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martedì 14 gennaio 2020

RECENSIONE: ELVIRA DONES - PICCOLA GUERRA PERFETTA


Sinossi:
Forse per la prima volta in un romanzo la guerra ci appare vicinissima alla nostra normalità: di persone che vivono nell'Occidente moderno, dove si può telefonare a una amica a New York, a un parente in Svizzera. E dove, se manca la luce, non è detto che sia perché stanno per venirci a prendere, uno per uno, casa per casa. La "piccola guerra perfetta" del titolo è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999 in seguito alla feroce politica di "pulizia etnica" di Milosevic. Si concluse il 12 giugno. Una guerra aerea, dai cieli del Kosovo. Doveva essere piccola e perfetta perché nessun soldato americano sarebbe tornato a casa in una bara, fu promesso. Ma vista da terra fu purtroppo tutt'altra cosa. Che cosa, lo racconta Elvira Dones in questo libro scritto oggi e basato su anni di ricerche sulle violenze subite dalle donne del Kosovo in ottanta giorni di orrore, a opera dei miliziani serbi. Dones riesce a rendere terribile, commovente e umana l'epica della sopravvivenza di tre donne assediate in una casa di Pristina: Rea, Nita e Hana. E insieme al loro assedio, alla loro disperata e vitale giovinezza, seguiamo increduli l'odissea verso la libertà di due indimenticabili ragazzini, della tredicenne bellissima Blerime, che da grande vuole studiare Poe come zia Nita, e del quattordicenne asso del calcio Fatmir. Elvira Dones ha scritto i suoi primi sette libri in albanese e gli ultimi due in italiano, sua lingua d'adozione. Prefazione di Roberto Saviano.

Commento:
L'avevano definita "piccola" e "perfetta", perché avrebbe dovuto durare pochissimo e colpire obiettivi precisi. Così pensavano gli occidentali con la loro superiorità e le loro boriose strategie da liberatori del mondo. Ma può, una guerra, essere piccola e perfetta? Si può controllare una bomba dopo che è stata lanciata? Si può, onestamente, stabilire in anticipo il numero e l'identità delle vittime? Si può prevedere cosa accadrà dopo un primo atto di forza, specie in un territorio – i Balcani – già martoriato da anni di inutili guerre? No, no e no. Lo grida forte, Elvira Dones, in queste pagine strazianti. Lo grida, ma non con un inutile urlo che sgorga dalla gola, lo fa con un urlo lacerante che viene da dentro, uno di quegli urli muti che hanno imparato bene le donne kosovare… quelle che sono rimaste, almeno, e che hanno ancora voglia di urlare il loro orrore al mondo. Ci racconta qui, la Dones, una guerra drammatica, fatta di soprusi, distruzione, carneficina, orrore: lo fa raccontandoci, mentre avvengono, le esecuzioni sommarie, la paura, la reclusione, i tentativi vani di fuggire, le case sventrate, ossa, sangue, brandelli di carne… ci racconta la storia di tre donne, di tante donne che prima ancora di pensare a se stesse, proteggono l'uomo, si sacrificano, vengono annientate dalla vista della morte davanti agli occhi e dal peso di dover restare in vita. Ci racconta, di contro, le reazioni dell'occidente saggio nel caldo delle case e delle redazioni giornalistiche con tutti i confort, di quell'occidente di gente che si lamenta per la pena di di una guerra altrui mentre chi ascolta, dall'altro capo della cornetta, intorno ha cadaveri e abbandono. Ci racconta, Elvira Dones, di tradimenti, di popoli afflitti e di popoli amici che, fratelli nel sangue e nella miseria, tendono la mano.
Piccola guerra perfetta è un piccolo libro, ma di un impatto emozionale fortissimo: testimonianze, queste, che lasciano il segno e dovrebbero far chinare la testa a chi blatera di guerra, sovranismi, nazioni e orgoglio patriottico. Una storia da leggere, proprio perché dura, resa ancora più glaciale dall'uso, nella narrazione, del tempo presente che dà al racconto quell'immediatezza che colpisce allo stomaco. Un libro sulla guerra, uno dei tanti? No, un libro che è, in sé, la guerra.


Opera recensita: "Piccola guerra perfetta" di Elvira Dones
Editore: Einaudi, 2011
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Kosovo, marzo-giugno 1999
Pagine: 164
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 9 agosto 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - MASCHERE PER UN MASSACRO


Sinossi:
Un reportage capace di svelare i veri meccanismi della guerra balcanica dietro i fraintendimenti e le mistificazioni. "La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale, oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della "grande politica", che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (Claudio Magris). Con una nuova introduzione dell'autore.

Commento:
"A chi giova?". Quando si vuole davvero cercare di capire una guerra, forse la frase chiave è proprio questa, forse è questa la domanda da porsi. Paolo Rumiz, cercando di capire la guerra più assurda ed incomprensibile della storia, si chiede proprio questo. E diventa evidente, seguendo la sua analisi, che la guerra dei Balcani fu la prima e forse unica guerra a nascere dopo un accordo; è per questo che la si può definire senza tema di sbagliarsi, un imbroglio, una farsa a spese dei civili e della cultura. Eppure i segnali erano chiari da tempo, ma nessuno ha voluto vederli, né la gente comune che pure di guerre ne aveva viste tante, né l'Unione europea sempre troppo preoccupata del proprio feudo privato, non l'aveva capito la gente di montagna che poi fu usata come sobbillatrice, nessuno aveva voluto cogliere i segnali. Perché? Probabilmente perché “Il bene prevale numericamente sul male, ma non sa fiutare il pericolo”. Così la perfidia di pochi strateghi e la cecità di molti portarono ad uno dei conflitti più strani e meno chiari di tutto il Novecento. Maschere per un massacro non è una lettura facile, è un saggio/reportage, che si snoda con competenza e quasi nostalgia per ciò che è stato. Un libro ben scritto e un racconto autentico su un periodo buio della storia europea e mondiale.

venerdì 15 marzo 2019

RECENSIONE: GORDANA KUIC - IL PROFUMO DELLA PIOGGIA NEI BALCANI


Sinossi:
Le sorelle Salom vivono a Sarajevo, con una madre energica e affezionata ai valori tradizionali, e un padre che resta in secondo piano per tutto il romanzo. Ci sono anche due fratelli, ma la storia, fin dall’inizio, inquadra e ritrae fin nei dettagli soprattutto le ragazze, e soprattutto il loro carattere. Cinque donne forti, cinque ebree sefardite che in casa parlano ladino e ubbidiscono ai dettami della religione di famiglia, coinvolte nella frenesia che segue l’assassinio dell’arciduca Ferdinando e lo scoppio del primo conflitto mondiale. E che fanno poi scelte di vita anticonformiste e ribelli, fino all’invasione della Serbia durante la seconda guerra mondiale, e alla liberazione. Le due sorelle più interessanti, perché più libere, sono Blanki, la madre dell’autrice, e Riki, la più piccola. Blanki si innamora giovanissima di Marko, serbo, ricco e colto, di famiglia ortodossa, e resta testardamente legata a lui nonostante l’uomo rifiuti di presentarla in pubblico e di sposarla per non contravvenire alle regole della società del tempo; e nonostante l’ira della madre e lo sgomento delle sorelle, per non parlare della riprovazione generale. Riki sceglie il teatro, la danza, diventa una ballerina famosa, e ha a sua volta una storia impossibile con uno di quegli uomini sposati che non lasceranno mai la moglie. La Storia fa da sfondo a vicende personali raccontate nei dettagli, con i sentimenti, di amore o ribellione che siano, sempre in primo piano. Ma quello che fa di questo romanzo un vero tesoro è proprio la descrizione della vita, delle regole, dei riti, dei timori della comunità sefardita, che reagisce alla sfida del passato con un’energia, una forza e un coraggio straordinari. Energia, forza e coraggio che appartengono quasi unicamente alle donne del romanzo.

Commento:
Non è semplice descrivere questo bellissimo romanzo storico, come non è semplice metabolizzarne ed analizzarne tutto il contenuto. 591 pagine di storia, di storie, di sentimenti, di scelte, di vita vissuta. Il racconto di una famiglia ebrea sefardita nella Jugoslavia in continuo cambiamento, nel periodo che va dal 1914 al 1945, dal principio di una guerra alla fine di un'altra. Questa storia tutta al femminile comincia a Sarajevo, nel giorno dell'assassinio di Francesco Ferdinando d'Asburgo al quale indirettamente assistono anche Blanki e Riki, le due sorelle più piccole e più libere e intraprendenti della numerosa e unita famiglia Salom. Seguendo le vite di tutti i personaggi scopriremo la loro tenacia, la capacità di rompere gli schemi, di ribellarsi alle convenzioni e alle regole ferree di una religione e di una famiglia fin troppo protettive e ingombranti. Arriveremo con loro, con queste donne coraggiose e piene di risorse, ai bombardamenti di Belgrado, alle fughe per salvarsi la vita, alle scelte coraggiose e, finalmente, alla luce infondo al tunnel. Un romanzo bellissimo, scritto con uno stile delicato e semplice, che cattura ed emoziona. Lo consiglio caldamente e leggerò di certo il seguito.

Opera recensita: "Il profumo della pioggia nei Balcani" di Gordana Kuic
Editore: Bollati Boringhieri, 2015
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Jugoslavia, 1914-1945
Pagine: 591
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.