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sabato 29 agosto 2020

RECENSIONE: NAWAL AL-SA'DAWI - L'AMORE AI TEMPI DEL PETROLIO


Sinossi:
In un paese africano senza nome una donna è partita e non è mai più tornata. Era un’archeologa e aveva una passione per la ricerca delle mummie, non indossava il velo, amava il suo lavoro, era emancipata. Perché è sparita? Qualcuno l’ha costretta o è stata una libera scelta? È davvero scomparsa? L’amore ai tempi del petrolio di Nawal al- Sa‘dawi, uscito in Egitto nel 2011, è un giallo che racconta la condizione femminile non solo nei paesi autoritari ma in ogni società. Forse proprio questo ha spinto l’autrice a non utilizzare nomi, ma solo categorie – donne e uomini – affinché l’immedesimazione potesse essere totale. Donne sottomesse al lavoro, donne che lavorano anche più degli uomini ma senza uno stipendio, che viene invece pagato all’uomo con cui condividono il letto e la casa, a cui sono costrette a dire sempre di sì. Donne omologate. Donne dominate socialmente, economicamente e culturalmente. In questa terra di tirannia le relazioni sociali sono influenzate dal petrolio e dalla sua potenza, che riduce l’intero paese in schiavitù, dipendente da una forza esterna onnipresente. Critica feroce a Mubarak allora saldamente al potere e al suo governo fortemente condizionato da ingerenze esterne, duro attacco alle donne e alla loro paura di andare contro quel che ritengono un destino già scritto e immodificabile, questo romanzo è un’invettiva contro chi tenta di cancellare la storia, non a caso le statue che rappresentano divinità femminili vengono trasformate in divinità maschili… Ma è anche un viaggio onirico: l’archeologa alterna momenti di veglia al sogno, proprio per non essere assorbita dalla vischiosa e torbida monarchia del petrolio, e il lettore la segue incantato rifugiandosi nel suo mondo immaginario fatto di infiniti tentativi di fuga.

Commento:
L'amore ai tempi del petrolio è un libro che dipinge un quadro a tinte foschissime, nero petrolio, della condizione femminile non solo in Egitto, ma in ogni società governata dal capitalismo di cui il petrolio è il simbolo. È un libro assurdo, folle, visionario, surreale, onirico, irriverente, sfacciato. E lo è volutamente: l'autrice, la psichiatra simbolo del femminismo arabo Nawal Al-Sa'dawi, attinge alla sua vita e alla sua esperienza di donna e professionista egiziana per raccontare la vita di una donna emancipata che scompare in una vacanza da cui non fa più ritorno. All'inizio della storia pare che questa vacanza sia stata da lei voluta, cercata, auspicata, imposta, ma ben presto non si è più certi che sia stata una sua scelta e che non vi sia stata, invece, obbligata. A dire il vero, non si è più sicuri di niente: la donna, che volutamente non ha un nome come non ce l'ha nessuno delle figure che ritroviamo in queste pagine, era partita alla ricerca delle dee, con il suo scalpello da archeologa, la sua borsa e il suo volto scoperto. Si ritroverà prigioniera su un'isola-giacimento di petrolio, con un uomo come carceriere, padrone, amante, con altre donne prima ostili, poi solidali. Dal momento in cui incontra l'uomo, a noi lettori non è dato capire più nulla del corso della vita della donna: i momenti presenti si intrecciano e si confondono con i sogni, i flash-back, le visioni, i desideri in un guazzabuglio di immagini sempre più cupe, sempre più nere. Su tutto domina una costante: la necessità di fuggire, fuggire da lì, dalla prigionia, dalla tirannia dell'azienda che obbliga le donne a trasportare sul capo i barili di petrolio incandescenti; ma anche fuggire dalla vita di prima, dal matrimonio, dall'egemonia del capo del dipartimento… In definitiva, ciò che emerge è proprio l'assoluto bisogno di libertà della donna, di tutte le donne, che queste possono raggiungere solo coalizzandosi, aiutandosi, unendosi nella ribellione. Pagine difficili da seguire, da leggere, da decifrare, pagine tuttavia importanti perché nascondono un messaggio forte che emerge dal marasma delle scene della storia: la donna non esiste in funzione dell'uomo, ma è un essere pensante, libero e unico, a dispetto delle diagnosi, delle etichette, delle gabbie e delle catene. Ve lo consiglio? Non lo so, fate voi… non credo possa piacere a tutti, ma di certo è un'esperienza di lettura importante: Nawal Al-Sa'dawi trova comunque il modo di farci arrivare la sua voce, forte, chiara e impossibile da ignorare.

Opera recensita: "L'amore ai tempi del petrolio" di Nawal Al-Sa'dawi
Editore: Fandango, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Africa
Pagine: 176
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


lunedì 4 maggio 2020

RECENSIONE: NAWAL AL-SA'DAWI - MEMORIE DI UNA DONNA MEDICO


Sinossi:
Figura faro della letteratura egiziana, nata nel 1931 in un piccolo villaggio sul delta del Nilo, Nawal al-Sa‘dawi ha la mente affilata come una spada. E con quest’arma, l’arma dell’intelligenza e della scrittura, ha combattuto fin dall’infanzia una battaglia contro l’emarginazione sociale, contro il sistema politico, contro il pensiero retrogrado e contro le indicibili violenze perpetrate contro le donne. Nel suo Memorie di una donna medico, pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, si chiede: “Perché da piccola ero triste all’idea di non poter volare come le colombe e non sopportavo quelle perdite di sangue che sporcavano le donne ogni trenta giorni?”. Così cominciò prestissimo la sua lotta contro gli ingranaggi che le stavano divorando i primi anni di vita: dal non poter fare i giochi dei maschi al dover indossare un abito bianco per un forzato fidanzamento… che Nawal al-Sa‘dawi rifiuta con forza. Fugge via! Fugge dall’autorità paterna e materna, dai vincoli famigliari, dagli affetti che possono rivelarsi una prigione, si taglia i capelli cortissimi, si chiude nel suo mondo di libri e di solitudine, si laurea brillantemente in medicina e diventa un medico di successo. Bellissime le pagine che descrivono il suo contatto con la malattia e con la morte, che tocca con mano eseguendo autopsie, che tocca con l’anima compartecipando alla sofferenza altrui. Con sguardo costantemente critico Nawal al-Sa‘dawi ci conduce nella sua straordinaria biografia, che è quella di una donna dolce e forte, compatta e lacerata a un tempo, fino al momento in cui anche per lei, così apparentemente cinica e distante, arriverà l’amore. Tuttora considerata una delle opere fondamentali del pensiero femminista arabo, Memorie di una donna medico affronta temi e questioni che sono ancora pericolosamente attuali.

Commento:
Ho aperto questo libro senza sapere assolutamente cosa aspettarmi: non conoscevo la trama, non sapevo nulla dell'autrice (mea maxima culpa), avevo letto qualche frammento qua e là quando uscì la traduzione italiana ormai quasi un anno fa. Poi oggi avevo voglia di un libro breve che parlasse di donne, così l'ho ripescato dal mio iPad delle meraviglie ed aprendolo mi sono imbattuta in questo incipit:
" Sono entrata in conflitto con la mia femminilità molto presto, prima ancora di diventare una donna, prima ancora di scoprire qualcosa su di me, sul mio sesso e sulle mie origini; quando ancora non conoscevo il nome della cavità che mi aveva contenuta prima che fossi espulsa in questo immenso mondo. Allora sapevo soltanto che ero una bambina, come mia madre ripeteva tutto il santo giorno. E la parola “bambina” per me significava una sola cosa: che non ero un bambino, non ero come mio fratello". Inutile dire che non mi sono più staccata dalle pagine: la storia di Nawal – sì, perché questa è un'autobiografia – mi ha conquistata, avvinta, stregata. Ma più della sua forza, della sicurezza, della capacità di mettersi in discussione e di continuare a cercare la propria personalissima dimensione senza arrendersi, ciò che mi ha letteralmente soggiogata è il suo modo di scrivere. Lo so, questa è – sebbene ottima – pur sempre una traduzione, ma l'energia che sgorga da queste pagine, di più, da queste parole è qualcosa che trascende la lingua, è una scossa elettrica in grado di smuovere qualunque animo dormiente o intorpidito. Viene voglia, leggendo la vita e le battaglie personali, familiari, sociali, sentimentali di Nawal, di intraprendere le proprie. Viene voglia di muoversi, di fare, di riappropriarsi della propria vita, di esercitare la potenza della propria volontà, esattamente come fa lei. Sin da bambina, Nawal ha lottato contro la repressione della personalità, contro la considerazione della donna come essere diverso dall'uomo, succube, remissiva, una pupa da venerare e poi usare per il matrimonio e la procreazione. Ha lottato, Nawal, con l'intelligenza, la caparbietà, la bravura, la professionalità ed è diventata un medico di successo. Non le è bastato, ha voluto continuare a cercare, a cercarsi dentro e laffuori, nel mondo; ha continuato instancabilmente a voler saziare la fame di desiderio, femminilità sopita, amore, equilibrio, serenità che le ardeva dentro, finché non ci è riuscita. Anche lei ha trovato l'oasi e nel farlo ha fatto venire voglia a tutte noi di cercarla. Un libro scritto nel 1958 che non smette, per molti versi, di essere attuale, e non importa che l'autrice sia egiziana: molti dei soprusi da lei raccontati - sebbene in modo diverso – vengono ancora subiti da molte donne di oggi. Consigliare questo libro per me è un obbligo, per voi leggerlo sarà un regalo a voi stessi.


Opera recensita: "Memorie di una donna medico" di Nawal Saadawi
Editore: Fandango, ed. originale 1958, ed. italiana 2019
Genere: autobiografia
Ambientazione: Egitto
Pagine: 106
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.