simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

martedì 24 agosto 2021

RECENSIONE: EMILY HENRY - ROMANZO D'ESTATE

    Sinossi:

Augustus Everett è un autore amato dalla più intransigente critica letteraria. January Andrews invece scrive deliziose commedie romantiche che scalano regolarmente le classifiche. Lui è uno scrittore serio, ma non riesce a parlare di sentimenti. Lei è una sostenitrice dell'amore per sempre e del lieto fine. Non hanno niente in comune. A parte che per i prossimi tre mesi saranno vicini di casa. January ha infatti deciso di rifugiarsi nel cottage del padre sul lago Michigan e pensa di trascorrere l'estate raccogliendo le idee e scrivendo un romanzo pieno della felicità che non sa più immaginare: ha da poco scoperto un segreto sui suoi genitori e non crede più nell'amore. Nella veranda accanto alla sua c'è però un vicino di casa inaspettato: Augustus Everett, suo ex compagno di college e soprattutto autore di fama. Anche lui colpito da un paralizzante blocco dello scrittore. Da sempre i due non si sopportano, ma decidono di lanciarsi una sfida per cercare di darsi una mano, o più probabilmente di punzecchiarsi. Si scambieranno il romanzo. E così Augustus dovrà dimostrare di saper scrivere anche un lieto fine e January di sapersi cimentare nella scrittura del Grande Romanzo Americano. E questa scommessa cambierà inevitabilmente tutti i finali... Emily Henry ci regala una storia poetica ed effervescente che ha conquistato lettori e librai indipendenti. Romanzo d'estate è un'irresistibile e sofisticata commedia indie sugli opposti che si attraggono e sulle seconde occasioni, che regala leggerezza e buonumore e che ha scalato per mesi la classifica del «New York Times».

 

Commento:

"Romanzo d'estate", un titolo che, senza promettere troppo, è stato capace di suscitare curiosità. È proprio grazie al titolo – non ho neanche letto prima la trama – che mi sono ritrovata a leggere questa tutto sommato gradevole "commedia indie sofisticata", come giustamente la definisce la quarta di copertina: un romanzo leggero, soft, che però ha qualcosa in più del classico, stereotipato romanzo rosa. Che sia il fatto che i protagonisti siano due giovani scrittori bloccati nel loro genere narrativo, che siano a loro modo credibili in una trama già segnata, che siano i riferimenti ad argomenti che normalmente non ci si aspetta in un romance… sta di fatto che questo romanzo d'estate è riuscito a sorprendermi ed intrigarmi. È ambientato sul lago Michigan, nel Midwest americano, appunto in estate, parla anche di libri oltre che di sentimenti… perché non leggerlo? Non sarà il capolavoro della vita, ma una possibilità, sotto l'ombrellone, la merita.

 

Opera recensita: "Romanzo d'estate" di Emily Henri

Editore: Harper Collins, 2021

Genere: romance, romanzo rosa

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 416

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

      

sabato 11 luglio 2020

RECENSIONE: JANET SKESLIEN CHARLES - LA BIBLIOTECA DI PARIGI


Sinossi:
Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

Commento:
Non tesserò lodi sperticate su questo romanzo che è stato pubblicato in Italia appena un mese fa e si preannuncia già un caso editoriale. Dirò che è un buon romanzo, questo sì, e di buoni romanzi che non hanno paura di parlare di guerra da vicino ce ne sono tanti. Questo, in particolare, si concentra sulla Seconda Guerra Mondiale in Francia, a Parigi, in una Ville Lumière occupata dai nazisti, mutata nella sua essenza di città accogliente, ospitale, viva. C'è un posto, in particolare, in cui il senso di appartenenza, accoglienza e parità tra culture si respira più che in ogni altro luogo: è l'American Library di Parigi. È qui che lavora Odile, la protagonista di questa storia, una giovane donna innamorata dei libri che lavora come bibliotecaria proprio all'ALP e proprio in quegli anni disastrosi. È lei che ci racconta le privazioni, l'ansia per i familiari, la solidarietà, l'amicizia, ma anche la delazione, la colpa, la vigliaccheria, la meschinità della gente. La biblioteca rimase aperta per tutta la durata della guerra, baluardo di cultura, sapere e condivisione, a protezione dei libri, della conoscenza, delle storie. Attraverso gli occhi di Odile viviamo la guerra nella Parigi quotidiana, la scarsità di cibo, la corrispondenza che non arriva, i tedeschi che si appropriano dei locali, i francesi che si accomodano in case non loro… e gli ebrei e gli stranieri che, nonostante le restrizioni sempre più pressanti, vogliono ancora leggere, come fosse la loro unica ancora di salvezza. Tutta questa storia Odile l'avrebbe seppellita nel suo cuore per non rivangarla mai più, se nella sua vita non fosse arrivata Lily, molti anni dopo. Una ragazzina che ha molto da imparare e una gran curiosità e una donna attempata, gentile ma riservata: un'accoppiata realistica e tenera.
La biblioteca di Parigi, come dicevo, è un buon romanzo, basato su fatti realmente accaduti, ricerche e fedeli ricostruzioni storiche sulle vite di chi all'American Library ci ha lavorato davvero in quel periodo: alcuni personaggi, come scopriamo con piacere nella postfazione, sono esistiti davvero. Tuttavia, l'impressione è che voglia trattare troppi argomenti, soprattutto nella parte ambientata in America, e finisca per farlo in modo superficiale… in ogni caso, non guizza mai, coinvolge ma non avvince. Una buona lettura, sicuramente consigliata per la valenza storica e gli spunti di approfondimento, ma non più di questo: non lo definirei né una storia unica, né un capolavoro, né un romanzo che fa sognare, come pure ho visto fare. Ma in fondo, questa è solo l'opinione di una lettrice, smentibile ed ignorabile.

Opera recensita: "La biblioteca di Parigi" di Janet Skeslien Charles
Editore: Garzanti, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Parigi, 1939-1944; Stati Uniti, 1983
Pagine: 400
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 7 dicembre 2019

RECENSIONE: LARA PRESCOTT - NON SIAMO MAI STATI QUI


Sinossi:
Mosca, 1949. È notte fonda quando Olga Ivinskaja viene prelevata dall’angusta cella che divide con altre prigioniere. Quello che gli uomini in nero vogliono sapere – e che Olga rifiuta ostinatamente di confessare – è se davvero il grande Pasternak stia lavorando a un’opera sovversiva in grado di gettare cattiva luce sul regime sovietico. Ma invece di mettere nero su bianco le informazioni che l’interrogatore prova a estorcerle, Irina impugna la penna per raccontare la sua storia. La storia di un amore proibito più tenace persino della prigionia. E di un romanzo, Il dottor Živago, più forte di ogni censura. A Washington, intanto, presso la sede centrale della CIA, la giovane Irina viene arruolata come dattilografa e presto promossa al ruolo di spia. In piena Guerra Fredda, tra i suoi obiettivi c’è quello, delicatissimo, di aggirare il bando che vieta la pubblicazione di Živago in Unione Sovietica, e risvegliare la sete di libertà della popolazione sfruttando l’arma più micidiale e sottovalutata che esista: il potere delle parole. Epico, appassionato e più attuale che mai, Non siamo mai stati qui è il racconto a più voci di un’epoca travagliata e di una formidabile avventura umana, sentimentale e letteraria. Un vibrante omaggio a un tempo in cui “credevamo che i libri potessero cambiare la Storia”.

Commento:
«Un’indimenticabile storia di spie, amori proibiti e letteratura.». Questa definizione, data dal Publishers Weekly, è quella che, a parer mio, calza meglio a questo romanzo perché ne sintetizza perfettamente i tratti salienti. Non siamo mai stati qui, l'esordio narrativo di Lara Prescott, però, è molto di più. Innanzitutto è una storia di fantasia basata su fatti ed eventi reali: è reale il divieto di pubblicazione del Dottor Zivago in Russia e in tutto il mondo, è reale il modo in cui lo ottenne e lo pubblicò per primo Giangiacomo Feltrinelli, sono reali le persecuzioni subite da Pasternak e soprattutto da Olga Ivinskaja, la sua amante, la donna che più di chiunque altro in Russia si prodigò, rischiò e pagò per questo libro. Quello tra Olga e Boris Pasternak fu un amore struggente, duraturo e fortissimo, più forte del carcere, più forte del campo di costrizione in cui fu rinchiusa lei, più dell'amore coniugale, pure importante, di Boris con Zinaida. Ma quello tra Olga e Boris non è l'unico amore presente in questo libro. Andiamo con ordine e torniamo, per un momento, al centro del romanzo, ossia al Dottor Zivago: se, infatti, questo libro in Russia era vietato e lo Stato fece di tutto per impedirne pubblicazione e diffusione, in Occidente ed in particolare in America, al di là della Cortina, c'era chi vi vedeva un'opera in grado di risvegliare il sentimento antisovietico, la voglia di libertà, la forza di ribellarsi all'oppressione. Alla Cia e alle sue spie, quindi, il compito delicatissimo e rischiosissimo di recuperarne delle copie, farle tradurre e girare per il mondo. Fu creata – e questo è accaduto davvero – una vera e propria Missione Zivago i cui rapporti sono stati resi pubblici dalla Cia nel 2014 e proprio le lacune su di essi hanno dato all'autrice di questo libro l'idea di creare una storia fantastica in grado di riempire i vuoti. E qui entrano in gioco le dattilografe, ossia le donne che battevano a macchina, ogni giorno, instancabilmente, i rapporti segreti. Fra di loro c'era Irina, una giovane americana che parla fluentemente il russo: lei in Russia non ci è mai stata, ma i suoi genitori – o meglio, sua madre – erano originari della Madrepatria. Inutile dire che, per nascita e vicissitudini familiari, Irina – con la sua vocazione innata per scomparire – era la spia perfetta. E infatti a lei, tra gli altri, fu affidato il compito di procurarsi e diffondere il libro di Pasternak. Al suo fianco… Sally Forrester, spia di lungo corso, appariscente, sveglia, omosessuale in un tempo in cui esserlo era proibito. Sally è, senza dubbio, il mio personaggio preferito in questo libro… perché? Leggete e lo scoprirete! 😊
Scherzi a parte, Non siamo mai stati qui è, fra le mie tante letture del 2019, una di quelle che ricorderò con più piacere. Spy story, romanzo storico, storia d'amore, omaggio ai libri e alla loro funzione socioculturale… cosa volere di più? E sta anche per diventare un film! Piccola postilla: per leggere questo libro non è necessario aver letto Zivago… quindi non ci sono scuse, libro da leggere sicuramente. E magari, per chi – come la sottoscritta – non l'ha ancora fatto, dopo una lettura di Zivago non guasterebbe!

Opera recensita: "Non siamo mai stati qui" di Lara Prescott
Editore: Dea Planeta, 2019
Genere: romanzo storico, spy story
Ambientazione: Russia-Stati Uniti, 1949-1965
Pagine: 448
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 4 ottobre 2019

LIBRI DI STAGIONE: I MIEI LIBRI PER L'AUTUNNO

Forse non ve l'ho mai detto, ma uno dei criteri nella scelta delle mie letture è la stagionalità: sì, avete capito bene, una delle variabili che mi guidano nella scelta del momento in cui leggere un libro è la sua ambientazione spazio-temporale. Non è, però, solo questo: molto dipende da quel che un libro mi ispira. Vi sono, infatti, libri che non hanno un'ambientazione prettamente estiva, ma quella macchina contorta che è il mio cervello li associa in un modo tutto suo all'estate.
Di seguito vi proporrò la mia personalissima lista di libri da leggere in autunno. La aggiornerò di anno in anno e farò lo stesso per le altre stagioni.
Non troverete qui le recensioni o i link, ma vi basterà spostarvi sul "cerca" nel blog, inserire una parola chiave (che sia l'autore o il titolo o parte di essi) e troverete per tutti il mio commento. Spero di farvi cosa gradita e... buona lettura!


1. Giorgio Bassani – il giardino dei Finzi-Contini, 224 pagine, voto 7,5;
2.    J. D. Salinger – il giovane Holden, 248 pagine, voto 6;
3.    Oscar Wilde – il fantasma di Canterville e altre storie, 128 pagine, voto 8,5;
4.    Amos Oz – una storia di amore e di tenebra, 627 pagine, voto 9;
5.    Maria Cristina Maselli – Sigismondo e Isotta, 612 pagine, voto 9;
6.    Franz Kafka – la metamorfosi, 76 pagine, voto 7;
7.    Roberta Marasco – le regole del thè e dell'amore, 335 pagine, voto 6;
8.    Romain Gary – la vita davanti a sé, 214 pagine, voto 7,5;
9.    Ian McEwan – Chesil beach, 136 pagine, voto 7,5;
10. Valentina D'urbano – isola di Neve, 320 pagine, voto 8;
11. Stephen King – le notti di Salem, 672 pagine, voto 8;
12. Maurizio Maggi – la coda del diavolo, 352 pagine, voto 8;
13. M. L. Stedman – La luce sugli oceani, 370 pagine, voto 9;
14. Gordana Kuic – la trilogia dei Balcani;
15. Leila Slimani - ninna nanna 204 pagine, voto 9
16. Agota Kristof - trilogia della città di K. 384 pagine, voto 7,5
17. Natsuo Kirino - le Quattro casalinghe di Tokyo 656 pagine, voto 9
18. Kent Haruf - Le nostre anime di notte, 171 pagine, voto 8,5
19. Philip K. Dick: cacciatore di androidi, 323 pagine, voto 9,5
20. Katryn Stockett - the help, 524 pagine, voto 8,5
21. Harper Lee - il buio oltre la siepe, 304 pagine, voto 9
22. Alessandro D'avenia - Cose che nessuno sa, 332 pagine, voto 8,5
23. John Williams – Stoner, 332 pagine,  voto 10
24. Silvia Zucca - il cielo dopo di noi, 468 pagine, voto 8,5
25. Stefan Zweig - l'impazienza del cuore, 374 pagine, voto 8,5
26. D. Lapierre-J. Moro - mezzanotte e cinque a Bhopal, 380 pagine, voto 8,5
27. Dino Buzzati - un amore, 294 pagine, voto 9
28. Paolo Rumiz – Appia, 360 pagine, voto 9
29. Gabriel Garcia Marquez - memoria delle mie puttane tristi, 141 pagine, voto 8,5
30. Marco Balzano - resto qui, 192 pagine, voto 9
31. Jose Saramago - l’uomo duplicato, 270 pagine, voto 8
32. Stephen King - Pet sematary, 424 pagine, voto 9
33. Victor Hugo - I miserabili, 942 pagine, voto 9,5
34. Carmen Pellegrino - se mi tornassi questa sera accanto, 240 pagine, voto 8
35. Yasunari Kawabata - la casa delle belle addormentate, 168 pagine, voto 8,5
36. Care Santos - tre tazze di cioccolata, 468 pagine, voto 8,5
37. Cristina Caboni - la rilegatrice di storie perdute, 296 pagine, voto 9,5
38. Stephen King - il gioco di Gerald, 384 pagine, voto 7
39. Elizabeth Gaskell - Nord e Sud, 476 pagine, voto 9,5
40. Jose Saramago - il Vangelo secondo Gesù Cristo, 346 pagine, voto 9
41. Jeffery Deaver - October list, 358 pagine, voto 8
42. Fedor Dostoewskij - l’idiota, 610 pagine, voto 8
43. Stephen King - 22/11/63, 767 pagine, voto 9
44. Jeffrey Eugenides - le vergini suicide, 224 pagine, voto 8
45. Oran Pamuk - il mio nome è rosso, 450 pagine, voto 9
46. Melania Mazzucco – vita, voto 7,5;
47. Vladimir Nabokov – Lolita, voto 9;
48. Don Winslow – Trilogia di Art Keller, voto 9.


sabato 13 aprile 2019

RECENSIONE: MARIA PIA ROMANO - LA CURA DELL'ATTESA


Sinossi:
«Non era nuda abbastanza se non scioglieva i capelli. Lui la obbligava a farlo, ogni volta». Davide è stato per Alba la rivelazione della pulsante voce della vita, la scoperta dell'amore che s'incide sulla pelle, per la prima volta. Nel trascorrere degli anni lei ha cercato di scacciare l'immagine inopportuna di un volto riemergente dal passato, è diventata una donna decisa e brillante: un ingegnere capace di spiegare ai suoi studenti il mondo dei motori disegnando alla lavagna curve perfette come il suo grembo, tenero portatore di nuova vita. Nell'attesa, Alba sfoglia le pagine della sua esistenza: l'infanzia chiusa nel cerchio perfetto della sua casa, gli anni a Ruvo di Puglia, poi il trasferimento nel Salento, la dedizione allo studio, le oscillazioni dell'animo. E lo sguardo innamorato di Filippo, il suo presente. Cos'è l'amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude? Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all'improvviso? Le grandi storie come questa possiedono la forza per navigare in un mare di parole.

Commento:
Un mare di sensazioni, suggestioni sensoriali, paesaggi scolpiti negli occhi, sensualità discreta e dirompente. Così Maria Pia Romano dipinge la storia di Alba, ingegnere, giovane docente di ingegneria, intollerante alla lentezza, amante dei libri, del mare e della poesia. Alba è sempre stata una diversa, una che non si uniforma al branco, solitaria, riservata, libera. Alba vive l'amore in modo travolgente, ma non riesce mai a concedersi completamente: c'è una vita segreta che è solo sua e che nessuno conosce davvero. Ci tiene, Alba, a questa parte di sé, anche a costo di dover rinunciare agli altri. E quando l'indecisione tra due parti del suo cuore la fa vacillare, un nuovo evento, inatteso e felice, arriverà a completarla, a ricongiungerla a se stessa, in un muto grazie per il dono della vita.
Maria Pia Romano, pur con una prosa ricca – quasi opulenta – di suggestioni, immagini, suoni, tratteggia con tocco lieve, ma diretto e profondo la storia di questa giovane donna nella quale non è difficile ritrovarsi, specie per chi, come me, ama il mare – nel nostro caso quello del Salento -, le parole, i sogni di carta che ognitanto si trasformano in sogni di vita. Un libro breve, un afflato di poesia nell'appiattimento dei sensi, uno spicchio di sole, irriverente e tenace, in una giornata uggiosa. Consigliato.

Opera recensita: "La cura dell'attesa" di Maria Pia Romano
Editore: Lupo editore, 2013
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Puglia
Pagine: 160
Prezzo: 8,99 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 25 dicembre 2018

RECENSIONE: ZORAN ZIVKOVIC - L'ULTIMO LIBRO


Sinossi:
Che cosa terribile! Purtroppo alla libreria "Il Papiro" si è verificato un triste incidente. Il signor Todorovic, uno dei clienti più affezionati, è morto improvvisamente, mentre stava leggendo un libro seduto su una poltrona. Vera Gavrilovic, una delle due libraie, è costernata, e quando arriva l'ispettore Dejan Lukic, per un semplice controllo, gli comunica a cuore aperto tutto il suo sconcerto e la sua preoccupazione. Non è che l'inizio, ahimè, perché al primo si sussegue un altro decesso, e poi un altro. Le morti sono inspiegabili, l'unica traccia è che tutte le vittime stavano leggendo un libro. Per Dejan, poliziotto amante dei libri, e Vera, libraia appassionata, comincia una strana indagine, sempre più incalzante, che si allargherà e si complicherà fino a coinvolgere addirittura la polizia segreta. Finché non s'imbatteranno nell'ultimo libro...

Commento:
"L'ultimo libro" è un giallo inconsueto, dai tratti onirici/fantascientifici, che coinvolge un ispettore letterato, una libraia, una serie di strani individui e… un libro… o meglio, un'intera libreria: Il Papiro. E' qui che avvengono alcuni decessi inspiegabili, apparentemente si tratta di morti naturali, di persone assolutamente in salute che muoiono improvvisamente mentre leggono un libro sedute in poltrona o lo sfogliano distrattamente davanti ad uno scaffale della libreria. Sarà difficile ed oltremodo pericoloso scoprire quale sia la causa di queste morti… ma la scoperta è adirittura sorprendente quanto inspiegabile.
"L'ultimo libro" è un giallo piacevole e godibile, tuttavia mi ha lasciato molto perplessa, soprattutto nel finale, per la sua stranezza: l'autore, lo scrittore serbo Zoran Zivkovic, intreccia la narrativa con il giallo e la fantascienza, immaginando sette segrete, storie d'amore e intrecci polizieschi niente male. Il risultato è qualcosa di indefinito, di certo particolare. Per gran parte della lettura avrei detto che questo romanzo mi è piaciuto; arrivata alla fine, però, non saprei se confermare il giudizio. Di certo questo è un giallo sui generis che va letto, poi si potrà giudicarne il gradimento.

Opera recensita: "L'ultimo libro" di Zoran Zivkovic
Editore: Tea, 2010
Genere: giallo
Ambientazione: Belgrado
Pagine: 232
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


lunedì 7 maggio 2018

RECENSIONE: ALICE BASSO - LA SCRITTRICE DEL MISTERO


Sinossi:

Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché così può scrivere nel chiuso della sua casa, in compagnia dei libri e lontano dal resto

dell’umanità per la quale non ha una grande simpatia. Ma soprattutto perché può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare

i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Una empatia innata che il suo datore di lavoro sa come

sfruttare al meglio. Lui sa che solo Vani è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori vienti di thriller del mondo. E non importa se

le chiede di scrivere una storia che nulla ha a che fare con i padri del genere giallo che lei adora da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia

Highsmith. Vani è comunque la migliore. Tanto che la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e le ha chiesto di collaborare. E non con un commissario

qualsiasi, bensì Berganza la copia vivente dei protagonisti di Raymond Chandler: impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che i

due fanno indagini a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l’altro, tra un colpo di genio di Vani e l’altro qualcosa di più profondo li unisce. E ora non

ci sono più scuse, non ci sono più ostacoli: l’amore può trionfare. O in qualunque modo Vani voglia chiamare quei crampi allo stomaco che sente ogni volta

che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l’happy ending va conquistato, agognato, sospirato. Perché

il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Andare oltre il

suo astio per aiutarlo è difficile e proteggere la sua nuova relazione lo è ancora di più. Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e

che può tessere trame più ordite del più bravo degli scrittori.

 

Con la protagonista unica nel suo genere creata dalla sua penna, Alice Basso si è fatta amare dai lettori e dai librai. Le sue storie con tinte gialle

e a base di citazioni letterarie creano dipendenza. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso

e Non ditelo allo scrittore, un nuovo imperdibile romanzo in cui dare vita ad un libro, risolvere un caso e accettare di essere innamorati sono tre passi

complicati ma insolitamente legati tra di loro.

 

Commento:

Attenzione, recensione poco obiettiva e molto, molto personale.

Quando leggiamo un libro cerchiamo, anche inconsciamente, qualche appiglio con la nostra vita, con i nostri sentimenti e modi di pensare, con qualcosa che conosciamo e amiamo… cerchiamo sempre qualcosa che ci faccia sentire a casa. E chi ama leggere non può non sentirsi inevitabilmente a casa in compagnia di Vani Sarca e Romeo Berganza, non perché siano due animali sociali, intendiamoci, ma perché amano i libri, li citano continuamente, ne sembrano usciti, la loro vita ne sembra governata. Ecco perché, per me che amo leggere, la compagnia di questi due personaggi è più che gradita, è quasi una dipendenza. E se poi, per combinazione, fra i tanti libri che scrive per lavoro Vani si trova alle prese con un thriller – il mio genere preferito – è proprio finita! Inutile dire che fra autori che conosco, autori che amo e nomi da segnare per prossime letture, ho letto il libro in una specie di estasi di Santa Teresa.

E poi come si fa a non appassionarsi a una storia se è scritta in modo così diretto, sprezzante, autoironico? Non può non suscitare empatia! Ed empatia, anche se non lo ammetterà mai, è quella che prova Vani nei confronti della sorella Lara in difficoltà; è empatia quella che la spinge ad indagare insieme al suo commissario per scoprire chi minaccia Riccardo Randi, il suo odiatissimo ex minacciato di morte; è empatia – chi l’avrebbe mai detto? – quella verso il suo capo, Enrico Fuschi, vittima insospettabile di una ingombrante conoscenza del passato. E non sono sintomi di empatia, invece, quei frequenti crampi allo stomaco che la nostra amica prova ad ogni manifestazione d’affetto proveniente dal suo caro commissario: non ci è abituata – e non lo è neanche lui – ma è innamorata e la cosa potrebbe piacerle… a me, però,  la coppia piace di sicuro e non la perderò di vista nel quinto (e sembrerebbe ultimo) volume della saga. Ma Vani e Berganza non sono gli unici che dovremo tenere d’occhio… c’è un altro personaggio che, a quanto pare, ci darà da pensare nel prossimo libro… Alice Basso ha sapientemente (e sadicamente!) chiuso questa storia con una frase ad effetto che provoca un certo brivido… bah, vedremo! Intanto voi godetevi questo quarto volume, ne vale la pena, come sempre: Vani non è una semplice protagonista di una saga di successo, non è solo una gostwriter bravissima… è un’amica ormai, una di quelle di cui vuoi sempre sapere tutto, una che devi controllare perché sembra forte, sicura e strafottente, ma sai che potrebbe farsi male e, se accadesse, a te dispiacerebbe da morire di non esserle stata accanto! Forse per qualcuno potrebbe sembrare esagerato un legame così forte con un personaggio inventato, ma chi legge lo sa che è normale… ed anche Alice lo sa, lo capisce e ci regala sempre storie che lo alimentano e lo rafforzano questo legame. Perciò grazie, Alice, grazie per Vani, per Berganza, per Fuschi, per Deaver e Van Dine, ma anche per tutti gli autori che ancora non conosco e che grazie a Vani conoscerò. P.S. Per favore, ripensaci! Non far finire tutto con il quinto volume!

 

 

Opera recensita: “La scrittrice del mistero” di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2018

Genere: giallo

Ambientazione: Torino-Milano

Pagine: 336

Prezzo: 17,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

domenica 15 ottobre 2017

RECENSIONE: CRISTINA CABONI - LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE


Sinossi:

Ecco, il libro è quasi pronto. «Avete terminato?» Annuisce, gli occhi sul libro. «Sì, maestro.» Qualcosa di dolce si spande dentro di lei. «Adesso sono

una rilegatrice?» «La migliore.» Ma sa che quel mondo le è interdetto. Perché lei è solo una donna. Un giorno però tutto cambierà, ne è sicura.

La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Sofia con gesti delicati ed esperti sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano

giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono

una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un’abile rilegatrice vissuta nel primo Ottocento, quando

alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere

al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto.

Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi

che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo

lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all’orizzonte.

 

Commento:

Sofia è una giovane donna che sta attraversando un momento di profonda crisi interiore: il suo matrimonio è agli sgoccioli, lei trova intollerabile la vita con il marito Alberto e, soprattutto, non sopporta di non riconoscersi più. Per amore ha rinunciato ai suoi sogni, ai suoi tanti interessi, alle amicizie, ai suoi amati libri. Ed è proprio in una libreria che Sofia trova un appiglio per andare avanti: un vecchio libraio le regala un libro antico e malconcio che al suo interno nasconde un segreto. Sarà tra quelle pagine che Sofia incontrerà Clarice, un’anima affine alla sua, che ha una storia segreta ed emozionante da raccontare al mondo. A Sofia e a Tomaso, il grafologo che l’aiuterà in questa missione, il compito di portare alla luce un mondo di soprusi, violenze domestiche, ingiustizie sociali che per troppo tempo è rimasto celato.  In Clarice Sofia troverà un’amica, una confidente silenziosa, un esempio da seguire; in Tomaso, invece, troverà l’appoggio e la complicità che le sono sempre mancati… in tutta questa vicenda Sofia imparerà a percorrere senza incertezze il cammino verso se stessa.

Cristina Caboni è, ad oggi, una delle mie autrici italiane contemporanee preferite perché riesce a raccontare i sentimenti con la semplicità e la passione di chi li sente sulla sua pelle. Questo suo quarto romanzo, poi, è una chicca perché racchiude in sé tutto il fascino misterioso e senza tempo dei libri. Tra queste pagine si nasconde una storia intima che emoziona ed avvolge come una carezza… una carezza preziosa e potente come la carta che custodisce sempre nuove emozioni! Penso che chiunque ami i libri, antichi e moderni, non potrà non apprezzare questa lettura!

 

 

Opera recensita: “La rilegatrice di storie perdute” di Cristina Caboni

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Monaco-Vienna

Pagine: 296

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì.

 

domenica 6 agosto 2017

RECENSIONE: IDRA NOVEY - LA DONNA CHE SPARì CON UN LIBRO


Sinossi:

È l’ora di pranzo in un piccolo parco della periferia di Copacabana. Una donna rotondetta con i capelli grigi legati sulla nuca si ferma sotto un mandorlo.

In mano ha una valigia e in bocca un sigaro. Sale su un ramo dell’albero e lentamente si inerpica fino in cima. Questa è l’ultima volta che Beatriz Yagoda,

famosa scrittrice brasiliana, è stata vista. Di lei non c’è più traccia. Emma Neufeld però, la sua traduttrice americana, non è convinta. La scena della

scomparsa ricorda troppo da vicino uno dei primi racconti della sua autrice. Una donna che non lascia mai niente al caso. Beatriz è per lei una seconda

madre, una maestra di vita. Non può essere semplicemente sparita. Deve trovarla, e l’unico modo è prendere il primo aereo per Rio de Janeiro e mettersi

sulle sue tracce. Lei è l’unica che può decifrare tutti gli indizi. Quando arriva in Brasile però Emma scopre di non essere sola. Alla disperata ricerca

di Beatriz ci sono anche i suoi due figli, Raquel e Markus, e Rocha, il suo editore, deciso ad approfittare il più possibile dell’attenzione dei media.

Trascinata dall’imprevedibile corso degli eventi, l’improbabile brigata si trova ben presto riunita in un albergo a Salvador de Bahia. Ma cercare di decifrare

le tracce che Beatriz ha disseminato nei suoi libri si rivela più pericoloso del previsto. Perché anche un pericoloso aguzzino sta cercando la famosa scrittrice

per un debito di gioco. E trovarla potrebbe anche significare ucciderla… La donna che sparì con un libro è l’esordio sublime di una voce unica nel suo

genere. Appena uscito negli Stati Uniti è stato celebrato come uno dei libri più originali e innovativi dalla critica più prestigios,a e il «New York Times»

l’ha definito la scoperta dell’anno. Idra Novey, scrittrice e poetessa, sa regalarci un’avventura letteraria densa e originale che mescola magia e mistero

con calibrate pennellate di stile. Un romanzo sui libri e chi ama scrivere, ma ancora di più per chi ama leggere.

 

Commento:

Prima prova romanzesca per una scrittrice e poetessa brasiliana, Idra Novey. “La donna che sparì con un libro” è un giallo che induce alla riflessione: è la storia di Beatriz, una scrittrice piena di debiti di gioco che decide di scomparire e lo fa in modo spettacolare, seguendo le scene descritte nei suoi libri.

La cercano in tanti e non tutti hanno fini pacifici: c’è anche chi, infatti, è disposto a uccidere per vedere soddisfatto il suo credito… perciò non è solo Beatriz ad essere in pericolo.

Il mio giudizio? Beh, questo libro prometteva bene, ma poi, a lettura ultimata, devo dire che mi ha un po’ delusa. Lo definirei un libro in fieri, un libro che forse avrebbe meritato qualche pagina in più, qualche dettaglio, approfondimento… andava reso più organico. La mia opinione, infatti, è che sia un libro potenzialmente ricco di contenuti che però restano accennati, nebulosi. Che sia una scelta dell’autrice? A me quest’aspetto non è piaciuto, perciò non lo consiglio né lo boccio… resta nel limbo. Un appunto di pregio deve essere fatto all’ambientazione: è il primo poliziesco ambientato in Brasile che mi capita di leggere e devo dire che mi ha incuriosita, mi piacerebbe saperne di più di questo Paese con tutte le sue controversie.

 

Opera recensita: “La donna che sparì con un libro” di Idra Novey

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Brasile

Pagine: 246

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì/no.

 

venerdì 15 luglio 2016

RECENSIONE: ALICE OZMA - LA LETTRICE DI MEZZANOTTE


Sinossi:

Alice, figlia di un bibliotecario di una scuola elementare, ha nove anni quando, durante un viaggio in treno, fa un patto con suo padre Jim: ogni sera, per cento giorni, prima che scocchi la mezzanotte, lui leggerà per lei ad alta voce. Da allora, la vita che scorre veloce intorno a loro si ferma quando, la sera, iniziano quel rito, soprannominato «la Serie», in cui padre e figlia viaggiano insieme sulle ali dei libri, scambiandosi pensieri ed emozioni. Ma, una volta raggiunto il traguardo, Alice… e Jim non riescono a fermarsi. Basta uno sguardo ed entrambi capiscono che il loro rituale deve andare avanti perché è diventato un momento irrinunciabile, l'unica costante in una quotidianità semplice e complicata, in una vita fatta di sogni, cambiamenti e scoperte. Leggere insieme diventa così una medicina contro la tristezza, un modo per ritrovarsi e conoscersi, un angolo di cielo in cui le nuvole non possono arrivare. Una certezza che li accompagnerà ogni sera, senza eccezioni, fino alla vigilia della partenza della ragazza per il college. In questo libro straordinario, Alice racconta il suo profondo legame con il padre, le speranze, le paure, i trionfi che hanno vissuto e le lezioni di vita che hanno imparato dalle letture condivise. Una dolcissima storia vera sulla magia dei libri.

 

Comincio subito col dirvi che mi aspettavo qualcosa in più da questo libro… o forse mi aspettavo qualcos’altro.

Non so bene cosa mi fossi immaginata, ma credevo di leggere un libro che parlasse di libri, invece non è propriamente così, come peraltro conferma l’autrice proprio in apertura.

La piccola Alice fa un patto con suo padre, un bibliotecario paziente e grande amante dei libri: ogni sera l’uomo leggerà ad alta voce qualcosa per la figlia. I due si danno un obiettivo, 100 sere consecutive, ma una volta raggiunto questo primo step l’obiettivo si alza, arrivando a 1000 sere. In pratica la “serie” (così Alice ed il padre hanno soprannominato il loro appuntamento quotidiano) prosegue per più di 3000 sere, da quando Alice ha 9 anni fino ai 18 ed alla sua partenza per il college. E fin qui tutto ok… se non fosse che, invece di parlarci dettagliatamente delle sue letture condivise, Alice approfitta della presunta straordinarietà della sua impresa per raccontarci in prima persona molti episodi della sua vita, della sua infanzia, poi dell’adolescenza, fino agli anni del college. Ci parla del funerale del suo pesciolino, della C presa in inglese, la sua materia preferita, poi della madre che va via da casa… tanti episodi più o meno comuni ai quali io, francamente, non ero molto interessata, visto che a mio parere non c’è nulla di così eccezionale né nella “serie” né nella vita di Alice. D’accordo, ci sono tanti ragazzi che non leggono oggigiorno ed è encomiabile il lavoro di questo genitore che ha spinto la figlia verso i libri e li ha a dirittura letti con lei. E importante è anche la battaglia che il padre di Alice compie per difendere le biblioteche e la lettura dall’avvento della tecnologia… ma sinceramente, al di là di questo non ho trovato nulla di particolarmente coinvolgente in questo libro… se possibile lo definirei “senza infamia e senza lode”, né bello né brutto. Tuttavia, proprio perché non posso dire che sia brutto e potrei sbagliarmi non mi sento di non consigliarvelo apriori… ognuno di noi ha gusti differenti dal resto del mondo, perciò decidete voi… a me non è piaciuto, ma ciò non vuol dire che per voi potrebbe risultare interessante.

 

Opera recensita: “La lettrice di mezzanotte” di Alice Ozma

Editore: Sperling & Cupfer, 2015

Genere: narrativa americana

Ambientazione: Nord America

Pagine: 264

Consigliato: sì/no