simposio lettori copertina

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giovedì 20 maggio 2021

RECENSIONE: MILENA AGUS & LUCIANA CASTELLINA - GUARDATI DALLA MIA FAME

            Sinossi:

È forse la prima volta che un avvenimento, in questo caso un efferato delitto, viene raccontato in uno stesso libro da due voci contrapposte che entrano nella pelle della vittima o dell’aggressore. Nella Puglia del dopoguerra, terra di passaggio dove si incontrano reduci, transfughi, tedeschi e alleati, in occasione di un comizio di Giuseppe Di Vittorio, politico e sindacalista, avviene un linciaggio. Milena Agus e Luciana Castellina entrano nei fatti, ciascuna con la propria passione e la propria ragione, minuziosamente documentate. Milena Agus penetra nel palazzo delle vittime, e le ricrea con la sua smagliante e amorosa immaginazione, mentre Luciana Castellina ricostruisce la storia di quegli anni, assai poco nota, e le circostanze che fecero di una folla di poveri braccianti e delle loro donne dei feroci assassini: una all’interno, l’altra all’esterno, in due superfici che si toccano senza conoscersi, il palazzo e la piazza, e che quando vengono a contatto, esplodono.

 

Commento:

Guardati dalla mia fame è un libro tanto particolare quanto interessante: partendo da un fatto realmente accaduto ad Andria nel 1946 – l'assassinio di due delle quattro sorelle Porro – due autrici, tratteggiano la storia e il contesto socio-culturale della Puglia di quegli anni, uno scenario elettrico e pronto ad esplodere al minimo contatto, come poi effettivamente accadde.

Se, con prosa vividissima e grande immaginazione e capacità di calarsi nell'atmosfera e nella mentalità dell'epoca, Milena Agus riesce a tracciare un ritratto fantasioso, ma – c'è da crederlo – piuttosto fedele delle vittime, del loro modo di pensare (o di non pensare) e del loro ambiente, Luciana Castellina, con piglio giornalistico, decisamente più realista, tecnico eppure allo stesso modo coinvolgente, racconta una storia poco conosciuta di guerra civile, ribellione, sollevazione popolare contro gli agrari, gli oppressori, i possidenti. Entrambe le facce di questa storia ci mostrano, con drammatica chiarezza, come le voci a lungo non ascoltate, la disperazione, la fame, la miseria più nera possano armare gli uomini e le donne di una forza più distruttiva delle armi più potenti, innescando quelle reazioni a catena che portano, invariabilmente, a delitti solo apparentemente inspiegabili. Guardati dalla mia fame è, a partire dal titolo, una narrazione attenta, puntuale, accurata ed intensa di una pagina troppo poco conosciuta della storia pugliese ed italiana, che oltre ad intersecare altre storie richiamate in altri libri (e penso a quel treno dei bambini che da Napoli portava in Emilia di cui ci parlava Viola Ardone), ci induce a riflettere su un'altra tappa di quell'annosa "Questione meridionale" che da tempo immemore affligge le regioni del Sud, le cui radici affondano in secoli di sfruttamento, abuso, depauperamento, rinfocolato da sempre nuove angherie. Da leggere, assolutamente.

 

Opera recensita: "Guardati dalla mia fame" di Milena Agus e Luciana Castellina

Editore: Nottetempo, 2014

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Puglia, anni 40

Pagine: 216

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

martedì 29 dicembre 2020

RECENSIONE: LUCA BIANCHINI - BACI DA POLIGNANO

    Sinossi:

Ninella e don Mimì si sono sempre amati, anche se le loro vite hanno preso da molto tempo strade diverse. Da giovani le loro famiglie si erano opposte al matrimonio, a sposarsi invece sono stati i rispettivi figli Chiara e Damiano. Gli anni passano e davanti a don Mimì Ninella resta sempre una ragazzina. L’arrivo di una nipotina, anziché avvicinarli, sembra averli allontanati ancora di più, anche perché Matilde, l’acida moglie di don Mimì, fa di tutto per essere la nonna preferita, viziando a dismisura quella che tutti chiamano semplicemente “la bambina”. La situazione cambia all’improvviso quando Matilde perde la testa per Pasqualino, il tuttofare di famiglia. Mimì decide così di andare a vivere da solo nel centro storico di Polignano: è la sua grande occasione per ritrovare Ninella, che però da qualche tempo ha accettato la corte di un architetto milanese. Con più di cento anni in due, Ninella e Mimì riprendono una schermaglia amorosa dall’esito incerto, tra dubbi, zucchine alla poverella e fughe al supermercato. Intorno a loro, irresistibili personaggi in cerca di guai: Chiara e Damiano e la loro figlia che li comanda a bacchetta; Orlando e la sua “finta” fidanzata Daniela; Nancy e il sogno di diventare la prima influencer polignanese; la zia Dora, che corre dal “suo” Veneto per riscattare l’eredità contesa di un trullo. Dopo Io che amo solo te e La cena di Natale, Luca Bianchini torna a raccontare la “storia infinita” tanto amata dai suoi lettori. Tra panzerotti e lacrime, viaggi a Mykonos e tuffi all’alba, i suoi protagonisti pugliesi continuano a sbagliare senza imparare mai niente – ma questo è il bello dell’amore – sotto il cielo di una Polignano che ha sempre una luce unica e inimitabile.

 

Commento:

Beh, non potevo lasciare che l'anno si chiudesse senza aver letto Baci da Polignano, il terzo libro di Luca Bianchini con protagonisti Ninella, Don Mimì, Chiara, Damiano e tutta la deliziosa combriccola dei polignanesi. Che posso dirvi? Io adoro questi personaggi, l'ambientazione, la delicatezza e la profondità mascherata da leggerezza con cui Bianchini racconta le vicende di queste persone, storie così uniche e così comuni da essere plausibilissime, realistiche e perciò ancor più belle. Mi ha fatto molto piacere ritrovare tutti i personaggi dei due libri precedenti e ancor di più ho apprezzato che, al netto degli errori di tutti, abbiano saputo imparare dalle loro fragilità e, infine, ritrovarsi. Davvero una bella storia che non posso non consigliare, insieme agli altri due volumi, Io che amo solo te e La cena di Natale.

 

 

Opera recensita: "Baci da Polignano" di Luca Bianchini

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Polignano

Pagine: 240

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

martedì 22 settembre 2020

RECENSIONE: ERNESTO DE MARTINO - SUD E MAGIA

Sinossi:

Una storia religiosa del sud, un'indagine etnologica che spiega perché il momento magico sia sopravvissuto nella vita culturale meridionale e come questa abbia partecipato consapevolmente alla grande alternativa tra "magia" e "razionalità" da cui è nata la civiltà moderna. De Martino esplora le sopravvivenze lucane di rozze pratiche di magia cerimoniale, quali fascinazione stregonesca, possessione, esorcismo, fattura, analizzando la struttura delle tecniche magiche, la loro funzione psicologica, il regime di esistenza che ne favorisce la riproduzione.

 

Commento:

Sud e magia è un complesso, ma interessante saggio in cui il famoso antropologo Ernesto De Martino indaga l'aderenza della magia nella cultura del Sud Italia. Attraverso un'approfondita ricerca etnografica corredata da molte testimonianze dirette, egli esplora la bassa magia lucana, il mondo dei masciari, delle fascinazioni e delle fatture, passa per un'accurata indagine storica e storiografica e traccia collegamenti con la iettatura napoletana. Sul finale del libro l'autore fa un accenno anche al tarantismo pugliese, al quale però dedicherà un'altra approfondita pubblicazione nel 1961, dal titolo La terra del rimorso. In Sud e magia De Martino mette in luce il legame strettissimo tra magia e religione: gran parte degli scongiuri lucani, ad esempio, è aperta e chiusa da preghiere cattoliche quali Pater, Ave e Gloria. È inoltre chiara la spiegazione che l'autore fornisce di certe manifestazioni magiche, fatture o fascinazioni, che in realtà sono proiezioni di paure o rielaborazioni di ricordi e fatti vissuti che trovano la loro espressione nei sogni o nel dormiveglia. Un saggio interessante perché consente di approfondire e dare un riscontro scientifico o quantomeno psicologico a credenze, superstizioni, curiosità, storie che abitano il passato e il background culturale di ogni meridionale. Personalmente, avevo da tempo in animo di leggere La terra del rimorso che riguarda più specificamente la mia terra, ma ho deciso di precederlo con la lettura di Sud e magia sia perché mi interessava l'argomento, sia per abituarmi alla scrittura di De Martino. Ora, a lettura conclusa, credo che in futuro leggerò senz'altro lo studio sul tarantismo che si preannuncia molto interessante, almeno al pari di questo.

 

Opera recensita: "Sud e magia" di Ernesto de Martino

Editore: Donzelli, prima ed. originale 1959

Genere: saggio etnografico

Ambientazione: Sud Italia

Pagine: 314

Prezzo: 34,00 € (10,00 € ed. economica Feltrinelli)

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

giovedì 6 agosto 2020

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - CHI TROPPO VUOLE (MAZZACANI 03)

Sinossi:

In una baraccopoli di immigrati vicino a Foggia viene scoperta una fossa comune con cinque corpi sepolti parecchi anni prima, una testa in decomposizione (quella di un mafioso della Sacra Corona Unita, Gianni Palano) e il cadavere ancora caldo di Paula, una prostituta rumena, a cui il killer ha intagliato una stella sulla fronte accanto al foro di entrata del proiettile, quasi volesse lasciare una firma. Nelle ore successive, a Bari viene ucciso il candidato alla carica di governatore regionale Marcellino Danza, foggiano, erede di un impero politico insieme a sua sorella, la baronessa Danza. Teresa Buonamica, capo della Direzione Regionale Antimafia di Puglia, apre un’indagine nel tentativo di svelare il complicato rebus che lega tutti quei morti. Quando Mazzacani viene tirato in causa, non dirà tutto quello che sa, ovvero di aver riconosciuto nell’intaglio a stella la mano di chi ha messo fine alla Banda dei Santi, la formazione di banditi non affiliati alla Sacra Corona Unita di cui era a capo. Comincerà così, con il secondo Luigi Mascione sempre al fianco, la sua personale caccia all’uomo in cerca di vendetta. Come un cerchio del passato che si chiude, il terzo caso del bandito Mazzacani racconta gli intrighi politici, gli interessi economici e le strategie criminali che brillano nel sole del Tavoliere.

 

 

Commento:

In Puglia il clima è caldo: ci sono le elezioni regionali, serve l'appoggio di tutti, anche di quei personaggi di cui di solito non si vorrebbe sbandierare l'amicizia. Poi si sa, certi personaggi amano il comando, se ci sono intrighi e manovre poco chiare loro ci sguazzano, conoscono tutti, possono essere utili. Di solito, questi soggetti però sono suscettibili, hanno un prezzo alto, bisogna tenerseli buoni, farseli amici. Così, quando un candidato governatore viene ucciso, è inevitabile chiedersi a chi abbia pestato i piedi, con chi fosse in combutta, chi voleva fargli del male. E si palesa l'urgenza di serrare i ranghi, trovare un altro candidato forte, sponsorizzarlo, muovere fili, sentire amici, stringere accordi… E nel frattempo, alle porte di Foggia, un incendio ad alcune baracche ha portato alla luce una fossa con alcuni cadaveri, uno dei quali, recente, appartiene ad una prostituta rumena, e una testa mozzata che decisamente non avrebbe dovuto essere lì: è riconducibile alle cosche sacriste del brindisino, in particolare alla faida ai vertici tra De Guido e Senese. Ma cosa c'entra Zi Nino De Guido che peraltro è in carcere a Lecce e Oronzo Senese qui, nel Gargano? Che ruolo ha il Tricheco – il boss di Manfredonia - e soprattutto il dottor Brenna, il faccendiere della Ndrangheta in tutta questa storia? E soprattutto, perché qualcuno cerca di tirare in mezzo anche Carlo Mazzacani e Luigi Mascione? Queste le domande che, da fronti diversi, si pongono la procuratrice della DRAP Teresa Buonamica e il suo fido agente Carlucci, Miriam del Re, una giornalista sveglia e intraprendente, e non ultimo lo stesso Mazzacani, lui che in mezzo alle diatribe dei sacristi proprio non ci vuole stare. A forza di indagare, cercare tra le righe, seguire tracce, ciascuno troverà le sue risposte, anche se per qualcuno il prezzo da pagare sarà molto, molto alto. E intanto si delinea un quadro complesso, un equilibrio labilissimo che può saltare in aria da un momento all'altro, basta una pallottola all'uomo sbagliato, una parola di troppo, uno sgarbo anche minimo e la bomba sarà innescata. Ma se non si cede all'impulsività, se si sa aspettare e si agisce nel modo e nei tempi giusti, tutto troverà il suo posto, arriveranno le risposte e, per chi la cerca, anche la vendetta.

Chi troppo vuole è la terza indagine tutta speciale del bandito Mazzacani e del suo secondo, il gigante Luigi Mascione, due che non bisogna cercare di fregare, due che non bisogna provare a tirare in mezzo perché loro hanno la loro etica, i loro obiettivi e soprattutto sanno usare il cervello e, a modo loro, pure il cuore. In una Puglia bellissima, martoriata e più viva che mai, il confine tra giustizia e legge, tra verità e interesse è sempre più labile. Nessuno è perfetto, ma ciascuno, a suo modo, fa il meglio che può per onorare il suo personale concetto di giustizia: lo fa la Buonamica, supponente e competente come pochi; lo fa Carlucci, seppur con lo sguardo velato dai suoi preconcetti; lo fanno Mazzacani e Mascione con cui, sebbene uccidano, sparino, brighino come gli altri, è impossibile non empatizzare. Un altro capitolo di una saga appassionante che, dietro la fiction, racconta problemi, situazioni, dinamiche estremamente concrete e reali in una terra ben lontana dall'essere solo una vetrina per turisti. Consiglio certamente Chi troppo vuole, ma a chi ne fosse incuriosito consiglio di leggere prima i precedenti due volumi, Tutto torna e Nessuno uccide la morte.

 

Opera recensita: "Chi troppo vuole. Mazzacani trova la sua vendetta" di Leonardo Palmisano

Editore: Fandango, 2020

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Puglia        

Pagine: 256

Prezzo: 17,00 €

Co    nsigliato: sì

                Voto personale: 8,5.

 

    

giovedì 29 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - NESSUNO UCCIDE LA MORTE (MAZZACANI 02)


Sinossi:
È quasi Natale quando Elia Colucci, camorrista malato di Sla, sparisce mentre sta andando a incontrare in una valle della Calabria gli 'ndranghetisti, con cui deve discutere del futuro di Tamburi, il rione di Taranto di cui è a capo, l'unico rimasto fedele alle famiglie napoletane. Ad accompagnarlo il suo giovane fidanzato Matteo Maltempo che in Valle d'Itria gestisce un commercio illegale di alcolici sotto la copertura di una comunità spirituale. Dopo quell'incontro, di Colucci si perdono le tracce, mentre di Maltempo viene ritrovato il cadavere che porta i segni inequivocabili di una tortura violenta, quasi si fosse trattato di un omicidio rituale. Carlo Mazzacani è stato costretto a rimanere in Sardegna, lontano dal suo compare Luigi Mascione, ma alla notizia della scomparsa di Elia decide di tornare: Elia è un amico, quando il bandito è stato in pericolo lo ha sempre aiutato. Mentre camorristi e 'ndranghetisti cercano di spartirsi la Valle d'Itria e la procuratrice Buonamica collabora con la Pm di Catanzaro per venire a capo dell'assassinio di Maltempo, Mazzacani si mette alla ricerca di Elia, determinato a trovarlo prima dei suoi molti nemici e prima delle forze dell'ordine. Ma qualcosa in quello che scopre non lo convince, la chiave per risolvere questo caso è nascosta tra i trulli della comunità con cui faceva affari Maltempo e tra i segreti della sua guida spirituale, una misteriosa vecchia signora di nome Alina Desiati. Con «Nessuno uccide la morte» Leonardo Palmisano ci regala la seconda avventura del bandito più scorretto, più ricercato e più leale della letteratura italiana. Un thriller su amore e amicizia.

Commento:
L'ultima volta che l'avevamo incontrato, in estate, Carlo Mazzacani era in Sardegna, tra le braccia di Isabella Udda. E lì lo ritroviamo qualche mese dopo, in mano una bottiglia di vino rosso invece che bianco, inquieto ed annoiato, impossibilitato a lasciare l'isola per le restrizioni che gli ha posto la procuratrice Buonamica. Se vuole rimanere libero, Mazzacani deve restare lontano da Mascione, il Gigante, il suo socio, quindi non può tornare in Puglia. Ma davanti al richiamo dell'amicizia, per Mazzacani non c'è divieto che tenga: quando scopre che si sono perse le tracce di Elia Colucci, il suo amico fraterno a capo del clan che domina Taranto, Mazzacani torna in Puglia e si mette alla sua ricerca. Ma sono in tanti a cercare Colucci e quando viene ritrovato il cadavere trucidato del suo giovane compagno, Matteo Maltempo, gli interrogativi si fanno ingombranti. La situazione è instabile, la piazza è molto ambita, la faida tra napoletani e calabresi per il dominio su Taranto e sui traffici di droga sull'Adriatico è apertissima, le cosche locali sgomitano prepotentemente, gli equilibri sono instabili e polizia e procura devono muoversi in fretta. Ma a Carlo Mazzacani il potere non interessa, lui i Boss li ritiene infidi e ottusi, lui tiene solo alla libertà e agli amici. Non lo capiscono, l'agente Carlucci e la procuratrice Buonamica, che a lui interessa solo questo. Lo sa bene, invece, il Gigante, Luigi Mascione, che sarà al suo fianco in questa ricerca serrata e pericolosa. E sembra banale da dire, ma è bella questa saga che ha per protagonista un bandito, un indipendente, uno corretto tra gente che non si fa scrupoli a fare sgambetti, scavalcare, forzare, ingannare, uccidere per il potere. E' bella perché Leonardo Palmisano è riuscito nella difficile impresa di raccontare con lucido disincanto un mondo duro e implacabile, senza però tralasciare il territorio, i personaggi con le loro fragilità, i valori che guidano le loro scelte. E non si può non parteggiare, non legarsi – in qualche modo – a questa coppia di banditi leali e con un codice di valori personali che li identifica e che li distingue dagli altri. E pazienza se la parte dei "cattivi" - o quantomeno antipatici - la fanno i tutori dell'ordine e della legge.
Ha tanto da dire, Mazzacani, perciò non vedo l'ora di leggere ancora di lui, di Mascione, della mia Puglia e… perché no, anche della Buonamica che (mannaggia a iddhra) mi fa sempre venire voglia di dolce! 😊

Opera recensita: "Nessuno uccide la morte. Mazzacani sulle tracce di Colucci" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 286
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 26 agosto 2019

RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - TUTTO TORNA. LA PRIMA INDAGINE DEL BANDITO MAZZACANI


Sinossi:
Maria, l’adorata nipotina del boss di Sacra Corona Unita Nino De Guido, detto ‘Zi Nino, è stata rapita. Un solo uomo può ritrovarla, uno a cui non è rimasto niente da perdere perché ha già perso tutto, un fantasma. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non si è mai affiliato alla Sacra Corona, e per questo è stato punito. La sua banda è stata massacrata e lui è fuori dal giro.
Sulle tracce della bambina, c’è anche un losco commissario che tiene in scacco Mazzacani e che lo costringe a lavorare per lui come prezzo per la sua scomoda libertà. Ad affiancare Mazzacani nella sua ricerca, un membro della sua vecchia banda, il Gigante, e una giovane Pm che nella storia vuole vederci chiaro, a costo di scontrarsi con pezzi deviati della giustizia. La bambina è probabilmente finita nelle maglie del traffico pedopornografico. Durante la lunga ricerca, il bandito incrocia e scappa da pezzi interi della criminalità organizzata del sud Italia – la Sacra corona unita, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Mafia albanese e l’Anonima sequestri, incontra le cosche in guerra che si spartiscono il territorio con la connivenza dei politici e gli affari, soprattutto quelli legati alla legalizzazione della marijuana.
La prima indagine del bandito Mazzacani inaugura l’esordio alla narrativa di uno dei giornalisti d’inchiesta più talentuosi del paese. Leonardo Palmisano unisce le sue competenze di giornalista di cronaca giudiziaria e malavita con il piacere e il piglio del racconto d’azione. Un romanzo che guarda alla grande serialità televisiva americana, da Breaking bad a True detective, passando per le nostrane Montalbano e Suburra. Mazzacani non è un eroe, non è un giusto, e per questo riuscirà a portare il lettore dove nessun commissario lo ha mai portato prima.

Commento:
Noir cruento, giallo italiano, thriller ricco di suspense, possibile sceneggiatura per una serie Crime… non è facile classificare questo primo caso di Carlo Mazzacani, perché probabilmente va al di là di sottogeneri e sottocategorie. E per la verità anche parlare di "caso" forse in questo frangente è improprio: Carlo Mazzacani non è un tutore della legge, non è un magistrato, non è un "buono" nel senso universale del termine. Mazzacani è un bandito, un cane sciolto, uno che non ha mai voluto affiliarsi alla Sacra Corona Unita perché ama la libertà, vuole agire per proprio conto, si muove nei meandri, nella zona grigia tra cosche e Stato, tra la banda dei Santi e la DRAP – la procura antimafia di Puglia. E' qui che lo troviamo all'inizio del romanzo, tirato di nuovo in mezzo alla mischia  da colui che lo tiene in scacco, il corrottissimo commissario Curiale che ha bisogno di lui perché Mazzacani sa molte cose. Accanto a lui c'è il Gigante, Luigi Mascione, ex pugile socio del bandito: sarà a loro che si rivolgerà Zi Nino de Guido per ritrovare Maria, la sua nipotina rapita e sequestrata. Tra agguati e trappole, tra un bicchiere di bianco e un tiro al piattello, con le cosche nemiche e la procura alle calcagna, Mazzacani dovrà brigare molto per sapere dove si trova la ragazzina e anche qualora la trovi… beh, nulla è detto e mai niente e nessuno è ciò che sembra. Un noir crudo, duro e realistico, ambientato tra le province di Brindisi e Bari, nella terra di mezzo in cui Camorra, 'Ndrangheta e mafie estere puntano al dominio. Un libro che avvince e cattura, forse per il linguaggio spesso indurito da espressioni in dialetto anche stretto, forse per la tensione crescente, forse per la particolarità che contraddistingue il romanzo, ossia il fatto che qui non ci sono personaggi "buoni", ma tutti cattivi, alcuni meno di altri… persino la golosa e ambiziosa procuratrice Buonamica non si fa scrupoli ad usare, quando serve,  metodi rischiosi e spregiudicati a danno di altri. Con sicurezza e competenza Leonardo Palmisano affronta l'intricata rete dei rapporti tra famiglie e clan della SCU in una terra che troppo spesso ne dimentica la presenza silenziosa, ma efficace. E tra equilibri fragili e regole antichissime che cedono il posto a nuovi metodi, ancora una volta Mazzacani scopre che la libertà si paga a caro prezzo e che nessuno, per quanto sia potente, frega la morte… e che tutto torna nella vita, anche l'amore.


Opera recensita: "Tutto torna. La prima indagine del bandito Mazzacani" di Leonardo Palmisano
Editore: Fandango, 2018
Genere: noir
Ambientazione: Puglia
Pagine: 223
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 14 aprile 2019

RECENSIONE: SIMONA CASTIGLIONE - L'ETà DEL FERRO


Sinossi:
Di fronte a un aperitivo, nel cuore di Bari, Barbara e Lucrezia si ritrovano, assieme a un vecchio compagno di studi in sedia a rotelle, dopo oltre vent'anni: Barbara ora vive a Milano e conduce un'esistenza fatta di delusioni e solitudine, Lucrezia è sempre bellissima nonostante la malattia progressiva che la affligge l'abbia resa quasi cieca. È la ricorrenza della morte della loro più cara amica ad averle ricongiunte: Lucrezia, Barbara e Mariarosa, un trio inseparabile sin dalla scuola media. E assieme sono cresciute, facendosi largo tra i dolori e le ingiustizie di questo mondo a testa alta e con un amaro sorriso, hanno vissuto le prime scoperte e le prime trasgressioni, le delusioni e le violenze della dura età del ferro, l'adolescenza, vissuta tra famiglie assenti, padri violenti e austeri, personaggi subdoli e amori pericolosi. Sullo sfondo, si muove una Puglia viva e cupa di fine anni Ottanta, tra buona musica, campi di ulivi assolati, il morbo dell'eroina, la mafia, i tradimenti e la paura di un futuro incerto. Il desiderio di andare a fondo e di scoprire, attraverso il diario di Mariarosa, i veri motivi della sua morte porterà Barbara e Lucrezia a rivangare il passato e le condurrà alla riscoperta dei valori dell'amicizia. In un continuo alternarsi di piani temporali e rincorrersi di dettagli e ricordi, la scrittura cruda e potente di Simona Castiglione afferra il lettore per un braccio e lo costringe a guardare, a pensare, a vivere quanto narrato sulla pagina, restituendogli tutte le emozioni prepotenti e delicate di un periodo chiave della vita.

Commento:
L'età del ferro è un romanzo crudo, potente, che si impone al lettore e lo cattura suo malgrado; è, in sintesi, un romanzo che non è scritto per piacere, ma per colpire dritto e duro. Dritto e duro, proprio come la droga, la malavita, il sesso denaturato di ogni piacere, le botte, i rifiuti, i non detti, la competizione, le ingiustizie, i rapporti morbosi e i complessi di inferiorità hanno segnato le vite delle tre protagoniste e di tanti ragazzi nella Puglia degli anni Ottanta. C'è tutto questo e molto altro in queste pagine: ci sono i sogni spezzati, le amicizie andate a rotoli, gli amori mancati e una morte pesante e dolorosa che, a distanza di venticinque anni, ancora tormenta chi c'era e non ha potuto impedirla. E più di tutto ci sono le vite di tante persone forgiate nell'età più difficile, l'adolescenza, dalla durezza, dal degrado di un mondo che da loro pretende ma si cura poco o niente… a cominciare dalle famiglie. L'età del ferro è un libro scritto magnificamente, Simona Castiglione è stata bravissima a rendere con lucida chiarezza una realtà che non doveva essere ammorbidita, edulcorata. Ci ha raccontato, in queste pagine, una storia di fantasia che risulta, però, estremamente realistica nella sua angosciosa precisione; personaggi tratteggiati con perizia ed accuratezza in un caos voluto di storie e di intrecci. Dicevo che è un libro scritto magnificamente, però non posso affermare che sia un bel libro, anzi dirò di più: non mi è piaciuto e non lo rileggerei. Eppure lo consiglio, perché è una lettura da affrontare almeno una volta, perché la realtà è là e non si può ignorare, perché un libro non deve piacere per forza, ma deve trasmettere qualcosa e questo, credetemi, non avrebbe potuto né dovuto essere diverso da ciò che è.

Opera recensita: "L'età del ferro" di Simona Castiglione
Editore: Morellini, 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: provincia di Bari-Milano, anni 80-giorni nostri
Pagine: 246
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 13 aprile 2019

RECENSIONE: MARIA PIA ROMANO - LA CURA DELL'ATTESA


Sinossi:
«Non era nuda abbastanza se non scioglieva i capelli. Lui la obbligava a farlo, ogni volta». Davide è stato per Alba la rivelazione della pulsante voce della vita, la scoperta dell'amore che s'incide sulla pelle, per la prima volta. Nel trascorrere degli anni lei ha cercato di scacciare l'immagine inopportuna di un volto riemergente dal passato, è diventata una donna decisa e brillante: un ingegnere capace di spiegare ai suoi studenti il mondo dei motori disegnando alla lavagna curve perfette come il suo grembo, tenero portatore di nuova vita. Nell'attesa, Alba sfoglia le pagine della sua esistenza: l'infanzia chiusa nel cerchio perfetto della sua casa, gli anni a Ruvo di Puglia, poi il trasferimento nel Salento, la dedizione allo studio, le oscillazioni dell'animo. E lo sguardo innamorato di Filippo, il suo presente. Cos'è l'amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude? Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all'improvviso? Le grandi storie come questa possiedono la forza per navigare in un mare di parole.

Commento:
Un mare di sensazioni, suggestioni sensoriali, paesaggi scolpiti negli occhi, sensualità discreta e dirompente. Così Maria Pia Romano dipinge la storia di Alba, ingegnere, giovane docente di ingegneria, intollerante alla lentezza, amante dei libri, del mare e della poesia. Alba è sempre stata una diversa, una che non si uniforma al branco, solitaria, riservata, libera. Alba vive l'amore in modo travolgente, ma non riesce mai a concedersi completamente: c'è una vita segreta che è solo sua e che nessuno conosce davvero. Ci tiene, Alba, a questa parte di sé, anche a costo di dover rinunciare agli altri. E quando l'indecisione tra due parti del suo cuore la fa vacillare, un nuovo evento, inatteso e felice, arriverà a completarla, a ricongiungerla a se stessa, in un muto grazie per il dono della vita.
Maria Pia Romano, pur con una prosa ricca – quasi opulenta – di suggestioni, immagini, suoni, tratteggia con tocco lieve, ma diretto e profondo la storia di questa giovane donna nella quale non è difficile ritrovarsi, specie per chi, come me, ama il mare – nel nostro caso quello del Salento -, le parole, i sogni di carta che ognitanto si trasformano in sogni di vita. Un libro breve, un afflato di poesia nell'appiattimento dei sensi, uno spicchio di sole, irriverente e tenace, in una giornata uggiosa. Consigliato.

Opera recensita: "La cura dell'attesa" di Maria Pia Romano
Editore: Lupo editore, 2013
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Puglia
Pagine: 160
Prezzo: 8,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 20 agosto 2018

RECENSIONE: MARIO DESIATI - IL PAESE DELLE SPOSE INFELICI


Sinossi:
Puglia anni Ottanta, Domenico e Francesco, chiamati da tutti Zazà e Veleno, sono due ragazzini che giocano tra gravine e trulli con una banda di personaggi memorabili insieme a cui cresceranno. I due vengono da famiglie molto diverse: Zazà vive in un quartiere popolare, Veleno è un figlio di papà. Negli anni si imbatteranno in Annalisa, una ragazza dalla vita poco ordinaria e dalla bellezza fuori dal comune. Annalisa frequenta i matti del paese, si veste fuori moda, chiacchiera soltanto con uomini molto anziani e si porta addosso terribili dicerie che gli eventi paiono confermare drammaticamente con il passare del tempo. Eppure il suo fascino unico sembra perseguitare come una maledizione i due amici, cui la vita serba disavventure e svolte clamorose.

Commento:
E' la seconda volta che ho modo di confrontarmi con la scrittura di Mario Desiati e per la seconda volta non so dire se un suo romanzo mi sia piaciuto o no. In quest'occasione siamo a Martinafranca, a due passi da Taranto, nel periodo che va dagli anni 80 al 2006. Con la sicurezza di chi conosce il territorio, la sua cultura e la sua gente, Mario Desiati qui ci descrive la vita di due ragazzi di estrazione sociale diversa, le cui strade si congiungono nelle campagne del "paese delle spose infelici", tra il racconto di prodezze sessuali mandate in Tv a scopo propagandistico e di "aggregazione sociale" e una scorreria sui binari in cerca di approvazione e potere. Il racconto è affidato ad uno di loro, Veleno, il benestante, colui che in quella marmaglia di cani spiantati ci è andato volontariamente, attirato dalla forza della loro spregiudicatezza e dall'avvenenza di colei che è stata croce e delizia di generazioni, la regina delle bestie, la senatrice, la regina dei segreti, l'amore agoniato ma mai veramente conosciuto: Annalisa Defebo. Una storia reale e terrena, di istinti e passioni, di antiche sventure e nuove sconfitte. Un libro sanguigno e torbido che racconta l'evoluzione di mondi difficili e fra loro compenetrati più di quanto si oserebbe immaginare dal difuori.
Lettura che, al di là del mio gusto personale, consiglio, in ogni caso, perché descrive in modo preciso ed impietoso una realtà che è esistita e che è parte della storia e della vita di un territorio.

Opera recensita: "Il paese delle spose infelici" di Mario Desiati
Editore: Mondadori, 2008
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: provincia di Taranto, anni 80
Pagine: 221
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7.


mercoledì 6 giugno 2018

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - DIVORARE IL CIELO


Sinossi:

Quei tre ragazzi che si tuffano in piscina, nudi, di nascosto, entrano come un vento nella vita di Teresa. Sono poco piú che bambini, hanno corpi e desideri

incontrollati e puri, proprio come lei. I prossimi vent'anni li passeranno insieme nella masseria lí accanto, a seminare, raccogliere, distruggere, alla

pazza ricerca di un fuoco che li tenga accesi. Al centro di tutto c'è sempre Bern, un magnete che attira gli altri e li spinge oltre il limite, con l'intensità

di chi conosce solo passioni assolute: Dio, il sesso, la natura, un figlio.

Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall'ufficio e dalla moglie,

che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono «quelli della masseria», molte leggende li accompagnano,

vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di

sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l'uno all'altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco,

per Teresa, quell'angolo di campagna diventa l'unico posto al mondo. Il posto in cui c'è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li

guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un'inquietudine che Teresa non conosce,

un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni e quattro

vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa

rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell'universo.

 

Commento:

“Divorare il cielo” è un romanzo difficile da recensire, da commentare, da digerire. Ti si incolla addosso come l’umidità dei giorni caldi di scirocco, un vento fastidioso e amato che è parte di questa terra, la Puglia, nella quale si svolge questa storia. E’ durante una di queste estati che Teresa e Bern si conoscono, si piacciono, si catturano per non lasciarsi mai più. Ora penserete “ecco, la solita storia d’amore tra la turista del Nord in vacanza e il rude contadinotto del Sud”… niente di più sbagliato. Sì, di amore si parla in queste pagine, ma di un amore viscerale, totale, assurdo e assoluto, di un sentimento che è attrazione e nostalgia, che spinge inesorabilmente due persone a cercarsi, ad amarsi, a farsi del male. E’ così che si sviluppa, nell’arco di vent’anni, l’amore di Teresa e Bern, fatto di tante persone, fatto di idee portate all’esasperazione, di rischi folli, di lotte contro tutti, di gesti insani e prese di posizione estreme, sempre, perennemente, alla ricerca di qualcosa – o di qualcuno – da seguire.

Perché credere in un’idea, in un progetto per quanto sembri balordo, in un sogno per quanto sembri irrealizzabile, a volte è l’unica cosa che ci spinge ad andare avanti, a non fuggire, a non mollare tutto e cedere al qualunquismo, all’infelicità, ad una vita ordinata e prevedibile, alla disperazione.

Una storia, questa, in cui ci si perde, si annega, si riemerge e si affoga ancora. Dei personaggi, Teresa e Bern in testa, che non dimenticheremo e che non vorremmo lasciare. Un romanzo sobrio eppure accorato, un grido silenzioso che nasce dalle viscere di una terra piena di contraddizioni, ma che torna sempre lì, ai suoi riferimenti, alle sue radici, alle sue poche certezze. Una terra che, con i suoi paesaggi e la sua cultura popolare, è simbolo di una generazione spaccata dall’interno tra volontà e rassegnazione, tra amore e disperazione, scossa da sensazioni forti e da una continua ricerca di sé attraverso gli altri, disposta ad aggrapparsi a un’idea con tutte le forze e di disdegnarla un attimo dopo.

Perché dovreste leggere questo libro? In tutta sincerità non lo so. Io l’ho letto, mi ci sono persa, ne sono uscita scossa, eppure lo rileggerei. Giordano non ha fretta di terminare il racconto, si prende i suoi giusti tempi per analizzare, proseguire, tornare indietro per osservare meglio; non ci dà soluzioni, non ci dà moniti da usare come mantra: ci racconta una storia forte, fatta di tanti pezzi. Sta a noi trovarvi ciò che cerchiamo.

 

Opera recensita: “Divorare il cielo” di Paolo Giordano

Editore: Einaudi, 2018

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Puglia, province di Brindisi e Taranto

Pagine: 440

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE: STEFANO CAPRARO - RICHIAMI D'AMORE


nossi:

Nell’intricato bosco di olivi tra il nord delle Puglie e le alture della Lucania, in un medioevo popolato da lupi famelici, sordidi briganti e magiche architetture, oscuri personaggi si aggirano bussando alle porte delle masserie per cercare riparo nei duri mesi invernali. Non tutti però sono disposti a dare loro ospitalità, a causa del loro aspetto raccapricciante. Ad una di queste creature, la madre itinerante, è indissolubilmente legato il destino dei due protagonisti, Nicola e Ofelia i quali, sebbene ignari dell’altrui esistenza, cominciano a sognarsi a vicenda nell’imminenza di un viaggio che entrambi si accingono ad intraprendere: Nicola per seguire il gregge nella prima transumanza della vita, Ofelia a seguito della spedizione del padre, mercante di stoffe, convocato dagli araldi della principessa, la quale vuole scegliere personalmente le stoffe per le sue nozze. Il viaggio di entrambi sarà carico di avventure e di pericoli ma sarà ancora una volta la madre itinerante a fornire la soluzione svelando il segreto che incombe sul passato delle famiglie dei protagonisti e permettendo all’amore di trionfare su ogni avversità.

 

Commento:

Immaginate di fare un salto indietro nel tempo di… diciamo… cinque o seicento anni. Immaginate di trovarvi in una terra che oggi corrisponde al confine tra Puglia e Basilicata, una terra che tanto dà e tanto toglie ai suoi abitanti, fra altipiani, montagne, stupendi castelli e là, sullo sfondo, il mare. Ecco, è qui che è ambientato “Richiami d’amore”, il secondo romanzo di Stefano Capraro.

Ovviamente ad un’ambientazione così particolare corrisponde un romanzo altrettanto singolare, una novella, una storia d’altri tempi, eppure con quel qualcosa che fa pensare all’oggi e che rende tutto più completo e godibile.

I protagonisti sono Nicola, figlio del mezzadro Don Vittorio ed accompagnato dal fedele cane Argo e da Trifone, suo fedele servo ed amico, ed Ofelia, la giovane e bella figlia di Manfredi, stimato mercante di stoffe. Nicola ed Ofelia non si conoscono fisicamente, ma da qualche tempo fanno strani sogni che li turbano, visioni premonitrici che li attirano l’uno verso l’altra, in una promessa di eterno, vero amore. Così quando Nicola, in viaggio per la transumanza, avvista il castello che intravede nei suoi sogni, capisce che la sua amata è lì e deve assolutamente raggiungerla. Ofelia nel frattempo è in viaggio con il padre, diretta proprio a quel castello, in risposta al richiamo della principessa che vuole acquistare le stoffe per le sue nozze. Lei non lo sa ancora, ma il richiamo a cui risponde è ben più profondo ed antico, è quello di una profezia fatta tanti anni prima da una vecchia, la madre errante: è una profezia dettata dalla riconoscenza, destinata a generare legami forti, duraturi e preziosi come un monile dalla forma ottagonale.

Un romanzo che si fa leggere, con una trama affascinante e per nulla banale. Stefano Capraro conferma, anche in questo romanzo, la sua proprietà di linguaggio, adattando benissimo il registro linguistico ai personaggi: ora aulico, adatto a conversazioni estremamente formali, ora colloquiale e con espressioni dialettali per le conversazioni tra Nicola e Trifone e con il loro cane. Quest’abilità non è affatto scontata, visto che la storia è ambientata nel Medioevo e che è quindi necessario adattare anche il linguaggio a quell’epoca.

Lo stile, poi,  è a suo modo semplice e ricco, con descrizioni particolareggiate ed evocative, ma mai prolisse. Importanti sono anche i riferimenti al territorio, alla transumanza, alla proverbiale ospitalità della gente del Sud, al “pane caldo e alle messe domenicali”, alle credenze popolari che sanno mescolare credulità e magia.

Una lettura piacevole, dunque, per lasciarsi affascinare ed anche un po’ per sognare. Lo consiglio caldamente.

 

Opera recensita: “richiami d’amore” di Stefano Capraro

Editore: Giulio Perrone editore, 2017

Genere: novella

Ambientazione: Puglia-Lucania

Pagine: 126

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì.