simposio lettori copertina

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venerdì 31 dicembre 2021

RECENSIONE: FEDERICO PACE - LA LIBERTà VIAGGIA IN TRENO

Sinossi:

Londra-Parigi, Venezia-Atene, Cagliari-Olbia, Porto-Lisbona, Bergen-Oslo, Nizza-Marsiglia... Attraverso il Brennero e sull'orlo dell'Oceano. Città, mondi e vite che si incontrano sul filo di una ferrovia. Federico Pace riunisce in ciascun capitolo viaggi in treno che si assomigliano, come possono assomigliarsi i fratelli e le sorelle di una stessa famiglia. Qualcosa li tiene insieme, qualcosa di essenziale, eppure sono diversissimi tra loro. Per le geometrie con cui procedono, per le persone che incontrano e quelle che ti fanno incontrare, per i luoghi in cui ti portano e per i pensieri che ti fanno venire in testa. Racconti per tirare il filo di tante storie e riscoprire il viaggio nella sua forma più sublime, antica e modernissima. Perché quando si parte in treno, si parte davvero.

 

Commento:

Il viaggio, una delle cose che più ci manca in questo periodo di pandemia, è l'argomento centrale di questo libro in cui Federico Pace ci porta in giro per l'Europa… in treno. È questa la particolarità dei viaggi che ci descrive così bene, che si svolgono a bordo dei treni che collegano luoghi, persone, storie, vite, mondi. A bordo di quei treni sono salite persone comuni e celebrità, per quelle stazioni hanno transitato soldati, medici, bambini, nonni e nipoti… quei binari hanno visto guerre, amori, feste, lutti… e così, basta salire su un treno per essere in comunicazione con gli altri restando sempre se stessi. Un percorso affascinante fra la storia, la geografia, la cultura, la vita di un continente nel corso dei secoli. Consigliato.

 

Opera recensita: "La libertà viaggia in treno" di Federico Pace

Editore: Laterza, 2016

Genere: letteratura di viaggio

Ambientazione: Europa

Pagine: 196

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

venerdì 22 ottobre 2021

RECENSIONE: NATASHA SOLOMONS - I GOLDBAUM

Sinossi:

Vienna, 1911. Sulla Heugasse, costruito con la pietra bianca più bella d’Austria, sorge il palazzo dei Goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. In città si dice che siano così ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perché brilli per loro. Ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. Persino nei fastosi palazzi di Casa d’Asburgo.
Rinomati collezionisti di opere d’arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova Fabergé, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i Goldbaum, com’è costume delle cosmopolite dinastie reali d’Europa, si sposano tra loro. Perché gli uomini Goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri è necessario, infatti, che le donne Goldbaum sposino uomini Goldbaum e producano piccoli Goldbaum.
Anche la giovane, ribelle Greta Goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente Vienna del primo decennio del Novecento, sposando Albert Goldbaum, un cugino del ramo inglese della famiglia.
Per una ragazza della sua estrazione sociale il matrimonio è una delle spiacevolezze della vita da affrontare prima o poi, e con questo spirito Greta lascia Vienna per la piovosa Inghilterra.
A Temple Court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa: la nuova famiglia la tratta con rispetto, la servitù con deferenza e Albert è cortese e sollecito. Ma la sua presenza riesce a essere opprimente come una coperta pesante in una nottata troppo calda, e tra i due giovani si instaura una gelida, sottile antipatia. Al punto che Lady Goldbaum, la madre di Albert, decide di donare alla ragazza un centinaio di acri come dono di nozze, un giardino dove sentirsi finalmente libera da ogni costrizione.
Alla silenziosa contesa di Temple Court si aggiunge, però, il fragore di ben altro conflitto: la prima guerra mondiale, il tragico evento che spazzerà via l’intero vecchio ordine su cui l’Europa si era retta per secoli. La corsa agli armamenti è tale che persino gli influenti Goldbaum, benché abituati a lavorare con discrezione dietro le quinte dei governi e delle dinastie reali, non possono alterarne il corso. Per la prima volta in duecento anni, la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria.
Attraverso pagine d’inconsueta bellezza Natasha Solomons dona al lettore una struggente storia d’amore e al contempo getta uno sguardo nuovo sulla complessità dell’identità ebraica all’inizio del XX secolo e sul ruolo delle banche nei finanziamenti alla causa bellica.

 

Commento:

Eh, ecco… e ora come faccio a commentare questo libro? Dopo che ho dichiarato in lungo e in largo che non mi piaceva, che mi deconcentravo leggendo, che mi perdevo… ora come faccio a dire che, alla fine, mi è piaciuto? Eppure devo dirlo, perché, in fin dei conti, a lettura ultimata mi sento di affermare che tutto sommato questo libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto vagare per il giardino naturale di Greta, mi è piaciuto essere testimone dell'evoluzione dei personaggi, dei loro rapporti, delle loro storie; ho apprezzato la cura dei dettagli e l'aderenza con la storia che Natasha Solomons ha profuso in queste pagine… tuttavia il difetto più grande rimane ed è ciò che non mi fa consigliare senza riserve questa saga familiare: questo romanzo è davvero troppo, troppo, troppo lento, specie all'inizio, al punto che diventa noioso finché non si prende confidenza con i personaggi, cosa che accade, ma molto molto in là con la lettura. È vero, alla fine non volevo staccarmi da Albert e Greta, ma arrivare a quest'agognata fine è stata un'impresa non da poco! Se avrete la pazienza di tentarla, quest'impresa, leggerete un buon romanzo storico incentrato su una famiglia di potenti banchieri ebrei, ambientato fra il 1911 e il 1917 ed ispirato alla famiglia Rotschild. Non solo, leggerete anche una emozionante saga familiare che vi renderà edotti, tra le altre cose, sul funzionamento di alcune dinamiche economiche e storiche alla base degli imperi commerciali e finanziari mondiali di ieri e di oggi, nonché dei più grandi conflitti mondiali del Novecento. Un libro non facile, dunque, non tanto per il contenuto, ma per il ritmo o la mancanza di esso. Tuttavia, un libro da consigliare a chi ama prendersi il suo tempo con una lettura che tenga compagnia e permetta di perdersi in un'altra epoca ed in un mondo parallelo e lontano.

 

Opera recensita: "I Goldbaum" di Natasha Solomons

Editore: Neri Pozza, 2019

Traduttore: Laura Prandino

Genere: romanzo storico, saga familiare

Ambientazione: Europa, 1911-1917

Pagine: 480

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

      

giovedì 6 febbraio 2020

RECENSIONE: NICOLA LECCA - IL TRENO DI CRISTALLO


Sinossi:
A Broadstairs, incantevole villaggio della costa inglese, Aaron lavora come apprendista nella storica gelateria Morelli e vive in simbiosi con Anja: una madre depressa e protettiva che gli tiene nascosta l’identità del padre e nulla racconta di Zagabria, la città dalla quale sono fuggiti quando lui era piccolo. Fortuna che Gennarino, il suo migliore amico, è un vulcano di allegria e colora di ottimismo il grigiore trasmesso dalla malinconia di Anja. Dal canto suo, Aaron ha imparato a essere felice con poco. Gli bastano il sapore del gelato al mandarino, le passeggiate solitarie lungo le scogliere a strapiombo sul mare e le conversazioni con Crystal, la ragazza che ama. Si sono conosciuti online e la loro relazione va avanti da più di un anno: ma è soltanto virtuale. Ogni volta che lui cerca di organizzare un incontro, lei trova mille scuse per rimandare. Eppure Aaron preferisce la sua presenza incompleta al dolore della solitudine.
Finché un evento inatteso sconvolge tutto. Dalla Croazia arriva la lettera di un notaio che annuncia ad Aaron la morte di quel padre che gli è sempre stato tenuto nascosto, e lo invita a raggiungere Zagabria per l’apertura del testamento. In treno, grazie a un biglietto di Interrail.
Sprovveduto e impreparato alla vita, Aaron affronterà con coraggio la sua piccola Odissea alla ricerca della verità. Dall’Inghilterra a Zagabria passando per Amburgo, Praga, Lubiana, Bratislava e Szentgotthárd si incontrerà finalmente col mondo: che lo metterà alla prova, fra rischi e tentazioni, offrendo in cambio incontri inattesi e immensa bellezza.
Con la sua scrittura cesellata e limpidissima, Nicola Lecca crea un’appassionante fiaba contemporanea. L’ingenuità del suo protagonista, ricco soltanto dei suoi desideri, dà vita a pagine scintillanti che ci offrono la disarmante purezza di uno sguardo nudo: capace di illuminare la complessità del mondo, evidenziando i paradossi delle relazioni online e le ipocrisie delle tante trappole tese per trarre profitto dalle nostre solitudini.

Commento:
Aaron è un diciottenne sensibile e insicuro, un ragazzo che vorrebbe di più dalla propria vita, ma ancora non sa come ottenerlo. Vive in un paesino della costa inglese, Broadstairs, lo stesso in cui è nato Dickens; lavora come gelataio nella storica gelateria Morelli, è amico di Gennarino, che lavora con lui ed è molto più pragmatico e dinamico di lui; ha una madre – Anja – che si è chiusa in se stessa e si mantiene in vita grazie agli psicofarmaci. È nei momenti trascorsi con l'amico, in gelateria, e davanti al computer a parlare con Crystal che Aaron può prendere respiro dall'ambiente opprimente della sua casa. E proprio Crystal, conosciuta online su un sito di incontri, è diventata importante per Aaron: pensa di essersene innamorato, vorrebbe incontrarla, ma lei tergiversa, le va bene parlarsi in video, ma non farsi vedere… Aaron è sull'orlo di una crisi quando riceve una lettera inattesa: viene dalla Croazia, la patria dei suoi genitori dove lui non è mai stato; la manda un notaio che gli comunica che suo padre è morto e che lui è atteso per l'apertura del testamento. Il padre gli ha anche lasciato un biglietto di Interrail per raggiungere Zagabria viaggiando per l'Europa… tutto ok, tutto bello, se non fosse che il padre di Aaron è morto d'infarto prima che lui potesse conoscerlo… o almeno questo è ciò che gli ha sempre detto sua madre. Aaron, su consiglio di Gennarino, capisce di non doverla informare del suo viaggio, perciò sfrutta le ferie dalla gelateria – che dovrebbe trascorrere con gli amici – e parte per quest'avventura. Ciò che scoprirà gli cambierà la vita, lo farà crescere in fretta e lo porterà a conoscere di più se stesso e il mondo. Da una città all'altra, disavventura contro avventura, bellezza contro sudiciume, entusiasmo contro delusione, in quell'Interrail Aaron imparerà a pensare con la sua testa, a decidere da solo per la sua vita… e soprattutto capirà che mai nulla può essere solo bello o brutto, positivo o negativo, che ad ogni vittoria corrisponde sempre una piccola o grande rinuncia. Una storia di formazione, scritta in modo chiaro, delicato e scorrevole, che consiglio sia agli adolescenti che agli adulti, perché c'è tanto da imparare per entrambe le fasce d'età.

Opera recensita: "Il treno di cristallo" di Nicola Lecca
Editore: Mondadori, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Europa
Pagine: 252
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


martedì 3 settembre 2019

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - IL FILO INFINITO

Sinossi:
Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula: ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione.
Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una Regola più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei padri: quelle nere tonache ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra “lavorata”, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Una terra benedetta che sarebbe insensato blindare.
E da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa portentosa spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?
All’urgenza di questi interrogativi Rumiz cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che continuano a tenere il filo dei valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore.
“Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?”

Commento:
"Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?” E' da quest'assunto, iniziale e conclusivo, che lo scrittore e giornalista triestino Paolo Rumiz intraprende il suo viaggio alle radici d'Europa: è per ritrovare e ripercorrere questo filo infinito che ricerca l'autenticità di Benedetto da Norcia, Santo protettore d'Europa, nelle abbazie che seguono la sua regola. Tutto nasce da un viaggio, nell'aprile 2017, nei luoghi del terremoto, nell'Appennino a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche. E' osservando la piana di Norcia e la statua del Santo, che Rumiz decide di partire, di capire quale può essere la soluzione contro la divisione, l'odio, la paura dell'altro. Come ha fatto l'Europa a mantenersi in vita passando indenne crisi peggiori di questa? Attraverso la preghiera e il lavoro continuo, fisico, reale, e attraverso rispetto, ascolto e condivisione che hanno indotto tutti ad aprirsi, a sentirsi parte di una comunità, di un micromondo nel mondo, quale è proprio un'abbazia.
Un libro affascinante e molto toccante, anche per chi non abbia una fede fervente. Un libro interessante e profondo che serva da monito all'Europa di oggi, con molti più problemi che in passato, ma tutta completamente divisa e individualista.


Opera recensita: "Il filo infinito" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Europa
Pagine: 176
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.



mercoledì 15 agosto 2018

RECENSIONE: FRANCESCO TARGHETTA - LE VITE POTENZIALI

Sinossi:
Al centro di questo romanzo ci sono tre vite, tre visioni del mondo, tre modi diversi e complementari di sopravvivere alla contemporaneità. Il loro spazio è la Albecom, azienda informatica che sorge alla periferia di Marghera; l’ha fondata, ancora giovanissimo, Alberto, “trentaquattro anni, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una passione per la buona tavola e il culto della chiarezza”. Tra i programmatori che lavorano per lui c’è Luciano, con cui Alberto condivide l’amore per internet fin dai tempi del liceo. Ma, a differenza dell’amico, Luciano si trova a suo agio dietro le quinte: schivo e paralizzato dalla propria scarsa avvenenza, si rifugia nel lavoro e nel rifocillamento dei gatti randagi di Marghera, tormentato solo, di tanto in tanto, dal desiderio di avere qualcuno da rendere felice. A completare il triangolo c’è Giorgio, il pre-salesdell’azienda, procacciatore di nuovi clienti: “percorso da un brivido di elettricità sempre”, tiene nel cruscotto della macchina L’arte della guerra di Sun Tzu, che consulta come un oracolo.
E così, mentre Luciano allaccia con Matilde, barista della tavola calda di fronte alla Albecom, un’amicizia presto caricata di nuove speranze e Giorgio riceve una proposta sottobanco da un vecchio collega, le giornate dei tre amici si intrecciano in un groviglio di segreti e tradimenti che si dipana tra la provincia veneta e le città di mezza Europa e che li costringerà, infine, a compiere scelte sofferte e decisive.

Commento:
Cosa succederebbe se, in uno dei meandri della vita, decidessimo di scegliere una strada piuttosto che un'altra? Cos'accadrebbe a noi, ai nostri legami col mondo, alle nostre scarse certezze, se decidessimo di non fermarci a ciò che abbiamo conquistato, ma di osare, di fare quel passo verso l'ignoto, di accettare quella proposta rischiosa? Sono questi gli interrogativi a cui sono sottoposti, più o meno volontariamente, Alberto, Giorgio e Luciano. Sono tutti e tre giovani della provincia veneta, capaci nel loro lavoro, chi nel campo dell'informatica, chi nel dirigere un'azienda, chi nel procacciare clienti. Ma il loro atteggiamento nei confronti della vita non potrebbe essere più diverso. Eppure tutti e tre, nella desolazione di una provincia operosa ma spoglia, dovranno fare i conti con le loro fragilità, con le insicurezze ataviche che ciascuno si porta dentro. E anche in questo caso, il loro modo di affrontarle e di reagire sarà diverso. Tutti e tre, però, troveranno il modo di farcela.
Un libro che parla del mondo di oggi, della fatica che i giovani fanno ogni giorno per emergere, per affermarsi, della voglia di non accontentarsi, delle difficoltà del vivere quotidiano.
Con taglio a tratti struggente e con stile elegante nel quale si evince tutta la sua familiarità con la poesia, Francesco Targhetta ci traccia un ritratto della società attuale interessante e molto realistico che si legge con piacere, malgrado la tematica trattata sia tutt'altro che piacevole, specie per chi si ritrova a viverla.
Una buona lettura che consiglio.

Opera recensita: "Le vite potenziali" di Francesco Targhetta
Editore: Mondadori, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Veneto-Europa
Pagine: 252
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

venerdì 20 luglio 2018

RECENSIONE: HELENA JANECZEK - LA RAGAZZA CON LA LEICA


Sinossi:
Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Commento:
Un libro che sta letteralmente facendo incetta di premi e che, da quando è stato pubblicato, sta facendo parlare di sé. Racconta la storia di una fotografa, Gerda Taro, del suo rapporto con Robert Capa, del suo egocentrismo e del suo essere completamente fuori da ogni schema.
Un racconto, questo, affidato alle voci, ai vissuti, ai ricordi degli amici e dei conoscenti della coppia di fotografi, spesso ricordi intimi, non sempre lusinghieri. L'impressione generale che ho avuto su questo libro non è stata delle migliori: certamente è un libro studiato, sofferto, complesso. E' però anche un libro freddo, a mio parere troppo freddo, che in fin dei conti non ci fa arrivare né a conoscere Gerda e il suo pensiero, né gli altri personaggi, né tantomeno il contesto storico-sociale in cui si muovono che già da solo sarebbe stato un interessante approfondimento. In definitiva, a me non è piaciuto, non mi ha coinvolto né emozionato.
Tuttavia, non mi sento di bocciarlo apriori perché… se è stato tanto osannato, qualcuno ci avrà visto qualcosa di buono… perciò se vi ispira provate a leggerlo, magari alla fine avrete un'opinione opposta alla mia.

Opera recensita: "La ragazza con la Leica" di Helena Janeczek
Editore: Guanda, 2017
Genere: biografia-romanzo storico
Ambientazione: Europa
Pagine: 320
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.