simposio lettori copertina

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mercoledì 30 giugno 2021

RECENSIONE: CARMEN KORN - QUANDO IL MONDO ERA GIOVANE

    Sinossi:

Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. Gerda e suo marito Heinrich Aldenhoven vivono a Colonia, nella casa ereditata a Pauliplatz, insieme ai figli Ursula e Ulrich e alle cugine non sposate di Heinrich, che hanno perso il loro appartamento sotto i bombardamenti. Heinrich gestisce una galleria d’arte, ma gli affari al momento vanno male: in troppi non hanno più le pareti dove appendere i quadri. La situazione è difficile anche ad Amburgo, dove l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt dormono nella stanzetta accanto alla cucina da quando hanno lasciato il letto alla figlia Nina e al nipotino Jan. Il bambino ha cinque anni e non ha mai incontrato il padre, Joachim, disperso in Russia da anni nonostante Nina continui a sperare nel suo ritorno. E infine c’è Margarethe, nata Aldenhoven, che si è trasferita da Colonia a Sanremo, dove ha sposato Bruno, figlio di una ricca famiglia di commercianti di fiori; la vita tra le bellezze della riviera ligure sembra spensierata, ma la presenza della suocera, matriarca misogina che gestisce il patrimonio di famiglia, è molto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?
Il primo capitolo della nuova saga in due volumi firmata Carmen Korn: un’emozionante storia corale, un decennio all’insegna della rinascita, tre famiglie a cui affezionarsi.

 

Commento:

Se ci guardiamo indietro, gettando uno sguardo d'insieme al Novecento, non ci sarà difficile convenire che la storia di questo secolo si divide in due grossi blocchi: prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Quei cinque anni e mezzo e i vent'anni precedenti fanno da spartiacque fra il mondo di prima e il mondo d'oggi. Il decennio che va dal 1950 al 1959 fu, perciò, un periodo cruciale per la nascita e la formazione della società che conosciamo e nella quale viviamo, fu quasi una nuova giovinezza del mondo, fatta di tante novità, voglia di riprendersi, ma anche di strascichi insoluti e ferite profonde. Carmen Korn, in questo romanzo, analizza proprio quel decennio di profondi cambiamenti e lo fa dal punto di vista di tre famiglie, diverse ma tra loro legate, residenti in tre città: gli Aldenoven da Colonia, i Bortfel da Amburgo e i Canna da Sanremo. Le vicende familiari loro e delle persone che con loro hanno a che fare si intrecciano indissolubilmente con la storia dell'Europa postbellica. Ci affezioneremo, come già è accaduto nella Trilogia del secolo, a questi nuovi personaggi e vorremo sapere altro di loro, saremo curiosi di conoscere l'evoluzione delle loro vite. E infatti Carmen Korn non ci delude: è già previsto un secondo volume di questa storia tutta da leggere.

Opera recensita: "Quando il mondo era giovane" di Carmen Korn

Editore: Fazi, 2021

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Germania-Italia, anni 50

Pagine: 590

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

venerdì 16 ottobre 2020

RECENSIONE: GIORGIO FONTANA - PRIMA DI NOI

Sinossi:

Una famiglia del Nord Italia, tra l'inizio di un secolo e l'avvento di un altro, una metamorfosi continua tra esodo e deriva, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche. Il tempo che scorre, il passato che tesse il destino, la nebbia che sale dal futuro; in mezzo un presente che sembra durare per sempre e che è l'unico orizzonte visibile, teatro delle possibilità e gabbia dei desideri. È questo il paesaggio in cui vivono e muoiono i personaggi di Giorgio Fontana, i Sartori, da quando il primo di loro fugge dall'esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza in un casale di campagna. Poi un figlio perduto in Nordafrica, due uomini sopravvissuti e le loro nuove famiglie, per arrivare ai giorni nostri: quelli di una giovane donna che visita la tomba del bisnonno, quasi a chiudere un cerchio. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, che si spostano dal Friuli rurale alla Milano contemporanea affrontando due guerre mondiali e la ricostruzione, la ricerca del successo personale o il sogno della rivoluzione, la cattedra in una scuola e la scrivania di una multinazionale. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, il viaggio. Sempre lo scontro e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse nella felicità neppure credono. Perché se in ogni posto del mondo bisogna battersi e lottare allora è meglio imparare ad accettare le proprie inquietudini, e stare lì dove la vita ci manda.

Romanzo storico e corale, vasto ritratto narrativo del Novecento italiano, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un passato che sembra aver lasciato in eredità solo fatica e complessità, persino nei più limpidi gesti d'amore. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? Esiste una forza originaria capace di condannare un'intera famiglia all'irrequietezza? Come redimere se stessi e la propria stirpe? La risposta a queste domande è nella voce di un tempo nuovo, nello sguardo di chi si accinge a viverlo, nelle parole di uno scrittore di neppure quarant'anni che ha voluto affrontare con le armi della letteratura la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.

 

Commento:

Si può racchiudere la storia d'Italia, da Caporetto ad oggi, in un romanzo? Lo si può fare in modo credibile, dignitoso, curato, serio? La risposta è sì e il segreto è prendersi i tempi giusti. Giorgio Fontana si è preso novecento pagine, novecento pagine densissime di vita, battaglie, rinunce, compromessi, insoddisfazioni, vittorie, sconfitte, dolori, gioie, amori, lotte, lavoro, perdita, vigliaccheria, coraggio. Tutto questo e molto altro è Prima di noi, la storia dei Sartori, una famiglia nata per costrizione, per pagare un errore, per prendersi la responsabilità di una vigliaccata, e rimasta in piedi, tra il Friuli e l'interland milanese, tra alterchi e strani legami di solidarietà, per quasi cento anni. Giorgio Fontana si prende la calma necessaria per descrivere con compiutezza e perizia storie, situazioni, personaggi, raccontando attraverso la quotidianità di una famiglia che cresce, cambia, si sfalda, si sgretola e si ricostruisce, la storia di un'Italia cambiata per gradi, a poco a poco, passando attraverso ostacoli, guerre, privazioni, povertà, migrazioni, resistenze, lotte sindacali, scioperi, diritti e disoccupazione. Raccontando attraverso le vicende di una famiglia come tante, Fontana dimostra agli ultimi scettici che la storia non è una parola vuota, un concetto astratto, che le epoche non sono contenitori vuoti o segni sulla linea del tempo immaginaria, ma sono vite che cambiano, genitori che invecchiano e figli che si affacciano al mondo, pronti a fare la loro parte. Un buon romanzo, con una scrittura ricercata, pacata, misurata, puntuale ed efficace. Una lettura da consigliare.

 

Opera recensita: "Prima di noi" di Giorgio Fontana

Editore: Sellerio, 2020

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Friuli, Lombardia

Pagine: 896

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

domenica 4 ottobre 2020

RECENSIONE: LUCA CROVI - STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Sinossi:

Il fatto che la crime fiction in Italia non abbia mai subito cali di popolarità o di consenso si può considerare una prova del suo legame indissolubile col modo di raccontare e di raccontarsi nel Belpaese. Luca Crovi ne rilegge la storia da un punto di vista inedito, utilizzandola come sensore delle aspirazioni e delle paure, dei sogni e dei peggiori incubi di un'intera nazione. Il risultato è una brillante cartografia dell'inferno del Novecento e del primo ventennio del Duemila, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, fino ai gialli con humour di Marco Malvaldi e Francesco Recami, passando per i thriller di Giorgio Faletti e Donato Carrisi. Costruendo un percorso avvincente attraverso successi editoriali e repêchage di autori, più o meno noti, che hanno lasciato un segno nel panorama italiano e internazionale, Crovi mette in rilievo differenze e analogie fra trame e personaggi, ambientazioni e schemi narrativi del giallo, il «frutto rosso sangue della nostra epoca». Davanti a un universo narrativo che parla dei lettori e ai lettori, terrorizza e affascina nello stesso tempo perché sembra esorcizzare, con il rigore razionale di un'indagine brillante e intuitiva, la paura dell'ignoto, non si può fare a meno di chiedersi: è forse un caso che in tempi di feroce incertezza, come quelli che stiamo vivendo, il giallo sia ancora il genere più amato dagli italiani?

 

Commento:

Ecco, lo sapevo. Lo sapevo ancora prima di aprirlo, che in Storia del giallo italiano avrei trovato un altro must! Sapevo che, da appassionata di letteratura thrilling che sa di avere ancora molte lacune, avrei imparato molto da questa lettura, ma non mi aspettavo che mi avrebbe coinvolta, tramortita, quasi sopraffatta con tante informazioni e soprattutto tantissimi stimoli ad approfondire, tanti spunti per nuove letture, incontri con nuovi personaggi, vecchi autori, altri modi di raccontare il giallo e quindi la società. Di sicuro con Crovi condivido il mio modo di intendere il giallo, il thriller, il noir: forme meravigliosamente efficaci e coinvolgenti di raccontare la società, di leggere ed interpretare il mondo in cui viviamo e i comportamenti di chi ci circonda, nonché di esorcizzare la paura di ciò che non conosciamo, ma che potrebbe accadere. In Storia del giallo italiano ho trovato autori che non conoscevo, personaggi che mi hanno già conquistata prima ancora di entrare nel loro mondo, ma anche storie che in questi anni mi hanno formata come lettrice e come persona, contribuendo ad accrescere il mio amore per questo genere letterario ed altresì la conoscenza di questo Paese che, con tutte le sue differenze, fallacie e difficoltà, tutti noi amiamo. L'"investigazione" di Crovi nel giallo italiano parte da lontano, dalla metà dell'Ottocento, ed organicamente, attraverso vari livelli e piani narrativi si snoda per un secolo e mezzo sino ad arrivare a noi, al 2020, in quella che più che una variegata e variopinta sfilata di nomi e scene, è una caleidoscopica rimpatriata della grande famiglia del giallo in tutte le sue nuances, dai nonni – De Angelis, Mastriani, Matilde Serao – ai genitori – Scerbanenco, Camilleri, Faletti, Laura Grimaldi – ai figli, nipoti e pronipoti – Genisi, Basso, Venezia, De Marco, Pulixi, Tuti e chi più ne ha e più ne metta. E come in ogni rimpatriata che si rispetti, ciascuno porta qualcosa di sé, le sue idee, il suo lavoro, i suoi manicaretti, la sua terra, il suo modo di essere e di intendere il mondo. Un perfetto mix di storie, voci, luoghi, colori per raccontare l'Italia in tutte le sue sfaccettature. So già che riaprirò spesso questo saggio - pure impegnativo e complesso, bisogna ammetterlo – alla ricerca di quello spunto, di quella storia che ancora mi manca e che fa al caso mio. A voi lo consiglio, sia che siate appassionati del giallo, sia che amiate i saggi e le pubblicazioni un po' meno leggere.

 

Opera recensita: "Storia del giallo italiano" di Luca Crovi

Editore: Marsilio, 2020

Genere: saggio

Ambientazione: Italia

Pagine: 512

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 9.

      

giovedì 21 novembre 2019

RECENSIONE: DIMITRI DELIOLANES - COLONNELLI


Sinossi:
Assalti squadristici, brogli elettorali, assassini politici, attacchi terroristici e stragi di civili sono i meccanismi di governo nella Grecia degli anni Cinquanta e Sessanta. Questo clima di terrore fa da sfondo al colpo di Stato dei colonnelli del 21 aprile 1967. Una delle pagine più nere della storia del dopoguerra europeo. Qual è stata l’influenza del regime militare greco sulla fragile democrazia italiana degli anni Sessanta? Quali i legami fra le diverse correnti politiche? Quale il ruolo dei militari nella sanguinosa stagione degli anni di piombo? A queste e altre numerose domande risponde con Colonnelli Dimitri Deliolanes, autore da sempre interessato alle relazioni, presenti e passate, dei paesi di cui si sente cittadino: Grecia e Italia. Non solo un libro di storia, quindi. Accanto alla disamina delle cause e delle conseguenze dell’ascesa dei militari in Grecia, Deliolanes tratteggia i fili dei rapporti tra i gruppi di estrema destra greci e quelli italiani e la costruzione del meccanismo spionistico e terroristico del regime in Italia. Nel libro sono state raccolte, arricchite e collocate in un preciso contesto strategico le testimonianze sul coinvolgimento greco nella strage di piazza Fontana: le mire aggressive del regime – si scopre – vanno oltre la reazione all’espulsione della Grecia dei colonnelli dal Consiglio d’Europa decretata da Moro il 12 dicembre 1969. Impressionante la rivelazione di una serie di attacchi terroristici ordinati da Atene, proprio per il 12 dicembre, contro le basi britanniche a Cipro. In un mondo dove il fascismo e l’autoritarismo sembrano riaffacciarsi prepotentemente, Colonnelli ci aiuta a non dimenticare un passato fin troppo recente, che però sembra essere stato sepolto da anni di revisionismo.

Commento:
Sì, magari saranno complicati da leggere, non immediati da comprendere e metabolizzare, ma i saggi – ne sono convinta – sono molto utili a chi non si accontenta di vivere in modo passivo e vuole, invece, informarsi, quale che sia l'argomento. Quelli storici, come quello di cui parliamo qui, servono a capire meglio le dinamiche politiche, sociali, culturali, economiche che hanno portato al presente. Dimitri Deliolanes analizza in questo saggio il golpe militare dei Colonnelli, attuatosi il 21 aprile 1967, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento. Con precisione, metodo e competenza, l'autore chiarisce le origini del golpe, la condizione politica che vi ha condotto la Grecia, le ingerenze straniere e i tanti legami che i greci avevano con l'Italia, il nostro Paese, legami cruciali per gli anni di piombo e la cosiddetta strategia del terrore.
Un saggio, Colonnelli, non proprio immediato soprattutto per via della presenza di moltissimi nomi di politici, militanti e personaggi di varia collocazione, ma interessantissimo e tutto sommato scorrevole. La lettura, per quanto l'argomento sia specifico, appassiona e non annoia, certo, a patto che si sia realmente interessati ad approfondire questa importante pagina storica.
A chi lo fosse, io non posso che consigliare quest'opera: trarrete certamente spunti interessanti anche per letture successive o raffronti con altre opere. Per i riferimenti storici, i collegamenti con la politica e la militanza di altri Stati, Colonnelli sarà molto utile a chi voglia approfondire, in modo trasversale, sia il secondo dopoguerra che gli Anni di Piombo.

Opera recensita: "Colonnelli" di Dimitri Deliolanes
Editore: Fandango, 2019
Genere: saggio
Ambientazione: Grecia-Italia
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 23 settembre 2019

RECENSIONE: FABIO GEDA - NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI


Sinossi:
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso.
Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia. Quanto a Enaiatollah Akbari, la sua biografia è nelle pagine di questo libro.

Commento:
Questa è una storia vera, vera, drammatica e bellissima. A raccontarcela, in un dialogo con Fabio Geda, è proprio colui che l'ha vissuta, Enaiatollah, Enaiat.
Quando sua madre lo ha lasciato da solo in Pakistan, in un luogo e con persone sconosciute, Enaiat aveva appena dieci anni, era un bambino intelligente e perspicace, ma comunque un bambino, per giunta solo e mai uscito dal suo paesino dell'Afganistan. Il piccolo Enaiat è spaesato e comincia a chiedere in giro dove sia sua madre; quando gli spiegano cos'è accaduto, ossia che la madre l'ha accompagnato lì per salvargli la vita, e poi l'ha lasciato per tornare dai suoi fratelli, Enaiat prova un dolore sconosciuto, la loro immagine gli si tatua negli occhi, ma sa che non può perdersi d'animo. Comincia a cercare lavoro, tenta sempre di avere un posto dove dormire la notte e cerca di non farsi nemici. Da qui, dalle strade malsicure del Pakistan comincia la sua clandestinità, la sua odissea verso un posto dove fermarsi, una casa, un posto dove stare bene. Ciò che attraversa, le prove che deve superare sono a dir poco indicibili per chiunque, figurarsi per un bambino della sua età. Enaiat deve diventare uomo presto per aiutarsi da solo e far fronte a ciò che lo aspetta, ma non perde, nonostante tutto, la voglia di migliorarsi, di mantenere la sua dignità, di imparare e guadagnarsi da vivere onestamente. Quando giunge in Italia, più di quattro anni dopo essere partito dal Pakistan, non gli sembra vero di potersi fermare, di trovarsi bene e soprattutto di avere finalmente una prima forma di accoglienza.
Questa è una storia commovente perché reale, importante perché sincera, da leggere per capire e non dimenticare. Una lettura consigliata a tutti, perché tutti abbiamo bisogno delle parole di questo ragazzo.

Opera recensita: "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda
Editore: Baldini e Castoldi
Genere: autobiografia
Ambientazione: Afganistan-Pakistan-Iran-Turchia-Grecia-Italia
Pagine: 160
Prezzo: 12,00 €
Voto personale: 8,5.


lunedì 21 maggio 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO NOSEDA - TRILOGIA DI LUCA MARIANI


Sinossi:

Luca Mariani è un uomo con due anime. Sincero e appassionato servitore dello stato e godereccio amante del bel vivere al tempo stesso, Luca, anzi, il capitano

Mariani, della Guardia di Finanza, combatte le sue battaglie rialzandosi, ogni volta più forte, dopo ogni caduta affrontando con carattere le sfide che

la vita gli riserva concedendosi, tra una pericolosa indagine e l'altra, piaceri quali una corsa in moto, una cena gustosa o una nottata galante con una

bella donna.

 

Commento:

Quando lo incontriamo per la prima volta, a Milano, Luca Mariani ha da poco passato i trent’anni, è tenente della Guardia di Finanza ed è reduce da un’esperienza traumatica vissuta durante un’indagine durata mesi. Quando lo lasceremo, alla fine dell’ultimo dei tre racconti contenuti in questo libro, sarà trascorso qualche anno e Luca non sarà più lo stesso. Avrà vissuto a Napoli – dove avrà lasciato un pezzo di cuore e tanti sogni, avrà conosciuto una friulana bellissima e in gamba che vorrebbe tanto sposare, sarà diventato capitano della G.D.F. ed avrà portato a termine tante indagini importanti. Indagini che avranno sottoposto lui e i suoi cari a rischi non indifferenti. Indagini che avranno portato Luca in giro per l’Italia ed anche oltre confine per inseguire i responsabili di crimini che nel nostro Bel Paese sono ancora terribilmente diffusi e radicati. Droga, mafia, corruzione, reati bancari, reati informatici, sversamento di rifiuti tossici pericolosi. Sono solo alcuni dei crimini di cui, con tenacia e perseveranza, si occupa Luca e sono solo alcune delle piaghe che ancora, dolorosamente, affliggono la nostra Italia da Nord a Sud. Un’Italia che c’è tutta in questo libro, in tutta la sua unicità e nelle sue profonde differenze e contraddizioni. Un’Italia ferita, ma bellissima che non si può non amare. E così viaggiamo anche noi sulla Imola di Luca fra i sapori, i profumi, i dialetti, i paesaggi mozzafiato, passando dal pragmatismo di Milano al calore di Napoli all’eleganza di Trieste.

E tra una pastiera, un risotto ed un sorso di rosé, conosciamo un uomo capace di sentimenti forti e passioni profonde, attaccato al proprio lavoro, perseverante ed assennato, ma anche romantico e nostalgico, amante della buona cucina, delle belle donne, fedele e legato agli amici. Conosciamo Luca e ci affezioniamo a lui, a Paco, Anna, Andrea, Giulia, attraverso tre indagini di diversa intensità, ma tutte vissute e sofferte; la tensione è sempre presente, ma è ben controllata e dosata tanto che, anche quando cala per lasciare spazio alla sensualità e al romanticismo, non ci si annoia comunque e si segue con piacere l’evolversi della vita privata e sentimentale di Mariani.

Una lettura estremamente scorrevole e molto coinvolgente, con un finale che, a dire il vero, non mi aspettavo; tre storie estremamente attuali e realistiche nelle quali ritroviamo i problemi più profondi e veri del nostro Paese, con un protagonista che trova la sua forza nella sua profonda umanità. Una piccola curiosità in appendice: una cosa, in particolare mi ha colpito durante la lettura, ossia l’estrema facilità e celerità dei viaggi. Luca percorre distanze considerevoli in un tempo che sembrerebbe brevissimo. Questo a prima vista potrebbe sembrare una forzatura o un elemento inverosimile; tuttavia, a ben guardare, contribuisce a dimostrare come l’Italia sia una ed uniforme, nel bene e nel male, per il crimine e per la sua bellezza, annientando le proverbiali differenze tra Nord e Sud. Libro, in definitiva, assolutamente consigliato.

 

 

Opera recensita: “La trilogia di Luca Mariani” di Alessandro Noseda

Editore: La Ponga

Genere: giallo – raccolta di racconti

Ambientazione: Italia

Prezzo: 16,45 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

mercoledì 16 maggio 2018

RECENSIONE: NATALIA GINZBURG - LESSICO FAMIGLIARE


Sinossi:

Premio Strega 1963. "Lessico famigliare" è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave

di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino

tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni

gergali. Scrive la Ginzburg: "Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando

c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle

frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire 'Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna' o 'De cosa

spussa l'acido cloridrico', per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi,

a quelle parole". In appendice la Cronistoria di "Lessico famigliare" a cura di Domenico Scarpa e uno scritto di Cesare Garboli. Introduzione di Cesare

Sagre.

 

Commento:

Opinioni discordanti per questo “Lessico famigliare” molto famigliare: c’è chi lo definisce senza riserve “un capolavoro assoluto”, chi lo trova non particolarmente profondo ma comunque molto bello, chi lo trova deludente. Io, mio malgrado, devo inserirmi in quest’ultima categoria.

Questo libro non mi è piaciuto, non ne ho capito l’intenzione, non ci ho trovato né coinvolgimento né un messaggio, mi aspettavo di più: sapevo che non si trattava di un vero e proprio romanzo, ma piuttosto di una raccolta di ricordi; tuttavia mi sarei aspettata, da parte dell’autrice che questi ricordi li ha vissuti, più emozione o partecipazione. Natalia Ginsburg, invece, racconta fatti, misfatti, manie ed esperienze vissute da persone che, nonostante siano presenti in tutto il libro, non arriviamo mai veramente a conoscere. E’ come se arrivassimo in una stanza dove una vecchia signora sta raccontando della sua famiglia e del periodo che va dal primo al secondo dopoguerra, ma vi arrivassimo a racconto già iniziato. E purtroppo le tante espressioni gergali non bastano, a parer mio, a creare quell’intimità e quella conpartecipazione che sarebbero necessarie ad entrare nelle vicende e ad appassionarsi al racconto. Mi sento quasi in colpa nel non consigliarlo, ma purtroppo questo libro non mi ha lasciato nulla: ho concluso la lettura così, in modo troppo liscio, senza sobbalzi né coinvolgimenti di sorta. Mi dispiace, ma purtroppo per me è un no.

 

 

Opera recensita: “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

Editore: Einaudi, prima ed. 1963

Genere: autobiografia

Ambientazione: Torino-Italia

Pagine: 278 (ed. 2010)

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6.

 

giovedì 3 maggio 2018

RECENSIONE: CONCITA DE GREGORIO - MI SA CHE FUORI E' PRIMAVERA


Sinossi:

Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture.

Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può

trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia

e l'ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un

marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti.

In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l'uomo si uccide. Delle bambine

non c'è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme

un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro,

doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l'amore che salda e che resta.

 

Commento:

 


Oggi, nella mescolanza di idiomi che caratterizza il nostro linguaggio, c’è una parola per tutto, esiste un termine per definire ogni cosa, persona, status, sentimento, emozione, tutto. Tutto tranne un genitore che perde un figlio. Perché? Forse perché questo è un dolore troppo grande, un’assenza così profonda che è difficile definirla con una parola. Lo sa bene Irina Lucidi, importante avvocato italiano residente in Svizzera che, nel gennaio 2011, decide di divorziare dal marito Mathias Schepp. Ciò che ha portato a questa rottura è qualcosa di indefinito e duraturo, una violenza psicologica che ha scavato nelle certezze di Irina e l’ha portata ad allontanarsi da colui che l’ha causata; ciò a cui la sua decisione porterà Irina non può sospettarlo: una domenica di fine gennaio del 2011 il marito, Mathias, parte dal paesino svizzero in cui vivono e fa perdere le sue tracce. Sarà ritrovato pochi giorni dopo a Cerignola, in Puglia, morto sui binari della stazione sui quali si è gettato per farla finita. Un gesto premeditato, evidentemente, visto che in casa verrà ritrovato il
suo testamento. A non essere mai più ritrovate sono, però, le due figlie della coppia, le gemelline Livia e Alessia di sei anni. Sono partite col padre? Le ha lasciate lui in qualche luogo lungo la strada? Sono state abbandonate? Vendute? Uccise? Non si sa nulla. E fra indagini lacunose e fredde recriminazioni resta il dolore immenso di una madre che non può e non vuole dimenticare le sue figlie. Può – e vuole – però, ritornare a vivere, ad innamorarsi, ad amare ancora davvero qualcuno che c’è, che la fa ridere, che non la mette alla prova. E Concita De Gregorio racconta, con delicatezza e partecipazione, la storia di questa donna coraggiosa che ricorda e vive amando ed impegnandosi perché altri trovino in Svizzera il sostegno che lei, italiana e donna, non ha avuto: ha creato, infatti, un’associazione che si occupa proprio di dare sostegno sociale, psicologico e giuridico a chi affronti la scomparsa di un minore. Si chiama “Missing Children Switzerland”.

Ogni giorno, leggendo le notizie o ascoltando il Tg, veniamo a contatto con storie di orrore e sofferenza che, nostro malgrado, dimentichiamo subito dopo, presi dalla nostra vita e dalle nostre incombenze ed ormai abituati – quando non ci tocca da vicino – alla violenza e alla follia. Anche di questa storia avevamo sentito parlare nel 2011 e ci aveva inquietato e lasciati sgomenti. Questo libro di poco più di cento pagine che si legge in poche ore, ha il grande merito di ricordarcela questa storia e di farlo con tatto. Irina è una donna forte che ha sofferto eppure sorride, ma è una donna che aspetta ancora le sue figlie, aspetta e merita delle risposte da chi è in grado di dargliele. Ciò che ho apprezzato meno, nel libro, è forse la struttura con cui è stato impostato: lettere, ricordi, pensieri che mi hanno fatto entrare con fatica nella vicenda. Per il resto, però, è un buon libro e soprattutto racconta una storia che non va dimenticata.


Opera recensita: “Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio

Editore: Feltrinelli, 2015

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Svizzera, Italia

Pagine: 122

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

domenica 22 aprile 2018

RECENSIONE: GIOVANNI ARPINO - IL BUIO E IL MIELE


Sinossi:

Il capitano Fausto, protagonista del libro, l'ufficiale che per un incidente di pace e non di guerra ha perso la vista e una mano, è un Achab senza Balena

Bianca, prigioniero di un mondo nero, un Ulisse senza Iliade, al quale resta la possibilità di una piccola Odissea (una settimana, cinque più due come

si dice nel gergo delle caserme), tra Genova e Roma, con tappa conclusiva Napoli dove lo attende (proprio a Napoli, la città del sole) un appuntamento

con la morte. Lo strano destino di questo romanzo è di essere più famoso con il suo nome di battaglia cinematografico, "Profumo di donna", che con il suo

titolo originale. "Il buio e il miele" ha ispirato memorabili interpretazioni a due grandissimi attori come Vittorio Gassman (1974) e Al Pacino (1992).

 

Commento:

Ho visto ed apprezzato, in tempi e gradi diversi, i due film tratti da questo libro, e mi è venuta la curiosità e la voglia di leggere l’opera che li ha ispirati.

“Il buio e il miele” di Giovanni Arpino, pubblicato per la prima volta nel 1969, è il racconto reale e senza fronzoli, del soldato in licenza designato a trascorrere una settimana “in compagnia” del capitano Fausto G, un uomo che ha perso una mano e la vista durante un “gioco di pace e non di guerra”, giocando con una bomba durante un’esercitazione. Uomo a dir poco particolare questo capitano, che vive secondo le sue regole badando a soddisfare solo le proprie voglie ed interessandosi poco agli altri, tanto che non si disturba a voler conoscere il nome del soldato: per lui sarà sempre e solo Ciccio, come tutti quelli che l’hanno preceduto. Il capitano fausto e Ciccio – lo chiameremo anche noi così – intraprendono un viaggio in treno che li condurrà a Napoli, passando per Genova e Roma. A Napoli li attende Vincenzo, un capitano che si ostina a voler essere chiamato tenente, anche lui rimasto invalido per un gioco di pace, probabilmente lo stesso di Fausto. E li attendono anche alcune ragazze, fra tutte Sarah, che è innamorata di Fausto. Ma i piani di Fausto e Vincenzo non prevedono l’amore.

Il racconto, che ci giunge dalla viva voce del soldato accompagnatore, è schietto e senza fronzoli, lo stile è nervoso, spoglio, quasi si tratti di appunti dettagliati scritti solo per non dimenticare ciò che è stato. Una lettura interessante perché lascia qualcosa – qualcosa di indefinito a dire il vero – sia che la si legga en passant, sia che ci si soffermi a studiarla dal punto di vista stilistico o comportamentale. Molto fedele la trasposizione di Risi, meno fedele ma molto più appassionante a mio giudizio quella di Pacino.

 

Opera recensita: “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino

Editore: Dalai, Baldini & Castoldi, prima ed. 1969

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Torino-Genova-Roma-Napoli

Pagine: 148 (Ed. Dalai 2008)

Prezzo: 8,90 € (Ed. Baldini e Castoldi 2013)

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5

Consigli correlati: film “Profumo di donna” di Dino Risi con Vittorio Gassman e “Scient of a woman” Di Al Pacino.

 

mercoledì 7 marzo 2018

RECENSIONE: ELIZABETH GILBERT - MANGIA, PREGA, AMA


Sinossi:

Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in

lacrime sul pavimento del bagno, con l'unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello

che ha, e fa qualcosa di cui non si sarebbe creduta capace: si mette a pregare. Come reagireste se Dio (o qualcosa che gli assomiglia) venisse a toccarvi

il cuore e la mente, non per invitarvi alla pazienza e alla rassegnazione, ma per dirvi che avete ragione, quella vita non fa per voi? Probabilmente fareste

come Liz: tornereste a letto, a pensarci su. A raccogliere le forze, perché il bello deve ancora venire. Un amarissimo divorzio, una tempestosa storia

d'amore destinata a finir male e, in fondo, uno spiraglio di luce: un anno di viaggio alla scoperta di sé. In questo irresistibile diario-confessione,

Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l'Italia, dove impara l'arte del piacere, ingrassa di 12 chili

e trova amici di inestimabile valore; l'India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico;

e l'Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo.

"Mangia prega ama" è la storia di un'anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.

 

Commento:

Ecco, la storia narrata in questo libro è riassunta in modo abbastanza esaustivo nella quarta di copertina. A me resta giusto qualche considerazione personale che può essere sintetizzata in due frasi:

1.       Buona idea, ma realizzazione discutibile;

2.       Una “palla” unica – concedetemi il termine – ma con tanti buoni spunti di approfondimento.

In generale non amo le autobiografie, specie se poi non riguardano personaggi che hanno avuto una qualche valenza storica o letteraria o culturale per il mondo; tuttavia la storia di rinascita di questa scrittrice americana che trova il coraggio di affrontare i suoi demoni e partire alla ricerca di se stessa mi aveva intrigato. Ed in effetti gli stimoli per approfondire ci sarebbero tutti: la meditazione, la ricerca di un equilibrio tra piacere e devozione, l’amore per la cucina, la volontà di trovare il proprio personale posto nel mondo. Durante la lettura, però, mi sono chiesta più volte se fosse necessario dilungarsi così tanto, mi sono augurata che il tutto finisse presto e bene… e questi pensieri mi hanno distratta e non mi hanno consentito di apprezzare a pieno neppure quegli stimoli che altrimenti avrei colto molto più a fondo.  In definitiva io questo libro l’ho trovato interessante, ma davvero troppo, troppo, troppo lungo e prolisso! Indubbiamente leggere quest’autobiografia vuol dire intraprendere con l’autrice un viaggio difficile e tortuoso perché incentrato sul suo vissuto personale, ma questa lettura presenta anche dei “Pro”: può essere d’esempio per chi si trovi in una situazione simile a quella della Gilbert, in verità tutt’altro che inconsueta. Perciò… consigliato? Sì, ma con cautela.

 

 

Opera recensita: “Mangia, prega, ama” di Elizabeth Gilbert

Editore: Bur, prima ed. 2007

Genere: autobiografia

Ambientazione: America-Italia-India-Indonesia

Pagine: 376

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5

 

mercoledì 27 dicembre 2017

RECENSIONE: SHI YANG SHI -CUORE DI SETA


Sinossi:

Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po' di nausea,

e mi spaventavo ogni volta che l'aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie

coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di mían hūatáng, 'cotone caramella', lo zucchero filato che spiluccavo,

in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali. Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Oūzhōu, l'Europa, insieme a Mama, mia

madre...

Inizia così l'avventura di Shi Yang Shi in Italia, un mondo sul quale ha spesso fantasticato ma che scoprirà fin da subito molto diverso da come lo aveva

immaginato. Dopo un viaggio interminabile, infatti, il piccolo Yang, in Cina studente brillante e figlio unico adorato di genitori benestanti, si ritrova

a Milano, senza il padre, costretto a dormire insieme a Mama su giacigli improvvisati nella cucina di una famiglia di conoscenti, alle prese con una lingua

di cui non sa nemmeno una parola e circondato da lǎowài, stranieri dagli occhi grandi e naso grosso che si assomigliano un po' tutti. Tutto per lui è nuovo

e difficile, e dopo solo pochi mesi che sembrano però una vita intera, i suoi sogni di bambino si sono già accartocciati l'uno dopo l'altro di fronte alla

realtà. A mano a mano che questo accade, lo strappo che la partenza da Jǐnán ha prodotto nel suo giovane cuore di seta avanza, inesorabile e silenzioso.

Perché la sua anima è divisa, in bilico, tra la vecchia vita in Cina e la nuova in Yìdàlì, tra vecchie e nuove abitudini, tra la voglia di rispettare la

tradizione e la famiglia e il desiderio di affermare se stesso, realizzando i suoi sogni. Come se dentro di lui germogliasse invisibilmente un seme biforcuto,

che non sa se svilupparsi verso l'obbedienza o la ribellione. Nel raccontarci i tentativi fatti per raggiungere un equilibrio faticoso quanto delicato,

Yang ci trasporta nel suo mondo multicolore di giovane cinese cresciuto in Italia regalandoci una storia che sa essere amara, ma anche divertente e piena

di speranza.

 

Commento:

Shi Yang Shi, oggi attore trentottenne, ci racconta la sua storia di immigrato clandestino, di bambino arrivato in Italia dalla Cina con la madre per migliorare la condizione sociale della famiglia.

In Cina la sua era una famiglia benestante e lui era uno studente modello, il primo della classe. Ma quando, dopo varie peregrinazioni, Yang arriva a Milano è costretto a vivere in condizioni miserevoli, a ringraziare lo zio per l’ospitalità, a dormire su una branda, a parlare con Baba – il padre – solo da lontano al telefono della rosticceria dello zio dove lavora con la madre. E a scuola non riesce a brillare, non conosce l’italiano, non riesce a farsi degli amici, il suo essere ammirato per l’impegno nello studio si trasforma in sinonimo di derisione da parte dei compagni… Yang cresce e soffre, diviso tra la voglia di ribellarsi e la pressione della responsabilità di onorare la famiglia di cui è l’unico erede. Ma non c’è solo la difficoltà di adattarsi, c’è anche l’adolescenza che irrompe confondendo, agitando, accrescendo lo strappo fatto con la partenza al suo cuore di seta. Così cominciano i conflitti, le tensioni sessuali, le incomprensioni con i genitori… ma pian piano qualcosa cambia e Yang comincia a capire che deve essere lui a prendere in mano le redini della sua vita, a dover decidere per il suo futuro. Così affronta la sua omosessualità, cambia percorso di studi, comincia a decidere per sé e ritorna a volare alto come un dragone.

Questa è una storia di distacchi e partenze, di turbamenti e piccole vittorie personali, di crescita, di cambiamento e di speranza per il futuro. Un libro breve ma intenso, una lettura gradevole che sa di tradizione, cultura e voglia di farcela. Consigliato!

 

Opera recensita: “Cuore di seta” di Shi Yang Shi

Editore: Mondadori, 2017

Genere: autobiografia

Ambientazione: Cina-Italia

Pagine: 166

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 29 settembre 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY E GEORGE HORNBY - NESSUNO PUO' VOLARE


Sinossi:

Quando si nasce in una famiglia inconsueta come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è "tutti normali,

ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po' 'strane'". Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza

della cugina Ninì, sordomuta ("Ninì non parla bene", si spiega agli estranei), dell'amata bambinaia ungherese Giuliana, un po' zoppa, del padre con una

gamba malata, e della "pizzuta" prozia Rosina, cleptomane - quando l'argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle

le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché "la zia non deve sentirsi imbarazzata". E poi naturalmente conosciamo George, sia

attraverso le parole di sua madre, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare

i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul

mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le

città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi.

 

Commento:

Confesso che quando ho scelto di leggere questo libro ho fatto una cosa per me alquanto inconsueta: ho letto solo titolo ed autrice, non anche la sinossi, e mi ci sono tuffata a scatola chiusa. Forse è per questo che, almeno nella fase iniziale, ho avuto qualche difficoltà a capire che le voci narranti sono due (la madre, l’autrice, ed il figlio George) e figuratevi poi la sorpresa quando ho capito che l’argomento sarebbe stato la disabilità. “Nessuno può volare” è il racconto a due voci della vita di un’intera famiglia, gli Agnello Hornby, con tutte le difficoltà e le piccole gioie di ogni famiglia normale. Sì, perché la famiglia di cui si parla qui è normale, anche se al suo interno un bel giorno si è insinuato un elemento non richiesto, la sclerosi multipla primaria progressiva, la malattia incurabile che ha costretto George su una sedia a rotelle. Qui troviamo non uno, ma ben due punti di vista sull’argomento: quello dell’autrice, una pragmatica, un’avvocatessa di mente aperta abituata ad incontrare le umanità più diverse, che racconta come già nella sua famiglia d’origine ci fossero tante piccole diversità tutte tollerate, spiegate e valorizzate senza reticenze; poi c’è il punto di vista di George, avvocato e poi banchiere della City che da un giorno all’altro si ritrova ad inciampare per strada sempre più spesso e da qui ad intraprendere una trafila medica interminabile e che lo porterà ad un verdetto infausto.

Nessuno dei due è disposto ad arrendersi e madre e figlio affrontano la malattia in modo diverso, ma affine: non ci sarà una cura per la sclerosi da cui è affetto George, è vero, ma ci sono tanti modi per permettergli di condurre la sua vita il più dignitosamente possibile… tutto sta nel volerli trovare e George è da subito in prima linea nella gara per trovare soluzioni.

Un libro sobrio, a volte spigoloso, ma sempre sincero, nel quale si affronta la disabilità senza sentimentalismi e con molta sincerità. Simonetta Agnello Hornby non ha peli sulla lingua né quando si tratta di denunciare le inadeguatezze del sistema o l’inaccessibilità di alcuni luoghi, né quando si tratta di denigrare il comportamento di alcuni disabili. Perché chi l’ha detto che i disabili sono tutti buoni? E George, dal canto suo, è un esempio di volontà di riscatto, indipendenza e maturità.

Consiglio questa lettura proprio per la sincerità con cui affronta l’argomento “disabilità”: alcune posizioni meriterebbero una rilettura per essere comprese a pieno, ma fondamentalmente sono d’accordo su molti dei concetti anticonformisti espressi dall’autrice e da suo figlio.

 

 

Opera recensita: “Nessuno può volare” di Simonetta Agnello Hornby e George Hornby

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: biografia-autobiografia

Ambientazione: Italia-Inghilterra

Pagine: 220

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 28 marzo 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY - CAFFè AMARO


Sinossi:

Gli occhi grandi e profondi a forma di mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una

malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade a Pietro Sala – che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote – e,

in maniera meno evidente, all’amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre di lei e che Maria considera una sorta di fratello maggiore. Maria ha solo

quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bonvivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista

di grandi ideali ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: fuori dalle mura familiari, Maria scopre un senso

più ampio dell’esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l’eros, a cui Pietro

la inizia  con sapida naturalezza, arriva per lei la conoscenza di sé e dei propri desideri, nonché l’apertura al bello e a un personalissimo sentimento

della giustizia. Durante una vacanza a Tripoli, complice il deserto, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l’ha

legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d’amore che copre più di vent’anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini in attesa di una nuova

pace.

Dai Fasci siciliani all’ascesa del fascismo, dalle leggi razziali alla Seconda guerra mondiale e agli spaventosi bombardamenti che sventrano Palermo, Simonetta

Agnello Hornby insegue la sua protagonista, facendo della sua storia e delle sue scelte non convenzionali la storia di un segmento decisivo della Sicilia

e dell’Italia.

 

Commento:

 

Un romanzo storico di quelli che piacciono a me, che coniugano le accurate e circostanziate descrizioni storiche alla vita dei protagonisti ed alle loro vicissitudini.

Quella che Simonetta Agnello Hornby sapientemente racconta in queste pagine è la storia di Maria, una giovane donna bella, intelligente, coraggiosa; è la storia della sua famiglia, un padre avvocato socialista osteggiato per le sue idee, una madre giovane, bella e criticata ma orgogliosa della sua famiglia; è la storia dei Sala, una famiglia nobile, ricca e controversa; è la storia di una terra, la Sicilia, bellissima e piena di contraddizioni; è la storia dell’Italia fra Ottocento e Novecento, fra progresso e ritrosia, fra arte e corruzione.

I fatti narrati in questo libro coprono cinquant’anni di storia d’Italia, da Crispi al secondo dopoguerra, raccontando ciò che accadde dal punto di vista della gente comune, dei contadini, dei nobili, dei militari, dei socialisti e dei fascisti.

E questo è solo ciò che gli italiani ed i siciliani dovettero affrontare dall’esterno: poi ci sono i problemi di ogni famiglia, quelli antichi e moderni che non tramontano. C’è l’ombra del gioco d’azzardo, ci sono parenti invidiosi, ci sono malattie, storie familiari complesse ed equilibri difficili da mantenere… Ma il sentimento che più di ogni altro pervade queste pagine è il coraggio: il coraggio di una donna di affrontare sempre le sue scelte e le loro conseguenze; il coraggio di vivere un amore, il vero amore, in clandestinità, con la guerra come nemico principale; il coraggio di farsi scivolare addosso le maldicenze, le accuse, e di affrontare tutto a testa alta. Maria è tutto questo, è donna sensuale, madre attenta, moglie ferma e decisa, padrona di casa accorta, mente in grado di discostarsi dalle idee altrui e di esprimere fermamente il proprio pensiero. Simonetta Agnello Hornby ha tracciato con maestria ed eleganza il ritratto luminoso di una donna e di una terra meravigliose, strazianti e memorabili e ne ha fatto un romanzo imbevuto di dirompente sensualità, bello, prezioso ed estremamente gradevole. Lettura assolutamente consigliata!

 

Opera recensita: “caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby

Editore: Feltrinelli, 2016

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sicilia-Libia-Italia

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì.