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venerdì 31 luglio 2020

RECENSIONE: ELVIRA DONES - VERGINE GIURATA


Sinossi:
Hana abbandona gli studi universitari che, piena di curiosità e di entusiasmo, aveva da poco iniziato all'Università di Tirana per tornare a vivere sulle montagne del Nord dell'Albania, nella casa dello zio che l'ha cresciuta dopo la morte dei genitori e che adesso è vedovo e malato. Un atto d'amore e di gratitudine che assume i tratti di uno spaventoso olocausto di sé quando Hana, che si rifiuta di accettare il matrimonio combinato che permetterebbe allo zio di morire in pace ma che costringerebbe lei a rinunciare alla propria indipendenza, pensa che l'unico modo per risolvere i suoi problemi sia diventare una vergine giurata: una di quelle donne, cioè, che a un certo punto della propria vita decidono di farsi uomini e di rinnegare la propria femminilità. Lo zio è fiero di lei, l'onore della famiglia è salvo e lui è finalmente libero di arrendersi alla malattia che lo divora. Nella cupa solitudine delle montagne si abbrutisce e si imbruttisce per sopravvivere alla fatica, al freddo, allo sconforto, finché la cugina Lila, emigrata tanti anni prima negli Stati Uniti, non riesce a convincerla a infrangere il giuramento per raggiungerla a Washington. Qui Hana riesce con grande sforzo - grazie al sostegno della cugina e della sua famiglia, ma soprattutto alla propria tenacia - a trovare la consapevolezza di sé e del suo corpo mortificato, e ad accettare l'amore di un uomo che la aiuta ad appropriarsi di una femminilità rinnegata.

Commento:
Ana è sempre stata una ragazza indipendente, amante dei libri, della cultura, del bello. Lo era anche nell'86, quando, dai monti del Nord dell'Albania, era giunta a Tirana per studiare, ma fu strappata a quell'ambiente corroborante dalla malattia di suo zio e dall'improvvisa morte della zia, gli unici parenti che le fossero rimasti al paese. Più si avvicina la morte dell'anziano e buono zio, però, più crescono i rischi per Ana: una donna sola è in pericolo, deve sposarsi, ha bisogno della tutela e della protezione dell'uomo, così, per fermare un destino che le strapperebbe inesorabilmente l'indipendenza, Ana compie un giuramento: diventa una vergine giurata, assume le sembianze, gli atteggiamenti, i pensieri di un uomo e da quel momento tutti lo tratteranno e lo rispetteranno come uomo. Il suo compito sarà curare gli interessi della famiglia, i beni, l'onore. Quattordici sono gli anni che Ana passa in quell'abbrutimento, negandosi di essere donna anche nel pensiero, ma giunge un momento in cui il suo corpo, il suo essere, la sua femminilità rinnegata reclamano attenzione. Così Ana infrange il giuramento e vola in America, dalla cugina Lila e dalla sua bella famiglia, per provare a tornare ad essere di nuovo una donna, per tornare ad essere di nuovo se stessa. Non sarà affatto facile.
Il tema chiave di questo interessante romanzo di Elvira Dones è proprio la femminilità negata, la dirompente sensualità, il bisogno fisico di essere se stesse, che si sia mogli, madri, adolescenti, studentesse, semplicemente donne. È questa libertà che manca di più ad Ana quando si era ritrovata a fare l'uomo; la libertà di essere donna, con aspirazioni, sogni, obiettivi, desideri, non solo braccia, corpo, schiava e succube di un uomo. Una libertà che, dopo aver provato a rinunciarvi, scoprirà di desiderare ardentemente e che lotterà per conquistare. Una lettura consigliata perché pone lo sguardo su tradizioni poco note, ma ancora vive, sulle vite di donne ancora oppresse, su condizioni femminili tanto diverse dalla nostra.


Opera recensita: "Vergine giurata" di Elvira Dones
Editore: Feltrinelli, 2007
Genere: narrativa
Ambientazione: Albania, Stati Uniti
Pagine: 204
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 14 gennaio 2020

RECENSIONE: ELVIRA DONES - PICCOLA GUERRA PERFETTA


Sinossi:
Forse per la prima volta in un romanzo la guerra ci appare vicinissima alla nostra normalità: di persone che vivono nell'Occidente moderno, dove si può telefonare a una amica a New York, a un parente in Svizzera. E dove, se manca la luce, non è detto che sia perché stanno per venirci a prendere, uno per uno, casa per casa. La "piccola guerra perfetta" del titolo è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999 in seguito alla feroce politica di "pulizia etnica" di Milosevic. Si concluse il 12 giugno. Una guerra aerea, dai cieli del Kosovo. Doveva essere piccola e perfetta perché nessun soldato americano sarebbe tornato a casa in una bara, fu promesso. Ma vista da terra fu purtroppo tutt'altra cosa. Che cosa, lo racconta Elvira Dones in questo libro scritto oggi e basato su anni di ricerche sulle violenze subite dalle donne del Kosovo in ottanta giorni di orrore, a opera dei miliziani serbi. Dones riesce a rendere terribile, commovente e umana l'epica della sopravvivenza di tre donne assediate in una casa di Pristina: Rea, Nita e Hana. E insieme al loro assedio, alla loro disperata e vitale giovinezza, seguiamo increduli l'odissea verso la libertà di due indimenticabili ragazzini, della tredicenne bellissima Blerime, che da grande vuole studiare Poe come zia Nita, e del quattordicenne asso del calcio Fatmir. Elvira Dones ha scritto i suoi primi sette libri in albanese e gli ultimi due in italiano, sua lingua d'adozione. Prefazione di Roberto Saviano.

Commento:
L'avevano definita "piccola" e "perfetta", perché avrebbe dovuto durare pochissimo e colpire obiettivi precisi. Così pensavano gli occidentali con la loro superiorità e le loro boriose strategie da liberatori del mondo. Ma può, una guerra, essere piccola e perfetta? Si può controllare una bomba dopo che è stata lanciata? Si può, onestamente, stabilire in anticipo il numero e l'identità delle vittime? Si può prevedere cosa accadrà dopo un primo atto di forza, specie in un territorio – i Balcani – già martoriato da anni di inutili guerre? No, no e no. Lo grida forte, Elvira Dones, in queste pagine strazianti. Lo grida, ma non con un inutile urlo che sgorga dalla gola, lo fa con un urlo lacerante che viene da dentro, uno di quegli urli muti che hanno imparato bene le donne kosovare… quelle che sono rimaste, almeno, e che hanno ancora voglia di urlare il loro orrore al mondo. Ci racconta qui, la Dones, una guerra drammatica, fatta di soprusi, distruzione, carneficina, orrore: lo fa raccontandoci, mentre avvengono, le esecuzioni sommarie, la paura, la reclusione, i tentativi vani di fuggire, le case sventrate, ossa, sangue, brandelli di carne… ci racconta la storia di tre donne, di tante donne che prima ancora di pensare a se stesse, proteggono l'uomo, si sacrificano, vengono annientate dalla vista della morte davanti agli occhi e dal peso di dover restare in vita. Ci racconta, di contro, le reazioni dell'occidente saggio nel caldo delle case e delle redazioni giornalistiche con tutti i confort, di quell'occidente di gente che si lamenta per la pena di di una guerra altrui mentre chi ascolta, dall'altro capo della cornetta, intorno ha cadaveri e abbandono. Ci racconta, Elvira Dones, di tradimenti, di popoli afflitti e di popoli amici che, fratelli nel sangue e nella miseria, tendono la mano.
Piccola guerra perfetta è un piccolo libro, ma di un impatto emozionale fortissimo: testimonianze, queste, che lasciano il segno e dovrebbero far chinare la testa a chi blatera di guerra, sovranismi, nazioni e orgoglio patriottico. Una storia da leggere, proprio perché dura, resa ancora più glaciale dall'uso, nella narrazione, del tempo presente che dà al racconto quell'immediatezza che colpisce allo stomaco. Un libro sulla guerra, uno dei tanti? No, un libro che è, in sé, la guerra.


Opera recensita: "Piccola guerra perfetta" di Elvira Dones
Editore: Einaudi, 2011
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Kosovo, marzo-giugno 1999
Pagine: 164
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.