simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post

lunedì 11 ottobre 2021

RECENSIONE: ELIF SHAFAK - L'ISOLA DEGLI ALBERI SCOMPARSI

        Sinossi:

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d'erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.

 

Commento:

E' l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale in un liceo di Londra. I ragazzi sono tutti in fermento per i viaggi che faranno, le rimpatriate, i regali, le esperienze esaltanti. Tutti tranne Ada. Lei non ha programmi particolari per le prossime vacanze, si limita a guardare, dalla finestra della classe, il cielo che promette bufera pensando che le sue vacanze trascorreranno a casa col padre, Kostas, quel padre con cui non parla quasi più da quando è morta la mamma, Defne. E non si sa perché, ma in quel momento così uguale a tanti altri, qualcosa, in lei, si rompe e nulla sarà più come prima, tanto più che un'altra novità inattesa e poco gradita la attende a casa: sta per arrivare, da Cipro, la zia Meryem, la sorella della madre che Ada finora non ha mai visto. Ada non sa ancora che insieme a una caterva di leccornie e vestiti dai colori sgargianti, Meryem porterà con sé tutto ciò che lei non ha mai saputo, tutto quel passato di cui, per sedici anni, Ada non ha saputo quasi nulla. Un passato fatto di Storia e storie, di rivalità antiche rinfocolate ad arte per creare scompiglio, distruzione, guerra, morte. Un passato che ha molto a che fare con i suoi genitori, uno greco e l'altra turca, uno cristiano e l'altra musulmana, adolescenti innamorati in un tempo in cui amare qualcuno dell'etnia avversa poteva costare la vita. A raccontare questa storia con voce calda ed accorata saranno alcuni dei protagonisti, quelli sopravvissuti… Kostas con le sue metafore fatte d'amore per piante ed animali, Meryem con la sua saggezza popolare intrisa di tradizioni, credenze, superstizioni e proverbi, e la pianta di fico, proprio quella che fu testimone di tanta barbarie e di tanto amore.

Con uno stile sicuro e consolidato e una prosa ricca, evocativa ed ammaliante, Elif Shafak torna ad occuparsi di temi a lei cari quali le minoranze, l'immigrazione, il confronto e il conflitto tra culture affini. Stavolta lo fa soffermandosi sull'eterna rivalità tra greci e turchi che da sempre trova espressione nella bellissima e rigogliosa isola di Cipro, contesa e dilaniata da guerre fratricide in nome del potere e del predominio. Una storia intensa in cui trovano posto molti temi, anche di stretta attualità, come ad esempio la difficoltà degli adolescenti di farsi sentire ed i pericoli del cyber bullismo. Un libro scorrevole che è un piacere leggere.

 

Opera recensita: "L'isola degli alberi scomparsi" di Elif Shafak

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: A. Jewurz Daniele, Isabella Zani

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Cipro, Londra

Pagine: 368

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

  

sabato 7 agosto 2021

COMMENTO: LEV TOLSTOJ - GUERRA E PACE

    Sinossi:

Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche - dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 - è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo». Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

Commento:

Ci sono, nell'immaginario di ogni lettore, libri mitologici che tutti sognano, un giorno o l'altro, di leggere e soprattutto di concludere. Per me Guerra e pace è sempre stato uno di questi. L'ho cominciato, armata di coraggio, a marzo scorso insieme ad un gruppo di lettori. La prima parte, scorrevole e leggera, mi aveva appassionata, ma all'aumentare della difficoltà trovavo mille scuse, letture più urgenti, impegni reali e sempre meno voglia di leggere. Ho riprovato a proseguire a più riprese, ma evidentemente non era ancora giunto il momento. Ormai, però, nella mia mente si era piantato il seme della sfida, così per questo agosto in cui sapevo di avere più tempo e la mente più libera, me lo sono posto come obiettivo e sorprendentemente ce l'ho fatta prima del previsto: l'ho finito, in solitaria, in appena cinque giorni. Obiettivo raggiunto, dunque, ma so già che la mia storia con questo libro non finisce qui: non lo recensirò, non ne sono in grado, per lo meno in questo momento. Sarebbe facile per me buttare lì quattro cose lette e rilette sull'analisi storica della guerra, sulle peculiarità dei personaggi… ma non voglio farlo, né tantomeno ho intenzione di gridare al capolavoro, non perché non lo sia, ma perché per dirlo dovrei averlo compreso ed assimilato completamente e mi rendo conto che per farlo avrei bisogno almeno di un altro paio di letture. Francamente, non è una cosa che farò presto, tuttavia posso dire di averlo apprezzato, di essermi appassionata alle storie raccontate, un po' meno alla parte saggistica e prettamente argomentativa che Tolstoj – ricordando vagamente Hugo nei Miserabili – inframmezza alla narrazione. Lo rileggerò, magari fra molti anni, perché so cosa aspettarmi e soprattutto perché sento che quest'epopea così complessa eppure appassionante ha ancora molto da darmi. Per ora sono soddisfatta, ma solo per ora.

 

Opera recensita: "Guerra e pace" di Lev Tolstoj

Editore: Garzanti, 2007 (prima ed. italiana 1891)

Genere: romanzo storico, saggio

Ambientazione: Russia, 1805-1820

Pagine: 1472

Prezzo: 16,00 €Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

      

lunedì 23 novembre 2020

RECENSIONE: PETER CUNNINGHAM - IL MARE E IL SILENZIO

Sinossi:

Irlanda, anni Quaranta. Giovane e bellissima, Iz vive sulla costa sudorientale con suo marito Ronnie, vicino a un mare spesso inquieto che ama contemplare. Le circostanze che l'hanno portata ad abitare non lontano da Monument, una città portuale, sono però avvolte nel mistero. L'emergenza mondiale si è infatti riflettuta nel microcosmo di Iz che, dopo aver conosciuto il vero amore, è stata costretta da ragioni più grandi di lei a fidanzarsi con un uomo che non amava in nome della sicurezza finanziaria e poi a sposare Ronnie per il bene della sua famiglia. Inizialmente le cose con il marito sembrano funzionare, ma poi precipitano man mano che le debolezze di Ronnie vengono alla luce. Ripercorrendo i decenni successivi alla conquista dell'indipendenza da parte dell'Irlanda, tra le brucianti questioni di classe e gli scontri fra protestanti e cattolici, "Il mare e il silenzio" è un'epica storia d'amore ambientata tra gli sfarzi del ceto privilegiato anglo-irlandese ormai in declino, che Cunningham ritrae con sapiente maestria. Un romanzo sulla turbolenta nascita di una nazione e sugli amanti che ha diviso.

 

Commento:

Irlanda. Un nome che nel nostro immaginario collettivo evoca grandi distese verdi, cavalli, volti rubizzi e vecchie storie di folletti. Un Paeaffascinante e misterioso del quale si parla troppo poco. Troppo poco conosciamo, ad esempio, della storia di questo Paese orgoglioso e fiero che condusse per molti anni una sanguinosa battaglia per la sua indipendenza dall'Inghilterra. E, in parte, proprio di questo parla Il mare e il silenzio, il bellissimo romanzo di Peter Cunningham da poco arrivato nelle librerie italiane. È una storia d'amore, rinuncia, guerra; è la storia di una ragazza irruenta e inesperta che conobbe l'amore, ma una sorte beffarda e crudele glielo strappò condannandola a una vita di infelicità. Ci provò, Iz, a ricostruirla, la sua vita, ci provò a riprendersi la sua felicità, ma quella ancora una volta prese vie impervie evitando di farsi raggiungere. Con una scrittura asciutta, essenziale, ma delicata, sensibile, per nulla fredda o parsimoniosa, Cunningham racconta una storia d'amore insolita e bellissima macchiata dall'insensatezza dell'uomo. Un bellissimo romanzo, su un Paese da scoprire, con una protagonista donna che non si può non ammirare.

 

Opera recensita: "Il mare e il silenzio" di Peter Cunningham

Editore: Sem libri, 2020

Genere: romanzo storico, narrativa straniera

Ambientazione: Irlanda

Pagine: 224

Prezzo: 17,00 €

        Consigliato: sì

Voto personale: 8,5

  

sabato 13 giugno 2020

RECENSIONE: GAEL FAYE - PICCOLO PAESE


Sinossi:
1992. Gabriel vive a Bujumbura, in Burundi, in un quartiere di espatriati. Suo padre è francese, sua madre del Ruanda. Ha una sorella più piccola, Ana, e una banda di amici inseparabili - Gino, Armand, i gemelli - cresciuti insieme a lui nel vicolo: le loro giornate cominciano quando finisce la scuola e viene il momento delle case sugli alberi, dei furti di manghi nei giardini degli altri, delle avventure lungo il fiume, delle chiacchiere sbruffone e sognanti dentro il guscio di camioncino che è il loro quartier generale. Poi i genitori che si separano, le prime elezioni del paese, la guerra civile: Gaby credeva di essere soltanto un bambino e si scopre meticcio, tutsi, francese. Il papà vuole spedire tutti in Europa, la mamma decide di restare, strappata a metà, trasformata per sempre dai lutti più feroci: in un attimo la paura rovescia tutto, invade le vite di tutti, mette fine all'infanzia e costringe ad andarsene, a disperdersi, a perdersi. Passeranno anni prima che Gaby faccia ritorno nel suo piccolo paese, alla ricerca della sua età d'oro, o di quello che ne è rimasto.

Commento:
Questa è una storia come tante, una storia che abbiamo visto accadere in tanti luoghi, di cui abbiamo ascoltato i resoconti a varie latitudini. Anche Gaby, che questa storia ce la racconta, è un bambino come ce ne sono tanti nel mondo: vive in una bella casa coi domestici, è figlio di un francese importante e di una rifugiata ruandese bellissima e forte, ha una sorella con cui va d'accordo, ha un gruppo di inseparabili amici del vicolo, va a scuola ed ha una pen-friend francese cui pensa continuamente. Poi, quasi all'improvviso, la paura e l'infelicità strisciano nelle sue giornate e il quadro idilliaco della sua vita di bambino privilegiato si sgretola lentamente, ma inesorabilmente. Tutto comincia quando i suoi genitori cominciano a non parlarsi, seguono litigi furiosi, poi la madre lascia la casa e Gaby resta con il padre e la sorella Ana. Intanto nel suo Paese, il Burundi, ci sono le prime elezioni – è il 1992 – e tutto sembra incerto, il nuovo presidente piace ad alcuni ed è odiato da altri… suo padre intanto esce spesso di notte e i primi colpi d'arma da fuoco, lontani ma non troppo, trovano lui e la sorella soli e impreparati. Da un giorno all'altro tutto è cambiato: il coprifuoco, la violenza, le armi imbracciate da chiunque, le bande di quartiere, la gente che viene segnata a dito. Costringono Gaby a crescere in fretta, ad uscire dal suo guscio protettivo di bambino, proprio come hanno già fatto i suoi amici, quegli amici con cui ha vissuto la sua pur breve vita e che ora sembrano uomini fatti, duri, pronti a combattere. Quando poi la guerra scoppia nel vicino Ruanda tutto precipita dolorosamente e Gaby capisce che più nulla sarà come prima, a cominciare dalla sua famiglia. E il conseguente strappo sarà doloroso, repentino e insanabile. Piccolo paese racconta con l'incredulità e la difficoltà di accettazione di un bambino, un fenomeno complesso e triviale come la guerra, un fenomeno catastrofico che, a prescindere dai motivi che l'hanno scatenato, presenta truci somiglianze in tutto il mondo e in tutte le epoche. La guerra cambia le persone, le abitudini, le menti, strappa e mutila le vite, stravolge geografie quotidiane e marchia a fondo l'anima di chi l'ha vissuta. Impossibile restare gli stessi.
Gael Faye racconta tutto questo con semplicità, forse troppa semplicità. Piccolo paese è un "bel" libro che consiglio, ma che non mi ha convinto fino in fondo a livello emozionale: ho trovato i primi due terzi troppo inconsistenti, troppo superficiali, in un contrasto realistico, ma troppo stridente con quel che sarebbe venuto dopo. Se l'ultima parte tramortisce – com'è giusto – per la forza delle vicende e vividezza delle descrizioni, il resto del libro scorre via senza coinvolgere, emozionare, colpire. Tuttavia comprendo bene la scelta narrativa dell'autore che, evidentemente, ha voluto rimarcare in modo inequivocabile il contrasto tra i giorni vuoti o al più sereni di Gaby e dei burundesi e le notti perenni della guerra e della violenza. Può piacere o non piacere, ma quello di Faye è certo un modo di raccontare efficace e utile al suo scopo. In definitiva, Piccolo paese ci porta a posare lo sguardo su altre guerre, altre povertà e miserie che crediamo lontane da noi, ma che sono, invece, dietro l'angolo. Anche solo per questo, il libro merita di essere letto.

Opera recensita: "Piccolo paese" di Gael Faye
Editore: Bompiani, 2017
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Burundi-Ruanda
Pagine: 208
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 30 aprile 2020

RECENSIONE: GIANPIERO BENEDETTO - NON TI SCORDAR DI ME


Sinossi:
Non ti scordar di me è una storia ambientata in terra lucana che, nel periodo del secondo conflitto mondiale, si presentava ancora selvaggia e inesplorata. Si narra di Giovanni, di un amore e di ricordi di guerra. Si narra di un uomo d’altri tempi, che ha saputo affrontare con purezza d’animo le asperità della vita con un atteggiamento che lo ha ripagato dei torti subiti. Un “Nonno d’Italia” da raccontare per salvaguardare la memoria.

Commento:
Quante volte, nelle calde sere d'estate, ci siamo goduti la brezza lasciandoci rapire da una di quelle vecchie storie raccontate dai nostri nonni? Racconti di gente semplice, di fatica e sacrificio, di terra che dà e terra che toglie, di guerre, rinunce, amori perduti e amori ritrovati. Magari ci siamo anche annoiati sul momento, abbiamo sbuffato per il tedio di doverli risentire ancora per la centesima volta… ma a chi non è capitato, una volta che chi ce li raccontava non c'era più, di voler tornare indietro e riascoltare ancora e ancora quegli aneddoti che a volte fanno sorridere, ma a volte straziano nel profondo? Bene, sono esattamente questi i pensieri, le nostalgie, le sensazioni che si provano leggendo questo libro. Non ti scordar di me è tante cose: è una vecchia canzone romantica con cui chi parte chiede a chi resta di serbare vivo il ricordo, affinché il sentimento non vada perduto e possa rifiorire al ritorno; è il nome di un fiore, un piccolo dono semplice, delicato e prezioso; è, però, anche un monito affinché quello che è stato, quello che alcuni hanno vissuto, non finisca nell'oblio. Prendiamo per esempio la storia di Giovanni Marchitelli che da Pisticci dovette partire in guerra, subire l'internamento in un campo in Germania, le privazioni, la paura di non tornare, lo strazio del cuore lontano dalla famiglia e dall'amata… come si può non ricordare questa storia che è unica eppure uguale a quella di tanti altri italiani che, dalla loro terra, dalla loro casa, partirono senza sapere che sarebbe stato di loro o dei loro cari? Ricordare è un dovere, per la memoria storica, culturale, familiare e affettiva che identifica chi siamo e che posto abbiamo nel mondo. Un racconto semplice, immediato, quello scritto da Gianpiero Benedetto. Un racconto carico di storia e umanità in cui ritrovare esperienze e vicende di un vivere e un sentire comuni, per riscoprirsi, una volta di più, appartenenti a una comunità-Paese fatta di sudore, sacrificio, coraggio e amore.


Opera recensita: "Non ti scordar di me" di Gianpiero Benedetto
Editore: Eretica, 2020
Genere: narrativa italiana, romanzo storico, autobiografico
Ambientazione: Basilicata (prevalentemente)
Pagine: 118
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 29 aprile 2020

RECENSIONE: DIMA WANNOUS - QUELLI CHE HANNO PAURA


Sinossi:
Damasco. Suleyma e Nessim si incontrano nella sala d’aspetto dello psicologo Camille, e si innamorano. Quando nel 2011 le loro strade si dividono, Suleyma rimane a Damasco con la madre, in attesa di avere notizie del fratello, Fu’ad, fatto sparire dal regime. Nessim, medico e scrittore, emigra, insieme al padre paralizzato e demente, in Germania: madre e sorella sono morte sotto i bombardamenti di Homs. Separati dalla polvere della violenza e dal rumore del mondo, Suleyma e Nessim continuano a sentirsi, legati dal proverbiale filo di un telefono. Suleyma riceve le bozze del nuovo romanzo di Nessim e un dato è assolutamente trasparente: la sua protagonista le somiglia in maniera impressionante – ha trent’anni, è stata o forse è ancora paziente di Camille e, soprattutto, è dominata da una forma di paura strisciante, che la induce a trasferirsi a Beirut. Suleyma, che ha le chiavi dell’appartamento di Nessim, fa alcune sconcertanti scoperte. Prima trova il necrologio che il compagno aveva scritto per lei e altri suoi cari, anche se erano ancora tutti vivi; poi trova le fotografie di altre donne. Come può continuare ad amare Nessim? Non lo ha forse solo idealizzato? Suleyma va più in là e riesce a identificare, complice la segretaria di Camille, la possibile protagonista del manoscritto: si chiama Salma e vive a Beirut. Decide di andare a trovarla quasi fosse un incontro con se stessa: e infatti, all’appuntamento, ritrova in lei la sua stessa ansia, la sua stessa paura. A quel punto potrebbe fuggire, e invece decide di tornare a Damasco dalla madre. Si riconsegna, così, consapevolmente, alla paura che è anche la paura di tutta la sua generazione e, di fatto, le appartiene e la tiene viva.

Commento:
Questo libro affronta, fondamentalmente, due temi: la guerra e la paura e le rispettive incidenze nella vita delle persone, nei comportamenti, nelle relazioni umane; affronta, poi, il caso specifico in cui paura e guerra si intreccino, si incontrino, si compenetrino nell'animo della stessa persona. Inutile dire che il cockteil che ne viene fuori ha effetti devastanti. È il caso di due persone, un uomo e una donna, che si incontrano per caso nello studio di uno psicologo, si frequentano, cominciano una relazione duratura. Passo dopo passo, però, pezzo dopo pezzo, lei scopre alcune cose che non tornano su di lui, incongruenze, stranezze, sempre di più, sempre di più, finché giunge alla conclusione di amare un uomo che in realtà ha idealizzato, un uomo che non conosce, che forse non esiste. Il tutto è raccontato, in un mix confuso e inorganico, insieme a racconti d'infanzia, rapporti familiari, piccoli e grandi scossoni che hanno portato la protagonista nello stato psichico in cui è ora. Scrivo "in un mix confuso e inorganico" perché in realtà si capisce che il racconto vorrebbe seguire un piano parallelo, una narrazione a suo modo lineare e organizzata, ma purtroppo – a mio parere – non ci riesce. Il tutto, così finisce per confondersi e confondere. È proprio questa confusione continua e prolungata che non mi ha fatto apprezzare questo libro: ho letto svariati libri con argomento la paura o la psicosi e svariati altri a tema Guerra… pochi, però, mi avevano lasciata così spaesata e insoddisfatta. Purtroppo non mi sento di consigliare questo libro, non mi è piaciuto e non mi ha lasciato nulla… penso che, se l'idea di fondo avrebbe anche potuto essere apprezzabile, la realizzazione non lo è, almeno secondo me, e lo stile non regge la storia. Spiacente, ma per me è un no.

Opera recensita: "Quelli che hanno paura" di Dima Wannous
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Siria-Libano
Pagine: 221
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5,5.


venerdì 28 febbraio 2020

RECENSIONE: DAVID GROSSMAN - CON GLI OCCHI DEL NEMICO


Sinossi:
Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico. "Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori." I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare - come per miracolo - una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura."

Commento:
Completamente diverso da come me l'immaginavo, questo breve saggio – o raccolta di saggi e discorsi – è interessante perché offre un'analisi lucida della situazione in Medio Oriente, ma soprattutto della società di oggi e di come questa si pone di fronte alle guerre, ai soprusi, all'altro. Ritorna spesso questo concetto di "altro", quell'altro così diverso da noi, quello che in un attimo diventa il nostro nuovo nemico, del quale, però, conosciamo solo una porzione di mondo. E allora come rapportarsi agli altri senza estremizzarne i rapporti? Cercando di pensare, guardare, sentire come l'altro, dal suo punto di vista così diverso dal nostro. E uno scrittore cosa può fare in questi termini? Può scrivere storie, storie che permettano di immedesimarsi nell'altro, che ne raccontino vita e difficoltà, storie scritte o narrate che qualcuno leggerà, ascolterà e ripeterà così da allargare la conoscenza.
Belle, profonde e molto condivisibili queste considerazioni, peccato che occupino una minima parte – quella iniziale – del volume che si addentra poi, in modo forse troppo specifico e circostanziato per chi ne possiede una conoscenza sommaria, nel mondo di Israele, nel tema della guerra, di quella guerra che da decenni soggioga quei territori. Una bella raccolta di contributi che, però, necessita di essere meditata e metabolizzata, va riletta anche alla luce dei problemi quotidiani della società moderna. Consiglio questo libro solo a chi abbia dimestichezza con il conflitto israelo-palestinese, giacché non è sempre semplice da comprendere. Molto affascinante, invece, il primo dei quattro saggi analizzati.


Opera recensita: "Con gli occhi del nemico" di David Grossman
Editore: Mondadori, 2007
Genere: saggio
Pagine: 115
Prezzo: 9,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.

martedì 21 gennaio 2020

RECENSIONE: KATE QUINN - FIORI DALLA CENERE


Sinossi:
La guerra è finita da due anni e Charlie St Clair non ha ancora notizie della cugina Rose, dispersa in Francia. Stanca di quell’incertezza e dell’atteggiamento rassegnato della famiglia, per cui l’intraprendenza di Rose è sempre stata motivo d’imbarazzo, Charlie scappa di casa per andare a cercarla. Con sé ha un unico indizio: l’indirizzo di una donna di Londra. Tuttavia Eve Gardiner si rifiuta di collaborare. Sta per mettere alla porta quella ragazzina insolente, quando Charlie fa il nome di René, l’uomo per cui lavorava Rose. Allora Eve ci ripensa. Perché, cercando Rose, potrebbe finalmente trovare la vendetta che aspetta da trent’anni… Nel 1915, Eve Gardiner arriva a Lille con un documento falso e con l’entusiasmo dei suoi diciassette anni. Con quel faccino innocente, è la spia perfetta. Infatti viene subito assunta in un bistrot e gli ufficiali tedeschi che lo frequentano non si fanno remore a discutere i loro piani davanti a lei. L’unico che sembra accorgersi della sua presenza è il proprietario, René Bordelon, un collaborazionista scaltro e spregevole, che inizia a corteggiarla. Eve ancora non lo sa, ma René segnerà il suo trionfo e la sua rovina…
Charlie ed Eve sono molto diverse, eppure condividono la stessa determinazione, lo stesso coraggio nel combattere per quello in cui credono. Facendo affidamento l’una sull’altra, intraprenderanno un cammino costellato di tradimenti e di segreti e, insieme, riusciranno finalmente a scoprire la verità e, così, a trovare la pace.

Commento:
Sta prendendo piede sempre di più un nuovo filone narrativo che unisce romanzo storico a spy story: un modo nuovo ed inedito di raccontare aspetti e personaggi poco noti di importanti periodi storici. Anche Fiori dalla cenere di Kate Quinn rientra a pieno titolo in questo genere di romanzi che magari non brilleranno per originalità o perfezione stilistica, magari presenteranno qualche lacuna su entrambi i lati della medaglia (non hanno l'accuratezza della ricerca storica né il ritmo forsennato delle vere spy stories), ma assolvono a un compito utile: ci presentano sotto una luce appassionante fatti e persone che altrimenti non avremmo conosciuto.
Fiori dalla cenere, in particolare, si sofferma attorno a due figure importanti e spesso trascurate nelle storie di guerra: le spie e i delatori. Le prime, molto spesso donne, da sempre svolgono una funzione chiave nelle azioni di guerra: famose per le loro capacità mimetiche, per l'improvvisazione e il sangue freddo, sono pedine importanti per chi svolge l'attività di pianificazione e combattimento vero e proprio, poiché con le loro informazioni può prevenire le mosse del nemico, organizzare attacchi mirati o sventarne altri ai propri danni. I secondi, i delatori o collaboratori, sono tra le figure più odiate di ogni guerra: sono i "normali" e "tranquilli" cittadini che familiarizzano col nemico per proprio tornaconto e non esitano a denunciare anche per pretesti futili. Il coraggio delle spie si contrappone sempre alla codardia dei delatori e lo fa prepotentemente anche nelle pagine accorate di questo romanzo: la giovane Charlie St Clair, alla disperata ricerca della cugina Rose, giunge in Inghilterra dove incontra la disillusa, segnata e burbera Eve Gardiner. Dopo le diffidenze iniziali, la donna, un'ex spia, scopre di avere in comune con Charlie molto più di quanto sembrava: in comune c'è René, l'uomo spregevole che le ha letteralmente distrutto la vita oltre trent'anni prima, durante la Prima guerra mondiale. Da questo momento in poi, non senza peripezie e colpi di scena, la storia si sviluppa in Francia, dove veniamo a conoscenza degli effetti di due guerre sulle città, sulla popolazione, ma soprattutto conosciamo la storia di Eve e di altre coraggiose eroine come lei che hanno rischiato la vita e l'hanno persa per la patria proprio come i soldati uomini, figure di cui si parla poco, ma che sono state un immenso valore aggiunto durante la guerra. La storia di Eve è molto più di questo: è la storia di una ragazza che, per via di un problema fisico, veniva ritenuta un'idiota e che ha cercato di superarlo sfruttandolo per servire il proprio Paese; è la storia di una vendetta dettata dal senso di colpa e dal dolore, sentimenti che non si spengono perché non si spegne l'affetto per chi ne ha patito le conseguenze. Poi c'è la storia di Charlie, anche questa importante, con i problemi di una ragazza americana ricca, ma diversa dalle altre, non disposta ad accontentarsi di una vita disegnata per lei. Una ragazza intelligente che porta su di sé gli effetti di un'altra guerra, la Seconda guerra mondiale, non meno devastanti della prima.
Un libro interessante, appassionante, forse con qualche pecca, ma sicuramente una lettura non banale.


Opera recensita: "Fiori dalla cenere" di Kate Quinn
Editore: Nord, 2019
Genere: romanzo storico, spy story
Ambientazione: Francia, Inghilterra, 1915-1947
Pagine: 464
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 19 gennaio 2020

RECENSIONE: JING-JING LEE - STORIA DELLA NOSTRA SCOMPARSA


Sinossi:
Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.
Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.

Commento:
Nessuno credeva che la guerra fra Cina e Giappone sarebbe arrivata sin lì… in fondo, cosa importa ai giapponesi di un'isoletta come Singapore? E invece, inesorabile, la guerra arriva, miete le sue vittime e porta con sé il suo carico di miseria, sofferenza, umiliazioni. Nel cielo di Singapore si vedono sempre meno aerei alleati e sempre più bombe giapponesi; i poveri diventano sempre più poveri, disoccupati e affamati; i soldati invadono città e villaggi e li depredano di cose e persone… donne, soprattutto. È proprio così che il destino avverso porta via la sedicenne Wang Di alla sua famiglia: un giorno, i soldati arrivano al villaggio a bordo di camion, intimano a tutti di uscire di casa e prendono con sé le donne più giovani… il loro destino? Diventare donne di conforto, meri strumenti di soddisfazione sessuale dei soldati giapponesi, segregate in cubicoli con sempre meno cibo e nessuna possibilità di scappare. Poi la guerra finisce e, a quelle di loro che tornano a casa, tocca anche sopportare l'onta del disprezzo altrui, dell'emarginazione, della damnatio: agli occhi della brava gente, famiglie comprese, sono donne di malaffare, sarebbe stato meglio che fossero morte. E a cosa serve, allora aver sofferto? Se lo chiede spesso Wang Di, il cui nome indica già da solo il suo non essere desiderata (significa speranza di un fratellino), se lo chiede a cos'è servito sopportare stringendo i denti, non abbandonarsi al dolore, ma dopo un po' smette di farsi domande, si chiude nel silenzio, china la testa e sposa un uomo buono, anche lui segnato dalla guerra. E qui la ritrova Kevin, un tredicenne introverso che ha appena perso la nonna cui era legatissimo; la trova sola e smarrita, proprio come lui: due anime affini con una storia da raccontare e molti fili da riannodare. È proprio grazie a Kevin, infatti, che Wang Di riuscirà a redimersi da se stessa.
Storia della nostra scomparsa racconta una storia semisconosciuta e lo fa con la delicatezza della sobrietà: Jing-Jing Lee non si fa mai prendere la mano da sentimentalismi che renderebbero artefatta la storia: non ne ha bisogno, perché con il suo fluire pacato e intimo, questa storia ci entra nel cuore in punta di penna ed è destinata a rimanerci a lungo.

Opera recensita: "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee
Editore: Fazi, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Singapore
Pagine: 400
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 14 gennaio 2020

RECENSIONE: ELVIRA DONES - PICCOLA GUERRA PERFETTA


Sinossi:
Forse per la prima volta in un romanzo la guerra ci appare vicinissima alla nostra normalità: di persone che vivono nell'Occidente moderno, dove si può telefonare a una amica a New York, a un parente in Svizzera. E dove, se manca la luce, non è detto che sia perché stanno per venirci a prendere, uno per uno, casa per casa. La "piccola guerra perfetta" del titolo è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999 in seguito alla feroce politica di "pulizia etnica" di Milosevic. Si concluse il 12 giugno. Una guerra aerea, dai cieli del Kosovo. Doveva essere piccola e perfetta perché nessun soldato americano sarebbe tornato a casa in una bara, fu promesso. Ma vista da terra fu purtroppo tutt'altra cosa. Che cosa, lo racconta Elvira Dones in questo libro scritto oggi e basato su anni di ricerche sulle violenze subite dalle donne del Kosovo in ottanta giorni di orrore, a opera dei miliziani serbi. Dones riesce a rendere terribile, commovente e umana l'epica della sopravvivenza di tre donne assediate in una casa di Pristina: Rea, Nita e Hana. E insieme al loro assedio, alla loro disperata e vitale giovinezza, seguiamo increduli l'odissea verso la libertà di due indimenticabili ragazzini, della tredicenne bellissima Blerime, che da grande vuole studiare Poe come zia Nita, e del quattordicenne asso del calcio Fatmir. Elvira Dones ha scritto i suoi primi sette libri in albanese e gli ultimi due in italiano, sua lingua d'adozione. Prefazione di Roberto Saviano.

Commento:
L'avevano definita "piccola" e "perfetta", perché avrebbe dovuto durare pochissimo e colpire obiettivi precisi. Così pensavano gli occidentali con la loro superiorità e le loro boriose strategie da liberatori del mondo. Ma può, una guerra, essere piccola e perfetta? Si può controllare una bomba dopo che è stata lanciata? Si può, onestamente, stabilire in anticipo il numero e l'identità delle vittime? Si può prevedere cosa accadrà dopo un primo atto di forza, specie in un territorio – i Balcani – già martoriato da anni di inutili guerre? No, no e no. Lo grida forte, Elvira Dones, in queste pagine strazianti. Lo grida, ma non con un inutile urlo che sgorga dalla gola, lo fa con un urlo lacerante che viene da dentro, uno di quegli urli muti che hanno imparato bene le donne kosovare… quelle che sono rimaste, almeno, e che hanno ancora voglia di urlare il loro orrore al mondo. Ci racconta qui, la Dones, una guerra drammatica, fatta di soprusi, distruzione, carneficina, orrore: lo fa raccontandoci, mentre avvengono, le esecuzioni sommarie, la paura, la reclusione, i tentativi vani di fuggire, le case sventrate, ossa, sangue, brandelli di carne… ci racconta la storia di tre donne, di tante donne che prima ancora di pensare a se stesse, proteggono l'uomo, si sacrificano, vengono annientate dalla vista della morte davanti agli occhi e dal peso di dover restare in vita. Ci racconta, di contro, le reazioni dell'occidente saggio nel caldo delle case e delle redazioni giornalistiche con tutti i confort, di quell'occidente di gente che si lamenta per la pena di di una guerra altrui mentre chi ascolta, dall'altro capo della cornetta, intorno ha cadaveri e abbandono. Ci racconta, Elvira Dones, di tradimenti, di popoli afflitti e di popoli amici che, fratelli nel sangue e nella miseria, tendono la mano.
Piccola guerra perfetta è un piccolo libro, ma di un impatto emozionale fortissimo: testimonianze, queste, che lasciano il segno e dovrebbero far chinare la testa a chi blatera di guerra, sovranismi, nazioni e orgoglio patriottico. Una storia da leggere, proprio perché dura, resa ancora più glaciale dall'uso, nella narrazione, del tempo presente che dà al racconto quell'immediatezza che colpisce allo stomaco. Un libro sulla guerra, uno dei tanti? No, un libro che è, in sé, la guerra.


Opera recensita: "Piccola guerra perfetta" di Elvira Dones
Editore: Einaudi, 2011
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Kosovo, marzo-giugno 1999
Pagine: 164
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 6 gennaio 2020

RECENSIONE: JEAN-MICHEL GUENASSIA - IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI


Sinossi:
Parigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. È attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. Incorreggibili ottimisti. Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel cresce con Igor, Leonid, Imré, Pavel, Tibor, Sasha; impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali. Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano barzellette su Stalin, si offre se stessi e le proprie storie, storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda. Nella tradizione del grande romanzo francese, un affresco indimenticabile di un'epoca. Un libro di cui, una volta iniziato, non si può più fare a meno, capace di trascinare e di suscitare emozioni intense, e che lascia pieni di nostalgia per i suoi eroi.

Commento:
La bellezza di questo libro non è folgorante, dirompente… per coglierla bisogna addentrarvisi, leggere, scoprire pian piano storie, risvolti, non detti… proprio come accade al protagonista nonché voce narrante, il giovanissimo Michel Marini, che un giorno viene in contatto con il club degli incorreggibili ottimisti e, prima che possa conoscere le storie di quegli uomini così singolari e gli spettri che si portano sulle spalle, dovranno passare anni di frequentazione assidua. Ci sono tante cose in queste pagine, c'è storia, filosofia, ideologie superate in cui gli irriducibili continuano a credere; c'è l'adolescenza, l'esilio forzato, i rapporti familiari travagliati, le guerre, la separazione, l'amicizia… è un romanzo non facile, ma che sa catturare pagina dopo pagina, che sa fare compagnia, far riflettere, affezionare, commuovere. Il personaggio che ho amato di più, fra i tanti belli, è stato Sasa… chi leggerà il libro fino in fondo potrà capire perché. A chi vorrà farlo dico: provate ad immergervi in queste pagine senza aspettarvi niente, senza sapere cosa aspettarvi… ne sarete conquistati.


Opera recensita: "Il club degli incorreggibili ottimisti" di Jean-Michel Guenassia
Editore: Salani, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Francia-Russia
Pagine: 704
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 5 settembre 2019

RECENSIONE: ALDO SIMEONE - PER CHI è LA NOTTE


Sinossi:
Mentre la seconda guerra mondiale si avvia verso la fase più cruenta, tra i monti della Garfagnana c’è un paese che sembra rimasto escluso dalla Storia e in cui la vita è scandita da antiche leggende. Per gli abitanti di Bosconero è più forte il divieto di entrare nel bosco del timore della guerra e delle terribili notizie che arrivano dal fronte. In paese si racconta che tra gli alberi si nascondano inquietanti creature: gli streghi, spiriti che, dopo il tramonto, si aggirano con un cero in mano, il loro indice che arde e non si consuma, in un’infinita processione. Chi sono? Qual è la risposta alla loro oscura domanda: «Per chi è la notte?». Francesco, di undici anni, vive con la madre, malinconica e distaccata, e con la nonna che nutre le sue fantasie con i racconti popolari. Il ragazzino non ha amici e vive isolato perché, secondo le dicerie paesane, è figlio di un disertore. Ma quel marchio infame non è la sua unica vergogna. Ancora più inconfessabile è il richiamo del bosco, nonostante la paura di ciò che in esso si annida. All’arrivo dei nazisti, e dopo l’apparizione di strane luci nel fitto degli alberi, sarà Tommaso, un ragazzino dagli occhi verdi e dai capelli rossi, giunto misteriosamente da solo in fuga dalla città, a convincere Francesco a violare quell’estremo confine, oltre il quale bisogna scegliere da che parte stare.
Un esordio nitido e visionario che guarda al dramma della Storia con gli occhi candidi e coraggiosi di un bambino. Un romanzo di formazione dallo stile evocativo, suggestivo come il paesaggio magico e incantato dei monti della Garfagnana. Un racconto, tenero e straziante, sulla fine dell’infanzia.

Commento:
Giugno 1943. Francesco vaga da solo, al crepuscolo, le spalle al paese di Bosconero, negli occhi il folto del bosco, quel limite che non riesce a superare. Tra poco scatterà l'oscuramento, Francesco sa che deve affrettarsi, ma non riesce a distogliere lo sguardo: il bosco, il luogo proibito dove nessuno può entrare tranne i custodi, lo attira irresistibilmente, ci pensa sempre, ma deve farlo in segreto: glielo dice sempre la nonna che dal bosco bisogna tenersi lontani, anche col pensiero. E proprio mentre sta lì incantato a rimirarlo, le vede, le luci iridescenti che si muovono in file incorporee. Sono gli streghi, gli spiriti che abitano il bosco. Se gli chiedessero "Per chi è la notte?" lui non saprebbe la risposta, il babbo se n'è andato senza dirgliela, perciò Francesco scappa, atterrito, senza voltarsi. Ci vorrà il coraggio di Tommaso, il bambino dai capelli rossi venuto da fuori e avvolto in un alone di mistero, a fargli varcare la soglia delle sue paure, affrontarle e crescere. Francesco ha undici anni, è ancora un bambino che porta su di sé il disprezzo del paese per ciò che ha fatto suo padre, ossia tradire il Duce, e Francesco non sa nemmeno se sia davvero morto. Sarà grazie all'amicizia – l'unica – con Tommaso che scoprirà che possono esistere altre risposte e altre verità dietro al non detto, che la paura si può superare e i rischi si possono correre se non si è soli… e che piuttosto che accontentarsi di storie fantasiose, vale sempre la pena di andare a vedere di persona. Francesco, Tommaso, Secondo, la Ione, Don Dante impareranno a caro prezzo quanto dolore può portare la guerra, quanta distruzione può portare un incendio, quanto duro può diventare ricostruire tutto.
Per chi è la notte è un romanzo suggestivo, intenso, duro com'è dura la guerra, ma che al suo interno nasconde gesti teneri e rarissimi come una pezza bagnata e una mano stretta più forte nel terrore della notte. E' un romanzo sulla guerra e sull'amicizia, sull'importanza di prendere una posizione e di seguirla fino a combattere per difenderla. E' un invito a restare umani, a rispettare gli altri e la loro cultura. E' davvero una lettura importante, utile e consigliata.



Opera recensita: "Per chi è la notte" di Aldo Simeone
Editore: Fazi, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Garfagnana, Toscana, 1943
Pagine: 284
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 9 agosto 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - MASCHERE PER UN MASSACRO


Sinossi:
Un reportage capace di svelare i veri meccanismi della guerra balcanica dietro i fraintendimenti e le mistificazioni. "La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale, oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della "grande politica", che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (Claudio Magris). Con una nuova introduzione dell'autore.

Commento:
"A chi giova?". Quando si vuole davvero cercare di capire una guerra, forse la frase chiave è proprio questa, forse è questa la domanda da porsi. Paolo Rumiz, cercando di capire la guerra più assurda ed incomprensibile della storia, si chiede proprio questo. E diventa evidente, seguendo la sua analisi, che la guerra dei Balcani fu la prima e forse unica guerra a nascere dopo un accordo; è per questo che la si può definire senza tema di sbagliarsi, un imbroglio, una farsa a spese dei civili e della cultura. Eppure i segnali erano chiari da tempo, ma nessuno ha voluto vederli, né la gente comune che pure di guerre ne aveva viste tante, né l'Unione europea sempre troppo preoccupata del proprio feudo privato, non l'aveva capito la gente di montagna che poi fu usata come sobbillatrice, nessuno aveva voluto cogliere i segnali. Perché? Probabilmente perché “Il bene prevale numericamente sul male, ma non sa fiutare il pericolo”. Così la perfidia di pochi strateghi e la cecità di molti portarono ad uno dei conflitti più strani e meno chiari di tutto il Novecento. Maschere per un massacro non è una lettura facile, è un saggio/reportage, che si snoda con competenza e quasi nostalgia per ciò che è stato. Un libro ben scritto e un racconto autentico su un periodo buio della storia europea e mondiale.

giovedì 25 luglio 2019

RECENSIONE: CARLO CASSOLA - LA RAGAZZA DI BUBE


Sinossi:
All’indomani della Liberazione Mara si innamora del partigiano Bube, eroe della Resistenza. Tornato alla vita civile imbottito di precetti di violenza e di desiderio di vendetta, Bube ha commesso un delitto: dopo un periodo alla macchia, viene catturato e condannato a quattordici anni di carcere. Maturata grazie al sentimento per Bube e divenuta ormai donna, Mara decide di aspettarlo con animo fedele e ostinato. Ispirato a una vicenda realmente accaduta, La ragazza di Bube – che decretò il successo anche internazionale di Cassola – è un romanzo ricco di elementi psicologici e lirici che supera le istanze neorealiste sia per il linguaggio sia per il rifiuto dei dogmatismi ideologici.

Commento:
La ragazza di Bube incarna perfettamente il prototipo di ciò che oggi chiamiamo "romanzo di formazione". Scritto nel 1960, il romanzo narra la storia di Mara e Bube, due adolescenti molto diversi che il destino o la guerra ha messo sulla stessa strada e che hanno finito per innamorarsi. Non si tratta di un amore felice: Bube, partigiano convinto tornato dalla guerra con un carico di violenza pronto ad esplodere, commette un errore che sarà fatale per il suo futuro. Braccato e mal consigliato dal suo partito, Bube dapprima fugge oltr'Alpe, poi viene catturato e condannato. Nel frattempo Mara, profondamente cambiata e trasformata da ragazzina sciocca e smorfiosa a donna costretta ad assumersi delle responsabilità, vive divisa tra un sentimento troncato quando ancora era troppo acerbo che però la lega ad un giovane a cui in fondo vuol bene, e un sentimento del tutto nuovo e inaspettato per un altro uomo. Scegliere, ovviamente, non sarà facile, ma Mara è sempre stata ostinata e una volta presa una decisione la porterà avanti fino alla fine.
Vi sono, in questo romanzo, temi importanti e tra loro molto diversi: c'è la guerra, la lotta politica, la giustizia e la moralità; c'è l'adolescenza, l'amore, la fedeltà, l'importanza di una guida; c'è la famiglia, l'impegno sociale, la differenza di classe… un coacervo di problematiche analizzate con occhio realista, lucido e profondamente partecipe, descritte con penna fine ed elegante, nascosta da uno stile volutamente scarno e grigio come la realtà che racconta.
Non ci si affeziona da subito a questo romanzo: bisogna continuare la lettura, andar quasi fino alla fine per poterne apprezzare il disegno. Ovviamente è una lettura che consiglio.

Opera recensita: "La ragazza di Bube" di Carlo Cassola
Editore: Mondadori, prima ed. 1960
Genere: romanzo di formazione
Ambientazione: Toscana, secondo dopoguerra
Pagine: 252
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 28 maggio 2019

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - LETTERE CONTRO LA GUERRA


Sinossi:
Il volume raccoglie una serie di lettere inedite e alcune comparse sul "Corriere della Sera". Con queste corrispondenze - da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull'Himalaya - Tiziano Terzani comincia un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione", bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.

Commento:
Lettere contro la guerra. Un titolo che mi attirava da un po', specialmente perché scritto da un autore che stimo e con cui spesso concordo. E' diventato per me imprescindibile leggere questo libro dopo la lettura di La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci… i più attenti ne ricorderanno la recensione. Lì scrivevo, fra le altre cose, che di solito diffido dalle verità assolute e che non mi piacciono le generalizzazioni. Ecco, qui, nel libro di Terzani, non ci sono verità assolute, non ci sono neppure riflessioni personali spacciate per verità assolute, non ci sono neppure giudizi né incitamenti all'"armiamoci e partite!". Ci sono invece, com'è consuetudine per questo grande conoscitore del mondo, riflessioni personali trasportate come tali e come tali consegnate al lettore per invitarlo a riflettere. C'è, soprattutto, la volontà di conoscere e capire l'altro, intenderne le ragioni, andare al di là dei fatti fino alla radice delle cose. C'è, in queste lettere scritte subito dopo l'11 settembre, una riflessione su cosa possa aver portato i musulmani ad attaccare l'America e, attenzione, Terzani non li giustifica, non li assolve per nulla, ma si pone con l'atteggiamento che gli è tipico e che lo ha condotto per decenni al cospetto di poveri e potenti: l'ascolto, il dialogo, la comprensione, il discernimento, la piena libertà di pensiero e giudizio. E quest'atteggiamento non può che essere dettato dalla volontà di convivere con chi la pensa diversamente, che è poi, in estrema sintesi, un profondo desiderio di pace e pacificazione. Ecco perché Terzani, in questa come in ogni altra sua opera, ci ricorda che non esiste una guerra che possa porre fine alle altre guerre, che non c'è una guerra giusta e che non c'è mai un vincitore e un vinto, che i torti sono sempre difficili da individuare e le ragioni mai davvero definitive. E ci ricorda, una volta di più, che a noi spetta decidere quale atteggiamento usare verso il nostro futuro: a noi spetta decidere se porci in contrasto con l'altro o se volerlo conoscere con spirito di parità. Un altro libro importante, da tenere a monito per i momenti in cui l'ira sembra debordare ed accecarci. L'odio non genera altro che odio… ricordiamocelo sempre.

Opera recensita: "Lettere contro la guerra" di Tiziano Terzani
Editore: Longanesi, prima ed. 2002
Genere: raccolta di lettere
Ambientazione: Europa-Asia
Pagine: 196
Prezzo: 13,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 15 marzo 2019

RECENSIONE: GORDANA KUIC - IL PROFUMO DELLA PIOGGIA NEI BALCANI


Sinossi:
Le sorelle Salom vivono a Sarajevo, con una madre energica e affezionata ai valori tradizionali, e un padre che resta in secondo piano per tutto il romanzo. Ci sono anche due fratelli, ma la storia, fin dall’inizio, inquadra e ritrae fin nei dettagli soprattutto le ragazze, e soprattutto il loro carattere. Cinque donne forti, cinque ebree sefardite che in casa parlano ladino e ubbidiscono ai dettami della religione di famiglia, coinvolte nella frenesia che segue l’assassinio dell’arciduca Ferdinando e lo scoppio del primo conflitto mondiale. E che fanno poi scelte di vita anticonformiste e ribelli, fino all’invasione della Serbia durante la seconda guerra mondiale, e alla liberazione. Le due sorelle più interessanti, perché più libere, sono Blanki, la madre dell’autrice, e Riki, la più piccola. Blanki si innamora giovanissima di Marko, serbo, ricco e colto, di famiglia ortodossa, e resta testardamente legata a lui nonostante l’uomo rifiuti di presentarla in pubblico e di sposarla per non contravvenire alle regole della società del tempo; e nonostante l’ira della madre e lo sgomento delle sorelle, per non parlare della riprovazione generale. Riki sceglie il teatro, la danza, diventa una ballerina famosa, e ha a sua volta una storia impossibile con uno di quegli uomini sposati che non lasceranno mai la moglie. La Storia fa da sfondo a vicende personali raccontate nei dettagli, con i sentimenti, di amore o ribellione che siano, sempre in primo piano. Ma quello che fa di questo romanzo un vero tesoro è proprio la descrizione della vita, delle regole, dei riti, dei timori della comunità sefardita, che reagisce alla sfida del passato con un’energia, una forza e un coraggio straordinari. Energia, forza e coraggio che appartengono quasi unicamente alle donne del romanzo.

Commento:
Non è semplice descrivere questo bellissimo romanzo storico, come non è semplice metabolizzarne ed analizzarne tutto il contenuto. 591 pagine di storia, di storie, di sentimenti, di scelte, di vita vissuta. Il racconto di una famiglia ebrea sefardita nella Jugoslavia in continuo cambiamento, nel periodo che va dal 1914 al 1945, dal principio di una guerra alla fine di un'altra. Questa storia tutta al femminile comincia a Sarajevo, nel giorno dell'assassinio di Francesco Ferdinando d'Asburgo al quale indirettamente assistono anche Blanki e Riki, le due sorelle più piccole e più libere e intraprendenti della numerosa e unita famiglia Salom. Seguendo le vite di tutti i personaggi scopriremo la loro tenacia, la capacità di rompere gli schemi, di ribellarsi alle convenzioni e alle regole ferree di una religione e di una famiglia fin troppo protettive e ingombranti. Arriveremo con loro, con queste donne coraggiose e piene di risorse, ai bombardamenti di Belgrado, alle fughe per salvarsi la vita, alle scelte coraggiose e, finalmente, alla luce infondo al tunnel. Un romanzo bellissimo, scritto con uno stile delicato e semplice, che cattura ed emoziona. Lo consiglio caldamente e leggerò di certo il seguito.

Opera recensita: "Il profumo della pioggia nei Balcani" di Gordana Kuic
Editore: Bollati Boringhieri, 2015
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Jugoslavia, 1914-1945
Pagine: 591
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 12 marzo 2019

RECENSIONE: CINZIA TANI - SOLE E OMBRA


Sinossi:
Spagna, 1936. Nel paese, rosso di sangue e di passione, la Guerra Civile affonda la sua lama affilata. In quest’arena di sole e ombra, tre personaggi si muovono al di là delle ideologie, spinti solo dalle ragioni del cuore e della mente. Nina, cresciuta in una famiglia soffocante, dotata del dono della pittura. Julian, il poeta, mezzo inglese e mezzo spagnolo, raffinato e fragile, che nella Madrid assediata salverà Nina dalle prigioni dei miliziani, accendendola senza quasi volerlo di un amore incondizionato. Infine Michele, un italiano estroverso, ironico e generoso, che custodisce una colpa atroce e nelle Brigate Internazionali incrocerà anche gli occhi turchesi di Nina, fatalmente innamorati di un uomo che è l’opposto di lui. In questa grande storia d’amore, di morte e di eroismo Cinzia Tani accompagna i suoi personaggi nel vortice di una delle guerre più laceranti e drammatiche d’Europa, racconta i loro misteri, ne intreccia le sorti, s’insinua nei dubbi e nei desideri che li animano. E mentre alcuni di loro si perderanno per sempre, altri capiranno «da che parte stare» o ritroveranno se stessi al di là di ogni menzogna.

Commento:
Amore e guerra. Due concetti, due realtà che per natura si respingono, ma che talvolta devono convivere. Guerra e amore: ciascuno le intende e le vive a proprio modo, c'è chi le rifugge, chi ci sguazza, chi impara arrancando a conviverci. Tutte queste anime incontriamo qui, nello stupendo romanzo con cui Cinzia Tani ci racconta una guerra sanguinosa e terribile, che irrompe nelle vite di spagnoli e stranieri che si incrociano, si conoscono, fraternizzano, lottano, si amano. I tre personaggi principali, Nina, Michele e Julian, intrecciano qui le loro storie personali, le paure, le incertezze con quelle di amici, parenti e di miliaia di sconosciuti accomunati da questa sventura che divide ed unisce, da questa insensata barbarie chiamata guerra. Sentimenti forti, storie verosimili ed appassionanti, una ricostruzione storica attenta, puntuale e circostanziata sono gli ingredienti di questo romanzo costruito su binomi opposti: guerra e amore, ragione e sentimento, fede e razionalità, politica e amicizia, sole e ombra. Una lettura che consiglio anche per la cura che l'autrice ha dimostrato per i dettagli, sia quelli storici che quelli della parte romanzata: Cinzia Tani qui si prende cura dei suoi personaggi ed insieme del lettore… e nonostante a volte le vicende narrate facciano soffrire, è un piacere leggerla.


Opera recensita: "Sole e ombra" di Cinzia Tani
Editore: Mondadori, 2007
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Spagna-Italia-Svizzera
Pagine: 322
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 14 febbraio 2019

RECENSIONE: CARMEN KORN - FIGLIE DI UNA NUOVA ERA


Sinossi:
Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle SS, la minaccia nazista…
Quattro donne, un secolo di storia: Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.

Commento:
Eh, doveva proprio essere bella Amburgo negli anni Venti… affascinante, elegante, un bel posto dove vivere. Lo capiamo senza dubbio dalle descrizioni che Carmen Korn ci fa di quegli anni nel raccontare la vita delle tante protagoniste di questo primo capitolo della trilogia al femminile che si apre con Figlie di una nuova era. E lo sono davvero queste ragazze e queste donne, sono figlie di una nuova era: sono nate intorno al 1900 e quando comincia questo racconto hanno davanti un futuro incerto, ma sicuramente roseo, o almeno loro fanno di tutto perché lo diventi. E tra un matrimonio, un lavoro appassionante che ha a che fare con nuove vite che nascono, delle buone amicizie e qualche serata mondana, sembra proprio così: la vita, pur con tutte le difficoltà, sembra valere la pena di essere vissuta. Ma saranno dello stesso avviso Henny, Kathe, Ida, Lina e tutte le altre più di vent'anni dopo, quando dovranno mettersi al riparo dalle bombe, dai nazisti e dai loro stessi vicini? Questo bellissimo romanzo racconta la vita che cambia, piano piano, giorno dopo giorno; racconta l'amicizia e la volontà di sopravvivere nonostante tutto; racconta la rinascita dopo la prostrazione. Lo fa attraverso le vite delle persone, le quotidianità distrutte, la privazione, il lutto, l'angoscia dell'incertezza. Un romanzo lungo che si prende i giusti tempi per farci conoscere tutto dei delle persone e degli intrecci che incontreremo; un racconto sobrio che non crea inutili sentimentalismi: basta la forza delle parole e delle storie ad emozionare e commuovere. Attendo con piacere il secondo volume, non ancora pubblicato.

Opera recensita: "Figlie di una nuova era" di Carmen Korn
Editore: Fazzi, 2018
Genere: trilogia, romanzo storico
Ambientazione: Amburgo, 1919-1948
Pagine: 524
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.