simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta Abruzzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Abruzzo. Mostra tutti i post

lunedì 27 aprile 2020

RECENSIONE: IGNAZIO SILONE - FONTAMARA


Sinossi:
Nei primi anni della dittatura fascista a Fontamara, "un antico e oscuro luogo di contadini poveri nella Marsica", i "cafoni" subiscono soprusi e ingiustizie così antichi da sembrare naturali come la neve e il vento. Berardo Viola, che porta una scintilla di ribellione, subirà le torture della milizia fascista e sarà ucciso, ma assurgerà a emblema di un nuovo, seppure ancora impreciso e velleitario, livello di dignità. Opera intessuta di una precisa verità storica, Fontamara fonde la ballata popolare, la parabola evangelica e la satira politica in una partitura corale che si fa violenta denuncia di ogni ingiustizia.

Commento:
Nella Marsica, poco distante dalla piana del Fucino, c'è un paesino di montanari e contadini, Fontamara, abitato da gente abituata a lavorare e soffrire, soffrire e lavorare. È qui che è ambientata questa storia, nei primi anni Venti, con gli echi della guerra ancora nelle orecchie e per in bocca solo il fiele di continue umiliazioni. Tasse, sfruttamento, ruberie, per gli abitanti di Fontamara sono all'ordine del giorno fino a quando, una sera di giugno, la luce elettrica viene tagliata. Quella stessa sera un uomo venuto dalla città si presenta con in mano fogli bianchi chiedendo ai fontamaresi di firmare non si sa bene cosa. La mattina dopo, andando nei campi, i contadini scorgono con incredulità e sgomento alcuni cantonieri intenti a deviare il corso del ruscello che irriga i campi di Fontamara e porta l'acqua in paese. Bene, è questa la classica goccia che fa traboccare il vaso: la misura è colma e il paesino non ci sta più a subire. A nulla valgono i tentativi di rabbonimento di esimi notabili del posto, man mano che le angherie si accumulano, sempre meno persone sono disposte a tacere. Quando poi i fascisti irrompono in paese beh, non c'è più ritorno.
Fontamara è un romanzo struggente e bellissimo che racconta un'Italia rurale, vera e tenace, fatta di dignità, lavoro e lotta, fatta di personaggi vili come il curato, opportunisti come Don Circostanza, scaltri e arraffoni come l'Impresario, di gente che si ribella e lotta dando il tutto per tutto, come Berardo Viola… ma anche di persone miti, umili, abituate ai bocconi amari della vita, come la famiglia che racconta questa storia. Un romanzo da leggere e metabolizzare pagina dopo pagina, una lettura importante che parla del nostro passato.

Opera recensita: "Fontamara" di Ignazio Silone
Editore: Mondadori, prima ed. originale 1933
Genere: letteratura italiana
Ambientazione: Abruzzo
Pagine: 166
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 8 giugno 2018

RECENSIONE: DONATELLA DI PIETRANTONIO - MIA MADRE è UN FIUME


Sinossi:

Il racconto di un amore tra madre e figlia "andato storto da subito". Un romanzo potente e vitale, in cui le vicende personali si uniscono alla storia

corale di un'Italia contadina, ritratta dagli anni di guerra fino ai nostri giorni. Quando Esperia mostra i segni di una malattia che le toglie la memoria,

è tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire un'identità smarrita. Inizia così, giorno dopo giorno, il racconto di un passato

dal quale riaffiorano ricordi dolcissimi e crudeli, riprendono vita le figure dei familiari e degli abitanti della piccola comunità montana che le ha viste

nascere e crescere entrambe. In un Abruzzo luminoso e aspro, che affiora tra le pagine come una terra mitologica e lontana, le fatiche della campagna,

l'allegria dei matrimoni, la ruvidezza degli affetti, l'emancipazione dall'analfabetismo e la fine della sottomissione femminile si intrecciano al racconto

di una lenta metamorfosi dei sentimenti in un indissolubile legame madre-figlia che oscilla tra amore e odio, nostalgia e rifiuto.

 

Commento:

Tina è in quella fase della vita nella quale si sa che restano ancora molti anni da madre, ma pochi da figlia. E’ in questa fase, in cui cominciano a diminuire le recriminazioni e si percepisce vagamente cosa significa essere madre, che Tina si ritrova a dover assistere la sua di madre, Esperia, colpita da una malattia, l’atrofia cerebrale, che le ruba i ricordi e le confonde le idee. A Tina spetta il compito di raccontare alla madre la sua vita, chi è, chi è stata, cos’ha vissuto lei e la sua famiglia. Momenti che Tina non ha vissuto, ma che deve ripercorrere in una sorta di diario a ritroso per ridare una memoria, una vita, a quella madre che quarantasette anni prima l’ha data a lei una vita, a quella madre inflessibile, scostante, incapace di dimostrare affetto. Un affetto che a Tina è sempre mancato, che ora la madre istintivamente vorrebbe darle, ma che lei non vorrebbe ricevere. Una storia intima, familiare, di paese, una storia come ce ne sono tante nella nostra Italia contadina, che ha vissuto la guerra, il ritorno di chi era partito, il riabituarsi agli altri, gli anni positivi e quelli di crisi, il cambiamento, la rivoluzione, l’emancipazione femminile. C’è un po’ di tutto questo in queste pagine, in una mescolanza perfetta ed equilibrata tra ricostruzione storica e ricordo. E Donatella Di Pietrantonio descrive tutto questo con penna sicura, in quel suo stile così caratteristico, essenziale, d’impatto che ritroviamo anche nel libro che l’ha fatta conoscere al grande pubblico – “L’arminuta” – e che ricalca bene quella realtà contadina che lei descrive così bene.

Così, tra sapori, riti, superstizioni, ci caliamo in punta di piedi in una famiglia comune ed allargata che è un po’ quella di tutti noi. Una buona lettura che consiglio e che ho apprezzato anche più dell’”Arminuta”.

 

Opera recensita: “Mia madre è un fiume” di Donatella Di Pietrantonio

Editore: Elliot, 2010

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Abruzzo

Pagine: 179

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE: DONATELLA DI PIETRANTONIO - L'ARMINUTA


Sinossi:

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina,

quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi

stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro

perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta»

(la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo

sul tavolo.

 

Commento:

Questa è la storia dell’”Arminuta”, una ragazzina tredicenne che amava la danza, la sua spiaggia, la sua casa, il profumo della sua mamma… o di quella che credeva essere la sua mamma. Un bel giorno, però, l’arminuta è costretta ad abbandonare tutto ciò che ama perché quelli che credeva i suoi genitori la restituiscono alla sua vera famiglia. Così la ragazza passa dalla bella vita in città alla vita scomoda del paese, dove manca tutto, il lavoro, il cibo, l’igiene… e dove ci sono troppe bocche e poco spazio per tutti. E’ così che, da un giorno all’altro, la vita di questa ragazza cambia radicalmente ed inspiegabilmente ed ora lei si ritrova spaesata, con troppi fratelli, troppi padri e troppe madri e troppo poche spiegazioni. Ma piano piano qualcosa cambia, l’affetto si apre un varco nel cuore ferito e, ad un anno di distanza l’abbandono si è trasformato in qualcosa di diverso.

“L’arminuta” è una storia potente raccontata con schiettezza spiazzante: una vita scambiata come fosse un giocattolo, affetti recisi e ricuciti alla buona, affetti sinceri che non hanno il tempo di sedimentare… ed al centro di tutto una ragazzina intelligente, fragile ed al contempo molto coraggiosa. Lo stile è estremamente diretto ed all’inizio della lettura si fa un po’ fatica ad ambientarsi nella storia. Ma ben presto ci si abitua e la nebbia iniziale si dirada… vale la pena di continuare la lettura. Libro consigliato, lettura breve ma intensa.

 

Opera recensita: “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Abruzzo

Pagine: 162

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì.