simposio lettori copertina

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martedì 22 settembre 2020

RECENSIONE: ERNESTO DE MARTINO - SUD E MAGIA

Sinossi:

Una storia religiosa del sud, un'indagine etnologica che spiega perché il momento magico sia sopravvissuto nella vita culturale meridionale e come questa abbia partecipato consapevolmente alla grande alternativa tra "magia" e "razionalità" da cui è nata la civiltà moderna. De Martino esplora le sopravvivenze lucane di rozze pratiche di magia cerimoniale, quali fascinazione stregonesca, possessione, esorcismo, fattura, analizzando la struttura delle tecniche magiche, la loro funzione psicologica, il regime di esistenza che ne favorisce la riproduzione.

 

Commento:

Sud e magia è un complesso, ma interessante saggio in cui il famoso antropologo Ernesto De Martino indaga l'aderenza della magia nella cultura del Sud Italia. Attraverso un'approfondita ricerca etnografica corredata da molte testimonianze dirette, egli esplora la bassa magia lucana, il mondo dei masciari, delle fascinazioni e delle fatture, passa per un'accurata indagine storica e storiografica e traccia collegamenti con la iettatura napoletana. Sul finale del libro l'autore fa un accenno anche al tarantismo pugliese, al quale però dedicherà un'altra approfondita pubblicazione nel 1961, dal titolo La terra del rimorso. In Sud e magia De Martino mette in luce il legame strettissimo tra magia e religione: gran parte degli scongiuri lucani, ad esempio, è aperta e chiusa da preghiere cattoliche quali Pater, Ave e Gloria. È inoltre chiara la spiegazione che l'autore fornisce di certe manifestazioni magiche, fatture o fascinazioni, che in realtà sono proiezioni di paure o rielaborazioni di ricordi e fatti vissuti che trovano la loro espressione nei sogni o nel dormiveglia. Un saggio interessante perché consente di approfondire e dare un riscontro scientifico o quantomeno psicologico a credenze, superstizioni, curiosità, storie che abitano il passato e il background culturale di ogni meridionale. Personalmente, avevo da tempo in animo di leggere La terra del rimorso che riguarda più specificamente la mia terra, ma ho deciso di precederlo con la lettura di Sud e magia sia perché mi interessava l'argomento, sia per abituarmi alla scrittura di De Martino. Ora, a lettura conclusa, credo che in futuro leggerò senz'altro lo studio sul tarantismo che si preannuncia molto interessante, almeno al pari di questo.

 

Opera recensita: "Sud e magia" di Ernesto de Martino

Editore: Donzelli, prima ed. originale 1959

Genere: saggio etnografico

Ambientazione: Sud Italia

Pagine: 314

Prezzo: 34,00 € (10,00 € ed. economica Feltrinelli)

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

venerdì 28 agosto 2020

RECENSIONE: GIANPIERO BENEDETTO - IL CUSTODE DEL PONTE SUL BASENTO


Sinossi:
Il custode del ponte sul Basento è una favola moderna che racconta la storia di Iumara, vittima di un incantesimo, di un legame fortissimo con un fiume e di un ponte costruito negli anni 70, che per la sua forma particolare e la sua bellezza, è ancora oggi apprezzato in tutto il mondo grazie alla sua unicità. Sullo sfondo la Lucania e una città, Potenza, con le sue contraddizioni e con la voglia di alcuni di amarla e valorizzarla senza condizioni. Un quadro armonico, in un crescendo emozionale intenso. Un viaggio fantastico di storie vere, leggende, amori e colpi di scena.

Commento:
Favola moderna, racconto popolare, Il custode del ponte sul Basento racconta una storia suggestiva, intensa, vissuta. Una storia che sa di sacrifici, rinunce, cadute e ripartenze forzate, dure, faticose, ma necessarie. La storia di un popolo, quello lucano, e di una città, Potenza, che prostrato dalle disgrazie ha sempre saputo rinascere, abbeverandosi a quel fiume, il Basento, il più lungo del Meridione, che ha incanalato la sua energia, il suo impeto, trasformandoli in forza. Il protagonista è, quindi, il fiume, testimone delle tante traversie degli uomini, delle liti, degli amori finiti, di quelli appena nati e degli incidenti, come quello occorso a Iumara. Al tempo in cui rischiò la vita, Iumara era un ragazzino normale, vispo, ma in fondo timido; un gruppo di suoi coetanei credendosi più in gamba degli altri lo bullizzavano, così, per rispondere ad una provocazione, cadde nel fiume. Non ci sarebbe stata nessuna speranza per lui se una donna mai vista prima non si fosse offerta di salvarlo: era la Signora della sorgente del Basento e il prezzo chiesto per salvare la vita di Iumara era alto. Il ragazzo sarebbe diventato parte del fiume, vincolato ad esso in tutto, fisicamente e non solo. Da quel momento la vita di Iumara, salvata per un soffio, cambiò: egli divenne in grado di controllare l'acqua e di difendere il fiume da chiunque volesse danneggiarlo. Ma la sua strada sarà lunga e tante avventure gli occorreranno, tutte legate a doppio filo con la sua città. Quando Iumara soffriva, anche il fiume soffriva e viceversa, quando il ragazzo gioiva anche il fiume risplendeva… e il nostro Iumara ebbe sia motivi per soffrire che per gioire. Leggere la sua storia vuol dire entrare in connessione con una città, un territorio, un popolo e la sua anima, raccontata da chi la conosce, la vive e ne è a sua volta permeato. In questo secondo romanzo la prosa di Gianpiero Benedetto appare più consapevole, più accorata. Una buona lettura per una bella storia.

Opera recensita: "Il custode del ponte sul Basento" di Gianpiero Benedetto
Editore: Eretica edizioni, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Potenza
Pagine: 120
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 29 luglio 2020

RECENSIONE: CARLO LEVI - CRISTO SI è FERMATO A EBOLI


Sinossi:
"Eboli - dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo - e l'ultimo paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri, non si vive da cristiani, ma da animali". Dice Italo Calvino in uno dei due testi che introducono questo volume: "La peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all'interno del nostro tempo, è l'ambasciatore d'un altro mondo all'interno del nostro mondo. Possiamo definire questo mondo il mondo che vive fuori della nostra storia di fronte al mondo che vive nella storia. Naturalmente questa è una definizione esterna, è, diciamo, la situazione di partenza dell'opera di Carlo Levi: il protagonista di "Cristo si è fermato a Eboli" è un uomo impegnato nella storia che viene a trovarsi nel cuore di un Sud stregonesco, magico, e vede che quelle che erano per lui le ragioni in gioco qui non valgono più, sono in gioco altre ragioni, altre opposizioni nello stesso tempo più complesse e più elementari".

Commento:
In Cristo si è fermato a Eboli Carlo Levi, medico del Nord confinato in Lucania per la sua attività antifascista, raccoglie impressioni, descrizioni, fatti e misfatti di una terra molto lontana e diversa da quella da cui proviene. Prima a Grassano e poi a "Gagliano", Levi ha modo di comprendere la mentalità, le abitudini, i complessi e i vanti di un popolo – quello lucano – che rispecchia l'immagine, neanche tanto stereotipata, di un Sud gattopardiano, clientelare, stregonesco, legato alla terra, con un profondo, atavico complesso di inferiorità che talvolta sfocerà anche in vittimismo ed incapacità di reagire, ma che purtroppo poggia su basi storicamente oggettive.
Nella Lucania degli anni '30, dove non arrivano progresso e cambiamento, dove Roma sembra lontana e ostile, dove l'egoismo e l'interesse personale sembrano essere l'unico motore trainante, i contadini, l'ultimo stadio del tessuto sociale, il più numeroso, sono vittime consapevoli ma impotenti, con un fardello di ignoranza, lavoro e sfruttamento che tuttavia li rende fieri e, quando serve, ribelli nella disperazione. Con un lirismo che ricorda da vicino quello di Grazia Deledda in Canne al vento, Levi descrive con l'occhio di un osservatore attento e partecipe, la realtà difficile con cui si ritrova a convivere, una realtà fatta di lavoro, umiltà e ospitalità. Una lettura da consigliare e su cui tornare, un'opera importante che descrive un Meridione non troppo diverso da quello di oggi.

Opera recensita: "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi
Editore: Einaudi, prima ed. 1945
Genere: letteratura italiana
Ambientazione: Lucania
Pagine: 272
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 4 giugno 2019

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE


Sinossi:
Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente. Lui è Sante Bruno, architetto con entrature che contano. Lei, Floriana Montemurro, una ragazza bellissima, figlia di un potente notabile. Il duplice omicidio scuote la monotonia di una provincia in cui il pettegolezzo vola di bocca in bocca e le lingue sono affilate come rasoi. Indagare sul caso tocca a Loris Ferrara, magistrato in crisi che vuol rifarsi una vita, e all'anatomopatologa Viola Guarino. Abilissima nel leggere la scena del crimine, convinta sostenitrice dei metodi scientifici d'indagine, la Guarino ha un sesto senso prodigioso. "Strega" la chiamavano da bambina. "Strega" pensano oggi di lei i suoi concittadini. E del resto, è la nipote di Menghina, celebre lamentatrice funebre della Lucania, una che ha trasformato la morte in professione e di stranezze se ne intende. Turbata dai sentimenti che prova per l'ombroso Ferrara, Viola si getta a capofitto nell'inchiesta. Mentre incombono i preparativi per Matera 2019 Capitale della Cultura e il futuro si porta appresso milionarie speculazioni sugli antichi Sassi, dovrà confrontarsi con i misteri di un Sud in cui tutto sta cambiando anche se nulla cambia mai davvero. Piera Carlomagno svela, con eleganza e discrezione, il male profondo di una terra insieme ai tormenti e alle malinconie delle donne che la abitano.

Commento:
Giugno 2018. Durante l'allestimento di uno spettacolo, la regista Lara Venosa sta osservando il paesaggio dell'entroterra tra Matera e Potenza, vicino a Pisticci… posando casualmente lo sguardo su un inghiottitoio – una gola tra i calanchi – nota due corpi aggrovigliati. Sono i corpi di Floriana Montemurro e e Sante Bruno, gli amanti di Tinchi, e quello è il loro ultimo abbraccio, ultimo tentativo di fuggire alla barbara crudeltà del loro assassino. Ma capire chi li ha uccisi è più difficile del previsto. Il rigido ed attraente sostituto procuratore Loris Ferrara viene da fuori, da Napoli, e non la conosce questa terra; non aveva previsto che in questa città tutti parlassero tra loro, ma nessuno con la polizia; non aveva previsto che non ci fossero strepiti, urla, che tutto venisse accettato quasi con rassegnazione… non la conosce lui la rassegnazione con cui i lucani da tempo immemore accettano i soprusi, le prevaricazioni, le offese fatte a loro ed alla loro terra bellissima e martoriata. Per aiutarlo a risolvere un caso che si complica sempre più e che minaccia di travolgerlo, ci vorrà la tenacia, l'intraprendenza e l'amore per la sua terra che solo una nativa del luogo, intelligente, fiera e un po' strega può avere. E' questo e molto altro, Viola Guarino, la consulente della procura che lo affiancherà – anzi lo guiderà – nelle indagini, uscendo dai binari del suo lavoro prettamente scientifico e parlando con la gente, coi suoi conterranei, osservandone comportamenti e tacite manifestazioni di forza o debolezza. E' una donna del Sud, Viola, come lo è Floriana, la giovane vittima con cui la dottoressa si sente da subito legata. Sarà empatizzando, quasi comunicando con lei, morta per non essersi piegata alla mentalità del posto, che Viola scoverà chi ha ucciso lei e il suo amante. Tra gli interessi suscitati dal riconoscimento di Capitale europea 2019 e l'atavico immobilismo tutto meridionale di chi si crogiola nelle sue bellezze e non accetta il cambiamento, la giornalista Piera Carlomagno ci regala un noir potente, strettamente radicato nella terra che descrive e connesso all'anima dei personaggi delineati, specialmente quelli femminili. Un ottimo libro, in fondo meno cruento di quanto potrebbe suggerire il titolo; una bella lettura, ottima per i caldi pomeriggi d'estate, che ci permette di conoscere meglio una terra meravigliosa e schiva, in bilico – un po' come tutto il nostro amato Sud - tra superstizione e materialismo. Davvero consigliato.

Opera recensita: "Una favolosa estate di morte" di Piera Carlomagno
Editore: Rizzoli, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Matera, Basilicata
Pagine: 300
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.