simposio lettori copertina

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martedì 5 ottobre 2021

RECENSIONE: VIOLA ARDONE - OLIVA DENARO

Sinossi:

La colpa e il desiderio di essere liberi in un romanzo di struggente bellezza.
Dopo lo straordinario successo de Il treno dei bambini, Viola Ardone torna con un'intensa storia di formazione. Quella di una ragazza che vuole essere libera in un'epoca in cui nascere donna è una condanna. Un personaggio femminile incantevole, che è impossibile non amare. Un rapporto fra padre e figlia osservato con una delicatezza e una profondità che commuovono.

«Io non lo so se sono favorevole al matrimonio. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni».

È il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa – glielo ripete ossessivamente la madre – che «la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia». Le piace studiare e imparare parole difficili, correre «a scattafiato», copiare di nascosto su un quaderno i volti delle stelle del cinema (anche se i film non può andare a vederli, perché «fanno venire i grilli per la testa»), cercare le lumache con il padre, tirare pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l’idea di avere «il marchese», perché da quel momento in poi queste cose non potrà più farle, e dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. Quando il tacito sistema di oppressione femminile in cui vive la costringe ad accettare un abuso, Oliva si ribella e oppone il proprio diritto di scelta, pagando il prezzo di quel no. Viola Ardone sa trasformare magnificamente la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell’amore, tra padri e figlie, tra madri e figlie, e l’ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa, soprattutto se è imposto con la forza. La sua scrittura scandaglia la violenza dei ruoli sociali, che riguarda tutti, uomini compresi. Se Oliva Denaro è un personaggio indimenticabile, quel suo padre silenzioso, che la lascia decidere, con tutto lo smarrimento che dover decidere implica per lei, è una delle figure maschili più toccanti della recente narrativa italiana.

 

Commento:

Avevo adorato Il treno dei bambini, il romanzo precedente della bravissima Viola Ardone, quindi, appena letto dell'uscita di un suo nuovo libro, mi è sembrato naturale bypassare le letture in attesa e precipitarmi a leggerlo… è stato come tornare a casa. Viola Ardone ha un modo sublime, tutto suo, di dar voce ai personaggi: ha una sensibilità tale che riesce a parlare con la loro voce, a condurci con mano sicura nel loro mondo, a farci vivere le loro storie, perché per quanto brutte, strazianti, ingiuste, abbiamo il dovere di conoscerle. Oliva Denaro ce la immaginiamo bene mentre corre a scattafiato per le vie del suo paesino nella Sicilia degli anni '60, con sulle spalle gli occhi di Amalia, sua madre, che la raggiungono dappertutto, con le sue regole inderogabili e scolpite nella pietra, le raccomandazioni che sanno di ammonimento e i proverbi che sembrano sentenze. Oliva ama suo padre e il suo silenzio, ma riesce a vedere se stessa solo con gli occhi di sua madre: sa di essere diversa da lei e dalle altre comari del paese, sa di avere molto di più in comune con Liliana, la sua compagna figlia di Calò il comunista, ma sa anche che in lei ci sono tutte le donne che ha incontrato e che incontrerà, le "maleforbici", le baronesse, le lottatrici e le perdute. Quando il suo essere schietta e il suo desiderare acerbo vengono colpevolmente presi per incoraggiamento a quel giovane abbiente e borioso che s'è incapricciato di lei, Oliva non sa che fare, come comportarsi… sa solo che non lo vuole. Ma a chi interessa la sua opinione? Non certo a lui, non a sua madre, non al paese… solo a suo padre interessa, a quell'uomo mite, paziente e silenzioso che ad un no sostituisce un "non lo preferisco". E sarà grazie a lui che Oliva imparerà quanto costa scegliere, quanta forza ci vuole per dire no, quanto coraggio serve per la libertà. Questo è un libro di una bellezza struggente: una storia viva, una scrittura essenziale e intima, una narrazione appassionata fanno di Oliva Denaro un romanzo memorabile, capace di descrivere la condizione femminile di ieri e di oggi in modo magistrale. E la Ardone si conferma una narratrice straordinaria, con una penna limpida e ricercata, ma insieme accorata e materna nei confronti dei suoi personaggi, delle storie che racconta con tanta cura e di noi lettori. Da leggere, sia che siate donne o uomini, ragazzi o adulti… perché troppo c'è ancora da fare, perché troppo poco è cambiato nella mente degli uomini e delle donne rispetto agli anni in cui è ambientato il romanzo… perché troppi no vengono ancora scambiati per sì.

 

Opera recensita: "Oliva Denaro" di Viola Ardone

Editore: Einaudi, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sicilia, anni '60

Pagine: 312

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5    .

      

domenica 26 settembre 2021

RECENSIONE: JOHN IRVING - LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO

Sinossi:

Il più celebre dei romanzi di Irving narra la storia di Homer Wells, un ragazzo dall'animo ricco di sentimenti e ideali cresciuto nell'orfanotrofio di St. Cloud's nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto, ma Homer preferisce seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo degli adulti, e che dovrà affrontare dolori, asperità e percorrere molta strada per capire le regole della vita.

 

Commento:

Fino a poco meno di due anni fa avevo sentito nominare "Le regole della casa del sidro" solo distrattamente, qualche volta, per caso. Poi ho letto Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin e la protagonista, Violette Toussaints, ne parlava in continuazione, lo citava ad ogni piè sospinto… così da allora mi è venuta la curiosità di leggerlo. Finalmente ora ne ho avuto l'occasione e… non credo che dimenticherò questo libro tanto facilmente! Il problema è che è difficile recensire e probabilmente impossibile capire questo libro senza averlo letto… è una storia fatta di tante storie, la storia di un luogo – l'orfanotrofio di St. Cloud's – e di un medico, Wilbur Larch, che praticava indistintamente il lavoro del diavolo (l'aborto) e quello del Signore (far nascere dei bambini, anche se sarebbero rimasti orfani), ma per lui era tutto lavoro del Signore. È la storia di quell'orfanotrofio, delle sue infermiere, di tutte le donne che ci son passate, delle letture a voce alta prima di dormire, delle benedizioni impartite e di tutti i bambini che ci hanno vissuto, alcuni fino all'età adulta. E poi è la storia di uno di questi bambini diventato adulto, ma rimasto legato al St. Cloud's: Homer Wells, il prediletto del dottor Larch, di Nurse Edna e di Nurse Angela, il ragazzo che amava rendersi utile e perciò imparò tutto sull'aborto e sulla nascita e sapeva molto più di qualsiasi medico senza essere medico. È la storia di quel ragazzo che credeva di poter fuggire, di poter scegliere, ma non sapeva che al mondo nessuno sceglie nulla, che è il mondo che ci plasma e ci cambia e ci mostra chi siamo davvero, che è la vita che sceglie per noi. È la storia di una coppia di giovani belli e di buon cuore, e di un frutteto vicino alla costa e di tante mele e tanto sidro da raccogliere… e di regole, le regole della casa del sidro, che cambiano a seconda di chi le legga. È una storia che parla di aborto e di adozioni, ma anche di libertà e di scelta, di morale, politica, religione, e di abnegazione e responsabilità, di uomini e di donne… soprattutto di donne e di quanto poco siano libere, loro, di scegliere. Un libro crudo, ironico, diretto, franco, lucido, a volte spietato, ma profondamente onesto, comunque la si pensi sui temi spinosi che tratta. Un libro meraviglioso, da leggere assolutamente, gustandoselo al proprio ritmo, prendendosi i propri tempi… un libro per riflettere, emozionarsi, indignarsi, raccapricciarsi… un libro da vivere.

 

Opera recensita: "Le regole della casa del sidro" di John Irving

Editore: Bompiani, prima ed. 1985

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Genere: letteratura straniera

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 619 (ed. 1990)

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 17 settembre 2021

RECENSIONE: LUCY DILLON - IL TEMPO DELLE NUOVE POSSIBILITà

    Sinossi:

Dall'autrice del Rifugio dei cuori solitari e di Piccoli passi di felicità una storia sull'importanza di guardare sempre avanti e di cercare nuove occasioni di crescita senza mai dimenticare da dove veniamo e ciò che siamo stati: molto spesso è proprio il passato a indicarci quale strada imboccare.

Un atelier da rilanciare. Un compagno di avventure furbo e affettuoso. Una nuova vita da scoprire passo dopo passo.

Se c'è una cosa che Lorna ha imparato dall'amica Betty è che il coraggio è un abito da indossare con disinvoltura, anche quando tremiamo dalla paura. La stessa che ora la trattiene dall'aprire la porta della galleria d'arte che ha acquistato per realizzare il sogno di fare l'artista a Longhampton, dove è nata e cresciuta. Per fortuna non è sola ad affrontare questa nuova avventura. Accanto a lei c'è un amico dalle lunghe orecchie morbide e dal musetto curioso: è Rudy, il bassotto che Betty le ha affidato e che, al pari della sua precedente padrona, non sembra temere l'incertezza che accompagna i grandi cambiamenti. Con i suoi occhioni neri, invita Lorna a non perdersi d'animo e a scorgere le mille possibilità che un ritorno alle origini può riservarle. Se è vero che Longhampton è il luogo dove il suo cuore si è spezzato per la prima volta e uno scomodo segreto ha messo radici, è altrettanto vero che è l'unico posto in cui si è sentita davvero a casa. L'unico in cui ha conosciuto il calore di una famiglia unita e ha provato il sapore dolce del vero amore. Per questo, come le ricorda ogni giorno Rudy scodinzolandole attorno e non perdendola mai di vista, è giusto che Lorna abbia scelto di tornare dove tutto è cominciato. Le basta varcare la soglia dell'atelier e lasciare che tutto vada come deve andare. Perché solo qui, rivisitando il passato e trovando la forza di sciogliere i nodi irrisolti, Lorna riuscirà a far entrare di nuovo la luce nella propria vita e a dare spazio alla promessa di una felicità in grado di durare per sempre.

 

Commento:

Il tempo delle nuove possibilità è un romanzo gradevole, scorrevole, non troppo impegnato né troppo sdolcinato che parla di quanto il coraggio di buttarsi, di provare possa diventare energia positiva e motore di buone idee condivise. Un buon romanzo inglese dal sapore tutto autunnale, pieno di cani, arte, colori e tazze di thè, con protagoniste normali, con pregi e difetti, in grado di unirsi, di fare rete per cambiare le cose e, soprattutto, per cambiare se stesse e il corso che ha preso la loro vita. Lorna, Tiffany, Joyce e tutte le altre, cani compresi, tengono buona compagnia e mettono di buon umore senza troppe smancerie. Un romanzo "Feel good", "Self help", "Uplit" o comunque vogliate chiamare questo nuovo filone narrativo che mette al centro il benessere delle persone attraverso le storie… da leggere nei prossimi mesi, nei lunghi pomeriggi d'autunno o d'inverno con un plaid, un bollitore sempre acceso e possibilmente il tepore e la compagnia di un pelosetto.

 

Opera recensita: "Il tempo delle nuove possibilità" di Lucy Dillon

Editore: Garzanti, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 420

Prezzo: 19,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 11 settembre 2021

RECENSIONE: CIRO AURIEMMA - IL VENTO CI PORTERà

    Sinossi:

Tre volte sono morta, Elia, e in qualche modo ci sei sempre stato tu.

Anne Marie è solo una bambina di quattro anni il giorno in cui, sfuggita alla sorveglianza dei propri cari per pochi istanti, viene aggredita da un cane e salvata da un bambino poco più grande di lei. Da quel momento, la vita di Anne Marie non è più la stessa. L'apprensione negli occhi dei genitori di fronte al più piccolo passo, ogni anelito di libertà sedato sul nascere, nel ricordo di quel giorno infausto. Cresce timorosa Anne Marie, insicura e indecisa, perché è impossibile conoscere sé stessi se la strada che dobbiamo percorrere viene sempre tracciata da qualcun altro. Il giorno in cui incontra nuovamente Elia, però, alla messa della vigilia di Natale del 1933, qualcosa la scuote nel profondo. Quel ragazzo così diverso, il sorriso sghembo a indicarne l'arroganza e una stella sulla mano sinistra per ricordare il giorno in cui l'ha salvata, le entra nel cuore e nella pelle. Ma per lei, figlia di un imprenditore antifascista e di una nobildonna francese, l'amore per quel giovane venuto dal niente, incortecciato nella camicia nera e nel fez e figlio del podestà di Nuoro che col Duce ha fatto la propria fortuna, non è neppure pensabile. La scelta tra il sangue del nome che porta e quello che incendia la sua anima di ragazza è la più difficile della sua vita. Morirà e rinascerà altre due volte Anne Marie, sarà costretta ad andare lontano e a recidere le proprie radici, prima di poter prendere in mano il proprio destino. Ciro Auriemma ci accompagna in una storia struggente e bellissima che richiama l'eternità di tutti gli sfortunati amanti della letteratura, ma ci pone anche di fronte alla difficile formazione e affermazione di una donna in un momento storico in cui la scelta di un ideale definiva l'identità delle persone.

 

Commento:

Ho terminato la lettura di questo romanzo da giorni, ma non ho ancora trovato le parole giuste per raccontarlo: ho provato a concentrarmi, a buttar giù un commento adeguato, ma ho paura di sporcare la storia con parole non adatte a raccontarla. Sì, perché questa è una storia bella, forte, intensa, che va raccontata esattamente con le parole con cui Ciro Auriemma ce l'ha regalata, con quel misto di sensibilità, forza, autenticità, passione che la rende stupenda. Non posso, tuttavia, esimermi dal consigliare la lettura di questo libro, perciò lascerò parlare le emozioni e vi dirò che di questo romanzo mi è piaciuto tutto, la protagonista, l'ambientazione, la scrittura di Auriemma, ma tutto è partito dal titolo. "Il vento ci porterà" è, per me, un colpo al cuore e un invito alla lettura senza indugi: mi ricorda "Le vent nous portera" dei Noir Désir, una delle mie canzoni preferite, una canzone di guerra; ma "Il vento ci porterà" è anche una promessa, una promessa di libertà. Guerra e libertà, dunque, due elementi, due concetti che apparentemente non avrebbero nulla a che spartire l'uno con l'altro, ma che troppo spesso sono, invece, strettamente legati. E lo sono, per certi versi, anche in queste pagine, attraverso la storia di una donna, Anne Marie. Anne Marie è in guerra da sempre per la propria libertà, sin da quando aveva quattro anni e per un incidente stava quasi per morire. Per fortuna c'era Elia, un altro bambino che coraggiosamente si è fatto avanti per salvarla, ma da quel momento Anne Marie sarà sorvegliata speciale di genitori troppo apprensivi e spaventati di perderla; non potrà decidere nulla della sua vita, nemmeno le cose più semplici come andare da sola a vedere il mare. La guerra personale di Anne Marie si acuisce quando sopraggiunge l'adolescenza e una situazione già stretta diventa insostenibile: la giovane si innamora, per giunta del ragazzo sbagliato… proprio di quell'Elia, di quel bambino che una volta la salvò e che ora indossa confusamente una casacca nera, in un tempo in cui il colore della casacca e la famiglia da cui si proviene contano eccome. Ma la guerra per la libertà di questa giovane donna coraggiosa è solo all'inizio, saranno tante le prove cui la costringerà e, grazie alla scrittura sempre elegante, ma partecipe e vibrante di Auriemma, noi saremo con lei. Soffriremo con Anne Marie mentre i venti dell'intolleranza, del maschilismo becero, della dittatura spazzeranno via l'ingenuità dei suoi sogni di ragazza ricordandole che prima di essere persona lei è figlia, sorella, femmina, quindi sottomessa; patiremo con lei mentre lascerà terra e casa per avventurarsi in un mondo ostile; saremo al suo fianco mentre la sua guerra personale incontrerà quella di un popolo che, a sua volta, combatte strenuamente per la libertà. Quella raccontata in queste pagine è una storia di ieri che si fa materia viva nelle nostre mani, perché la facciamo nostra e soprattutto perché non si dimentichino i soprusi, le angherie, il valore dei diritti conquistati – specie i diritti delle donne – e perché mai, mai, mai possiamo dimenticare le troppe vite perse in nome della libertà.

 

Opera recensita: "Il vento ci porterà" di Ciro Auriemma

Editore: Piemme, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sardegna, Francia, Spagna, anni '30

Pagine: 352

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

  

martedì 7 settembre 2021

RECENSIONE: PERCIVAL EVERETT - TELEFONO

                        Sinossi:

Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà.

Un biglietto ritrovato in una giacca acquistata online pone di fronte a una scelta decisiva Zach Wells, docente di geologia con una vita fino a quel momento tranquilla, sebbene percorsa da un fiume sotterraneo di irrequietudine. Quando la sua esistenza viene sconvolta da una terribile scoperta, Zach decide di prendere sul serio la richiesta di aiuto contenuta in quel misterioso biglietto, come se tentare di salvare uno sconosciuto fosse l’unico modo per tentare di salvare se stessi. Tra Los Angeles, una caverna nel Grand Canyon, il deserto del New Mexico e Ciudad Juárez, al di là del confine, Zach proverà a dare un senso al proprio dramma imbarcandosi in un’impresa donchisciottesca senz’altro aiuto che quello offerto da un improbabile cenacolo di aspiranti poeti. Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”.

 

Commento:

"Telefono" di Percival Everett è un romanzo intenso, emozionante e sorprendente. Parte in sordina, come il classico romanzo ambientato nella provincia americana e pervaso del grigiore di vite piatte ed avvoltolate su se stesse. Parte così, con un protagonista-narratore bizzarro e alquanto sui generis, ma in realtà rivela presto la sua bellezza: basta fermarsi, estraniarsi dai preconcetti e dai giudizi facili e mettersi in ascolto della voce di Zach, un docente di geologia, uno studioso di rocce, ossa, fossili, passato; un padre di famiglia, una famiglia che ama e che consiste in una coppia – lui e sua moglie Meg, poetessa e docente anche lei – tenuta insieme da una figlia, Sara, una ragazzina intelligente e sveglia di dodici anni. Mantenere in vita quella ragazzina è, da dodici anni, l'obiettivo principale, il perno attorno al quale ruotano le vite di Zach e Meg. E quando, improvvisamente, qualcosa nella salute di Sara sembra non andare più tanto bene le loro vite si sfaldano, la routine impazzisce, il dolore è una parabola crescente di sofferenza, insensatezza, follia. E ciascuno lo affronta come può e come sa… o forse, non sapendo come fare, cerca una consolazione, una valvola di sfogo, una via di fuga in qualcosa di altrettanto folle ed insensato. Un biglietto in una giacca acquistata su Ebay, una richiesta d'aiuto da parte di sconosciuti, può diventare il pretesto per scappare dal proprio dolore, per cercare di realizzare altrove, lontano, qualcosa di buono. La storia raccontata in questo libro da Percival Everett scatena due sentimenti predominanti: da un lato la sofferenza e la commozione per la vicenda umana e familiare, dall'altro l'incredulità per l'altro "versante" della storia, quello che ha a che fare con Ciudad Juarez: il comportamento di Zach, pur se appare insensato a chi legge la vicenda con occhi esterni e razionali, ha il pregio di affrontare un problema grave di cui si sa e si parla poco, quello del gran numero di donne scomparse a Ciudad Juarez. "Telefono" è un libro da leggere così com'è, cogliendo e facendo proprio uno o più dei tanti spunti che l'autore dissemina lungo la narrazione… alla nostra sensibilità tocca fare il resto.

 

 

Opera recensita: "Telefono" di Percival Everett

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti-Messico

Pagine: 288

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

giovedì 19 agosto 2021

RECENSIONE: DJAILI AMADOU AMAL - LE IMPAZIENTI

    Sinossi:

Camerun, Regione del Nord: tre donne, tre matrimoni, un unico destino. Ramla ha diciassette anni ed è costretta dal padre a lasciare gli studi e a sposare un uomo di cinquanta. Crede che sua cugina Hindou sia più fortunata di lei, perché il suo promesso sposo Moubarak di anni ne ha solo ventidue, e non è brutto, tutt’altro. Ma sbaglia, perché Hindou sa bene di che pasta è fatto suo cugino e qualsiasi sorte sarebbe per lei meglio che essere data in sposa a lui. Safira, trentacinque anni, per ventidue è stata la prima e unica moglie di Alhadji Issa, l’uomo più importante della città. Fino al giorno in cui Ramla non entra in casa sua come «co-sposa», e i suoi occhi cominciano a consumarsi dalla gelosia.

Per nessuna di loro c’è una via di fuga, una strada diversa che non le consegni all’istante alla riprovazione sociale, alla gogna pubblica. L’unico antidoto alla sofferenza, alla violazione, l’unica soluzione che viene loro additata, il basso continuo delle loro esistenze interrotte, è la pazienza, nel nome di Allah. La capacità senza limiti di sottomettersi, nascondere, accettare di buon grado, senza un pianto, un lamento, un grido. In questa prova sta il valore di una donna, su questa scala si misura la sua virtù. Grazie alla pazienza si può sopravvivere. Grazie alla pazienza di tante come loro, tutto un sistema sociale può sopravvivere.

Con questo romanzo polifonico Djaïli Amadou Amal ci riporta a un universo sommerso, tribale, in cui la femminilità non ha diritti e il rapporto fra i sessi è fondato sulla prepotenza. Scortica, disseziona, riduce all’osso i meccanismi di una cultura patriarcale progettata per schiacciare le donne, mostrandoci i danni irreparabili che produce, la sua intrinseca violenza. Una violenza cui le donne stesse si condannano, nel momento in cui rinunciano ai sogni per abbracciare i doveri, insegnando alle proprie figlie a fare lo stesso. Così Amal ci insegna a guardare con sospetto, sempre e ovunque, chi ci chiede di «pazientare » a ogni costo, mettendoci in guardia contro la subdola minaccia che in questo invito si annida.

 

Commento:

Ramla, Hindou, Safira. Tre donne, tre vite, tre storie intrecciate ed accomunate da un destino già segnato e indipendente dalla loro volontà: il matrimonio con un uomo che non hanno scelto, l'essere sottomesse, schiave di quell'uomo, doverlo rispettare, assecondare, venerare. E chi non ci sta? Chi si ribella? Viene punita, insultata, ricondotta alla ragione dalla sua stessa famiglia, da quel padre che ha deciso per lei, da quelle donne che l'hanno cullata da piccola e preparata per l'uomo a cui sarebbe andata in moglie.

Ramla, diciassette anni, sposa un cinquantenne che ha già una moglie, Safira, che crede di vedere in lei una nemica e fa di tutto per scacciarla, per riavere il suo matrimonio che credeva felice. Hindou sposa un cugino di ventidue anni, un violento che la umilia, la tradisce, la picchia e quando lei va a chiedere aiuto trova ad attenderla una porta in faccia.

Incomprensioni, dissidi, risentimento, grida d'aiuto inascoltate… e su tutto una parola, ripetuta fino allo sfinimento, salmodiata come un mantra… Munyal. Munyal significa pazienza, padronanza di sé, sottomissione. È questo che viene richiesto, o per meglio dire imposto, alle donne. E poco importa se soffrono, piangono, vengono maltrattate, picchiate, ferite, umiliate: sono in tutto e per tutto schiave del loro padrone, che sia il loro padre o il marito, l'uomo che il padre ha scelto per loro. Tutto ciò che di malvagio accade loro – le percosse, i tradimenti, le mancanze di rispetto – è colpa loro. E non c'è confidenza che tenga, perché molto spesso le nemiche delle donne sono proprio le altre donne. È proprio questo continuo fare appello alla pazienza che finisce per logorare ed annientare. E per chi si ribella, beh, la vita può diventare ancora peggiore.

 Quella raccontata in queste pagine è una storia di fantasia, basata però su fatti reali. L'autrice, DJAÏLI Amadou Amal, è stata a sua volta data in sposa ad un cinquantenne quando lei di anni ne aveva diciassette. È riuscita a liberarsi del primo ed anche del secondo marito fuggendo lontano, nella capitale ricostruendo la sua vita ed aiutando le altre donne. Sa di cosa parla, dunque. È per questo che Le impazienti è così toccante: è un romanzo vero in cui le donne, le vite, le storie escono dalle pagine ed arrivano dritte al cuore.

 

Opera recensita: "Le impazienti" di Djaili Amadou Amal

Editore: Solferino, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Camerun

Pagine: 224

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

lunedì 9 agosto 2021

RECENSIONE: CATENA FIORELLO - CINQUE DONNE E UN ARANCINO

            Sinossi:

Ogni trasloco è una fine. O un inizio. Ma sempre e comunque un intreccio di emozioni. Lo sa bene Rosa, che dopo la morte del marito decide di lasciare Milano per tornare nella sua terra di origine, lo sperduto paesino siciliano di Monte Pepe. Qui si rende ben presto conto che le donne del luogo (perfino le più giovani!) sembrano rassegnate a un monotono tran-tran. Eppure ci deve essere un modo per ravvivare le giornate e risvegliare le ambizioni delle signore di Monte Pepe. Così, una mattina, si alza punzecchiata da un’idea: aprire una rosticceria che offra i migliori arancini della regione, in un ambiente ospitale che attiri turisti e buongustai. Forte del suo passato di cuoca, Rosa tenta di coinvolgere quattro amiche: Giuseppa, vedova con qualche anno in più, le gemelle Maria e Nunziatina, appassionate di cucina dell’antica tradizione, e la bellissima Sarina, giovane in cerca della sua vocazione. Ma fin da subito si scontreranno con una difficoltà insormontabile: il paese è troppo isolato fra le montagne e i clienti scarseggiano. In mezzo a questi guai, nuovi amori nascono, altri finiscono, e altri ancora stentano a farsi strada. E proprio quando le cinque amiche cominciano a darsi per vinte, il loro destino sarà stravolto dall’apparizione di una misteriosa donna che le trasporterà in un’incredibile avventura a New York. Già, perché la vita non è scritta soltanto dalle nostre intenzioni. Talvolta può accadere che il caso ci metta lo zampino, sorprendendoci con la sua generosità…

 

Commento:

Catena Fiorello è un'autrice che apprezzo. Mi piace il suo modo di scrivere, le storie che racconta, la sua sensibilità, le ambientazioni e i personaggi dei suoi romanzi, molto spesso luoghi del cuore e donne volitive e coraggiose. Tuttavia questo suo Cinque donne e un arancino non è riuscito a conquistarmi… sebbene sia scritto discretamente, l'idea della storia sia interessante e i messaggi siano pregevoli, la storia non mi ha appassionata ed i personaggi – le cinque donne protagoniste soprattutto – non mi hanno conquistata, non ho empatizzato con nessuna di loro. Il tutto mi è sembrato poco originale, alquanto insipido ed estremamente prevedibile… sarà che di romanzi "al femminile" ne ho letti tanti, ma questo non è riuscito a distinguersi in nulla. Mi dispiace, ma sebbene abbia dei pregi indiscutibili (l'ambientazione, la scrittura), non mi sento di consigliarne la lettura.

 

Opera recensita: "Cinque donne e un arancino" di Catena Fiorello

Editore: Giunti, 2020

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sicilia

Pagine: 336

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6.

  

martedì 3 agosto 2021

RECENSIONE: GUADALUPE NETTEL - LA FIGLIA UNICA

Sinossi:

Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e d’amicizia che intessono mentre si confrontano con le differenti forme che la famiglia può assumere al giorno d’oggi.

«La figlia unica di Guadalupe Nettel è un romanzo che mette in scena tre maniere di essere donna al di là dei tabù sociali e tre diversi rapporti con la maternità: rifiutata, desiderata, subita» - Raffaella De Santis, Robinson

Poi ho pensato che l’amore si rivela spesso illogico, incomprensibile. Molti di noi fanno così quando si innamorano di una persona molto malata; di una persona che vive lontano; di una persona impegnata in una storia precedente, nella quale non c’è posto per noi. Chi non si è tuffato in un amore abissale pur sapendo che non avrebbe avuto futuro, aggrappato a una speranza fragile come un filo d’erba?

Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent'anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un'ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese. È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell'amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c'è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire.

 

Commento:

"La figlia unica" è un libro che si legge d'un fiato, in poche ore, ma che è capace di fare una gran buona compagnia, di far riflettere e di toccare il cuore. Qual è il suo segreto? Parlare di cose normali, quotidiane, che potrebbero accadere a qualunque donna, e farlo con grande semplicità, franchezza, normalità. L'autrice riesce ad accostarsi a problemi comuni, per quanto grandi ed apparentemente insormontabili, con estrema naturalezza e questo non può che indurre anche noi ad adottare pressocché lo stesso atteggiamento di apertura mentale. È in questo stato di grazia che, condotte sapientemente da Laura, conosciamo le storie di Alina e Doris, riusciamo ad entrare nelle loro sofferenze, a capire i loro blocchi, le reticenze, i loro "no". Sono donne normali con figli speciali, donne che come tante non avrebbero voluto diventare madri, o che una volta diventate madri vorrebbero tornare indietro, donne ancora, insospettabilmente, capaci di amare e di pensare a se stesse. Un bel libro, non un capolavoro, ma un libro da leggere e, perché no, da regalare a chi attraversa un periodo difficile.

 

Opera recensita: "La figlia unica" di Guadalupe Nettel

Editore: La nuova frontiera, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Messico

Pagine: 224

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

giovedì 29 luglio 2021

RECENSIONE: NATALIE HAYNES - IL CANTO DI CALLIOPE

        Sinossi:

Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l'affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.

 

Commento:

Guerra, un sostantivo femminile per indicare un'attività da sempre considerata prerogativa maschile… Una narrazione parziale, viziata, sicuramente miope, ma imperitura. Negli ultimi anni sono stati tanti gli autori che, con risultati più o meno apprezzabili, hanno provato a cambiare le cose, a dar voce alle donne dei poemi epici. Lo ha fatto, con quest'ottimo romanzo, anche Natalie Haynes che non prende in esame solo un singolo poema epico – e questo è uno dei pregi più grandi di quest'opera – ma l'intera epica greca raccontata nei secoli, compresi i riferimenti contenuti in autori latini successivi. Le donne che vissero la guerra di Troia rivivono in queste pagine ritrovando la loro voce: una voce forte, potente, che cattura ed avvince riavvicinando, al contempo, le donne dell'antichità con quelle di oggi. I sentimenti provati, infatti, emergono chiaramente e non è difficile ritrovarvisi: tutte siamo madri, figlie, sorelle… forse non saremo dee, ma anche le dee provano sentimenti a noi ben comprensibili. Il canto di Calliope è una lettura appassionante ed interessante anche perché permette di conoscere personaggi minori, meno noti, ma che hanno comunque qualcosa da dire. Un'ottima lettura per tutte le stagioni: vi assicuro che, persi come sarete nelle pagine, anche il caldo vi sembrerà un po' più sopportabile.

 

Opera recensita: "Il canto di Calliope" di Natalie Haynes

Editore: Sonzogno, 2021

Genere: narrativa straniera

Pagine: 320

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 3 luglio 2021

RECENSIONE: VALENTINA MIRA - X

                Sinossi:

X è un romanzo e una lettera. Valentina scrive al fratello con cui non parla da anni per raccontargli quello che ne è stato di lei e soprattutto quello che non ha avuto il coraggio di dirgli in passato. Torna all’estate del 2010, l’estate della sua maturità. C’è una festa, alcol e nelle casse la musica degli ZetaZeroAlfa, band di riferimento di CasaPound. La musica l’ha messa G., amico di tutti lì, anche di Valentina, ottimo studente della scuola cattolica nonostante la celtica al collo (è pur sempre una croce, del resto, e in quell’ambiente non è grave quanto un orecchino indossato da un ragazzo). G. quella notte diventa uno stupratore. Uno stupratore normale in un quartiere normale di un paese normale: nessun mostro, nessuna martire, nessun livido, solo un po’ di sangue sul letto. Valentina non lo denuncerà mai. Esattamente come il novanta per cento delle donne che sono state violentate, quel danno resta taciuto per anni. Con un’unica eccezione, un solo confidente, suo fratello che tuttavia non le crede. Al contrario, si allontana da lei e rimane amico di G., lo stupratore. Dopo quasi dieci anni Valentina decide di riprendersi la propria storia, di spezzare l’omertà e ribaltare la vergogna, dalla violentata al violentatore, restituendola a lui. È questo che ci racconta Valentina Mira in X: il tabù e lo stigma che accompagnano lo stupro, la violenza che porta a sentire il proprio corpo come estraneo. La necessità di una reazione. Scrive un canto di Natale per il fratello che non le ha creduto, lo porta indietro con sé in quella festa di molti anni prima, e poi nel presente in cui nulla funziona perché la violenza è sistemica e non una sfortunata eccezione, infine in un futuro che vede nel diritto a difendersi e ad aggredire l’unica via. Un romanzo di una forza e di una franchezza senza precedenti in cui la potenza letteraria e di racconto lascia disarmati.

 

Commento:

Stupro, violenza, tabù. Di questo e di molto altro parla Valentina Mira in queste pagine. Lo fa con cognizione di causa perché la storia che racconta è la sua, è parte della sua vita; lo fa perché prima o poi arriva il momento di liberarsi, di cercare le parole, di trovare dentro di sé la voce e la forza per urlare il proprio dolore, la rabbia, la frustrazione, il rifiuto di accettare ogni giorno quello che si era già rifiutato ab origine. Stupro, violenza, tabù… tre parole che indicano una cosa sola: negazione della libertà, rifiuto di ascoltare, irreparabilità, umiliazione, dolore taciuto, occultato, ma sempre bruciante perché troppo grande, troppo ingiusto, troppo vero. Vero come vera è questa storia, vero come il sangue su quel lenzuolo dopo troppi no rimasti inascoltati, vero come i chili persi da una ragazza di diciannove anni che di colpo smette di mangiare, di ridere, di parlare; vero come il vuoto lasciato da un fratello che prima completava un tutto fatto di due persone inseparabili ed ora fa sentire tutta la sua assenza ostile; vero come il prezzo pagato per non aver denunciato, per aver stretto un patto di non belligeranza dal quale la vittima ha perso ancora ed è vittima due, dieci, cento volte.

Con penna vibrante e sguardo lucido, Valentina Mira conduce noi e se stessa attraverso il racconto doloroso e agghiacciante di uno stupro avvenuto nella normalità di una festa post maturità, in una sera d'estate romana, fra alcool, scherzi, flirt giocosi e conversazioni letterarie. Ed è necessario, leggendo questa storia, riflettere una volta in più su cosa sia, davvero, la violenza, su cosa si possa, davvero, definire stupro: non è necessario che ci sia un vicolo buio, un coltello, un aggressore sconosciuto perché si parli di stupro. La violenza viene dal mancato consenso, viene dal rifiuto inascoltato, da quel no interpretato arbitrariamente come un sì. Una storia che non avremmo voluto leggere perché non avremmo voluto che si verificasse. Una storia come troppe, con cui siamo obbligati a fare i conti… tutti, uomini e donne.

 

 

Opera recensita: "X" di Valentina Mira

Editore: Fandango, 2021

Genere: romanzo epistolare, autobiografia

Ambientazione: Roma

Pagine: 192

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

martedì 4 maggio 2021

RECENSIONE: VALERIA USALA - LA RINNEGATA

                    Sinossi:

Siamo l'inerzia di un fiore reciso; il vigore nelle sue radici, trapiantate in terre straniere. Siamo l'impeto di un fuoco ardente; la quiete nelle sue ceneri, raccolte in cumuli sparsi.

 

Commento:

La rinnegata, il bel romanzo d'esordio della scrittrice sarda Valeria Usala, è la storia di un coraggio profondo, radicato, convinto, che si tramanda più e meglio dei geni, del sangue, dei lineamenti, della storia di una vita non vissuta insieme. Maria, Teresa, Gavina, Maddalena… donne di età diverse accomunate da quell'ardimento che le spinge a tenere alta la testa anche davanti ai soprusi, a non piegarsi all'interesse, alla tentazione, al sopore, al rancore. Coraggio di essere se stesse, si chiama, ed è quello che dà loro la forza di essere diverse. Diverse da come gli altri vorrebbero che fossero, di opporsi ad una comunità che cerca di piegarle con l'arma più potente, il pregiudizio. Il pregiudizio è un'arma pericolosa perché è infido, si annida nelle menti fino a corroderle, si cela dietro un falso sorriso, si maschera dietro un'attenzione non richiesta, si potenzia passando di bocca in bocca facendosi legge inderogabile, sentenza di condanna, sputo vischioso che insozza di sé ciò che era limpido. Contro quest'arma infallibile dovette combattere Teresa, per tutta la vita, fino ad una morte ingiusta e inspiegabile, vittima della bramosia cieca di chi non poteva vincerla a viso aperto, di chi non poteva accettare un rifiuto, di chi non conosceva affatto l'onestà, di chi non sopportava di non vedere in lei i propri peccati. Una donna bellissima e fiera che, dopo l'ennesima prova subita dalla vita, decide di non assecondare le convenzioni e per questo deve pagare.

Con una scrittura potente, fatta di immagini vivide e sentimenti forti raccontati da parole precise, Valeria Usala racconta una storia antica che sa di caldo, quiete e vento, di strade silenziose ed ombre dietro le persiane, di lingue di fuoco e parole come serpenti. Quella raccontata in queste pagine è una storia intensa che parla di donne, uomini, comunità e pregiudizi e che, per questo, non può andare dimenticata.

 

 

Opera recensita: "La rinnegata" di Valeria Usala

Editore: Garzanti, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sardegna

Pagine: 208

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

sabato 17 aprile 2021

RECENSIONE: LAETITIA COLOMBANI - IL PALAZZO DELLE DONNE

Sinossi:

È il coraggio a spingere la giovane Blanche a voltare le spalle a una vita di agi per lanciarsi nella più logorante delle battaglie: quella contro la povertà, la fame e l'umiliazione. A sette anni dalla fine della Grande Guerra, Parigi è ancora in ginocchio. Eppure Blanche si rende conto che alla metà dei bisognosi è negato ogni aiuto: tutti gli sforzi, infatti, sono rivolti agli uomini; nessuno tende la mano alle centinaia di donne che ogni giorno mendicano agli angoli delle strade, si privano del cibo per sfamare i propri bambini e dormono all'addiaccio per sfuggire ai mariti violenti. Per Blanche, quella è un'ingiustizia intollerabile. E, quando viene a sapere che in rue de Charonne è in vendita un intero palazzo, combatterà fino all'ultimo per regalare un luogo sicuro a tutte le donne in difficoltà... È la disperazione a portare Solène al Palazzo delle Donne. Avvocato di successo, Solène è crollata il giorno in cui un suo cliente si è gettato dalla finestra del tribunale. Come parte della terapia, lo psicologo le ha suggerito il volontariato, così Solène ha scelto di aiutare le donne che hanno trovato rifugio tra le mura di quel grande edificio in rue de Charonne. Qui, Solène entra in contatto con un mondo lontanissimo da lei, fatto di miseria, di sfruttamento, di perdita. Ma anche di condivisione, di resilienza e di riscatto. A poco a poco, Solène capisce di non essere tanto diversa dalle ospiti del Palazzo: come lei, pure loro sono state sconfitte dalla vita. Però non si arrendono. Loro continuano a lottare per un futuro migliore, traendo forza l'una dall'altra, come legate da un filo invisibile di solidarietà e comprensione. E sarà proprio quel filo ad avvolgere anche il cuore di Solène e a cambiare per sempre la sua esistenza.

 

Commento:

Il palazzo delle donne è un gradevolissimo romanzo al femminile nato dalla penna di un'autrice molto promettente e sensibile. sSi tratta di una storia ripartita su due piani temporali, uno risalente al 1926 e l'altro riguardante l'oggi; entrambe le parti della storia sono ambientate a Parigi, in entrambe le donne hanno un ruolo preponderante e in entrambe c'è di mezzo la voglia di fare del bene, di accogliere ed aiutare e tutto ruota attorno ad un palazzo, Le palais de la femme. Questo palazzo fu il coronamento della missione di altruismo e abnegazione di Blanche – giovane donna energica e combattiva che non esitò a spendere la sua vita per gli ultimi – e di suo marito Alvin: un palazzo che, invece che cadere in rovina, accogliesse tutte le donne sole, diseredate, senza famiglia né un posto dove dormire e mangiare. È in questo palazzo che, per puro caso, quasi cent'anni dopo si imbatte Solène, giovane avvocatessa che, a seguito di un gravissimo incidente occorso ad un suo cliente, è colta da burn out e deve riprendersi. Due storie, due epoche, due delle tante facce della povertà che si compensano e alleviano il dolore. Una storia raccontata con semplicità e grande onestà, un libro da leggere.

 

Opera recensita: "Il palazzo delle donne" di Laetitia Colombani

Editore: Nord, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi

Pagine: 288

Prezzo: 16,90 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 15 marzo 2021

RECENSIONE: VICTORIA MAS - IL BALLO DELLE PAZZE

    Sinossi:

Fine Ottocento. Nel famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière, diretto dall'illustre dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), prende piede uno strano esperimento: un ballo in maschera dove la Parigi-bene può "incontrare" e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

 

Commento:

Il ballo delle pazze, meglio dirlo subito, non tratta una tematica nuova o inedita, anzi, se c'è una caratteristica che non ha è proprio l'originalità. Tuttavia è un romanzo che conquista ed avvince sin dal primo rigo, probabilmente complice anche una prosa estremamente cinematografica, l'uso di frasi brevi e del tempo presente, che proietta il lettore direttamente dentro la scena, come se se la vedesse scorrere davanti. Impossibile, perciò, non essere toccati nel profondo dall'ingiustizia, dai soprusi, dall'assoluto sprezzo per la dignità delle donne internate alla Salpétrière, trattate alla stregua di cavie, esperimenti, animali da circo e mai, mai come persone. Deve arrivare la giovane e sicura Eugénie a rompere gli equilibri e piegare anche gli animi più rigidi… Quella di Eugénie e Jénevieve, di Louise, Thérèse e di tutte le altre è una storia realmente accaduta: forse non avevano questi nomi, ma tante donne, nell'Ottocento e non solo, venivano internate, rinchiuse, dimenticate dalla famiglia, dagli uomini o da altre donne che decidevano per loro, che stabilivano cosa e come bisognasse essere. Troppe donne si sono viste negare la vita, oscurare i sogni, privare della libertà solo perché diverse da ciò che ci si sarebbe aspettati da loro. Un romanzo non originale, sì, ma di certo estremamente commovente e coinvolgente: consigliato a tutti, non solo alle donne.

 

Opera recensita: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas

Editore: E/O, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi, 1885

Pagine: 181

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

mercoledì 30 dicembre 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - DONNE CHE NON PERDONANO

        Sinossi:

Una donna tradita dall'uomo per il quale ha rinunciato alla sua carriera. Una donna che vive al limite, sfruttata, abusata. Una donna che subisce violenza proprio dal marito che tanto ha amato. Tre donne che il destino unisce per un fine comune. I conti, alla fine, si pagano.
«È vero, stava per uccidere un uomo, ma avrebbe anche liberato una donna. La somma algebrica delle sue azioni sarebbe stata uguale a zero. E poi un'altra persona avrebbe liberato lei.»
Una trama perfetta. Camilla Läckberg è una fuoriclasse.

 

Commento:

Bah… davanti a questo libro non posso non esprimere perplessità: non è scritto male, la trama ha un suo senso, ma ciò che mi lascia perplessa è la deriva "estremista" che la Lackberg ha preso negli ultimi tre romanzi, a cominciare proprio da questo. È stato proprio Donne che non perdonano, nel 2018, a dare la stura al filone eccessivamente femminista della Lackberg, proseguito poi con i due libri della serie di Faje Adelheim. Donne sorelle, donne che si liberano a vicenda, donne che si vendicano, donne che uccidono, quasi in un occhio per occhio, dente per dente, quasi che l'unica strada per fermare la violenza e la prevaricazione sia altra violenza… è questo messaggio eccessivamente forte, spinto all'estremo fino a diventare grottesco, surreale, distruttivo che mi disturba. Per il resto il romanzo è, lo ripeto, tutto sommato credibile e godibile – tanto più che è molto breve – però decisamente non mi sento di consigliarlo.

 

Opera recensita: "Donne che non perdonano" di Camilla Lackberg

Editore: Einaudi, 2018

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia    

Pagine: 152

Prezzo: 14,50 €

Consigliato: no

Voto personale: 6,5.

  

lunedì 28 dicembre 2020

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - RUTH

Sinossi:

Ruth, secondo romanzo di Elizabeth Gaskell, finora del tutto inedito in Italia, destò un grande scandalo tra i benpensanti dell'età vittoriana. La storia della giovane Ruth ripropone un tema molto caro all'autrice: quello della "fallen woman", una donna che perde l'innocenza e cade nel peccato, si redime e finisce per essere travolta dalla sua stessa volontà di fare del bene. Al di là delle implicazioni ideologiche, legate a una precisa epoca ma anche al topos antico della donna caduta che riscatta la colpa iniziale con il proprio sacrifìcio estremo, l'umile ricamatrice della Gaskell continua a interrogare con rinnovata e incisiva forza l'enigma della femminilità e la difficile strada di accesso da parte delle donne alla condizione femminile. Ruth è infatti stretta fra il suo non volerne sapere iniziale (rimane incinta, "senza sapere") e una identificazione con il sacrifìcio, la suprema oblazione finale. Traspare da queste pagine intense il ritratto di una Gaskell che è già, come scrive Nadia Fusini nell'introduzione, una donna moderna, "che cerca di conciliare imperativi inconciliabili. Pragmatica e impulsiva. Fragile e vitalissima. A volte malinconica, a volte intraprendente. Ostinata, caparbia, volitiva ma anche dubbiosa. Mai dogmatica".

 

Commento:

Credo sia ormai risaputo che amo molto Elizabeth Gaskell: mi piacciono il suo modo di scrivere, i temi che tratta, il punto di vista che affronta, la tenacia con cui parla delle questioni che sente più gravi e forti nel suo animo di donna vittoriana progressista, inquieta e consapevole. La Gaskell, pur dovendo sottostare alle convenzioni del tempo e comunque infrangendole ogni volta che può, è in grado di descrivere con grande forza espressiva sia le ambientazioni, che le vicende con tutte le loro complesse concatenazioni, sia il pathos e le emozioni provate dai singoli personaggi facendoci penetrare nei loro animi spesso inquieti. Anche in questo romanzo, Ruth, la Gaskell non è da meno: traccia infatti con grande attenzione e umanità la linea della vita sventurata di una donna giovanissima, una bambina, di nome Ruth che, inconsapevole e sola, si lascia guidare dall'amore per un uomo e si perde. Dovrà pagare a lungo e con pene atroci il suo errore di gioventù. Una storia commovente e molto forte, sebbene a tratti un po' lenta. Se vi piacciono i bei romanzi dell'Ottocento non potete non conoscere questa scrittrice talentuosa che in Italia sta avendo successo solo in questi anni.

 

Opera recensita: "Ruth" di Elizabeth Gaskell

Editore: Eir 2011, prima ed. originale 1853

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Gran Bretagna

Pagine: 685

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 16 novembre 2020

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - DONNE DELL'ANIMA MIA

Sinossi:

Con leggerezza e ironia, Isabel Allende rievoca momenti del passato e indugia sul presente per raccontarci le ragioni del suo femminismo. L’autrice parte dalle origini, dalla sua infanzia e adolescenza passate nella cornice di una rigida struttura patriarcale. L’istinto di ribellione è una sorta di reazione naturale al maschilismo imperante che genera in lei l’attitudine che negli anni l’ha portata a schierarsi sempre con i deboli, gli emarginati e tutte le donne che ancora lottano per l’emancipazione. Isabel ci racconta le tappe del suo cammino, a partire dal raggiungimento dell’indipendenza economica, le relazioni tra sessi, la sua biografia sentimentale e professionale. E poi la terza età, ciò che significa per lei, donna pienamente liberata e convinta che i modelli imposti portino a una forma di pregiudizio contro la vecchiaia non dissimile dagli atteggiamenti sessisti e razzisti.

 

Commento:

Se volessimo trovare un sottotitolo a questo nuovo libro di Isabel Allende, potremmo senz'altro scrivere "Autobiografia ragionata e riflessioni sparse di una femminista ante litteram". Sarebbe, credo io, un'ottima sintesi delle pagine in cui l'autrice cilena si racconta, parla della sua infanzia, degli anni di lotta, della vecchiaia e dell'amore. Lo fa non semplicemente per parlare di sé, ma come pretesto per parlare, in modo concreto e ragionato, di femminismo. Ne parla lei che femminista lo è da prima che il femminismo attecchisse nella sua mente pronta, lei che è stata una femminista sin da bambina, una bambina ribelle, un maschiaccio, molto lontana dall'ideale di ragazza e di donna sottomessa, obbediente e discreta che ci si aspettava. Ma Isabel non parla solo di sé, assolutamente: parla di donne, di femministe che l'hanno ispirata, che ha conosciuto, a cui ha affiancato il suo impegno; parla (tanto) di sessualità, amore, accettazione, testardagine e un pizzico di follia che spinge ad osare, a dire di sì alla vita e poi si vedrà. Parla anche molto di amore e di amori, di uomini, del loro modo di vedere la donna, delle loro paure… cita dati, studi, statistiche… In queste pagine di vita reale che sembrano quasi un romanzo, Isabel dimostra la sua ben consolidata bravura di scrittrice, unisce in un perfetto equilibrio fatti personali ed analisi sociale, dimostrandosi un'analista acuta, attenta, consapevole del femminismo di ieri e di oggi e della società in cui esso si contestualizza. Un libro davvero gradevole che regala ottimi spunti letterari e di riflessione. Consigliato.

 

Opera recensita: "Donne dell'anima mia" di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli, 2020

Genere: autobiografia, narrativa internazionale

Pagine: 176

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

sabato 14 novembre 2020

RECENSIONE: LARS KEPLER - L'UOMO DELLO SPECCHIO

Sinossi:

Una ragazza è stata uccisa nel parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma, in piena notte. Sulla scena del crimine restano i chiari segni di un’esecuzione in piena regola.
Ma chi può aver voluto infliggerle una morte così spettacolare e crudele?
Se lo chiede il commissario Joona Linna mentre scopre che la vittima era sparita nel nulla un pomeriggio di cinque anni prima, e da allora non si era più saputo nulla di lei.
Joona deve ricucire i pezzi di questa storia dai contorni sempre più inquietanti, trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia il prima possibile. Ma come fare? Da dove partire se nessuno sa, nessuno ha visto?
Eppure qualcuno deve avere visto, qualcuno che forse non vuole parlare o non riesce a parlare. Qualcuno che per qualche oscuro motivo dev’essere aiutato a ricordare, perché il segreto è imprigionato nel buio della sua mente. Ed è per questo che Joona, bloccato in un labirinto di specchi, decide di infrangere ancora una volta le regole della polizia. Perché sa di non avere altra scelta, deve ricorrere all’aiuto di un professionista che in passato gli ha fornito la chiave per arrivare alla verità: il dottor Erik Maria Bark, meglio conosciuto come l’Ipnotista...
Teso, veloce, beffardo. L’uomo dello specchio è il nuovo attesissimo romanzo della coppia più amata del thriller scandinavo.

 

Commento:

Non è mai facile recensire i thriller di Lars Kepler, perché… perché succedono così tante cose, tutte intrecciate, su vari piani… e poi perché sono sempre così tesi, incalzanti, al cardiopalma che davvero non si ha il tempo di metabolizzare un colpo di sceno che subito siamo al centro dell'azione. Però è sempre un gran piacere, per me che amo i thriller dinamici, attivi e imprevedibili, leggere Kepler e ritrovare il commissario Joona Linna, la sua Svezia, i casi cruenti, complicati e pericolosi in cui è implicato. Ero quindi molto contenta quando ho saputo dell'uscita di questo ottavo volume della serie a lui dedicata… così contenta che il libro è uscito il 12, l'altro giorno, ed io l'ho già terminato nonostante fossero 552 pagine. Ed ora, a fine lettura, posso dire che ancora una volta Lars Kepler, ossia i coniugi Ahndoril, non mi ha delusa: c'è tutto, l'azione, la crudezza, il fattore psicologico, quello sociale. Sì, perché non bisogna dimenticare che i thriller non sono mai una semplice caccia al colpevole, ma affrontano temi importanti che riguardano la società e il vivere civile. In questo caso, oltre alla miriade di temi secondari, quello chiave sono le donne, la loro libertà e soprattutto la loro costrizione, le violenze, gli abusi. Chi li compie li nasconde dietro qualunque giustificazione, Lars Kepler qui ne illumina alcune e lo fa a suo modo… d'impatto. Non consiglio questo libro a tutti: lo consiglio solo a chi abbia già letto gli altri sette volumi della serie ed a chi sia certo di poter/voler affrontare un certo tipo di narrazione che, davvero, non risparmia nessun dettaglio, neanche il più macabro.

 

Opera recensita: "L'uomo dello specchio" di Lars Kepler

Editore: Longanesi, 2020

Genere: thriller psicologico, seriale

Ambientazione: Svezia

Pagine: 552

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

lunedì 2 novembre 2020

RECENSIONE: ANNABEL ABBS - FRIEDA

Sinossi:

Nottingham, 1907. I coniugi Weekley formano una coppia insolita. Il mite Ernest non spicca per il suo fascino, ha origini umili ed è uno studioso di etimologia barricato in un mondo di prevedibili radici e desinenze. Frieda – la baronessa Von Richthofen – è di una bellezza straordinaria, discende da una famiglia di aristocratici tedeschi, e la sua personalità non potrebbe essere piú lontana da quella del marito: è raffinata, brillante, spontanea. Ernest e Frieda hanno tre bambini, Monty, Elsa e Barby, e convivono serenamente nella loro modesta dimora a due passi dalla foresta di Sherwood. Ultimamente, però, Frieda è giú di tono. Ernest le suggerisce allora di andare a trovare sua sorella a Monaco per distrarsi un po'. Monaco, 1907. Quando arriva nella città bavarese, Frieda ha l'impressione di aver riacquistato la vista dopo anni passati al buio di un'esistenza mediocre. Nei caffè bohémien scopre le idee radicali di anarchici e artisti d'avanguardia, nel salotto della sorella Elisabeth una nuova teoria rivoluzionaria, la psicoanalisi, e una prassi dissoluta, il libero amore. Frieda si innamora perdutamente dell'amante di Elisabeth, il medico Otto Gross – seguace di un certo Freud –, e sogna di trasferirsi con lui nella comunità utopica di Monte Verità. Al termine del suo soggiorno a Monaco, seppur ripiombata nello squallore del suo ménage familiare, Frieda rinuncia alla fuga: non può abbandonare i suoi figli. Nottingham, 1912. Sono passati cinque anni, ma Frieda non ha dimenticato Monaco e quel turbinio di emozioni che la faceva sentire viva. La relazione con Ernest la avvilisce e il suo ruolo di madre devota le sta stretto, nonostante l'amore incondizionato che nutre per i bambini. Frieda ancora non sa che l'incontro casuale con un giovane poeta dai capelli rossi è destinato a cambiare il corso della sua vita. E la storia della letteratura.

 

Commento:

Questa, sebbene romanzata, è la biografia di una donna realmente esistita, Frieda Von Richthofen, una baronessa che dalla viva e attiva Germania si trasferisce nella composta, rigida, morigerata Inghilterra per sposare un uomo tanto diverso da lei, sia per estrazione sociale, sia per temperamento. Da quest'uomo avrà tre figli che amerà per sempre, ma rischierà di venire sopraffatta dall'ambiente di quieta ipocrisia della Nottingham industriale e refrattaria a ogni forma di emancipazione. Così Frieda parte per Monaco, rimane stupefatta ed ammaliata dal movimento culturale, erotico, sociale, dall'emancipazione delle idee e dei costumi, tanto che quando torna a casa non riesce più a farsi andar bene la vita di prima. Vuole essere libera e lo sarà. Dopo alcune relazioni extraconiugali, Frieda trova finalmente l'uomo che le stravolge il cuore e la vita: è un giovane poeta e scrittore povero e squattrinato che si chiama David Herbert Lawrence. Sarà lei la musa, l'ispirazione per tutte le figure femminili dei suoi romanzi. Saranno reciprocamente cura e nemesi, amore e odio, gioia e cruccio. Il prezzo pagato da Frieda, però, è alto, altissimo: la legge, prontamente interpellata dal marito abbandonato e pazzo, le impedisce di vedere i suoi figli fino alla maggiore età.

In questo romanzo, o meglio, biografia romanzata, Annabel Abbs racconta la storia di una donna, di una madre, che pur di vivere felicemente la propria vita ha dovuto lottare con le unghie e con i denti per mantenere insieme gli affetti più cari, le varie parti di sé disseminate per la vita. Frieda è una donna straordinaria per il momento storico in cui ha vissuto e il romanzo la tratteggia al meglio, perciò se la figura di questa donna tanto coraggiosa vi affascina, io non posso che consigliare questa lettura.

 

Opera recensita: "Frieda" di Annabel Abbs

Editore: Einaudi, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Inghilterra-Germania-Italia, 1907-1913

Pagine: 384

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.