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martedì 30 giugno 2020

RECENSIONE: DORTE HANSEN - TORNARE A CASA


Sinossi:
Quando un bambino nasce in un paesino di provincia dove di bellezza non c’è neanche l’ombra, è figlio di una ragazzina affetta da ritardo mentale e fin da piccolissimo viene messo in piedi su una cassa a spillare birra al bancone di una locanda, il fatto che da adolescente frequenti il liceo è piuttosto sorprendente; se poi diventa un professore universitario e decide di lasciarsi tutto alle spalle, l’evento è più unico che raro, e in paese c’è chi lo vive come un tradimento. Nel momento in cui, alla soglia dei cinquant’anni, l’uomo fugge da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento in cui non si diventa mai adulti per tornare a casa e prendersi cura dei nonni – Sönke, l’oste arroccato nella sua locanda semiabbandonata, ed Ella, che la vecchiaia ha reso capricciosa e imprevedibile –, due realtà apparentemente inconciliabili si scontrano, dando vita a una crepa profonda dalla quale tutto torna a galla. Il ritorno a Brinkebüll diventa così un’occasione per riscoprirsi e reinventarsi: ci sono conti da saldare, ruoli da invertire e tante tappe da rivisitare prima di muovere il primo passo verso il cambiamento. Il contrasto fra due mondi, il nostro passato e il nostro presente, le famiglie da cui proveniamo e quelle che ci siamo scelti, è la sostanza da cui germoglia questo romanzo meraviglioso, che racconta l’evoluzione di un paesino e i destini individuali dei suoi abitanti con dolcezza, ironia sottile e una vena di malinconia.
Caso letterario dell’anno in Germania, con oltre 400.000 copie vendute e il plauso unanime di pubblico e critica, Tornare a casa è un bestseller indimenticabile che ha incantato davvero tutti.

Commento:
Brinkebull è un paesino della Frisia settentrionale, un luogo senza tempo, arroccato su se stesso come una bolla protettiva e soffocante, uno di quei luoghi sempre uguali che sembrano non dover cambiare mai. Tutto, a Brinkebull ha un suo posto, un ordine precostituito e immutabile dalla notte dei tempi; tutti hanno un ruolo, come figuranti nella commedia della vita: c'è l'ubriacone che vaga incessantemente sul motorino scassato, c'è la bottegaia che tratta la gente a simpatia e vuole che tutto venga fatto come dice lei, c'è il panettiere pasticcere e pure un po' artista costretto a vendere pane di segale e poco più. Poi ci sono i Feddersen. Lui, Sonke, è l'oste, un tutt'uno con la sua locanda, il punto di ritrovo e di vedetta dell'intero paese per generazioni; lei, Ella, è la moglie discreta e talvolta necessaria quando si tratta di cacciar via con mano delicata ma ferma gli ultimi ubriachi mentre spunta già l'alba; la loro figlia, Marret, è la matta del villaggio, quella che va in giro a tutte le ore annunciando la fine del mondo, quella che sparisce e sa come non farsi trovare, quella che custodisce gelosamente i suoi reperti perché non cadano nelle mani del mondo. Un giorno, non si sa bene come, Marret si ritrova incinta. Nove mesi dopo nasce Ingwer, inutile dire che saranno i suoi nonni, Sonke ed Ella, a fargli da genitori. Ingwer diventa ben presto un provetto spillatore di birra e un ragazzino intelligente che il maestro Stensen vuol mandare alle superiori. Il liceo… "Puah!", direbbe Sonke, eppure, nonostante la disapprovazione di un paese in cui l'istruzione non è poi tenuta in gran conto, Ingwer emerge, diventa professore universitario e si trasferisce a Kiel. Molti anni dopo, quando si ritroverà ad un bivio, cinquantenne, senza ben sapere cosa fare della sua vita, c'è bisogno che lui torni a Brinkebull ad assistere i nonni che lui chiama da sempre papà e mamma. Tra una fetta di pane imburrato e un massaggio al corpo del nonno, tra una gita al Mare del Nord e le lenzuola da cambiare con urgenza, Ingwer rivede la sua vita, la rivaluta ed è finalmente pronto a darle un'impronta diversa. Perché alle volte, bisogna tornare da dove si è partiti e guardarsi indietro, per capire davvero ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare. Poi bisogna fare come Ingwer: trovare ed esercitare, a piccoli morsi, il coraggio di cambiarla davvero la propria vita.
Tornare a casa è un romanzo bellissimo in cui tutto, anche lo stile di scrittura, ricorda l'apatia di un paesino monotono e apparentemente sintonizzato perennemente su una frequenza disturbata. Ma se si fa attenzione, anche dai rantoli e dai fruscii si possono cogliere forti le voci dei singoli abitanti, con le manie, i vizi, i difetti, le gioie condivise e i dolori pianti in gruppo. Un paese è sempre fatto di un'entità univoca, unica, in cui ciascuno può trovare il suo posto, anche chi era scappato e quel posto l'aveva perso da tempo, anche un professore cinquantenne, scapolo e smarrito. Un libro da leggere, un omaggio ai piccoli paesi che accomunano il popolo. Ed è impossibile, leggendo, non pensare a Pavese che scriveva che "un paese ci vuole", sempre, anche per avere un luogo a cui tornare e in cui ritrovarsi.


Opera recensita: "Tornare a casa" di Dorte Hansen
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Germania
Pagine: 312
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 18 agosto 2019

RECENSIONE: TEA RANNO - L'AMURUSANZA


Sinossi:
Siamo in un piccolo borgo siciliano che, dall’alto di una collina, domina il mare: una comunità di cinquemila anime che si conoscono tutte per nome. Su un lato della piazza sorge la tabaccheria, un luogo magico dove si possono trovare, oltre alle sigarette, anche dolciumi e spezie, governato con amore da Costanzo e da sua moglie Agata. Sull’altro lato si affaccia il municipio, amministrato con altrettanto amore (ma per il denaro) dal sindaco “Occhi Janchi” e dalla sua cricca di “anime nere”, invischiata in diversi affari sporchi. Attorno a questi due poli brulica la vita del paese, un angolo di paradiso deturpato negli anni Cinquanta dalla costruzione di una grossa raffineria di petrolio.
Quando Costanzo muore all’improvviso, Agata, che è una delle donne più belle e desiderate del paese, viene presa di mira dalla cosca di Occhi Janchi, che, oltre a “fottere” lei, vuole fotterle la Saracina, il rigoglioso terreno coltivato ad aranci e limoni che è stato il vanto del marito. Ma la Tabbacchera non ha intenzione di stare a guardare. Attorno a lei si raccoglie, prima timida poi sempre più sfrontata, una serie di alleati: il professor Scianna, che in segreto scrive poesie e cova un sentimento proibito per la figlia di un amico, l’erborista Lisabetta, capace di preparare pietanze miracolose per la pancia e per l’anima, Lucietta detta “la piangimorti”, una zitella solitaria che nasconde risorse insospettate, e poi Roberto, Violante, don Bruno… una compagnia variopinta e ribelle di “anime rosse” che decide di sfidare il potere costituito a colpi di poesia, di gesti gentili e di buon cibo: in una parola, di amurusanze. Tra una tavolata imbandita con polpettine e frittelle afrodisiache e una dichiarazione d’amore capace di cambiare una fede, le sorti dei personaggi s’intrecciano sempre più, in un crescendo narrativo che corre impetuoso verso la deflagrazione.
Tea Ranno ha scritto il suo romanzo più solare, magico e sensuale: ha dato vita a una Dona Flor siciliana e l’ha calata in un’atmosfera fiabesca alla Chocolat; allo stesso tempo, con l’aiuto di un pizzico di realismo magico, ha raccontato una parabola attualissima di coraggio ed emancipazione, di una donna e di una comunità.

Commento:
E' difficile trovare un sinonimo che renda perfettamente il significato del termine Amurusanza… perché l'amurusanza è un sentimento fatto di mille cose, è l'insieme di gesti gentili, attenzioni, premure, affetto, conforto, considerazione per l'altro, chiunque esso sia; è una parola che sa di famiglia, di casa, che ricorda tempi, luoghi, sapori e profumi antichi, ma mai scordati.  L'amurusanza è uno stato d'animo. Lo sanno bene Costanzo e Agata, i tabbaccheri, che dall'interno del loro negozio infondono coraggio e spingono la gente a non piegarsi alle "lurderie" del sindaco, l'onnipresente e onnipotente avvocato Saverio Pallante, da tutti apostrofato come Eccellenza, ma segretamente denominato Occhi Janchi per quegli occhi da annegato che guardano solo con sentimenti malevoli e soggiogatori. E' contro di lui che la bella e giovane tabbacchera Agata dovrà combattere quando l'amatissimo marito Costanzo muore. E' contro l'uomo che ha strappato il cuore di suo marito nel tentativo di appropriarsi del suo terreno rigoglioso, la Saracina, che Agata dovrà lottare, ma contrariamente a quanto tutti avrebbero pensato, quella donna fiera e vulcanica non sarà sola. Le sue idee, il suo ardore, la sua bontà riusciranno a placare le lingue più affilati e lenire le ferite degli animi più provati dall'abbrutimento. E grazie a lei e ai suoi insperati nuovi amici, un nuovo volto per una comunità riunita e pacificata sarà forse possibile.
Sgorga travolgente e impetuoso, da queste pagine, l'entusiasmo di chi aggredisce la vita, di chi non ci sta ad essere comandato, soggiogato, sottomesso, di chi ha ancora tanto da dire e da dare, di chi ci crede che le cose possono cambiare davvero. Con quella luce abbagliante che permea ogni buon libro ambientato in questa terra, L'amurusanza ci offre una Sicilia viva, caparbia, volenterosa di liberarsi dalle corde che le stritolano il futuro. E solo con l'unione delle forze di tutti, è solo con la cultura, la solidarietà, il rispetto si potrà mettere fine una volta ancora al dispotico predominio dei tanti Occhi Janchi che ancora credono di poter spadroneggiare a spese della gente. L'amurusanza è un romanzo potente, sensuale, sanguigno, ma è anche dolcissimo e gustoso come un frutto maturo; ci regala sorrisi, ci fa emozionare, indignare, riflettere. A me è piaciuto tanto, ho fatto fatica a staccarmene, a chiuderlo, a lasciar andare Agata, Roberto, Franca, Violante, Scianna e tutti, tutti gli altri. E poi, come non restare abbagliati da questa scrittura così ricca, ricercata, delicata, perfetta? L'Amurusanza è uno di quei libri in cui la scrittura si fa presenza, personaggio, anima a se stante nel romanzo. Non conoscevo Tea Ranno prima di oggi se non di fama, ma ho adorato il suo modo sublime di raccontare una storia delicata, profonda e attualissima, perciò leggerò certamente altro di suo. Intanto, questo libro ve lo consiglio davvero caldamente.

Opera recensita: "L'amurusanza" di Tea Ranno
Editore: Mondadori, 2019
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Sicilia, 1994
Pagine: 360
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.
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