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giovedì 3 maggio 2018

RECENSIONE: CONCITA DE GREGORIO - MI SA CHE FUORI E' PRIMAVERA


Sinossi:

Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture.

Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può

trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia

e l'ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un

marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti.

In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l'uomo si uccide. Delle bambine

non c'è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme

un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro,

doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l'amore che salda e che resta.

 

Commento:

 


Oggi, nella mescolanza di idiomi che caratterizza il nostro linguaggio, c’è una parola per tutto, esiste un termine per definire ogni cosa, persona, status, sentimento, emozione, tutto. Tutto tranne un genitore che perde un figlio. Perché? Forse perché questo è un dolore troppo grande, un’assenza così profonda che è difficile definirla con una parola. Lo sa bene Irina Lucidi, importante avvocato italiano residente in Svizzera che, nel gennaio 2011, decide di divorziare dal marito Mathias Schepp. Ciò che ha portato a questa rottura è qualcosa di indefinito e duraturo, una violenza psicologica che ha scavato nelle certezze di Irina e l’ha portata ad allontanarsi da colui che l’ha causata; ciò a cui la sua decisione porterà Irina non può sospettarlo: una domenica di fine gennaio del 2011 il marito, Mathias, parte dal paesino svizzero in cui vivono e fa perdere le sue tracce. Sarà ritrovato pochi giorni dopo a Cerignola, in Puglia, morto sui binari della stazione sui quali si è gettato per farla finita. Un gesto premeditato, evidentemente, visto che in casa verrà ritrovato il
suo testamento. A non essere mai più ritrovate sono, però, le due figlie della coppia, le gemelline Livia e Alessia di sei anni. Sono partite col padre? Le ha lasciate lui in qualche luogo lungo la strada? Sono state abbandonate? Vendute? Uccise? Non si sa nulla. E fra indagini lacunose e fredde recriminazioni resta il dolore immenso di una madre che non può e non vuole dimenticare le sue figlie. Può – e vuole – però, ritornare a vivere, ad innamorarsi, ad amare ancora davvero qualcuno che c’è, che la fa ridere, che non la mette alla prova. E Concita De Gregorio racconta, con delicatezza e partecipazione, la storia di questa donna coraggiosa che ricorda e vive amando ed impegnandosi perché altri trovino in Svizzera il sostegno che lei, italiana e donna, non ha avuto: ha creato, infatti, un’associazione che si occupa proprio di dare sostegno sociale, psicologico e giuridico a chi affronti la scomparsa di un minore. Si chiama “Missing Children Switzerland”.

Ogni giorno, leggendo le notizie o ascoltando il Tg, veniamo a contatto con storie di orrore e sofferenza che, nostro malgrado, dimentichiamo subito dopo, presi dalla nostra vita e dalle nostre incombenze ed ormai abituati – quando non ci tocca da vicino – alla violenza e alla follia. Anche di questa storia avevamo sentito parlare nel 2011 e ci aveva inquietato e lasciati sgomenti. Questo libro di poco più di cento pagine che si legge in poche ore, ha il grande merito di ricordarcela questa storia e di farlo con tatto. Irina è una donna forte che ha sofferto eppure sorride, ma è una donna che aspetta ancora le sue figlie, aspetta e merita delle risposte da chi è in grado di dargliele. Ciò che ho apprezzato meno, nel libro, è forse la struttura con cui è stato impostato: lettere, ricordi, pensieri che mi hanno fatto entrare con fatica nella vicenda. Per il resto, però, è un buon libro e soprattutto racconta una storia che non va dimenticata.


Opera recensita: “Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio

Editore: Feltrinelli, 2015

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Svizzera, Italia

Pagine: 122

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

sabato 16 dicembre 2017

RECENSIONE: MATTEO BUSSOLA - NOTTI IN BIANCO, BACI A COLAZIONE


Sinossi:

Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che

ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i "lecconi", i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti

di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza. Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente

il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a

osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell'"abitudine

di restare" si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.

 

Commento:

Cos’è “Notti in bianco, baci a colazione”? Oltre che un titolo già tenerissimo di per sé, è un libro che racconta la quotidianità, la normalità di una famiglia composta da un padre premuroso e presente che lavora da casa, una madre anche lei presente che spesso lavora di notte, da un indeterminato numero di cani e da tre figlie carinissime.

Sono Virginia, Ginevra e Melania, con età, esigenze ed abitudini diverse, l’anima di questo libro e delle giornate di Matteo e Paola. In un “diario di bordo” fatto di note su un Ipad, Matteo racconta le piccole gioie quotidiane, gli incontri fugaci, le incombenze familiari, le domande a bruciapelo che portano ad interrogarsi sul senso della vita. E’ di questa calda intimità, delle coccole e dei dialoghi semplici delle persone comuni, della solidarietà di una barista, della visione alternativa di un padre di famiglia dal medico, del cuore di una ragazza non proprio bionda che abbiamo bisogno; è in questo che sta la poca bellezza rimasta nel nostro mondo. Un libro che intenerisce e scalda, una lettura piacevole, divertente e profondissima. Consigliato a tutti.

 

 

Opera recensita: “Notti in bianco, baci a colazione” di Matteo Bussola

Editore: Einaudi, 2016

Genere: narrativa italiana, diario, autobiografico

Ambientazione: Veneto

Pagine: 175

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE: CARMEN PELLEGRINO - SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO


Sinossi:

Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico, ma la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso

che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente "appenniniche",

è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l'amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente

si può fare poco, contro la fine di un'utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana - provata dalle inevitabili incomprensioni

generazionali ma legata da una sensibilità ancestrale e profonda, una vera e propria educazione dell'anima - si può comunque scrivere. Si può tentare di

compiere un passo lungo la via di una riconciliazione, che è prima di tutto una riconciliazione con se stessi. Così Giosuè Pindari scrive a Lulù, le scrive

lettere che infila in bottiglie e poi le affida alla corrente del fiume. Il fiume è acqua che appartiene alla terra, il fiumeterra contiene entrambi gli

elementi; è acqua che tutto conserva: passato, presente e quindi futuro. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo, il fiumeterra con le sue

piene improvvise sa come arrivare a destinazione... Sulle sponde di un altro fiume c'è Lulù, che ha conosciuto Andreone, l'uomo 'leggero' che aspetta,

anche lui esattamente come Giosuè, insieme alla piena il ritorno di una donna che è andata via. È proprio l'incontro con quest'uomo bislacco - l'altro,

così necessario al riconoscimento di sé - a rivelarsi benefico. Da quelle sponde del fiume lontano è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo

la corrente, e su un registro magico, dentro un'aura d'incantamento.

 

Commento:

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un libro che indaga radici profonde, quelle dell’uomo con la terra, con l’acqua, con un credo idealizzato, con gli affetti familiari. Sono queste le poche cose in cui Giosuè Pindari crede ciecamente: la terra – la sua terra che non tradisce mai –, l’acqua del suo fiume Terra, il socialismo e l’amore della figlia Lulù. E quando il suo progetto legato alla terra naufraga, il socialismo non è più l’ideologia in cui credeva, la figlia decide di andarsene per non tornare mai più, Giosuè si ritrova senza punti fermi, obbligato a riflettere sulla sua vita e sui suoi tanti errori. Gli rimangono solo la moglie Nora, che ormai ha bisogno d’aiuto anche per i gesti più semplici e che è tornata ad essere una bambina, e il fiume Terra… è al fiume che Giosuè affida le lettere indirizzate a Lulù, quella figlia che ha amato ed ama ancora, quella figlia cui ha tappato le ali, alla quale ha tolto la possibilità di scegliere per sé, per la quale ha sempre deciso tutto, in nome di un bene superiore, di un amore patriarcale e possessivo, di un insano egoismo. E forse Lulù queste lettere piene di rimorsi e nostalgia non le riceverà mai, ma intanto a suo padre serve scriverle e pensare a ciò che ha sbagliato e che le ha portato via la figlia. E lei, Lulù, che un giorno ha preso il coraggio a due mani e se n’è andata perché non ce la faceva più, ora vive in una casa galleggiante, sulla riva di un altro fiume. Qui ha incontrato Andreone, un’altra anima persa che a fatica cerca di galleggiare nella vita… saranno le lunghe chiacchierate con lui a spingere Lulù a ritrovare se stessa guardando ancora in quel passato che non se ne va con un cambio di residenza.

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un romanzo delicato e introspettivo, scritto con un linguaggio evocativo, ma ricercato. Non è un libro da divorare, ma va letto con la giusta calma e le meritate pause… perché è un libro che vuole far riflettere ed invita il lettore a guardarsi dentro, perché tutti abbiamo dentro qualcosa che vorremmo dimenticare, ma che è lì in un angolo, in attesa di riappacificarsi con noi.

 

Opera recensita: “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino

Editore: Giunti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Appennino tra Campania e Basilicata

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.