simposio lettori copertina

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martedì 7 settembre 2021

RECENSIONE: PERCIVAL EVERETT - TELEFONO

                        Sinossi:

Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà.

Un biglietto ritrovato in una giacca acquistata online pone di fronte a una scelta decisiva Zach Wells, docente di geologia con una vita fino a quel momento tranquilla, sebbene percorsa da un fiume sotterraneo di irrequietudine. Quando la sua esistenza viene sconvolta da una terribile scoperta, Zach decide di prendere sul serio la richiesta di aiuto contenuta in quel misterioso biglietto, come se tentare di salvare uno sconosciuto fosse l’unico modo per tentare di salvare se stessi. Tra Los Angeles, una caverna nel Grand Canyon, il deserto del New Mexico e Ciudad Juárez, al di là del confine, Zach proverà a dare un senso al proprio dramma imbarcandosi in un’impresa donchisciottesca senz’altro aiuto che quello offerto da un improbabile cenacolo di aspiranti poeti. Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”.

 

Commento:

"Telefono" di Percival Everett è un romanzo intenso, emozionante e sorprendente. Parte in sordina, come il classico romanzo ambientato nella provincia americana e pervaso del grigiore di vite piatte ed avvoltolate su se stesse. Parte così, con un protagonista-narratore bizzarro e alquanto sui generis, ma in realtà rivela presto la sua bellezza: basta fermarsi, estraniarsi dai preconcetti e dai giudizi facili e mettersi in ascolto della voce di Zach, un docente di geologia, uno studioso di rocce, ossa, fossili, passato; un padre di famiglia, una famiglia che ama e che consiste in una coppia – lui e sua moglie Meg, poetessa e docente anche lei – tenuta insieme da una figlia, Sara, una ragazzina intelligente e sveglia di dodici anni. Mantenere in vita quella ragazzina è, da dodici anni, l'obiettivo principale, il perno attorno al quale ruotano le vite di Zach e Meg. E quando, improvvisamente, qualcosa nella salute di Sara sembra non andare più tanto bene le loro vite si sfaldano, la routine impazzisce, il dolore è una parabola crescente di sofferenza, insensatezza, follia. E ciascuno lo affronta come può e come sa… o forse, non sapendo come fare, cerca una consolazione, una valvola di sfogo, una via di fuga in qualcosa di altrettanto folle ed insensato. Un biglietto in una giacca acquistata su Ebay, una richiesta d'aiuto da parte di sconosciuti, può diventare il pretesto per scappare dal proprio dolore, per cercare di realizzare altrove, lontano, qualcosa di buono. La storia raccontata in questo libro da Percival Everett scatena due sentimenti predominanti: da un lato la sofferenza e la commozione per la vicenda umana e familiare, dall'altro l'incredulità per l'altro "versante" della storia, quello che ha a che fare con Ciudad Juarez: il comportamento di Zach, pur se appare insensato a chi legge la vicenda con occhi esterni e razionali, ha il pregio di affrontare un problema grave di cui si sa e si parla poco, quello del gran numero di donne scomparse a Ciudad Juarez. "Telefono" è un libro da leggere così com'è, cogliendo e facendo proprio uno o più dei tanti spunti che l'autore dissemina lungo la narrazione… alla nostra sensibilità tocca fare il resto.

 

 

Opera recensita: "Telefono" di Percival Everett

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti-Messico

Pagine: 288

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

mercoledì 30 giugno 2021

RECENSIONE: CARMEN KORN - QUANDO IL MONDO ERA GIOVANE

    Sinossi:

Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. Gerda e suo marito Heinrich Aldenhoven vivono a Colonia, nella casa ereditata a Pauliplatz, insieme ai figli Ursula e Ulrich e alle cugine non sposate di Heinrich, che hanno perso il loro appartamento sotto i bombardamenti. Heinrich gestisce una galleria d’arte, ma gli affari al momento vanno male: in troppi non hanno più le pareti dove appendere i quadri. La situazione è difficile anche ad Amburgo, dove l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt dormono nella stanzetta accanto alla cucina da quando hanno lasciato il letto alla figlia Nina e al nipotino Jan. Il bambino ha cinque anni e non ha mai incontrato il padre, Joachim, disperso in Russia da anni nonostante Nina continui a sperare nel suo ritorno. E infine c’è Margarethe, nata Aldenhoven, che si è trasferita da Colonia a Sanremo, dove ha sposato Bruno, figlio di una ricca famiglia di commercianti di fiori; la vita tra le bellezze della riviera ligure sembra spensierata, ma la presenza della suocera, matriarca misogina che gestisce il patrimonio di famiglia, è molto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?
Il primo capitolo della nuova saga in due volumi firmata Carmen Korn: un’emozionante storia corale, un decennio all’insegna della rinascita, tre famiglie a cui affezionarsi.

 

Commento:

Se ci guardiamo indietro, gettando uno sguardo d'insieme al Novecento, non ci sarà difficile convenire che la storia di questo secolo si divide in due grossi blocchi: prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Quei cinque anni e mezzo e i vent'anni precedenti fanno da spartiacque fra il mondo di prima e il mondo d'oggi. Il decennio che va dal 1950 al 1959 fu, perciò, un periodo cruciale per la nascita e la formazione della società che conosciamo e nella quale viviamo, fu quasi una nuova giovinezza del mondo, fatta di tante novità, voglia di riprendersi, ma anche di strascichi insoluti e ferite profonde. Carmen Korn, in questo romanzo, analizza proprio quel decennio di profondi cambiamenti e lo fa dal punto di vista di tre famiglie, diverse ma tra loro legate, residenti in tre città: gli Aldenoven da Colonia, i Bortfel da Amburgo e i Canna da Sanremo. Le vicende familiari loro e delle persone che con loro hanno a che fare si intrecciano indissolubilmente con la storia dell'Europa postbellica. Ci affezioneremo, come già è accaduto nella Trilogia del secolo, a questi nuovi personaggi e vorremo sapere altro di loro, saremo curiosi di conoscere l'evoluzione delle loro vite. E infatti Carmen Korn non ci delude: è già previsto un secondo volume di questa storia tutta da leggere.

Opera recensita: "Quando il mondo era giovane" di Carmen Korn

Editore: Fazi, 2021

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Germania-Italia, anni 50

Pagine: 590

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

martedì 1 giugno 2021

RECENSIONE: LUCILLA AGOSTI - SE ESPLODI FALLO PIANO

            Sinossi:

Nella vita di Carla sembra non mancare niente: due figli, un lavoro che le piace e un marito, Filippo, che crede di amare. Eppure basta un messaggio ambiguo trovato per caso nello smartphone di Filippo per infrangere l'apparente equilibrio in cui per anni ha nascosto le proprie fragilità. La sua rabbia esplode come un vasetto di marmellata scagliato contro il muro. Anche se le convenzioni borghesi in cui è immersa le richiedono invece compostezza, le suggeriscono di "esplodere piano". Carla inizia così il percorso accidentato per rimettere insieme i pezzi di un'esistenza andata in frantumi. Chi era e cosa desiderava davvero? Che fine aveva fatto quel Filippo di cui si era innamorata anni prima, con cui aveva deciso di costruire una famiglia? E perché uno dei suoi figli continuava a non parlare? Passerà da conversazioni senza filtri con la madre davanti a una tazza fumante di tè verde ad avventure erotiche tanto eclatanti quanto tenere (indimenticabile la scena in hotel con un attore porno). Muovendosi sempre in quell'equilibrio precario come quando si cammina coi tacchi sottili su una strada di ciottoli.

 

Commento:

Se esplodi, fallo piano… di questo romanzo mi aveva, innegabilmente, colpito il titolo: ironico, irriverente, quasi sarcastico, ma veritiero. Tante volte mi sono ritrovata a riflettere con rammarico su negazionismo dei sentimenti a cui ci obbliga la società, o forse, che siamo noi stessi ad infliggerci quotidianamente. Se un evento ti sconvolge la vita puoi esplodere, ma piano, senza rumore, strepiti o tumulti: non esiste che ti stracci le vesti o dai di matto, devi comunque mantenere quel minimo di decenza, ragionevolezza, contegno, per non dare scandalo, per non dare in escandescenza, per non (dis)turbare gli altri… Ma chi l'ha detto? Chi diamine ha deciso che bisogna tenersi tutto dentro, essere sempre precise, ragionevoli, impeccabili? Ecco, è stato un po' questo il pensiero che mi ha spinta verso questo romanzo… e forse erano troppo alte le mie aspettative, forse ho dato per presupposto che avrei trovato questo stesso pensiero nelle pagine, non so… fatto sta che sono rimasta delusa. Mi aspettavo altro, mi aspettavo un'altra profondità, un altro sentire, un po' di… di più. Per carità, il romanzo è gradevole da leggere, ben scritto, attuale, ma speravo di ritrovarmici di più, di empatizzare con almeno uno dei personaggi… invece no. Però voi leggetelo… leggetelo perché, anche se non è la mia, quella di Carla, Filippo e Simona è una storia comune… fin troppo, a dire il vero. È una storia su cui riflettere perché, anche se non ne ha dati a me, può fornire molti spunti per riflettere su chi vogliamo essere e che direzione vogliamo dare alla nostra vita.

 

Opera recensita: "Se esplodi fallo piano" di Lucilla Agosti

Editore: Mondadori, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Milano

Pagine: 168

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

lunedì 4 gennaio 2021

RECENSIONE: MARIEKE LUCAS RIJNEVELD - IL DISAGIO DELLA SERA

    Sinossi:

Jas ha dieci anni quando, come ogni anno, in casa Mulder fervono i preparativi per il Natale. La sua è una vita tranquilla. A scuola non va benissimo, ma dà una mano al papà con gli animali della fattoria e non vede l'ora di diventare abbastanza grande per andare a pattinare sull'altra riva del lago con il fratello Matthies. Due giorni prima della festa, però, proprio da quella sponda più lontana, Matthies non fa più ritorno. La morte prende il suo posto in casa, occupa la sedia che lui ha lasciato vuota, indossa il suo giubbotto rimasto appeso come un cimelio, e si insinua nella vita di tutti. Jas osserva impotente la vicina di casa portare via l'albero di Natale e i genitori trasformarsi nel Lupo Cattivo con la pancia piena di sassi. Al riparo nel suo giaccone, che non toglie più nemmeno per dormire, non le rimane che prepararsi al momento in cui Dio scaglierà su di loro una nuova piaga, come sente dire al papà e alla mamma durante una lite. Abbandonati a loro stessi, i tre fratelli Jas, Obbe e Hanna sondano, nel privato delle loro stanzette, il dolore e la perdita. La libertà consente loro di sperimentare, di sovvertire le regole, ma anche di parlare apertamente della morte. Sono pronti a sacrificare tutto pur di non farsi portare via da Lei.

 

Commento:

Ci sono molti modi di raccontare, con parole e immagini, ma anche con sottointesi ed esperienze estreme, la perdita, la morte e il dolore. Quello scelto da Marieke Lucas Rijneveld in questo romanzo è sicuramente inconsueto e decisamente forte. La storia, drammatica e straziante di per sé, ci viene raccontata da Jas, la figlia intermedia dei quattro bambini Mulder. La loro è una famiglia normale, molto religiosa, che vive e si sostenta grazie ai prodotti della fattoria ed alla vendita del latte delle tante mucche. La famiglia si appresta a vivere il Natale, gli addobbi sono pronti come anche il cibo, ma l'atmosfera di festa viene completamente spazzata via da una notizia inattesa e funesta: il figlio maggiore dei Mulder, Matthies, era uscito a pattinare sul lago ghiacciato, ma qualcosa è andato storto e il ragazzo è annegato. Nulla più sarà lo stesso in casa Mulder, non più feste, sorrisi, gioia varcheranno la porta di quella sventurata famiglia che, per di più, è colpita dalle calamità che la natura non lesina mai ai suoi figli più sfortunati. Mentre l'unità familiare si sgretola inesorabilmente insieme ad ognuno dei suoi membri, i tre figli restanti, spaesati e soli, devono misurarsi per la prima volta con la perdita di cui hanno paura e con la morte che sembra sempre venire a reclamare qualcuno o qualcosa. Non è facile per tre preadolescenti già preda delle pulsioni più sordide confrontarsi con tanti cambiamenti radicali. Ciascuno dei fratelli reagirà a suo modo… con tutto ciò che questo comporta a livello psicologico.

Non è facile esprimere un giudizio su questo libro perché il modo che ha la Rijneveld di raccontare questa storia è assolutamente originale, anticonformista, quasi sfrontato che il gradimento (o non gradimento) è, più che in altri casi, molto soggettivo. Per quanto mi riguarda, sebbene apprezzi la trama e il tentativo di riflessione a cui l'autrice vuole portarci, non posso dire di aver apprezzato questo romanzo: in parte c'entra la delusione nell'aver trovato una scrittura totalmente diversa da quella che mi aspettavo; in ogni caso, troppe cose, nella lettura, mi hanno disturbato, impedendomi di godermi a pieno il fluire della storia (i continui riferimenti alle funzioni corporali, per esempio, mi urtano se superano la soglia del mero riferimento sporadico e casuale). Tuttavia, lo ripeto, in questo romanzo più che in altri il gusto personale influisce molto sul giudizio della storia, perciò non lo consiglio né lo sconsiglio… i più puritani storceranno di certo il naso davanti a molte scelte dell'autrice, ma anch'io – che non sono fra questi – ho fatto fatica a proseguire in molti punti. In sintesi, Il disagio della sera è un romanzo che turba il lettore e lo disturba, lo pungola quasi, in mille modi diversi. Qualunque sensazione si provi leggendo, di sicuro questo non è un libro che lascia indifferenti.

 

Opera recensita: "Il disagio della sera" di Marieke Lucas Rijneveld

Editore: Nutrimenti, 2019

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Paesi Bassi

Pagine: 251

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

          

sabato 5 dicembre 2020

RECENSIONE: PIERNICOLA SILVIS - STORIA DI UNA FIGLIA

Sinossi:

Verona, 2001. Anna, ventinove anni, è una ragazza ingenua, ricca e viziata dall'adorato padre, un facoltoso imprenditore. Dopo la laurea in medicina Anna vuole specializzarsi in chirurgia plastica per aprire uno studio estetico, sposarsi e avere una famiglia. Quando però un ictus colpisce il padre e un misterioso amico gli fa visita, Anna inizia un'indagine sul passato in guerra del padre. Le tracce la conducono nell'Italia del 1944, nel pieno della furia omicida delle SS in fuga, quando le truppe scelte di Hitler trucidarono per vendetta almeno quindicimila civili. Una storia che oggi pochi conoscono, come pochi sanno che alle SS tedesche si uní un famigerato battaglione di SS italiane, di cui dopo la guerra si è cercato di far perdere la memoria. Al termine di questo drammatico percorso, Anna ritrova la sua vera anima. Così, finalmente libera da quel passato terribile che le scorre nel sangue, torna a Colle Sant'Agnese, il paesino toscano in cui i nazisti fucilarono oltre quattrocento persone fra donne, vecchi e bambini. Una storia nera, drammatica e poco chiara e che parla ancora al presente, chiedendo giustizia.

 

Commento:

La storia che Piernicola Silvis racconta in questo romanzo è storia che riguarda tutti: va oltre la fiction narrativa, approfondisce fatti reali, è storia d'Italia. Lo scopre a sue spese la giovane dottoressa Anna Sartori che fino a quel momento aveva visto i fatti della seconda guerra mondiale come lontani da sé, confinati nei libri di storia o in qualche bel film in bianco e nero. Poi accade una cosa tutto sommato comune, sebbene dolorosa: suo padre ha un ictus e un uomo, che dice di essere un suo amico, viene in ospedale a fargli visita. L'uomo ha un accento tedesco, infatti dice di essere austriaco e di aver conosciuto il padre di Anna durante la guerra. Istintivamente diffidente verso l'uomo, Anna riflette sul fatto che il padre fosse reticente sull'argomento "guerra" e che né lei né il fratello Massimo sanno molto del suo passato. Provata dalla malattia del padre e dal momento difficile con il fidanzato, Anna dorme male, ha incubi e strane visioni di guerra, uniformi e urla. Approfondisce questi incubi a livello clinico e così facendo scoperchia, senza volerlo, un vaso di Pandora che le cambierà la vita. Ciò che scoprirà cambierà per sempre la percezione che Anna ha di se stessa, della sua famiglia e della sua storia. Un romanzo intenso che con pazienza e perizia ricostruisce uno spaccato di storia italiana difficile da ignorare, tanto meno da digerire. C'era qualcosa che, per molte pagine, non mi convinceva e mi rendeva difficile la lettura, probabilmente un qualcosa di naìf nella prosa dell'autore, nel modo di Anna di raccontare, di formulare le frasi. Man mano che la storia proseguiva, però, ho notato che questo malessere si attenuava fino a sparire completamente a fine romanzo: ho quindi compreso che si trattava di un espediente – a mio parere, riuscito – dell'autore per portarci al di là della storia, per raccontarci, attraverso il linguaggio, lo stato d'animo di Anna, dapprima confuso, ingenuo, stressato, poi via via sempre più consapevole, deciso e lucido. A chi leggendo riscontrasse le mie stesse sensazioni, perciò, consiglio di proseguire, di andare avanti nella lettura. È il primo romanzo che leggo di Piernicola Silvis e penso che leggerò anche i suoi romanzi precedenti. Questo, intanto, lo consiglio.

 

Opera recensita: "Storia di una figlia" di Piernicola Silvis

Editore: Sem libri, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Veneto

Pagine: 336

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

lunedì 9 novembre 2020

RECENSIONE: JO NESBO - IL FRATELLO

    Sinossi:

Sono anni che Roy gestisce una stazione di servizio in un paesino tra le montagne, su al Nord, facendo una vita tranquilla e ritirata. Carl, il fratello minore, se ne è andato da tempo in Minnesota dove è diventato imprenditore e da allora di lui non è arrivato che l’eco del suo successo. Ma ora che Carl è inaspettatamente tornato con il grandioso progetto di costruire un hotel e trasformare il paese in una località turistica, Roy si trova di nuovo a doverlo difendere dall’ostilità e dai sospetti degli altri. Come quando erano ragazzi, Roy cerca di proteggere Carl, ma suo malgrado si ritrova risucchiato in un passato che sperava sepolto per sempre. Dall’incontrastato maestro del crime scandinavo – 40 milioni di copie nel mondo – un thriller sulle menzogne, i segreti, i tradimenti nascosti dietro la rassicurante facciata della vita familiare.

 

Commento:

Roy e Carl non potrebbero essere più diversi, eppure non potrebbero essere più uniti. Perché? Semplicemente perché sono fratelli e, se non bastassero i legami di sangue, ad unirli c'è tutto ciò che hanno dovuto affrontare, insieme. Carl, il fratellino più debole e più amato, e Roy, quello sempre pronto a difenderlo e proteggerlo… rigorosamente sempre insieme. Poi un incidente terribile, l'allontanamento non voluto ma fisiologico, la distanza, gli anni… Dopo quindici anni passati in America, Carl torna a casa con la moglie Shannon e per il fratello, Roy, ricominciano i tormenti, quelli che vengono dal passato. Un passato che ritorna, si ripete, si replica perché l'indole, le debolezze, le inclinazioni di ognuno rimangono intatte nonostante il tempo e le esperienze. Così ancora una volta, due, tre, Roy farà ciò che va fatto, difenderà suo fratello, ma a che prezzo? Un thriller lento, cupo, introspettivo in cui più che l'adrenalina e la tensione, a trascinare nella lettura è lo sgomento e l'incredulità per ciò che si legge. Un buon thriller, indubbiamente – non a caso Nesbo è un autore da 40 milioni di copie – ma non un capolavoro, almeno non per i miei gusti. Lo consiglio, in ogni caso, perché oltre ad essere ben scritto, racconta una storia profonda di famiglia, menzogne e sensi di colpa, una storia torbida e disturbante, ma sicuramente interessante per gli spunti che regala.

 

Opera recensita: "Il fratello" di Jo Nesbo

Editore: Einaudi, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 648

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

venerdì 16 ottobre 2020

RECENSIONE: GIORGIO FONTANA - PRIMA DI NOI

Sinossi:

Una famiglia del Nord Italia, tra l'inizio di un secolo e l'avvento di un altro, una metamorfosi continua tra esodo e deriva, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche. Il tempo che scorre, il passato che tesse il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre e che è l'unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri. È questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i personaggi di Giorgio Fontana, i Sartori, da quando il primo di loro fugge dall'esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza in un casale di campagna. Poi un figlio perduto in Nordafrica, due uomini sopravvissuti e le loro nuove famiglie, per arrivare ai giorni nostri: quelli di una giovane donna che visita la tomba del bisnonno, quasi a chiudere un cerchio. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, che si spostano dal Friuli rurale alla Milano contemporanea affrontando due guerre mondiali e la ricostruzione, la ricerca del successo personale o il sogno della rivoluzione, la cattedra in una scuola e la scrivania di una multinazionale. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, il viaggio. Sempre lo scontro e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse nella felicità neppure credono. Perché se in ogni posto del mondo bisogna battersi e lottare allora è meglio imparare ad accettare le proprie inquietudini, e stare lì dove la vita ci manda.

Romanzo storico e corale, vasto ritratto narrativo del Novecento italiano, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un passato che sembra aver lasciato in eredità solo fatica e complessità, persino nei più limpidi gesti d'amore. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? Esiste una forza originaria capace di condannare un'intera famiglia all'irrequietezza? Come redimere se stessi e la propria stirpe? La risposta a queste domande è nella voce di un tempo nuovo, nello sguardo di chi si accinge a viverlo, nelle parole di uno scrittore di neppure quarant'anni che ha voluto affrontare con le armi della letteratura la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.

 

Commento:

Si può racchiudere la storia d'Italia, da Caporetto ad oggi, in un romanzo? Lo si può fare in modo credibile, dignitoso, curato, serio? La risposta è sì e il segreto è prendersi i tempi giusti. Giorgio Fontana si è preso novecento pagine, novecento pagine densissime di vita, battaglie, rinunce, compromessi, insoddisfazioni, vittorie, sconfitte, dolori, gioie, amori, lotte, lavoro, perdita, vigliaccheria, coraggio. Tutto questo e molto altro è Prima di noi, la storia dei Sartori, una famiglia nata per costrizione, per pagare un errore, per prendersi la responsabilità di una vigliaccata, e rimasta in piedi, tra il Friuli e l'interland milanese, tra alterchi e strani legami di solidarietà, per quasi cento anni. Giorgio Fontana si prende la calma necessaria per descrivere con compiutezza e perizia storie, situazioni, personaggi, raccontando attraverso la quotidianità di una famiglia che cresce, cambia, si sfalda, si sgretola e si ricostruisce, la storia di un'Italia cambiata per gradi, a poco a poco, passando attraverso ostacoli, guerre, privazioni, povertà, migrazioni, resistenze, lotte sindacali, scioperi, diritti e disoccupazione. Raccontando attraverso le vicende di una famiglia come tante, Fontana dimostra agli ultimi scettici che la storia non è una parola vuota, un concetto astratto, che le epoche non sono contenitori vuoti o segni sulla linea del tempo immaginaria, ma sono vite che cambiano, genitori che invecchiano e figli che si affacciano al mondo, pronti a fare la loro parte. Un buon romanzo, con una scrittura ricercata, pacata, misurata, puntuale ed efficace. Una lettura da consigliare.

 

Opera recensita: "Prima di noi" di Giorgio Fontana

Editore: Sellerio, 2020

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Friuli, Lombardia

Pagine: 896

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

giovedì 9 luglio 2020

RECENSIONE: RICHARD YATES - REVOLUTIONARY ROAD


Sinossi:
È il 1955; i Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York, che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: la loro esistenza scorre fra il treno dei pendolari, le cenette alcoliche con i vicini, le recite della filodrammatica locale, ma Frank e April si sentono destinati a una vita creativa e di successo, possibilmente in Europa. Nella storia della giovane famiglia in apparenza felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, e l'inevitabile esplosione arriva con una potenza da dramma shakespeariano.

Commento:
Ho appena terminato questa lettura entusiasmante, un romanzo su cui vorrei impiegare un fiume di parole, ma ho difficoltà, assurdamente, a mettere in fila i concetti che ho in testa. È una sensazione strana, quella lasciatami da questo libro: è la sensazione di aver letto qualcosa che conoscevo già, non perché la trama sia prevedibile, tutt'altro. È, probabilmente, una delle letture più realistiche in cui mi sia imbattuta, di quel realismo lucido, percettibile, trasognato. La vediamo, la follia, la vediamo arrivare silenziosa come uno spettro e accomodarsi a suo agio nella graziosa villetta dei Weeler; la vediamo dividere la tavola e il letto con Frank e April, insinuarsi nei loro discorsi, nei silenzi prolungati, negli sbalzi d'umore sempre più frequenti. Il discostarsi, ora dell'uno, ora dell'altra, dalle consuete abitudini, dalla monotonia quotidiana, potrebbe far sì che la scambiamo per ribellione, per desiderio di evadere, per voglia di cambiare vita. E di fondo c'è, in Frank ma soprattutto in April Weeler, un'insoddisfazione che la rode dall'interno, una necessità di cambiare, distaccarsi, allontanarsi, isolarsi dalla casa, dai figli, dal marito, dalla vita, da se stessa. Ed è proprio per questi sentimenti che, dopo una sfuriata apparentemente assurda su una pièce teatrale andata male, April propone, come mezzo di riappacificazione, la partenza per l'Europa. Un piano sconclusionato e destinato a fallire, ma che Frank finisce per accettare. È per questo desiderio di rivalsa che in fondo anima entrambi, che i due coniugi provano a ricomporre i pezzi ogni volta più minuscoli di un'unità coniugale e familiare troppe volte andata in frantumi. Sono giovani, intelligenti, insicuri, instabili, orgogliosi… si amano? Chi lo sa? Loro di sicuro non lo sanno.
Richard Yates è, a giudicare da ciò che leggo in questo romanzo, un narratore straordinario: riesce ad unire in un equilibrio perfetto la leggerezza di un pomeriggio tra amici e la cupa angoscia di una catastrofe imminente, inducendo in noi un costante stato di allerta, non permettendoci mai di abbassare la guardia… e lo fa con una tale naturalezza che davvero ci si aspetta quasi già ciò che avverrà. In revolutionary road Yates tratta con apparente semplicità temi molto complessi quali la follia in varie sue forme, l'amore, la famiglia, il lavoro, l'importanza del denaro… tutti temi che, negli anni in cui è ambientato e scritto questo romanzo avevano un'importanza cruciale, ma che ancora oggi sono per certi versi fondamentali. Un libro corposo, ma appassionante. Consigliato.

Opera recensita: "Revolutionary Road" di Richard Yates
Editore: Minimum Fax, prima ed. originale 1961
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti, 1955
Pagine: 457
Prezzo: 12,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 27 giugno 2020

RECENSIONE: ANGELA NANETTI - IL FIGLIO PREDILETTO


Sinossi:
È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all’improvviso, gli ha mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo “peccato”. Nulla sembra avere più senso per il ragazzo: la fiducia negli uomini, la speranza di un futuro, la sua stessa identità. Di lui rimane soltanto la foto del campionato del ’69, appesa nella pescheria dei genitori, che lo ritrae con tutta la squadra sul campo dopo la vittoria, promessa mancata del calcio. A interrogarsi sulla vita di Nunzio è anni dopo sua nipote Annina, che sente di avere con quello zio mai conosciuto, di cui nessuno in famiglia parla volentieri, inspiegabili affinità. Anche Annina, sebbene in modo diverso, si trova a combattere con un padre violento e prevaricatore e con la stessa realtà chiusa del paese, in cui una ragazza non ha altre possibilità che essere una «femmina obbediente». E, come Nunzio, scoprirà la dolorosa necessità di riprendersi il mondo, ribellarsi ai pregiudizi e lottare per la propria libertà. Romanzo di feroce malinconia, capace di penetrare nelle pieghe più riposte dell’animo umano, e di fare emergere con forza la disperazione e la speranza, la paura e il desideriodi riscatto dei suoi personaggi, Il figlio prediletto è una splendida conferma del talento di Angela Nanetti.

Commento:
Tra la Calabria e l'Inghilterra, tra gli anni '70 e i giorni nostri, si sviluppa questa storia. Una storia di due generazioni a confronto, che si contrappongono e si completano, diverse eppure uguali; una storia iniziata con uno zio costretto a partire per forza dopo aver visto ucciso, in senso letterale, il suo amore proibito, e finita con una nipote che non ci sta a fare come le dicono, ad obbedire ciecamente senza possibilità di inseguire i suoi sogni, le sue passioni, la sua libertà. Quella raccontata – tra l'altro benissimo – da Angela Nanetti è la storia di Nunzio, giovane promessa del calcio che, una sera di giugno del 70 ha visto i suoi fratelli uccidere il ragazzo che amava e si è ben presto ritrovato solo, in un paese straniero, a ricominciare più e più volte; è la storia di sua nipote Annina, che quello zio non l'ha mai conosciuto, eppure ne sente l'affinità, lo stesso bisogno di fuggire, lasciarsi alle spalle un paese troppo stretto che ha occhi ovunque, una famiglia troppo invadente che giudica, sentenzia, punisce e decide secondo i suoi canoni maschilisti e omocentrici, infischiandosene dell'opinione delle interessate. Due anime sperse, distanti ma affini, che per ritrovarsi hanno dovuto perdersi. Una storia toccante, molto ben raccontata, che ci porta ancora una volta a confrontarci con modi di pensare molto diversi dal nostro, ma che esistono e che è nostro dovere provare a debellare.

Opera recensita: "Il figlio prediletto! Di Angela Nanetti
Editore: Neri Pozza
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Calabria-Inghilterra
Pagine: 232
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 23 giugno 2020

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - IL NERO E L'ARGENTO


Sinossi:
Questa è la storia di un amore giovane. Di una coppia felice e inesperta, spaventata di scoprire, giorno dopo giorno, le molteplici forme dell’abbandono. Perché anche le famiglie possono soffrire di solitudine, proprio come le persone. Ad accudire in silenzio tutte le incertezze, oltre a prendersi cura del loro bambino, ci ha sempre pensato la signora A. Per questo, quando arriva un male a portarsela via, si spalanca in casa un vuoto improvviso. Nora e suo marito devono ancora accorgersi che il coraggio della signora A., ormai, appartiene anche a loro.
È dentro le stanze che le famiglie crescono: strepitanti, incerte, allegre, spaventate. Giovani coppie alle prime armi, pronte ad abbracciarsi o a perdersi. Come Nora e suo marito. Ma di quelle stanze bisogna prima o poi spalancare porte e finestre, aprirsi al tempo che passa, all’aria di fuori. «A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso». È cosí che la signora A., nell’attimo stesso in cui entra in casa per occuparsi delle faccende domestiche, diventa la custode di una relazione, la bussola per orientarsi nella bonaccia e nella burrasca. Con le pantofole allineate accanto alla porta e gli scontrini esatti al centesimo, l’appropriazione indebita della cucina e i pochi tesori di una sua vita segreta, appare fin da subito solida, testarda, magica, incrollabile. «La signora A. era la sola vera testimone dell’impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo». Ci sono molti modi per raccontare una storia d’amore. Paolo Giordano ha scelto la via piú sensibile: registrare come un sismografo le scosse del quotidiano, gli slanci e i dolori, l’incapacità e il desiderio. Solo un piccolo naufragio, il primo fra i tanti che una coppia si troverà ad affrontare.

Commento:
Quella raccontata in queste pagine da Paolo Giordano è una storia comune ed insieme speciale, come lo sono tutte le storie che parlano di legami, persone, affetto, amore, perdita. È la storia di una famiglia – padre, madre e figlio – che per caso e per necessità incontra la signora A, una donna anziana che rapidamente finisce per diventare insostituibile. Nora è incinta di Emanuele, ma il bambino vorrebbe nascere ben prima del previsto, così Nora deve restare a riposo, ha bisogno di essere accudita e serve qualcuno che pensi alla casa. I coniugi chiedono aiuto ad A, che col suo piglio intransigente e il suo passo marziale, diventa il sergente di ferro di cui nessuno può più fare a meno. La convivenza va avanti per molti anni, finché un bel giorno di punto in bianco, A dice che non verrà più perché è stanca. Non lo sa ancora, ma una malattia se la porterà via in breve tempo, lasciando nel cuore di tutti un vuoto incolmabile: nulla sarà più come prima. E insieme alla mancanza di A, la famiglia scopre le sue debolezze, i vuoti, i non detti… e anche un padre e una madre innamorati dovranno fare i conti con loro stessi, i loro sentimenti e risentimenti e venire a patti con l'altro.
Una lezione di maturità per tutti, una storia di amicizia e affetto, triste e dolce. Dal punto di vista strettamente personale, devo ammettere che, sebbene mi sia piaciuto il modo in cui Giordano l'ha raccontata, questa storia non mi ha colpito quanto mi sarei aspettata… l'ho apprezzata, ma ho l'impressione che non rimarrà nella mia mente a lungo. Me ne dispiaccio, comunque la consiglio.

Opera recensita: "Il nero e l'argento" di Paolo Giordano
Editore: Einaudi, 2014
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Piemonte
Pagine: 128
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.



mercoledì 17 giugno 2020

RECENSIONE: SOF'JA TOLSTAJA - AMORE COLPEVOLE


Sinossi:
Anna ama la natura, legge, dipinge e sogna un amore puro e ideale. Ha solo diciotto anni quando il trentacinquenne principe Prozorskij la chiede in sposa. Convinta di aver trovato in lui il vero amore, dovrà invece scontrarsi con un marito capace di concepire il sentimento solo come possesso carnale. Sarà un amico del principe, Bechmetev, un artista, a farle conoscere quella consonanza di anime in cui crede. E anche se Anna deciderà di restare al fianco del marito e dei figli e di combattere per salvare il suo matrimonio, sarà lui, Prozorskij, consumato dal dubbio e dalla gelosia, a trasformare irrimediabilmente quell'amore puro, a cui Anna è disposta a sacrificare tutto, in un «amore colpevole». Il destino di Sof'ja Tolstaja, l'amatissima moglie di Lev Tolstoj, fu quello di vivere all'ombra di un uomo di genio, rinunciando alla sua passione per la scrittura. Ma ora questo romanzo, che vide la luce solo diciassette anni dopo la morte dell'autrice, restituisce al lettore la sua voce, che colpì Tolstoj per la sua «forza di verità e semplicità». "Amore colpevole", la risposta di Sof'ja alla "Sonata a Kreutzer", è la storia parzialmente autobiografica di Sof'ja e Lev, un romanzo sulla gelosia, la sfiducia e il disprezzo che logorano ogni matrimonio.

Commento:
La prima immagine che Sof'ja Tolstaja ci regala di Anna è quella di una giovane donna bellissima, spensierata, inconsapevolmente sensuale e molto morigerata. L'ultima immagine che abbiamo di lei è molto, molto diversa: in dodici anni Anna è sempre bellissima, ma è una persona molto diversa da quella diciottenne che dipingeva e si poneva importanti domande su Dio e sull'amore. Cosa l'ha cambiata? Potremmo sostenere senza tema di smentita che l'ha cambiata l'amore. Sì, perché l'amore, pur nella sua forza di concetto universale, ha molte declinazioni: c'è stato, per Anna, un amore idealizzato, fatto di comprensione, fiducia, scambio mentale reciproco, quello che l'ha spinta a sposare un principe più anziano di lei e che conosceva da molti anni perché amico di famiglia; un amore, questo, molto diverso da quello che ha trovato tra le braccia del marito, un uomo avvezzo ad ammaliare le donne, uno che non ha mai voluto né forse potuto capirla e che aveva come unica concezione dell'amore quella carnale, il possesso, la passione violenta, selvaggia e quasi animalesca. Poi, per suo sommo gaudio e somma sfortuna, Anna ha sperimentato anche un amore vissuto e ricambiato, una comunione di intenti, di anime, di cuori, quella con l'amico del principe, Bechmetev, che rimarrà sempre idilliaca e non andrà mai oltre il consentito, ma che metterà seriamente in pericolo il suo matrimonio. E più crescono l'amore non assecondato e il sacrificio di Anna che resterà con il marito e i figli, più cresce, per contro, l'animosità, la gelosia velenosa, l'insensata arroganza fatta di sospetti e accuse del principe. Lui, che per anni e anni prima del matrimonio è stato un incallito donnaiolo e che anche ora che è sposato non disdegna di guardare i corpi delle altre donne e non si sottrae alla compagnia femminile quando ne ha l'occasione, lui accusa lei, così pura e pudica, così poco attratta dalla carnalità, ma così sottomessa al marito da prestarsi inerme alle sue sfrenate voglie. Ed è, purtroppo, impossibile non giungere allo scontro.
Impossibile non ritrovare, in queste pagine così intense, la biografia dell'autrice, la contessa Tolstaja, le pene di un amore e di un matrimonio travagliato con il marito Lev Tolstoj, la risposta a La sonata a Creutzer che – come scrive nella breve biografia in appendice – lei non ha mai amato.
Amore colpevole è un libro delizioso, lirico e vibrante in cui una donna che realmente sa cosa significhi veder soffocato il proprio essere in favore di un marito geniale e ingombrante, descrive con semplicità, verità e profonda consapevolezza le vicissitudini di una donna del suo tempo, mettendo in luce tutte le contraddizioni, le rinunce, le ingiustizie che bisogna sopportare in un matrimonio. Rinunce, vessazioni, umiliazioni perpetrate in nome dell'amore, ma viene qui spontaneo chiedersi: quanto conta, qui, realmente, l'amore?

Opera recensita: "Amore colpevole" di Sof'ja Tolstaja
Editore: La tartaruga, 2019
Genere: letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 208
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


sabato 13 giugno 2020

RECENSIONE: ABBIE GREAVES - PER TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA


Sinossi:
Il silenzio può essere più forte di mille bugie. È per questo che Frank un giorno, senza preavviso, decide di smettere di parlare alla moglie Margot. La ama da quarant’anni, ogni istante più del primo. Insieme sono tutto, e da sempre sono convinti che l’amore sia sufficiente. Ma arriva il momento in cui non è più così: Frank continua a condividere con Margot il momento della cena, si sveglia nello stesso letto, ma nemmeno il più piccolo sussurro esce dalla sua bocca. Con gli occhi le fa capire che il sentimento non è mutato, ma null’altro. La donna non ha idea di quale possa essere il motivo di quel cambiamento e ogni sua richiesta di spiegazioni cade inesorabilmente nel vuoto. Per questo Margot decide di fare qualcosa di altrettanto estremo: prende delle pillole. Troppe pillole. In quel preciso momento Frank capisce che non può perderla, che non esistono bugie tanto gravi da allontanarlo da lei per sempre. Perché anche nel matrimonio più sincero e più solido ci sono delle ombre, delle verità che, per proteggere l’altro, si è deciso di tacere. Quando si pronuncia quella fatidica promessa si crede davvero che essa sia forte a sufficienza da superare qualunque cosa. Ma ogni giorno è una nuova sfida. Ogni passo verso una nuova famiglia da creare è un salto nel vuoto. Ogni progetto condiviso è un azzardo. In nome di quell’amore si può sbagliare. Perché nulla più dell’amore ci fa fallire nel tentativo di fare la cosa giusta.

Commento:
Questo romanzo, uscito solo pochi giorni fa per Garzanti, è un esordio potente, scritto con una prosa cristallina, senza sbavature né incertezze, da una penna sicura e molto, molto sensibile. È forte, in queste pagine, la sensazione che sia la storia stessa, questa storia agrodolce e così comune, a voler uscire, a voler essere raccontata, letta, assorbita, interiorizzata.
Frank e Maggie sono due persone comuni che più comuni non si può: potrebbero tranquillamente essere i miei o i vostri genitori. Due persone che si conoscono, si piacciono e per una serie di circostanze decidono di sposarsi, di sostenersi a vicenda e di superare tutte le difficoltà. Il loro matrimonio va avanti per quarant'anni e di difficoltà ce ne saranno tante, alcune molto importanti, ma in qualche modo, a vederli dall'esterno, Frank e Maggie sembrano farcela, sembrano superare tutto ciò che investe la loro famiglia. Internamente, però, tra di loro e singolarmente, sono distrutti, prostrati, la loro anima sanguina. C'è un fallimento che pesa sulla coscienza di entrambi anche se tra loro non ne parlano: la deriva tormentata della loro unica, amatissima figlia. Per ragioni diverse il peso della colpa e del fallimento logora queste due vite fino a condurle a un gesto estremo: Frank, da un giorno all'altro, smette di parlare alla moglie; il sentimento, l'amore furioso, l'affetto inesauribile c'è ancora, ma lui non proferisce più neanche un mugugno. Sei mesi dopo, la donna ingurgita otto pillole del suo sonnifero. È solo quando sta per perderla che Frank capisce che, qualunque peso porti sulla coscienza, non può perdere la sua Maggie. E comincia a parlare… parlare… parlare.
Per tutti i giorni della mia vita è un romanzo, è vero, ma la potenza e il realismo dei sentimenti e delle vicende raccontate lo rende più simile ad un memoriale, ad una confessione: è una storia di fantasia che potrebbe tranquillamente essere vera… purtroppo. Un plauso particolare all'autrice che, cosa ancor più rara in un'opera prima, ha saputo raccontare così bene i sentimenti e rendere così vividi i suoi personaggi, al punto che sembra davvero di conoscerli; ottimo, poi, il lavoro del traduttore Stefano Beretta che ci ha regalato tutta l'intensità evocativa di questa prosa splendida. Lettura emozionalmente impegnativa, ma senza dubbio consigliata.

Opera recensita: "Per tutti i giorni della mia vita" di Abbie Greaves
Editore: Garzanti, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 288
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 24 maggio 2020

RECENSIONE: VIGDIS HJORTH - EREDITà


Sinossi:
Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord. Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni. Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile. Premiato dai librai norvegesi come miglior libro dell’anno, in vetta alle classifiche di vendita per mesi, osannato dalla critica internazionale, Eredità è il romanzo con cui la norvegese Vigdis Hjorth ha raggiunto la fama mondiale. Lirica riflessione sul trauma e sulla memoria, è al tempo stesso il furioso racconto della lotta di una donna per la sopravvivenza.

Commento:
Eredità è un romanzo lento, di una lentezza necessaria: è una storia che impone al lettore di prendersi del tempo; il ritmo della narrazione detta quello della lettura, così che anche il lettore più vorace si ritroverà – suo malgrado – a prendersi delle pause. Eredità è un romanzo che richiede attenzione, come la richiedono i fatti che racconta, come l'ha richiesta per una vita ciò che la protagonista, Bergljot, aveva da raccontare e che la sua famiglia non ha mai voluto sentire.
Bergljot ha un segreto che risale alla sua infanzia, lo aveva rimosso, depositato nei recessi della mente, poi un giorno, per una casualità degna del destino, la verità le è esplosa nella mente ed ha preteso di venire fuori, di essere raccontata, metabolizzata, analizzata. Ma quando Bergljot ha provato a coinvolgere la sua famiglia in questo percorso, nessuno ha voluto starla a sentire, nessuno tranne, forse, suo fratello maggiore, Bard, che aveva motivi personali per darle credito. Così, dato che non volevano minimamente considerare la possibilità che l'assunto da cui parte il suo percorso fosse vero, Bergljot si allontana dai suoi familiari, taglia i ponti per quanto possibile, e decide di prendersi cura di se stessa. Va in analisi, ha una vita sentimentale travagliata, beve un po' più del consentito, ma nonostante non sia facile, a più di cinquant'anni Bergljot ha raggiunto una sorta di equilibrio, anche grazie all'aiuto dei figli e degli amici che le sono costantemente accanto. Poi succedono delle cose all'interno della sua famiglia d'origine, cose che richiedono la sua attenzione, la sua presenza… e tutto torna a galla, dolorosamente; tutti i nodi irrisolti, le incomprensioni, l'incompatibilità caratteriale, l'incapacità della sorella Astrid di mutare punto di vista, la pochezza della madre, l'odio della sorella minore Asa… viene tutto alla luce, di nuovo. E di nuovo Bergljot si ritrova in balia dell'incubo, di nuovo mette in discussione tutto, a partire da se stessa.
Vigdis Hjorth, l'autrice di questo libro così singolare, è bravissima nel tenere le fila di una narrazione complessa; non dimentica dettagli, non permette alla trama di sfilacciarsi o all'attenzione di calare… ci fa entrare nella vita di Bergljot a poco a poco, in punta di piedi, ma quando ne usciremo sarà con le ossa rotte e con tante riflessioni in più, con tante domande, anche su cose che riguardano il nostro vissuto personale. La riflessione che probabilmente ha condotto la Hjorth a scrivere così questa storia – e ciò che rende Eredità un romanzo di alta letteratura – è che gli eventi cruciali della vita di ognuno accadono in pochi, brevi momenti, ma per analizzarli, comprenderli, accettarli ci vuole un'esistenza intera e talvolta non basta neppure. Un romanzo complesso che ci costringe a guardarci dentro, perché ogni famiglia ha la sua storia, ogni famiglia ha i suoi segreti e i suoi punti d'ombra. Ed è proprio questa vicinanza di Bergljot, la plausibilità del suo racconto, il fatto che possa essere avvicinato all'esperienza di vita di ciascuno di noi, che conquista.

Opera recensita: "Eredità" di Vigdis Hjorth
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Norvegia
Pagine: 374
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9
Colonna sonora sperimentata: Pearl Jam.


giovedì 30 aprile 2020

RECENSIONE: GIANPIERO BENEDETTO - NON TI SCORDAR DI ME


Sinossi:
Non ti scordar di me è una storia ambientata in terra lucana che, nel periodo del secondo conflitto mondiale, si presentava ancora selvaggia e inesplorata. Si narra di Giovanni, di un amore e di ricordi di guerra. Si narra di un uomo d’altri tempi, che ha saputo affrontare con purezza d’animo le asperità della vita con un atteggiamento che lo ha ripagato dei torti subiti. Un “Nonno d’Italia” da raccontare per salvaguardare la memoria.

Commento:
Quante volte, nelle calde sere d'estate, ci siamo goduti la brezza lasciandoci rapire da una di quelle vecchie storie raccontate dai nostri nonni? Racconti di gente semplice, di fatica e sacrificio, di terra che dà e terra che toglie, di guerre, rinunce, amori perduti e amori ritrovati. Magari ci siamo anche annoiati sul momento, abbiamo sbuffato per il tedio di doverli risentire ancora per la centesima volta… ma a chi non è capitato, una volta che chi ce li raccontava non c'era più, di voler tornare indietro e riascoltare ancora e ancora quegli aneddoti che a volte fanno sorridere, ma a volte straziano nel profondo? Bene, sono esattamente questi i pensieri, le nostalgie, le sensazioni che si provano leggendo questo libro. Non ti scordar di me è tante cose: è una vecchia canzone romantica con cui chi parte chiede a chi resta di serbare vivo il ricordo, affinché il sentimento non vada perduto e possa rifiorire al ritorno; è il nome di un fiore, un piccolo dono semplice, delicato e prezioso; è, però, anche un monito affinché quello che è stato, quello che alcuni hanno vissuto, non finisca nell'oblio. Prendiamo per esempio la storia di Giovanni Marchitelli che da Pisticci dovette partire in guerra, subire l'internamento in un campo in Germania, le privazioni, la paura di non tornare, lo strazio del cuore lontano dalla famiglia e dall'amata… come si può non ricordare questa storia che è unica eppure uguale a quella di tanti altri italiani che, dalla loro terra, dalla loro casa, partirono senza sapere che sarebbe stato di loro o dei loro cari? Ricordare è un dovere, per la memoria storica, culturale, familiare e affettiva che identifica chi siamo e che posto abbiamo nel mondo. Un racconto semplice, immediato, quello scritto da Gianpiero Benedetto. Un racconto carico di storia e umanità in cui ritrovare esperienze e vicende di un vivere e un sentire comuni, per riscoprirsi, una volta di più, appartenenti a una comunità-Paese fatta di sudore, sacrificio, coraggio e amore.


Opera recensita: "Non ti scordar di me" di Gianpiero Benedetto
Editore: Eretica, 2020
Genere: narrativa italiana, romanzo storico, autobiografico
Ambientazione: Basilicata (prevalentemente)
Pagine: 118
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 6 gennaio 2020

RECENSIONE: JEAN-MICHEL GUENASSIA - IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI


Sinossi:
Parigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. È attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. Incorreggibili ottimisti. Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel cresce con Igor, Leonid, Imré, Pavel, Tibor, Sasha; impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali. Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano barzellette su Stalin, si offre se stessi e le proprie storie, storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda. Nella tradizione del grande romanzo francese, un affresco indimenticabile di un'epoca. Un libro di cui, una volta iniziato, non si può più fare a meno, capace di trascinare e di suscitare emozioni intense, e che lascia pieni di nostalgia per i suoi eroi.

Commento:
La bellezza di questo libro non è folgorante, dirompente… per coglierla bisogna addentrarvisi, leggere, scoprire pian piano storie, risvolti, non detti… proprio come accade al protagonista nonché voce narrante, il giovanissimo Michel Marini, che un giorno viene in contatto con il club degli incorreggibili ottimisti e, prima che possa conoscere le storie di quegli uomini così singolari e gli spettri che si portano sulle spalle, dovranno passare anni di frequentazione assidua. Ci sono tante cose in queste pagine, c'è storia, filosofia, ideologie superate in cui gli irriducibili continuano a credere; c'è l'adolescenza, l'esilio forzato, i rapporti familiari travagliati, le guerre, la separazione, l'amicizia… è un romanzo non facile, ma che sa catturare pagina dopo pagina, che sa fare compagnia, far riflettere, affezionare, commuovere. Il personaggio che ho amato di più, fra i tanti belli, è stato Sasa… chi leggerà il libro fino in fondo potrà capire perché. A chi vorrà farlo dico: provate ad immergervi in queste pagine senza aspettarvi niente, senza sapere cosa aspettarvi… ne sarete conquistati.


Opera recensita: "Il club degli incorreggibili ottimisti" di Jean-Michel Guenassia
Editore: Salani, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Francia-Russia
Pagine: 704
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 27 dicembre 2019

RECENSIONE: MARKUS ZUSAK - IL PONTE D'ARGILLA


Sinossi:
Dopo 12 anni di silenzio, il 9 ottobre 2018, in contemporanea mondiale, torna Markus Zusak, l'autore di Storia di una ladra di libri, con il suo nuovo, attesissimo romanzo, Il ponte d'argilla.
Sono seduto, e penso, e batto. Batto sui tasti. Scrivere non è mai facile, ma diventa più semplice se hai qualcosa da dire. Lasciare che vi parli di nostro fratello. Il quarto dei ragazzi di Dunbar, Clay. Perché quello che sto per raccontarvi accadde a lui. E, tramite Clay, cambiammo anche noi. Tutti.
C'erano stati anche un nonno con la passione per i miti greci, una nonna e la sua macchina da scrivere, un pianoforte consegnato nel posto sbagliato, una ragazza con le lentiggini che amava le corse dei cavalli, e un padre che, dopo la morte della moglie, aveva abbandonato i suoi cinque figli: Matthew, Rory, Henry, Clay e Tommy. I fratelli Dunbar. Costretti a vivere soli, e a definire da soli le regole della propria esistenza. E quando il padre tornerà sarà Clay l'unico dei fratelli che accetterà di aiutarlo e costruire con lui un ponte, concreto e metaforico nello stesso tempo: lo farà per la sua famiglia, per il loro passato, per il loro futuro, per espiare le colpe, per affrontare il dolore. Lo farà perché lui è l'unico che conosce tutta la storia, e per questo è obbligato a sperare. Ma fino a che punto Clay potrà portare avanti la più difficile di tutte le sue corse? Quanti degli ostacoli che la vita gli ha posto davanti riuscirà a superare? Quanta sofferenza può sopportare un ragazzo? Dodici anni dopo Storia di una ladra di libri, Markus Zusak torna con un romanzo di lancinante bellezza, che non ha paura di commuovere e che lo conferma come uno dei più importanti autori della scena letteraria mondiale: la storia di Clay, dei suoi fratelli e della sua famiglia è di quelle destinate a incidere a lungo nell'immaginario collettivo, per la densità di vita e sentimenti, per il racconto travolgente, per la voce acuta, calda e suggestiva.

Commento:
Ve lo ricordate Storia di una ladra di libri, il bellissimo romanzo con protagonista una bambina nella Germania nazista? Ecco, il suo autore, Markus Zusak, non ha scritto solo quel libro, ma anche altri romanzi destinati ad un pubblico di ragazzi. Il ponte d'argilla, invece, pur parlando sempre di ragazzi, è destinato indubbiamente ad un pubblico adulto. E non potrebbe che essere così, vista l'importanza e la profondità dei temi affrontati. Di cosa si parla qui? Di amore, di morte, di emigrazione, malattia, sogni, ragazzi, abbandono… ma sopra ogni cosa, qui si parla di famiglia. Di famiglie che sopravvivono a tutto, anche alla morte, di legami fraterni indistruttibili, di ponti costruiti da un ragazzo e da suo padre, "l'assassino"; di corse a perdifiato, scommesse, placcaggi e notti su un materasso all'aria aperta, sotto le stelle, a scambiarsi il cuore.
Il ponte d'argilla, il ponte di Clay, è un libro particolare… se dovessi dire l'aggettivo che ho avuto in mente leggendo, direi che è un libro maschio, ruvido a tratti, ma crepuscolare, profondo, nostalgico in altri punti; è un romanzo che parla di affetto come sanno fare gli uomini, i giovani uomini che hanno dovuto crescere in fretta, con quella timidezza, quel riservo che dà a tutto un tocco di poesia. La storia ci viene raccontata da Matthew, il figlio più responsabile, che a distanza di anni batte tutto sulla "Vecchia MDS" perché niente vada dimenticato. È la storia di una famiglia, di un giovane uomo, Michael Dunbar, che dapprima si innamora di una ragazza del suo paese, poi quando lei si allontana, trova il coraggio di riemergere dalle sue ferite e di conoscere una giovane donna, Penelope, arrivata in Australia da poco, dalla Polonia, e di formare con lei una famiglia. È la storia, questa, di quella famiglia numerosa e felice e di come la morte sia entrata nella loro casa e vi abbia soggiornato a lungo. È la storia, questa, di un ragazzo, Clay, quello che sorrideva sempre, delle sue corse, del suo amore, di un ponte costruito con l'argilla. È un libro, questo, che ricorda vagamente – per stile e descrizioni – i romanzi americani della prima metà del Novecento, sebbene sia ambientato in Australia. È un libro da leggere? Forse, non tutti, probabilmente, lo apprezzeranno. Io, insomma, direi che è un libro discreto, non brilla né sfigura… quindi tutto sommato ve lo consiglio.

Opera recensita: "Il ponte d'argilla" di Markus Zusak
Editore: Frassinelli, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 504
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.