simposio lettori copertina

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mercoledì 26 maggio 2021

RECENSIONE: ROSSELLA MIGLIACCIO - ARMOCROMIA

    Sinossi:

Quante volte ci capita di sentirci spenti, giù di tono, incapaci di esprimere la luce che sentiamo brillare in noi? Diamo la colpa alla mancanza di sonno, allo stress o alla giornata sbagliata, ma non siamo consapevoli che la ragione è un'altra: i colori. Come le tempere sulla tavolozza di un grande pittore, anche la nostra pelle ha bisogno degli abbinamenti giusti per risplendere. Ma come fare a orientarsi? Come capire quali sono i colori giusti per noi? Il segreto c'è, si chiama armocromia ed è il metodo scientifico ideato da Rossella Migliaccio per identificare la nostra palette di colori personale, scoprire le sfumature che ci valorizzano e imparare a far risaltare il nostro fascino e la nostra unicità. Grazie all'armocromia impareremo a conoscere i colori che ci sono amici e a declinarli per scegliere abiti, accessori, make-up, arredamento... Ma non è solo una questione di immagine: riscoprire i colori ci spinge a domandarci quando e perché abbiamo smesso di usarli, a rivedere la nostra storia e, talvolta, a iniziarne una nuova. Conoscere il linguaggio segreto dei colori può cambiarci la vita, rendendoci più sicuri, più belli e, di conseguenza, più felici.

 

Commento:

Sin da quando ero adolescente e cominciavo ad orientarmi nel mondo dei colori e del look – per me più problematico ed al contempo affascinante di quanto potesse essere per altri – mi sentivo attratta dai colori, dal loro modo di combinarsi, mi incuriosivano gli effetti del colore sull'immagine che davo di me agli altri. In più mi è sempre piaciuta l'idea di apparire bella, coordinata, a posto anche con poco, con quel piccolo dettaglio in più che facesse la differenza: pur non vedendoli, ho sempre avuto un istinto verso i colori e le loro combinazioni. Solo da poco, però, ho scoperto che questo mondo bellissimo si chiama armocromia ed è una vera e propria scienza, la scienza del colore a tutto tondo e dei suoi effetti sulle persone. Cominciando a cercare in rete per documentarmi, mi sono subito imbattuta in questo libro di Rossella Migliaccio, una delle massime esperte in Italia nel settore dell'armocromia e della consulenza d'immagine… che dire? Mi ha conquistata da subito per la completezza, la chiarezza nell'esporre, il linguaggio semplice, familiare, diretto con cui l'autrice parla a noi lettrici, la semplicità con cui spiega ciò che semplice decisamente non è. Un libro interessantissimo oltre che davvero comprensibilissimo da tutti, anche da chi i colori non li vede. Certo, a fine lettura mi sono sentita ancora più spiazzata e confusa sulla mia personale palette, ma questo è dovuto al fatto che non ho potuto fare le prove suggerite dall'autrice… chi può farle o ha qualcuno con cui provare, beh, trarrà certamente ottimi suggerimenti da queste pagine. Un vero must have per chiunque sia interessata o attratta da questo mondo affascinante che tanto ha a che fare con il nostro benessere quotidiano. Davvero una bella lettura.

 

Opera recensita: "Armocromia" di Rossella Migliaccio

Editore: Vallardi, 2019

Genere: saggio

Pagine: 272

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

          

lunedì 8 marzo 2021

RECENSIONE: KAMALA HARRIS - LE NOSTRE VERITà

            Sinossi:

La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, figlia di due attivisti per i diritti civili immigrati in America, è cresciuta a Oakland, California, in una realtà molto attenta alla giustizia sociale. Mentre si affermava come uno dei leader politici più influenti del nostro tempo, la sua storia personale restava la fonte di ispirazione per affrontare problemi complessi prendendosi cura di chi non aveva mai ricevuto attenzione. In Le nostre verità, Kamala Harris affronta le sfide del nostro tempo: attingendo agli insegnamenti e alle intuizioni conquistate durante la sua carriera, grazie all'esempio di coloro che l'hanno maggiormente ispirata, racconta la sua visione, un impegno quotidiano fondato sulla difesa di obiettivi e valori condivisi.

 

Commento:

Prima di novembre 2020 non conoscevo Kamala Harris, non conoscevo la sua storia, non avevo mai sentito la sua voce. Poi, qualche mese fa, ho ascoltato, come molti, il suo discorso di insediamento e di ringraziamento al popolo americano e, come tanti, mi sono innamorata delle sue parole, del suo carisma, della sua forza. Non sapevo, però, che quello che avevo ascoltato era solo un assaggio di ciò che è, che è stata e che credo sarà Kamala Harris. È stato leggendo questo libro che ho capito che donna è, da dove viene, l'immensità del lavoro che ha fatto finora e le grandi cose che potrà fare nel posto che occupa. Ma Le nostre verità non è solo l'autobiografia fattuale e celebrativa di una vicepresidente degli Stati Uniti, non lo è neanche lontanamente: è un libro in cui, con intelligenza, competenza, coraggio e grande determinazione, si stila una lista ragionata ed oculata di ciò che è stato fatto e soprattutto di ciò che c'è da fare. Kamala Harris ci racconta il suo lavoro per il popolo californiano e poi americano, per la giustizia, l'uguaglianza, l'equità, la libertà delle cose semplici, quelle veramente necessarie. Non è un libro autocelebrativo, questo: è un memorandum valido anche per noi che non siamo americani, ma che viviamo, anche se in percentuali diverse, gli stessi problemi degli Stati Uniti, gli stessi problemi, proporzionati, di tutte le società occidentali. Leggere questo libro è stato, per me, una scarica di energia, un'endovena di entusiasmo: Kamala Harris è una donna che non si arrende, è una a cui piace risolvere i problemi, essere parte della soluzione. Perché non dovremmo esserlo anche noi?

 

Opera recensita: "Le nostre verità" di Kamala Herris

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: autobiografia

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 384

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5. 

giovedì 18 febbraio 2021

RECENSIONE: MARISA RANIERI PANETTA - MESSALINA E LA ROMA IMPERIALE DEI SUOI TEMPI

    Sinossi:

Aveva solo ventitré anni, Valeria Messalina, quando morì pugnalata dai sicari imperiali. Per sette anni era stata la donna più invidiata e ammirata di Roma: da quando suo marito, il cinquantenne Claudio, era succeduto a Caligola sul trono imperiale. In quel periodo, a detta delle principali fonti letterarie, si era macchiata di così tanti crimini e perversioni che il suo nome divenne nei secoli sinonimo di scelleratezza: Messalina era stata più lasciva di Cleopatra, più dissoluta di Poppea, più intrigante di Agrippina. Ma queste accuse corrispondono alla verità? O forse la damnatio memoriae a cui la condannò il Senato rese più facile attribuirle delitti che non aveva commesso? In un vivido affresco della vita di corte nella Roma del primo secolo dopo Cristo, questo libro analizza da ogni punto di vista le audaci trasgressioni dell'imperatrice, ripercorrendo le sue vicende attraverso le pagine degli storici antichi, mettendole a confronto e rilevando dove sono contraddittorie o ambigue. Si delinea così un ritratto di Messalina senza pregiudizi, che raccoglie le poche tracce rimaste di lei, scavando nei retroscena della Storia, in un saggio appassionante che si legge come un romanzo.    

 

Commento:

"Un saggio che si legge come un romanzo": è proprio calzante, questa definizione di Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi. Un saggio, sì, ma non uno sterile elenco di date, fatti, fonti, bensì una biografia ragionata di una donna tanto bella quanto chiaccherata, criticata e condannata dal suo tempo e dalla storia. Una biografia contestualizzata, rigorosa nel riportare le fonti storiografiche e gli usi del tempo, ma anche il racconto lucido, appassionante e ricco di interrogativi sulla vita, le azioni, i sentimenti di Valeria Messalina, imperatrice, madre, moglie, ma soprattutto giovane donna. Un libro intenso ed interessante che ci aiuta a scoprire qualcosa in più su questa donna così particolare, sul periodo in cui visse, sulle motivazioni che portarono alla sua Damnatio memoriae, ed a restituire un ritratto di lei non esente da colpe o macchie, ma certamente più tollerante e realistico. Una bella lettura.

 

Opera recensita: "Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi" di Marisa Ranieri Panetta

    Editore: Salani, 2016

Genere: saggio

Ambientazione: Roma

Pagine: 238

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

                  

martedì 24 novembre 2020

RECENSIONE: P. D. JAMES - A PROPOSITO DEL GIALLO. AUTORI, PERSONAGGI, MODELLI

Sinossi:

Come è nata la narrativa poliziesca? Quali sono stati i momenti cruciali nello sviluppo del genere? Quali i meccanismi caratteristici? E ancora, quali le ragioni della sua popolarità? E il futuro di questo amatissimo genere, ormai entrato di diritto nell'ambito della "Letteratura"? A tutti questi interrogativi risponde una grande autrice di gialli, P. D. James, che in queste lezioni non solo traccia una breve "biografia" della detective fiction, ma ne smonta gli ingranaggi insegnando al lettore a rimontarli: una guida gustosa e ricca di aneddoti personali, che insegna a leggere (ma anche a scrivere) narrativa gialla e noir.

 

Commento:

A proposito del giallo è, più che un vero e proprio saggio, un'analisi ragionata, organica e godibilissima della storia del giallo dalle origini ad oggi.

Con la maestria e la praticità di chi sa di cosa parla ed ha familiarità con ciò che descrive, P. D. James ci racconta le origini del giallo classico, il suo sviluppo nel tempo, il contesto storico, culturale e sociale, le ambientazioni, gli stereotipi, gli autori e le autrici più rappresentative e peculiari. Con penna sicura ci traghetta attraverso la Middle Age e poi ancora dopo, nel secondo dopoguerra, fino al giallo di oggi. Leggere questa disamina attenta e partecipata è interessante ed estremamente utile per chi cerchi una guida organica e ben scritta sul genere giallo, in particolare sul giallo classico, d'inchiesta.

Ho trovato questo libro molto utile oltre che scorrevole. Per me, promosso in pieno.

 

Opera recensita: "A proposito del giallo. Autori, personaggi, modelli" di P. D. James

Editore: Mondadori, 2009

Genere: saggistica

Pagine: 170

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 4 ottobre 2020

RECENSIONE: LUCA CROVI - STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Sinossi:

Il fatto che la crime fiction in Italia non abbia mai subito cali di popolarità o di consenso si può considerare una prova del suo legame indissolubile col modo di raccontare e di raccontarsi nel Belpaese. Luca Crovi ne rilegge la storia da un punto di vista inedito, utilizzandola come sensore delle aspirazioni e delle paure, dei sogni e dei peggiori incubi di un'intera nazione. Il risultato è una brillante cartografia dell'inferno del Novecento e del primo ventennio del Duemila, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, fino ai gialli con humour di Marco Malvaldi e Francesco Recami, passando per i thriller di Giorgio Faletti e Donato Carrisi. Costruendo un percorso avvincente attraverso successi editoriali e repêchage di autori, più o meno noti, che hanno lasciato un segno nel panorama italiano e internazionale, Crovi mette in rilievo differenze e analogie fra trame e personaggi, ambientazioni e schemi narrativi del giallo, il «frutto rosso sangue della nostra epoca». Davanti a un universo narrativo che parla dei lettori e ai lettori, terrorizza e affascina nello stesso tempo perché sembra esorcizzare, con il rigore razionale di un'indagine brillante e intuitiva, la paura dell'ignoto, non si può fare a meno di chiedersi: è forse un caso che in tempi di feroce incertezza, come quelli che stiamo vivendo, il giallo sia ancora il genere più amato dagli italiani?

 

Commento:

Ecco, lo sapevo. Lo sapevo ancora prima di aprirlo, che in Storia del giallo italiano avrei trovato un altro must! Sapevo che, da appassionata di letteratura thrilling che sa di avere ancora molte lacune, avrei imparato molto da questa lettura, ma non mi aspettavo che mi avrebbe coinvolta, tramortita, quasi sopraffatta con tante informazioni e soprattutto tantissimi stimoli ad approfondire, tanti spunti per nuove letture, incontri con nuovi personaggi, vecchi autori, altri modi di raccontare il giallo e quindi la società. Di sicuro con Crovi condivido il mio modo di intendere il giallo, il thriller, il noir: forme meravigliosamente efficaci e coinvolgenti di raccontare la società, di leggere ed interpretare il mondo in cui viviamo e i comportamenti di chi ci circonda, nonché di esorcizzare la paura di ciò che non conosciamo, ma che potrebbe accadere. In Storia del giallo italiano ho trovato autori che non conoscevo, personaggi che mi hanno già conquistata prima ancora di entrare nel loro mondo, ma anche storie che in questi anni mi hanno formata come lettrice e come persona, contribuendo ad accrescere il mio amore per questo genere letterario ed altresì la conoscenza di questo Paese che, con tutte le sue differenze, fallacie e difficoltà, tutti noi amiamo. L'"investigazione" di Crovi nel giallo italiano parte da lontano, dalla metà dell'Ottocento, ed organicamente, attraverso vari livelli e piani narrativi si snoda per un secolo e mezzo sino ad arrivare a noi, al 2020, in quella che più che una variegata e variopinta sfilata di nomi e scene, è una caleidoscopica rimpatriata della grande famiglia del giallo in tutte le sue nuances, dai nonni – De Angelis, Mastriani, Matilde Serao – ai genitori – Scerbanenco, Camilleri, Faletti, Laura Grimaldi – ai figli, nipoti e pronipoti – Genisi, Basso, Venezia, De Marco, Pulixi, Tuti e chi più ne ha e più ne metta. E come in ogni rimpatriata che si rispetti, ciascuno porta qualcosa di sé, le sue idee, il suo lavoro, i suoi manicaretti, la sua terra, il suo modo di essere e di intendere il mondo. Un perfetto mix di storie, voci, luoghi, colori per raccontare l'Italia in tutte le sue sfaccettature. So già che riaprirò spesso questo saggio - pure impegnativo e complesso, bisogna ammetterlo – alla ricerca di quello spunto, di quella storia che ancora mi manca e che fa al caso mio. A voi lo consiglio, sia che siate appassionati del giallo, sia che amiate i saggi e le pubblicazioni un po' meno leggere.

 

Opera recensita: "Storia del giallo italiano" di Luca Crovi

Editore: Marsilio, 2020

Genere: saggio

Ambientazione: Italia

Pagine: 512

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 9.

      

martedì 29 settembre 2020

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - DELLA GENTILEZZA E DEL CORAGGIO

     

Sinossi:

La parola più importante della nostra lingua è gentilezza. Che non c’entra nulla con le buone maniere, né con l’essere mite. L’uomo civile cui si riferiscono queste pagine non è l’eterno sconfitto, non rifiuta il conflitto. Lo accetta, invece, come parte inevitabile e proficua della complessità e della convivenza. Accetta il conflitto e lo pratica secondo regole, in una dimensione non distruttiva, umana. La gentilezza è una virtù necessaria a trasformare il mondo e a mettere in atto la giustizia. Per questo ha a che fare con il coraggio. Perché il coraggio è una dote del carattere ma anche dell’intelligenza. Consiste nella capacità di entrare in un rapporto razionale ed equilibrato con il pericolo e il rischio, gestendoli nei limiti in cui questo è possibile. In questo senso gentilezza e coraggio sono affini, hanno in comune innanzitutto la percezione dell’altro e della complessità del mondo. Quello su cui le vicende odierne ci portano a riflettere è che bisogna affrontare la vita accettandone l’ignoto, che si tratti di politica o di epidemie. Bisogna affrontare il rischio prendendo tutte le precauzioni sensate ma non quelle insensate, generate da un bisogno immaturo e pericoloso di governare l’ingovernabile, cioè l’incertezza. Non bisogna lasciare che la paura diventi una forza incontrollabile e distruttrice, ma trasformarla in uno strumento per cambiare le cose.

 

Commento:

A me Carofiglio piace, mi piace quando parla di giustizia, di quotidianità, di umanità. Mi piace come usa le parole, come ci gioca con perizia; mi piace la sottigliezza delle sue osservazioni e descrizioni. Però non tutte le opere di Carofiglio sono uguali, alcune sono memorabili, altre dimenticabili, altre… una via di mezzo. Questo breviario che in realtà è un saggio fa parte dell'ultima categoria: è molto interessante, ma altresì molto, ma molto pesante. In realtà credo che tutto stia nelle aspettative: mi aspettavo leggerezza, immediatezza, apertura, ho trovato un testo di studio, un manuale, un libro non immediato e – oserei dire – persino elitario. Carofiglio affronta qui temi importanti come la gentilezza, il coraggio, le manipolazioni, la comunicazione buona e quella fallace, le paure e le loro ripercussioni sociali sul piano del dibattito, politico e non solo. Lo ripeto, i concetti espressi sono molto interessanti, aiutano a riflettere, chiarire, scegliere, però prima di leggere questo libro bisogna sapere a coscosa aspettarsi, avere ben chiaro a cosa si va incontro. Nel sottotitolo si legge la parola "Breviario": ora, probabilmente sbagliando, io l'avevo associata ad un qualcosa di maneggevole, pratico, risolutivo, immediato, una lettura da tenere con sé, da riaprire saltuariamente e da consultare periodicamente. Non è così. Della gentilezza e del coraggio è un libro interessantissimo, purché si sappia che è un saggio dettagliato, accurato e ricco di citazioni dotte ed esemplificazioni efficaci, ma non immediate.

 

Opera recensita: "Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose" di Gianrico Carofiglio

Editore: Feltrinelli, 2020

Genere: saggio

Pagine: 128

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.    

martedì 22 settembre 2020

RECENSIONE: ERNESTO DE MARTINO - SUD E MAGIA

Sinossi:

Una storia religiosa del sud, un'indagine etnologica che spiega perché il momento magico sia sopravvissuto nella vita culturale meridionale e come questa abbia partecipato consapevolmente alla grande alternativa tra "magia" e "razionalità" da cui è nata la civiltà moderna. De Martino esplora le sopravvivenze lucane di rozze pratiche di magia cerimoniale, quali fascinazione stregonesca, possessione, esorcismo, fattura, analizzando la struttura delle tecniche magiche, la loro funzione psicologica, il regime di esistenza che ne favorisce la riproduzione.

 

Commento:

Sud e magia è un complesso, ma interessante saggio in cui il famoso antropologo Ernesto De Martino indaga l'aderenza della magia nella cultura del Sud Italia. Attraverso un'approfondita ricerca etnografica corredata da molte testimonianze dirette, egli esplora la bassa magia lucana, il mondo dei masciari, delle fascinazioni e delle fatture, passa per un'accurata indagine storica e storiografica e traccia collegamenti con la iettatura napoletana. Sul finale del libro l'autore fa un accenno anche al tarantismo pugliese, al quale però dedicherà un'altra approfondita pubblicazione nel 1961, dal titolo La terra del rimorso. In Sud e magia De Martino mette in luce il legame strettissimo tra magia e religione: gran parte degli scongiuri lucani, ad esempio, è aperta e chiusa da preghiere cattoliche quali Pater, Ave e Gloria. È inoltre chiara la spiegazione che l'autore fornisce di certe manifestazioni magiche, fatture o fascinazioni, che in realtà sono proiezioni di paure o rielaborazioni di ricordi e fatti vissuti che trovano la loro espressione nei sogni o nel dormiveglia. Un saggio interessante perché consente di approfondire e dare un riscontro scientifico o quantomeno psicologico a credenze, superstizioni, curiosità, storie che abitano il passato e il background culturale di ogni meridionale. Personalmente, avevo da tempo in animo di leggere La terra del rimorso che riguarda più specificamente la mia terra, ma ho deciso di precederlo con la lettura di Sud e magia sia perché mi interessava l'argomento, sia per abituarmi alla scrittura di De Martino. Ora, a lettura conclusa, credo che in futuro leggerò senz'altro lo studio sul tarantismo che si preannuncia molto interessante, almeno al pari di questo.

 

Opera recensita: "Sud e magia" di Ernesto de Martino

Editore: Donzelli, prima ed. originale 1959

Genere: saggio etnografico

Ambientazione: Sud Italia

Pagine: 314

Prezzo: 34,00 € (10,00 € ed. economica Feltrinelli)

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

lunedì 25 maggio 2020

RECENSIONE: CARLO LUCARELLI E MASSIMO PICOZZI - SERIAL KILLER. STORIE DI OSSESSIONE OMICIDA


Sinossi:
Chi sono i serial killer e perché la nostra immaginazione è così colpita da queste terribili figure? Perché ci fanno paura, certo. Ma anche, e soprattutto, perché sono la personificazione di quanto c'è ancora di irrazionale, di ferino, di primordiale in noi e nella nostra vita apparentemente logica e ordinata. "Serial killer" è un'esplorazione della psicologia di questi mostri efferati, ma è anche un'indagine su tutti gli strumenti di cui oggi dispongono detective e magistrati per mettersi sulle tracce di questi omicidi ossessivi, sempre in bilico tra normalità e follia.

Commento:
Serial killer è un saggio pregevolissimo che analizza a fondo tutto ciò che afferisce all'argomento "serial killer", dalle storie degli assassini seriali più e meno noti, alle classificazioni dei serial killer con dettagli sui profili base, fino a nozioni teoriche sul profiling e sugli elementi da considerare quando si ha a che fare con crimini seriali. È, a parer mio, un ottimo libro da cui partire se si è appassionati del tema e si vuole approfondirlo: Serial killer fornisce le nozioni di base ed una buona infarinatura per orientarsi e scegliere chi o cosa approfondire in future letture o visioni di film o documentari. Al di là dell'aspetto prettamente stilistico, poi, Serial killer è veramente una lettura interessante, sempre a patto che, ovviamente, i temi trattati siano d'interesse o suscitino curiosità.

Opera recensita: "Serial killer. Storie di ossessione omicida" di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi
Editore: Mondadori, prima ed. 2003
Genere: saggio
Pagine: 350
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


venerdì 27 marzo 2020

RECENSIONE: ELSA DORLIN - DIFENDERSI. UNA FILOSOFIA DELLA VIOLENZA


Sinossi:
Nel 1685, il Codice Nero proibiva “agli schiavi di trasportare qualsiasi arma offensiva o grossi bastoni” pena la frusta. Nel diciannovesimo secolo, in Algeria, lo stato coloniale proibiva le armi agli indigeni, dando ai coloni il diritto di armarsi. Ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, alcune vite contano così poco che si può sparare alle spalle di un adolescente sostenendo che fosse aggressivo, armato e minaccioso. Una linea di demarcazione storica oppone i corpi “degni di essere difesi” da coloro che, disarmati o resi indifendibili, rimangono esposti alla violenza del potere dominante. Questo “disarmo” organizzato dei subordinati e degli oppressi a beneficio di una minoranza con il diritto permanente di possesso e uso impunito delle armi, pone direttamente la questione dell’uso della violenza per la difesa di ogni movimento di liberazione. Dalle suffragette ju-jitsu alle pratiche di insurrezione del ghetto di Varsavia e le Black Panther, passando per le brigate queer e i movimenti di resistenza contemporanei, Elsa Dorlin, filosofa a mani nude, traccia in quest’opera una storia costellare dell’autodifesa. Itinerario che non attinge agli esempi più esplicativi ma ricerca una memoria delle lotte nella quale i corpi dei dominati costituiscono l’archivio principale, lavorando a una vera e propria genealogia marziale del sé.

Commento:
Cominciando a leggere questo libro, ammetto di aver pensato: "No, oddio, stavolta ho sbagliato la scelta, questo non è un romanzo, è un saggio, non so se mi piacerà, forse non è il suo momento".
A lettura conclusa posso dire che sì, è un saggio ed anche parecchio impegnativo; sì, forse mi aspettavo qualcosa di più romanzato; sì, mi è piaciuto. È il suo momento? Dipende: io forse non l'ho affrontato con la giusta concentrazione, ma d'altra parte quale miglior momento se non questo per parlare di necessità di difendersi, di lottare per il proprio diritto di difesa? Quale migliore congiunzione astrale di questa per spingerci a riflettere su ciò che davvero significa difendersi, lottare, condurre battaglie? E chi, poi, ha il diritto di difendersi da cosa? È forse questa la domanda centrale del saggio di Elsa Dorlin, filosofa e professoressa di filosofia all'Università di Parigi: chi può realmente difendersi? Ci verrebbe, istintivamente, da esclamare: "Tutti!". Ma è davvero così? È sempre stato così? Decisamente no. E se pensiamo a cos'hanno dovuto escogitare, in passato, certe categorie di persone per difendersi, davvero potremmo ritrovarci a sorprenderci, perché a volte l'autodifesa è l'unica alternativa per non soccombere. E così troviamo schiavi, donne, popoli oppressi che devono giocoforza armarsi contro il predominio, contro il potere dominante. Questi sono solo alcuni aspetti analizzati nella sottile e sorprendente ricostruzione psicologica di Elsa Dorlin che in quest'ottimo saggio molto ben documentato, affronta il concetto di Difesa da molti punti di vista, in molte declinazioni, inclusa quella storica, filosofica, psicologica, militare, sociale e sociologica. Volete approfondire? Non dovete far altro che fare uno sforzo, alzarvi dal divano – lo stesso da qui tutti ogni giorno ci lamentiamo spesso immotivatamente per ciò che vorremmo e non possiamo fare –, prendere questo saggio e leggere, leggere, leggere.

Opera recensita: "Difendersi. Una filosofia della violenza" di Elsa Dorlin
Editore: Fandango libri, 2020
Genere: saggio
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7
Colonna sonora sperimentata: Tool.


venerdì 28 febbraio 2020

RECENSIONE: DAVID GROSSMAN - CON GLI OCCHI DEL NEMICO


Sinossi:
Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico. "Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori." I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare - come per miracolo - una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura."

Commento:
Completamente diverso da come me l'immaginavo, questo breve saggio – o raccolta di saggi e discorsi – è interessante perché offre un'analisi lucida della situazione in Medio Oriente, ma soprattutto della società di oggi e di come questa si pone di fronte alle guerre, ai soprusi, all'altro. Ritorna spesso questo concetto di "altro", quell'altro così diverso da noi, quello che in un attimo diventa il nostro nuovo nemico, del quale, però, conosciamo solo una porzione di mondo. E allora come rapportarsi agli altri senza estremizzarne i rapporti? Cercando di pensare, guardare, sentire come l'altro, dal suo punto di vista così diverso dal nostro. E uno scrittore cosa può fare in questi termini? Può scrivere storie, storie che permettano di immedesimarsi nell'altro, che ne raccontino vita e difficoltà, storie scritte o narrate che qualcuno leggerà, ascolterà e ripeterà così da allargare la conoscenza.
Belle, profonde e molto condivisibili queste considerazioni, peccato che occupino una minima parte – quella iniziale – del volume che si addentra poi, in modo forse troppo specifico e circostanziato per chi ne possiede una conoscenza sommaria, nel mondo di Israele, nel tema della guerra, di quella guerra che da decenni soggioga quei territori. Una bella raccolta di contributi che, però, necessita di essere meditata e metabolizzata, va riletta anche alla luce dei problemi quotidiani della società moderna. Consiglio questo libro solo a chi abbia dimestichezza con il conflitto israelo-palestinese, giacché non è sempre semplice da comprendere. Molto affascinante, invece, il primo dei quattro saggi analizzati.


Opera recensita: "Con gli occhi del nemico" di David Grossman
Editore: Mondadori, 2007
Genere: saggio
Pagine: 115
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.

domenica 8 dicembre 2019

RECENSIONE: UMBERTO ECO - IL FASCISMO ETERNO


Sinossi:
“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” - Umberto Eco

Commento:
Intervenendo ad un simposio in una nota università americana, nel 1995, Umberto Eco pronunciò questo discorso poi riportato in forma di breve saggio (51 pagine), nel quale afferma che il fascismo – nella sua accezione più ampia ossia di ur-fascismo – è intorno a noi in abiti civili e può manifestarsi nelle forme apparentemente più innocenti. Per dimostrare questa innovativa e quantomai attuale tesi, Eco individua alcune caratteristiche – esposte in forma di lista e motivate con esempi tanto chiari quanto impressionanti – che ci aiutano ad individuare le forme di fascismo e Ur-fascismo (o fascismo eterno).
Un libro, questo, tanto breve quanto utile per riflettere. Dire che lo consiglio sarebbe un eufemismo. Non spenderò altre parole… leggere per credere.


Opera recensita: "Il fascismo eterno" di Umberto Eco
Editore: La nave di Teseo, prima ed. 1997
Genere: saggio
Pagine: 51
Prezzo: 5,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 21 novembre 2019

RECENSIONE: DIMITRI DELIOLANES - COLONNELLI


Sinossi:
Assalti squadristici, brogli elettorali, assassini politici, attacchi terroristici e stragi di civili sono i meccanismi di governo nella Grecia degli anni Cinquanta e Sessanta. Questo clima di terrore fa da sfondo al colpo di Stato dei colonnelli del 21 aprile 1967. Una delle pagine più nere della storia del dopoguerra europeo. Qual è stata l’influenza del regime militare greco sulla fragile democrazia italiana degli anni Sessanta? Quali i legami fra le diverse correnti politiche? Quale il ruolo dei militari nella sanguinosa stagione degli anni di piombo? A queste e altre numerose domande risponde con Colonnelli Dimitri Deliolanes, autore da sempre interessato alle relazioni, presenti e passate, dei paesi di cui si sente cittadino: Grecia e Italia. Non solo un libro di storia, quindi. Accanto alla disamina delle cause e delle conseguenze dell’ascesa dei militari in Grecia, Deliolanes tratteggia i fili dei rapporti tra i gruppi di estrema destra greci e quelli italiani e la costruzione del meccanismo spionistico e terroristico del regime in Italia. Nel libro sono state raccolte, arricchite e collocate in un preciso contesto strategico le testimonianze sul coinvolgimento greco nella strage di piazza Fontana: le mire aggressive del regime – si scopre – vanno oltre la reazione all’espulsione della Grecia dei colonnelli dal Consiglio d’Europa decretata da Moro il 12 dicembre 1969. Impressionante la rivelazione di una serie di attacchi terroristici ordinati da Atene, proprio per il 12 dicembre, contro le basi britanniche a Cipro. In un mondo dove il fascismo e l’autoritarismo sembrano riaffacciarsi prepotentemente, Colonnelli ci aiuta a non dimenticare un passato fin troppo recente, che però sembra essere stato sepolto da anni di revisionismo.

Commento:
Sì, magari saranno complicati da leggere, non immediati da comprendere e metabolizzare, ma i saggi – ne sono convinta – sono molto utili a chi non si accontenta di vivere in modo passivo e vuole, invece, informarsi, quale che sia l'argomento. Quelli storici, come quello di cui parliamo qui, servono a capire meglio le dinamiche politiche, sociali, culturali, economiche che hanno portato al presente. Dimitri Deliolanes analizza in questo saggio il golpe militare dei Colonnelli, attuatosi il 21 aprile 1967, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento. Con precisione, metodo e competenza, l'autore chiarisce le origini del golpe, la condizione politica che vi ha condotto la Grecia, le ingerenze straniere e i tanti legami che i greci avevano con l'Italia, il nostro Paese, legami cruciali per gli anni di piombo e la cosiddetta strategia del terrore.
Un saggio, Colonnelli, non proprio immediato soprattutto per via della presenza di moltissimi nomi di politici, militanti e personaggi di varia collocazione, ma interessantissimo e tutto sommato scorrevole. La lettura, per quanto l'argomento sia specifico, appassiona e non annoia, certo, a patto che si sia realmente interessati ad approfondire questa importante pagina storica.
A chi lo fosse, io non posso che consigliare quest'opera: trarrete certamente spunti interessanti anche per letture successive o raffronti con altre opere. Per i riferimenti storici, i collegamenti con la politica e la militanza di altri Stati, Colonnelli sarà molto utile a chi voglia approfondire, in modo trasversale, sia il secondo dopoguerra che gli Anni di Piombo.

Opera recensita: "Colonnelli" di Dimitri Deliolanes
Editore: Fandango, 2019
Genere: saggio
Ambientazione: Grecia-Italia
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 1 agosto 2019

RECENSIONE: LUDOVICO DE BONIS - MADONNA: IL CUORE RIBELLE CHE HA RIVOLUZIONATO LA MUSICA POP


Sinossi:
Il saggio "Madonna - Il cuore ribelle che ha rivoluzionato la musica pop" ruota intorno a tre concetti complementari: il fandom, la cultura popolare e l'identità complessa di Madonna. Ciò che rende avvincente il lavoro di Ludovico De Bonis rispetto ad altri libri dedicati all'artista, sta nel fatto che nessuno ha analizzato il fenomeno dal punto di vista delle audience focalizzando l’attenzione sul fandom dell’artista, sulla sua identità complessa (come donna, come madre e come icona internazionale) e sulla scoperta che, la performer artist Madonna, secondo diversi sociologi ed esperti del settore, sia l’emblema della cultura popolare. Quello che solitamente viene raccontato teoricamente viene testato e narrato dalla voce di testimoni privilegiati, ovvero i fan, attraverso una ricerca empirica svolta con la tecnica dell’intervista qualitativa. Ludovico De Bonis, Comunicatore e Social Media Strategist, Co-Fondatore dell’Associazione Culturale FantasyEra, sita in Casarano (Lecce) in cui svolge le seguenti attività: curatore area social, pubbliche relazioni, curatore settore musica, promozione e marketing, analista dei prodotti televisivi fantasy, recensione dei libri di genere fantasy e copywriter. È stato un giornalista freelance per la testata online H-ermes, in collaborazione con l’Università del Salento, per cui ha effettuato l’analisi critica delle recensioni di libri dedicati alla musica, alla letteratura ed alla televisione. Ha svolto uno stage presso Believe Digital S.r.l., Milano (Italia) dove si è occupato del Catalogo e dell’aggiornamento archivio della Multimedia San Paolo s.r.l. e della sua relativa distribuzione sui principali store digitali. Nel periodo in cui era in procinto di laurearsi in “Industria Culturale e Comunicazione Digitale”, ha effettuato sia un tirocinio pratico presso “l'Ufficio Tesi” de "La Sapienza" di Roma, in cui era responsabile delle pubbliche relazioni ed intratteneva rapporti telefonici di front/back office con docenti e studenti; durante il percorso di studi della Laurea triennale in “Scienze della Comunicazione” ha svolto un tirocinio pratico presso “Salento Web TV” di Lecce per cui ha realizzato la stesura di articoli e l’aggiornamento del database redazionale. Ha conseguito il Master in "Management, Marketing e Comunicazione della Musica" di I Livello QEQ presso l’Università "La Sapienza" di Roma che gli ha permesso di acquisire una conoscenza approfondita di settori specifici riguardanti l'industria musicale: il live, la produzione, la discografia, il booking, la comunicazione digitale e social media management, marketing e promozione del prodotto musicale e artista. Esperto dell'arte del collezionismo: vanta una collezione di 1700 pezzi che include tutta la discografia di Madonna, suddivisa nei differenti formati (Cd album, cd singolo, 3”, 7” 12”, digipack, cardsleeve, musicassette, VHS, DVD e i relativamente recenti Blu-ray, libri e riviste di tutto il mondo e memorabilia) che includono diverse nazionalità (Germany, E.U., Usa, UK, Australia, Giappone, Taiwan, Singapore, Ucraina e molte altre).Colleziona anche discografia e memorabilia dell’artista Marco Mengoni e del gruppo a cappella dei Pentatonix. Inoltre, si definisce un "telefilm addicted", infatti colleziona diverse serie tv e ne guarda tantissime.

Commento:
Eclettica, determinata, istrionica, camaleontica… su Madonna è stato detto e scritto di tutto. Il libro di cui vi parlo, però, è a suo modo peculiare: non è una semplice biografia fredda ed asettica, non è un saggio documentaristico che analizza l'artista e la sua carriera con piglio da Super Quark, non è neppure un prevedibile elogio di un fan. Eppure, come traspare chiaramente già dalla biografia, Ludovico De Bonis è, indiscutibilmente, un fan di Madonna… e proprio da fan moderno e capace di discernimento, analizza l'artista, le sue scelte e la sua carriera dal punto di vista tecnico dell'esperto di comunicazione, ossia con un occhio critico e attento ai destinatari del "prodotto" Madonna. Il saggio, puntuale e ben strutturato, parte dall'analisi del concetto di Fan, la sua evoluzione, il rapporto con la convergenza dei media; in seguito si dedica ad approfondire il concetto di Popular culture o cultura Pop di cui la Ciccone è regina indiscussa da ben quattro decadi. Ma è il terzo capitolo, dedicato al "caso di studio-Madonna", quello più corposo, intenso e denso di concetti ed emozioni. Sì, emozioni, perché – in barba a chi crede che dai saggi i sentimenti siano banditi – Ludovico De Bonis analizza con passione e competenza l'evolversi del pensiero e dell'arte di Madonna attraverso il connubio di musica, testo e soprattutto i video che tanto hanno contribuito a renderla distinguibile nel panorama musicale in continuo mutamento. Dopo questa lunga, ma interessantissima disamina, c'è ovviamente ancora spazio per la voce di coloro cui l'artista si rivolge, coloro che in fin dei conti determinano il suo successo: i Fan. Attraverso alcune interviste mirate a cogliere le differenze di percezione tra diversi target di fan, Ludovico De Bonis compara quattro differenti fasce generazionali che hanno in comune l'interesse per quest'artista poliedrica e capace di sperimentare, rinnovarsi, influenzare in modo positivo il pensiero del mondo, in particolare delle donne.
Madonna non è mai stata solo musica: le sue canzoni sono messaggi compositi, espressi con la voce, le parole, la ritmica, il video, il live show; i suoi album non sono mai accozzaglie di brani gettati a riempire alla rinfusa: sono concept album in cui la donna-madre-professionista-artista-icona sensuale si rivolge alle sue simili e a chi è anche molto diversa da lei. Non è un'anticonformista: è una che va contro le regole quando le regole non sono applicate a tutti! Non provoca per il mero scopo di farlo o solo per fare scena: dietro ogni suo azzardo, eccesso, scelta c'è un messaggio ad osare, ad essere se stesse senza preconcetti o barriere mentali autoimposte. Tutto questo lo sanno i suoi fan, quelli che la seguono da sempre e quelli – più giovani – che si affacciano al suo eclettismo come una promessa di libertà. E lo sa e lo scrive Ludovico De Bonis in questo saggio che unisce la competenza derivante da studio e approfondimento all'interesse personale intenso e duraturo che motiva poi quello professionale.
Un ottimo saggio, godibile e ben scritto, su un'artista che ha detto molto e molto altro ha ancora da dire: lo dimostra anche l'ultimo album, uscito pochi mesi fa, in cui ancora una volta, la donna senza età non ha remore a sperimentare e mettersi, una volta di più, in gioco.

Opera recensita: "Madonna: il cuore ribelle che ha rivoluzionato la musica Pop" di Ludovico De Bonis
Editore: Edizioni Virgilio, 2019
Genere: saggio
Pagine: 169
Prezzo: 14,74 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 30 aprile 2019

RECENSIONE: MASSIMO RECALCATI - L'ORA DI LEZIONE


Sinossi:
Periferia di Milano, anni Settanta. Gli anni del terrorismo e della droga, dei sogni di Oriente e di liberazione. Una mattina, nella classe di un Istituto Agrario, fa la sua apparizione Giulia, una giovane professoressa di lettere che parla di letteratura e di poesia con una passione sconosciuta. È quell’incontro a «salvare» Massimo Recalcati che, in questo libro dedicato alla pratica dell’insegnamento, riflette su cosa significa essere insegnanti in una società senza padri e senza maestri, svelandoci come un bravo insegnante sia colui che sa fare esistere nuovi mondi, che sa fare del sapere un oggetto del desiderio in grado di mettere in moto la vita e di allargarne l’orizzonte. È il piccolo miracolo che può avvenire nell’ora di lezione: l’oggetto del sapere si trasforma in un oggetto erotico, il libro in un corpo. Un elogio dell’insegnamento che non può accontentarsi di essere ridotto a trasmettere informazioni e competenze. Un elogio della stortura della vite che non deve essere raddrizzata ma coltivata con cura e riconquistata nella sua singolare bellezza.

Commento:
Avete letto la quarta di copertina qui sopra? Come me, l'avete trovata bellissima ed accattivante? Bene! Dimenticatevene! Se, come me, vi aspettavate un saggio sull'insegnamento e sulla scuola di oggi che fosse stimolante, con teorie accessibili a tutti ed affiancate alle esperienze di vita, beh, sappiate che di autobiografico ci saranno al massimo 30 pagine su 168 e che di accessibile questo saggio ha solo il prezzo. L'ora di lezione è un saggio psicologico, filosofico, comunque molto tecnico sull'insegnamento, la trasmissione del sapere, la trasformazione del libro in corpo; è scritto benissimo – ovviamente – ma con un registro linguistico alto, con continui riferimenti a filosofi, psicologi, sociologi che, se non studiati approfonditamente in precedenza, risultano difficili da seguire, inquadrare, assimilare. Una volta superata la sorpresa di trovarsi di fronte a qualcosa di totalmente diverso da ciò che ci si sarebbe aspettati, poi, i concetti sono anche interessanti e condivisibili, ma siamo già ben oltre la metà del libro e… bisogna arrivarci! Ora, probabilmente la colpa è mia, che non avendo mai letto nulla di Recalcati ho sottovalutato il fatto che si occupi di psicoanalisi e psicologia… mi aspettavo qualcosa di più accessibile, ma è anche vero che la sinossi ha contribuito non poco ad aumentare la mia confusione. In definitiva, si tratta di un buon libro, ma ve lo consiglio solo se davvero vi interessa l'argomento.


Opera recensita: "L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento" di Massimo Recalcati
Editore: Einaudi, 2014
Genere: saggio
Ambientazione: Milano
Pagine: 168
Prezzo: 7,99 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 5,5.


lunedì 29 aprile 2019

RECENSIONE: JEAN-MARIE LE CLéZIO - DIEGO E FRIDA

Sinossi:
Quando nel 1929 la giovane pittrice messicana Frida Kahlo annuncia le sue nozze con Diego Rivera, nessuno accetta il matrimonio tra questa ragazza vivace ma di salute precaria e il genio dei muralisti messicani che ha il doppio dei suoi anni, il triplo del suo peso e una reputazione di orco e seduttore. Il loro passato travagliato, il loro incontro, la fede nella rivoluzione, il viaggio in America e il fascino inaspettato del capitalista Henry Ford, i rapporti con Breton e Trotskij sono raccontati in queste pagine, in cui lo stile del grande romanziere francese fa rivivere due icone del Novecento. Quella di Diego e Frida è una storia d'amore fuori dall'ordinario, attraversata da tradimenti e fughe, vivida e intensa come i colori della loro pittura.

Commento:
Come sto avendo modo di scoprire, su Frida Kahlo e Diego Rivera sono stati scritti libri di ogni genere, con tagli molto diversi. Questo libro, scritto dal premio Nobel francese Jean-Marie Le Clézio, è, a mio parere, molto utile – oltre che bello – perché riunisce la parte biografica a quella storica, senza peraltro tralasciare l'approfondimento artistico. Più di altri libri, infatti, questo saggio riassume la biografia di Diego e Frida, fornisce un'utile contestualizzazione storico-politica che in altri volumi è approssimativa, e si sofferma sul rapporto tra i due artisti descrivendone l'evoluzione con appassionata, ma asciutta organicità e sistematicità. Trovo, però, che non sia sufficiente, da solo, a descrivere le mille sfaccettature di queste due figure così complesse ed articolate: va, però, benissimo come lettura-corollario, come sintesi riepilogativa sull'argomento. Lo consiglio caldamente insieme, ad esempio, ad uno tra il romanzo di Alexandra Scheiman e la biografia di Hayden Herrera. Ad ogni modo, ottima lettura.

Opera recensita: "Diego e Frida. Un amore assoluto e impossibile sullo sfondo del Messico rivoluzionario" di Jean-Marie Le Clézio
Editore: Il Saggiatore, 2008
Genere: saggio
Ambientazione: Messico, Stati Uniti
Pagine: 187
Prezzo: 12,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.

domenica 24 marzo 2019

RECENSIONE: ORIANA FALLACI - LA RABBIA E L'ORGOGLIO


Sinossi:
Con "La rabbia e l'orgoglio" (2001), Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni, dalla pubblicazione di "Insciallah", epico romanzo sulla missione occidentale di pace nella Beirut dilaniata dallo scontro tra cristiani e musulmani e dalle faide con Israele. Dieci anni in cui la Fallaci sceglie di vivere ritirata nella sua casa newyorchese, come in esilio, a combattere il cancro. Ma non smette mai di lavorare al testo narrativo dedicato alla sua famiglia, quello che lei chiama "il-mio-bambino", pubblicato postumo nel 2008, "Un cappello pieno di ciliege". L'undici settembre le impone di tornare con furia alla macchina da scrivere per dar voce a quelle idee che ha sempre coltivato nelle interviste, nei reportage, nei romanzi, ma che ha poi "imprigionato dentro il cuore e dentro il cervello" dicendosi "tanto-la-gente-non-vuole-ascoltare". Il risultato è un articolo sul "Corriere della Sera" del 29 settembre 2001, un sermone lo definisce lei stessa, accolto con enorme clamore in Italia e all'estero. Esce in forma di libro nella versione originaria e integrale, preceduto da una prefazione in cui la Fallaci affronta alle radici la questione del terrorismo islamico e parla di sé, del suo isolamento, delle sue scelte rigorose e spietate. La risposta è esplosiva, le polemiche feroci. Mentre i critici si dividono, l'adesione dei lettori, in tutto il mondo, è unanime di fronte alla passione che anima queste pagine. Prefazione di Ferruccio De Bortoli.

Commento:
Una predica, un sermone che serva a sturare le orecchie ai sordi e aprire gli occhi ai ciechi riguardo alla vera natura dell'Islam: così Oriana Fallaci definisce il suo "La rabbia e l'orgoglio", libro pubblicato subito dopo la tragedia dell'11 settembre. Ci sarebbero tante cose da dire su questo libricino di poco più di 150 pagine… si potrebbe restare ore a parlare della giustezza di quanto afferma la Fallaci, di come lo dice ed a cosa potrebbero portare oggi le sue considerazioni sull'Islam. Ma c'è, prima di tutto, da fare una distinzione tra la forma del libro ed il suo contenuto, una distinzione che, per quanto mi riguarda, ha a che fare con la visione obiettiva del libro ed il mio pensiero personale. Non è mai facile separare, quando si parla di un libro, le proprie impressioni soggettive ed opinabili, dal peso oggettivo dell'opera… in questo caso direi che è pressocché impossibile, perciò dirò quello che penso io senza alcuna pretesa di obiettività. La rabbia e l'orgoglio sono i sentimenti dominanti di queste pagine, ma non sono gli unici. Questo saggio mi ha colpito, intristito, alla fine anche stancato e disgustato per tante ragioni, eppure non posso dire di non averlo apprezzato per altri motivi. Ciò che mi è piaciuto di questo libro è l'ardore con cui è stato scritto, la metodicità con cui Oriana Fallaci ha esposto una tesi ed ha tirato dritta come un treno finché non l'ha dimostrata: ha esposto le sue idee con forza, convinzione, coerenza, lucidità rare fra gli scrittori moderni e l'ha fatto consapevole che sarebbero risultate indigeste. E, a proposito, sbaglia chi dice che queste idee le sono venute solo negli ultimi anni di vita, non è una deriva, sono cose che pensava già prima, convinzioni che ha maturato nel tempo e con studio e approfondimento. E qui le ha esposte con la sua solita forza dirompente, condensandole in un fiume di livore. Ma il suo j'accuse è sin troppo rigoroso e lucido ed ho la sensazione che tralasci, interpreti, ricordi fatti e circostanze in modo confacente con la propria tesi: per natura ho sempre diffidato delle verità assolute come quelle che la signora Fallaci vuole propinarci qui, mi fanno pensare che si cerchi di nascondere col rigore la presenza di zone grigie e margini di interpretazione. E qui sconfiniamo nel contenuto che, lo dirò una volta per tutte, a me non è piaciuto per niente. Sebbene alcuni concetti espressi dalla Fallaci siano condivisibili ed altri a dirittura innegabili, non mi piace il suo modo irruento di attaccare un'altra cultura senza concederle attenuanti, non mi piacciono le generalizzazioni e soprattutto non mi piace la vena d'odio e di vendetta che trasuda forte da queste pagine. Sono andata a cercare la risposta che Tiziano Terzani scrisse alla Fallaci dopo l'articolo del Corriere che precedeva questo libro e sono d'accordissimo con lui: non può essere la guerra l'unica strada per combattere la guerra: non può essere l'intolleranza la soluzione. E da qui, per tornare a quello che mi interessa ossia il libro, l'incertezza sul consigliarlo o meno: intendiamoci, in altri tempi l'avrei consigliato senza remore perché penso che bisogna conoscere per giudicare, sentire sempre tutte le campane. Ma oggi, davvero abbiamo bisogno dell'intolleranza di un libro? Non ci bastano le derive pericolose che ha preso la già tanta intolleranza che viviamo nella quotidianità? Lo dice la stessa Fallaci: scrivendo si condizionano e si influenzano le menti umane più che con le bombe e le armi… e noi abbiamo davvero bisogno di leggerla oggi? Personalmente, non appena avrò smaltito le sensazioni che mi ha lasciato questo sermone indigesto, andrò a rifugiarmi nelle a me più congegnali Lettere contro la guerra.

Opera recensita: "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci
Editore: Bur, prima ed. 2001
Genere: saggio
Ambientazione: New York
Pagine: 161
Prezzo: 10,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7,5.


domenica 27 gennaio 2019

RECENSIONE: MARCO PAOLINI - AUSMERZEN. VITE INDEGNE DI ESSERE VISSUTE


Sinossi:
Dopo lo spettacolo "Ausmerzen", anche per rispondere alle domande che lo spettacolo stesso aveva creato, Marco Paolini si è immerso per un anno nella scrittura, rielaborando e tessendo in narrazione una mole enorme di dati, alcuni dei quali - tra i più sconvolgenti - quasi sconosciuti. L'interrogazione su eugenetica, scienza ed etica, e sulle politiche del potere si fonde nel racconto. Un narratore appassionato, pieno di sdegno e pudore, e non privo di humour, ci consegna così un libro di feroce potenza, destinato a diventare necessario. Per tutti. Con uno scritto di Mario Paolini.

Commento:
Dopo aver visto su youtube, un paio d'anni fa, l'omonimo spettacolo realizzato sempre da Paolini ed andato in onda su Lasette, mi era rimasta la voglia di leggere il libro, di approfondire.
Come dice Paolini, questa è roba che fa male, ci vuole uno sforzo per rimetterci mano. Perché lo sappiamo che ci fu uno sterminio, che ci furono i campi di sterminio, che ci morirono milioni di persone. Ma qui si parla di persone considerate difettose, cui non fu data né una prima né una seconda possibilità, di vite indegne di essere vissute, di coloro che morirono prima degli zingari, degli ebrei, degli omosessuali, degli antinazisti, e continuarono a morire dopo, dopo la liberazione, dopo che tutto il resto era finito. Action T4 si chiamava il progetto pensato per eliminarli (Ausmerzen vuol dire appunto questo): oggi se ne parla poco e in ambienti settoriali e specifici. Perché? Perché fa male anche solo pensarci. Fa male pensare che qualcuno (molti) ritenesse che non vi fosse una sola ragione per lasciare in vita disabili – bambini e adulti – per la maggior parte tedeschi, che tutti – anche i civili, i normali cittadini – sapessero, che ad occuparsene furono tedeschi (non necessariamente nazisti) tra cui infermiere, medici, suore! Eppure è successo, una barbarie nella barbarie, insensata ed atroce. E ci sono i rapporti, i documenti che dimostrano che sì, chi c'era sapeva cosa accadeva. Tutto trova fondamento nelle ricerche di eugenetica di Galton e Bell, non in Germania, ma in America. Alla Germania non l'esclusiva, ma la palma d'oro per l'applicazione e la diffusione delle idee di annientamento delle vite indegne di essere vissute, con i suoi centri all'avanguardia, la sua medicina di eccellenza, i suoi psichiatri iperprogressisti, il libricino di un medico e un giudice e quell'altro libro, quello scritto da un futuro dittatore, che sembrava tanto lo "sfogo impotente di gente che abbaia ma non morde in un momento in cui le cose vanno male". Sappiamo tutti come finì.
C'è la crisi, c'è poco per tutti, allora perché dividere quel poco anche con chi costa e non produce? Con il "mangiatore inutile", il cieco, il sordo, il pazzo, lo storpio, lo psicopatico? Così, nel 1933 in Germania venne promulgata la legge per la sterilizzazione di coloro che furono definiti "geneticamente inaccettabili" e dopo il 39 si passa dalla sterilizzazione all'eliminazione. E un bel giorno il tuo medico di famiglia bussa alla tua porta e ti dice che c'è la possibilità di un trattamento innovativo per tuo figlio disabile; tu firmi l'imprescindibile consenso, tuo figlio parte e tu pensi: "avrò fatto la scelta giusta?". Dopo un po' ti arriva una lettera dall'ospedale che ti comunica un trasferimento improvviso, ordinato dal commissario del Reich e che l'ospedale non sa dove sia stato mandato tuo figlio. O magari nella lettera ti comunicano che tuo figlio è morto per cause naturali e che, data la gravità della sua patologia la morte è da considerarsi una liberazione. Indichi, signora, a quale cimitero inviare l'urna con le ceneri. Trecentomila vite bruciate così. E no, non ci sono giustificazioni che tengano. Parole d'ordine: efficacia e segretezza; la macchina è ben oleata, funziona tutto a meraviglia. Tutti conosciamo Auschwitz, Bukenvald, Birkenau, ma quanti conoscono Arteim, Grafenet, Adamar, Caffbeuren, Brandemburg? Eppure furono questi i centri di uccisione teatro di questi omicidi di massa: macelli travestiti da cliniche in cui si sperimentarono, prima del grande utilizzo, camere a gas e forni crematori.
Il libro di Paolini non vuole – e non può – essere una trattazione esaustiva della questione, né si può dire che sia la pubblicazione più obiettiva su questa storia. Si vuole, qui, cercare di ricostruire come andò, raccontare una storia – una realtà – conosciuta da troppo poche persone. Si legge in un pomeriggio, ma i brividi, il dolore e lo sconquasso che si lascia dietro sono difficili da digerire. E sbaglia chi liquida tutto questo come passato: è qualcosa che ci appartiene, ci passa vicino, è dentro di noi. E serve parlare, leggere, ascoltare, perché ha ragione Primo Levi: è necessario conoscere, perché ciò che è accaduto può accadere ancora.

Opera recensita: "Ausmerzen" di Marco Paolini
Editore: Einaudi, 2012
Genere: saggio
Ambientazione: Germania
Pagine: 176
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 30 agosto 2018

RECENSIONE: VIRGINIA WOOLF - UNA STANZA TUTTA PER Sé


Sinossi:
Scritto tra il 1928 e il 1929 in seguito a una serie di conferenze sul tema "donne e romanzo", questo testo costituisce uno dei più eloquenti trattati femministi del Novecento: partendo da un tema apparentemente secondario e cioè che una donna, per scrivere, debba avere del denaro e "una stanza tutta per sé", Virginia Woolf porta alla luce le restrizioni imposte nel corso dei secoli alla creatività femminile dalla società, dalle leggi e dalle convenzioni. Attraverso riflessioni arricchite da sentimenti e storie personali, la Woolf dà vita a una forma ibrida tra saggio e racconto che come descritto nella chiara introduzione di Egle Costantino - le permette di universalizzare le esperienze narrate in un testo lucido e stimolante, divenuto un punto di riferimento imprescindibile per approfondire e comprendere la questione femminile.

Commento:
Metà saggio, metà racconto, "Una stanza tutta per sé" è una controversa presa di posizione sulla condizione femminile, scritta in un periodo (fine anni 20) in cui l'argomento era molto spinoso e dibattuto.
Virginia Woolf prende le mosse dal tema – scarno e lapidario, perciò infido – che le è stato affidato nelle conferenze a cui deve relazionare: "Le donne e il romanzo". Dopo una profonda riflessione, Virginia è giunta alla conclusione che una donna, per scrivere romanzi, deve avere denaro e una stanza tutta per sé. Piuttosto che fornire al lettore quest'assunto come se fosse una verità, l'autrice preferisce rifare con lui il percorso che l'ha condotta a questa conclusione e per farlo deve spogliarsi della sua personalità ed identità e rendersi anonima: non è Virginia che parla, ma una qualsiasi donna, una donna che, per esempio, si trovi a camminare nei pressi di una nota università. Tutto in questo libro è una metafora: l'università è l'origine dell'esclusione della donna dalla letteratura e quindi, in un certo senso, anche dalla società. La protagonista del libro non può visitare l'università se non è accompagnata da un uomo; è ridotta al silenzio perché la società in cui vive è patriarcale, maschilista e questo silenzio carico di rabbia passa anche dal linguaggio.
Questi, in estrema sintesi, sono alcuni dei concerti d'avanguardia che Virginia Woolf espone ed analizza in quest'opera. Una lettura estremamente interessante e a suo modo attuale, sebbene non sempre agevole.

Opera recensita: "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woolf
Editore: Vari, prima ed. originale 1929
Genere: saggio/racconto
Ambientazione: Inghilterra (ma non è rilevante)
Pagine: 224 (ed. Bur 2013)
Prezzo: 10,00 € (ed. Bur 2013)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 1 agosto 2016

RECENSIONE: SILVIA RONCHEY - IPAZIA, LA VERA STORIA.


Sinossi:

"C'era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d'Egitto il cui nome era Ipazia." Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. La sua femminile eminenza accese l'invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte. Fu aggredita, denudata, dilaniata. Il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell'impero romano bizantino: il cristianesimo. Perché? Con rigore filologico e storiografico e grande abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce in tutti i suoi aspetti l'avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, sullo sfondo del tumultuoso passaggio di consegne tra il paganesimo e il cristianesimo. Partendo dalle testimonianze antiche, l'autrice ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall'antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo e orientamento.

Per citare un famoso film con Massimo Troisi, pensavo fosse un romanzo storico e invece era un saggio storiografico! Eh sì perché, fuorviata dalla quarta di copertina, pensavo di trovarmi di fronte ad un romanzo o ad un testo divulgativo in cui si raccontava la storia di Ipazia, la sua vita e poi la sua morte atroce. Invece no, la storia di Ipazia c’è, ma è prevalentemente nella prima parte del libro (circa 60 pagine). Per il resto l’autrice, docente universitaria e bizantinista di professione, raccoglie ed analizza con dedizione, passione e dovizia di particolari tutte le fonti storiografiche che parlano di Ipazia, partendo dagli autori suoi contemporanei per arrivare a Diderot. Ed in effetti, nel corso dei secoli, di questa donna filosofa, scienziata, matematica, si è parlato tanto ed in toni contrastanti e molta della sua fama è arrivata ai giorni nostri per via del modo in cui è stata uccisa: assalita mentre tornava da una lezione, denudata, fatta a brandelli, data alle fiamme. Tutto questo per ordine dell’allora Patriarca di Alessandria, il Vescovo Cirillo che nutriva invidia per il potere, la bellezza, l’intelligenza di Ipazia.

Silvia Ronchey ci rende edotti dei tanti modi in cui la storiografia tardo antica, medievale e moderna ha descritto quest’abominio: i più vicini al cristianesimo cirilliano lo vedono a dirittura come legittimo, gli avversari di Cirillo invece lo reputano deprecabile, i più lontani dal cristianesimo lo usano come argomentazione contro questa religione… Sta di fatto che quello di Ipazia è considerato il primo assassinio del fanatismo cristiano. Il libro è suddiviso in tre parti: “chiarire i fatti”, dove l’autrice ci racconta la storia di Ipazia ed il contesto storico-culturale in cui ha operato; “tradire i fatti”, in cui si parla delle numerose fonti storiografiche che narrano di lei; “interpretare i fatti”, in cui l’autrice mette ancora in luce i contrasti nelle interpretazioni storiografiche in relazione all’epoca ed alla corrente religiosa da cui lo storico proviene.

Ora, al di là del mio errore iniziale, il libro è interessante, se preso per quello che è, ossia un saggio documentato e puntuale delle fonti storiografiche che parlano di Ipazia. Perciò, se siete interessati a questo tipo di lettura non posso che consigliarvelo; se invece vi aspettate un romanzo o un testo divulgativo non è questo il libro che fa per voi.

 

Opera recensita: “Ipazia, la vera storia” di Silvia Ronchey

Editore: Rizzoli, 2010

Genere: saggio storiografico

Ambientazione: Alessandria d’Egitto

Pagine: 318

Consigliato: sì/no

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