simposio lettori copertina

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domenica 5 settembre 2021

RECENSIONE: FERNANDA ALFIERI - VERONICA E IL DIAVOLO

    Sinossi:

Inverno 1834. Due gesuiti bussano a una porta fra Campo dei Fiori e il ghetto. Sono stati chiamati per compiere un esorcismo su una giovane donna, Veronica Hamerani. Il buio, ancora una volta, scende su Roma: il diavolo è in città. Fernanda Alfieri ha ritrovato il diario degli esorcisti: da questo straordinario documento ricostruisce una vicenda affascinante e perturbante. Veronica e il diavolo è un grande libro di storia culturale che si legge con la tensione di una storia gotica.

È il 23 dicembre 1834 quando due gesuiti bussano a una porta di via di Sant'Anna. Sono stati chiamati al capezzale di una giovane donna «ritenuta ossessa», Veronica Hamerani, per liberarla dagli assalti del demonio. Inizia cosí questa vicenda inquietante, di cui la storica Fernanda Alfieri compie un'accuratissima ricostruzione partendo dal ritrovamento di un manoscritto nell'Archivio generale della Compagnia di Gesú. È il diario che gli esorcisti hanno tenuto durante i mesi in cui si è protratto il rito: non solo è un racconto disturbante, in cui "il diavolo", tra violenti improperi e battute in romanesco, prende direttamente la parola, ma è anche la testimonianza straordinariamente viva delle tensioni di un'epoca. Da una parte lo sguardo della Chiesa, la convinzione che il Maligno abbia preso possesso del corpo della ragazza e la volontà di riportarlo, quel corpo, sotto il proprio controllo; dall'altra quello della medicina che vede le convulsioni di Veronica come una malattia curabile, l'isteria. Dall'anziano padre Kohlmann, che aveva attraversato i continenti, fuggendo dalla Francia in Rivoluzione e approdando, attraverso l'Impero russo, negli Stati Uniti, e ogni volta vedendo il mondo, il suo mondo di antico regime, distrutto da un tempo presente ingovernabile; al giovane malinconico padre Manera, il piú colto e dubbioso (e se la ragazza stesse solo fingendo?) E poi i medici, la famiglia, il Vaticano, la Roma papalina, tesa tra la superstizione e la modernità, fra la chiusura e il cosmopolitismo. Tutti sguardi e volontà di controllo che si stringono intorno al corpo di Veronica. Lo scrutano, lo misurano, lo interpretano. Lo zittiscono. A questo corpo conteso, a questo nome cancellato, a questa parola sottratta, Fernanda Alfieri restituisce la dignità di una storia. Veronica e il diavolo è uno spaccato affascinante e perturbante della nostra storia, del nostro rapporto con la scienza e col soprannaturale, dell'intreccio violento fra saperi e poteri.

 

Commento:

Più rigoroso e circostanziato di un romanzo storico, più lungo ed articolato di un racconto, più vivo ed appassionante di un saggio, Veronica e il diavolo è un libro complesso, sfaccettato, difficile da etichettare, ma – va detto – anche da leggere. Si apre e si chiude – lunga appendice a parte – con gli appunti dell'autrice, scritti intensi e di rara bellezza e potenza immaginifica in cui scopriamo la genesi dell'opera, l'approccio seguito, la ricerca precedente e successiva alla scrittura. La parte centrale dell'opera è, invece, il racconto dell'"esorcisazione" di Veronica Hamerani, ben descritta già nella quarta di copertina, che, sebbene molto interessante quanto a tematiche ed approccio storico, risulta purtroppo ostica, difficile da seguire e da penetrare anche per un lettore esperto ed intrigato. Queste differenze stilistiche così accentuate mi portano a non consigliare né sconsigliare quest'opera: sebbene, come detto, in molti punti sia ostica e si faccia fatica a seguire l'evolversi della storia anche per la presenza di numerose digressioni, sono altresì troppi i pregi per non invitarvi a dare una possibilità a questo libro. È pregevole, oltre alla prosa delle parti ambientate nel presente, la ricerca storica, archivistica e bibliografica dell'autrice, la sua competenza nell'analizzare e contestualizzare il periodo in cui l'esorcisazione ha luogo, la capacità di creare un'opera inetichettabile, a cavallo tra il saggio e il romanzo e in grado di racchiudere in sé il buono di entrambi i generi. Un libro che forse non tutti apprezzeranno, ma comunque una lettura interessante.

 

Opera recensita: "Veronica e il diavolo" di Fernanda Alfieri

Editore: Einaudi, 2021

Genere: narrativa storica

Ambientazione: Roma, 1834-1835

Pagine: 376

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

 

      

sabato 7 agosto 2021

COMMENTO: LEV TOLSTOJ - GUERRA E PACE

    Sinossi:

Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche - dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 - è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo». Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

Commento:

Ci sono, nell'immaginario di ogni lettore, libri mitologici che tutti sognano, un giorno o l'altro, di leggere e soprattutto di concludere. Per me Guerra e pace è sempre stato uno di questi. L'ho cominciato, armata di coraggio, a marzo scorso insieme ad un gruppo di lettori. La prima parte, scorrevole e leggera, mi aveva appassionata, ma all'aumentare della difficoltà trovavo mille scuse, letture più urgenti, impegni reali e sempre meno voglia di leggere. Ho riprovato a proseguire a più riprese, ma evidentemente non era ancora giunto il momento. Ormai, però, nella mia mente si era piantato il seme della sfida, così per questo agosto in cui sapevo di avere più tempo e la mente più libera, me lo sono posto come obiettivo e sorprendentemente ce l'ho fatta prima del previsto: l'ho finito, in solitaria, in appena cinque giorni. Obiettivo raggiunto, dunque, ma so già che la mia storia con questo libro non finisce qui: non lo recensirò, non ne sono in grado, per lo meno in questo momento. Sarebbe facile per me buttare lì quattro cose lette e rilette sull'analisi storica della guerra, sulle peculiarità dei personaggi… ma non voglio farlo, né tantomeno ho intenzione di gridare al capolavoro, non perché non lo sia, ma perché per dirlo dovrei averlo compreso ed assimilato completamente e mi rendo conto che per farlo avrei bisogno almeno di un altro paio di letture. Francamente, non è una cosa che farò presto, tuttavia posso dire di averlo apprezzato, di essermi appassionata alle storie raccontate, un po' meno alla parte saggistica e prettamente argomentativa che Tolstoj – ricordando vagamente Hugo nei Miserabili – inframmezza alla narrazione. Lo rileggerò, magari fra molti anni, perché so cosa aspettarmi e soprattutto perché sento che quest'epopea così complessa eppure appassionante ha ancora molto da darmi. Per ora sono soddisfatta, ma solo per ora.

 

Opera recensita: "Guerra e pace" di Lev Tolstoj

Editore: Garzanti, 2007 (prima ed. italiana 1891)

Genere: romanzo storico, saggio

Ambientazione: Russia, 1805-1820

Pagine: 1472

Prezzo: 16,00 €Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

      

martedì 27 aprile 2021

RECENSIONE: GRAHAM MOORE - GLI ULTIMI GIORNI DELLA NOTTE

                                Sinossi:

New York, 1888. Le poche lampade a gas che illuminano la strada hanno vita breve, poiché tra un po’ non ci sarà più alcuna differenza tra il mezzogiorno e la mezzanotte: la luce elettrica è il futuro, e l’uomo in grado di governarla non solo farà una fortuna inimmaginabile, ma otterrà il controllo su Wall Street, Washington, i giornali, le compagnie telegrafiche e milioni di apparecchi elettrici. Al giovane avvocato Paul Cravath, appena uscito dalla Columbia Law School, viene affidato un caso che sembra impossibile da vincere: il suo cliente, George Westinghouse, l’inventore più abile in circolazione, è stato citato in giudizio da Thomas Edison, l’uomo dei miracoli, dei fulmini in barattoli di vetro, delle voci che corrono su cavi di rame, per una domanda da un miliardo di dollari: chi ha inventato la lampadina elettrica? Alla base della contesa c’è il brevetto numero 223.898, soprannominato il «Brevetto della Lampadina», accordato a Thomas Edison nel 1880. Brevetto che George Westinghouse è accusato di aver violato. I due inventori sono incredibilmente simili nella loro ostinazione, entrambi sicuri del proprio talento e sprezzanti verso quello dell’altro, e il compito che attende Paul non è di facile soluzione. Edison è inoltre un avversario astuto e pericoloso, con grandi risorse a sua disposizione: spie private, giornali e l’appoggio di J.P. Morgan, il re di Wall Street. Che la carta vincente, per Paul, sia quella di rintracciare l’introvabile Nikola Tesla, il talentuoso ingegnere che con Edison ha avuto un terribile litigio, prima di essere cacciato dalla Edison General Electric Company?

 

Commento:

Quando un lettore tipico che non si definisca appassionato di romanzi storici si ritrova davanti ad un libro che può rientrare in questo genere letterario, i suoi interrogativi e le sue titubanze riguardano la cosiddetta "pesantezza" del racconto e/o l'attendibilità/veridicità storica di quanto viene narrato. Ora, io faccio parte – e non me ne vanto - di questi lettori pigri, diffidenti, snobisti che, davanti ad un romanzo storico si chiedono se sarà interessante, coinvolgente o se sarà come leggere un libro di scuola, se sarà veritiero o se la finzione narrativa prevaricherà la storia… e molto spesso rinunciano a piè pari alla lettura. Sono sempre stata convinta che per scrivere bisogna essere bravi, ma bravi davvero… e credo che Graham Moore, l'autore di Gli ultimi giorni della notte, lo sia grandemente: questo romanzo storico non solo è accurato nel riportare una ricostruzione realistica dei fatti narrati, ma è davvero appassionante da leggere.

Di cosa parla questo romanzo? È presto detto: parla di luce, luce elettrica, ma anche di invenzioni, scoperte, ambizione e genio. Tutti noi ci siamo chiesti, almeno una volta ad ogni black out elettrico, come sarebbe la nostra vita senza elettricità, ma quanti di noi si sono mai chiesti com'è arrivata l'energia elettrica nelle case dei nostri avi? Come ha cambiato la loro vita? Basta fare un salto ideale nelle strade di una notte newyorchese nel 1888 per scoprirlo: la città dalle mille luci, la città che non dorme mai appare insolitamente buia e mal sicura sotto la fioca illuminazione delle lampade a gas, ma ci sono là, in fondo, verso Manhattan e Wall Street, dei palazzi illuminati a giorno. Sono quelli in cui hanno sede le industrie e le istituzioni che finanziano Thomas Edison, l'inventore della lampadina. Ma l'ha davvero inventata lui, la lampadina? Cosa prevedeva davvero il brevetto a lui accordato nel 1880? E davvero George Westinghouse, il suo più grosso concorrente, l'avrebbe violato? Toccherà a Paul Cravath, giovane avvocato, apparentemente rampante, ma in realtà insicuro, scoprire come stanno le cose. Non sarà facile, anzi, sarà rischioso… e se fra due geni la chiave fosse trovare un altro genio, un folle, il più visionario di tutti? È così che fa la sua comparsa Nicola Tesla. Ma basterà il suo genio per mettere fine alla Guerra delle correnti, o al contrario, la renderà più incandescente che mai? E soprattutto, per il giovane Paul, cosa significherà vincere una causa che tutti danno per persa?

Tra genialità, sotterfugi, inganni, insicurezze, spregiudicatezza, Graham Moore ci regala una storia originale ed appassionante da leggere d'un fiato, per sognare e riflettere. Un libro davvero, davvero consigliato.

 

Opera recensita: "Gli ultimi giorni della notte" di Graham Moore

Editore: Neri Pozza, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Stati Uniti, 1888-1890

Pagine: 432

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

                      

lunedì 15 marzo 2021

RECENSIONE: VICTORIA MAS - IL BALLO DELLE PAZZE

    Sinossi:

Fine Ottocento. Nel famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière, diretto dall'illustre dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), prende piede uno strano esperimento: un ballo in maschera dove la Parigi-bene può "incontrare" e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

 

Commento:

Il ballo delle pazze, meglio dirlo subito, non tratta una tematica nuova o inedita, anzi, se c'è una caratteristica che non ha è proprio l'originalità. Tuttavia è un romanzo che conquista ed avvince sin dal primo rigo, probabilmente complice anche una prosa estremamente cinematografica, l'uso di frasi brevi e del tempo presente, che proietta il lettore direttamente dentro la scena, come se se la vedesse scorrere davanti. Impossibile, perciò, non essere toccati nel profondo dall'ingiustizia, dai soprusi, dall'assoluto sprezzo per la dignità delle donne internate alla Salpétrière, trattate alla stregua di cavie, esperimenti, animali da circo e mai, mai come persone. Deve arrivare la giovane e sicura Eugénie a rompere gli equilibri e piegare anche gli animi più rigidi… Quella di Eugénie e Jénevieve, di Louise, Thérèse e di tutte le altre è una storia realmente accaduta: forse non avevano questi nomi, ma tante donne, nell'Ottocento e non solo, venivano internate, rinchiuse, dimenticate dalla famiglia, dagli uomini o da altre donne che decidevano per loro, che stabilivano cosa e come bisognasse essere. Troppe donne si sono viste negare la vita, oscurare i sogni, privare della libertà solo perché diverse da ciò che ci si sarebbe aspettati da loro. Un romanzo non originale, sì, ma di certo estremamente commovente e coinvolgente: consigliato a tutti, non solo alle donne.

 

Opera recensita: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas

Editore: E/O, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi, 1885

Pagine: 181

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

lunedì 28 dicembre 2020

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - RUTH

Sinossi:

Ruth, secondo romanzo di Elizabeth Gaskell, finora del tutto inedito in Italia, destò un grande scandalo tra i benpensanti dell'età vittoriana. La storia della giovane Ruth ripropone un tema molto caro all'autrice: quello della "fallen woman", una donna che perde l'innocenza e cade nel peccato, si redime e finisce per essere travolta dalla sua stessa volontà di fare del bene. Al di là delle implicazioni ideologiche, legate a una precisa epoca ma anche al topos antico della donna caduta che riscatta la colpa iniziale con il proprio sacrifìcio estremo, l'umile ricamatrice della Gaskell continua a interrogare con rinnovata e incisiva forza l'enigma della femminilità e la difficile strada di accesso da parte delle donne alla condizione femminile. Ruth è infatti stretta fra il suo non volerne sapere iniziale (rimane incinta, "senza sapere") e una identificazione con il sacrifìcio, la suprema oblazione finale. Traspare da queste pagine intense il ritratto di una Gaskell che è già, come scrive Nadia Fusini nell'introduzione, una donna moderna, "che cerca di conciliare imperativi inconciliabili. Pragmatica e impulsiva. Fragile e vitalissima. A volte malinconica, a volte intraprendente. Ostinata, caparbia, volitiva ma anche dubbiosa. Mai dogmatica".

 

Commento:

Credo sia ormai risaputo che amo molto Elizabeth Gaskell: mi piacciono il suo modo di scrivere, i temi che tratta, il punto di vista che affronta, la tenacia con cui parla delle questioni che sente più gravi e forti nel suo animo di donna vittoriana progressista, inquieta e consapevole. La Gaskell, pur dovendo sottostare alle convenzioni del tempo e comunque infrangendole ogni volta che può, è in grado di descrivere con grande forza espressiva sia le ambientazioni, che le vicende con tutte le loro complesse concatenazioni, sia il pathos e le emozioni provate dai singoli personaggi facendoci penetrare nei loro animi spesso inquieti. Anche in questo romanzo, Ruth, la Gaskell non è da meno: traccia infatti con grande attenzione e umanità la linea della vita sventurata di una donna giovanissima, una bambina, di nome Ruth che, inconsapevole e sola, si lascia guidare dall'amore per un uomo e si perde. Dovrà pagare a lungo e con pene atroci il suo errore di gioventù. Una storia commovente e molto forte, sebbene a tratti un po' lenta. Se vi piacciono i bei romanzi dell'Ottocento non potete non conoscere questa scrittrice talentuosa che in Italia sta avendo successo solo in questi anni.

 

Opera recensita: "Ruth" di Elizabeth Gaskell

Editore: Eir 2011, prima ed. originale 1853

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Gran Bretagna

Pagine: 685

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 9 dicembre 2020

RECENSIONE: EDGAR ALLAN POE - I DELITTI DELLA RUE MORGUE

Sinossi:

“Parigi, Rue Morgue, fine dell’Ottocento. Sono due gli efferati omicidi perpetrati in un appartamento al quarto piano di un vecchio edificio fatiscente. L’anziana Madame L’Espanaye viene trovata nel cortile interno, orribilmente mutilata e sgozzata. Sua figlia Camille, è stata prima strangolata e quindi nascosta nel luogo più insensato di tutti: la cappa del camino. Due omicidi compiuti in un appartamento situato a un’altezza inaccessibile, sprangato dall’interno, senza il benché minimo segno d’intrusione violenta. Attorno alla sinistra scena del crimine, una ridda di testimonianze contraddittorie riguardo a grida distorte e una voce stridula che si esprime in un linguaggio ignoto. Nella completa incapacità degli investigatori di abbozzare sia pure una semplice ipotesi, il prefetto di polizia non ha scelta se non far entrare in scena Auguste Dupin, ironico e iconoclasta investigatore del logicamente possibile, ma soprattutto dell’apparentemente impossibile. E Dupin, esaminando indizi trascurati da tutti, non tarda a rendersi conto che nessun uomo al mondo sarebbe stato in grado di compiere quel doppio, atroce crimine. La risposta, al tempo stesso macabra e beffarda, si trova in fondo a un baratro a molti metri dal suolo, passando per il cavo di un parafulmine appeso nel vuoto, fino a una nave maltese rientrata da uno dei luoghi più remoti della terra. Perché quando la colpa scavalca l’umano, l’unica direzione nella quale guardare non può che essere l’inumano. Il genio gotico di Edgar Allan Poe riesce ancora una volta a trascinare e a coinvolgere, a stupire e ad affascinare. Rue Morgue è il prodigioso racconto che getta le radici assolute del murder mystery investigativo.” Alan D. Altieri. Tratto da “Racconti” pubblicato da Feltrinelli.

 

Commento:

I delitti della Rue Morgue è un racconto breve e la quarta di copertina è sufficientemente esaustiva, perciò passo direttamente a dirvi cosa ne penso. Ebbene, sono, senza esagerazione, impressionata. Impressionata, sì, e non dal racconto in sé, beninteso, ma dalla portata che esso ha avuto in quasi due secoli di letteratura. Mi lascia senza parole il fatto che un raccontino vagamente gotico, di sicuro grottesco se non beffardo, sia universalmente posto alla base del giallo classico o deduttivo. Un racconto apparentemente scritto per sfida, quasi che l'autore volesse burlarsi di un pubblico immaginario e indirettamente anche di noi, è quello che ha decretato ufficialmente l'inizio del genere giallo deduttivo. E c'è, qui, la deduzione: c'è un personaggio interessante – sebbene embrionale e poco approfondito – e capace di ragionamenti logici sottilissimi. Ho voluto leggere questo racconto perché sentivo di dover colmare questa lacuna, essendo io un'amante di tutto ciò che è narrativa thrilling, ma, sebbene non ne sia rimasta delusa, mi aspettavo molta più suspense, molti più misteri, molto più "teatro" come direbbe Camilleri. Invece no, il racconto più importante del giallo classico è una storia di una sessantina di pagine, di quelle che si raccontano la sera durante una cena o davanti a un buon Wisky. E questo lascia ammirati e straniti al contempo. Il racconto, ovviamente , è consigliato.

 

Opera recensita: "I delitti della Rue Morgue" di Edgar Allan Poe

Editore: Feltrinelli, Zoom, 2013; ed. originale 1841

Genere: racconto giallo

Ambientazione: Parigi

Pagine: 64 (versione ebook Zoom Feltrinelli)

Prezzo: 0,99 € (Versione ebook Zoom Feltrinelli)

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

martedì 10 novembre 2020

RECENSIONE: éMILE ZOLA - TERESA RAQUIN

Sinossi:

"Teresa Raquin", che inaugura la grande stagione artistica di Zola, è una delle opere più rappresentative del realismo francese. Sposata infelicemente a Camillo, un uomo debole e malato, Teresa si lascia sedurre da Lorenzo, ex pittore nullafacente, cinico, parassita. Insieme concepiscono e portano a termine l'assassinio di Camillo. In questo romanzo - definito dall'autore un "grande studio psicologico e fisiologico" - Zola vuole raccontare, nella secchezza bruciante di un referto clinico, la storia di una degradazione. Ne risulta un'opera scabrosa, vero e proprio romanzo nero insieme appassionante e inquietante.

 

Commento:

Il delitto come soluzione definitiva e l'analisi psicologica delle sue conseguenze in chi l'ha commesso è il centro di questo romanzo, il primo che leggo di Zola. Cosa troviamo in queste pagine? Troviamo molte cose… Per esempio conosciamo una giovane donna francese, Teresa, che sin da piccola ha dovuto convivere con il cugino Camillo, perennemente malaticcio e coccolato da una madre iperprotettiva. Per anni e anni questa giovane donna ha represso la sua personalità scalpitante, viva ed energica soffocandosi in un rapporto morboso di amore fraterno che l'ha intrappolata diventando un matrimonio. Teresa non ha mai conosciuto altri uomini, perciò quando vede Lorenzo, amico del marito-cugino e così diverso da lui, se ne innamora all'istante rimanendo travolta e schiacciata dal desiderio. L'unica soluzione che viene in mente ai due per poter soccombere liberamente alla passione è liberarsi di Camillo… uccidendolo. Ma ciò che accadrà dopo sarà ben diverso dalle loro aspettative. Con lucidità, perizia e finanche spregiudicatezza, Zola compie un'analisi accuratissima di come i due amanti siano giunti al delitto e di ciò che diventerà la loro vita successivamente, imbastendo un romanzo assolutamente realistico e realista, a metà tra un noir e un esempio da manuale di psicologia. Questo romanzo è tutto fuor che dimenticabile. Consigliato solo se ci si sente nella disposizione d'animo giusta per leggere un'opera tutt'altro che leggera, ma comunque molto impattante e significativa.

 

Opera recensita: "Teresa Raquin" di émile Zola

Editore: vari, prima ed. originale 1867

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Parigi

Pagine: 200 (ed. Garzanti)

Prezzo: 9,00 € (ed. Garzanti)

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

giovedì 8 ottobre 2020

RECENSIONE: STELLA STOLLO - LE IMPRESSIONI DI BERTHE

    Sinossi:

Un romanzo ispirato alla vita della pittrice Berthe Morisot, la "maga dell'Impressionismo". Nel marzo del 1896, a un anno esatto dalla morte di Berthe Morisot, viene organizzata la prima retrospettiva a lei dedicata, con 394 opere tra dipinti e disegni, dal gallerista Durand-Ruel. Per tre giorni gli amici più cari di Berthe, Renoir, Degas, Monet e Mallarmé, affiancati da Julie e da Edma, rispettivamente la figlia e la sorella della pittrice, lavorano senza posa per allestire l'esposizione. Mentre gli artisti discutono animatamente, in disaccordo sulla sistemazione ideale delle opere nelle sale della galleria l'attenzione di Julie viene attratta da alcuni quadri; rivive cosi la storia professionale e personale di Berthe, a cominciare dal suo primo incontro col grande artista Edouard Manet e dalla loro reciproca passione, fino al matrimonio della donna con Eugene, fratello del pittore.

 

Commento:

Credo che un libro che parli di arte possa definirsi "buono" quando riesce a far vedere ciò che descrive solo con le parole, senza bisogno di allegare le immagini. Non so – non mi risulta – che in Le impressioni di Berthe ci siano le immagini dei quadri descritti, però posso sostenere, a ragion veduta, che si tratta di un ottimo libro: con la sua scrittura ricchissima, ricercata, perfetta, Stella Stollo è riuscita a far immaginare i quadri ad una persona che non solo non ne ha rimpianto l'assenza e non ha avuto necessità di cercarli, ma non li ha mai visti e mai li vedrà. Ma chi pensa che in questo libro si parli solo di arte e di quadri si sbaglia di grosso: qui si racconta la storia di una donna, di una pittrice professionista, della maga dell'arte Berthe Morrisod per troppo tempo dimenticata o ricordata solo come cognata e modella del grande Edouard Manet. Probabilmente pochi sanno che Berthe era lei stessa una grande artista e che tra lei e Manet c'era una passione proibita, un'attrazione irresistibile, un desiderio bruciante e totalizzante. Stella Stollo descrive tutto questo in modo magistrale, dando vita ai sentimenti, dipingendone quadri meravigliosi solo con le parole. In un alternarsi di flash-back e momenti successivi alla morte di Berthe, ne riviviamo la storia, i sentimenti, le impressioni in un caleidoscopio di colori, sfumature, vibrazioni che ci fanno conoscere e amare questa donna coraggiosa, libera, indipendente ed anticonformista. Un'ottima biografia romanzata, davvero.

 

Opera recensita: "Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo

Editore: Graphofeel, 2018

Genere: biografia romanzata

Ambientazione: Francia, seconda metà dell'Ottocento

Pagine: 297

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

giovedì 30 luglio 2020

RECENSIONE: GIACOMO LEOPARDI - OPERETTE MORALI


Sinossi:
Libro poetico e, per questo, morale, le "Operette" leopardiane sono, insieme, teatro filosofico e narrazione fantastica, trattato sull'infelicità dei viventi, ma anche rappresentazione di quella leggerezza, e ironia, e persino letizia, che la storia della civiltà - tra violenza e astrazione - ha disperso o negato. Sui modi del comico - dallo straniamento all'antifrasi, dal burlesco al fiabesco - trascorre l'onda di un pensiero tragico. Come nel riso c'è il riverbero di una saggezza fatta esperta degli inganni del mondo, del vanire delle cose. La critica della restaurazione, di ogni forma di restaurazione e di conformismo, l'indagine sulla natura, sulla sua prossimità e indifferenza, lo sguardo sulla materia, sul suo circuito perpetuo di produzione e distruzione, il pensiero della finitudine, dell'irreversibile, del limite si fanno, in questo libro, affabulazione e dialogo, racconto e finzione teorica: ma il "deserto della vita", il silenzio della speranza, le ombre stesse del nulla hanno qui un fremito, una loro irripetibile lingua, e passione.

Commento:
Lettura certamente non facile, tanto complessa quanto interessante, oserei dire, non propriamente adatta alla calura estiva. Nelle Operette morali, Leopardi affronta, in prosa, molti dei temi da lui già trattati in altre opere: la natura indifferente quando non ostile e intransigente; il mondo, la sua storia e le sue sorti; l'uomo in quanto creatura del mondo, misera rispetto alla grandezza dell'universo; la letteratura e la filosofia e così via. Lo fa in modo singolare, composito, adottando diversi stili di narrazione, ora dialoghi, ola monologhi, ora racconti… sempre, rigorosamente in prosa. Le operette morali sono un'opera variegata sotto molti punti di vista, dunque, non ultimo quello della complessità: alcuni componimenti sono molto gradevoli, brevi, comprensibili anche ad una lettura superficiale, altri, invece, richiedono un'attenzione e una concentrazione non indifferenti. Una lettura suggestiva e per certi versi attuale, nonostante sia stata scritta quasi duecento anni fa.

Opera recensita: "Le operette morali" di Giacomo Leopardi
Editore: vari
Genere: letteratura italiana
Pagine: 380 (ed. Super Bur Classici, 2000)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 15 giugno 2020

RECENSIONE: TONI MORRISON - AMATISSIMA


Sinossi:
"Amatissima" è la storia di Sethe, una giovane donna di colore forte e indomabile che, negli anni successivi alla guerra civile, si ribella alla propria condizione di schiava e fugge al Nord, verso la libertà. Nella sua nuova vita in una piccola casa appena fuori Cincinnnati, Sethe è tormentata da immagini dolorose che la sua mente non riesce a cancellare e, a volte, neppure a sopportare. A nulla valgono la presenza affettuosa dell'unica figlia che le è rimasta, Denver, o l'arrivo di un compagno dei tempi della schiavitù, Paul D, che come lei ha patito pene indescrivibili. C'è un evento oscuro e inquietante che tiene lontana la pace dalla casa fino a quando l'apparizione improvvisa di un'ospite inattesa, una ragazza sensuale e incantevole che si fa chiamare Amata, aiuta Sethe a conciliarsi e a convivere con il suo passato. Soltanto l'amore, però, potrà restituirle definitivamente la serenità, consentendole di risolvere i conflitti più laceranti della sua anima. Romanzo di ineguagliabile intensità emotiva, sostenuto da un ritmo narrativo audace e coinvolgente, "Amatissima" racconta il coraggio e la passione di uomini e donne straordinari i cui sentimenti non conoscono confini. Definito un capolavoro dalla stampa americana, vincitore del Premio Pulitzer 1988 e candidato al National Book Award, ai primi posti nella classifica dei libri più venduti, è l'opera che consacra Toni Morrison come una delle maggiori esponenti della narrativa americana contemporanea .

Commento:
"Quanto deve sopportare un negro?" chiede Paul D al vecchio Stamp. "Tutto quello che può" è la pacata, saggia, definitiva risposta dell'uomo. Questo scambio di battute è, probabilmente, la sintesi dell'intensità, della forza, della struggente bellezza di questo romanzo. Un romanzo scritto alla fine degli anni Ottanta del Novecento, ambientato nella seconda metà dell'Ottocento – proprio dopo la guerra di Secessione – e drammaticamente attuale ancora oggi, alla luce delle discriminazioni raziali e delle vicende cui abbiamo modo, nostro malgrado, di assistere. La storia di Sete, Alle, Paul D, Denver, Baby e la piccola Amata è insieme straziante storia d'amore, dramma familiare e durissimo atto di denuncia sociale: ciò che Sete e i suoi compagni subivano alla Dolce casa e nei vari posti dove avevano lavorato in precedenza fa male ancora oggi a noi che leggiamo. Impossibile immaginare le pene, i torti, le ingiustizie e i patimenti subiti in silenzio. Più che comprensibile la voglia di scappare, persino di morire piuttosto che restare ancora. È quello che fa Sete, questa donna dolce e fiera che, incinta di Denver, manda gli altri suoi figli presso la casa del marito, dove c'è la suocera ad accoglierli. Quando, dopo molte peripezie ci arrivano anche lei e la neonata Denver, per Sete può cominciare finalmente una nuova vita, ma un bel giorno la donna riconosce i suoi inseguitori: è una fuggiasca e sa cos'accadrebbe a lei e ai figli se la prendessero. Quello che fa la cambierà profondamente e darà alla sua vita un nuovo, funesto corso. La ritroviamo oggi, diciotto anni dopo, e seguiamo con lei la catena di eventi che, ancora una volta, la metteranno alla prova: il passato ritorna e talvolta fa male… solo l'amore potrà lenire le ferite e calmare il dolore e i sensi di colpa, in modo che le ombre nere possano trovare la pace.
Intriso di misticismo, soprannaturale, credenze popolari, dolore e sensualità, Amatissima è un romanzo bellissimo che racconta con sensibilità e premura la condizione degli schiavi neri nell'America ottocentesca e invita a riflettere anche il modernista più sfrenato, anche chi crede che queste questioni siano superate. Un romanzo da leggere, senza dubbio.

Opera recensita: "Amatissima" di Toni Morrison
Editore: Frassinelli 1988 – Sperling & Cupfer 2013
Genere: romanzo storico
Ambientazioni: Stati Uniti, tardo Ottocento
Pagine: 410 (ed. Sperling)
Prezzo: 10,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 2 giugno 2020

RECENSIONE: MARCO MALVALDI - ODORE DI CHIUSO


Sinossi:
In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosue Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l’altera e procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi, grazie alla sua saggezza e alle sue originali letture, a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.
In Odore di chiuso Malvaldi ha lasciato al momento l’improvvisata squadra investigativa dei vecchietti del BarLume per potersi dedicare a un vero giallo classico, basato su interrogatori, intuizioni e conclusioni deduttive. Ha scelto l’epoca di un’Italia da poco unificata e ancora impastoiata nei particolarismi nobiliari con riferimenti storico letterari che occhieggiano ironicamente all’oggi. Ma senza abbandonare la sottigliezza umana che gli permette di disegnare ogni personaggio con insolente umorismo, offrendo gallerie di caratteri e situazioni comiche capaci di divertire tanto quanto l’ingegnosità dell’intreccio.

Commento:
Può un giallo essere classico eppure moderno, ambientato a fine Ottocento ma scritto da un autore di oggi, sfoggiare fini deduzioni e parlare degnamente anche di cucina? Ma soprattutto può, un giallo classico, essere divertente, acuto e leggero? Sì, incredibile ma vero, un giallo può racchiudere in sé tutte queste caratteristiche apparentemente in contrasto tra loro. Lo dimostra Odore di chiuso di Marco Malvaldi, un gradevolissimo giallo pubblicato da Sellerio nel 2011, ma ambientato in una tenuta della Maremma toscana nel 1895, con tanto di nobili in declino, servitori, carrozze e cavalli e chi più ne ha più ne metta. Ospite d'eccezione, in questo giallo classico con punte di modernità, è Pellegrino Artusi, il gran cuoco autore di La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, uno dei primi e più illustri manuali di cucina conosciuto ancora oggi. Artusi è ospite, insieme ad un altro gentiluomo, della casa del Barone di Roccapendente e quando arriva sul posto è ben contento di godersi un finesettimana di tranquillità e buona cucina… auspicio, il suo, destinato a rimanere deluso. Un morto e un tentato omicidio movimenteranno non poco i giorni della sua permanenza, ma grazie all'arguzia sua e del delegato di polizia e alla collaborazione di un prolisso ma competente medico e di una signorina con un futuro radioso nella medicina, l'arcano è risolto, il colpevole trovato e la bassezza delle miserie umane ancora una volta è svelata.
Odore di chiuso è un'ottima lettura d'evasione che consiglio a chi abbia voglia di un giallo intelligente e spassoso. Nel frattempo attendo, a questo punto con alte aspettative, l'uscita de Il borghese Pellegrino, secondo volume che Malvaldi dedica all'Artusi. Uscita prevista per il 18 giugno, sempre per Sellerio.

Opera recensita: "Odore di chiuso" di Marco Malvaldi
Editore: Sellerio, 2011
Genere: giallo
Ambientazione: Toscana, 1895
Pagine: 208
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 21 maggio 2020

RECENSIONE: CARLO COLLODI - LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. STORIA DI UN BURATTINO


Sinossi:
Le avventure di Pinocchio è il capolavoro di Collodi, il libro italiano per ragazzi più famoso e sicuramente il più tradotto. Questo burattino, ricavato da un pezzo di legno e chiamato Pinocchio, altro non è che l’incarnazione dell’infanzia di ogni tempo e di ogni latitudine: è portato a disobbedire ma anche a correggersi, può farsi influenzare dalle cattive compagnie ma poi distingue fra il bene e il male, dice le bugie salvo pentirsene in seguito, e alla fine il senso della bontà e della giustizia prevalgono in lui e nel racconto. In fondo, come scrisse Benedetto Croce, «il legno in cui è intagliato Pinocchio è l’umanità». Con Le avventure di Pinocchio Collodi realizzò un’impresa più unica che rara: comporre un libro per l’infanzia capace di indurre nei suoi lettori un sentimento di gratitudine e di fedeltà, costante in tutte le stagioni della vita. Le avventure del burattino di legno, del Gatto e della Volpe, della Fata dai capelli turchini, hanno fornito, nel corso del Novecento, profondissimi argomenti di meditazione agli adulti mentre rapivano le fantasie dei bambini. È il destino privilegiato di quei capolavori che rivelano nuove bellezze ad ogni incontro, non esaurendo mai la loro riserva di fascino e mistero.

Commento:
Di tanto in tanto è piacevole rileggere i classici che ci hanno formati, rituffarsi nelle storie che hanno allietato la nostra infanzia. Io l'ho fatto, oggi, rileggendo Le avventure di Pinocchio, il burattino di legno birbante e irriverente che, con le sue disavventure, è così istruttivo per i bambini di ogni generazione. Lo lessi per la prima volta durante le elementari, così come altre storie che mi sono rimaste nel cuore da allora.
Non c'è nulla che non sia stato detto su quest'opera, perciò non aggiungerò altro. Volevo solo condividere con voi un ricordo, un'emozione giovanile che ho riprovato stamattina rileggendo questa storia che, per fortuna di quelli che verranno, rimarrà immortale e verrà letta e riletta ancora nei secoli.

Opera recensita: "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino" di Carlo Collodi
Editore: Vari, prima ed. originale 1881-1883
Genere: fantastico, letteratura per ragazzi
Ambientazione: Toscana, XIX secolo
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 28 febbraio 2020

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - MARY BARTON


Sinossi:
A Manchester, negli anni dell'Inghilterra vittoriana, vivono due famiglie proletarie: i Barton e i Wilson. Mary Barton, orfana da poco della madre, lavora come sarta, abita col padre John, fervido sostenitore dei movimenti sindacali, ed è corteggiata sia dall'onesto e affettuoso Jem Wilson che dal ricco e insidioso Henry Carson. La volontà di emanciparsi economicamente, una punta di vanità e la paura di diventare una delle tante "donne perdute" del tempo portano Mary a non accettare l'affetto sincero di Jem per assicurarsi un matrimonio più solido con Henry. Una scelta che le costerà cara...

Commento:
Avevo già avuto modo di conoscere Elizabeth Gaskell per aver letto, non troppo tempo fa, Nord e Sud, quindi sapevo bene a cosa sarei andata in contro aprendo un altro suo libro. Mary Barton è un romanzo che non va oltre le mie aspettative ed anzi, se possibile, le delude appena un po'. L'ambientazione è pressocché la stessa di Nord e Sud, una cittadina industriale inglese nella prima metà dell'Ottocento (in questo caso siamo a Manchester); di conseguenza anche le tematiche sono quelle care alla Gaskell, ossia la lotta di classe, la ribellione degli operai ai soprusi ed al disinteresse dei padroni, il rapporto tra genitori e figli, c'è una protagonista femminile giovane e tenace, c'è persino l'immancabile storia d'amore e c'è un senso di ingiustizia di fondo che anima tutta la storia. Rispetto al romanzo prima citato, però, ho trovato Mary Barton estremamente lento, sebbene interessante, ed ho faticato a portare avanti la lettura nonostante apprezzi molto la prosa e le tematiche trattate da Elizabeth Gaskell. In definitiva, il romanzo mi è piaciuto, anche molto, ma se dovessi scegliere, preferisco Nord e Sud.


Opera recensita: "Mary Barton" di Elizabeth Gaskell
Editore: Elliot, prima ed. originale 1848
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, 1830-1840
Pagine: 378
Prezzo: 19,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 30 dicembre 2019

RECENSIONE: OSCAR WILDE - IL RITRATTO DI DORIAN GRAY


Sinossi:
Il pittore Basil Hallward ha ritratto il giovane Dorian Gray, di eccezionale fascino. Questi, ossessionato dall'idea di invecchiare e perdere la sua avvenenza ottiene, grazie a un sortilegio, che ogni segno che il passare del tempo e i vizi potrebbero lasciare sul suo viso compaiano solo sul ritratto. Avido di piaceri e sregolatezze, si abbandona agli eccessi e ai delitti più sfrenati senza che nulla del suo splendore vada perduto. Il volto del ritratto si trasforma così nell'atto di accusa più spietato per Dorian che, al colmo della disperazione, lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto. Le fattezze del ritratto tornano quelle del giovane puro di un tempo, mentre a terra giace un vecchio ripugnante.

Commento:
Quando si dice "Il fascino del mistero"… Leggere Il ritratto di Dorian Gray è un'esperienza singolare e bellissima: i contrasti intrinseci nel romanzo sono, da soli, un valido motivo per leggerlo. In particolare, il fascino che avvince in queste pagine è nel modo in cui Wilde ha saputo fondere una pletora di personaggi disdicevoli – si salvano solo il pittore Basil Hallward e Sibil Vane – con uno stile elegante ed una forma eccelsa. Non si riesce ad indignarsi per il cinismo e l'egoismo di Lord Wotton perché si viene rapiti dal modo così naturale ed al contempo così artificioso di Wilde di porre domande, enunciare teorie su questioni esistenziali su cui tutti ci interroghiamo prima o poi nella vita… e poi lanciare dardi infuocati a destra e a manca con savoir faire da gentelman perfetto. L'antefatto è noto: il giovane e bellissimo Dorian viene ritratto dal pittore Hallward che lo adora e, nel vedere la propria bellezza è così colpito da sperare ad alta voce – spinto dagli elogi dell'infido Lord Henry Wotton – di non perdere mai la giovinezza. Egli dichiara che darebbe qualunque cosa perché fosse il ritratto a farsi carico degli anni e della vecchiaia… persino l'anima… e viene preso in parola. La sua anima, progressivamente sempre più nera, si mostra nel ritratto che diventa ripugnante mentre, col passare degli anni, il suo proprietario resta lindo, innocente e fresco esternamente tanto quant'è corroso e lercio dentro. Una storia accattivante, piena di simbolismi, quesiti espressi e non espressi su cui riflettere… probabilmente non sarei d'accordo con alcune idee di Wilde, specie con molte di quelle espresse così saccentemente da Henry Wotton, ma il romanzo è in sé una sfida ad ogni mente che ami essere stimolata. Se poi aggiungiamo che stilisticamente è un gioiello di maestria e tecnica espositiva… è una lettura imperdibile!

Opera recensita: "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde
Editore: vari, prima ed. 1890
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 312 (ed. Garzanti)
Prezzo: 9,90 € (ed. Garzanti)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 28 dicembre 2019

RECENSIONE: MARY MAPPES DODGE - PATTINI D'ARGENTO


Sinossi:
Nell'Olanda di metà Ottocento Hans e sua sorella Gretel sono pattinatori eccezionali: volano sulle piste ghiacciate, anche sotto la luce amica della luna, come se ai piedi avessero ali e non i pattini di legno che si sono costruiti da soli. Quello che appesantisce il loro cuore è la preoccupazione per la madre, che porta avanti la famiglia tra grandi difficoltà da quando suo marito, dieci anni prima, ha perso la memoria in un grave incidente su una diga. Ma la generosità, il coraggio e la tenacia possono ottenere quello che il denaro non può comprare, e i pattini d'argento saranno solo uno dei premi da contendere. Vittorie ben più grandi aspettano i piccoli fratelli Brinker, in gara con i loro pattini contro un destino solo apparentemente indomabile e stabilito. Età di lettura: da 10 anni.

Commento:
Pattini d'argento è, per me, una storia dell'infanzia, che ho riletto con piacere durante queste feste. La triste vicenda dei fratellini Brinker, la sfortuna contrapposta all'agiatezza degli altri coetanei non possono non commuovere. E ciò che mi sorprende, ora che ho l'età giusta per distinguere certi dettagli, è che sebbene sia dichiaratamente una storia per bambini, i personaggi non cadono mai nello stucchevole, inverosimile, smielato. C'è, questo sì, tanta dolcezza che fa svanire anche la ovvia presenza di tanti stereotipi. Pattini d'argento è una di quelle storie intramontabili che consiglio senza remore, ai bambini sì, ma anche agli adulti, perché noi che ci crediamo superiori a certe fiabe abbiamo in realtà molto da imparare o da ricordare. Una bellissima storia per ragazzi e con tanti ragazzi come protagonisti: una storia di generosità, buon cuore, gratitudine e onestà. Un libro che emoziona nella sua semplicità.

Opera recensita: "Pattini d'argento" di Mary Mappes Dodge
Editore: vari
Genere: letteratura per ragazzi
Ambientazione: Olanda, fine Ottocento
Pagine: 372
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 14 novembre 2019

RECENSIONE: VICTORIA SHORR - L'ORA DEL DESTINO


Sinossi:
Nel 1802, all'età di ventisei anni, Jane Austen è povera e senza marito. Non ha una casa, ma ha già in mente i suoi futuri, splendidi romanzi. Proprio in questo momento difficile, Jane riceve un'offerta di matrimonio molto vantaggiosa da parte di un uomo ricco, verso il quale però non nutre alcun sentimento. Può scegliere la sicurezza economica, con le regole immutabili della buona società. Oppure può scegliere d'essere libera. Quando la sedicenne Mary Godwin inizia il suo straordinario viaggio d'amore e di formazione attraverso l'Europa, il suo compagno è già una stella del firmamento letterario. Si chiama Percy Bysshe Shelley e anima, insieme con gli amici Lord George Byron e John Keats, il suo tempo. Mary e Percy con la loro esistenza libera e scandalosa sfidano le convenzioni sociali. E anticipano il futuro di molte generazioni ispirate da ardenti ideali libertari. Per un lungo, interminabile anno, in catene nel buio di una cella, Giovanna d'Arco coltiva con ardente fermezza la sua fede. "Abbi coraggio, figlia di Dio, sarai salvata" le ripetono le voci di Santa Caterina e Santa Margherita, che l'accompagnano fin dall'infanzia. Per un anno, ogni giorno, Giovanna si trova di fronte alla più difficile tra le scelte. L'ora del suo destino coincide con l'abiura. O con la morte sul rogo. In questo libro Victoria Shorr dipinge il ritratto intimo e profondamente umano di tre giovani donne alle prese con il proprio destino. Jane, Mary e Giovanna sono state ragazze ribelli e sono oggi, nel vibrante racconto di Shorr, tre donne eccezionali che hanno saputo piegare la loro esistenza verso il mito.

Commento:
Jane, Mary, Giovanna. Tre donne, due vissute nell'Ottocento, una nel Quattrocento. Tre giovani che, ciascuna a suo modo, si sono distinte; tre anime forti, tra loro diverse per vissuto, condizione, contesto, ma accomunate da tante cose, più di quante se ne notino in apparenza. Cosa le unisce? Qual è il filo rosso che le lega? Il coraggio di disobbedire, di ribellarsi alla vita che altri avevano tracciato per loro, la capacità di fare una scelta difficile, non convenzionale, di differenziarsi, di seguire un sogno, una passione, un'ispirazione, una missione e di portare avanti quella scelta fino alle estreme conseguenze. Tre giovani donne giudicate severamente, col metro implacabile del pregiudizio e dell'ottusità, vittime del fatto che nessuno abbia dato loro una chance, una seconda possibilità, condannate apriori solo per aver avuto l'ardire di scegliere. Pecore nere, anticonformiste, mal viste, rinnegate… ma poi il tempo ha dato loro ragione: tutte e tre sono poi diventate – a loro modo – eroine, icone di coraggio, innovazione, ardimento, sacrificio, lotta. Jane che rinuncia alla sicurezza del matrimonio per aggrapparsi con tutta se stessa alla sua scrittura e che, grazie a questa scelta, ci regala la descrizione di un mondo che conosce bene corredata dalla sua inconfondibile, pungente ironia e dal senso di giustizia che le viene dall'esperienza di vita; Mary, vittima della passione per un uomo geniale, affascinante e incostante, che ha pagato un prezzo carissimo per la sua scelta; Giovanna, la più eroica di tutte, quella che ha seguito la fede e l'amore per il suo Paese ed è stata ripagata con la morte peggiore, quella sul rogo.
L'ora del destino, in cui sono raccolte le storie di queste tre donne vittoriose, è un libro bellissimo perché unisce i fatti e il cuore: con un mirabile lavoro di documentazione, studio, ricerca, Victoria Shorr modula la storia, aggiunge la passione e ripaga tardivamente queste donne dell'ingiustizia che hanno subito in vita regalandoci un romanzo accorato e di valore che è un piacere leggere. La storia che ho preferito tra le tre è stata senza dubbio quella di Giovanna D'arco in cui – secondo me – la Shorr si è superata, ma so anche che, dopo questo libro, rileggerò Jane Austen con occhi diversi.
Davvero un'ottima lettura.

Opera recensita: "L'ora del destino" di Victoria Shorr
Editore: SEM-Società editrice Milanese, 2019
Genere: narrativa straniera
Pagine: 285
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 13 luglio 2019

RECENSIONE: AGATA BAZZI - LA LUCE è Là


Sinossi:
La famiglia Ahrens è protagonista di una stagione magnifica nella storia di Palermo: la “Palermo felicissima” del primo Novecento. Albert, il patriarca arrivato nel 1875 dalla Germania, diventa un entusiasta imprenditore di successo e sposa Johanna Benjamin, che sarà la madre dei suoi otto figli. Fra campagna e città fa costruire una superba villa sulla cui facciata spicca la scritta lik dör (“La luce è là”), e sono anni di prosperità, di successo, di unità.
Seguono in sequenza eventi che intaccano la serenità della famiglia: il terremoto di Messina, la Prima guerra mondiale, la morte dei due figli maschi, e infine le leggi razziali che restituiscono gli Ahrens alla loro identità ebraica.
Lo sfacelo economico conduce a un declino che non impedisce a Marta, Vera, Berta e Margherita di portare innanzi la “luce” dei valori che hanno sempre ispirato la famiglia: coraggio, dignità, rigore, speranza. La fusione fra storie individuali e Storia movimenta il quadro di una saga che lascia al centro almeno tre figure femminili memorabili: Johanna, intrepida e saggia costruttrice di fortune accanto al marito; Marta, afflitta da una severa sordità che non le impedisce di “sentire” dove va il mondo e di governare gli affari; Vera, ispirata dalla determinazione che era stata del padre.
Una saga famigliare maestosa. Una Palermo “tedesca”. Una città operosa e prospera che il tempo ha quasi cancellato. Un coro femminile che non si dimentica.
Agata Bazzi è una discendente della famiglia Ahrens: questa storia è ispirata dal ritrovamento di un diario e dai racconti ascoltati.

Commento:
La luce è là è l'iscrizione che ancora oggi è possibile ammirare sulla facciata di villa Ahrens a San Lorenzo dei Colli, vicino a Palermo. E' un'iscrizione importante, disegnata e fatta realizzare da Albert Ahrens il capostipite della grande famiglia le cui vicende sono raccontate in questo libro: è una guida, un faro che conduce i tanti membri di quella famiglia attraverso le traversie della vita senza mai dimenticare la speranza. Il compito di raccontarci la storia di questa famiglia spetta proprio ad Albert – attraverso il suo diario realmente esistente – e a Marta, la figlia che per più tempo è stata accanto ai genitori, Albert e Joanna, presenza costante nelle loro vite ed osservatrice attenta dei cambiamenti anche minimi della famiglia.
Tutto cominciò quando, a Varell in Germania, Albert rimase orfano di padre a quindici anni. Intraprendente, desideroso di studiare le lingue straniere, lavorare e conoscere il mondo, Albert non si perdette d'animo e partì in cerca di lavoro. Dopo qualche anno travagliato giunse a Napoli e da lì a Palermo. Amò questa città, i suoi colori, suoni, profumi, la conobbe profondamente, nei suoi angoli più bui e miserevoli e in quelli più scintillanti; qui decise di stabilire i propri affari e di costruirsi una famiglia ed una vita. Lo fece sposando Joanna Benjamin, una donna colta, intelligente, oculata, sensibile, una compagna di vita, un'alleata complice ed una madre attenta, severa ma dolce. Fu la scelta vincente: da quel momento per gli Ahrens cominciarono decenni felici: la famiglia si fece ben volere da tutti, si integrò bene nella comunità, crebbe in numero ed affetto. Tutto andò bene finché la guerra e la morte non fecero la loro triste irruzione nella teutonica isola felice sulle colline della Conca d'oro. Ma la famiglia non è tale solo nei momenti felici: nonostante la sorte avversa e il destino ingiusto e non benevolo, gli Ahrens dimostrarono di avere valori e basi affettive solide che li mantennero uniti pur nella distanza e impedirono il loro declino.
La luce è là è una saga familiare intensissima, dalla quale traspare tutto il dinamismo, la passione per il progresso, l'amore per la cultura e l'abnegazione per la famiglia e il prossimo del quale la nostra società dovrebbe abbeverarsi a piene mani. Si respira, in questo libro, tutta la speranza che indusse Albert Ahrens a tuffarsi in questo mondo nuovo ed in continuo mutamento, in un'epoca – la seconda metà dell'Ottocento – in cui il futuro dell'Europa era incerto. Con oculatezza, prudenza ma anche sicurezza e lungimiranza un uomo e una donna uniti seppero creare una realtà solida, capace di accogliere e produrre. Agata Bazzi, discendente diretta di questa famiglia, narra oggi le vicende degli Ahrens per trattenerne e tramandarne la memoria, affinché ciò che fu non si perda nell'oblio. Ad una prima parte più stringata, quasi frenetica, basata esclusivamente sul diario di Albert, si sostituisce la narrazione di Marta, che l'autrice ha elaborato oltre che dal diario anche dai tanti racconti ascoltati e tramandati dalle donne della famiglia. Tante donne, in questa storia, che ancora una volta si dimostrano coraggiose, fiere, presenti e in grado di decidere con lungimiranza e prudenza. Un libro importante, perché è tratto da una storia vera e perché raccoglie testimonianze del nostro passato recente preziose ed inedite. Sarebbe stato davvero un peccato che questa storia affascinante e dolorosa fosse andata perduta. A noi, come ai discendenti futuri degli Ahrens, il compito di trasmetterla anche attraverso la lettura… perché non si dimentichi e si impari dalle buone esperienze di altri.

Opera recensita: "La luce è là" di Agata Bazzi
Editore: Mondadori, 2019
Genere: saga familiare, romanzo storico, testimonianza
Ambientazione: Sicilia, 1870 (circa)-1946 (circa)
Pagine: 372
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 31 maggio 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - SPETTRI


Sinossi:
Gengangere è il titolo originale di Spettri, uno dei drammi più significativi del teatro di Ibsen: uno dei testi che più fortuna ha avuto in ogni paese, e soprattutto in Italia, dove è stato a lungo rappresentato. Ibsen lo scrisse a Sorrento e a Roma nell’estate del 1881, cioè dopo Casa di bambola. Vi narrò le vicende di Helene Alving, una delle numerose figure femminili del suo teatro, che vivono passionalmente la loro esistenza. E Spettri è ancora una volta il dramma di una donna che non ha saputo sin dalla giovinezza ribellarsi alla menzogna. Si è sposata senza trasporto, ha tenuto celata agli occhi degli altri, in un segreto terribile, la corruzione del consorte: ed ora sconta nella maturità il peccato di non aver abbracciato, a suo tempo, la verità. Nell’etica di Ibsen chi non si batte per la verità contro l’ipocrisia è destinato a cadere: e a una sorta di fato inarrestabile lo colpisce, insieme ai propri congiunti, che pagano lo scotto di quella iniziale debolezza.

Commento:
"I peccati dei padri ricadono sui figli". E' questo il corollario della diagnosi che un eminente medico francese fa al giovane Oswald Alving. La diagnosi è sifilide e il giovane, sebbene provato, potrebbe anche capirla, consapevole di aver compiuto una vita dissoluta. Però quella sentenza riguardante i propri avi no, quella gli risulta proprio incomprensibile: suo padre era un sant'uomo, filantropo e venerato da anni in paese. Tornato a casa, in Norvegia, proprio per il decennale della morte del padre, però, il giovane si ritrova, suo malgrado, a scoprire una realtà ben diversa da quella che gli era sempre stata raccontata…
Un'opera teatrale che Ibsen scrisse due anni dopo la più celebre Casa di bambola e che richiama lo stesso filone concettuale: chi non si ribella ad un destino già scritto, poi dovrà pagarne le conseguenze insieme a chi gli è più caro. E' ciò che accade ad Helene, la madre di Oswald e moglie del defunto donnaiolo Alving, che per non essersi ribellata ad una decisione non sua vivrà una vita di sofferenze trascinando con sé anche il figlio.
Devo dire di aver apprezzato molto quest'opera, ben più di Casa di bambola: la trovo più lineare sia nell'esposizione che nella consequenzialità dei concetti. Si legge in pochissimo tempo e non risente, nello stile, del passare dei secoli… inoltre fa riflettere su temi e comportamenti tutt'altro che datati o superati. Dunque… consigliato.

Opera recensita: "Spettri" di Henrik Ibsen
Editore: vari, prima ed. 1881
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 83 (ed. Einaudi)
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 20 marzo 2019

RECENSIONE: HENRIK IBSEN - CASA DI BAMBOLA


Sinossi:
Per curare il marito, Nora in passato si è indebitata con un certo Krogstad. Per anni ha lavorato per pagare il debito, senza riuscire a liberarsene. Krogstad, che lavora nella banca di cui il marito di Nora è direttore, ricatta la donna perché gli ottenga una promozione. Quando il marito, che per altri motivi lo vorrebbe licenziare, viene a sapere tutto, si preoccupa solo della sua reputazione e rimprovera aspramente la moglie. La meschinità dell'uomo porta Nora a decidere di allontanarsi, per riflettere da sola su se stessa.

Commento:
Siamo in Norvegia nella seconda metà dell'Ottocento. La concezione della donna è di completa sottomissione al marito, di obbedienza, di completa dedizione al focolare: una donna-bambolina insomma. E' così che si sentì Nora, la protagonista, alla fine di quest'opera teatrale che a suo tempo fece molto discutere: non le era permesso neppure indebitarsi per salvare la vita al marito, eppure lo fece e quando questi scoprì tutto, si preoccupò solo dei problemi che lui avrebbe potuto avere, non una parola buona per lei, solo accuse e recriminazioni. A storia finita, poi, pretendeva che tutto tornasse come prima… fu questo che fece scattare l'orgoglio in Nora che comprese finalmente la propria condizione e la necessità di cambiar vita. Una storia semplice, una trama lineare, ma un finale di grande impatto. L'opera risente gli effetti del tempo ed oggi appare anacronistica, tuttavia i concetti espressi da Nora nel finale sono di estrema attualità e forza. Questa donna-bambolina si riscatta ed ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di diverso da ciò che gli altri vogliono.
Un'opera che si legge in poche ore, piacevole nonostante l'irritazione suscitata da Nora nella parte iniziale. Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma d'altro canto io lo leggo oggi… considerando l'epoca in cui è stato scritto, beh, è già tanta roba!


Opera recensita: "Casa di bambola" di Henrik Ibsen
Editore: Einaudi, prima ed. 1879
Genere: opera teatrale
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 93
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 7 marzo 2019

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - ARMADALE


Sinossi:
Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio. Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa». Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo, il cuore nero della più sensazionale fra le sensation novel vittoriane. Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento magistrale dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.

Commento:
Superstizione, sogno, fatalismo, vendetta ed amicizia sono gli ingredienti principali di questo lungo romanzo di Wilkie Collins uscito per la prima volta a puntate nel 1865. Il titolo è eloquente: Armadale è non solo il nome dei due ragazzi protagonisti di questo libro, ma il punto focale attorno al quale ruotano le vicende raccontate in queste ottocento pagine. Allan Armadale si chiama il padre beffato che nel prologo racconta al figlio neonato – che come da tradizione porta il suo stesso nome e cognome – la vicenda che lo lega indissolubilmente ad un suo omonimo dal quale dovrà, in futuro, tenersi lontano ad ogni costo. Questa famigerata lettera sarà il punto di partenza della storia appassionante qui raccontata con suspense e maestria. Ruolo chiave nel congiungere le strade di questi due giovani omonimi ce l'avrà il destino, il caso, la fatalità che li porterà ad incontrarsi: due giovani con lo stesso nome, ma con caratteri che non potrebbero essere più diversi, accomunati però da un unico grande valore che li salverà… l'importanza quasi viscerale che entrambi danno all'amicizia.
In estrema sintesi, il mio gradimento per questo romanzo si attesta un filo sotto ad altre opere dello stesso autore che ho amato, ma nonostante ciò "Armadale" mi è piaciuto molto: belli i personaggi – soprattutto Mindwinter, Bashwood, i due avvocati Pedgift, Mamma Oldershaw e l'indimenticabile Miss Gwilt, l'altra protagonista indiscussa di questa storia. Belle le ambientazioni, il back-ground culturale dell'Inghilterra di metà Ottocento, la suspense e il fatalismo che traboccano da queste pagine fin quasi ad assumere una propria dimensione, fino quasi a diventare personaggi viventi in grado di modificare le sorti dei protagonisti. Consiglio la lettura di questo libro che conferma Wilkie Collins come una delle voci più pregevoli del romanzo inglese dell'Ottocento.

Opera recensita: "Armadale" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, metà Ottocento
Pagine: 811
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.