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domenica 20 giugno 2021

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - NERO LUCANO

        Sinossi:

La vista che si presenta di fronte a Viola Guarino, anatomopatologa chiamata per un sopralluogo sulla scena del delitto, è orribile: un uomo con la testa spaccata, letteralmente, in due. È un ingegnere di origini lucane che da tempo abita a Varese, tornato al paese per affari. Ma quali affari? La sua efficientissima segretaria – e forse amante – ne ha perso per ore le tracce proprio alla vigilia di un accordo milionario. E la moglie Leda, che detesta la Basilicata, si mostra vaga fino al punto di essere sospetta.

Le fin troppo sensibili «antenne» di Viola, un po’ scienziata e un po’ strega, colgono una tensione erotica più torbida rispetto a un semplice triangolo – o quadrato – extraconiugale. O forse si sta lasciando influenzare dal ritorno del sostituto procuratore Loris Ferrara, irresistibile e sfuggente come il giorno in cui si sono incontrati – e come il giorno in cui si sono lasciati? Prima che possa fare ordine tra prove, intuizioni e sentimenti, però, si scopre un nuovo cadavere. C’è stata un’altra vittima, prima dell’ingegnere. L’assassino firma i suoi crimini lasciando al suo passaggio tracce che sembrano sberleffi: una mappa del territorio fin troppo dettagliata, una pagina dalla Divina Commedia. Non c’è dubbio che colpirà ancora.

Una Matera invernale e inquietante, di straordinario fascino tra tempeste e gravine, fa da sfondo a una corsa contro il tempo sulle tracce di un serial killer implacabile. Per inseguirlo, in sella alla sua moto, Viola Guarino dovrà attraversare diverse sfumature di nero: dentro e fuori dall’animo umano.

 

Commento:

Fascinazione, malia, sensualità, inquietudine, brivido, mistero… sono solo alcuni degli elementi – anzi, delle sensazioni intense – che ritroviamo in Nero lucano, il secondo romanzo con protagonista l'anatomopatologa Viola Guarino. Mentre, sul piano sentimentale, confusione, smarrimento, amarezza e voglia di ribellione si mescolano ad una tensione erotica quasi opprimente, una scia nera guida i passi della dottoressa un po' strega che ama parlare con la gente, sentire cosa gli altri hanno da dire o, molto più spesso, non vorrebbero dire. Istinto, sesto senso, preveggenza, profonda sensibilità, capacità di decifrare altri segni, predisposizione a cogliere sollecitazioni metafisiche unite al legame viscerale con la sua terra e la sua gente si uniscono al rigore scientifico: un mix perfetto che rende Viola Guarino la migliore, ma anche la più chiaccherata, guardata con sospetto, osservata speciale. Ma che Viola sia tenace e sappia fare bene il suo lavoro è un fatto, perciò quando le viene sottoposto il cadavere di un ingegnere grottolese lei deve capire, guardare ciò che gli altri non colgono, ascoltare ciò che gli altri non sentono… e lo stesso farà con le altre vittime, finché non arriverà, non senza fatica e tribolazioni,  alla soluzione del caso. Tra personaggi ingombranti e figure eteree, si viaggia in bilico tra la bellezza crepuscolare e struggente delle terre del  Sud d'inverno e quel senso di imminente tragedia che precede la morte violenta. Incontrare Viola Guarino vuol dire immergersi in un mondo a metà tra l'estrema concretezza e la volatilità di una sensazione, vuol dire lasciarsi guidare tra le pagine che raccontano il fascino nero di una terra stordente ed ammaliatrice. Un viaggio dal quale è difficile tornare nello stesso stato di quando si era partiti e dal quale è altrettanto difficile staccarsi: l'auspicio è di ritrovarla presto in nuove storie, Viola Guarino, perché la voglia di incontrarla e di percorrere con lei, a bordo della sua moto, vie antiche che sanno di terra e di storia, è davvero tanta.

 

Opera recensita: "Nero lucano" di Piera Carlomagno

Editore: Solferino, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Basilicata

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 28 agosto 2020

RECENSIONE: GIANPIERO BENEDETTO - IL CUSTODE DEL PONTE SUL BASENTO


Sinossi:
Il custode del ponte sul Basento è una favola moderna che racconta la storia di Iumara, vittima di un incantesimo, di un legame fortissimo con un fiume e di un ponte costruito negli anni 70, che per la sua forma particolare e la sua bellezza, è ancora oggi apprezzato in tutto il mondo grazie alla sua unicità. Sullo sfondo la Lucania e una città, Potenza, con le sue contraddizioni e con la voglia di alcuni di amarla e valorizzarla senza condizioni. Un quadro armonico, in un crescendo emozionale intenso. Un viaggio fantastico di storie vere, leggende, amori e colpi di scena.

Commento:
Favola moderna, racconto popolare, Il custode del ponte sul Basento racconta una storia suggestiva, intensa, vissuta. Una storia che sa di sacrifici, rinunce, cadute e ripartenze forzate, dure, faticose, ma necessarie. La storia di un popolo, quello lucano, e di una città, Potenza, che prostrato dalle disgrazie ha sempre saputo rinascere, abbeverandosi a quel fiume, il Basento, il più lungo del Meridione, che ha incanalato la sua energia, il suo impeto, trasformandoli in forza. Il protagonista è, quindi, il fiume, testimone delle tante traversie degli uomini, delle liti, degli amori finiti, di quelli appena nati e degli incidenti, come quello occorso a Iumara. Al tempo in cui rischiò la vita, Iumara era un ragazzino normale, vispo, ma in fondo timido; un gruppo di suoi coetanei credendosi più in gamba degli altri lo bullizzavano, così, per rispondere ad una provocazione, cadde nel fiume. Non ci sarebbe stata nessuna speranza per lui se una donna mai vista prima non si fosse offerta di salvarlo: era la Signora della sorgente del Basento e il prezzo chiesto per salvare la vita di Iumara era alto. Il ragazzo sarebbe diventato parte del fiume, vincolato ad esso in tutto, fisicamente e non solo. Da quel momento la vita di Iumara, salvata per un soffio, cambiò: egli divenne in grado di controllare l'acqua e di difendere il fiume da chiunque volesse danneggiarlo. Ma la sua strada sarà lunga e tante avventure gli occorreranno, tutte legate a doppio filo con la sua città. Quando Iumara soffriva, anche il fiume soffriva e viceversa, quando il ragazzo gioiva anche il fiume risplendeva… e il nostro Iumara ebbe sia motivi per soffrire che per gioire. Leggere la sua storia vuol dire entrare in connessione con una città, un territorio, un popolo e la sua anima, raccontata da chi la conosce, la vive e ne è a sua volta permeato. In questo secondo romanzo la prosa di Gianpiero Benedetto appare più consapevole, più accorata. Una buona lettura per una bella storia.

Opera recensita: "Il custode del ponte sul Basento" di Gianpiero Benedetto
Editore: Eretica edizioni, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Potenza
Pagine: 120
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 30 aprile 2020

RECENSIONE: GIANPIERO BENEDETTO - NON TI SCORDAR DI ME


Sinossi:
Non ti scordar di me è una storia ambientata in terra lucana che, nel periodo del secondo conflitto mondiale, si presentava ancora selvaggia e inesplorata. Si narra di Giovanni, di un amore e di ricordi di guerra. Si narra di un uomo d’altri tempi, che ha saputo affrontare con purezza d’animo le asperità della vita con un atteggiamento che lo ha ripagato dei torti subiti. Un “Nonno d’Italia” da raccontare per salvaguardare la memoria.

Commento:
Quante volte, nelle calde sere d'estate, ci siamo goduti la brezza lasciandoci rapire da una di quelle vecchie storie raccontate dai nostri nonni? Racconti di gente semplice, di fatica e sacrificio, di terra che dà e terra che toglie, di guerre, rinunce, amori perduti e amori ritrovati. Magari ci siamo anche annoiati sul momento, abbiamo sbuffato per il tedio di doverli risentire ancora per la centesima volta… ma a chi non è capitato, una volta che chi ce li raccontava non c'era più, di voler tornare indietro e riascoltare ancora e ancora quegli aneddoti che a volte fanno sorridere, ma a volte straziano nel profondo? Bene, sono esattamente questi i pensieri, le nostalgie, le sensazioni che si provano leggendo questo libro. Non ti scordar di me è tante cose: è una vecchia canzone romantica con cui chi parte chiede a chi resta di serbare vivo il ricordo, affinché il sentimento non vada perduto e possa rifiorire al ritorno; è il nome di un fiore, un piccolo dono semplice, delicato e prezioso; è, però, anche un monito affinché quello che è stato, quello che alcuni hanno vissuto, non finisca nell'oblio. Prendiamo per esempio la storia di Giovanni Marchitelli che da Pisticci dovette partire in guerra, subire l'internamento in un campo in Germania, le privazioni, la paura di non tornare, lo strazio del cuore lontano dalla famiglia e dall'amata… come si può non ricordare questa storia che è unica eppure uguale a quella di tanti altri italiani che, dalla loro terra, dalla loro casa, partirono senza sapere che sarebbe stato di loro o dei loro cari? Ricordare è un dovere, per la memoria storica, culturale, familiare e affettiva che identifica chi siamo e che posto abbiamo nel mondo. Un racconto semplice, immediato, quello scritto da Gianpiero Benedetto. Un racconto carico di storia e umanità in cui ritrovare esperienze e vicende di un vivere e un sentire comuni, per riscoprirsi, una volta di più, appartenenti a una comunità-Paese fatta di sudore, sacrificio, coraggio e amore.


Opera recensita: "Non ti scordar di me" di Gianpiero Benedetto
Editore: Eretica, 2020
Genere: narrativa italiana, romanzo storico, autobiografico
Ambientazione: Basilicata (prevalentemente)
Pagine: 118
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 25 aprile 2020

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - MILLE ANNI CHE STO QUI


Sinossi:
Grottole, nei pressi di Matera: in un Sud poco esplorato, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla ricchezza alla fame, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco, con i suoi barili d’oro sepolti e non piú ritrovati, all’ultima discendente, Gioia, che piú di un secolo dopo raccoglie i ricordi di famiglia. Il ritratto di un mondo terrestre, duro e magnifico. Una costellazione di personaggi colti nei momenti salienti della loro esistenza. Il loro scendere o meno a patti con la vita. L’immaginazione usata per accettare la realtà. E poi la fine di un mondo. Padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, aspettative e tradimenti. Amori, ideali politici, lotte, delusioni. La vitalità di un popolo e una voglia di vivere conquistata infine sfidando anche l’amore romantico e le sue trappole. Vincitore del Premio Campiello 2007, Mille anni che sto qui è stato tradotto in venti paesi.

Commento:
Mille anni che sto qui è tante cose: è una saga familiare perché racconta la vita, le vicende, l'evoluzione e il destino della famiglia Falcone dal 1861 al 1989; è un romanzo storico perché ripercorre l'intera storia europea dall'Unità d'Italia alla caduta del Muro di Berlino; è perfino un po' guida geografica del territorio lucano con i tantissimi dettagli sulla cucina, la flora, il paesaggio, il carattere degli abitanti e le loro abitudini, superstizioni, pensieri e strategie di sopravvivenza… è tutto questo, ma è su tutto una storia italiana. Gli stravolgimenti, le disgrazie, le gioie e i patimenti dei Falcone sono quelli di tante famiglie italiane in quei decenni, tra le privazioni, i figli partiti al fronte, i matrimoni che erano terni al lotto, l'arte imperitura di arrangiarsi e di sopravvivere a tutto. È una storia di uomini, ma soprattutto di donne industriose, generose, scaltre, piene di ardimento. È la storia di Concetta, Albina, Candida, Alba, Mara, Lucrezia, Clelia, Gioia e di tante altre. È la storia di una terra, la Basilicata, dura e bellissima come la tempra dei suoi abitanti. E probabilmente una storia come questa non sarebbe stata la stessa se a raccontarla non fosse stata una donna lucana con la forza narrativa di Mariolina Venezia, con il suo stile diretto, ruvido, a volte graffiante e a volte vibrante che ha modellato personaggi, luoghi, storie come materia viva per noi. Un romanzo che mi è piaciuto molto e che non posso non consigliare, una di quelle storie italiane preziose che ci permettono di conoscere il nostro Paese, le nostre radici e noi stessi, di sapere da dove veniamo, quali vite ci portiamo dentro e quale eredità lasciamo a chi seguirà.

Opera recensita: "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2007
Genere: narrativa italiana, romanzo storico, saga familiare
Ambientazione: Basilicata (prevalentemente)
Pagine: 264
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5
Colonna sonora sperimentata: Eugenio Bennato.


martedì 10 dicembre 2019

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA-RIONE SERRA VENERDì. IMMA TATARANNI E LE TRAPPOLE DEL PASSATO (IMMA 03)


Sinossi:
Il quartiere di Serra Venerdí fu progettato per portarci gli abitanti dei Sassi, il cuore antico di Matera, dopo l’esodo forzato degli anni ’50. Ma le utopie degli urbanisti si scontrano con la realtà, e Serra Venerdí diventa Rione Apache: l’omicidio di una coetanea della Piemme Tataranni, seguito da altri fatti sconcertanti, punta il dito su una Storia che sembra passare sempre sulla testa dei piú deboli. Con l’immancabile tacco dodici, Imma percorre la Basilicata per ricostruire un episodio del periodo postunitario, lasciandosi stregare dai paesaggi e ritrovandosi a fare i conti con i propri lati oscuri. Il marito Pietro e la figlia Valentina le sono accanto come sempre. Ma stavolta la dottoressa rischia di perdere quanto ha di piú caro. E forse c’è lo zampino del bel maresciallo Calogiuri…
La dottoressa Tataranni è alle prese con un omicidio che affonda le radici nel passato. E se lei stessa avesse contribuito inconsapevolmente alla morte di Stella Gallicchio? L’indagine, oltre che negli spettacolari scenari delle Dolomiti Lucane, e nei «vicinati» dei Sassi, si svolge negli angoli bui dei suoi ricordi. «La memoria, spesso, è una dannazione. Tira fuori episodi imbarazzanti, dettagli inutili quando cerchi qualcosa di essenziale, ti ripropone una frase o un viso che vorresti cancellare, condanna all’oblio chi non se lo merita. La memoria, lei, l’avrebbe condannata senza sconti di pena». In una Matera impaziente di concedersi a un turismo sempre piú invadente, un passato di miseria torna come un fantasma. Fra rampolli di nobili famiglie, ragazzini che custodiscono innominabili segreti, grotte preistoriche e villaggi abbandonati, Imma indaga fianco a fianco al maresciallo Calogiuri, che non è piú il ragazzo soggiogato dal suo carisma, e se lei diventa troppo autoritaria, arriva a ribellarsi. Improvvisamente, Imma vede in lui l’uomo, e sta per succedere l’irreparabile. Cosa ne sarà dell’amorevole Pietro, e dell’adolescente Valentina, che si comporta col fidanzato come se fossero una vecchia coppia? Cederà la dottoressa all’attrazione per il bel maresciallo, mettendo in pericolo la sua famiglia? E poi… esiste un mostro che si aggira nelle strade di Matera? Qualcuno, in ufficio, fa il furbo? Troppe domande per una donna sola! Fortuna che Imma Tataranni non si dà per vinta, e se inciampa si rialza. Una nuova avventura della Piemme piú chiacchierata del Centro Sud, dopo Come piante tra i sassi e Maltempo.

Commento:
La memoria, dannazione e salvezza, è una delle poche armi, oltre alla incrollabile tenacia, di cui Imma Tataranni è ben provvista. La memoria, inopportuna, infida, da condannare senza sconti di pena, è la chiave per risolvere questo caso che viene dal passato. È morta Stella, una ex compagna di liceo di Imma, una delle pochissime con cui aveva legato. Ed è morta in circostanze strane, con troppe persone attorno, lei che ne aveva sempre avute poche.
Cosa sa il nobile e spiantato De Nardis? Cosa ha visto la sarta Staffieri dalla sua postazione? Che confidenze avrà raccolto l'estetista Marchitella tra una ceretta e una gonfiatina alle labbra? E cos'ha visto Stacchiuccio, il bambino con la giacca rosa shocking che sa tutto dei Sassi e delle grotte di Matera? In un quartiere nato per ospitare l'élite e diventato rifugio per gli ultimi, è morta una donna che stava provando a prendersi dalla vita quello che non le era toccato in sorte, una che aveva finalmente deciso di superare la timidezza e provare a ritagliarsi un'ora di felicità. Ma, come succede sempre, tra chi sa e non dice e chi non sa e parla troppo, Imma non riesce a venire a capo di nulla. Non le resta che seguire le intuizioni, scandagliare tutte le piste e scavare nel passato, nel suo e in quello in comune con la compagna. Peccato che ci si metta pure Calogiuri a non facilitarle il compito… scostante, sfuggente, il neo promosso maresciallo non è più al suo servizio… e tra la famiglia che dà i suoi pensieri e questo qualcosa che le frulla dentro quando vede – o non vede – il maresciallo, Imma dovrà decidersi… tanto, vada come vada, qualcosa da perdere c'è comunque.

Opera recensita: "Rione Serra Venerdì. Imma Tataranni e le trappole del passato" di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2018
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Basilicata
Pagine: 288
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 22 novembre 2019

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - MALTEMPO (IMMA TATARANNI 02)


Sinossi:
Piove. In una primavera ritardataria, il Pm Tataranni è di pessimo umore. Mentre è in corso la campagna elettorale per le Regionali si ritrova fra i piedi una ragazza troppo intraprendente, troppo ingenua, forse mitomane.
Quando la giovane scompare, Imma Tataranni comincia a vedere tutto sotto un’altra luce: se stessero tentando di incastrarla? Eccola tirar fuori gli aculei, mentre si aggira per una Basilicata che sembra la Transilvania, impantanandosi in tutti i sensi.
All’inseguimento di una verità che affonda le radici nel passato si spingerà fino a Roma: fra il Colosseo e piazza di Spagna sfreccerà in scooter stretta all’appuntato Calogiuri, e finirà col cadere in tentazione. Ma anche sul suo prediletto si allunga qualche ombra. Nell’indagine sembrano spuntare i fantasmi, una vecchia parla di malocchio.
Dagli studi di Cinecittà in via di dismissione al petrolio della Val d’Agri, da Montecitorio ai vicoli deserti di Craco, il paese abbandonato, solo la testardaggine di una donna che non teme i chili di troppo e rifugge i buoni sentimenti potrà venire a capo dell’enigma.
Dissacrante nella sua normalità, forse Imma imparerà a fidarsi un po’ di piú di se stessa e degli altri, forse il frutto proibito si potrebbe cogliere, forse il Belpaese non è del tutto da rottamare.
La città guarda la provincia e la provincia guarda la città nel racconto scoppiettante di un’Italia in caduta libera verso i suoi anni peggiori, e di energie pulite che si annidano dove meno te l’aspetti. «Rosso di sera buon tempo si spera», sospirerà Imma alla prima schiarita.

Commento:
Secondo, intenso appuntamento con Imma Tataranni, sostituto Procuratore alla Procura di Matera che abbiamo già conosciuto in Come piante tra i sassi.
La nostra non certo ben voluta PM si ritrova tra capo e collo, stavolta, la morte di una ragazza, Donata Miulli, che pochi giorni prima era venuta a cercarla: voleva rivelarle informazioni che riteneva cruciali, riguardanti un onorevole molto noto, nonché un affare losco riguardante il petrolio che già da tempo si estraeva in Val d'Agri. Credendo che fosse la classica mitomane in cerca di visibilità, Imma l'aveva snobbata senza troppi convenevoli ed ora che è morta un po' se ne pente, soprattutto quando comincia ad appurare che alcune delle cose che le aveva detto la ragazza sono effettivamente vere. Ma chi era veramente Donata Miulli? Un'arrivista senza scrupoli in cerca di fama a tutti i costi? Una giovane martire dei nostri tempi che voleva salvare la sua terra dagli approfittatori? O semplicemente una giovane donna tenace e intraprendente con la voglia di farcela restando al Sud, nella sua Basilicata, e che aveva incontrato un amore sbagliato? E com'era morta Donata? Si era effettivamente suicidata come dicevano tutti o c'era dell'altro? Molte cose non quadravano, molte piste, anche troppi elementi che finivano per fuorviare, sviare, indirizzare in un senso piuttosto che in un altro… Con le indagini impantanate come la sua macchina, Imma procede a tentoni ma non è serena, proprio come il cielo che di primaverile ha ben poco. Pensa a se stessa, alla sua vita, a come avrebbe potuto essere diversa se da ragazza non avesse pensato solo a studiare; pensa a Pietro, a Valentina, a Calogiuri… soprattutto lui le dà molto da pensare… e da sognare.
Nonostante non si possa dire che sia simpatica, Imma Tataranni conquista per il suo essere normale e confrontarsi con problemi normali – tolti, chiaramente, quelli legati alle indagini -, per i suoi modi bruschi che a volte fanno scappare qualche sorriso, per il suo stile unico e inimitabile… che poi davvero c'è qualcuno che lo vorrebbe imitare?
Conquista, la Tataranni, per la passione e la tenacia che mette nel suo lavoro, per ciò che pensa e come lo pensa, per i temi che affrontano le sue indagini, così forti e controversi, per l'amore per quella sua terra bella e martoriata. La ritroveremo nel prossimo romanzo, molto, molto  presto.

Opera recensita: "Maltempo" (Imma Tataranni 02) di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2013
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Basilicata-Roma, 2005
Pagine: 256
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 11 novembre 2019

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - COME PIANTE TRA I SASSI (IMMA TATARANNI 01)


Simpatica o antipatica? Odiosa forse. Scomoda, spudorata, sorprendente. Come la verità, certe volte. È Imma Tataranni, sostituto procuratore a Matera. Anni 43, alta un metro e uno sputo, capelli crespi e gusti improbabili: dorato, serpentato. E tacco 12.
Se le signore bene, e sua suocera, la guardano a muso stretto, lei non si dà pensiero. Ma se qualcosa non va la vuole raddrizzare. Scarsa in fantasia e in colpi di genio, punta sulla memoria, facendo tremare i potenti e perseguitando i furbi e i cretini.
In una Basilicata arcaica sotto la sua patina di modernità, il caso di un ragazzo morto accoltellato si allarga – per Imma e il bell’appuntato Calogiuri – come la smagliatura di una calza, riportando alla luce un passato sepolto che scombussola le carte del presente.
Al suo secondo romanzo dopo Mille anni che sto qui (Premio Campiello 2007), Mariolina Venezia si confronta col giallo, giocando col genere per raccontare i vizi e le virtù dell’Italia di oggi.

Commento:
Bassa, bruttarella, incazzosa, Imma Tataranni non è proprio la persona più facile con cui avere a che fare: è un osso duro che, con le sue manie e le sue tecniche di persuasione quantomeno poco ortodosse, sta eufemisticamente poco simpatica a molti, specialmente in Procura. La tollerano poco soprattutto gli ipocriti, gli aficionados del galateo e del bonton, quelli che amano fare i furbi, forzare o aggirare la legge pur essendone tutori: Imma la legge la conosce a memoria e non si fa scrupoli ad usarla come arma per perseguire chi non le garba. È tenace, questa sostituta procuratrice, non fa sconti neppure a se stessa. Impariamo a conoscerla qui, tassello dopo tassello, in un caso complicato, dalle implicazioni importanti: un ragazzo, Nunzio Festa, viene ritrovato accoltellato in un campo proprio nel giorno del suo compleanno. Perché è stato ucciso? Droga? Rissa finita male? Gelosia? Ha visto qualcosa che non doveva vedere? Ha esagerato nel voler arraffare? Lo scoprirà, Imma Tataranni, ma non senza difficoltà. Per fortuna che può contare su Calogiuri, il giovane appuntato con cui si capisce al volo… malelingue a parte, Imma gli vuole bene davvero. Sì, perché dietro quella scorza dura, anche lei ha una sensibilità tutta sua… nascosta molto in fondo, ma ce l'ha. Una conoscenza controversa, quella con Immacolata Tataranni: è una procuratrice che ho apprezzato per tanti motivi, ma non è facile abituarsi allo stile – bello, ma particolarissimo – di Mariolina Venezia. Mi servirà un altro libro per farmi un'idea più definita… lo leggerò quanto prima. Intanto questo primo giallo ve lo consiglio.


Opera recensita: "Come piante tra i sassi" – Imma Tataranni 01, di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2009
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Basilicata, 2003
Pagine: 256
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 27 ottobre 2019

RECENSIONE: CLAUDIA DURASTANTI - LA STRANIERA


Sinossi:
“La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato”. Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità.
Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui.
La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.

Commento:
Avevo aspettative alte su La straniera di Claudia Durastanti… ammetto, però, che mi aspettavo qualcosa di molto diverso, forse di più convenzionale. Ho trovato, invece, un romanzo/memoir/autobiografia/racconto di vita/riflessione/flusso di coscienza assolutamente sui generis e fuori dagli schemi narrativi cui siamo abituati. In questo libro Claudia Durastanti racconta la sua vita fino ad oggi, ma racconta soprattutto le sue radici, o forse dovremmo dire l'assenza di radici che l'ha portata oggi a sentirsi "straniera" e "ubiqua" – come scritto nella quarta di copertina – in ogni luogo in cui si ferma. Nata da genitori che più anticonvenzionali non si può, Claudia passa da Brooklyn alla Val d'Agri senza mai trovare una dimensione standard che la facesse andar bene per gli altri. Era, come sua madre prima di lei, una diversa, una persona troppo intelligente e libera per il provincialismo tutto italiano. Di fronte ad una società che la voleva uniformata al vivere comune, Claudia si è sempre ribellata, ha sempre mantenuto salda la sua individualità. È chiaro, questo ha contribuito fortemente a che fosse additata come forestiera, immigrata al contrario, ribelle, anticonformista, ma di sicuro Claudia così facendo non si è mai sentita straniera a se stessa.
Un libro tutt'altro che semplice, che alterna parti coinvolgenti (soprattutto quelle relative ai genitori, all'infanzia di Claudia, al trasferimento in Basilicata) a passi meno coinvolgenti. Ciò che mi sento di premiare è, in questo caso, soprattutto la scrittura: un'impronta personalissima, uno stile spigoloso, disarmonico, acuto sono forse la vera traccia di unicità di questo libro che per il resto può piacere o non piacere… dipende dalla sensibilità e dal vissuto di ognuno. Si tratta, in fin dei conti, sempre di storie di vita, di persone, di caratteri… tutto molto soggettivo, dunque.

Opera recensita: "La straniera" di Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo, 2019
Genere: narrativa italiana, autobiografico
Ambientazione: America-Basilicata-Londra-Italia
Pagine: 285
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.