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lunedì 25 gennaio 2021

RECENSIONE: KADER ABDOLAH - IL SENTIERO DELLE BABBUCCE GIALLE

        Sinossi:

Sultan Farahangi, famoso cineasta iraniano rifugiato in una fattoria della campagna olandese, si immerge nei ricordi per riannodare i fili della sua avventurosa esistenza e raccontarla in una catena di storie seguendo le orme di Sherazade. Un viaggio nella memoria che come d'incanto ci trasporta nell'antica città di Arak, divisa fra tradizioni secolari e la forzata modernizzazione a stelle e strisce con cui lo scià, nel secondo dopoguerra, importa la gomma da masticare e il seducente mondo del cinema. Figlio di una nobile famiglia di commercianti di zafferano e cresciuto in un castello fiabesco, tra gli spiriti tutelari del nonno, le lotte femministe della cugina Akram jun e l'amicizia del feroce bandito Hushang Braccio Mozzo, Sultan comincia a osservare il mondo fuori con il cannocchiale dell'alta torre dove ama rifugiarsi. Scopre così quella vocazione che lo condurrà alla scuola di cinema di Teheran e poi a intrecciare il suo destino con quello della regina Farah Diba e dell'ayatollah Khomeini, a interrogarsi sulla libertà dell'arte e sull'etica del sacrificio per una causa, a subire il carcere politico e a trovare la via di fuga per la vita in Europa. Fondendo realtà, mito e fiaba orientale con raffinatissima grazia poetica, Kader Abdolah rievoca l'antica Persia e i mutamenti che l'hanno travolta in un romanzo di formazione che è in realtà un viaggio interiore alla ricerca di sé, delle proprie radici di uomo e di artista. Il percorso pieno di nostalgia di un migrante d'eccezione per mappare i sentieri che la vita gli ha offerto e ricomporre attraverso la letteratura il disegno di un'esistenza destinata a farsi ponte tra due mondi.

 

Commento:

Il sentiero delle babbucce gialle è un libro inconsueto, molto particolare e a tratti magico. La magia compiuta da questo libro sta nell'aver trovato il giusto equilibrio fra antico e moderno, fra fiaba persiana alla Mille e una notte, romanzo storico e autobiografia di un Paese politicamente instabile. E' il racconto della vita di un uomo che passa attraverso varie fasi della modernità e della storia del suo Paese fino ad essere costretto a fuggire per salvarsi da se stesso. Un uomo, Sultan Farahangi, guidato da due forze concordi e potentissime: il suo Jin e la sua videocamera. Il primo è l'entità (nel suo caso buona) che lo guida nelle scelte e nelle incertezze, la seconda è la sua musa, la sua ragione di vita, la sua ancora di salvezza. Tutte le scelte (tante, rischiose ed apparentemente folli) che farà saranno guidate dalla voce interiore del suo Jin e votate all'obbedienza alla sua cinepresa. E di scelte Sultan si troverà costretto a farne tante, alcune delle quali rischieranno di costargli la vita, la libertà, l'amore di una donna. E forse solo ora che è ad un capolinea, ad una sosta più lunga del suo andare, ora che è in salvo e si appresta a vivere un'altra fase della sua vita può riflettere sulle scelte passate. Lo fa in un libro che scrive in una lingua semi-inventata e che qualcun altro dovrà tradurre. Lo fa lui che può perché in realtà non esiste, è solo il frutto della fantasia di Kader Abdolah, lo fa lui invece dell'uomo a cui questa storia è ispirata e dedicata, Said Sultanpur, poeta, drammaturgo e cineasta iraniano giustiziato nel 1981.

Il sentiero delle babbucce gialle è un libro peculiare, delicato e appassionante che ci ammonisce sul bisogno di non esprimere facili giudizi sulle scelte altrui perché nessuno di noi, dall'esterno, può sapere da cosa siano state dettate. E' un libro coraggioso che è riuscito ad unire due anime dello stesso popolo, quella antica e quella moderna, in un mix affascinante e significativo. È un romanzo importante perché ci dà gli spunti giusti per approfondire la storia e la cultura di un Paese, l'Iran, così chiacchierato, spesso temuto, ma poco conosciuto.

 

Opera recensita: "Il sentiero delle babbucce gialle" di Kader Abdolah

Editore: Iperborea, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Iran-Paesi Bassi

Pagine: 448

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

mercoledì 7 agosto 2019

RECENSIONE: ARTO PAASILINNA - PICCOLI SUICIDI TRA AMICI


Sinossi:
Ci sono momenti in cui i ripetuti insuccessi, un matrimonio a rotoli, lo stress, la solitudine sembrano davvero troppo per conservare la voglia di vivere: non è meglio farla finita e andarsene da questo mondo che pare sempre meno “un luogo adatto all’uomo”? Seduto sui gradini di casa con una bottiglia di birra in mano, il direttore Onni Rellonen, imprenditore fallito, decide di dire basta a “quel suo vivacchiare privo di senso”. Ma cosa succede se il fienile scelto per “il botto finale” è già occupato da un colonnello a riposo risoluto a mettere fine ai suoi giorni? Non ci saranno anche molti altri nelle stesse condizioni, con cui varrebbe la pena di spartire timori, rischi e spese, per un dignitoso suicidio collettivo? E così, caricati sulla Saetta della Morte, lussuoso pullman dotato dei più desiderabili comfort, trentatré selezionati aspiranti suicidi partono per un viaggio che li porterà da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto. Sotto il comando del colonnello Kemppainen, frustrato da un’epoca “così profondamente pacifica”, con l’assistenza di Rellonen e della fidata vicepreside Helena Puusaari, conturbante trentacinquenne dai capelli rossi con l’hobby di struggenti passeggiate nei cimiteri, la Libera Associazione Morituri Anonimi raccoglie i più disparati e folli personaggi, decisi, come il Vatanen dell’Anno della Lepre, a tagliare tutti i legami di un’esistenza che li ha delusi e maltrattati, per la libera avventura di un fatale Grand Tour, che diventerà presto il più gioioso manifesto della voglia di vivere. Dalle falesie di Capo Nord ai burroni del Furka, fino all’estrema punta dell’Algarve, tra spericolate avventure, amicizie, solidarietà e nuovi amori, la banda degli apprendisti suicidi sarà immancabilmente raggiunta dall’irriducibile nemico da cui ha tentato di fuggire: la vita. Perché “si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!” Parola di Paasilinna.

Commento:
Tanti libri sono stati scritti sulla morte, molti anche in chiave ironica, ma questo è uno dei più divertenti e improbabili che mi sia capitato di leggere finora. Un direttore fallito decide di tirarsi una sana e definitiva rivoltellata in un fienile il giorno dopo San Giovanni, ma avvicinandosi al luogo prescelto per la sua dipartita, scopre con orrore che un altro uomo, un colonnello, un ufficiale d'alto rango, ha scelto di impiccarsi proprio lì. Siccome il suicidio è un atto privato che non si può fare davanti ad altri occhi, i due decidono di rinviare l'estremo gesto e passano alcuni giorni insieme nel villino del direttore sul lago dell'Ebbro. Qui i due, nel frattempo diventati amici, riflettono sull'incidenza dei suicidi in Finlandia e decidono di mettere un annuncio sul giornale per incontrare altri che, come loro, vorrebbero porre fine alla propria esistenza, al fine di trarre tutti utilità dallo scopo comune. Inaspettatamente a rispondere sono più di seicento persone. Da questo punto, se già la situazione non fosse paradossale così, comincerà un magnifico, grande viaggio che, con l'idea del suicidio di massa sempre in mente ma stranamente un po' più lontana ad ogni nuova tappa, porterà i suicidandi membri attraverso l'Europa e, al contempo, attraverso l'analisi delle loro vite, la riflessione sui loro problemi e la condivisione delle proprie inquietudini con quelli che nel frattempo sono diventati nuovi amici. Sì, perché si sa che se un fardello viene diviso diventa più leggero; così, fra un tentativo di suicidio a Capo Nord e una rissa con gli Oolingan in Germania, nonostante qualche perdita collaterale e calcolata, la voglia di morire si dilegua e la voglia di vivere torna a scaldare i cuori e rischiarare il futuro.
Piccoli suicidi tra amici è il primo libro che leggo di Arto Paasilinna e devo dire che adoro il suo humor che correda situazioni improbabili di efficacissimi dettagli, che crea personaggi memorabili come il colonnello Kemppainen e la vicepreside Puusaari e il cameriere extra Sorionen, che nasconde dietro un sorriso le critiche ad una nazione e un popolo che ama, ma che riconosce come controverso. Una lettura divertente, scanzonata, ma profonda che consiglio a tutti.

Opera recensita: "Piccoli suicidi tra amici" di Arto Paasilinna
Editore: Iperborea, 2006
Genere: narrativa umoristica
Ambientazione: Finlandia, Europa
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 1 maggio 2017

RECENSIONE: SELMA LAGERLOF - LA SAGA DI GOSTA BERLING


Sinossi:

"Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava 'La saga di Gösta Berling'

e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà 'la più grande scrittrice

dell'Ottocento'. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è 'solo' questo: 'La saga di Gösta Berling' è

il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell'arte del raccontare e di tutto quello che amo nella

narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di

bohémien, musicisti, giocatori e bevitori 'allegri, spensierati, eternamente giovani' su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato,

bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione

che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall'amore e immerso in una natura incantata.

È un libro che 'brucia', dice ancora la Yourcenar, di un'immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i 'castelli imperituri del sogno e della

fantasia'".

 

Commento:

Questo libro fu pubblicato per la prima volta nel 1891, ma, a mio modesto parere, avrebbe potuto essere pubblicato nel Cinquecento come nel 2000 ed avrebbe avuto lo stesso fascino. Perché? Perché racconta storie senza tempo, di cavalieri, uomini e donne con poteri magici, creature dei monti e dei boschi, patti col diavolo e chi più ne ha più ne metta. Il tutto ambientato in luoghi fiabeschi, nella Svezia ottocentesca, fra castelli, laghi e paesaggi incantati.

Questo libro raccoglie al suo interno molte leggende popolari tutte collegate fra loro, che ruotano attorno alla storia dei cavalieri di Ekebù ed all’epopea di Gosta Berling, il prete sconfessato divenuto cavaliere e definito, in modo assolutamente calzante, come “il più forte e il più debole fra gli uomini”. Egli ha un’anima ed un cuore buono, ma cede alle tentazioni con troppa facilità. Non c’è donna che lo incontri che non se ne innamori perdutamente ed egli è altrettanto pronto ad amare, ma il suo destino sembra essere quello di far soffrire ogni donna che gli si avvicini. Ma i personaggi di queste storie sono tanti, buoni e cattivi come in tutte le fiabe che si rispettino: ci sono cavalieri, dame belle e gentili, maggiori e maggioresse, orsi della montagna… un vasto parterre per una saga che non annoia, nonostante le oltre cinquecento pagine.

Una lettura tra il fiabesco e il fantastico che, a mio parere, merita attenzione. Consigliatissimo.

 

Opera recensita: “la saga di Gosta Berling” di Selma Lagerlof

Editore: Iperborea, 2007

Genere: narrativa scandinava, fiabesco

Ambientazione: Svezia

Pagine: 542

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.