simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post

lunedì 4 maggio 2020

RECENSIONE: NAWAL AL-SA'DAWI - MEMORIE DI UNA DONNA MEDICO


Sinossi:
Figura faro della letteratura egiziana, nata nel 1931 in un piccolo villaggio sul delta del Nilo, Nawal al-Sa‘dawi ha la mente affilata come una spada. E con quest’arma, l’arma dell’intelligenza e della scrittura, ha combattuto fin dall’infanzia una battaglia contro l’emarginazione sociale, contro il sistema politico, contro il pensiero retrogrado e contro le indicibili violenze perpetrate contro le donne. Nel suo Memorie di una donna medico, pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, si chiede: “Perché da piccola ero triste all’idea di non poter volare come le colombe e non sopportavo quelle perdite di sangue che sporcavano le donne ogni trenta giorni?”. Così cominciò prestissimo la sua lotta contro gli ingranaggi che le stavano divorando i primi anni di vita: dal non poter fare i giochi dei maschi al dover indossare un abito bianco per un forzato fidanzamento… che Nawal al-Sa‘dawi rifiuta con forza. Fugge via! Fugge dall’autorità paterna e materna, dai vincoli famigliari, dagli affetti che possono rivelarsi una prigione, si taglia i capelli cortissimi, si chiude nel suo mondo di libri e di solitudine, si laurea brillantemente in medicina e diventa un medico di successo. Bellissime le pagine che descrivono il suo contatto con la malattia e con la morte, che tocca con mano eseguendo autopsie, che tocca con l’anima compartecipando alla sofferenza altrui. Con sguardo costantemente critico Nawal al-Sa‘dawi ci conduce nella sua straordinaria biografia, che è quella di una donna dolce e forte, compatta e lacerata a un tempo, fino al momento in cui anche per lei, così apparentemente cinica e distante, arriverà l’amore. Tuttora considerata una delle opere fondamentali del pensiero femminista arabo, Memorie di una donna medico affronta temi e questioni che sono ancora pericolosamente attuali.

Commento:
Ho aperto questo libro senza sapere assolutamente cosa aspettarmi: non conoscevo la trama, non sapevo nulla dell'autrice (mea maxima culpa), avevo letto qualche frammento qua e là quando uscì la traduzione italiana ormai quasi un anno fa. Poi oggi avevo voglia di un libro breve che parlasse di donne, così l'ho ripescato dal mio iPad delle meraviglie ed aprendolo mi sono imbattuta in questo incipit:
" Sono entrata in conflitto con la mia femminilità molto presto, prima ancora di diventare una donna, prima ancora di scoprire qualcosa su di me, sul mio sesso e sulle mie origini; quando ancora non conoscevo il nome della cavità che mi aveva contenuta prima che fossi espulsa in questo immenso mondo. Allora sapevo soltanto che ero una bambina, come mia madre ripeteva tutto il santo giorno. E la parola “bambina” per me significava una sola cosa: che non ero un bambino, non ero come mio fratello". Inutile dire che non mi sono più staccata dalle pagine: la storia di Nawal – sì, perché questa è un'autobiografia – mi ha conquistata, avvinta, stregata. Ma più della sua forza, della sicurezza, della capacità di mettersi in discussione e di continuare a cercare la propria personalissima dimensione senza arrendersi, ciò che mi ha letteralmente soggiogata è il suo modo di scrivere. Lo so, questa è – sebbene ottima – pur sempre una traduzione, ma l'energia che sgorga da queste pagine, di più, da queste parole è qualcosa che trascende la lingua, è una scossa elettrica in grado di smuovere qualunque animo dormiente o intorpidito. Viene voglia, leggendo la vita e le battaglie personali, familiari, sociali, sentimentali di Nawal, di intraprendere le proprie. Viene voglia di muoversi, di fare, di riappropriarsi della propria vita, di esercitare la potenza della propria volontà, esattamente come fa lei. Sin da bambina, Nawal ha lottato contro la repressione della personalità, contro la considerazione della donna come essere diverso dall'uomo, succube, remissiva, una pupa da venerare e poi usare per il matrimonio e la procreazione. Ha lottato, Nawal, con l'intelligenza, la caparbietà, la bravura, la professionalità ed è diventata un medico di successo. Non le è bastato, ha voluto continuare a cercare, a cercarsi dentro e laffuori, nel mondo; ha continuato instancabilmente a voler saziare la fame di desiderio, femminilità sopita, amore, equilibrio, serenità che le ardeva dentro, finché non ci è riuscita. Anche lei ha trovato l'oasi e nel farlo ha fatto venire voglia a tutte noi di cercarla. Un libro scritto nel 1958 che non smette, per molti versi, di essere attuale, e non importa che l'autrice sia egiziana: molti dei soprusi da lei raccontati - sebbene in modo diverso – vengono ancora subiti da molte donne di oggi. Consigliare questo libro per me è un obbligo, per voi leggerlo sarà un regalo a voi stessi.


Opera recensita: "Memorie di una donna medico" di Nawal Saadawi
Editore: Fandango, ed. originale 1958, ed. italiana 2019
Genere: autobiografia
Ambientazione: Egitto
Pagine: 106
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


domenica 2 luglio 2017

RECENSIONE: ROBERTO COSTANTINI - ALLE RADICI DEL MALE (TRILOGIA DEL MALE 02)


Sinossi:

Tripoli, anni Sessanta. Quella dell’irrequieto e ribelle Mike Balistreri è un’adolescenza tumultuosa come il ghibli che spazza il deserto. Sullo sfondo

di una Libia postcoloniale, preda degli interessi dell’Occidente per i suoi giacimenti petroliferi, gli anni giovanili di Mike sono segnati dalle morti

irrisolte della madre Italia e della piccola Nadia, da due amori impossibili, uno intessuto di purezza e uno intriso di desiderio e di rabbia, dal coinvolgimento

in un complotto contro Gheddafi, e da un patto di sangue che inciderà a fondo sia la pelle che l'anima a lui e ai suoi tre migliori amici. Roma, settembre

1982. Reduce dall’esito catastrofico del caso Sordi, il giovane commissario Balistreri di notte si stordisce con il sesso, l'alcol e il poker e di giorno

indaga svogliatamente sulla morte di Anita, una studentessa sudamericana assassinata subito dopo il suo arrivo nella Capitale. Per gratitudine verso chi

gli ha salvato la carriera, è anche costretto a vegliare sulla scapestrata Claudia Teodori, che agli albori della televisione commerciale sembra lanciata

verso una luminosa carriera di starlette. Ma Nadia, Anita e Claudia sono legate da un filo invisibile, seguendo il quale Michele Balistreri sarà costretto

a calarsi nelle zone più buie del suo passato, quei giorni "di sabbia e di sangue" con cui non ha mai chiuso del tutto i conti, in un cammino lungo il

quale l’amore, l’amicizia, i sogni e gli ideali si scontrano con la ricerca di verità dolorose, nell’impossibilità costante di distinguere chi tradisce

da chi è tradito. Alla fine sarà una ragazza, incompresa e coraggiosa, a condurlo per mano fino alle radici del Male.

 

Commento:

Divorato in soli due giorni, il secondo libro della “trilogia del male” mi è piaciuto più del primo. Roberto Costantini ci porta in Libia, a Tripoli, all’inizio degli anni Sessanta, quando gli italiani contavano molto e godevano di molti privilegi. E il più importante fra gli italiani era proprio Salvatore Balistreri, ingegnere, affarista di successo, ben introdotto negli ambienti che contano a Roma e a Tripoli, nonché padre di Michele Balistreri, il commissario che abbiamo già conosciuto in “Tu sei il male”. Qui però Michele è adolescente, si chiama Mike ed ha tre amici, un altro siciliano e due libici, con i quali stringe un patto di sangue che durerà per molto, moltissimo tempo. E’ proprio da quel patto di sangue e sabbia che comincia questa storia complessa ed affascinante che ci porta dal lusso della Tripoli degli anni Sessanta alla guerra del Cairo, agli intrighi di potere fra Democrazia Cristiana, comunisti e banche, fino alla Roma degli anni Ottanta con Vaticano, Servizi segreti ed altre forze nascoste in gioco. E tutto passa per un omicidio avvenuto una domenica d’agosto a Tripoli, sotto la furia del Gybli, il vento che porta la sabbia del deserto e riduce la visibilità. Quest’omicidio sembra non interessare a nessuno, viene risolto frettolosamente, ma sarà proprio Michele Balistreri tredici anni dopo a risolverlo insieme ad altre strane morti.

Costantini ci regala un thriller estremamente armonico, con una struttura ed una trama solide, con personaggi ben delineati e con richiami storici pertinenti e perfettamente integrati nel testo. La storia d’Italia e di Libia costituiscono un elemento importante di questo libro, ancor più rispetto al primo volume della trilogia. In questo secondo volume conosciamo meglio Balistreri, il suo passato, la sua arroganza, le motivazioni che l’hanno portato a diventare il poliziotto che ritroviamo nel primo volume. E questo commissario, nonostante la sua arroganza, il suo senso di superiorità e spregiudicatezza, i suoi modi tutt’altro che diplomatici, ci piace, forse proprio perché non è perfetto, anzi sono tante le cose da nascondere nel suo turbolento passato. E’ una lettura che consiglio vivamente, perché si tratta di un thriller storico davvero bello ed avvincente. Ovviamente consiglio di leggere prima il primo volume, “tu sei il male” di cui vi ho già parlato a questo link: http://ilsimposiodeilettori.blogspot.com/2016/11/recensione-roberto-costantini-tu-sei-il.h

Beh, che altro dirvi se non… buona lettura?

Opera recensita: “Alle radici del male” di Roberto Costantini

Editore: Marsilio, 2012

Genere: thriller

Ambientazione: Libia-Egitto-Italia

Pagine: 702

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 5 gennaio 2017

RECENSIONE: MOHAMED SALMAWY - COLAZIONE AL CAIRO


Sinossi:

Doha è una donna altolocata, una stilista riconosciuta che si muove tra feste esclusive ai piani alti dei grattacieli, lontana dai recenti avvenimenti

politici che scuotono il Cairo. Un giorno, però, bloccata nel traffico di piazza Tahrir, rischia di perdere l'aereo che deve portarla in Italia dove per

la prima volta ha l'occasione di presentare la sua collezione di moda al jet-set internazionale. Con l'aiuto del marito, influente membro del partito al

governo, riesce ad arrivare in tempo in aeroporto e a partire. In aereo incontra il prof. Al-Ziny, esponente del partito progressista e avversario politico

del consorte che, nonostante le iniziali ritrosie di Doha, si dimostra abile e affascinante conversatore. Arrivati a Roma si separano ma, complice il destino,

si ritrovano in un ristorante di Trastevere e dopo cena, accompagnandola in albergo, Al-Ziny le regala una rosa. Doha ha abbassato ormai tutte le difese

e si abbandona al fascino dell'uomo. Comincia allora a nutrire dei dubbi sul proprio lavoro, sulle proprie convinzioni politiche e sul proprio matrimonio.

Intanto in Egitto la situazione politica si fa sempre più difficile tanto che al loro ritorno Al-Ziny viene arrestato. E Doha prende una decisione che

cambia la sua vita mentre cambiano i destini del suo paese. Sull'incalzare dei movimenti della primavera araba, un romanzo sulla forza della passione che

travolge e sgretola anche le convinzioni più profonde. Titolo originale: ''Agnihatu-l-faràsha'' (2011).

 

“Colazione al Cairo” è un romanzo breve e delicato, la cui lettura somiglia al battito d’ali di una farfalla. L’autore, Mohamed Salmawy, racconta due storie tra loro molto diverse che si intrecciano nel finale, la storia della bella Doha e del giovane Ayman, entrambi impegnati, anche se in modo diverso, a trovare se stessi.

Siamo in Egitto, un Paese sull’orlo della rivolta, in cui regna l’insoddisfazione ed il malcontento per l’azione del Partito al governo e per le condizioni in cui vive la gente comune. Per le strade del Cairo piene di manifestanti si aggirano anche i due protagonisti di questo libro, entrambi troppo presi dalle loro vite per interessarsi ai problemi del Paese. Doha è la bella moglie di un esponente del partito al governo, è una stilista di moda, bella, ma insoddisfatta da una vita che non ha scelto e nella quale è ingabbiata. Ayman, invece, è un giovane studente ingannato dal padre che gli ha sempre fatto credere che la madre fosse morta. Ayman scopre che la donna, invece, è ancora viva e decide di ritrovarla, anche a costo di andare contro tutto e tutti. Mentre lui viaggia verso Tanta alla ricerca della madre, Doha vola verso l’Italia per presentare la sua collezione di abiti ispirati alle farfalle. Il posto accanto al suo, in aereo, è occupato da un uomo strano e carismatico, il professor Al-Zini, che Doha non conosce, ma che presto le diverrà indispensabile. Proprio grazie ad una conversazione in aereo, infatti, Doha avrà modo di riflettere su se stessa, su chi è e cosa vuole. Sarà questo il punto di partenza verso la sua rinascita, la sua trasformazione da corpo racchiuso in un bozzolo a farfalla dai colori sgargianti in grado di spiegare le ali verso la libertà e, finalmente, verso l’amore.

Questo è un romanzo di riscatto, di rinascita, di ricerca delle proprie origini personali, familiari e storiche. Doha e Ayman sono, loro malgrado, i simboli di un Paese che non è più disposto a sottostare alle scelte altrui, un Egitto, quello della Primavera Araba, che lotta contro la tirannia ed il mal governo e vuole liberarsi dall’oppressione. E’ una lettura che consiglio per i temi trattati, anche se mi resta qualche perplessità. Trovo che, per tornare alla simbologia della farfalla, questo romanzo sia ancora in bozzolo e che non sia sbocciato: vista la forza dei temi affrontati mi sarei aspettata maggiore intensità, sia nell’amore tra Doha e il professore, sia nella descrizione delle rivolte studentesche e popolari. Forse, più che i concetti in sé, a frenare il romanzo è proprio lo stile di scrittura di Salmawy: leggendo queste pagine pensavo che le avesse scritte un giovane esordiente, ma guardando la biografia dell’autore ho scoperto che non è affatto così! Il libro è scritto con una prosa fin troppo chiara, didascalica, quasi edulcorata… mi aspettavo uno stile trascinante, invece sembra che Salmawy abbia paura di sbilanciarsi!

 Comunque… a parte quest’aspetto, il libro è buono e ve lo consiglio: è una lettura breve ed interessante, magari come spunto per approfondire leggendo altro.

 

Opera recensita: “Colazione al Cairo” di Mohamed Salmawy

Editore: Giunti, 2012

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Egitto – Italia

Pagine: 224

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì.