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martedì 25 dicembre 2018

RECENSIONE: ZORAN ZIVKOVIC - L'ULTIMO LIBRO


Sinossi:
Che cosa terribile! Purtroppo alla libreria "Il Papiro" si è verificato un triste incidente. Il signor Todorovic, uno dei clienti più affezionati, è morto improvvisamente, mentre stava leggendo un libro seduto su una poltrona. Vera Gavrilovic, una delle due libraie, è costernata, e quando arriva l'ispettore Dejan Lukic, per un semplice controllo, gli comunica a cuore aperto tutto il suo sconcerto e la sua preoccupazione. Non è che l'inizio, ahimè, perché al primo si sussegue un altro decesso, e poi un altro. Le morti sono inspiegabili, l'unica traccia è che tutte le vittime stavano leggendo un libro. Per Dejan, poliziotto amante dei libri, e Vera, libraia appassionata, comincia una strana indagine, sempre più incalzante, che si allargherà e si complicherà fino a coinvolgere addirittura la polizia segreta. Finché non s'imbatteranno nell'ultimo libro...

Commento:
"L'ultimo libro" è un giallo inconsueto, dai tratti onirici/fantascientifici, che coinvolge un ispettore letterato, una libraia, una serie di strani individui e… un libro… o meglio, un'intera libreria: Il Papiro. E' qui che avvengono alcuni decessi inspiegabili, apparentemente si tratta di morti naturali, di persone assolutamente in salute che muoiono improvvisamente mentre leggono un libro sedute in poltrona o lo sfogliano distrattamente davanti ad uno scaffale della libreria. Sarà difficile ed oltremodo pericoloso scoprire quale sia la causa di queste morti… ma la scoperta è adirittura sorprendente quanto inspiegabile.
"L'ultimo libro" è un giallo piacevole e godibile, tuttavia mi ha lasciato molto perplessa, soprattutto nel finale, per la sua stranezza: l'autore, lo scrittore serbo Zoran Zivkovic, intreccia la narrativa con il giallo e la fantascienza, immaginando sette segrete, storie d'amore e intrecci polizieschi niente male. Il risultato è qualcosa di indefinito, di certo particolare. Per gran parte della lettura avrei detto che questo romanzo mi è piaciuto; arrivata alla fine, però, non saprei se confermare il giudizio. Di certo questo è un giallo sui generis che va letto, poi si potrà giudicarne il gradimento.

Opera recensita: "L'ultimo libro" di Zoran Zivkovic
Editore: Tea, 2010
Genere: giallo
Ambientazione: Belgrado
Pagine: 232
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


mercoledì 29 giugno 2016

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - UN INDOVINO MI DISSE


Sinossi:

Nella primavera del 1976, a Hong Kong, un vecchio indovino cinese avverte Tiziano Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare. Non volare mai».
Dopo tanti anni, Terzani non dimentica la profezia, ma la trasforma in un'occasione per guardare il mondo con occhi nuovi; decide davvero di non prendere più aerei, senza per questo rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Spostandosi per l'Asia in treno, in nave, in macchina, a volte anche a piedi, il giornalista può osservare paesi e persone da una prospettiva spesso ignorata dal grande pubblico. Il documentatissimo reportage si trasforma così in un'appassionante avventura e in un racconto ora ironico ora drammatico, in cui s'intrecciano vagabondaggi insoliti e incontri fortuiti.

 

Non è facile parlare di questo libro perché si tratta di una lettura assolutamente anomala, di un’esperienza intensa e fuori dagli schemi.

Terzani trasmette, in queste pagine, le tante sensazioni che prova durante il suo viaggio e ci si ritrova, quasi per una costrizione indiretta, a provarle nostro malgrado. Questo libro richiede, anzi ci impone di prenderci il giusto tempo per compiere, insieme all’autore, un viaggio fisico, temporale e soprattutto spirituale senza precedenti.

Tutto nasce da una profezia che un indovino di Hong Kong fa a Terzani nel lontano 1976: nel 1996 il giornalista correrà il rischio di morire perciò non dovrà volare, non dovrà prendere aerei per nessun motivo. Ora, Terzani è ovviamente combattuto tra l’affidarsi alla profezia e il continuare la sua vita regolarmente sfidando la sorte. E se la profezia non fosse vera? E se invece lo fosse? Alla fine Terzani decide di aspettare la fine del 1992 e di decidere sul momento. Allo scoccare del nuovo anno si trova in Laos, una terra in equilibrio precario tra modernità ed antica spiritualità, e decide di non credere troppo alla profezia, ma comunque di non mettercisi contro: non prenderà aerei per quell’anno e sfrutterà la cosa come un gioco, una sfida. Farà i suoi tantissimi viaggi di lavoro spostandosi in macchina, nave, treno, a piedi… così il giornalista si ritrova a percorrere in lungo e in largo un continente, l’Asia, che conosce ed ama profondamente.

Grazie a quella profezia Terzani ha l’occasione per conoscere luoghi nuovi e riscoprire posti già visitati, analizzando da vicino un’Asia che cambia, che si evolve verso il progresso perdendo, però, la sua unicità ed i suoi profondi legami con il passato. Il giornalista però è, in questo libro, anche e soprattutto uomo perché si riscopre attraverso un percorso spirituale che lo porta a cercare, in ogni città o villaggio, un indovino, un veggente, un chiromante. Terzani vuole scoprire, vuole capire cosa ci sia dietro questi culti popolari e si ritrova a contatto con una massa di umanità così varia ed eterogenea da essere meravigliosamente tragica. Un anno lontano dalla modernità e velocità degli aerei porta Terzani a riespandere le distanze, a dilatare il tempo ed a guardare tutto con occhi nuovi, quelli degli uomini e delle donne che abitano quei luoghi.

Si tratta, in buona sostanza, di un viaggio introspettivo e spirituale attraverso un continente in continuo cambiamento ed in rapida, precipitosa discesa verso un’entità globale.

Una lettura che va fatta con la mente svuotata e pronta ad immergersi nel groviglio di emozioni che il libro suscita: per apprezzare a pieno quest’opera, a parer mio, bisogna scegliere il momento giusto e prendersi tutto il tempo necessario per assorbire ogni riga.

 

Opera recensita: “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani

Editore: Tea, 1995

Genere: reportage di viaggio, spiritualità

Ambientazione: Asia

Pagine: 428

Consigliato: sì

 

sabato 18 giugno 2016

RECENSIONE: ANNELI SCHINKEL - FIGLIA DELLA SETA


Sinossi:

"La lettera è arrivata a marzo: è stato un miracolo che sia arrivata, visto che era indirizzata al vecchio recapito di Colonia dove non abitiamo più da tredici anni. Lo Stato coreano offre la possibilità a trenta ragazzi adottati in tutto il mondo di visitare il loro Paese d'origine e di familiarizzare con la sua cultura." Anneli Schinkel ha 21 anni quando questa lettera le offre la possibilità di compiere un viaggio in Corea, il suo Paese natale e dove fu abbandonata appena nata sui gradini di un orfanotrofio. Per lei si realizza un sogno, e così, con le poche notizie che ha a disposizione - un nome assegnatole dalle autorità coreane e una data di nascita vaga - decide di sfruttare l'occasione per mettersi alla ricerca dei propri genitori. Una ricerca che la porta non soltanto a conoscere l'incredibile verità sul suo passato, ma anche a ritrovare una famiglia numerosa e ansiosa di riabbracciarla. 0

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Il libro di cui vi parlo oggi è un’autobiografia. E’ la storia di Anneli, una ragazza nata in Corea, ma tedesca d’adozione.
Anneli, così l’hanno chiamata i suoi nuovi genitori tedeschi, è arrivata a Colonia quando aveva appena quattro mesi; Ha trovato ad accoglierla una famiglia molto aperta, disponibile a sostenerla ed accompagnarla in tutto. I suoi genitori adottivi ci sono anche quando Anneli riceve, come molti altri giovani adottati, la lettera del governo coreano che la invita a trascorrere un periodo in Corea, a Seul, per conoscere di più sul suo Paese d’origine, sulle tradizioni, gli usi, la lingua.
Anneli accetta l’invito sia per una sorta di curiosità, di ricerca di risposte a cose semplici e banali che l’hanno accompagnata nei primi 21 anni di vita (un naso e dei lineamenti diversi per esempio), sia perché in cuor suo spera di riuscire a scoprire qualcosa in più sulle sue radici e sulla sua famiglia naturale. Per questo, una volta in Corea, Anneli partecipa ad una trasmissione Tv molto seguita, che si occupa di riunire famiglie divise e nel suo caso la ricerca va a buon fine. Anneli riesce a trovare la sua famiglia naturale e comincia una lunga e cauta opera di conoscenza tra la ragazza e le sue due famiglie. Finalmente Anneli troverà tante risposte ai tanti interrogativi sui primi mesi della sua vita e scoprirà di essere sempre stata desiderata e di esserlo ancora. In particolare Anneli stringerà un legame affettivo fortissimo con la sua madre naturale, che va al di là della diversità linguistica e culturale ed anche al di là della distanza fisica. Ecco perché Anneli soffrirà molto quando la vita la metterà di fronte all’ennesima separazione.
L’autrice racconta la sua storia di ragazza adottata, di figlia di due famiglie e lo fa con estrema semplicità e linearità. Anneli Schinkel ci mette davanti alle sue emozioni con assoluta umiltà, senza remore o filtri di sorta. Credo che questo sia il modo giusto di trattare un argomento spinoso e delicato come l’adozione, difficile soprattutto per chi lo vive in prima persona: non è facile scoprire i misteri del proprio passato, non è facile accettare le decisioni altrui, specialmente se condizionano la nostra vita. Bisogna darsi tempo di riflettere, di capire se davvero si vuole sapere e di metabolizzare ciò che si scoprirà. Mi ha molto colpita il rapporto tra Anneli e il fratello adottivo, anche lui coreano ed adottato dalla famiglia tedesca di Anneli. Entrambi partecipano al soggiorno offerto dal governo coreano, ma lo fanno con spirito diverso: lei va alla ricerca della sua famiglia naturale, lui invece non è ancora pronto a sondare questo campo e preferisce interessarsi al Paese natio, alle tradizioni ed alla lingua, tanto che tornando in Germania comincia a studiare coreanistica. Entrambi sono, a mio parere, comportamenti accettabili e condivisibili.
Ciò che ho apprezzato di più è stata, in queste pagine, la delicatezza e semplicità dell’autrice che ha deciso di raccontare la sua storia per lasciare una testimonianza di vita a chi voglia informarsi sull’adozione e a chi la vive o l’ha vissuta in prima persona.
Una lettura da consigliare, magari per un week-end estivo: impegnativa, ma non troppo.

Opera recensita: “figlia della seta” di Anneli Schinkel

Editore: Tea, esperienze, 2009

Genere: romanzo autobiografico, narrativa internazionale

Ambientazione: Germania, Corea del Sud

Pagine: 247

Consigliato: sì.