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sabato 25 agosto 2018

RECENSIONE: CATERINA CHINNICI - è COSì LIEVE IL TUO BACIO SULLA FRONTE


Sinossi:
Il 29 luglio 1983 la mafia fa esplodere un'autobomba in via Pipitone Federico a Palermo: muoiono il giudice Rocco Chinnici, gli uomini della sua scorta e il portiere dello stabile dove il magistrato viveva insieme alla moglie e ai figli. Rocco Chinnici era da tempo nel mirino. Innovatore e precursore dei tempi, aveva intuito che, per contrastare efficacemente il fenomeno mafioso, era necessario riunire differenti filoni di indagine, comporre tutte le informazioni e le conoscenze che ne derivavano. Per farlo, riunì sotto la sua guida un gruppo di giudici istruttori: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giuseppe Di Lello. L'anno dopo la sua morte, questo gruppo prenderà il nome di "pool antimafia". La storia ci tramanda come e perché Rocco Chinnici sia stato ucciso. Ci tramanda un eroe. A lui però non sarebbe piaciuto essere chiamato così. Era prima di tutto un uomo, un padre, cui è toccata in sorte una vita straordinaria, o forse un destino, che lui ha scelto di assecondare fino alle estreme conseguenze. Dopo decenni di silenzio, Caterina Chinnici, la figlia primogenita - a sua volta giudice, a sua volta impegnata nella lotta alla mafia, a sua volta sotto scorta - sceglie di raccontare la loro vita "di prima", serena nonostante le difficoltà, e la loro vita "dopo". Sceglie di raccontare come lei, i suoi fratelli e la madre abbiano imparato nuovamente a vivere e siano riusciti a decidere di perdonare: l'unico modo per sentirsi degni del messaggio altissimo di un padre e un marito molto amato...

Commento:
Una storia molto toccante, quella raccontata in queste pagine. La storia di un magistrato che ha messo la sua vita a servizio dello Stato, della giustizia e soprattutto degli altri, dei cittadini onesti. La storia, prima di tutto, di un uomo. E' così che ce lo presenta Caterina, la maggiore dei suoi figli: Rocco Chinnici era un uomo misurato, dalla voce tonante, la fisicità imponente e il sorriso buono; un uomo che ha trasmesso alla sua famiglia i valori forti che rendono gli uomini degni di questo nome; un uomo in grado di sciogliersi davanti a un bambino, una persona felice in maniche di camicia mentre zappa le sue rose. E' questo che Caterina Chinnici vuole raccontarci: il ritratto di un uomo onesto, prima ancora che di un magistrato, che sia d'esempio a noi tutti e che non vada perduto con lei.
Un ricordo intenso, vibrante, dolce e profondo. Un libro da leggere e rileggere dal quale recentemente è stato tratto anche un buon film.

Opera recensita: "è così lieve il tuo bacio sulla fronte" di Caterina Chinnici
Editore: Mondadori, 2013
Genere: biografia, testimonianza
Ambientazione: Sicilia
Pagine: 129
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 23 luglio 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO NOSEDA - NIENT'ALTRO CHE LA VERITà


Sinossi:
Cos'è la verità? E dove si custodisce? Nelle parole di chi c'era, o nell'aula di un tribunale? La moglie di un mercante d'arte, nota esponente dell'alta società fiorentina, viene brutalmente uccisa, e la sua morte scoperchia un vaso di pandora fatto di tradimenti e perversione. Ma chi è stato? Qual è il movente che ha guidato la mano dell'assassino? Dopo la trilogia di Luca Mariani e Lo stilista, Alessandro Noseda torna con un giallo in cui un giovane magistrato e un carabiniere con un passato nell'esercito si troveranno alle prese con un caso in cui nulla è ciò che sembra, e la verità sembra più che mai un'opinione.

Commento:
"Un conto è la verità processuale, quella che noi cerchiamo di provare in aula, un conto è la verità vera, quella che forse non sapremo mai e che conosce solo il Signore. E non sempre le due coincidono". E' questo l'insegnamento che il procuratore Da Montelatico dà a Manuela, la sua nuova uditrice giudiziaria: andare oltre la legge, non fermarsi alle apparenze, ma giudicare con "cuore e intuito". Metro di giudizio che la giovane PM con l'anima da rocker non fa fatica ad adottare, affine a quello di Pietro Vitale, maresciallo dei carabinieri che non ha esitato a prendere le distanze dagli adorati  fratelli quando ha scoperto i loro traffici poco leciti. Due anime affini che, per caso o per destino, non potevano non incontrarsi. L'occasione è data da un caso spinoso in cui è coinvolta una famiglia della Firenze Bene, due intraprendenti cugini mercanti d'arte e una giovane e disinibita ragazza dalle gambe infinite. Una storia che si snoda tra voluttà e vendetta, tra giustizia e verità, un quadro nel quale ciò che sembra è ben lontano dall'essere vero. Ma il tempo stringe e quando il dipinto superficiale viene squarciato potrebbe essere tardi per salvare la verità.
Continua il viaggio con cui Alessandro Noseda ci conduce, attraverso pagine e storie, dentro l'Italia più vera: più che piacevolissimi thriller, gialli o noir, i suoi sembrano pretesti per raccontare la quotidianità di persone che ancora credono nel proprio lavoro, nella giustizia, nelle istituzioni. Perle rare che, sebbene nascoste nella massa, esistono ancora e lottano ogni giorno per ricordarci che questo è davvero, nonostante tutto, il Bel Paese in cui ci piace vivere.
"Nient'altro che la verità" è un giallo dinamico, fatto di tante comparse che gravitano attorno a due protagonisti intensi, figli dell'Italia vera, che vive, lavora e si arrabatta e che alla fine, anche se il prezzo è alto, ce la fa. Sono tanti i temi affrontati in queste pagine, temi che a volte sono solo accennati: poi sta a noi scegliere se approfondirli o girarci dall'altra parte… come nella vita di ogni giorno.
Consiglio, ovviamente, questo libro che si legge in un soffio, e consiglio anche gli altri due romanzi di Alessandro Noseda, "La trilogia di Luca Mariani" e "Lo stilista", entrambi sullo stesso tenore ed entrambi editi da La Ponga.



Opera recensita: "Nient'altro che la verità" di Alessandro Noseda
Editore: La Ponga, 2018
Genere: giallo
Ambientazione: Firenze
Pagine: 158
Prezzo: 11,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 16 marzo 2017

RECENSIONE: FRANZ KAFKA - IL PROCESSO


Sinossi:

Josef K. condannato a morte per una colpa inesistente è vittima del suo tempo. Sostiene interrogatori, cerca avvocati e testimoni soltanto per riuscire

a giustificare il suo delitto di "esistere". Ma come sempre avviene nella prosa di Kafka, la concretezza incisiva delle situazioni produce, su personaggi

assolutamente astratti, il dispiegarsi di una tragedia di portata cosmica. E allora tribunale è il mondo stesso, tutto quello che esiste al di fuori di

Josef K. è processo: non resta che attendere l'esecuzione di una condanna da altri pronunciata.

 

Commento:

Il procuratore bancario Joseph K, uomo stimato ed integerrimo, una mattina, al suo risveglio, si ritrova arrestato da due guardie che lo conducono da un ispettore. Ha così inizio uno dei più noti capolavori della letteratura mondiale: “Il processo” di Franz Kafka, libro incompiuto e pubblicato postumo da un amico dell’autore.

“Il processo” racconta la storia di Joseph K, un uomo processato per motivi ignoti da un sistema giudiziario onnipresente, che funziona secondo regole proprie interne ed inesorabili che passano per la corruzione, i sotterfugi, le amicizie influenti. Tutto nel sistema giudiziario è oscuro, grigio, quasi incomprensibile alla mente lucida e razionale di K, che tuttavia non si arrende e cerca in ogni modo di perorare la sua causa, anche chiedendo aiuto ai personaggi più strampalati ed equivoci che abbiano contatti con il tribunale. Siamo così al cospetto di pittori giudiziari, bastonatori, cappellani delle carceri, usceri, avvocati Azzecca Garbugli e chi più ne ha più ne metta, in un bailamme che accresce il senso di angoscia e confusione di cui è pervaso il romanzo. Questa confusione crescente rappresenta, poi, la progressiva perdita di lucidità del protagonista, che per la verità già dall’inizio manifesta segni di contraddittorietà fra pensiero ed azione: K emerge come una figura instabile, mutevole, non in grado di mantenere uno solo dei suoi proponimenti. Il tutto è emblematicamente rappresentato dal suo controverso rapporto con le donne che ora venera, ora scaccia con ira e distacco.

La storia, poi, presenta un evidente paradosso: ad ogni pagina si parla del “processo”, tutti ne sono a conoscenza, ma nessuno, neppure l’imputato, ne conoscerà mai i motivi. Eppure ad un certo punto dell’opera appare chiaro che K sarà irrimediabilmente condannato, nonostante i mille aiuti o stratagemmi che cerca di porre in essere per salvarsi. Il finale, poi, assume una dimensione quasi onirica: data la presenza di numerosi capitoli incompiuti, esso risulta quasi staccato dalla storia e si ha come l’impressione che K stia sognando la fine della sua storia… ma purtroppo non si tratta di un sogno.

“Il processo” non è un libro facile: all’inizio sembra scorrere tranquillamente, ma con il procedere della storia lo stile, di paripasso con la trama confusa, si fa sempre più ingarbugliato. Seguire il filo della trama è complesso, inoltre, per la presenza di numerosissimi personaggi-comparse, non sufficientemente caratterizzati per essere ritenuti importanti nella storia, ma comunque presenti ed, in un certo senso, “disturbanti”. Tuttavia, leggendo con attenzione, non sarà difficile trovare messaggi importanti sulla giustizia, sulla corruzione, sul paradosso della ineluttabilità di certi destini assurdi… e non sarà poi così difficile adattare queste considerazioni alla nostra società.

Questo libro, nonostante la sua difficoltà, mi è piaciuto molto e sarei stata davvero curiosa di leggerlo compiuto: mi oltre alla curiosità di conoscere altri dettagli sulla storia di K, mi sarebbe piaciuto capire quanto dell’estrema confusione presente nella storia è dovuto alla stesura non definitiva del manoscritto e quanto, invece, è voluto dall’autore. Ma, se penso che Kafka avrebbe voluto che questo manoscritto fosse distrutto, beh… meglio leggere questo romanzo incompiuto che non leggere nulla!

 

Opera recensita: “Il processo” di Franz Kafka

Editore: vari, prima ed. originale 1925

Genere: classico, narrativa straniera

Ambientazione: indefinita

Prezzo: 8,50 €

Consigliato: sì.

 

domenica 22 maggio 2016

RECENSIONE: GIUSEPPE AYALA - CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO

Sinossi:
Nell'estate del 1992 due esplosioni di enorme potenza annientarono la vita di tre magistrati - Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino - e di otto giovani che li scortavano. Fu un colpo terribile per l'Italia e per chi considerava i giudici del pool antimafia gli eroi di una stagione di straordinario successo nella lotta a Cosa nostra. A Giuseppe Ayala quelle esplosioni strapparono tre amici carissimi, lasciando lo struggente ricordo di dieci anni di vita insieme e un rabbioso, mai sopito rimpianto. Ora, a distanza da quei tragici eventi, Ayala ha deciso di raccontare la sua verità su Falcone e Borsellino, ricordandone il fondamentale contributo alla lotta alla mafia e le attualissime riflessioni sulla Sicilia, Cosa nostra, la giustizia e la politica, ma anche la loro travolgente ironia, la gioia di vivere, le passioni civili e private. La storia di quegli anni, delle vittorie e dei fallimenti, dell'impegno di pochi e delle speranze deluse di molti, riporta al centro dell'attenzione la tremenda capacità di sopravvivenza della Piovra, che si nutre dei silenzi, delle complicità, delle disattenzioni e delle colpe di una Sicilia e di un'Italia che non sono, forse, abbastanza cambiate da allora.

 

Alla vigilia del ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il Giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, vi presento questo libro-testimonianza scritto dal giudice Ayala, loro amico e collaboratore nel pool antimafia di Palermo. Non si tratta di una pubblicazione recentissima, il libro è uscito nel 2007 per Mondadori, ma penso che si tratti di una lettura imprescindibile per ciascuno di noi.

Nell’analizzare questo libro non mi sono chiesta se mi piacesse o meno, non potevo farlo. Perché? Perché si tratta di una testimonianza di vita vera e della vita vera non si può dire “mi piace” o “non mi piace”. Ma c’è di più: qui siamo di fronte alla storia d’Italia, alla storia della nostra società, del nostro tempo, narrata da chi l’ha vissuta sulla propria pelle.

Quella raccontata dal giudice Giuseppe Ayala è una vicenda che ha riguardato lui in prima persona, ma che tocca tutti noi da vicino; è la storia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, dello stesso Ayala e di tanti altri cittadini onesti che hanno servito lo Stato italiano in prima linea, donando anni di duro lavoro perché noi tutti, non solo Palermo e la Sicilia, potessimo vivere in una società più pulita, non inquinata dal puzzo del marciume e della disonestà. A distanza di quasi vent’anni il giudice Ayala scrive queste memorie e le consegna a noi perché possiamo riflettere su ciò che è stato, imparare dai comportamenti errati e far sì che il sacrificio di tante vite non sia stato vano. Lo so, sembrano frasi fatte, retoriche, già sentite, ma non mi vengono in mente altre parole per descrivere ciò che mi hanno trasmesso queste pagine. Siamo abituati a sentir parlare di Falcone e Borsellino come di personaggi quasi mitologici, inarrivabili, lontani da noi. Ayala, invece, ci presenta degli esseri umani in grado di ridere, di apprezzare un buon Wisky e una bella nuotata e soprattutto di sdrammatizzare sempre, con una battuta, anche nei momenti più duri. Falcone, Borsellino e tutte le altre vittime della mafia non erano creature aliene, extraterrestri, ma cittadini come noi e il loro operato deve essere esempio e guida nelle nostre scelte quotidiane: l’abnegazione per il lavoro, il senso del dovere, la tenacia nel perseguire un obiettivo, la coerenza nelle scelte, la capacità di ingoiare i bocconi più amari… sono tutti valori che, con un po’ di buona volontà, tutti possiamo fare nostri ed applicare nella vita quotidiana.

In 210 pagine il giudice Ayala ci racconta uno spaccato significativo della Sicilia e dell’Italia del ventennio 1970-1990 e lo fa con la passione e la competenza di chi quegli anni li ha vissuti davvero a pieno; Ayala non si risparmia nel descrivere la situazione interna alla magistratura siciliana e nazionale, le invidie, i giochi di potere, le mille scorrettezze; si scaglia contro il CSM, lo Stato, la politica corrotta ed è appassionante leggere le sue analisi puntuali e precise.

Leggendo questo libro non può non tornarmi in mente un altro volume uscito un anno fa, “Noi, gli uomini di Falcone”, scritto dal capitano Angiolo Pellegrini, a capo della sezione anticrimine della polizia di Palermo proprio in quegli anni e mi viene voglia di rileggerlo per confrontare le analisi degli stessi avvenimenti alla luce di quanto ho appena letto di Ayala. Penso che entrambi i volumi, quello più tecnico di Pellegrini e questo più appassionato di Ayala, gettino una luce più chiara e terrena dei fatti accaduti a Palermo ed in Italia in quel lungo e triste periodo della nostra storia.

 

Opera recensita: “chi ha paura muore ogni giorno” di Giuseppe Ayala

Editore: Mondadori 2007

Genere: saggistica/biografia
Ambientazione: Sicilia
Pagine: 210

Consigliato: sì

Consigli correlati:

Libri: A. Pellegrini, “Noi, gli uomini di Falcone”.