simposio lettori copertina

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martedì 21 settembre 2021

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL VISITATORE NOTTURNO

        Sinossi:

La paura può trasformare il risveglio nel peggiore degli incubi. Questo il tipo di angoscia di cui si nutre lo psicopatico che ha tolto il sonno agli abitanti di Manhattan. Scivola negli appartamenti nel cuore della notte, sposta qualche oggetto, osserva la vittima dormire. Poi se ne va. I segni del suo passaggio sono quasi impercettibili: nessuna violenza fisica, solo lievi manomissioni dello spazio con cui si appropria dell'intimità altrui, sconvolgendola. Si fa chiamare il Fabbro, ed è in grado di violare qualsiasi serratura. Scassinare, per lui, è arte e ragione di vita. Un'ossessione al servizio di un gioco perverso che la polizia di New York non sa decifrare. E per calarsi nelle profondità impastate di follia di una mente criminale, ancora una volta, non c'è nessuno come Lincoln Rhyme, chiamato a investigare insieme ad Amelia Sachs, moglie e inseparabile collega. Ma le indagini subiscono una battuta d'arresto quando Rhyme, finito sotto accusa per errori commessi in un caso precedente, viene sollevato dall'incarico con effetto immediato. Ci vorrà ben altro, tuttavia, per tenere lontano dall'azione il miglior criminologo sulla piazza.

 

Commento:

Il visitatore notturno è il sedicesimo volume della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs ed arriva, tre anni dopo Il taglio di Dio, proprio al momento giusto, proprio quando stavamo cominciando a pensare – con tristezza e sconforto crescenti – che Deaver volesse concludere o abbandonare la serie, che stesse per perdere mordente. Sono particolarmente lieta di constatare che non è affatto così: quella di Rhyme è la mia serie preferita in assoluto e, dopo la prova – per quanto mi riguarda deludente – della nuova serie con Colter Shaw, anelavo un ritorno alle origini. Ebbene, Il visitatore notturno è stato proprio un ritorno a casa: ho ritrovato tutto ciò che mi appassiona in questa serie, la tensione continua, i colpi di scena dietro ogni angolo, la sensazione di non sapere mai cosa accadrà alla prossima pagina, l'astuzia e la genialità di Rhyme e del "cattivo" di turno che stavolta è il "fabbro", un Sosco sin troppo narcisista per i miei gusti, uno che, pur essendo bravo, si compiace troppo e commette degli errori… nulla a che vedere con l'Orologiaio. Rhyme e i suoi, invece, sono in grande spolvero e i meccanismi narrativi scorrono alla perfezione: è stato proprio un piacere ritrovarsi nella confort zone che credevo perduta ed ancor più piacevole è stato intuire che non sarà l'ultima volta che incontreremo Lincoln e gli altri. C'è ancora tanto da scoprire e da vivere, tanti criminali da scovare grazie alle prove scientifiche, al ragionamento logico, al lavoro di squadra e alle diverse abilità di un team affiatato e collaudato… Inoltre non ho ancora voglia di rinunciare al modo tutto speciale, lucido e perspicace, che Deaver ha di affrontare questioni sociali spinose, dibattute e spesso scottanti: è un maestro e non si smentisce mai, neanche quando parla di social, problemi di sicurezza e complottisti dell'ultima ora. Un ottimo ritorno, dunque, che fa ben sperare per il futuro.

 

Opera recensita: "Il visitatore notturno" di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: Rosa Prencipe

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: New York

Pagine: 464

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

martedì 7 settembre 2021

RECENSIONE: PERCIVAL EVERETT - TELEFONO

                        Sinossi:

Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà.

Un biglietto ritrovato in una giacca acquistata online pone di fronte a una scelta decisiva Zach Wells, docente di geologia con una vita fino a quel momento tranquilla, sebbene percorsa da un fiume sotterraneo di irrequietudine. Quando la sua esistenza viene sconvolta da una terribile scoperta, Zach decide di prendere sul serio la richiesta di aiuto contenuta in quel misterioso biglietto, come se tentare di salvare uno sconosciuto fosse l’unico modo per tentare di salvare se stessi. Tra Los Angeles, una caverna nel Grand Canyon, il deserto del New Mexico e Ciudad Juárez, al di là del confine, Zach proverà a dare un senso al proprio dramma imbarcandosi in un’impresa donchisciottesca senz’altro aiuto che quello offerto da un improbabile cenacolo di aspiranti poeti. Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”.

 

Commento:

"Telefono" di Percival Everett è un romanzo intenso, emozionante e sorprendente. Parte in sordina, come il classico romanzo ambientato nella provincia americana e pervaso del grigiore di vite piatte ed avvoltolate su se stesse. Parte così, con un protagonista-narratore bizzarro e alquanto sui generis, ma in realtà rivela presto la sua bellezza: basta fermarsi, estraniarsi dai preconcetti e dai giudizi facili e mettersi in ascolto della voce di Zach, un docente di geologia, uno studioso di rocce, ossa, fossili, passato; un padre di famiglia, una famiglia che ama e che consiste in una coppia – lui e sua moglie Meg, poetessa e docente anche lei – tenuta insieme da una figlia, Sara, una ragazzina intelligente e sveglia di dodici anni. Mantenere in vita quella ragazzina è, da dodici anni, l'obiettivo principale, il perno attorno al quale ruotano le vite di Zach e Meg. E quando, improvvisamente, qualcosa nella salute di Sara sembra non andare più tanto bene le loro vite si sfaldano, la routine impazzisce, il dolore è una parabola crescente di sofferenza, insensatezza, follia. E ciascuno lo affronta come può e come sa… o forse, non sapendo come fare, cerca una consolazione, una valvola di sfogo, una via di fuga in qualcosa di altrettanto folle ed insensato. Un biglietto in una giacca acquistata su Ebay, una richiesta d'aiuto da parte di sconosciuti, può diventare il pretesto per scappare dal proprio dolore, per cercare di realizzare altrove, lontano, qualcosa di buono. La storia raccontata in questo libro da Percival Everett scatena due sentimenti predominanti: da un lato la sofferenza e la commozione per la vicenda umana e familiare, dall'altro l'incredulità per l'altro "versante" della storia, quello che ha a che fare con Ciudad Juarez: il comportamento di Zach, pur se appare insensato a chi legge la vicenda con occhi esterni e razionali, ha il pregio di affrontare un problema grave di cui si sa e si parla poco, quello del gran numero di donne scomparse a Ciudad Juarez. "Telefono" è un libro da leggere così com'è, cogliendo e facendo proprio uno o più dei tanti spunti che l'autore dissemina lungo la narrazione… alla nostra sensibilità tocca fare il resto.

 

 

Opera recensita: "Telefono" di Percival Everett

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti-Messico

Pagine: 288

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

martedì 24 agosto 2021

RECENSIONE: EMILY HENRY - ROMANZO D'ESTATE

    Sinossi:

Augustus Everett è un autore amato dalla più intransigente critica letteraria. January Andrews invece scrive deliziose commedie romantiche che scalano regolarmente le classifiche. Lui è uno scrittore serio, ma non riesce a parlare di sentimenti. Lei è una sostenitrice dell'amore per sempre e del lieto fine. Non hanno niente in comune. A parte che per i prossimi tre mesi saranno vicini di casa. January ha infatti deciso di rifugiarsi nel cottage del padre sul lago Michigan e pensa di trascorrere l'estate raccogliendo le idee e scrivendo un romanzo pieno della felicità che non sa più immaginare: ha da poco scoperto un segreto sui suoi genitori e non crede più nell'amore. Nella veranda accanto alla sua c'è però un vicino di casa inaspettato: Augustus Everett, suo ex compagno di college e soprattutto autore di fama. Anche lui colpito da un paralizzante blocco dello scrittore. Da sempre i due non si sopportano, ma decidono di lanciarsi una sfida per cercare di darsi una mano, o più probabilmente di punzecchiarsi. Si scambieranno il romanzo. E così Augustus dovrà dimostrare di saper scrivere anche un lieto fine e January di sapersi cimentare nella scrittura del Grande Romanzo Americano. E questa scommessa cambierà inevitabilmente tutti i finali... Emily Henry ci regala una storia poetica ed effervescente che ha conquistato lettori e librai indipendenti. Romanzo d'estate è un'irresistibile e sofisticata commedia indie sugli opposti che si attraggono e sulle seconde occasioni, che regala leggerezza e buonumore e che ha scalato per mesi la classifica del «New York Times».

 

Commento:

"Romanzo d'estate", un titolo che, senza promettere troppo, è stato capace di suscitare curiosità. È proprio grazie al titolo – non ho neanche letto prima la trama – che mi sono ritrovata a leggere questa tutto sommato gradevole "commedia indie sofisticata", come giustamente la definisce la quarta di copertina: un romanzo leggero, soft, che però ha qualcosa in più del classico, stereotipato romanzo rosa. Che sia il fatto che i protagonisti siano due giovani scrittori bloccati nel loro genere narrativo, che siano a loro modo credibili in una trama già segnata, che siano i riferimenti ad argomenti che normalmente non ci si aspetta in un romance… sta di fatto che questo romanzo d'estate è riuscito a sorprendermi ed intrigarmi. È ambientato sul lago Michigan, nel Midwest americano, appunto in estate, parla anche di libri oltre che di sentimenti… perché non leggerlo? Non sarà il capolavoro della vita, ma una possibilità, sotto l'ombrellone, la merita.

 

Opera recensita: "Romanzo d'estate" di Emily Henri

Editore: Harper Collins, 2021

Genere: romance, romanzo rosa

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 416

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

      

mercoledì 7 luglio 2021

RECENSIONE: ELIZABETH STROUT - AMY E ISABELLE

Sinossi:

Vincitrice del Premio Pulitzer 2009 con il romanzo Olive Kitteridge, Elizabeth Strout ha esordito con Amy e Isabelle nel 1998. È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale. Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto. Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima. Lieve e spietato, impreziosito da una scrittura cristallina, Amy e Isabelle è un indimenticabile romanzo sui legami affettivi e la paura di amare.

 

Commento:

Conoscevo già Elizabeth Strout per aver letto, un po' di tempo fa, Olive Kitteridge, il suo romanzo certamente più famoso. Di quella lettura ho un ricordo piacevole, ma molto vago… so per certo, però, che non sarà lo stesso per Amy e Isabelle: questo libro è decisamente difficile da scordare, almeno per me… mi è piaciuto molto di più, mi ha coinvolta emotivamente, ha toccato corde profonde.

È la storia di una madre e una figlia adolescente che, dopo aver vissuto quasi in simbiosi per sedici anni (questa l'età di Amy), si ritrovano d'improvviso ad odiarsi, acerrime nemiche, presenze ostili obbligate a convivere. Tutto cambia, improvvisamente, quando Isabelle scopre delle cose su Amy che le fanno capire che la figlia che credeva di conoscere è cresciuta, maturata, sta emancipandosi da lei ed anzi contro di lei. Quella figlia cui ha dedicato la vita è, in realtà, una sconosciuta ribelle ed ostile che forse la odia, di sicuro le si rivolta contro e non vuole parlarle. Cosa ha scatenato quest'onda d'urto? Ad un primo sguardo potremmo dire che è stato l'amore, ma indagando un po' più a fondo scopriremo che tutto si deve alla paura. Paura di non essere all'altezza l'una dell'altra, all'altezza della società di una piccola cittadina di provincia, all'altezza delle aspettative del prossimo, di se stesse, dell'uomo che si desidera e si crede di amare. Paura di fallire, di non proteggere abbastanza, di deludere chi ci è caro, paura che gli errori del passato si ripetano e si tramandino.

Amy e Isabelle è un romanzo toccante e bruciante sull'adolescenza e il rapporto madre-figlia, ma anche sulla necessità di vivere la propria vita senza costrizioni, libere da pregiudizi o condizionamenti sociali, economici, religiosi, culturali… una necessità che non è superficiale e frivola, ma che è parte del bisogno di autodeterminarsi che riguarda intimamente ognuno di noi.

 

Opera recensita: "Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout

Editore: Fazi, prima ed. 2000

Genere: narrativa americana

Ambientazione: New England, Stati Uniti

Pagine: 474

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 25 giugno 2021

RECENSIONE: HARLAN COBEN - FUGA

            Sinossi:

L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata. Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa. E lei fugge. Di nuovo. E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio. Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso...

 

Commento:

Non avrebbe mai immaginato, il ricco, tranquillo, pacato, solido consulente ed analista finanziario Simon Greene, di ritrovarsi a prendere a pugni il ragazzo di sua figlia, a Central Park, a favore di telecamera. Non avrebbe mai immaginato di dover inseguire quella figlia di cui è sempre stato orgoglioso per le strade buie e fetide della droga, in un degrado senza fondo che avrebbe messo in pericolo lei, lui, la loro famiglia e quel fragile equilibrio costruito in tanti anni. Non avrebbe mai immaginato, Simon Greene, di doverla andare a cercare, quella figlia, rimestando nel torbido cocktail di debolezze, fragilità, avidità, depravazione, abuso… eppure, se vuole salvare lei, la sua famiglia e se stesso, deve farlo. Ad aiutarlo c'è Elena Ramirez, la miglior detective privata sulla piazza. Non l'ha assunta lui, ma un altro padre, in un'altra città, che come lui sta cercando suo figlio. Sarà Elena ad arrivare a Simon unendo i fili di un'intricata rete di misteri che scoperchierà un vaso di Pandora pieno di morte, sofferenza e perversione, nel fondo – o se vogliamo, al culmine – del quale c'è sempre la fame di potere e l'ego smisurato di qualcuno che non si fa scrupoli a sfruttare le fragilità altrui.

Fuga di Harlan Coben è un buon thriller che scorre discreto per 400 pagine, una narrazione lenta e metodica che ci conduce con andatura rassicurante per le anse fangose della miseria umana. Cosa ci sarà dopo la prossima curva?

Uno stand alone – sì, ne esistono ancora in questo mondo pullulante di serie – che si fa leggere gradevolmente, con colpi di scena nei punti giusti e una tensione sempre controllata e ben calibrata. Non certo il thriller dal page turning incalzante, ma di sicuro una buona lettura che, per chi vuole coglierli, dà anche velati spunti di riflessione.

 

Opera recensita: "Fuga" di Harlan Coben

Editore: Longanesi, 2021

Genere: thriller

Pagine: 400

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

martedì 27 aprile 2021

RECENSIONE: GRAHAM MOORE - GLI ULTIMI GIORNI DELLA NOTTE

                                Sinossi:

New York, 1888. Le poche lampade a gas che illuminano la strada hanno vita breve, poiché tra un po’ non ci sarà più alcuna differenza tra il mezzogiorno e la mezzanotte: la luce elettrica è il futuro, e l’uomo in grado di governarla non solo farà una fortuna inimmaginabile, ma otterrà il controllo su Wall Street, Washington, i giornali, le compagnie telegrafiche e milioni di apparecchi elettrici. Al giovane avvocato Paul Cravath, appena uscito dalla Columbia Law School, viene affidato un caso che sembra impossibile da vincere: il suo cliente, George Westinghouse, l’inventore più abile in circolazione, è stato citato in giudizio da Thomas Edison, l’uomo dei miracoli, dei fulmini in barattoli di vetro, delle voci che corrono su cavi di rame, per una domanda da un miliardo di dollari: chi ha inventato la lampadina elettrica? Alla base della contesa c’è il brevetto numero 223.898, soprannominato il «Brevetto della Lampadina», accordato a Thomas Edison nel 1880. Brevetto che George Westinghouse è accusato di aver violato. I due inventori sono incredibilmente simili nella loro ostinazione, entrambi sicuri del proprio talento e sprezzanti verso quello dell’altro, e il compito che attende Paul non è di facile soluzione. Edison è inoltre un avversario astuto e pericoloso, con grandi risorse a sua disposizione: spie private, giornali e l’appoggio di J.P. Morgan, il re di Wall Street. Che la carta vincente, per Paul, sia quella di rintracciare l’introvabile Nikola Tesla, il talentuoso ingegnere che con Edison ha avuto un terribile litigio, prima di essere cacciato dalla Edison General Electric Company?

 

Commento:

Quando un lettore tipico che non si definisca appassionato di romanzi storici si ritrova davanti ad un libro che può rientrare in questo genere letterario, i suoi interrogativi e le sue titubanze riguardano la cosiddetta "pesantezza" del racconto e/o l'attendibilità/veridicità storica di quanto viene narrato. Ora, io faccio parte – e non me ne vanto - di questi lettori pigri, diffidenti, snobisti che, davanti ad un romanzo storico si chiedono se sarà interessante, coinvolgente o se sarà come leggere un libro di scuola, se sarà veritiero o se la finzione narrativa prevaricherà la storia… e molto spesso rinunciano a piè pari alla lettura. Sono sempre stata convinta che per scrivere bisogna essere bravi, ma bravi davvero… e credo che Graham Moore, l'autore di Gli ultimi giorni della notte, lo sia grandemente: questo romanzo storico non solo è accurato nel riportare una ricostruzione realistica dei fatti narrati, ma è davvero appassionante da leggere.

Di cosa parla questo romanzo? È presto detto: parla di luce, luce elettrica, ma anche di invenzioni, scoperte, ambizione e genio. Tutti noi ci siamo chiesti, almeno una volta ad ogni black out elettrico, come sarebbe la nostra vita senza elettricità, ma quanti di noi si sono mai chiesti com'è arrivata l'energia elettrica nelle case dei nostri avi? Come ha cambiato la loro vita? Basta fare un salto ideale nelle strade di una notte newyorchese nel 1888 per scoprirlo: la città dalle mille luci, la città che non dorme mai appare insolitamente buia e mal sicura sotto la fioca illuminazione delle lampade a gas, ma ci sono là, in fondo, verso Manhattan e Wall Street, dei palazzi illuminati a giorno. Sono quelli in cui hanno sede le industrie e le istituzioni che finanziano Thomas Edison, l'inventore della lampadina. Ma l'ha davvero inventata lui, la lampadina? Cosa prevedeva davvero il brevetto a lui accordato nel 1880? E davvero George Westinghouse, il suo più grosso concorrente, l'avrebbe violato? Toccherà a Paul Cravath, giovane avvocato, apparentemente rampante, ma in realtà insicuro, scoprire come stanno le cose. Non sarà facile, anzi, sarà rischioso… e se fra due geni la chiave fosse trovare un altro genio, un folle, il più visionario di tutti? È così che fa la sua comparsa Nicola Tesla. Ma basterà il suo genio per mettere fine alla Guerra delle correnti, o al contrario, la renderà più incandescente che mai? E soprattutto, per il giovane Paul, cosa significherà vincere una causa che tutti danno per persa?

Tra genialità, sotterfugi, inganni, insicurezze, spregiudicatezza, Graham Moore ci regala una storia originale ed appassionante da leggere d'un fiato, per sognare e riflettere. Un libro davvero, davvero consigliato.

 

Opera recensita: "Gli ultimi giorni della notte" di Graham Moore

Editore: Neri Pozza, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Stati Uniti, 1888-1890

Pagine: 432

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

                      

sabato 17 aprile 2021

RECENSIONE: STEPHEN KING - LATER

        Sinossi:

Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.

 

Commento:

Later, "Tempo dopo" o semplicemente "dopo", è l'ultima fatica letteraria sfornata dal quantomai prolifico maestro Stephen King. Un romanzo che, se non si fosse fan di King, sarebbe anche gradevole da leggere come lettura di svago o d'intervallo tra un tomo e l'altro… se invece si è fan di King è inevitabile essere presi dallo sconforto. Il perché è presto detto: è una storia buffa e poco plausibile spacciata per storia dell'orrore quando di orrorifico non ha nulla; la trama è deboluccia e non brilla per originalità, in più ci sono una serie di idee, espedienti, suggestioni che King aveva già usato in altri libri e che qui ha semplicemente riproposto… Ecco, ora non vorrei che passasse il messaggio che ho demolito questo libro, ma di sicuro non posso paragonarlo neanche lontanamente ai capolavori universalmente riconosciuti di King. È tuttavia una storia gradevole da leggere che è, in qualche modo, riuscita a coinvolgermi e per questo la consiglio a chi non sia un fan sfegatato del Re. Sarà per il messaggio, sarà per la simpatia che mi ha suscitato Jamie, sarà che comunque la storia è ben raccontata… ma in qualche modo questo Later mi è piaciuto, nonostante tutto.

 

Opera recensita: "Later" di Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer, 2021

Genere: horror, paranormale

Ambientazione: New York

Pagine: 320

Prezzo: 19,90 €

        Consigliato: sì/no

Voto     personale: 7,5.

          

lunedì 8 marzo 2021

RECENSIONE: KAMALA HARRIS - LE NOSTRE VERITà

            Sinossi:

La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, figlia di due attivisti per i diritti civili immigrati in America, è cresciuta a Oakland, California, in una realtà molto attenta alla giustizia sociale. Mentre si affermava come uno dei leader politici più influenti del nostro tempo, la sua storia personale restava la fonte di ispirazione per affrontare problemi complessi prendendosi cura di chi non aveva mai ricevuto attenzione. In Le nostre verità, Kamala Harris affronta le sfide del nostro tempo: attingendo agli insegnamenti e alle intuizioni conquistate durante la sua carriera, grazie all'esempio di coloro che l'hanno maggiormente ispirata, racconta la sua visione, un impegno quotidiano fondato sulla difesa di obiettivi e valori condivisi.

 

Commento:

Prima di novembre 2020 non conoscevo Kamala Harris, non conoscevo la sua storia, non avevo mai sentito la sua voce. Poi, qualche mese fa, ho ascoltato, come molti, il suo discorso di insediamento e di ringraziamento al popolo americano e, come tanti, mi sono innamorata delle sue parole, del suo carisma, della sua forza. Non sapevo, però, che quello che avevo ascoltato era solo un assaggio di ciò che è, che è stata e che credo sarà Kamala Harris. È stato leggendo questo libro che ho capito che donna è, da dove viene, l'immensità del lavoro che ha fatto finora e le grandi cose che potrà fare nel posto che occupa. Ma Le nostre verità non è solo l'autobiografia fattuale e celebrativa di una vicepresidente degli Stati Uniti, non lo è neanche lontanamente: è un libro in cui, con intelligenza, competenza, coraggio e grande determinazione, si stila una lista ragionata ed oculata di ciò che è stato fatto e soprattutto di ciò che c'è da fare. Kamala Harris ci racconta il suo lavoro per il popolo californiano e poi americano, per la giustizia, l'uguaglianza, l'equità, la libertà delle cose semplici, quelle veramente necessarie. Non è un libro autocelebrativo, questo: è un memorandum valido anche per noi che non siamo americani, ma che viviamo, anche se in percentuali diverse, gli stessi problemi degli Stati Uniti, gli stessi problemi, proporzionati, di tutte le società occidentali. Leggere questo libro è stato, per me, una scarica di energia, un'endovena di entusiasmo: Kamala Harris è una donna che non si arrende, è una a cui piace risolvere i problemi, essere parte della soluzione. Perché non dovremmo esserlo anche noi?

 

Opera recensita: "Le nostre verità" di Kamala Herris

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: autobiografia

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 384

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5. 

martedì 2 febbraio 2021

RECENSIONE: PAULETTE JILES - NOTIZIE DAL MONDO

        Sinossi:

Texas, 1870. All'indomani della Guerra civile, l'anziano capitano Jefferson Kidd, veterano di guerra e stampatore in pensione, si guadagna da vivere spostandosi da una città all'altra e leggendo ad alta voce i giornali per un pubblico pagante e affamato di notizie dal mondo. Un giorno, a Wichita Falls, Kidd viene avvicinato da Britt Johnson, un nero libero che fa il trasportatore. Sul suo carro c'è una bambina di una decina d'anni, vestita alla maniera Comanche con una tunica di pelle di daino con quattro file di denti d'alce cuciti sul petto. I capelli sono del colore dello zucchero d'acero, con una penna d'aquila e due piumini legati a una ciocca, e gli occhi, azzurrissimi, di una bambola di porcellana. A quanto ne sa l'agente che l'ha riscattata, si tratta di Johanna Leonberger, catturata dagli indiani quattro anni prima, quando ne aveva sei. I genitori e la sorellina più piccolo sono morti nell'assalto, ma ci sono dei parenti, uno zio e una zia, a San Antonio. Per cinquanta dollari, Kidd potrebbe affrontare un viaggio di tre settimane e riportarla alla sua famiglia? Uomo d'onore, il capitano accetta, sapendo che altrimenti nessun altro aiuterà la bambina. L'incarico, tuttavia, si rivela ben più arduo del previsto. Nei quattro anni trascorsi con i Comanche, Johanna ha dimenticato la lingua materna e le buone maniere, non intende salire sul carro né mettersi le scarpe, e tenta di scappare appena se ne presenta l'occasione. Una volta avventuratisi nel deserto, in una terra ostile e crudele, popolata da ambigui e pericolosi personaggi, al capitano e alla bambina non resta che imparare a conoscersi e fidarsi l'uno dell'altra per sopravvivere. Da questo libro l'omonimo film diretto da Paul Greengrass con Tom Hanks e Helena Zengel.

 

Commento:

Quella raccontata da Paulette Jiles in queste pagine è una storia d'altri tempi, eppure a suo modo, estremamente attuale. È un romanzo Western, di chiara ambientazione storica, ma richiama temi importanti e molto sentiti anche nell'attualità.

Il capitano Jefferson Kidd, 71 anni, è un ex veterano e uno stampatore che ha perso la possibilità di svolgere il proprio lavoro; egli viaggia in lungo e in largo per le strade mal sicure del Texas, per leggere ad alta voce i giornali di altri luoghi ad un pubblico pagante: egli porta le notizie dal mondo alle persone che vogliono distrarsi, sapere, esercitare la loro curiosità. Di tutto parla Kidd nelle sue letture, distinto e saggio com'è, tranne che di politica locale, perché non vuole guai e perché se la gente volesse sentire parlare di politica locale le basterebbe mettere il naso fuori di casa. Se viene a sentire lui è perché ha bisogno di sentire altro, di viaggiare con la mente, di interessarsi a ciò che sta oltre il suo naso e di allentare la tensione. È proprio durante uno di questi viaggi che, capitato a Wichita Falls, il capitano Kidd viene intercettato da un nero libero che gli chiede di portare con sé, verso Sud, per 50 dollari, una bambina fino ad allora tenuta prigioniera dagli indiani. Il capitano accetta di portare la bambina dai suoi parenti, ma Johanna, così si chiama quella guerriera di origini tedesche, decisamente non vuole obbedire: strappata da casa sua a sei anni, ha dovuto già una volta ricostruirsi una vita e un background di radici ed usanze. Ora è un'indiana, ha dimenticato completamente la sua vita precedente, ora vuole viaggiare, scappare, avere il cielo come unico tetto, non focalizzarsi sulle buone maniere… non ci pensa proprio ad arrendersi a un destino diverso, un'altra volta, ed è pronta a combattere, nella miglior tradizione guerriera indiana, per difendere la sua libertà. Johanna ha solo dieci anni, ma ha già affrontato cose che molti bambini bianchi come lei non affronteranno mai nell'arco della loro vita. Per questo non sarà difficile per il capitano Kidd instaurare con lei un contatto, una complicità che permetterà ad entrambi di essere alleati in un viaggio pericoloso. Un contatto, una complicità destinata a diventare molto di più.

Notizie dal mondo è un bel romanzo che fa riflettere sull'importanza della fiducia, dell'incontrarsi a metà strada, dello scambio intergenerazionale, ma anche sulla questione spinosa ed attualissima della genitorialità: è più genitore chi mette al mondo o chi cresce ed accudisce un bambino? Ed ancora, la differenza fra culture, il voler imporre un cambiamento radicale a chi è abituato a vivere in un certo modo… sono tutte tematiche affrontate, qui, con delicatezza, quasi sfiorate con non curanza, ma comunque incisive e pregnanti. Veramente un buon libro, da leggere e magari anche da regalare.

 

Opera recensita: "Notizie dal mondo" di Paulette Jiles

Editore: Neri Pozza, 2021

Genere: western

Ambientazione: Texas, 1870

Pagine: 256

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

giovedì 14 gennaio 2021

RECENSIONE: DON WINSLOW - ULTIMA NOTTE A MANHATTAN

Sinossi:

Manhattan, alla fine degli anni Cinquanta, è all’apice del suo fulgore, il posto ideale per chi ha grandi ambizioni o vuole soltanto cambiare vita. Joe Keneally è un giovane senatore che mira alla presidenza. Walter Withers, invece, a New York ci è tornato. Ha lavorato a lungo per la Cia e adesso è un investigatore privato in una grande agenzia di sicurezza. Le loro parabole si intersecano quando a Withers viene chiesto di fare da scorta durante un party a Madeleine Keneally, l’affascinante e ricca moglie del senatore, la «principessa d’America» che sembra destinata a diventare First Lady. Un compito di routine, all’apparenza. Ma nello stesso albergo alloggia anche la giovane e bella amante del senatore. E il mattino dopo la ragazza viene trovata morta. Un suicidio, all’apparenza. L’unico a non crederci è Walter Whiters. Withers sa, per esperienza, che avvicinarsi troppo alla verità è pericoloso, in certi casi. Per salvarsi, e salvare chi ama, dovrà affrontare i suoi vecchi datori di lavoro e soprattutto l’Fbi di J. Edgar Hoover, che sono decisi a fermare l’ascesa di Keneally. E cosí si ritrova – lui, un maestro nell’incastrare gli altri – a essere, per la prima volta, in trappola.

 

Commento:

Questo, per me, sarà l'anno di Don Winslow: ho deciso di approfondire la sua conoscenza, visto che già so che è un autore che apprezzo. Ho voluto cominciare l'anno proprio con l'ultimo suo libro, pubblicato l'altro ieri da Einaudi.

Ultima notte a Manhattan è uno spy thriller di ambientazione storica: è ambientato a New York durante le feste natalizie del 1958, ai tempi della Guerra fredda. Le tensioni fra Russia e Stati Uniti si sentono tutte in questo romanzo, giacché il protagonista, Walter Withers è un ex agente della Cia tornato a New York dall'Europa perché stanco del suo lavoro e affetto da una forte nostalgia per la sua città che considera il posto più bello del mondo, l'unico dove vorrebbe essere. Ora passa le sue giornate lavorando come investigatore privato per un'importante agenzia di sicurezza, Forbes & Forbes, e vagando per i numerosi locali in cui canta la sua ragazza, la sensuale e talentuosa Anne Blanchard.

Proprio per lavoro Walter si ritroverà invischiato in un intrigo che tocca le alte sfere della politica e del bel mondo: la sua agenzia gli affida la sicurezza della moglie di un importante senatore democratico durante un party esclusivo all'hotel Plaza e tutti rimangono così soddisfatti del suo operato, della compostezza, dell'eleganza e della capacità di risolvere grane potenzialmente esplosive, che senza chiedere la sua opinione, lo scritturano per altri servigi. Quando, però, la disinibita amante del senatore viene ritrovata morta in una stanza registrata a suo nome, Walter capisce di essere, suo malgrado, in grossi guai. Da cacciatore a preda è un attimo ed ora sì che sono in tanti a volerlo finito o morto.

Ultima notte a Manhattan è una bella spy story di quelle che piacciono a me, con un protagonista umano, tensione ben dosata e tempi lenti ma non troppo. Non si può dire che sia un capolavoro, né il massimo dell'originalità, ma è gradevole e si legge con piacere.

 

Opera recensita: "Ultima notte a Manhattan" di Don Winslow

Editore: Einaudi, 2021

Genere: spy thriller, thriller storico

Ambientazione: New York, 1958

Pagine: 360

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

sabato 2 gennaio 2021

RECENSIONE: OCEAN VUONG - BREVEMENTE RISPLENDIAMO SULLA TERRA

    Sinossi:

Little Dog, la voce di questo straordinario romanzo di esordio tradotto in tutto il mondo, ricostruisce in una lettera alla madre la storia della sua famiglia, segnata dalla guerra del Vietnam e dall'emigrazione negli Stati Uniti. Arrivati in America nel 1990, Little Dog e sua madre Rose si stabiliscono in Connecticut, dove lei si mantiene facendo manicure e pedicure. Ma la donna soffre di un disturbo da stress post-traumatico che si manifesta in violenti scoppi d’ira contro il figlio, alternati a gesti di tenerezza assoluta. Con loro abita la nonna Lan, che ha vissuto il dramma della guerra in prima persona: fuggita da un matrimonio combinato con un uomo molto più anziano, è costretta a vendersi ai soldati americani per mantenersi. Little Dog, crescendo, si fa interprete del dialogo impossibile tra le generazioni della sua famiglia tutta al femminile, unendo due donne che non parlano l’inglese e faticano a integrarsi nella cultura americana. Prendendosi cura degli altri, Little Dog impara a conoscere se stesso, dal difficile rapporto con i suoi coetanei che lo prendono di mira per la sua diversità, fino alla scoperta dell’amore. Accolto dalla critica come il nuovo grande romanzo americano, Brevemente risplendiamo sulla terra è una straordinaria storia di formazione che, attraverso il legame d’amore tra un figlio e una madre, parla di identità, differenza, di come impariamo ad abitare i sentimenti più grandi.

 

Commento:

Brevemente risplendiamo sulla terra è un libro bello e struggente a cominciare dal titolo per finire all'ultima pagina.

Con una scrittura intima, tribolata, necessaria, Ocean Vuong lascia fluire tutte le emozioni – positive e negative – a lungo trattenute da un figlio nei confronti della madre. Emozioni che dalla pagina bianca, attraverso una macchia d'inchiostro, giungono fino a noi con tutto il loro portato di sentimenti, storie, esperienze vissute e mai raccontate. Attraverso le parole di Little Dog ci immergiamo nell'infanzia di un bambino giunto negli Stati Uniti con una mamma e una nonna emigrate dal Vietnam; è sempre lui, unico della famiglia a parlare inglese, a ripercorrere i loro ricordi attraverso le storie che entrambe gli raccontavano, interpretando i silenzi, gli scoppi d'ira, le paure. È ancora lui, in questa lettera intima e accorata che probabilmente non leggerà mai, a raccontare alla madre cose che non le ha mai detto, della sua adolescenza, del bullismo, dell'amicizia con Trevor diventata presto bisogno fisico e mentale di annegarsi nell'altro. Attraverso l'espediente narrativo della lettera, Vuong riesce a regalarci un romanzo intenso in cui racconto storico, saga familiare e storia di formazione si fondono in un affresco evocativo i cui echi strizzano l'occhio ai grandi scrittori americani del Novecento.

A parer mio, non un capolavoro, ma sicuramente un ottimo libro in cui immergersi in questi freddi mesi invernali: non certo una storia rassicurante, ma a volte leggere di come altri hanno affrontato i loro problemi può aiutarci ad vedere con altri occhi i nostri.

 

Opera recensita: "Brevemente risplendiamo sulla terra" di Ocean Vuong

Editore: La nave di Teseo, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 292

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

venerdì 11 dicembre 2020

RECENSIONE: DEBORA MANZOLI - LA CONVINZIONE DI NON ESSERE ABBASTANZA

    Sinossi:

Emily ha ventitré anni e vive una vita apparentemente perfetta: un lavoro come bibliotecaria, una famiglia amorevole e premurosa alle spalle, e una giusta dose di indipendenza. Agli occhi degli altri si presenta come una ragazza decisa, forte e sicura di sé: tutto quello che vorrebbe essere, ma che in realtà non è. Un inaspettato e sgradito tuffo nel passato, oltre a un incontro particolare, la costringeranno a fare i conti con se stessa una volta per tutte.

 

Commento:

Emily sta lavorando, come sempre, in biblioteca quando, durante la presentazione di un libro, incontra qualcuno che le cambierà la vita. Lei non lo sa ancora, ma presto troverà ciò che cerca da sempre: comprensione, accettazione, affetto… se non credesse che per lei sia solo un miraggio cercherebbe anche l'amore. Emily è una giovane donna che ha sofferto tanto, troppo per una persona sola e per giunta così giovane. Ha sofferto per la leggerezza, la perfidia, persino l'indifferenza degli altri che vedevano in lei la diversa, quella non conforme agli schemi, quella più debole da poter bersagliare impunemente. Oggi Emily si è adattata, ha creato un suo doppio, un'immagine idealizzata di se stessa, da far andare in giro per il mondo. Ma dentro cos'è rimasto della ragazza sensibile e fragile di pochi anni fa? Da un incontro fortuito si genererà una concatenazione di eventi che porteranno Emily a fare i conti con se stessa, le bugie, le omissioni le cicatrici che si porta addosso. E sarà dura, ma Emily capirà a sue spese che non basta cambiare taglia per cambiare pelle, che non basta cambiare gruppo di amici per cambiarsi il cuore. Una storia sin troppo comune, raccontata con grande sensibilità e decisione: si avverte la necessità dell'autrice di tirar fuori questa storia dolorosa; si intuisce che dietro il racconto c'è una consapevolezza autentica e duramente conquistata. La scrittura è semplice, lineare, priva di orpelli o barocchismi, ma non per questo banale, naif o meno incisiva. Fra queste pagine c'è la storia in tutta la sua realtà e c'è la forza di chi ha voluto raccontarla in un certo modo, con decisione ed urgenza. Un ottimo romanzo d'esordio per una giovane scrittrice sensibile e molto promettente.

 

Opera recensita: "La convinzione di non essere abbastanza" di Debora Manzoli

Editore: Virginio Cremona, 2020

Genere: narrativa

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 252

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

domenica 29 novembre 2020

RECENSIONE: SAHAR MUSTAFAH - LA TUA BELLEZZA

    Sinossi:

Un uomo armato entra in un liceo femminile islamico e stermina ragazze innocenti. È americano, è bianco; il fucile automatico l'ha comprato online. Afaf

è la preside del liceo, una palestinese a Chicago, sradicata dalla sua terra. Dallo stanzino dove si era ritirata a pregare, sente gli spari e si prepara

all'impensabile. Nel tempo vorticoso dell'attesa, risente le note struggenti dell'oud che il padre suonava la sera, i profumi prelibati della cucina di

sua madre; rivive lo strappo di una sorella scappata di casa, l'amore per il fratellino Majid. Mentre Afaf lottava per affermare la propria identità islamica

in un ambiente ostile, l'assassino americano, in una casa senza ricordi e senza radici, succhiava il rancore cieco che lo bombardava da ogni schermo. Maturava

la sua condanna senza appello. Afaf sente i passi dell'assassino, sempre più vicini, e non fugge, lo aspetta. Vuole guardarlo in faccia. Vuole capire perché.

 

Commento:

Ci sono libri che sconvolgono e segnano perché l'impatto con le pagine è forte e le emozioni traboccano; ci sono poi libri che conquistano con la sobrietà, scavando a fondo nei sentimenti, lasciando emergere le storie riga dopo riga, emozione dopo emozione. La tua bellezza è uno di questi: un libro che affronta il pregiudizio, l'intolleranza, l'incapacità di ascoltarsi e comprendersi a più livelli. C'è il piano familiare, dove esigenze, bisogni, dolori diversi creano conflitti e vuoti affettivi difficili da colmare; poi c'è il piano sociale, dove essere diversi marchia l'autostima e condiziona amicizie ed esperienze. La religione, la fede, fa da collante ai due piani narrativi oltre che da motivo scatenante dei conflitti e delle incomprensioni. Un libro che parla di seconde occasioni, della difficoltà di superare i limiti che ci imponiamo noi e che ci impone la società, della necessità di perdonare e perdonarsi per rinascere a nuova vita. Mi è piaciuta molto la storia di Afaf e della sua famiglia, le loro difficoltà, il riscatto, il percorso di vita, di fede e di conoscenza di sé. Mi è piaciuto tanto l'approccio che questa donna arriva ad avere con i motivi di sofferenza che le hanno condizionato l'esistenza, nonché l'approccio che ha verso il pregiudizio incarnato dall'uomo che minaccia la vita sua e delle sue allieve. La crescita cui assistiamo è davvero ammirevole e credibile. Una lettura che mi porterò nel cuore per i sentimenti che trasmette e per il modo in cui li trasmette. Davvero contenta di aver letto questo libro.

 

Opera recensita: "La tua bellezza" di Sahar Mustafah

Editore: Marcos y Marcos, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 384

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

lunedì 19 ottobre 2020

RECENSIONE: KATE ELIZABETH RUSSELL - MIA INQUIETA VANESSA

        Sinossi:

Mia inquieta Vanessa è un romanzo provocatorio, disturbante e potente, è il ritratto magistrale di un'adolescenza travagliata e delle sue ripercussioni, che solleva interrogativi fondamentali su azione, consenso, complicità e sull'essere vittima. È il romanzo che definisce un'epoca, e segna l'esplosivo esordio narrativo di una straordinaria autrice.

2000. Delusa dalla fine di un'amicizia e alle prese con le prime difficoltà della vita ma ambiziosa e impaziente di diventare adulta, Vanessa Wye ha quindici anni quando affronta il secondo anno di liceo alla prestigiosa Browich School e inizia una travolgente relazione con Jacob Strane, il suo magnetico insegnante di letteratura di quarantadue anni. 2017. Quasi vent'anni dopo, quando iniziano il movimento #MeToo e l'ondata crescente di accuse verso uomini potenti, arriva infine la resa dei conti. Strane viene accusato di abusi sessuali da un'altra ex allieva, che contatta Vanessa chiedendole di fare lo stesso e denunciare il professore. Vanessa è inorridita, perché è sicura che la relazione che ha avuto con Strane non sia stata un abuso. Era amore. Di questo è certa. Costretta a ripensare il suo passato, a ripercorrere tutto ciò che è accaduto, Vanessa deve ridefinire la storia d'amore mai davvero finita che ha segnato la sua esistenza, e deve affrontare la possibilità di essere una vittima, e solo una delle tante. Si ritrova improvvisamente di fronte a una scelta impossibile: rimanere in silenzio, ferma nella convinzione di avere agito volontariamente quando ha iniziato la relazione da adolescente, o guardare con altri occhi se stessa e gli eventi del suo passato. Ma come può rinnegare il suo primo amore, l'uomo che l'ha trasformata radicalmente ed è stato una presenza costante nella sua vita? È davvero possibile che colui che tanto ha amato da ragazzina e che ha sempre professato di adorare solo lei possa essere così diverso dall'uomo in cui ha sempre creduto? Alternando il presente di Vanessa e il suo passato, la storia affianca memoria, trauma e l'emozione mozzafiato di una adolescente che scopre il potere che può esercitare il proprio corpo.

 

Commento:

Ci sono libri che se ne stanno lì, mimetizzati buoni buoni fra i troppi titoli in attesa, fanno gli indifferenti però li senti che ti chiamano, ti occhieggiano quando scorri la lista, fino al giorno che, ignara e inconsapevole, ci clicchi sopra, cominci a leggere… e intanto che arrivi alla fine scopri che ti hanno stesa, fregata, sconquassata, rivoltata, bruciata, marchiata, capita. Sono i pochi, pochissimi libri che parlano di te, della tua vita, della tua storia, di quelle parti intime della tua mente che non riveli a nessuno, delle tue domande segrete e dei dubbi amletici con cui ti addormenti la notte, di quella parte di te che ritieni più vera e autentica e che celi per paura che occhi troppo giudicanti e superficiali la insozino, la danneggino finendo per danneggiare irreparabilmente anche te. Mia inquieta Vanessa parla proprio di quella parte di vita di una ragazza, Vanessa appunto, che a trentadue anni si ritrova sull'orlo di un precipizio che potrebbe sconvolgerle la vita. È il 2017 e l'America è scossa dal movimento #MeToo e dall'ondata di accuse a uomini potenti per violenze su donne risalenti anche a molti anni prima. Una ex studentessa del suo liceo, la Browich, ha denunciato i presunti abusi ad opera del suo professore di letteratura, Strane e contatta Vanessa perché si unisca anche lei al coro, porti anche lei la sua testimonianza decisiva. Ma Vanessa non vuole saperne: lei non ha subito abusi, lei non si sente una vittima di Strane quindi non lo è, la sua relazione con Strane era amore, forse ossessivo, malato, travagliato, ma pur sempre amore… gliel'ha detto lui che l'amava. Vanessa e Strane, ventisette anni di differenza di età, si sentono ancora, nonostante siano passati diciassette anni dall'inizio della loro relazione. Sì, avete fatto bene i conti: quando tutto cominciò Vanessa di anni ne aveva 15, era una ragazza carina, intelligente, amante della poesia, ma era anche una ragazza problematica, senza amici, disordinata e fragile. Quando Strane posa gli occhi su di lei, comincia a farle complimenti sempre meno innocenti, dentro la mente e soprattutto nel corpo di Vanessa si innesca una bomba, la bomba della scoperta della sensualità, del potere, della capacità di suscitare desiderio, persino amore in un'altra persona, in un uomo, un uomo adulto, non un ragazzetto, un insulso coetaneo. I rischi ci sono, ma Vanessa si convince che per Strane siano più gravi, perciò quando la storia viene a galla fa di tutto per proteggerlo e il conto lo paga tutto lei. E sarà sempre così, in un'ossessione dalla quale non si può uscire: sarà sempre lei a giustificarlo, ad adattare la realtà al suo modo di vederla, a vivere nel bisogno di lui. Ma anche Strane, dal canto suo, è vittima delle sue pulsioni, della debolezza, dell'incapacità di controllarsi… E allora dove sta il limite della colpa? Quanto realistici possono mai essere, in una situazione come questa, concetti astratti come consenso, consapevolezza, circonvenzione, aggressione, abuso, violenza, vittima? Quanto vuote e labili si rivelano le definizioni giuridiche di fronte alla potenza di un sentimento, alla soggettività del dolore e dell'amore? Questo libro, che io ho trovato meraviglioso per la sua forza e il suo realismo, ci pone tutte queste domande e molte altre. Interrogativi che non possono trovare risposta, o quantomeno non ne troveranno una nunivoca. Questo romanzo ci esorta a non giudicare, ma a cercare di capire. È facile condannare una condotta considerata moralmente sbagliata, possiamo farlo tutti con facilità, ma prima di farlo dovremmo cercare di fermarci ed ascoltare entrambe le parti, cercare di guardare il tutto con gli occhi di chi quell'esperienza l'ha vissuta e solo dopo, magari, provare ad aiutare. Un romanzo scritto con un tale realismo che sembra quasi che l'autrice abbia vissuto ciò che racconta. Tuttavia nella prefazione la Russell chiarisce che questa storia non ha nulla di autobiografico… e perché non dovremmo crederle? D'altronde questa storia va oltre il #Metoo e le strumentalizzazioni del momento, dato che l'autrice ci ha lavorato per ben diciassette anni. Nota a margine ma non meno interessante, un altro pregio del libro sono le tante citazioni letterarie di cui è infarcito, tutte contestualizzate e chiarite, che servono a chiarire ed impreziosire il racconto. Insomma, un libro consigliato solo a chi pensa di poterlo reggere… però un libro stupendo.

 

Opera recensita: "Mia inquieta Vanessa" di Kate Elizabeth Russell

Editore: Mondadori, 2020

Genere: narrativa americana

Ambientazione: Maine, Stati Uniti, 2000-2017

Pagine: 360

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 10.

      

martedì 15 settembre 2020

RECENSIONE: DON WINSLOW - BROKEN


Sinossi:
Don Winslow, maestro del crime internazionale, ci regala sei storie che parlano di corruzione e vendetta, perdita e tradimento, colpa e redenzione.
Broken. Eva McNabb è una centralinista della polizia. Rispondendo a una chiamata scopre che un agente è stato ucciso da una gang di spacciatori di droga. È il suo stesso figlio, Danny. E allora è lei a fare una telefonata. All'altro figlio, Jimmy. Vendica tuo fratello. Uccidili tutti.
Rapina sulla 101. Una serie di furti di gioielli sulla Highway 101 è rimasta irrisolta per anni, perché il ladro si attiene scrupolosamente a un ferreo codice di comportamento. La polizia attribuisce i crimini al cartello colombiano. Ma l'istinto del detective Lou Lubesnick gli dice che è il lavoro di un solo uomo. E per stanarlo lui è disposto a infrangere ogni regola.
Lo zoo di San Diego. Chris Shea deve risolvere uno strano caso, uno scimpanzé fuggitivo armato di pistola. Solo se ci riuscirà, la sua reputazione sarà salva. E forse avrà anche conquistato una ragazza.
Sunset. Quando Terry Maddux, leggenda del surf e criminale incallito, non si presenta all'udienza fissata dal giudice e fa perdere le proprie tracce, il re dei garanti per le cauzioni di San Diego, Duke Kasmajian, decide che per catturare un surfista ci vuole un altro asso del surf. E ingaggia l'investigatore privato Boone Daniels...
Paradise. Ben, Chon e O, migliori amici e coltivatori di marijuana, sono in vacanza alle Hawaii, ma non per questo dimenticano gli affari. Vorrebbero estendere il loro giro anche alle isole, ma la mala locale non vede di buon occhio l'intrusione. E di colpo il paradiso si trasforma in un campo di battaglia...
L'ultima cavalcata. Calvin Strickland è un agente di frontiera che ogni giorno pattuglia il confine tra Messico e Stati Uniti. Per lui i migranti che tentano di oltrepassare il confine sono solo una massa di senza nome che deve essere respinta. Finché non vede una ragazzina rinchiusa in una gabbia… E questo cambia tutto.
Sei storie crude e sconvolgenti, adrenaliniche ma al tempo stesso capaci di spezzare il cuore, che con il loro mix di umanità, umorismo e azione tratteggiano un mondo di ladri inafferrabili e spregevoli truffatori, poliziotti che lottano contro la vita dentro e fuori dal lavoro, detective privati, spacciatori, cacciatori di taglie e fuggitivi... anime perdute che guidano a fari spenti nella notte sull'autostrada del crimine. Con il suo stile inimitabile, Don Winslow, maestro del crime internazionale, ci regala sei storie che parlano di corruzione e vendetta, perdita e tradimento, colpa e redenzione, destinate a diventare dei classici.

Commento:
Ok, per descrivere questo libro userò solo due parole, semplici ed efficaci: Don… Winslow! Don Winslow è un autore di quelli seri, di quelli che osservano, si documentano, poi parlano, anzi scrivono, e quando scrivono non ce n'è per nessuno. Che tu sia il capo della polizia, un trafficante di droga, un criminale incallito o il presidente degli Stati Uniti, non potrai mai sentirti al riparo dall'analisi precisa, dettagliata, ironica quando non sarcastica di Don Winslow. Se hai sbagliato, se hai preso una decisione ingiusta, lui lo scriverà, ma altresì, se la legge non coincide con la giustizia lui lo metterà in risalto e parteggerà sempre per la giustizia, anche quando per ottenerla è necessaria un po' di violenza. Winslow sa mettere in evidenza i fallimenti, quelli del singolo, di una categoria, di un gruppo o dell'intero sistema. Se per farti campagna elettorale tu affermi che i migranti che passano illegalmente il confine con gli Stati Uniti devono essere arrestati e poi respinti, la gente ti vota. Però devi stare attento a non tracimare: se conseguentemente a questa politica separi i genitori dai figli e metti tutti in gabbie distinte e viene fuori che una madre non può materialmente cercare sua figlia e ci sono falle nel tuo tanto decantato piano, beh, ci sarà sempre un Winslow, con la sua penna esperta, affilata ed evocativa, pronto a farlo notare ai tuoi elettori. Se per difendere il tuo territorio tu esageri e uccidi le speranze e il futuro di una famiglia, beh, aspettati che Winslow ti metta di fronte avversari preparati e pronti a tutto pur di fartela pagare. E al contempo, se sei una madre che ha visto uccidere suo figlio poliziotto, sappi che nessuno ostacolerà la tua vendetta; se sei un agente un po' sfigato, ma coraggioso e retto, patirai un po', ma poi riuscirai a salvarti la carriera, la reputazione e otterrai anche un bonus di felicità… e via di seguito. Winslow racconta, con naturalezza, mixando bene tensione, pathos e umorismo, l'America di oggi e quella di ieri, la società in cui viviamo con tutte le sue falle, i suoi paradossi, la tolleranza alla violenza, i fallimenti e le piccole grandi vittorie. Ritroviamo personaggi, atmosfere, temi a lui cari: l'immigrazione, la violenza, la droga… Leggere Winslow vuol dire tuffarsi in un mondo in cui tutto, davvero tutto, può accadere. Vi piacerà, lo so, anche se non amate il thriller, il crime, la violenza, le sparatorie e il sangue… perché Winslow sa appassionare, sa coinvolgere, esaltare, elettrizzare. E a voi che avete già letto qualcosa di suo dico… leggete Broken, ritroverete personaggi che già conoscete e ne incontrerete di nuovi cui non sarà difficile affezionarsi. Io non amo le raccolte di racconti, è risaputo, leggo solo quelle di autori che già conosco… e questa è una di quelle che valgono la pena. I racconti sono tutti belli, ma secondo me Broken, Lo zoo di Sandiego e L'ultima cavalcata hanno una marcia in più.


Opera recensita: "Broken" di Don Winslow
Editore: Harper Collins, 2020
Genere: raccolta di racconti, thriller
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 544
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


sabato 12 settembre 2020

RECENSIONE: JOHN FANTE - CHIEDI ALLA POLVERE


Sinossi:
Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell'autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L'ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l'incontro con la bella e strana Camilla Lopez... Introduzione di Alessandro Baricco.

Commento:
Mi sono avvicinata a questo romanzo spinta dalla curiosità, dalla sua fama, dalla voglia di conoscere un altro pezzetto della letteratura americana del Novecento. Non essendomi documentata in precedenza, non sapevo che si trattava, in realtà, di un romanzo intermedio, parte di un ciclo, il ciclo delle storie di Arturo Bandini. E tuttavia, leggendo, non ho avvertito la mancanza di una base, di qualcosa che precedesse ciò che leggevo: Bandini si svelava a me con tutta la sua instabilità, incertezza, esaltazione, malinconia. Arturo Bandini è un giovane uomo italo-americano che cerca con testardagine e determinazione di affermarsi come scrittore. Perso in una Los Angeles balorda e sfuggente che sa di periferia, di avanposto dell'immensità del deserto, Bandini oscilla tra la povertà più nera e una ricchezza apparente, effimera e momentanea che lo esalta e che lui fa di tutto per scialacquare. Proprio la sera prima di una nuova iniezione di dollari dal suo editore – che venera quasi come fosse un Dio – Bandini prende un caffè schifoso in un bar con gli ultimi 5 centesimi che gli restano e al suo disprezzo per la brodaglia servitagli si aggiunge il disprezzo della cameriera messicana verso di lui. È probabilmente questo disprezzo che la giovane Camilla, bella, sinuosa e libera, lancia contro lo scrittore Bandini che lo infiamma di sentimenti contrastanti: la odia, la deride, la desidera, la amerà. Con una prosa vivida e irriverente che sa di Whisky, birra scadente e meravigliose albe nel deserto, Fante è in grado di condensare in una storia tutta la bellezza e la miseria dell'uomo. Non so dire se Chiedi alla polvere mi sia piaciuto, forse non quanto mi aspettassi, ma di sicuro mi è piaciuta – e come poteva essere altrimenti – di John Fante. Più che Bandini credo che ricorderò Camilla, le atmosfere così ben tratteggiate da Fante, le sensazioni che sono, in definitiva, il perno di tutto il romanzo, molto più importanti e rivelatrici della trama. Sebbene non del tutto convinta, sono contenta di aver letto questo romanzo e leggerò ancora Fante.

Opera recensita: "Chiedi alla polvere" di John Fante
Editore: Einaudi, prima ed. originale 1939
Genere: letteratura americana
Ambientazione: California, Stati Uniti
Pagine: 214
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 9 settembre 2020

RECENSIONE: BERNARD MALAMUD - IL COMMESSO


Sinossi:
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, Il commesso è considerato da molti il capolavoro di Bernard Malamud. La storia è quella di Morris Bober, umile commerciante ebreo che nel cuore di Manhattan conduce una vita misera e consumata dagli anni, e di Frank Alpine, un ladruncolo di origini italiane, deciso a riscattarsi e diventare un uomo onesto e degno di stima, aiutando Morris al negozio. Tuttavia il giovane Frank non resisterebbe dietro al bancone, sempre più assediato dalla concorrenza, se non si innamorasse di Helen, la figlia di Morris. La vicenda è straordinariamente intrecciata intorno alle emozioni, ai segreti, al destino di queste tre esistenze. Il ritmo quasi ipnotico della narrazione, la capacità di attenzione al dettaglio, lo stile limpido e ironico regalano al romanzo quell’atmosfera inconfondibile, a metà fra il tragico e il comico, che rende affascinante la narrativa di Malamud.
Con una prefazione inedita di Marco Missiroli.

Commento:
Per anni, sul bellissimo forum letterario online che frequento, ho sentito parlare di Bernard Malamud, elogiare Bernard Malamud, consigliare Bernard Malamud. E mi chiedevo: cos'avrà di così speciale quest'autore non famoso ma su cui non ho ancora mai letto una sola critica negativa? Tra l'altro era un autore ebreo, cosa che me lo rendeva ancor più appetibile… insomma, Malamud mi attirava, mi chiamava da tempo. Tra i vari titoli c'era questo "Il commesso" che saltava sempre all'occhio, così, rinfrancata dalla calma settembrina e libera dalla frenesia estiva, ho deciso di leggerlo… e ho scoperto cosa rende Malamud un autore così amato: è un narratore bravissimo, racconta con semplicità una storia in realtà intricata; affronta le emozioni, i sentimenti, le ansie e le passioni umane con grande tatto e rispetto, ma soprattutto, io l'ho trovato molto ma molto rassicurante. Non ci si staccherebbe mai dalle pagine perché la prosa di Malamud trascina il lettore dentro la storia, dentro la vita dei personaggi e lo fa senza clamori, senza sensazionalismi o colpi di scena, proprio come accade nella vita di ogni giorno. Il commesso racconta la conoscenza apparentemente fortuita tra l'ebreo Morris Bober – droghiere, proprietario di una cupa botteguccia in difficoltà per la concorrenza e i pochi affari – e Frank Alpine, giovane, intraprendente e inquieto vagabondo e ladruncolo di origine italiana. Un bel giorno, chissà come e chissà perché, Frank si trova nei pressi del negozio di Bober proprio quando questi, reduce da un incidente, ha bisogno d'aiuto. Da quel momento Frank comincia ad imporre la sua presenza, a rendersi utile con piccoli lavori, a chiedere espressamente di lavorare, ad offrire il suo aiuto, finché Morris, un po' per bisogno un po' per pietà, lo lascia fare il commesso. Da qui in poi vedremo crescere questo ragazzo che nella vita ha sbagliato tanto, lo vedremo fare ammenda, innamorarsi, aiutare, prodigarsi, soffrire, cercare di diventare un uomo onesto, provare con tutto se stesso a cambiare vita. E si snoda così il parallelo tra le vicende di Frank e quelle della famiglia Bober che sono, inevitabilmente, inestricabilmente legate. Un romanzo bellissimo, imperneato sulle emozioni, sulla sofferenza e la volontà di farcela, sulla rassegnazione e la bontà d'animo. Un ottimo punto di partenza per conoscere un autore che, ora ne sono sicura, mi riserverà ancora storie memorabili.
Opera recensita: "Il commesso" di Bernard Malamud
Editore: Minimum Fax, prima ed. originale 1957
Genere: letteratura straniera
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 325
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9. 

martedì 25 agosto 2020

RECENSIONE: JOHN CONNOLLY - TUTTO CIò CHE MUORE (CHARLIE PARKER 01)


Sinossi:
Charlie Parker, detto Bird, lavora come detective privato a New York dopo aver lasciato la polizia in seguito a una terribile esperienza: l'assassinio della giovane moglie e della loro bambina di tre anni. Il caso di cui si occupa, la sparizione di una coppia di ragazzi, lo porta a contatto con un mondo di orrori e violenze inaudite. E, soprattutto, lo porta a individuare la figura di un sadico serial killer, che strappa la pelle del viso alle sue vittime dopo averle mutilate.

Commento:
Cadaveri, cadaveri e ancora cadaveri. In nessuno dei molti thriller che ho letto finora credo di aver mai visto il numero di morti che ho incontrato in questo primo capitolo della corposa serie di Charlie Bird Parker. E il particolare sorprendente – ma neanche tanto – è che… la cosa non mi è dispiaciuta, nel senso che il romanzo è, nella sua folle implausibilità, del tutto plausibile. Mi spiego meglio, è necessario: Charlie "Bird" Parker era uno sbirro di New York, uno sbirro alcolista con una figlia di tre anni, Jennifer, e una moglie, Susan, con cui i rapporti si erano dolorosamente raffreddati proprio a causa della bottiglia. Charlie Parker era, dunque, uno sbirro, poi una sera, rientrando a casa dal bar, ha trovato in casa la morte: Susan e Jennifer erano state barbaramente uccise, scorticate, accecate e mutilate. Da quel giorno Bird non ha mai più toccato un sorso d'alcool, non è più stato un poliziotto e, soprattutto, non ha smesso di cercare l'assassino. Mesi dopo l'omicidio, una duplice traccia mette in moto Bird: da un lato la scomparsa di due ragazzi lo conduce in Virginia e poi di nuovo a New York, alle prese con un orrore indicibile le cui vittime, da trent'anni, sono dei bambini; dall'altro c'è una vecchia, Tante Marie, a New Orleans, che ha avuto la visione di una ragazza dispersa nella palude, morta ricevendo lo stesso macabro trattamento di Susan e Jennifer. Il killer, ora lo sa, è il Viaggiatore e non ha intenzione di fermarsi. Passando attraverso vari stadi di orrore e di violenza, l'ormai investigatore privato Charlie Parker, accompagnato da pochi amici e molti nemici, si mette sulle tracce di questo assassino che sembra aver superato ogni forma di razionalità, ogni parvenza di legame con la ragione e che sembra avere una macabra predilezione per l'arte, oltre che elevate conoscenze mediche. Un primo incontro con un personaggio assolutamente interessante, un investigatore che non ha paura di ammettere le proprie debolezze, che non ha paura di gettarsi nella mischia e di sporcarsi le mani, che non ha paura di guardare in faccia il male per combatterlo, anche se questo significa rimanerne permeato. Credo che leggerò ancora di lui, tuttavia devo avvisarvi: questa non è una lettura per tutti. Se non reggete l'orrore, il sangue, la morte violenta, questo libro non fa per voi. Se cercate per forza una spiegazione razionale alla follia umana, questo libro non fa per voi, perché a certe cose davvero, non si può trovare spiegazione: bisogna solo affrontarle, continuare a leggerle, perché potrebbe accadere, purtroppo, che qualcosa di simile accada nella realtà… quindi, meglio essere preparati.

Opera recensita: "Tutto ciò che muore" di John Connolly
Editore: Rizzoli, 2000 – Time Crime, 2015
Genere: hard-boiled, seriale
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 464
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.