simposio lettori copertina

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domenica 25 novembre 2018

RECENSIONE: MARCO BALZANO - RESTO QUI


Sinossi:
Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.
«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare».

L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E cosí, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

Commento:
Questa storia comincia poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in una terra, il Sud-Tirolo, in cui l'arroganza del potere si appropria di tutto, vorrebbe colonizzare tutto, anche la lingua, il modo di parlare e di pensare. Così uomini e donne che fino all'altro ieri erano austriaci ora si ritrovano italiani senza volerlo, con un futuro incerto e alla mercè dei potenti di Roma. E come se non bastasse, gli italiani vogliono anche cambiare il loro paesaggio, la loro terra: si sono messi in testa di costruire una diga e non sembrano pensare al fatto che due paesi – Resia e Curon – verrebbero isolati o peggio, sommersi dall'acqua. Il progetto della diga prosegue lento e inesorabile, ma ben presto passa in secondo piano, spazzato via dall'avvento dei fascisti, che mettono gli abitanti di fronte a una scelta, la prima di molte scelte: restare a Curon o andare in Germania a unirsi al Reich? E tra chi va e chi resta si creano spaccature insanabili che a volte coinvolgono e spaccano famiglie intere, come quella di Trina ed Erich che pagheranno la scelta di restare con un dolore lungo una vita. Ma loro non lasciano Curon, non lasciano la loro terra neanche quando tutto sembra sgretolarsi; se ne allontanano solo quando non possono farne a meno, durante la guerra, la seconda, per scappare dai tedeschi, ma poi tornano. Ed ora, quando la guerra non sembra più un problema, la pace così duramente conquistata di nuovo è messa in pericolo da quel fantasma antico: la diga che minaccia di sommergere Curon.
Questa è una storia di forza d'animo, di sopravvivenza ad ogni costo, ma è anche una storia intima, di famiglia, di dolore ed unione al di là di tutto. Marco Balzano tesse la trama di un racconto sobrio, ma intenso che avvince ed emoziona e dal quale non vorremmo staccarci. Così, mentre non riusciamo a lasciar andare le pagine e le vicende ci sembra di conoscerli Trina, Erich, Padre Alfred, ci sembra di vederlo il paesino di Curon abbarbicato ai piedi dell'Ortles, ci sembra di camminare insieme a Trina al freddo di un inverno del cuore…
"Resto qui" è una storia struggente e bellissima di coraggio ed amore per la propria terra e le proprie radici. Un libro che non posso che consigliare caldamente.


Opera recensita: "Resto qui" di Marco Balzano
Editore: Einaudi, 2018
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Val Venosta, Sud-Tirolo
Pagine: 192
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 6 giugno 2018

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - DIVORARE IL CIELO


Sinossi:

Quei tre ragazzi che si tuffano in piscina, nudi, di nascosto, entrano come un vento nella vita di Teresa. Sono poco piú che bambini, hanno corpi e desideri

incontrollati e puri, proprio come lei. I prossimi vent'anni li passeranno insieme nella masseria lí accanto, a seminare, raccogliere, distruggere, alla

pazza ricerca di un fuoco che li tenga accesi. Al centro di tutto c'è sempre Bern, un magnete che attira gli altri e li spinge oltre il limite, con l'intensità

di chi conosce solo passioni assolute: Dio, il sesso, la natura, un figlio.

Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall'ufficio e dalla moglie,

che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono «quelli della masseria», molte leggende li accompagnano,

vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di

sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l'uno all'altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco,

per Teresa, quell'angolo di campagna diventa l'unico posto al mondo. Il posto in cui c'è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li

guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un'inquietudine che Teresa non conosce,

un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni e quattro

vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa

rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell'universo.

 

Commento:

“Divorare il cielo” è un romanzo difficile da recensire, da commentare, da digerire. Ti si incolla addosso come l’umidità dei giorni caldi di scirocco, un vento fastidioso e amato che è parte di questa terra, la Puglia, nella quale si svolge questa storia. E’ durante una di queste estati che Teresa e Bern si conoscono, si piacciono, si catturano per non lasciarsi mai più. Ora penserete “ecco, la solita storia d’amore tra la turista del Nord in vacanza e il rude contadinotto del Sud”… niente di più sbagliato. Sì, di amore si parla in queste pagine, ma di un amore viscerale, totale, assurdo e assoluto, di un sentimento che è attrazione e nostalgia, che spinge inesorabilmente due persone a cercarsi, ad amarsi, a farsi del male. E’ così che si sviluppa, nell’arco di vent’anni, l’amore di Teresa e Bern, fatto di tante persone, fatto di idee portate all’esasperazione, di rischi folli, di lotte contro tutti, di gesti insani e prese di posizione estreme, sempre, perennemente, alla ricerca di qualcosa – o di qualcuno – da seguire.

Perché credere in un’idea, in un progetto per quanto sembri balordo, in un sogno per quanto sembri irrealizzabile, a volte è l’unica cosa che ci spinge ad andare avanti, a non fuggire, a non mollare tutto e cedere al qualunquismo, all’infelicità, ad una vita ordinata e prevedibile, alla disperazione.

Una storia, questa, in cui ci si perde, si annega, si riemerge e si affoga ancora. Dei personaggi, Teresa e Bern in testa, che non dimenticheremo e che non vorremmo lasciare. Un romanzo sobrio eppure accorato, un grido silenzioso che nasce dalle viscere di una terra piena di contraddizioni, ma che torna sempre lì, ai suoi riferimenti, alle sue radici, alle sue poche certezze. Una terra che, con i suoi paesaggi e la sua cultura popolare, è simbolo di una generazione spaccata dall’interno tra volontà e rassegnazione, tra amore e disperazione, scossa da sensazioni forti e da una continua ricerca di sé attraverso gli altri, disposta ad aggrapparsi a un’idea con tutte le forze e di disdegnarla un attimo dopo.

Perché dovreste leggere questo libro? In tutta sincerità non lo so. Io l’ho letto, mi ci sono persa, ne sono uscita scossa, eppure lo rileggerei. Giordano non ha fretta di terminare il racconto, si prende i suoi giusti tempi per analizzare, proseguire, tornare indietro per osservare meglio; non ci dà soluzioni, non ci dà moniti da usare come mantra: ci racconta una storia forte, fatta di tanti pezzi. Sta a noi trovarvi ciò che cerchiamo.

 

Opera recensita: “Divorare il cielo” di Paolo Giordano

Editore: Einaudi, 2018

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Puglia, province di Brindisi e Taranto

Pagine: 440

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE: CARMEN PELLEGRINO - SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO


Sinossi:

Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico, ma la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso

che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente "appenniniche",

è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l'amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente

si può fare poco, contro la fine di un'utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana - provata dalle inevitabili incomprensioni

generazionali ma legata da una sensibilità ancestrale e profonda, una vera e propria educazione dell'anima - si può comunque scrivere. Si può tentare di

compiere un passo lungo la via di una riconciliazione, che è prima di tutto una riconciliazione con se stessi. Così Giosuè Pindari scrive a Lulù, le scrive

lettere che infila in bottiglie e poi le affida alla corrente del fiume. Il fiume è acqua che appartiene alla terra, il fiumeterra contiene entrambi gli

elementi; è acqua che tutto conserva: passato, presente e quindi futuro. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo, il fiumeterra con le sue

piene improvvise sa come arrivare a destinazione... Sulle sponde di un altro fiume c'è Lulù, che ha conosciuto Andreone, l'uomo 'leggero' che aspetta,

anche lui esattamente come Giosuè, insieme alla piena il ritorno di una donna che è andata via. È proprio l'incontro con quest'uomo bislacco - l'altro,

così necessario al riconoscimento di sé - a rivelarsi benefico. Da quelle sponde del fiume lontano è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo

la corrente, e su un registro magico, dentro un'aura d'incantamento.

 

Commento:

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un libro che indaga radici profonde, quelle dell’uomo con la terra, con l’acqua, con un credo idealizzato, con gli affetti familiari. Sono queste le poche cose in cui Giosuè Pindari crede ciecamente: la terra – la sua terra che non tradisce mai –, l’acqua del suo fiume Terra, il socialismo e l’amore della figlia Lulù. E quando il suo progetto legato alla terra naufraga, il socialismo non è più l’ideologia in cui credeva, la figlia decide di andarsene per non tornare mai più, Giosuè si ritrova senza punti fermi, obbligato a riflettere sulla sua vita e sui suoi tanti errori. Gli rimangono solo la moglie Nora, che ormai ha bisogno d’aiuto anche per i gesti più semplici e che è tornata ad essere una bambina, e il fiume Terra… è al fiume che Giosuè affida le lettere indirizzate a Lulù, quella figlia che ha amato ed ama ancora, quella figlia cui ha tappato le ali, alla quale ha tolto la possibilità di scegliere per sé, per la quale ha sempre deciso tutto, in nome di un bene superiore, di un amore patriarcale e possessivo, di un insano egoismo. E forse Lulù queste lettere piene di rimorsi e nostalgia non le riceverà mai, ma intanto a suo padre serve scriverle e pensare a ciò che ha sbagliato e che le ha portato via la figlia. E lei, Lulù, che un giorno ha preso il coraggio a due mani e se n’è andata perché non ce la faceva più, ora vive in una casa galleggiante, sulla riva di un altro fiume. Qui ha incontrato Andreone, un’altra anima persa che a fatica cerca di galleggiare nella vita… saranno le lunghe chiacchierate con lui a spingere Lulù a ritrovare se stessa guardando ancora in quel passato che non se ne va con un cambio di residenza.

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un romanzo delicato e introspettivo, scritto con un linguaggio evocativo, ma ricercato. Non è un libro da divorare, ma va letto con la giusta calma e le meritate pause… perché è un libro che vuole far riflettere ed invita il lettore a guardarsi dentro, perché tutti abbiamo dentro qualcosa che vorremmo dimenticare, ma che è lì in un angolo, in attesa di riappacificarsi con noi.

 

Opera recensita: “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino

Editore: Giunti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Appennino tra Campania e Basilicata

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.