simposio lettori copertina

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venerdì 29 settembre 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY E GEORGE HORNBY - NESSUNO PUO' VOLARE


Sinossi:

Quando si nasce in una famiglia inconsueta come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è "tutti normali,

ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po' 'strane'". Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza

della cugina Ninì, sordomuta ("Ninì non parla bene", si spiega agli estranei), dell'amata bambinaia ungherese Giuliana, un po' zoppa, del padre con una

gamba malata, e della "pizzuta" prozia Rosina, cleptomane - quando l'argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle

le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché "la zia non deve sentirsi imbarazzata". E poi naturalmente conosciamo George, sia

attraverso le parole di sua madre, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare

i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul

mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le

città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi.

 

Commento:

Confesso che quando ho scelto di leggere questo libro ho fatto una cosa per me alquanto inconsueta: ho letto solo titolo ed autrice, non anche la sinossi, e mi ci sono tuffata a scatola chiusa. Forse è per questo che, almeno nella fase iniziale, ho avuto qualche difficoltà a capire che le voci narranti sono due (la madre, l’autrice, ed il figlio George) e figuratevi poi la sorpresa quando ho capito che l’argomento sarebbe stato la disabilità. “Nessuno può volare” è il racconto a due voci della vita di un’intera famiglia, gli Agnello Hornby, con tutte le difficoltà e le piccole gioie di ogni famiglia normale. Sì, perché la famiglia di cui si parla qui è normale, anche se al suo interno un bel giorno si è insinuato un elemento non richiesto, la sclerosi multipla primaria progressiva, la malattia incurabile che ha costretto George su una sedia a rotelle. Qui troviamo non uno, ma ben due punti di vista sull’argomento: quello dell’autrice, una pragmatica, un’avvocatessa di mente aperta abituata ad incontrare le umanità più diverse, che racconta come già nella sua famiglia d’origine ci fossero tante piccole diversità tutte tollerate, spiegate e valorizzate senza reticenze; poi c’è il punto di vista di George, avvocato e poi banchiere della City che da un giorno all’altro si ritrova ad inciampare per strada sempre più spesso e da qui ad intraprendere una trafila medica interminabile e che lo porterà ad un verdetto infausto.

Nessuno dei due è disposto ad arrendersi e madre e figlio affrontano la malattia in modo diverso, ma affine: non ci sarà una cura per la sclerosi da cui è affetto George, è vero, ma ci sono tanti modi per permettergli di condurre la sua vita il più dignitosamente possibile… tutto sta nel volerli trovare e George è da subito in prima linea nella gara per trovare soluzioni.

Un libro sobrio, a volte spigoloso, ma sempre sincero, nel quale si affronta la disabilità senza sentimentalismi e con molta sincerità. Simonetta Agnello Hornby non ha peli sulla lingua né quando si tratta di denunciare le inadeguatezze del sistema o l’inaccessibilità di alcuni luoghi, né quando si tratta di denigrare il comportamento di alcuni disabili. Perché chi l’ha detto che i disabili sono tutti buoni? E George, dal canto suo, è un esempio di volontà di riscatto, indipendenza e maturità.

Consiglio questa lettura proprio per la sincerità con cui affronta l’argomento “disabilità”: alcune posizioni meriterebbero una rilettura per essere comprese a pieno, ma fondamentalmente sono d’accordo su molti dei concetti anticonformisti espressi dall’autrice e da suo figlio.

 

 

Opera recensita: “Nessuno può volare” di Simonetta Agnello Hornby e George Hornby

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: biografia-autobiografia

Ambientazione: Italia-Inghilterra

Pagine: 220

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 28 marzo 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY - CAFFè AMARO


Sinossi:

Gli occhi grandi e profondi a forma di mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una

malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade a Pietro Sala – che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote – e,

in maniera meno evidente, all’amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre di lei e che Maria considera una sorta di fratello maggiore. Maria ha solo

quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bonvivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista

di grandi ideali ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: fuori dalle mura familiari, Maria scopre un senso

più ampio dell’esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l’eros, a cui Pietro

la inizia  con sapida naturalezza, arriva per lei la conoscenza di sé e dei propri desideri, nonché l’apertura al bello e a un personalissimo sentimento

della giustizia. Durante una vacanza a Tripoli, complice il deserto, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l’ha

legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d’amore che copre più di vent’anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini in attesa di una nuova

pace.

Dai Fasci siciliani all’ascesa del fascismo, dalle leggi razziali alla Seconda guerra mondiale e agli spaventosi bombardamenti che sventrano Palermo, Simonetta

Agnello Hornby insegue la sua protagonista, facendo della sua storia e delle sue scelte non convenzionali la storia di un segmento decisivo della Sicilia

e dell’Italia.

 

Commento:

 

Un romanzo storico di quelli che piacciono a me, che coniugano le accurate e circostanziate descrizioni storiche alla vita dei protagonisti ed alle loro vicissitudini.

Quella che Simonetta Agnello Hornby sapientemente racconta in queste pagine è la storia di Maria, una giovane donna bella, intelligente, coraggiosa; è la storia della sua famiglia, un padre avvocato socialista osteggiato per le sue idee, una madre giovane, bella e criticata ma orgogliosa della sua famiglia; è la storia dei Sala, una famiglia nobile, ricca e controversa; è la storia di una terra, la Sicilia, bellissima e piena di contraddizioni; è la storia dell’Italia fra Ottocento e Novecento, fra progresso e ritrosia, fra arte e corruzione.

I fatti narrati in questo libro coprono cinquant’anni di storia d’Italia, da Crispi al secondo dopoguerra, raccontando ciò che accadde dal punto di vista della gente comune, dei contadini, dei nobili, dei militari, dei socialisti e dei fascisti.

E questo è solo ciò che gli italiani ed i siciliani dovettero affrontare dall’esterno: poi ci sono i problemi di ogni famiglia, quelli antichi e moderni che non tramontano. C’è l’ombra del gioco d’azzardo, ci sono parenti invidiosi, ci sono malattie, storie familiari complesse ed equilibri difficili da mantenere… Ma il sentimento che più di ogni altro pervade queste pagine è il coraggio: il coraggio di una donna di affrontare sempre le sue scelte e le loro conseguenze; il coraggio di vivere un amore, il vero amore, in clandestinità, con la guerra come nemico principale; il coraggio di farsi scivolare addosso le maldicenze, le accuse, e di affrontare tutto a testa alta. Maria è tutto questo, è donna sensuale, madre attenta, moglie ferma e decisa, padrona di casa accorta, mente in grado di discostarsi dalle idee altrui e di esprimere fermamente il proprio pensiero. Simonetta Agnello Hornby ha tracciato con maestria ed eleganza il ritratto luminoso di una donna e di una terra meravigliose, strazianti e memorabili e ne ha fatto un romanzo imbevuto di dirompente sensualità, bello, prezioso ed estremamente gradevole. Lettura assolutamente consigliata!

 

Opera recensita: “caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby

Editore: Feltrinelli, 2016

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sicilia-Libia-Italia

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì.

 

domenica 29 maggio 2016

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY - LA MENNULARA


Sinossi:

Roccacolomba. Sicilia. 23 settembre 1963. È morta la Mennulara, al secolo Maria Rosalia Inzerillo, domestica della famiglia Alfallipe, del cui patrimonio è stata da sempre – e senza mai venir meno al ruolo subalterno – oculata amministratrice. Tutti ne parlano perché si favoleggia sulla ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perché sanno e non sanno, perché c’è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine. Senza di lei Orazio Alfallipe, uomo sensuale e colto, avrebbe dissipato proprietà e rendite. Senza di lei Adriana Alfallipe, una volta morto il marito, sarebbe rimasta sola in un palazzo immenso. Senza di lei i figli di Orazio e Adriana, Lilla, Carmela e Gianni, sarebbero cresciuti senza un futuro.
Eppure i tre fratelli, tornati nel deserto palazzo di famiglia, credono di avere tutti dei buoni motivi per sentirsi illusi e beffati dalla donna, apparentemente rozza e ignorante, che ora ha lasciato loro uno strano testamento. Voci, testimonianze e memorie fanno emergere un affresco che è insieme uno straordinario ritratto di donna e un ebbro teatro mediterraneo di misteri e passioni, di deliri sensuali e colori dell’aria, di personaggi e di visioni memorabili. Un grande romanzo. Una grande storia siciliana.

 

Eccomi qua, scusate l'assenza! Oggi vi parlo di un libro di cui ho letto giudizi molto contrastanti: c’è chi lo ritiene meraviglioso e chi invece lo vede solo come un’imitazione dei grandi autori siciliani che hanno descritto l’essenza della Sicilia nelle loro opere.
Sto parlando de “la mennulara”, il romanzo corale di Simonetta Agnello Hornby uscito per Feltrinelli nel 2002. E’ la prima opera di questa scrittrice con cui mi confronto e devo dire che il suo stile narrativo mi è piaciuto; lo stesso non vale, però, per la trama.
Quindi fra le due fazioni mi schiererei nel mezzo. Ma cerchiamo di essere più chiari: la storia si sviluppa attorno alla morte di Maria Rosalia Inzerillo, anche conosciuta come la Mennulara o Mennù, come la chiamavano i pochi che la stimavano e provavano affetto e riconoscenza per lei.
Mennù era una donna forte, tenace, spigolosa, una vera “fimmina di panza”, come lei stessa si definiva. Il suo caratteraccio le aveva procurato molti nemici e molte invidie sia tra i suoi pari grado sia tra i signorotti del paese. Rocca Colomba è un piccolo borgo dell’entroterra siciliano, imperniato della cultura clientelare e a volte un po’ retrograda che accomuna la Sicilia a tutti i paesini del Sud negli anni 60, una cultura basata su rigide divisioni di classe, rispetto delle gerarchie, sottomissioni, occhi che guardano senza essere visti… ma la Mennulara andava oltre tutto questo, lei era parte del sistema, ma tendeva per natura a superarne le barriere: era una “criata” (serva) e sempre lo sarebbe rimasta, ma era anche intelligentissima e cosciente delle proprie doti di affarista e sapeva bene come metterle a frutto. Al momento della sua prematura dipartita tutto il paese discute di lei: c’è chi ne parla bene e chi male; c’è chi ne onora il ricordo e chi non perde occasione per rifarsi del suo caratteraccio. E dietro a tutto questo c’è l’ombra onnipresente della mafia che tutto vede e tutto sa. E poi ci sono gli Alfallipe, i suoi padroni, da lei serviti con devozione ed abnegazione, simbolo di stoltezza, alterigia ed ingordigia… L’astuzia della mennulara li porterà allo sfinimento e perderanno molto, ma solo per colpa loro.
Il libro è sicuramente ben scritto, con una prosa fluida e lineare, ma la trama lascia un po’ troppo a desiderare: si suscita tanto interesse per la figura enigmatica di Mennù, ma poi alla fine il tutto si riduce a qualcosa che si poteva capire già dalle prime pagine. Anche la scelta di non delineare con esattezza i personaggi per lasciarli solo intuire al lettore mi sembra azzeccata: la figura centrale è la mennulara, tutti gli altri sono di contorno, come se fossero suoi satelliti. Se abbinata ad una trama più completa, avvincente e plausibile, questa storia potrebbe essere perfetta, eppure le manca quel collante che faccia chiudere il cerchio senza sforzo, manca quel colpo di scena o quel finale a sorpresa che avrebbe dato un tocco in più alla storia ripagandoci dell’attesa. Per capirci, la Hornby suscita la nostra curiosità in ogni pagina, ma poi non la soddisfa e si finisce per restare delusi. Non mi sento, tuttavia, di non consigliare la lettura di questo libro, perché la figura di Mennù è molto significativa e comunque il quadro rappresenta benissimo uno spaccato socio-culturale della Sicilia e dell’Italia meridionale negli anni del dopoguerra.
Quindi, in definitiva, direi che lo consiglio, ma senza troppe aspettative.

 

Opera recensita: “la mennulara” di Simonetta Agnello Hornby

Editore: Feltrinelli, 2002

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sicilia, anni 60

Pagine: 209

Consigliato: sì/no.