simposio lettori copertina

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lunedì 3 gennaio 2022

RECENSIONE: JULIE CAPLIN - AMORE, NEVE E CIOCCOLATO

Sinossi:

Se c'è una cosa di cui Mina è assolutamente sicura è che il cioccolato possa risolvere ogni problema. Così, quando si ritrova a fare i conti con una cocente delusione amorosa, non si perde d'animo: un viaggio sulle Alpi svizzere, ospite nello chalet della sua adorata madrina, è quello che ci vuole per curare un cuore spezzato. E così prepara le valigie, decisa a godersi la sana vita di montagna, aria frizzantina e panorami mozzafiato e, perché no, a farsi coccolare dal gusto irresistibile della cioccolata svizzera. Il suo lavoro di consulente alimentare le ha insegnato che le scoperte migliori sono quelle che avvengono in modo inaspettato, lasciandosi sorprendere dai sapori inattesi. Anche se ultimamente la sua vita professionale sembra essere incastrata su progetti monotoni e poco stimolanti, Mina sente che quel soggiorno le consentirà di ricaricare le batterie e ripartire al massimo. Tutte le sue certezze, però, sono destinate a vacillare quando, a bordo di un treno che si inerpica tra le cime innevate, si imbatte in un affascinante sconosciuto...

 

Commento:

A volte si ha proprio bisogno di leggerezza… sarà per questo che mi è piaciuto così tanto questo romanzo di Julie Caplin? O forse sarà perché si parla di cibo, di vacanze, di neve… di sentimenti che sbocciano, di donne intraprendenti ed esuberanti che affrontano una crisi e decidono di rimettersi in gioco? Sta di fatto che la storia di Mina, questa giovane tecnologa alimentare inglese con la passione per il cioccolato, a me è piaciuta molto. Ho trovato questo libro gradevole, una lettura leggera, senza pretese, ma ricca di spunti ed utile per impegnare un paio di pomeriggi di relax e dolce far niente invernale. Se vi venisse voglia di un romanzo rosa un po' prevedibile, ma comunque piacevole, questo ve lo consiglio.

 

Opera recensita: "Amore, neve e cioccolato" di Julie Caplin

Editore: Newton Compton, 2021

Traduttore: Alice Benassi

Genere: romanzo rosa

Ambientazione: Inghilterra, Svizzera

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

domenica 9 agosto 2020

RECENSIONE: ELEONORA E. SPEZZANO - HANS MAYER E LA BAMBINA EBREA


Sinossi:
Varsavia, 1941. Hans Mayer è un ufficiale della Wehrmacht, schivo e solitario, che si limita a percorrere ogni giorno la strada che lo separa dalla caserma cercando di non badare agli sguardi di disprezzo che lo circondano. Vive reprimendo un passato oscuro e turbolento dal quale cerca inutilmente di allontanarsi da anni. È chiuso in un circolo vizioso di incertezze che lo hanno portato a riflettere sul suo ruolo. Niente nella città monotona che è diventata Varsavia gli fa credere che le cose un giorno possano cambiare. Una sera d'autunno il destino lo mette alla prova, giocando una delle sue carte più pericolose, lanciandogli una sfida inizialmente impossibile che con il tempo si trasforma nella sua unica ragione di vita. La sua casa diventa l'unico porto sicuro in mezzo all'enorme campo di battaglia in cui si è trasformato il mondo, il luogo in cui nascondere tutto ciò che le altre creature dalle divise verde bottiglia non devono vedere. Il gelo crudele dell'Olocausto sta penetrando lentamente nel cuore degli uomini, ma Hans è pronto alla disobbedienza. Si ritroverà di fronte a un bivio, costretto a decidere se scommettere su tutte le sue sicurezze o rinunciare. L'innocente Marie è il suo segreto indicibile, la sua sfida al sistema, il suo inno alla libertà, una rincorsa verso la luce. Dove finisce, allora, il dovere morale e dove comincia l'imperativo della coscienza? Nella mostruosità di una singola immagine, in un labirinto contorto di cose, oggetti e persone, nelle parole sussurrate al buio, sottovoce, parole rubate per paura di un tradimento, negli incubi notturni che prendono forma, in una continua e convulsa lotta per la sopravvivenza. La penna della giovane Spezzano, agile e commovente allo stesso tempo, accarezza le ferite dell'anima e quelle della Storia, sa sapientemente narrare di una fuga ineluttabile alla ricerca del tepore esistenziale, con un tocco delicato e morbido, privo di pietismo. Hans Mayer e la bambina ebrea è un ritratto intenso e drammatico del capitolo più cupo del Novecento che dimostra la forza potente di un amore puro, incondizionato e ribelle.

Commento:
Hans Mayer è un giovane ufficiale della Wehrmacht. Se avesse potuto scegliere cosa essere, sicuramente avrebbe fatto altro, lui che non condivideva, anzi disprezzava le idee naziste, ma qualcun altro in passato scelse per lui. Così nel 1941 Hans si ritrova a perlustrare la fredda Varsavia nella sua divisa verde bottiglia, alla ricerca dei pochi ebrei rimasti da scovare e far deportare. Non è contento di sé, non è contento della sua patria, ma non può ribellarsi. A perlustrazione finita, Hans è rimasto indietro dai compagni, per questo è l'unico a notare una bambina di quattro anni che si aggira sola tra le case tristemente abbandonate. È spaventata, ma fiera e intelligente e Hans sa che non può restare lì da sola, così, non riuscendo a trovare la sua famiglia, fa una scelta che gli cambierà la vita: la porta a casa sua. Ancora non sa che Marie è ebrea, che i suoi genitori e il suo fratellino Oscar sono stati catturati e che le SS la cercano spasmodicamente perché non possono permettere che sfugga. Hans dovrebbe cercarla e finge di farlo, ma in realtà si sta affezionando a quella bambina che gli sta facendo vedere il mondo in modo diverso, che lo sta risvegliando dal torpore del vittimismo e del dolore che si trascina addosso da tanti anni. E sarà proprio la scelta di tenerla con sé che darà origine a una storia di coraggio e un pizzico di follia, ma tanto, tanto cuore: Hans rischierà la tranquillità familiare, la felicità, la vita per salvarla e per riunire finalmente una famiglia. Incontrerà gente d'ogni risma, vedrà l'inferno da vicino, ma troverà se stesso, gli amici che non aveva mai avuto e l'amore che credeva d'aver perduto per sempre.
Hans Mayer e la bambina ebrea è un bel romanzo, corposo ma scorrevole, nonostante la potenza emotiva delle vicende narrate. È scritto in modo schietto e diretto; la prosa è semplice, a tratti fin troppo naif, ma questo è ampiamente giustificato dalla giovane età e dall'inesperienza dell'autrice; la storia è, in compenso, davvero profonda e scritta in modo chiaro, senza dietrologie, artifici o sottintesi. Eleonora Spezzano scrive con passione e coraggio un romanzo che indaga una delle pagine più buie della storia mondiale ed è sorprendente la padronanza narrativa che dimostra a solo quindici anni. Siamo di fronte a una giovane autrice esordiente che, ne siamo certi, farà ancora parlare di sé.

Opera recensita: "Hans Mayer e la bambina ebrea" di Eleonora E. Spezzano
Editore: Bonfirraro, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Polonia-Germania-Svizzera, 1941
Pagine: 396
Prezzo: 18,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 23 giugno 2020

RECENSIONE: JOEL DICKER - L'ENIGMA DELLA CAMERA 622


Sinossi:
Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l'annuale festa di una importante banca d'affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l'intero mondo finanziario svizzero. L'inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l'omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Commento:
Conoscevo già Joël Dicker per aver letto due dei suoi precedenti romanzi e finora lo consideravo uno scrittore bravo, ma a cui mancava qualcosa. Con questo romanzo, invece, non ho avuto questa sensazione ed anzi, l'ho apprezzato ben più dei precedenti. Trovo che Dicker si sia superato, probabilmente grazie all'ambientazione che conosce senz'altro meglio di altre descritte in precedenza perché è quella in cui è nato e vive; inoltre probabilmente anche il fatto di essere egli stesso in parte protagonista del libro e di parlare più volte del suo editore defunto e qui compianto lo ha messo nelle condizioni di esprimere meglio la creatività che pure si ravisava nei romanzi precedenti. Questo thriller, in particolare, è incentrato attorno all'elezione del presidente di una delle più importanti banche private di Ginevra, la banca Ebezner. A contendersi l'ambita carica ci sono banchieri dai caratteri e dai temperamenti tra loro diversissimi: c'è l'ingenuo e vanesio Macaire che quell'incarico se l'aspetterebbe di diritto; c'è Jean Benedict che è il più incerto e indeciso tra i contendenti; c'è Lev Levovitch, outsider che teoricamente non avrebbe diritto di concorrere, ma che per intelligenza e abilità si è guadagnato il posto che occupa ed è il più temuto tra i banchieri; poi c'è Sinior Tarnogol, figura misteriosa e oscura che minaccia di sovvertire piani e contropiani con il suo potere. Queste sono solo alcune delle tante dinamiche sapientemente confezionate ad arte da Dicker e che si concluderanno con un omicidio.
Omicidio che resterà irrisolto, per quanti tentativi ed indagini siano stati fatti, e sul quale si ritroverà ad indagare anni dopo, e in modo assolutamente fortuito,  proprio il nostro Joël, in compagnia di un'avvenente e curiosa signora inglese. Un thriller corposo, ma godibilissimo che appassiona e coinvolge. Di sicuro avrà successo in questa lunga estate.


Opera recensita: "L'enigma della camera 622" di Joël Dicker
Editore: La nave di Teseo, 2020
Genere: thriller
Ambientazione: Svizzera
Pagine: 640
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 2 luglio 2019

RECENSIONE: DARIO CORRENTI - IL DESTINO DELL'ORSO


Sinossi:
In una valle svizzera, un giorno di luglio, un industriale milanese viene sbranato vivo da un orso. Marco Besana, giornalista di nera con troppi anni di lavoro alle spalle e altrettanta disillusione addosso, è costretto controvoglia a occuparsi di quella strana morte. Sarebbe facile archiviare il caso come un incidente di montagna se Ilaria Piatti, giovanissima reporter, perennemente precaria, non fosse convinta di avere davanti un serial killer. Molto più feroce di qualunque animale. Ilaria e Marco, accompagnati dal cane Beck's, lasciano Milano e partono per l'Engadina. E lì scoprono una catena di morti orribili e misteriose, tutte apparentemente accidentali: un uomo caduto in un crepaccio, uno carbonizzato nel suo aereo privato, un altro mummificato in un bosco. La sequenza non può essere casuale. Anche se la polizia locale non collabora e in redazione nessuno crede in loro, i due cronisti non si danno per vinti. Sono sicuri di avere di fronte un soggetto molto pericoloso, che uccide le sue vittime con armi non convenzionali, in modi originali e sofisticati. E sembra ispirarsi alla più famosa avvelenatrice seriale del Settecento, Giovanna Bonanno, conosciuta come la Vecchia dell'Aceto. Il racconto trascina il lettore in un labirinto di false piste e colpi di scena, ai piedi di splendide montagne che, impassibili e sinistre, osservano dall'alto le mosse di un assassino diabolico, sfuggente. Torna l'indimenticabile coppia di Nostalgia del sangue , caso editoriale internazionale, in un thriller altrettanto sorprendente e serrato, un meccanismo a orologeria reso ancora più perfetto dal talento di Dario Correnti nel costruire personaggi densi, pieni di chiaroscuri, debolezze e coraggio. Personaggi destinati a rimanere nel cuore di tutti noi.

Commento:
Può un giallo risultare leggero e contemporaneamente interessante e denso di mistero? Sì, ce lo dimostra Il destino dell'orso, secondo giallo di Dario Correnti - pseudonimo che nasconde l'identità di due autori - in uscita oggi, 2 luglio 2019, per Mondadori.
Nella redazione di un noto giornale milanese, competitiva e sempre più in crisi, arriva la notizia che Achille D'ambrosio, un noto bancarottiere amico del direttore, è stato ucciso da un orso in Svizzera. Il compito di scrivere un articolo sul "caso" è assegnato a Marco Besana, cronista di nera in pensione, esperto ma disilluso dalla professione e dalla vita,  che continua a collaborare col giornale ed al quale ultimamente vengono sempre assegnate notizie quantomeno astruse. Ad affiancarlo c'è il suo alterego, Ilaria Piatti detta Piattola, una giovane cronista sempre precaria, fragile nel privato ma un vero segugio nel lavoro. E' grazie alla perseveranza ed all'intuito della ragazza che una notizia macabra, ma tutto sommato "ordinaria", si trasforma in un caso internazionale: sarà Ilaria, nonostante lo scetticismo e il sarcasmo dei colleghi tra i quali lo stesso Besana, a capire che forse non è stata tutta colpa dell'orso, che forse dietro quella morte c'è una mano diversa e che, forse, D'ambrosio non è stato l'unico a morire di morte non naturale. Tra i favolosi paesaggi dell'Engadina, tra vicissitudini pregresse, un presente turbolento e incerto e nuove ed altrettanto dubbie conoscenze, Marco e Ilaria sbroglieranno una matassa intricata, fatta di rancori nascosti sotto una pelliccia di visone, di trame recondite ordite sorseggiando Champagne… e ancora una volta un finale sorprendente ci svelerà che niente e nessuno è mai come sembra, che dietro il luccichio dell'apparenza spesso c'è un sostrato di risentimento che avvelena l'anima, troppo difficile da mandar giù.
Il destino dell'orso è un ottimo giallo, ben scritto e congegnato, che parte leggero, quasi scanzonato, ma prosegue in un climax ascendente di tensione, cupezza e mistero, fino a giungere al finale in cui la facciata glamour e frivola dell'ambiente snob in cui ruotano i personaggi è stata completamente sostituita da uno scenario di squallore, sotterfugi e recriminazioni che portano ad una trama criminale sottile e invisibile… come il più potente dei veleni. Punti di particolare merito: l'ambientazione suggestiva e i due protagonisti, Marco e Ilaria, che con le loro fragilità e la loro forza risultano difficili da dimenticare. Lettura assolutamente consigliata.

Opera recensita: "Il destino dell'orso" di Dario Correnti
Editore: Mondadori, 2019
Genere: giallo
Ambientazione: Milano-Svizzera
Pagine: 408
Prezzo: 19,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 13 gennaio 2019

RECENSIONE: TRACY CHEVALIER - LA VERGINE AZZURRA


Sinossi:
XVI secolo, Francia: Isabelle du Moulin è una splendida ragazza dai capelli color rame, chiamata da tutti nel villaggio con lo stesso nome della statuetta della Vergine che il duca de l'Aigle ha portato un giorno in paese: la Rossa. Dall'arrivo di Monsieur Marcel, coi suoi sermoni contro la Vergine, quel nome è diventato un tormento. Non è più un affettuoso nomignolo ma il nome di una strega, il sinonimo stesso di una malvagia creatura in un villaggio accecato dal fanatismo della Riforma. Quando resta incinta del giovane Tournier, a Isabelle non resta altro che abbracciare, dopo le persecuzioni seguite al Massacro di San Bartolomeo, fino in fondo la sorte dei Tournier: l'emigrazione nel villaggio svizzero di Moutier e un destino sconvolgente e inaspettato...

Commento:
Siamo in Francia, nel XVI secolo. La guerra fra fazioni religiose imperversa sanguinosa e violenta e non riguarda solo lo scontro fra dottrine, ma spacca i paesi, le comunità parrocchiali, le famiglie. E' il caso dei Tournier, calvinisti ferventi, che per via del matrimonio di uno dei figli, accolgono in famiglia Isabelle, cattolica e devota della Vergine della quale porta lo stesso colore di capelli: proprio per i suoi capelli la donna è soprannominata La rossa e viene temuta ed emarginata sia per il suo credo che per le sventure di cui potrebbe essere portatrice. L'imminente arrivo dei cattolici porta i Tournier a fuggire in Svizzera, ma ben presto Isabelle capisce che il suo fardello non è rimasto nel luogo di partenza, ma anzi è destinato a tramandarsi. Quattrocento anni dopo una giovane ostetrica americana, Ella Turner segue il marito giunto in Francia per lavoro e si mette in testa di approfondire le sue origini francesi, tanto più che da quando è in Francia uno strano sogno la perseguita… un sogno che ha a che fare con lei e con una Vergine azzurra…
Che dire? Questo libro avrebbe avuto tutte le potenzialità per essere un buon romanzo storico, però a mio parere non lo è. Sarà che si tratta di un'opera prima e che l'autrice avrebbe affinato la tecnica nei suoi successivi romanzi, ben migliori di questo, ma in definitiva a me "La Vergine azzurra" è sembrato prevedibile, poco credibile, superficiale. Poi l'ambientazione, alcune parti della storia e le vicende che fanno da sfondo lo rendono comunque gradevole da leggere, ma da qui a consigliarlo senza riserve ce n'è strada da fare. Perciò… per me è carino, appena passabile, niente di più: consigliato con molta cautela e poche aspettative.


Opera recensita: "La Vergine azzurra" di Tracy Chevalier
Editore: Neri Pozza
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Francia-Svizzera, XVI secolo-giorni nostri
Pagine: 317
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.


domenica 6 gennaio 2019

RECENSIONE: JOHANNA SPYRI - HEIDI


Sinossi:
Heidi ha cinque anni e un'energia immensa. Vive con il nonno sulle montagne svizzere e passa il suo tempo in armonia con la natura, portando le capre al pascolo con l'amico Peter. Quando compie otto anni però viene obbligata a trasferirsi in città, per imparare a leggere e scrivere e diventare la «dama di compagnia» di Klara, figlia debole di salute di una ricca famiglia di Francoforte. Per lei, cresciuta in libertà, i palazzi, il cielo grigio e le tavole a cui bisogna sedere composti sono una prigione da cui scappare il piú in fretta possibile. Con Heidi Johanna Spyri ha creato un personaggio senza tempo, e ancora oggi il mondo visto attraverso lo stupore della piccola regina delle montagne riesce a brillare di dolcezza.

Commento:
Beh, avevo voglia di una lettura semplice, ma non banale, che riempisse di calore questo pomeriggio freddo. Così, prendendo ispirazione dalla visione del film proiettato ieri in Tv, ho pensato di leggere "Heidi", il romanzo che ha dato vita ad uno dei cartoni animati più belli della mia infanzia e credo di tutti i tempi.
Scelta azzeccata: il romanzo mi ha trasmesso le stesse sensazioni forti che provavo da piccola, la gioia nel vedere la felicità di Heidi spensierata per i monti, la tristezza nel vederla trattata ingiustamente dalla signorina Rottermeyer, la contentezza per l'amicizia di Peter e Clara, il cambiamento del nonno che tutti consideravano burbero ma che in realtà ha un cuore buono. Il romanzo è scritto in linguaggio semplice ed efficace, adatto a bambini ed adulti. Non è assolutamente una lettura impegnativa, ma chi l'ha detto che dobbiamo sempre leggere cose impegnate? Ognitanto fa bene anche staccare la spina ed immergersi in una bella storia a lieto fine, piena di valori semplici, antichi e da non dimenticare. La mia votazione così alta è ovvia: un libro che, attraverso la sua trasposizione ha fatto sognare tutti noi e che mantiene intatto il suo fascino a distanza di secoli non può che meritare il massimo!


Opera recensita: "Heidi" di Johanna Spyri
Editore: Einaudi, prima ed. originale: fine Ottocento
Genere: letteratura per ragazzi
Ambientazione: Svizzera-Germania
Pagine: 272
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


sabato 6 ottobre 2018

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - ESTASI DI LIBERTà


Sinossi:
Estate 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Un giorno riceve un telegramma di una zia lontana da tempo, che la invita a trascorrere con lei un periodo di vacanza - il primo della sua vita - in un lussuoso hotel a Pontresina. La ragazza scopre così un mondo da sogno, lontanissimo e impensabile se paragonato alla sua misera condizione; le invidie che Christine suscita per la sua grazia e il suo ingenuo entusiasmo rendono però il ritorno al paesino brusco e inevitabile, così come la conseguente depressione. Inizia allora a frequentare Vienna, dove conosce il coetaneo Ferdinand, come lei condannato a una vita di stenti e rinunce in seguito alla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato a cui li mette di fronte la povertà, i due giovani si troveranno di fronte a una scelta radicale che potrebbe rovesciare le sorti della loro esistenza. Iniziato da Zweig nel 1931 e finito durante l'esilio a Londra per sfuggire ai nazisti, tra il 1934 e il 1938, "Estasi di libertà" è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982. Rimasto inedito nel nostro Paese fino al 2011, viene ora proposto anche in edizione economica in traduzione italiana.

Commento:
Christine è una ragazza semplice, senza pretese, ha vissuto tranquilla per quasi trent'anni nella povertà del suo piccolo paesino dell'Austria, sopportando con quieta rassegnazione la guerra, l'indigenza, la malattia della madre, il lavoro alle poste sempre uguale. Quando, però, su invito di una zia da tempo trasferitasi in America, Christine si reca a Pontresina per la sua prima ed unica vacanza, viene a contatto con un lusso che finora non poteva neppure immaginare. Totalmente inebriata dalla bellezza dei paesaggi, dalla raffinatezza da cui è circondata nell'hotel, dalla gentilezza delle persone, la timida e spaventata ragazza di paese si trasforma in un'avvenente ragazza mondana e ritrova in un lampo la giovinezza che neppure sospettava di aver quasi perduto. Ma la maldicenza e l'invidia sono sempre dietro l'angolo, così, per colpa di una vendetta infantile, la giovane viene rispedita in fretta e furia e senza troppe spiegazioni a casa. Il passaggio dall'estasi di libertà al microcosmo povero del paesino la getta in una depressione inquieta e rabbiosa, in un'insoddisfazione insuperabile che la rende intrattabile e la porta ad isolarsi. E' indifferente a tutto, anche al dolore, ma qualcosa, infine riesce a smuoverla: è l'incontro, del tutto fortuito, con un'anima affine, un uomo reduce dalla guerra, arrabbiato anche lui con lo Stato, col mondo, con la vita. Due sono le strade possibili: che queste due anime vicine si salvino a vicenda o che si abbandonino allo sconforto definitivo.
Questo romanzo conferma l'opinione che già mi ero fatta di Zweig leggendo "L'impazienza del cuore": è uno scrittore abile, attento, mirabilmente capace di analizzare e descrivere tutto ciò che gli sta intorno, che siano paesaggi, persone o sentimenti, ed è maestro nell'instillare nel lettore le sensazioni che lui vuole che egli provi. Ci descrive Christine in un modo tale che noi, al di qua delle pagine, possiamo solo provare empatia verso di lei… e lo stesso fa con tutti gli altri personaggi. Unica nota di dubbio, per me, è il finale… lo avrei immaginato più chiuso, definitivo, in ogni caso. Invece Zweig ce lo lascia solo intravedere, lo lascia aperto, incerto come d'altra parte si prospetta il destino dei protagonisti. "Estasi di libertà" è un libro che consiglio a tutti, è una lettura piacevole che intriga ed appassiona.


Opera recensita: "Estasi di libertà" di Stefan Zweig
Editore: Edizioni Clichi, ed. originale 1982 (postumo)
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Austria-Svizzera, 1926
Pagine: 465
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 3 maggio 2018

RECENSIONE: CONCITA DE GREGORIO - MI SA CHE FUORI E' PRIMAVERA


Sinossi:

Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture.

Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può

trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia

e l'ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un

marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti.

In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l'uomo si uccide. Delle bambine

non c'è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme

un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro,

doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l'amore che salda e che resta.

 

Commento:

 


Oggi, nella mescolanza di idiomi che caratterizza il nostro linguaggio, c’è una parola per tutto, esiste un termine per definire ogni cosa, persona, status, sentimento, emozione, tutto. Tutto tranne un genitore che perde un figlio. Perché? Forse perché questo è un dolore troppo grande, un’assenza così profonda che è difficile definirla con una parola. Lo sa bene Irina Lucidi, importante avvocato italiano residente in Svizzera che, nel gennaio 2011, decide di divorziare dal marito Mathias Schepp. Ciò che ha portato a questa rottura è qualcosa di indefinito e duraturo, una violenza psicologica che ha scavato nelle certezze di Irina e l’ha portata ad allontanarsi da colui che l’ha causata; ciò a cui la sua decisione porterà Irina non può sospettarlo: una domenica di fine gennaio del 2011 il marito, Mathias, parte dal paesino svizzero in cui vivono e fa perdere le sue tracce. Sarà ritrovato pochi giorni dopo a Cerignola, in Puglia, morto sui binari della stazione sui quali si è gettato per farla finita. Un gesto premeditato, evidentemente, visto che in casa verrà ritrovato il
suo testamento. A non essere mai più ritrovate sono, però, le due figlie della coppia, le gemelline Livia e Alessia di sei anni. Sono partite col padre? Le ha lasciate lui in qualche luogo lungo la strada? Sono state abbandonate? Vendute? Uccise? Non si sa nulla. E fra indagini lacunose e fredde recriminazioni resta il dolore immenso di una madre che non può e non vuole dimenticare le sue figlie. Può – e vuole – però, ritornare a vivere, ad innamorarsi, ad amare ancora davvero qualcuno che c’è, che la fa ridere, che non la mette alla prova. E Concita De Gregorio racconta, con delicatezza e partecipazione, la storia di questa donna coraggiosa che ricorda e vive amando ed impegnandosi perché altri trovino in Svizzera il sostegno che lei, italiana e donna, non ha avuto: ha creato, infatti, un’associazione che si occupa proprio di dare sostegno sociale, psicologico e giuridico a chi affronti la scomparsa di un minore. Si chiama “Missing Children Switzerland”.

Ogni giorno, leggendo le notizie o ascoltando il Tg, veniamo a contatto con storie di orrore e sofferenza che, nostro malgrado, dimentichiamo subito dopo, presi dalla nostra vita e dalle nostre incombenze ed ormai abituati – quando non ci tocca da vicino – alla violenza e alla follia. Anche di questa storia avevamo sentito parlare nel 2011 e ci aveva inquietato e lasciati sgomenti. Questo libro di poco più di cento pagine che si legge in poche ore, ha il grande merito di ricordarcela questa storia e di farlo con tatto. Irina è una donna forte che ha sofferto eppure sorride, ma è una donna che aspetta ancora le sue figlie, aspetta e merita delle risposte da chi è in grado di dargliele. Ciò che ho apprezzato meno, nel libro, è forse la struttura con cui è stato impostato: lettere, ricordi, pensieri che mi hanno fatto entrare con fatica nella vicenda. Per il resto, però, è un buon libro e soprattutto racconta una storia che non va dimenticata.


Opera recensita: “Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio

Editore: Feltrinelli, 2015

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Svizzera, Italia

Pagine: 122

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

venerdì 9 dicembre 2016

RECENSIONE: ANDRES PASCUAL - IL CANTO DELLE PAROLE PERDUTE


Sinossi:

Nagasaki, agosto 1945. Kazuo, un ragazzo occidentale adottato da una famiglia giapponese, e Junko, figlia di una maestra di ikebana, si sono ripromessi

di incontrarsi su una collina per suggellare il loro amore adolescente con un haiku. Pochi minuti prima dell'appuntamento, la bomba atomica trasforma la

città intera nell'inferno. Tokyo, febbraio 2011. Emilian Zäch, architetto svizzero in crisi, funzionario delle Nazioni Unite e sostenitore dell'energia

nucleare, conosce una gallerista di arte giapponese ossessionata dall'idea di rintracciare il primo amore della nonna. Due storie parallele, destinate

a incrociarsi in un finale che sorprende. Un libro sulla forza dell'amore capace di superare ogni cosa. Una storia di speranza e determinazione, di abbandono

e di coraggio, un romanzo sull'importanza di non dimenticare le tragedie del passato per affrontare le sfide del presente e scrivere il nostro futuro.

 

Siamo in Giappone, a Nagasaki, agosto 1945. Due adolescenti si incontrano ogni giorno su una collina. Lui è Kazuo, olandese di nascita, ma giapponese d’adozione, è in preda ad emozioni contrastanti: un conflitto interiore tra l’amore per i suoi veri genitori morti da tempo ed il rispetto e la devozione dovuti alla famiglia che lo ha adottato e che lo tratta amorevolmente. Lei è Junko, bella come una principessa, figlia di una maestra di Ikebana. I due ragazzi sono innamorati. Lui osserva con un binocolo ciò che accade a valle, nel campo 14, dove i giapponesi tengono rinchiusi alcuni prigionieri occidentali; lei legge misteriosi Haiku che fanno parte di un gioco, di una serie di quattro, l’ultimo dei quali ha un messaggio preciso. Ma mentre si recano all’appuntamento in cui sarà svelato il quarto Haiku e durante il quale entrambi sperano di potersi finalmente baciare, una luce accecante squarcia il cielo ed un vento caldo ed infernale travolge tutto e tutti trasformando Nagasaki in un luogo spettrale di morte e malattia. E’ la bomba atomica lanciata dagli americani sulla città, dopo la quale nulla sarà più come prima. I due ragazzi non riescono ad incontrarsi ma non smettono di cercarsi, nonostante la desolazione, la morte e le mille peripezie che dovranno affrontare per sopravvivere, per sfuggire ai cerchi concentrici delle radiazioni che espandono l’alone di morte sulla città.

. Più di 65 anni dopo, in una galleria di Tokyo, Mei, la nipote di Junko incontra Emilian, un architetto svizzero favorevole all’uso del nucleare come energia alternativa ed è a lui che si rivolge per cercare Kazuo, il grande amore della nonna che sta ormai per morire. Dopo i primi, inevitabili scontri iniziali i due cominciano a seguire gli indizi che portano verso l’uomo avvolto in un alone di mistero, ma le ricerche si rivelano più ardue del previsto. La storia prosegue alternandosi tra presente e passato, acquistando contorni via via più definiti, fino ad un finale inaspettato e dolceamaro.

Beh… che dire? Nonostante non sia stato scritto da un giapponese, questo libro trasuda giappone da ogni riga! L’autore, Andres Pascqual, infatti è spagnolo, ma come afferma lui stesso nella prefazione, ama moltissimo il Paese del sole nascente, senza tempo e senza spazio, senza principio né fine. La storia, presa di per sé, non brilla per originalità, soprattutto nella parte ambientata al presente: mi vengono in mente diversi libri che hanno a che fare con il Giappone e che utilizzano quest’espediente narrativo (penso a “il gusto proibito dello zenzero” o “l’amante giapponese”). Tuttavia, soprattutto nella narrazione delle vicende del passato, è una storia molto intensa e coinvolgente: sembra di vivere quei giorni insieme a Kazuo, sembra quasi di vedere quella città distrutta, di penetrare in quel silenzio assordante che è sgomento, vita e morte insieme. Ho molto apprezzato, inoltre, lo stile delicato e lineare con cui l’autore ha narrato sia lo ieri sia l’oggi, dando l’idea dell’inesorabilità del destino e del fluire del tempo che segue un suo corso inarrestabile. E così, leggendo questo libro, ci si perde in un luogo di pace al di là del tempo, ed anche le più terribili sofferenze sembrano il viatico per una meta ambita, le prove da superare prima del riposo e della pace.

Lettura consigliata, dunque… l’ho davvero apprezzato!

 

Opera recensita: “il canto delle parole perdute” di Andres Pascual

Editore: Corbaccio, 2012

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Giappone-Svizzera, 1945-2011

Pagine: 391

Prezzo: 16,40 €

Consigliato: sì.

 

martedì 5 luglio 2016

RECENSIONE: MARIO DESIATI - TERNITTI


Sinossi:

È il 1975. Mimì Orlando ha quindici anni quando è costretta a lasciare la Puglia dorata per seguire il padre nella grande fabbrica svizzera che produce lu ternitti: l'eternit, promessa di ricchezza per migliaia di emigranti. Per Mimì quelli al Nord sono gli anni del vetro, del freddo che ghiaccia le cose e le persone. Ma anche quelli della passione segreta per Ippazio, diciotto anni, tra le dita già corrose dall'amianto un fiammifero acceso nella notte per rubare uno sguardo, un istante d'amore... Anni Novanta. Mimì è di nuovo in Puglia. Ha una figlia adolescente, Arianna, poco più giovane di lei. Ma accanto a loro non ci sono uomini, per Arianna non c'è un padre. Madre anticonformista e leale, compagna indomita per le sue colleghe in fabbrica e per tutti coloro che accompagna fino alla soglia dell'ultimo respiro roso dal mesotelioma da amianto, è una donna che sa parlare con le proprie inquietudini e paure ma anche - ascoltando le voci degli antenati che sempre la accompagnano - guardare al futuro senza piegarsi mai. "Ternitti" in dialetto significa anche tetto, e il destino vorrà che questa parola sia il sigillo di una vita intera: proprio su un tetto, finalmente a contatto col cielo, Mimì saprà riscattare la sua gente e forse anche il suo amore. La vicenda di un popolo tenace, la tragedia del lavoro che nutre e uccide, la meschinità di un uomo e la fierezza di una donna: tutto si compone con la semplice necessità delle umane cose in un romanzo luminoso e maturo.

Oggi vi parlo di un libro ambientato nella mia terra, il Salento, in particolare nella zona del capo di Leuca.

E’ qui che vive Mimì, al secolo Domenica Orlando; è da qui che è costretta a partire con la famiglia, nel 1975, alla volta della Svizzera. Il padre, Antonio, andrà a lavorare “allu ternitti” in una fabbrica vicino a Zurigo insieme a tantissimi altri italiani.

Ternitti in dialetto salentino significa eternit ed è una parola che evoca tante cose: amianto, lavoro, casa, morte. Parole così diverse, anche opposte fra loro: con l’amianto qui le case sono state costruite per anni, forse per decenni; e c’è chi per l’amianto la casa ha dovuto lasciarla, alla volta di un paese straniero, per lavoro. E c’è pure chi per quel lavoro è morto… tanti sono stati gli italiani che hanno contratto l’asbestosi, un male lento ed inesorabile che colpisce i polmoni di chi è stato a contatto costante con l’eternit. Il Salento ha pagato un caro prezzo a questa malattia, un prezzo di emigrazione prima e di morte poi. Ed è proprio questa la storia raccontata in “Ternitti” dallo scrittore pugliese Mario Desiati. E’ la storia di Mimì, colei che ha il nome di Domenica, una santa tenace rappresentata con una spada; Mimì, una bambina diventata presto donna, che torna a casa sua dalla Svizzera con una figlia e senza un uomo fisso accanto. E’ la storia degli Orlando, di Vope, di Pati e di tanti altri.

Questo libro è un condensato di sentimenti: l’amore celato, schivo ed infine prorompente; la morte che aleggia come un fantasma sugli operai e le loro famiglie; la fierezza e l’indipendenza di Mimì, l’alcolismo di Biagino, la viltà di Pati, l’intraprendenza di Arianna… è un libro intriso di Sud, di Salento, della terra e del mare, del dialetto, dei sapori e degli odori di una terra magica, sempre sospesa tra passato e futuro, tra culti antichi e modernità.

Ecco cosa troverete in questo libro: descrizioni minuziose e realistiche della natura, dei luoghi, dei sentimenti e dei comportamenti dei personaggi… un tuffo nella vita di Mimì e nella storia di tanti salentini ed italiani emigrati e poi tornati a casa.

 

Opera recensita: “Ternitti” di Mario Desiati

Editore: Mondadori, 2011

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Salento, Svizzera

Pagine: 258

Consigliato: sì

Libri simili: “Acciaio” di Silvia Avallone.