simposio lettori copertina

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martedì 3 settembre 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - IL FILO INFINITO

Sinossi:
Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula: ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione.
Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una Regola più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei padri: quelle nere tonache ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra “lavorata”, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Una terra benedetta che sarebbe insensato blindare.
E da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa portentosa spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?
All’urgenza di questi interrogativi Rumiz cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che continuano a tenere il filo dei valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore.
“Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?”

Commento:
"Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?” E' da quest'assunto, iniziale e conclusivo, che lo scrittore e giornalista triestino Paolo Rumiz intraprende il suo viaggio alle radici d'Europa: è per ritrovare e ripercorrere questo filo infinito che ricerca l'autenticità di Benedetto da Norcia, Santo protettore d'Europa, nelle abbazie che seguono la sua regola. Tutto nasce da un viaggio, nell'aprile 2017, nei luoghi del terremoto, nell'Appennino a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche. E' osservando la piana di Norcia e la statua del Santo, che Rumiz decide di partire, di capire quale può essere la soluzione contro la divisione, l'odio, la paura dell'altro. Come ha fatto l'Europa a mantenersi in vita passando indenne crisi peggiori di questa? Attraverso la preghiera e il lavoro continuo, fisico, reale, e attraverso rispetto, ascolto e condivisione che hanno indotto tutti ad aprirsi, a sentirsi parte di una comunità, di un micromondo nel mondo, quale è proprio un'abbazia.
Un libro affascinante e molto toccante, anche per chi non abbia una fede fervente. Un libro interessante e profondo che serva da monito all'Europa di oggi, con molti più problemi che in passato, ma tutta completamente divisa e individualista.


Opera recensita: "Il filo infinito" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Europa
Pagine: 176
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.



venerdì 9 agosto 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - MASCHERE PER UN MASSACRO


Sinossi:
Un reportage capace di svelare i veri meccanismi della guerra balcanica dietro i fraintendimenti e le mistificazioni. "La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale, oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della "grande politica", che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca." (Claudio Magris). Con una nuova introduzione dell'autore.

Commento:
"A chi giova?". Quando si vuole davvero cercare di capire una guerra, forse la frase chiave è proprio questa, forse è questa la domanda da porsi. Paolo Rumiz, cercando di capire la guerra più assurda ed incomprensibile della storia, si chiede proprio questo. E diventa evidente, seguendo la sua analisi, che la guerra dei Balcani fu la prima e forse unica guerra a nascere dopo un accordo; è per questo che la si può definire senza tema di sbagliarsi, un imbroglio, una farsa a spese dei civili e della cultura. Eppure i segnali erano chiari da tempo, ma nessuno ha voluto vederli, né la gente comune che pure di guerre ne aveva viste tante, né l'Unione europea sempre troppo preoccupata del proprio feudo privato, non l'aveva capito la gente di montagna che poi fu usata come sobbillatrice, nessuno aveva voluto cogliere i segnali. Perché? Probabilmente perché “Il bene prevale numericamente sul male, ma non sa fiutare il pericolo”. Così la perfidia di pochi strateghi e la cecità di molti portarono ad uno dei conflitti più strani e meno chiari di tutto il Novecento. Maschere per un massacro non è una lettura facile, è un saggio/reportage, che si snoda con competenza e quasi nostalgia per ciò che è stato. Un libro ben scritto e un racconto autentico su un periodo buio della storia europea e mondiale.

mercoledì 9 gennaio 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - A PIEDI


Sinossi:
Un mattino di settembre presi il sacco e uscii di casa senza voltarmi indietro. La mia meta stava a sud, un sud così perfettamente astronomico che sarebbe bastata la bussola a raggiungerlo. Era la punta meridionale dell’Istria, un promontorio magnifico sui mari ruggenti di Bora, regina dei venti d’inverno, e di Maestrale, che è il più glorioso dei venti d’estate. Una scogliera talmente ideale che è stata battezzata ‘Capo Promontore’ (Premantura in lingua croata). Un luogo che tutti i lupi di mare sanno riconoscere traversando l’Adriatico.”
 Sette giorni per arrivare da Trieste a Promontore raccontati ai giovani lettori letteralmente passo dopo passo da un camminatore d’eccezione: Paolo Rumiz. Una narrazione che apre finestre su molti temi: le frontiere da attraversare, i confini che cambiano, la guerra dei Balcani, gli animali selvatici che si incontrano, l’orientamento con le stelle, le mappe.
Ma soprattutto una riflessione sull’importanza di camminare: esercizio che abbiamo dimenticato, sostituendo sempre più spesso i viaggi virtuali a quelli reali.
A piedi è una guida precisa da seguire, una lettura straordinaria che diventa occasione di approfondimento e un testo che può ispirare altri viaggi e altri itinerari.

Commento:
Qualche mese fa, leggendo "Appia", diario di un altro viaggio, ho imparato ad apprezzare i racconti di viaggio di Paolo Rumiz ed ho scoperto che mi piace il suo modo di descrivere, riflettere, intendere il viaggio. Così ho deciso di approfondire la conoscenza di quest'autore con questo "A piedi" che più che un diario di viaggio è proprio una guida al viaggio ed alla bellezza del camminare. "Il cammino ti pulisce", ci dice Rumiz riprendendo un detto di chi vive lungo il Camino di Santiago, e ce lo dimostra, Rumiz, questo detto: il viaggio, l'andare, fa svanire il magone, i brutti pensieri, le nuvole nere che ottundono la mente; camminare vuol dire ricominciare a guardarsi intorno, ascoltare il silenzio, parlare con gli sconosciuti che, alla fine della conversazione, non lo saranno più… è ritrovarsi e trovare la propria naturale dimensione nel mondo. Paolo Rumiz stavolta ci racconta tutto questo percorrendo le strade che dalla porta di casa sua a Trieste arrivano a Premontore, in Croazia. Un viaggio compiuto nell'arco di sette giorni, senza regole o obiettivi, ma solo obbedendo ai segnali del corpo ed alla voglia di andare. Lo consiglio e sicuramente leggerò altro di quest'autore.
  
Opera recensita: "A piedi" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2012
Genere: narrativa di viaggio
Ambientazione: Istria (Trieste, Slovenia, Croazia)
Pagine: 128
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - APPIA


Sinossi:
Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, il tracciato di una grande via romana: l'Appia. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, lo ha fatto ascoltando le voci del passato, lo ha fatto destando la fantasia degli increduli incontrati lungo il viaggio.
E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le nostre gambe e la nostra immaginazione lungo la via Appia - il nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela. Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell'Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di arabi e normanni e ci si interroga sui misteri della viabilità italiana, sull'incomprensibile abbandono dei luoghi della memoria. E intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l'ingresso nell'Oriente.
Al racconto di Rumiz fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che rielabora e mette a punto le tracce del percorso: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo - considerata l'assenza di segnaletica - per chi volesse seguire le orme di Rumiz e dei suoi compagni di viaggio.
Il libro contiene le meravigliose mappe di Riccardo Carnovalini per seguire sulle pagine il viaggio di Paolo Rumiz o per avventurarsi sul suo stesso cammino.

Commento:
Non sono un'esperta di viaggi, tantomeno di letteratura di viaggio, questa è la prima volta che leggo un libro di Paolo Rumiz e non nascondo di esserne rimasta conquistata. Conquistata, sì, dal viaggio in sé, dalla possibilità che si possa intraprendere un viaggio a piedi, in comitiva, con un obiettivo così affascinante ed utile per il prossimo: recuperare le tracce della regina delle vie, l'Appia antica, la via voluta da Appio Claudio che congiungeva Roma a Brindisi passando per il Lazio, La Campania, l'Irpinia, la Basilicata, la Puglia fino al mare che affaccia ad Oriente.
Mi ha conquistata, poi, la scrittura ricca eppure essenziale di Rumiz, la sua capacità di portarci in viaggio con lui, Alex, Riccardo e Irene, con Marco, Vinicio, Sandra e tutti gli altri, dagli archeologi ai contadini, dagli osti ai pastori, descrivendo magistralmente sensazioni, paesaggi, sapori, colori, profumi, pensieri, modi di ragionare. Mi hanno conquistata la forza e l'impegno di questi viandanti moderni, la volontà di affidarsi ai piedi, alla strada, alla storia e al passato piuttosto che al Gps e alla tecnologia; la volontà di andare oltre l'incuria, il degrado, risvegliando popoli dall'oblio per raggiungere la meta.
"Appia" è un libro che si divora, 360 pagine che si leggono avidamente, lasciando spazio all'immaginazione e alla fascinazione delle parole e delle immagini. E già i piedi scalpitano per la voglia di andare.


Opera recensita: "Appia" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2016
Genere: libro di viaggio
Ambientazione: Italia, da Roma a Brindisi
Pagine: 360
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.