simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta adozione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta adozione. Mostra tutti i post

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

lunedì 8 luglio 2019

RECENSIONE: ROXANNE VELETZOS - LA LUCE DEL DOMANI


Sinossi:
Bucarest, gennaio 1941. Un uomo e una donna corrono tra i vicoli insieme con la figlia. Sono ebrei, sanno che presto verranno catturati e per loro sarà la fine. Tuttavia c'è un modo per dare almeno una speranza alla bambina. Un modo terribile, che lacera il cuore. Ma non hanno scelta. L'uomo e la donna abbandonano la piccola dietro un portone e scompaiono nella notte.
Natalia è stata fortunata. Condotta in orfanotrofio, è stata poi adottata da una coppia di commercianti, Despina e Anton, che l’hanno fatta subito sentire amata e l’hanno protetta durante i terribili anni del regime nazista. Tuttavia la fine della guerra ha portato l’avvento dei comunisti e, da quando la cartoleria di Anton è stata confiscata dal governo, la famiglia è in gravi difficoltà economiche. Natalia ha lasciato gli studi e si è rassegnata a una vita stretta nella morsa di un Paese oppressivo e violento. Ma tutto cambia nel momento in cui riceve una lettera dai suoi genitori naturali, miracolosamente sfuggiti al pogrom e giunti in America. Quella lettera potrebbe essere la chiave per oltrepassare la Cortina di Ferro ed essere finalmente libera. Eppure la decisione sembra impossibile: se partisse, Natalia volterebbe le spalle alle persone che l'hanno amata e cresciuta; se restasse, rinuncerebbe a un futuro pieno di opportunità…
Sullo sfondo di un Paese schiacciato tra Hitler e Stalin, questo romanzo racconta la storia di due famiglie divise eppure unite dall’amore per una bambina, entrambe pronte a lottare con coraggio e a sacrificare ogni cosa, persino la loro vita, pur di far vedere a quella bambina la luce del domani.

Commento:
Ho appena terminato la lettura di La luce del domani - primo, intensissimo romanzo di Roxanne Veletzos – e devo dire che è difficile scriverne dovendo convogliare le tante emozioni che mi ha lasciato. E' la vicenda – tratta dalla storia vera della madre dell'autrice – di Natalia, abbandonata dai suoi genitori in una fredda notte di gennaio del 1941 e poi adottata da altri Anton e Despina, altri due formidabili genitori. Insieme alla famiglia adottiva Natalia cresce serena, conduce una vita agiata, ma non riesce a dimenticare, soprattutto di notte, lo shock dell'abbandono. Non sa ancora, infatti, che i suoi genitori biologici, nell'abbandonarla, oltre a salvarle la vita, hanno in realtà compiuto un estremo, dolorosissimo atto d'amore: avevano la polizia alle calcagna, fuggivano da una Bucarest in cui l'antisemitismo diventava ogni ora più violento e dilagante. Non sapendo se sarebbero sopravvissuti, con la morte nel cuore, decisero di dare alla loro figlia di quattro anni un'altra possibilità di vedere la luce del domani. E la scelta si rivelò giusta: Anton e Despina Goza, borghesi e proprietari di una catena di negozi, oltre a un tetto, un pasto caldo e un ambiente accogliente, donarono a Natalia tutto il loro amore. Lo fecero sempre, anche quando la guerra entro prepotente nelle loro vite, anche quando il comunismo oppresse i loro giorni e le loro esistenze cambiandole profondamente. Ma, sorprendentemente, il legame con la famiglia d'origine era ancora attivo e, d'improvviso, irruppe nella vita di una Natalia spaesata, ferita dalla vita e dagli affetti. E cosa fare, dunque? Chi scegliere? Quale strada imboccare per decidere il proprio futuro?
La luce del domani è un romanzo storico struggente, realistico e perciò ancora più potente; con eleganza e delicata fermezza Roxanne Veletzos traccia la scia di una violenza sorda e ignobile che squarciò irreparabilmente famiglie, persone, vite in un Paese, la Romania, stretto tra due mondi, piegatodall'interno ed infine lasciato a se stesso con l'anima a brandelli. Questo libro commovente è un inno alla resilienza, all'estrema voglia di vivere e di riprendersi la propria vita a dispetto di qualunque sopruso, bruttura, colpo inferto dalla vita. Un libro intenso e commovente che consiglio senza remore, ancor più prezioso perché tratto da una storia vera, conosciuta intimamente e sentita dall'autrice.

Opera recensita: "La luce del domani" di Roxanne Veletzos
Editore: Nord, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Romania, 1941-1960
Pagine: 368
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 20 novembre 2018

RECENSIONE: LUCA MERCADANTE, LUCA TRAPANESE - NATA PER TE


Sinossi:
Alba ha la sindrome di Down e appena nata è stata lasciata in ospedale. Trenta famiglie l'hanno rifiutata prima che il tribunale decidesse di affidarla a Luca Trapanese. Gay, cattolico praticante, impegnato nel sociale: con lui è stato inaugurato il registro degli affidi previsti dalla legge per i single. Ma Luca non è spaventato. Di battaglie ne ha combattute tante, conosce il dolore e ha imparato a trasformarlo, abbattendo muri e costruendo spazi di solidarietà. Il suo non è un gesto caritatevole: vuole semplicemente una famiglia. E per difenderla consegna la sua storia a un altro padre, che ha la sua età e il suo stesso nome, ma non potrebbe essere piú diverso. Luca Mercadante è ateo e favorevole all'interruzione di gravidanza. Ed è convinto che la paternità passi per il sangue prima che per l'accudimento. Cosa resta del padre quando è privato anche di qualcuno che possa raccogliere la sua eredità intellettuale? Dal racconto della vicenda di Alba, tra difficoltà pratiche, momenti di sconforto e molta gioia, affiorano inattese le ragioni di una scelta importante e fortissima. «Qualche minuto prima che il sole sorga, Luca prende Alba e la porta alla finestra per farle vedere l'inizio della vita. Spalanca le persiane, l'aria nuova ripulisce la stanza dalle paure della notte. Il primo raggio di luce si arrampica sulla vetta della montagna e a Luca viene in mente la storia di un gigante scalatore che vuole arrivare al cielo. Pensa che dovrebbe scriverla per raccontarla al suo nuovo amore; per il momento si accontenta di bisbigliarle una canzone all'orecchio mentre la culla».

Commento:
Questo libro, scritto da Luca Mercadante, racconta la storia di Luca Trapanese e di Alba, la bambina che ha adottato. Quali sono le particolarità? Cosa rende questa storia speciale? Il fatto che Alba è una neonata affetta da trisomia 21, fa parte dei cosìddetti "casi difficili", che prima di arrivare a Luca era stata rifiutata da trenta famiglie; e poi il fatto che Luca Trapanese è single ed è gay. Se vivessimo in una società ideale la cosa non dovrebbe stupirci, ma nella nostra società, in quella in cui viviamo ed operiamo ogni giorno, queste storie stupiscono, sconvolgono e fanno notizia. Non voglio addentrarmi oltre nel merito della questione, mi limiterò a commentare il libro. Libro scritto da Luca Mercadante, conoscente di Trapanese e con idee totalmente diverse dalle sue. Il fatto che questa storia sia stata raccontata da una persona con idee quasi opposte a chi l'ha vissuta è, teoricamente, un bene perché dovrebbe rendere il racconto più obiettivo e meno sentimentale. Il problema, a mio avviso, è stato che le idee di Mercadante hanno trovato decisamente troppo posto in queste pagine e il suo racconto ne è stato penalizzato, pur con tutto l'impegno profuso per rendere i fatti in modo il più neutro possibile. La storia di Trapanese e di Alba è stata raccontata, è una storia bellissima, ma io ho trovato i commenti personali di Mercadante disturbanti al punto di rendere meno godibile la lettura. Tuttavia va detto che le sue sono idee condivise da molti, quindi forse, alla fine, è stato un bene che sia stato lui a raccontare.
Per quanto mi riguarda non mi sento né di consigliare né di sconsigliare il libro: sì per la trama e per la storia, no per la scrittura… certo è che non si potrà accusare il libro di finzione narrativa o strumentalizzazione: tutto qui è estremamente e totalmente reale, anche i commenti negativi.


Opera recensita: "Nata per te" di Luca Mercadante e Luca Trapanese
Editore: einaudi, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Napoli
Pagine: 168
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


lunedì 30 luglio 2018

RECENSIONE: MICHELA MARZANO - L'AMORE CHE MI RESTA


Sinossi:
La sera in cui Giada si ammazza, Daria precipita in una sofferenza che nutre con devozione religiosa, perché è tutto ciò che le resta della figlia. Una sofferenza che la letteratura non deve aver paura di affrontare. Per questo siamo disposti a seguire Daria nel suo buio, dove neanche il marito e l’altro figlio riescono ad aiutarla; davanti allo scandalo di una simile perdita, ricominciare a vivere sembra un sacrilegio. Daria si barrica dietro i ricordi: quando non riusciva ad avere bambini e ne voleva uno a ogni costo, quando finalmente ha adottato Giada e il mondo «si è aggiustato», quando credeva di essere una mamma perfetta e che l’amore curasse ogni ferita. Con il calore avvolgente di una melodia, Michela Marzano dà voce a una madre e al suo struggente de profundis. Scavando nella verità delle relazioni umane, parla di tutti noi. Del nostro desiderio di essere accolti e capiti, della paura di essere abbandonati, del nostro ostinato bisogno di amore, perché «senza amore si è morti, prima ancora di morire».

Commento:
E' la sera di venerdì 14 ottobre 2011 e Daria è in casa con suo marito Andrea quando squilla il telefono. Daria si sta ancora chiedendo chi sia a quell'ora tarda quando riceve un pugno nello stomaco: è Paolo, il compagno di Giada. La figlia è in ospedale. Devono correre. Ma al loro arrivo Daria e Andrea scoprono che Giada è morta, che Giada, la loro figlia amata e desiderata, si è ammazzata con una dose eccessiva di farmaci.
Perché l'ha fatto? Daria non lo sa, non lo capisce, si dà la colpa e sprofonda in un dolore nero, torbido che la spinge a rimestare per mesi negli stessi oggetti, negli stessi ricordi, negli stessi pensieri. Un dolore insanabile e sordo anche ai richiami d'aiuto di Andrea e di Giacomo, l'altro figlio, anche loro straziati dall'accaduto. Daria non ce la fa, scopre di non aver mai realmente capito sua figlia, si sente in colpa, non vuole tornare a vivere, perché lei quella figlia l'ha amata più di tutto e tutti, dal momento in cui l'ha avuta tra le braccia, nonostante non fosse sangue del suo sangue, Giada è diventata la cosa più importante.
Un romanzo angosciante, claustrofobico, intimo, necessario. Una storia straziante raccontata con maestria e partecipazione; l'abbandono, l'adozione, la maternità, l'amore sono trattati qui con una delicatezza e insieme una forza rare. Lettura impegnativa per il grande carico di sentimenti che porta con sé, ma assolutamente consigliata a chi cerca un libro forte sulla maternità, sul lutto, sul rapporto tra genitori e figli.

Opera recensita: "L'amore che mi resta" di Michela Marzano
Editore: Einaudi, 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Roma
Pagine: 235
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 1 ottobre 2016

RECENSIONE: CHRISTINA BAKER KLINE - LE COSE CHE NON SO DI TE


Sinossi:

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’ incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.

La storia di un’amicizia che incanta e commuove.
Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.


 

Dal 1854 al 1929 circa duecentomila bambini sono stati trasportati dalle città orientali degli Stati Uniti al Mid-west a bordo dei “treni degli orfani”. Si trattava di bambini senza famiglia, spesso figli di immigrati italiani, polacchi, irlandesi, per i quali si cercava una famiglia pronta a prenderli in affidamento, ad adottarli. Spesso, però, l’adozione era solo una scusa per avere manod’opera gratuita, lavoranti, servi, quasi schiavi.

La protagonista di questo libro è proprio una di quei bambini: il suo nome originario era Niamh, tipico nome irlandese, poi cambiato in Dorothy ed infine in Vivian. La donna, che ora ha 91 anni, racconta la sua storia a Molly, una diciassettenne ribelle per necessità, orfana anche lei, ma le cui radici affondano nella storia degli indiani d’America. Molly si stupisce nel notare quanti punti hanno in comune le due storie, la sua e quella di Vivian, perennemente in viaggio, in lotta per sopravvivere, con la continua paura di perdere tutto, anche quel poco che si è costruito, e con il crescente bisogno di un po’ di calore, comprensione e pace.

Il libro è diviso tra presente e passato, tra la storia di Molly e la sua neonata amicizia con Vivian e la storia della donna, lunga e travagliata, che dal treno degli orfani del 1929 l’ha portata fino a qui, in una bella casa del Maine, ottant’anni dopo. La storia di Vivian, o Niamh, è davvero struggente ed emozionante, inoltre, raccontandole con la prima persona singolare (come se a parlare fosse Vivian), Christina Baker Kline descrive le angherie e i soprusi subiti e ci porta ad immedesimarci nell’angoscia di questa bambina forte e straordinaria. La storia di Molly, sebbene sia d’impatto, è meno sconvolgente, forse perché più vicina a noi e quindi più nota, ma ha comunque il giusto peso nella trama e fa da filo conduttore e.

La scrittura della Baker Kline è chiara e lineare, particolarmente intensa e coinvolgente nei capitoli in cui parla Vivian. Una lettura che fa riflettere su temi profondi come l’immigrazione, l’adozione, l’amicizia, ma soprattutto il rispetto per gli altri. Consigliato davvero a tutti e preparatevi perché la lacrimuccia scende in più punti!

 

Opera recensita: “le cose che non so di te” di Christina Baker Kline

Editore: Giunti, 2014

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Stati Uniti (Maine, Minnesota)

Pagine: 336

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì.

 

sabato 18 giugno 2016

RECENSIONE: ANNELI SCHINKEL - FIGLIA DELLA SETA


Sinossi:

"La lettera è arrivata a marzo: è stato un miracolo che sia arrivata, visto che era indirizzata al vecchio recapito di Colonia dove non abitiamo più da tredici anni. Lo Stato coreano offre la possibilità a trenta ragazzi adottati in tutto il mondo di visitare il loro Paese d'origine e di familiarizzare con la sua cultura." Anneli Schinkel ha 21 anni quando questa lettera le offre la possibilità di compiere un viaggio in Corea, il suo Paese natale e dove fu abbandonata appena nata sui gradini di un orfanotrofio. Per lei si realizza un sogno, e così, con le poche notizie che ha a disposizione - un nome assegnatole dalle autorità coreane e una data di nascita vaga - decide di sfruttare l'occasione per mettersi alla ricerca dei propri genitori. Una ricerca che la porta non soltanto a conoscere l'incredibile verità sul suo passato, ma anche a ritrovare una famiglia numerosa e ansiosa di riabbracciarla. 0

B

P

 
 
Il libro di cui vi parlo oggi è un’autobiografia. E’ la storia di Anneli, una ragazza nata in Corea, ma tedesca d’adozione.
Anneli, così l’hanno chiamata i suoi nuovi genitori tedeschi, è arrivata a Colonia quando aveva appena quattro mesi; Ha trovato ad accoglierla una famiglia molto aperta, disponibile a sostenerla ed accompagnarla in tutto. I suoi genitori adottivi ci sono anche quando Anneli riceve, come molti altri giovani adottati, la lettera del governo coreano che la invita a trascorrere un periodo in Corea, a Seul, per conoscere di più sul suo Paese d’origine, sulle tradizioni, gli usi, la lingua.
Anneli accetta l’invito sia per una sorta di curiosità, di ricerca di risposte a cose semplici e banali che l’hanno accompagnata nei primi 21 anni di vita (un naso e dei lineamenti diversi per esempio), sia perché in cuor suo spera di riuscire a scoprire qualcosa in più sulle sue radici e sulla sua famiglia naturale. Per questo, una volta in Corea, Anneli partecipa ad una trasmissione Tv molto seguita, che si occupa di riunire famiglie divise e nel suo caso la ricerca va a buon fine. Anneli riesce a trovare la sua famiglia naturale e comincia una lunga e cauta opera di conoscenza tra la ragazza e le sue due famiglie. Finalmente Anneli troverà tante risposte ai tanti interrogativi sui primi mesi della sua vita e scoprirà di essere sempre stata desiderata e di esserlo ancora. In particolare Anneli stringerà un legame affettivo fortissimo con la sua madre naturale, che va al di là della diversità linguistica e culturale ed anche al di là della distanza fisica. Ecco perché Anneli soffrirà molto quando la vita la metterà di fronte all’ennesima separazione.
L’autrice racconta la sua storia di ragazza adottata, di figlia di due famiglie e lo fa con estrema semplicità e linearità. Anneli Schinkel ci mette davanti alle sue emozioni con assoluta umiltà, senza remore o filtri di sorta. Credo che questo sia il modo giusto di trattare un argomento spinoso e delicato come l’adozione, difficile soprattutto per chi lo vive in prima persona: non è facile scoprire i misteri del proprio passato, non è facile accettare le decisioni altrui, specialmente se condizionano la nostra vita. Bisogna darsi tempo di riflettere, di capire se davvero si vuole sapere e di metabolizzare ciò che si scoprirà. Mi ha molto colpita il rapporto tra Anneli e il fratello adottivo, anche lui coreano ed adottato dalla famiglia tedesca di Anneli. Entrambi partecipano al soggiorno offerto dal governo coreano, ma lo fanno con spirito diverso: lei va alla ricerca della sua famiglia naturale, lui invece non è ancora pronto a sondare questo campo e preferisce interessarsi al Paese natio, alle tradizioni ed alla lingua, tanto che tornando in Germania comincia a studiare coreanistica. Entrambi sono, a mio parere, comportamenti accettabili e condivisibili.
Ciò che ho apprezzato di più è stata, in queste pagine, la delicatezza e semplicità dell’autrice che ha deciso di raccontare la sua storia per lasciare una testimonianza di vita a chi voglia informarsi sull’adozione e a chi la vive o l’ha vissuta in prima persona.
Una lettura da consigliare, magari per un week-end estivo: impegnativa, ma non troppo.

Opera recensita: “figlia della seta” di Anneli Schinkel

Editore: Tea, esperienze, 2009

Genere: romanzo autobiografico, narrativa internazionale

Ambientazione: Germania, Corea del Sud

Pagine: 247

Consigliato: sì.