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venerdì 25 dicembre 2020

RECENSIONE: BEPPE FENOGLIO - UNA QUESTIONE PRIVATA

    Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso), è un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un'azione militare rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che egli aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio: tormentato dalla gelosia, Milton tenta di rintracciare il rivale, scoprendo che è stato catturato dai fascisti... Prefazione di Gian Luigi Beccaria.

 

Commento:

Tutto ciò che accade, nell'arco di quattro giorni, a Milton, giovane studente universitario, partigiano badogliano, deriva da una "questione privata". Una questione privata lo induce a chiedere un giorno di permesso al capo della sua brigata e lo conduce per le langhe alla forsennata ricerca di Giorgio, un suo amico, quasi un alter ego, un ex compagno che ora sta in un'altra brigata. Ricerca che diventa sempre più disperata quando Milton scopre che proprio quella mattina Giorgio è stato catturato dai fascisti. Questo lo conduce ad un'altra ricerca, se possibile ancor più folle e suicida… ed è sempre una questione privata a fargli rischiare – e quasi perdere – la ragione e la vita. Ma qual è la questione privata di tanta importanza da indurre un uomo assennato, responsabile, temerario, quasi cinico a perdere completamente la bussola e gettarsi in un'impresa folle e disperata? È, neanche a dirlo, una questione d'amore.

Non so davvero spiegare cosa mi abbia fatto amare così tanto questo libro: è stato il mio primo approccio con Fenoglio e devo dire che mi ha catturata da subito. Sarà stata la fluidità nel racconto, la profonda empatia che l'autore mi ha indotto a provare verso Milton, il trovare in queste pagine emozioni vivide, quasi che la barriera della scrittura non esistesse e queste fossero lì, tangibili e concrete… Ho letto Una questione privata con urgenza, con l'impeto della curiosità, completamente assorbita dalla storia. Poi, però, sono arrivata (troppo presto) al finale… e sono rimasta spiazzata. Ecco, se devo trovare una pecca a questo bellissimo scritto, è proprio il finale: c'è chi dice che Fenoglio volesse concludere la storia così, c'è chi afferma che avrebbe voluto rimettere mano alle ultime pagine… fatto sta che avrei preferito una conclusione più chiara, esplicativa, chiarificatrice, definitiva.

In ogni caso non posso che consigliare questa lettura appassionante… davvero un bel libro.

 

Opera recensita: "Una questione privata" di Beppe Fenoglio

Editore: Einaudi, prima ed. 1963

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Piemonte, seconda guerra mondiale

Pagine: 132

Prezzo: 12,00 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 17 luglio 2020

RECENSIONE: HANS FALLADA - OGNUNO MUORE SOLO


Sinossi:
"Ognuno muore solo" (uscito nel 1947) è una rielaborazione letteraria dell'inchiesta della Gestapo che portò alla decapitazione due coniugi berlinesi di mezz'età. Una spietata caccia all'uomo, con tanto di bandierine sulle carte, guidata da investigatori tanto tecnicamente capaci quanto irrazionalmente mossi da un fanatismo assurdamente sproporzionato agli scopi. E probabilmente le ragioni dell'oblio e della riscoperta stanno appunto nel fatto che è un romanzo sulla resistenza. Un romanzo sulla resistenza e sulla disperazione. Contrastante, quindi, con il luogo comune di un Hitler che non conobbe oppositori tra la gente ordinaria, unita nella colpa collettiva. Fallada racconta di poveri eroi. Anna e Otto Quangel, lui caporeparto lei casalinga, come tutti i loro pari soli e addormentati e poco prima ancora abbagliati dal Fiihrer, conoscono un risveglio dopo la notizia della morte del figlio al fronte, e cominciano a riempire alcuni caseggiati della loro Berlino con cartoline vergate in modo incerto di appelli ingenui di ribellione. Lo fanno per comportarsi con decenza fino alla fine, ben sapendo che morranno e sicuri che nel vicino incontreranno più facilmente il delatore. L'autore li illumina, scorgendo in loro una specie di coscienza della nazione, rappresentata dai tanti volti intorno, espressioni di un popolo spaccato in due, chi opprime e chi è sepolto nella sua paura.

Commento:
Ognuno muore solo non è solo un romanzo molto bello e profondo. Ognuno muore solo è un romanzo importante, perché è l'espressione della resistenza interna, della coscienza e della disobbedienza civile, quel senso di giustizia che si oppone alla violenza con la protesta tacita, ma inarrestabile.
Una mattina del 1940, una mattina uguale alle altre, in un anonimo condominio di Berlino, la postina Eva Cluge porta una lettera. È una lettera scritta a macchina e questo – lei lo sa – non è buon segno: la famiglia cui è destinata apprenderà presto della morte di qualcuno che è al fronte. Poco dopo, in un appartamento di quel medesimo condominio, l'avaro, burbero, retto capo officina Otto Quangel porgerà la lettera alla moglie, la tranquilla signora Anna, che apprendendo della morte dell'unico figlio, non scoppierà in pianti disperati, non cederà all'ira o al dolore scomposto: dirà solo poche frasi, una delle quali rivolta al marito. "Tu e il tuo Fuhrer!". Ebbene, sentirsi rivolgere quell'accusa dalla moglie è, per Otto Quangel, uno smacco, un'ingiustizia intollerabile: lui non è iscritto al partito, vuole assolutamente tenersi lontano dalla politica, il più lontano possibile. E lo sa anche lui che il figlio non voleva andare in guerra, lo sa pure lui che avrebbe preferito perdere una mano piuttosto che andare al fronte, ma è arrivata la convocazione ed ha dovuto andare. E comunque, qualunque cosa abbia deciso Otto Quangel, l'ha decisa insieme alla moglie, perciò proprio non ci sta che lei definisca Hitler il "suo Fuhrer". Non ci sta, Otto Quangel, che proprio lui che non vuol saperne niente di politica, debba perdere suo figlio, ucciso in una guerra che lui non ha voluto, ma che il Fuhrer ha voluto. Pian piano si instilla in Otto la necessità di fare qualcosa, di non restare indifferente come prima… perché suo figlio è morto, l'ha ucciso il Fuhrer, e più niente è uguale a prima. Ma Otto e Anna Quangel non sono persone potenti né violente, la loro sarà un'azione pacifica, che aprirà gli occhi alla gente, che agiterà le menti obnubilate dal fanatismo nazista. Un sabotaggio silenzioso di chi si oppone, come può, con tenacia, ad un regime. Scrivere cartoline e distribuirle per tutta la città. Questa sarà la lotta pervicace e silenziosa dei Quangel, di quegli operai umili e consapevoli del loro ruolo in società, eppure profondamente consci di dover, in qualche modo, contribuire alla lotta. L'effetto delle cartoline, però, non sarà esattamente quello sperato da Quangel.
Sin dal primo rigo di questo romanzo, con una maestria non comune, Hans Fallada ci introduce in una casa, in un condominio, un quartiere, una città di rara vividezza; egli dipinge per noi personaggi così realistici da essere perfetti nella loro imperfezione, meschinità, bontà d'animo, credulità, furbizia, ingordigia, crudeltà… sono rappresentati, qui, tutti i sentimenti umani, dal più alto al più infimo. Ognuno muore solo è un atto di resistenza interna perché scritto da un tedesco fra i tedeschi, con personaggi tedeschi che si oppongono al regime tedesco. Gli ebrei, i comunisti, tutti i perseguitati dal nazismo hanno qui un ruolo importante, ma comunque marginale, paritario nella loro comprimarietà. Qui va in scena lo spettacolo della grettezza, crudeltà, abiezione di pochi, calato nell'ordinarietà di un Paese in guerra. Se è accaduto ciò che è accaduto, la responsabilità è di tutti, nessuno escluso: è di chi non ha impedito, non ha denunciato, si è reso delatore, si è approfittato, ha marciato, si è voltato dall'altra parte, non ha capito, ascoltato, visto, non ha voluto farlo. Nessuno escluso.
Capita spesso, quando si parla dell'Olocausto, di chiedersi cosa sapessero o facessero i tedeschi. Ecco una risposta. Un libro meraviglioso, da leggere assolutamente.




Opera Recensita: "Ognuno muore solo" di Hans Fallada
Editore: vari (Einaudi, Sellerio), ed. originale 1947
Genere: letteratura tedesca
Ambientazione: Germania
Pagine: 590 (ed. Einaudi)
Consigliato: sì
Voto personale: 10

giovedì 11 giugno 2020

COMMENTO: ELSA MORANTE - LA STORIA


Sinossi:
A questo romanzo (pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974) Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita "dentro la Storia" quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da "L'isola di Arturo" a "Menzogna e sortilegio". La Storia, che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale, vorrebbe parlare in un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Commento:
Recensire libri, specialmente certi libri, è una responsabilità: si rischia, con le proprie parole, di non rendere giustizia a ciò che si commenta. Nel caso di La storia di Elsa Morante io, semplice lettrice fra tante, questa responsabilità non posso e non voglio prendermela, anzitutto perché voci più autorevoli della mia hanno già decantato le meraviglie di quest'opera e non c'è nulla che potrei aggiungere che non sia già stato detto; in secondo luogo perché è stata, per me, una di quelle letture che scuotono fin nel profondo. La storia di Roma devastata dai bombardamenti, la storia di Ida Ramundo, di suo figlio Ninnuzzu e soprattutto del piccolo Useppe e della pastora Bella saranno difficili da dimenticare, perché la Morante le ha narrate in un modo che le ha rese indelebili nella mente mia e di chiunque le leggerà, ne sono convinta. Dal canto mio, La storia da oggi rientra tra i miei libri preferiti e a chi ancora non conosca questo libro non posso che dire, dal cuore, leggetelo! È tanto straziante quanto meraviglioso.

Opera recensita: "La storia" di Elsa Morante
Editore: Einaudi, ed. originale 1974
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Roma, seconda guerra mondiale
Pagine: 672
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


lunedì 17 settembre 2018

RECENSIONE: SILVIA ZUCCA - IL CIELO DOPO DI NOI


Sinossi:
Alberto, il padre di Miranda, è scomparso. Da dodici anni lei non ha contarti con la famiglia e quella notizia è come un fulmine in un cielo che si è sempre rifiutata di guardare e che, adesso, la chiama a sé con prepotenza. Così, frugando tra le carte del padre, trova una lettera datata 18 novembre 1944: è una lettera d'amore destinata alla nonna, Gemma. Ma chi è l'uomo che promette a Gemma di tornare da lei e da Alberto? Possibile che quel mistero sia collegato all'improvvisa scomparsa del padre? C'è solo un modo per scoprirlo: andare a Sant'Egidio dei Gelsi, il paese in cui lui e Gemma si erano rifugiati durante la guerra. E, sotto il cielo idilliaco della campagna piemontese, Miranda raccoglierà i frammenti di una storia solo apparentemente dimenticata; la storia di un ragazzino senza padre, costretto a crescere troppo in fretta, e di una donna obbligata a prendere una decisione terribile, che segnerà la sua vita per sempre. Una storia che la condurrà infine da Alberto, ma che soprattutto le permetterà di alzare gli occhi e capire che il futuro - il cielo dopo di noi - si rasserena solo se si ha il coraggio di cancellare le nubi del passato e di aprirsi all'amore.

Commento:
"Il cielo dopo di noi" è un romanzo intenso e corposo, dal sapore antico, di terra, di bosco, ma senza essere troppo dolce, proprio come un buon vino. E di vino, di terra, di storia, di ricordi, di guerra, d'amore, parla questo libro che ci regala un intenso bouquet di emozioni e sensazioni da assaporare con la giusta tranquillità.
E' la storia di Miranda, una figlia incapace di affrontare il proprio risentimento; di Alberto, suo padre, che cova nel passato ricordi che non riesce a decifrare; di nonna Gemma, così amata ma così poco conosciuta; di Francesco, Elvira, Luce, Antonio che rischiano di perdersi senza essersi parlati col cuore… E' la storia di un paesino che si è rialzato dopo aver vissuto l'orrore della guerra, che è andato avanti, ma non ha dimenticato niente. E' una vicenda che riporta a galla orrori troppo forti da mandar giù e amori mai vissuti davvero e per questo mai dimenticati. E' una storia che si sviluppa in due tempi, il 1944 e i giorni nostri, apparentemente lontani, ma in realtà intrecciati indistricabilmente nella memoria e nel vissuto di una comunità.
E ritrovare l'origine del dolore, guardarlo in faccia, affrontarne conseguenze e implicazioni, può aiutare a ritrovare se stessi.
Quella che troviamo in questo libro è una Silvia Zucca diversa dal suo precedente "Guida astrologica per cuori infranti", qui certamente più sicura, consapevole e pronta a tirar fuori dal cuore e dalla penna storie più forti, complesse, mature e forse più sentite.
Ed il sentimento, l'importanza di una storia vissuta prima che scritta, qui si sente tanto: i personaggi, i luoghi, le storie non restano eterei nelle pagine, ma assumono una dimensione reale, terrena. Consiglio senza riserve questo libro: davvero un'ottima, appassionante lettura.

Opera recensita: "Il cielo dopo di noi" di Silvia Zucca
Editore: Nord, 2018
Genere: narrativa italiana-romanzo storico
Ambientazione: Milano-Piemonte
Pagine: 468
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.