontano la sera durante una cena o davanti a un buon Wisky. E questo lascia ammirati e straniti al contempo. Il racconto, ovviamente , è consigliato.

 

Opera recensita: "I delitti della Rue Morgue" di Edgar Allan Poe

Editore: Feltrinelli, Zoom, 2013; ed. originale 1841

Genere: racconto giallo

Ambientazione: Parigi

Pagine: 64 (versione ebook Zoom Feltrinelli)

Prezzo: 0,99 € (Versione ebook Zoom Feltrinelli)

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

giovedì 3 dicembre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - LA STREGA

    Sinossi:

Marie Wall, celebrata star di Hollywood, è tornata a Fjällbacka per le riprese di un film su Ingrid Bergman di cui è la protagonista, e in paese non si parla d'altro. Trent'anni prima, quando era ancora una ragazzina, Marie e la sua amica del cuore erano state accusate di aver ucciso la piccola Stella, una bambina di appena quattro anni, la cui morte aveva profondamente scosso l'intera comunità. Quando alle porte di Fjällbacka, dove ora riecheggiano i suoni dell'estate, un'altra bambina scompare misteriosamente nelle stesse circostanze, il ricordo di quei drammatici eventi riaffiora con forza. Può davvero essere una coincidenza? Per capire se esiste un collegamento tra passato e presente, Patrik Hedström e la sua squadra devono disseppellire verità taciute per lunghi anni. Ed Erica, che al caso Stella lavora già da un po', ha intenzione di fare di tutto per aiutare la polizia, mettendo a disposizione la sua principale abilità: quella di scavare a fondo nei vecchi casi di omicidio, cercando di scoprire che cos'è realmente accaduto e, soprattutto, perché. Intanto, intorno a loro cresce la paura, paura dell'ignoto e del diverso, che esaspera il clima di sospetto e alimenta un odio che arde come fuoco. In una rinnovata caccia alle streghe, quella stessa terra che secoli prima era stata illuminata da innumerevoli roghi, innalzati in nome di una folle lotta contro il demonio, minaccia di bruciare ancora, e di perdersi in un'immensa oscurità.

 

Commento:

La strega è un giallo moderno, crudo, toccante, con frequenti incursioni nel passato – com'è d'uso per Camilla Lackberg – e in questo caso tra il 1671 e il 1672. È in quegli anni che si fece più intensa e cruenta la caccia alle streghe che riguardò, come tutta Europa, anche la Svezia e in particolare la zona di Fjallbacka. La parte moderna della storia non ha direttamente a che fare con le streghe, ma a sua volta si snoda fra gli anni ottanta e i giorni nostri e porta con sé il suo bel carico di problemi. Se l'omicidio di una bambina – anzi due – non fosse abbastanza, in questo libro la Lackberg affronta temi caldi come l'immigrazione, il disagio giovanile, i sensi di colpa, le stragi e l'uso indiscriminato delle armi. Come sempre, l'autrice rivela una grande attenzione verso le problematiche e le evoluzioni della società e una grande sensibilità nell'affrontarne le paure e le contraddizioni. Qualche pagina e qualche ridondanza in meno avrebbero probabilmente giovato alla leggibilità del romanzo, ma La strega rimane comunque un'ottima opera capace di travalicare il genere letterario e di porre all'attenzione anche dei più reticenti problemi e contraddizioni presenti in Svezia come in tutto il mondo occidentale. A giudicare dal finale e dal fatto che non sono stati pubblicati volumi successivi a questo negli ultimi tre anni, sembrerebbe quasi che la Lackberg volesse chiudere qui la serie di Erica Falk e Patrik Edstrom… beh, sarebbe un peccato. Sarebbe bello se, dopo o contemporaneamente alla serie di Faye Adelheim, tornassero in libreria le storie di Erica, Patrik, Martin, Anna e tutti gli altri.

 

Opera recensita: "La strega" di Camilla Lackberg

Editore: Marsilio, 2017

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 688

Prezzo: 18,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

martedì 24 novembre 2020

RECENSIONE: P. D. JAMES - A PROPOSITO DEL GIALLO. AUTORI, PERSONAGGI, MODELLI

Sinossi:

Come è nata la narrativa poliziesca? Quali sono stati i momenti cruciali nello sviluppo del genere? Quali i meccanismi caratteristici? E ancora, quali le ragioni della sua popolarità? E il futuro di questo amatissimo genere, ormai entrato di diritto nell'ambito della "Letteratura"? A tutti questi interrogativi risponde una grande autrice di gialli, P. D. James, che in queste lezioni non solo traccia una breve "biografia" della detective fiction, ma ne smonta gli ingranaggi insegnando al lettore a rimontarli: una guida gustosa e ricca di aneddoti personali, che insegna a leggere (ma anche a scrivere) narrativa gialla e noir.

 

Commento:

A proposito del giallo è, più che un vero e proprio saggio, un'analisi ragionata, organica e godibilissima della storia del giallo dalle origini ad oggi.

Con la maestria e la praticità di chi sa di cosa parla ed ha familiarità con ciò che descrive, P. D. James ci racconta le origini del giallo classico, il suo sviluppo nel tempo, il contesto storico, culturale e sociale, le ambientazioni, gli stereotipi, gli autori e le autrici più rappresentative e peculiari. Con penna sicura ci traghetta attraverso la Middle Age e poi ancora dopo, nel secondo dopoguerra, fino al giallo di oggi. Leggere questa disamina attenta e partecipata è interessante ed estremamente utile per chi cerchi una guida organica e ben scritta sul genere giallo, in particolare sul giallo classico, d'inchiesta.

Ho trovato questo libro molto utile oltre che scorrevole. Per me, promosso in pieno.

 

Opera recensita: "A proposito del giallo. Autori, personaggi, modelli" di P. D. James

Editore: Mondadori, 2009

Genere: saggistica

Pagine: 170

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

mercoledì 7 ottobre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - IL DOMATORE DI LEONI

Sinossi:

L'inverno è particolarmente gelido, e le vie di Fjällbacka sono quasi deserte: i ristoranti affollati, il porto brulicante di barche e i turisti a passeggio sono solo un ricordo. Mentre l'intero paesino che guarda al Mare del Nord sembra in letargo, una ragazza vaga confusa nel bosco carico di neve. È ferita, procede incespicando a piedi scalzi, gli occhi simili a due buchi neri in un viso bianchissimo. La sua fuga ha fine quando, raggiunta la strada, un'auto la investe, uccidendola. All'arrivo di Patrik Hedström e della sua squadra di investigatori, la giovane vittima è già stata identificata. Di lei si erano perse le tracce da quattro mesi. Ma il suo corpo porta i segni di un'inimmaginabile violenza che nessun incidente può spiegare, e il pensiero di Patrik corre subito alle altre adolescenti, così simili tra loro, misteriosamente scomparse negli ultimi due anni. Potrebbe davvero esserci un collegamento? Intanto, Erica Falck è alle prese con un nuovo libro. Sta facendo ricerche su un'oscura tragedia famigliare che ha portato alla morte di un uomo, una vecchia storia che, iniziata con il festoso arrivo di un circo, con il passare del tempo si è trasformata sempre più in una macabra leggenda senza risposte. Tra le due indagini potrebbe esistere un punto di contatto, un segreto custodito per amore che negli anni ha generato e sostenuto una spirale di odio incomprensibile: mai come questa volta Erica e Patrik dovranno scavare negli abissi del male più impenetrabile, diabolicamente protetto da un'apparente normalità.

 

Commento:

Un'altra storia interessante nata dalla prolifica penna di Camilla Lackberg, un altro giallo ambientato nella cittadina di Fjallbacka, nel sud della Svezia, affacciata sul Mare del Nord; un altro giallo con Patrik Edstrom ed Erica Falk. Il domatore di leoni è un altro giallo in cui la Lackberg affronta la tematica della parità di genere e lo fa a modo suo, dimostrandone ancora una volta una latitanza se non inesistenza. Cinque ragazze scomparse, una ritrovata in fin di vita con lesioni terribili. Fin dove arriva la perversione, l'odio, la malvagità? Con questo libro non potremo che chiedercelo. Purtroppo, anche se la storia e buona e scritta in modo competente, con prosa sicura, il problema che riscontro in molti dei gialli di quest'autrice è la ripetitività del plot, che porta le storie ad appiattirsi, a risultare quasi prevedibili e un po' tutte simili. Però sono gialli che si fanno leggere e che suscitano curiosità, perciò continuo a consigliarli e soprattutto a leggerli.

 

Opera recensita: "Il domatore di leoni" di Camilla Lackberg

Editore: Marsilio, 2016

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 464

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 4 ottobre 2020

RECENSIONE: LUCA CROVI - STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Sinossi:

Il fatto che la crime fiction in Italia non abbia mai subito cali di popolarità o di consenso si può considerare una prova del suo legame indissolubile col modo di raccontare e di raccontarsi nel Belpaese. Luca Crovi ne rilegge la storia da un punto di vista inedito, utilizzandola come sensore delle aspirazioni e delle paure, dei sogni e dei peggiori incubi di un'intera nazione. Il risultato è una brillante cartografia dell'inferno del Novecento e del primo ventennio del Duemila, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, fino ai gialli con humour di Marco Malvaldi e Francesco Recami, passando per i thriller di Giorgio Faletti e Donato Carrisi. Costruendo un percorso avvincente attraverso successi editoriali e repêchage di autori, più o meno noti, che hanno lasciato un segno nel panorama italiano e internazionale, Crovi mette in rilievo differenze e analogie fra trame e personaggi, ambientazioni e schemi narrativi del giallo, il «frutto rosso sangue della nostra epoca». Davanti a un universo narrativo che parla dei lettori e ai lettori, terrorizza e affascina nello stesso tempo perché sembra esorcizzare, con il rigore razionale di un'indagine brillante e intuitiva, la paura dell'ignoto, non si può fare a meno di chiedersi: è forse un caso che in tempi di feroce incertezza, come quelli che stiamo vivendo, il giallo sia ancora il genere più amato dagli italiani?

 

Commento:

Ecco, lo sapevo. Lo sapevo ancora prima di aprirlo, che in Storia del giallo italiano avrei trovato un altro must! Sapevo che, da appassionata di letteratura thrilling che sa di avere ancora molte lacune, avrei imparato molto da questa lettura, ma non mi aspettavo che mi avrebbe coinvolta, tramortita, quasi sopraffatta con tante informazioni e soprattutto tantissimi stimoli ad approfondire, tanti spunti per nuove letture, incontri con nuovi personaggi, vecchi autori, altri modi di raccontare il giallo e quindi la società. Di sicuro con Crovi condivido il mio modo di intendere il giallo, il thriller, il noir: forme meravigliosamente efficaci e coinvolgenti di raccontare la società, di leggere ed interpretare il mondo in cui viviamo e i comportamenti di chi ci circonda, nonché di esorcizzare la paura di ciò che non conosciamo, ma che potrebbe accadere. In Storia del giallo italiano ho trovato autori che non conoscevo, personaggi che mi hanno già conquistata prima ancora di entrare nel loro mondo, ma anche storie che in questi anni mi hanno formata come lettrice e come persona, contribuendo ad accrescere il mio amore per questo genere letterario ed altresì la conoscenza di questo Paese che, con tutte le sue differenze, fallacie e difficoltà, tutti noi amiamo. L'"investigazione" di Crovi nel giallo italiano parte da lontano, dalla metà dell'Ottocento, ed organicamente, attraverso vari livelli e piani narrativi si snoda per un secolo e mezzo sino ad arrivare a noi, al 2020, in quella che più che una variegata e variopinta sfilata di nomi e scene, è una caleidoscopica rimpatriata della grande famiglia del giallo in tutte le sue nuances, dai nonni – De Angelis, Mastriani, Matilde Serao – ai genitori – Scerbanenco, Camilleri, Faletti, Laura Grimaldi – ai figli, nipoti e pronipoti – Genisi, Basso, Venezia, De Marco, Pulixi, Tuti e chi più ne ha e più ne metta. E come in ogni rimpatriata che si rispetti, ciascuno porta qualcosa di sé, le sue idee, il suo lavoro, i suoi manicaretti, la sua terra, il suo modo di essere e di intendere il mondo. Un perfetto mix di storie, voci, luoghi, colori per raccontare l'Italia in tutte le sue sfaccettature. So già che riaprirò spesso questo saggio - pure impegnativo e complesso, bisogna ammetterlo – alla ricerca di quello spunto, di quella storia che ancora mi manca e che fa al caso mio. A voi lo consiglio, sia che siate appassionati del giallo, sia che amiate i saggi e le pubblicazioni un po' meno leggere.

 

Opera recensita: "Storia del giallo italiano" di Luca Crovi

Editore: Marsilio, 2020

Genere: saggio

Ambientazione: Italia

Pagine: 512

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 9.

      

mercoledì 16 settembre 2020

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - SPAGHETTI ALL'ASSASSINA (LOLITA LOBOSCO 05)

Sinossi:

Per cucinare gli spaghetti all'assassina, il piatto più famoso di Bari, ci vuole la padella in ferro nero che si trova solo nella città vecchia. Ed è proprio lì che sorge il ristorante di Colino Stramaglia, inventore della famosa ricetta. Una mattina di primavera, all'apertura del locale, il grande chef viene trovato morto ammazzato in maniera talmente efferata da far sospettare un torbido movente passionale. Quale grave sgarbo avrebbe commesso l'illustre personaggio per meritare una fine così orrenda? E quanti misteri si celano dietro al mondo sempre più competitivo dell'alta cucina? Fra le persone informate sui fatti, un affascinante cuoco algerino, una spogliarellista brasiliana e un capocameriere con un'aria da becchino uscito da un film western. A indagare è il commissario Lolita Lobosco, che stavolta trova imbrattate di sangue le sue due attività preferite: l'amore e la cucina. Sullo sfondo di una città sempre più pulp, una nuova intricata indagine, con fosche tinte da noir mediterraneo, metterà a dura prova l'abilità e l'istinto della caparbia investigatrice barese.

 

Commento:

Spaghetti all'assassina, il quinto capitolo della serie con Lolita Lobosco, è un giallo tendente al noir, ed in particolare al noir mediterraneo. Sensualità. Esotismo, amore e soprattutto cucina sono gli ingredienti di una buona ricetta dal gusto piccante, ben bilanciato e non troppo dolciastro… è un piacere ritrovare Lolita, le sue manie, i suoi problemi e quel nonsoché che la rende irresistibile e unica. Dall'alto delle sue Louboutin percorre a passi decisi la strada della giustizia, prendendo di tanto in tanto qualche abbaglio, ma usando sempre l'intelligenza, l'intuito e il cuore. Sono queste le sue carte vincenti, nel lavoro come nella vita. Stavolta la vittima è un famoso chef donnaiolo che aveva inventato proprio l'Assassina… ucciso, peraltro, in un modo inconsueto ma altamente allusivo: l'incaprettamento. Non sarà facile per Lolita districarsi tra gli indizi che non arrivano e le insidie della vita privata che, peraltro, è abbastanza – sin troppo – discussa lì alla omicidi. Un giallo con risvolti noir che ridà forza alla serie impedendole di appiattirsi su se stessa. Ho apprezzato particolarmente una sorta di ridimensionamento della vena rosa: pur apprezzando molto le vicende sentimentali di Lolita, in qualche caso, nei libri precedenti, mi aveva vagamente disturbato che la trama sentimentale invadesse e talvolta rubasse la scena al giallo, Bene, in Spaghetti all'assassina ciò non accade. È un libro che consiglio, che mi è piaciuto e che mi riporta decuplicata la voglia di continuare a leggere di Lolita. Perciò… à bientot!

 

Opera recensita: "Spaghetti all'assassina" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2015

Genere: Giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 192

Prezzo: 12,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

domenica 6 settembre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - TEMPESTA DI NEVE E PROFUMO DI MANDORLE


Sinossi:
Manca poco meno di una settimana a Natale. Adagiata contro le rocce grigie, con le sue casette di legno ammantate di neve, Fjallbacka regala uno spettacolo particolarmente suggestivo, un paesino fiabesco affacciato sul mare di ghiaccio. Martin Molin, collega di Patrik Hedstrom alla stazione di polizia di Tanumshede, ha raggiunto la fidanzata Lisette sulla vicina isola di Valo per una festa di famiglia. Mentre il vento infuria, durante la cena il vecchio patriarca dall'immensa fortuna muore improvvisamente. Nell'aria si avverte un vago aroma di mandorle amare, e a Martin Molin non resta che cercare di far luce su quella morte misteriosa. Intanto, la violenta tempesta che agita le acque gelide dell'arcipelago non accenna a placarsi, e ogni contatto con la terraferma è interrotto. Sulle orme di Agatha Christie, in occasione dei suoi primi dieci anni di carriera, Camilla Läckberg ha dato vita a una serie di racconti che, tema a lei caro, indagano le complesse dinamiche familiari, combinando scene d'intimità domestica all'inquietudine di oscuri segreti del passato.

Commento:
Tempesta di neve e profumo di mandorle è una raccolta di cinque racconti in cui sono racchiuse tutte le tematiche care a Camilla Lackberg. In Sognando Elisabeth si affronta il tema dell'incomprensione e del sospetto nelle relazioni di coppia; Il caffè delle vedove invece affronta il tema della violenza sulle donne e di metodi inconsueti ma efficaci per contrastarla, strizzando l'occhio, nemmeno troppo velatamente, alla ben più audace serie di Faye Adelheim; Una giornata infernale, il meno giallo di tutti, parla di bullismo e qui, tra l'altro, incontriamo Patrik Edstrom alla fine della sua relazione con l'ex moglie, prima di conoscere Erica; Una morte elegante e soprattutto Tempesta di neve e profumo di mandorle, il più corposo di tutti, affrontano il tema dei legami familiari. In tutti si trovano tratti distintivi della Lackberg, dal paesaggio marittimo e dal meteo avverso al cibo, costante rassicurante delle sue storie, fino all'arcipelago di Fjallbacka, alle citazioni letterarie e cinematografiche, ai finali agrodolci e a quell'ironia sottile che contraddistingue la penna elegante e concreta di quest'autrice moderna e profondamente calata nella realtà che descrive. Una buona sintesi della sua produzione, con qualche nota gradevole, come ad esempio il ruolo da protagonista di Martin Molin nell'ultimo racconto. Consigliato, sebbene non sia il meglio che la Lackberg può offrire.

Opera recensita: "Tempesta di neve e profumo di mandorle" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2015
Genere: giallo, raccolta di racconti
Ambientazione: Svezia
Pagine: 159
Prezzo: 8,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 29 agosto 2020

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LA RAGAZZA DAGLI OCCHI DI CARTA


Sinossi:
Un uomo vaga sul ciglio di una strada in montagna, i suoi abiti sono sporchi di sangue, nel suo zaino viene trovata una mano mozzata con un anello e la foto di un volto di ragazza con due ellissi di carta sugli occhi. Teresa Battaglia, commissario di polizia a Udine, si butta anima e corpo sul caso. Ma sono troppe le cose che non quadrano: un uomo in stato confusionale da cui non riescono a sapere nulla e lo spettro della pazzia in un caso di omicidio. E se, invece, la ragazza non fosse ancora morta e ci fosse tempo per salvarla? Ma il tempo, a Teresa, divorata dal diabete e da una malattia che le rosicchia giorno dopo giorno frammenti sempre più ampi di memoria, è l'unica cosa che manca.

Commento:
La ragazza dagli occhi di carta è un racconto breve che potrebbe essere considerato un prequel della serie della commissaria Teresa Battaglia, se non fosse per un'incongruenza nella figura di Marini. Ritroviamo, se pur in forma ridotta, tutti i pregi dei romanzi di Ilaria Tuti: la capacità descrittiva, la narrazione ricca e fluente, lo stile elegante, le trame appassionanti. Si legge in un soffio, consigliato.

Opera recensita: "La ragazza dagli occhi di carta" di Ilaria Tuti
Editore: Nero Press, 2015
Genere: racconto giallo
Ambientazione: Friuli
Pagine: 48
Consigliato: sì
Voto personale: 8.