simposio lettori copertina

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martedì 30 giugno 2020

RECENSIONE: DORTE HANSEN - TORNARE A CASA


Sinossi:
Quando un bambino nasce in un paesino di provincia dove di bellezza non c’è neanche l’ombra, è figlio di una ragazzina affetta da ritardo mentale e fin da piccolissimo viene messo in piedi su una cassa a spillare birra al bancone di una locanda, il fatto che da adolescente frequenti il liceo è piuttosto sorprendente; se poi diventa un professore universitario e decide di lasciarsi tutto alle spalle, l’evento è più unico che raro, e in paese c’è chi lo vive come un tradimento. Nel momento in cui, alla soglia dei cinquant’anni, l’uomo fugge da una vita accademica insoddisfacente e da un’ambigua convivenza a tre in un appartamento in cui non si diventa mai adulti per tornare a casa e prendersi cura dei nonni – Sönke, l’oste arroccato nella sua locanda semiabbandonata, ed Ella, che la vecchiaia ha reso capricciosa e imprevedibile –, due realtà apparentemente inconciliabili si scontrano, dando vita a una crepa profonda dalla quale tutto torna a galla. Il ritorno a Brinkebüll diventa così un’occasione per riscoprirsi e reinventarsi: ci sono conti da saldare, ruoli da invertire e tante tappe da rivisitare prima di muovere il primo passo verso il cambiamento. Il contrasto fra due mondi, il nostro passato e il nostro presente, le famiglie da cui proveniamo e quelle che ci siamo scelti, è la sostanza da cui germoglia questo romanzo meraviglioso, che racconta l’evoluzione di un paesino e i destini individuali dei suoi abitanti con dolcezza, ironia sottile e una vena di malinconia.
Caso letterario dell’anno in Germania, con oltre 400.000 copie vendute e il plauso unanime di pubblico e critica, Tornare a casa è un bestseller indimenticabile che ha incantato davvero tutti.

Commento:
Brinkebull è un paesino della Frisia settentrionale, un luogo senza tempo, arroccato su se stesso come una bolla protettiva e soffocante, uno di quei luoghi sempre uguali che sembrano non dover cambiare mai. Tutto, a Brinkebull ha un suo posto, un ordine precostituito e immutabile dalla notte dei tempi; tutti hanno un ruolo, come figuranti nella commedia della vita: c'è l'ubriacone che vaga incessantemente sul motorino scassato, c'è la bottegaia che tratta la gente a simpatia e vuole che tutto venga fatto come dice lei, c'è il panettiere pasticcere e pure un po' artista costretto a vendere pane di segale e poco più. Poi ci sono i Feddersen. Lui, Sonke, è l'oste, un tutt'uno con la sua locanda, il punto di ritrovo e di vedetta dell'intero paese per generazioni; lei, Ella, è la moglie discreta e talvolta necessaria quando si tratta di cacciar via con mano delicata ma ferma gli ultimi ubriachi mentre spunta già l'alba; la loro figlia, Marret, è la matta del villaggio, quella che va in giro a tutte le ore annunciando la fine del mondo, quella che sparisce e sa come non farsi trovare, quella che custodisce gelosamente i suoi reperti perché non cadano nelle mani del mondo. Un giorno, non si sa bene come, Marret si ritrova incinta. Nove mesi dopo nasce Ingwer, inutile dire che saranno i suoi nonni, Sonke ed Ella, a fargli da genitori. Ingwer diventa ben presto un provetto spillatore di birra e un ragazzino intelligente che il maestro Stensen vuol mandare alle superiori. Il liceo… "Puah!", direbbe Sonke, eppure, nonostante la disapprovazione di un paese in cui l'istruzione non è poi tenuta in gran conto, Ingwer emerge, diventa professore universitario e si trasferisce a Kiel. Molti anni dopo, quando si ritroverà ad un bivio, cinquantenne, senza ben sapere cosa fare della sua vita, c'è bisogno che lui torni a Brinkebull ad assistere i nonni che lui chiama da sempre papà e mamma. Tra una fetta di pane imburrato e un massaggio al corpo del nonno, tra una gita al Mare del Nord e le lenzuola da cambiare con urgenza, Ingwer rivede la sua vita, la rivaluta ed è finalmente pronto a darle un'impronta diversa. Perché alle volte, bisogna tornare da dove si è partiti e guardarsi indietro, per capire davvero ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare. Poi bisogna fare come Ingwer: trovare ed esercitare, a piccoli morsi, il coraggio di cambiarla davvero la propria vita.
Tornare a casa è un romanzo bellissimo in cui tutto, anche lo stile di scrittura, ricorda l'apatia di un paesino monotono e apparentemente sintonizzato perennemente su una frequenza disturbata. Ma se si fa attenzione, anche dai rantoli e dai fruscii si possono cogliere forti le voci dei singoli abitanti, con le manie, i vizi, i difetti, le gioie condivise e i dolori pianti in gruppo. Un paese è sempre fatto di un'entità univoca, unica, in cui ciascuno può trovare il suo posto, anche chi era scappato e quel posto l'aveva perso da tempo, anche un professore cinquantenne, scapolo e smarrito. Un libro da leggere, un omaggio ai piccoli paesi che accomunano il popolo. Ed è impossibile, leggendo, non pensare a Pavese che scriveva che "un paese ci vuole", sempre, anche per avere un luogo a cui tornare e in cui ritrovarsi.


Opera recensita: "Tornare a casa" di Dorte Hansen
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Germania
Pagine: 312
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 9 maggio 2020

RECENSIONE: FAY WELDON - LE PEGGIORI PAURE


Sinossi:
Alexandra Ludd, attrice e donna affermata, è appena rimasta vedova. Il marito Ned, un critico teatrale molto in vista, è morto inaspettatamente a causa di un infarto nella loro bella casa di campagna, mentre lei si trovava a Londra. Fino a quel momento il rapporto tra i due sembrava felice e privo di ombre, e ora Alexandra è sconvolta, ma una serie di strani dettagli la obbliga a porsi delle domande: accenni di indizi e mezze parole nel giro di pochi giorni si concretizzano in una verità che sovverte ogni sua convinzione in quanto donna, madre e artista. Una rivelazione dopo l’altra, la protagonista giunge alla definitiva presa di coscienza: le sue amicizie erano false, tutte le sue peggiori paure avevano un fondamento, Ned aveva una vita parallela di cui lei era totalmente all’oscuro. Un libro estremo, esagerato, sostenuto da una scrittura che si muove con sicurezza sul sottile discrimine fra tragedia e ironia e che, attimo per attimo, sembra seguire, più che costruire, il passaggio della protagonista dall’umiliazione alla vendetta. Le peggiori paure spiazza e coinvolge il lettore, tenendolo avvinto fino all’ultima pagina in un crescendo di colpi di scena in cui la complicità e le competizioni femminili sono messe a nudo in un continuo confronto di incomunicabilità con il fragile, ambiguo universo maschile.

Commento:
Se quello che è capitato ad Alexandra Ludd, nella sceneggiatura immaginata da Fay Weldon, fosse capitato a chiunque di noi, non saremmo di certo arrivati alla fine della storia, non avremmo dimostrato il suo autocontrollo… saremmo esplosi molto prima. Ecco, questo mi sento di affermarlo con una certezza prossima al 100% anche senza conoscervi di persona, perché sebbene non sia una santa né la persona più simpatica dell'universo, la quantità di falsità, umiliazioni, tradimenti scoperti da Alexandra dopo la morte del marito Ned avrebbero indotto chiunque a compiere atti inconsulti. Da donna bella, forse un tantino snob e di certo troppo sicura di sé, l'attrice Alexandra Ludd si è trasformata in vedova indesiderata, per nulla compatita e in molti casi persino detestata: una donna accampa diritti su suo marito, si aggira nella sua cucina e porta a spasso il suo cane come se fosse lei la padrona, le amiche sembrano sapere tutto dell'insoddisfazione del marito morto, un'insoddisfazione di cui lei non sospettava nulla; in più si aggiunge il fratello del marito che la tratta con sufficienza se non quasi con aggressività e si mette a girare per casa disponendo e decidendo. E più passano i giorni, più si scoprono altarini dei quali tutti erano a conoscenza, tutti tranne lei, lei che tra gli amici passava per quella che non si accorge mai di niente, tutta presa dal lavoro e da se stessa. Ed evidentemente era proprio così, visto che di colpo Alexandra si ritrova in una realtà che non conosce, che non le appartiene e che la fa sprofondare sempre di più per quanto lei cerchi di recuperare terreno. Una parabola discendente terrificante che la costringerà a prendere decisioni radicali, a malincuore, ma con i migliori auguri a tutti. Le peggiori paure, lo scoprirà con terrore Alexandra, qualche volta si possono avverare, ma può anche accadere che la realtà si metta d'impegno per superarle. Una scrittura sicura, ironica, apparentemente piatta ma in realtà mordace, che trasforma l'apoteosi della tragedia in un romanzo grottesco in cui persino i dettagli sessuali più torbidi assumono una connotazione sarcastica e surreale. Un libro godibile che dà molti spunti di riflessione.

Opera recensita: "Le peggiori paure" di Fay Weldon
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 270
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8
Colonna sonora sperimentata: The Beatles.


venerdì 20 marzo 2020

RECENSIONE: CARMEN KORN - ARIA DI NOVITà


Sinossi:
È il 1970 e Henny, che ha «l’età del secolo» ed è concentrata sui preparativi per il suo settantesimo compleanno, chiede divertita all’amica di sempre: «Hai mai tradito tuo marito?». Guardarsi allo specchio è più difficile, ma dentro si sente ancora una ragazzina; perché cos’è il tempo, in fin dei conti? A festeggiare con lei, insieme alle immancabili amiche, al marito e ai figli, ci sarà una nuova generazione appena entrata nell’età adulta: Katja, una fotografa che decide di mettere in secondo piano la sua vita per documentare con le immagini quel che accade nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale tornata a sorpresa ad Amburgo con una notizia che lascerà parenti e amici a bocca aperta; e poi Ruth, giornalista e militante, che fatica a liberarsi dalla travagliata relazione con un uomo violento pericolosamente vicino alle frange più estreme. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stretto sodalizio che ha unito le loro madri e nonne e, con grande felicità di Henny, la generazione successiva alla sua porta avanti la tradizione: condivide felicità e sfortune, i momenti insignificanti e quelli importanti. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989. Ma prima che la storia intervenga ad abbattere questa barriera, chiudendo un’epoca e aprendone una nuova, le vite delle protagoniste subiranno diversi scossoni.
Dopo Figlie di una nuova era ed È tempo di ricominciare, la trilogia di Carmen Korn trova in questo volume la sua commovente conclusione.

Commento:
Ultimo, meraviglioso volume di una bellissima trilogia, la Trilogia del secolo, in cui Carmen Korn ci racconta le vicende del Novecento attraverso una grande famiglia allargata, una "famiglia di amici" nella Germania scossa da profondi cambiamenti.
In questo terzo libro si va dal 1970 al 1999, si saluta il secolo e il millennio e con loro tanti amici, protagonisti delle mille storie e vicissitudini che abbiamo letto in questi tre libri. Generazioni di persone che si susseguono, si legano, si compenetrano: madri, figlie, nonne, amiche, vivono il loro tempo con tutti i cambiamenti che porta con sé e noi lo viviamo attraverso le loro storie. Così passiamo per l'accettazione dell'omosessualità, l'Aids, lo sposarsi sempre più tardi, le lotte politiche, i movimenti estremisti, la Germania divisa e poi finalmente unificata, l'amore, le scelte, la comunanza e la condivisione. Una trilogia, questa, in cui il concetto di amicizia supera ogni barriera temporale o spaziale, supera persino il concetto di famiglia in senso stretto per assumere un valore alto e universale. La scrittura di Carmen Korn è, come al solito, fluida, scorrevolissima ed evocativa. Si prova, leggendo, un senso di rassicurante accettazione degli eventi, un senso di comunità che dà forza. Quasi dispiace chiudere il cerchio e dover lasciare questi amici, ma tutto finisce, anche le cose belle. Inutile dire che consiglio la lettura non solo di questo libro, ma dell'intera trilogia composta da Figlie di una nuova era, è tempo di ricominciare e Aria di novità.

Opera recensita: "Aria di novità" di Carmen Korn
Editore: Fazi, 2020
Genere: narrativa europea, saga familiare, seriale
Ambientazione: Germania, 1970-1999
Pagine: 528
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 5 settembre 2019

RECENSIONE: ALDO SIMEONE - PER CHI è LA NOTTE


Sinossi:
Mentre la seconda guerra mondiale si avvia verso la fase più cruenta, tra i monti della Garfagnana c’è un paese che sembra rimasto escluso dalla Storia e in cui la vita è scandita da antiche leggende. Per gli abitanti di Bosconero è più forte il divieto di entrare nel bosco del timore della guerra e delle terribili notizie che arrivano dal fronte. In paese si racconta che tra gli alberi si nascondano inquietanti creature: gli streghi, spiriti che, dopo il tramonto, si aggirano con un cero in mano, il loro indice che arde e non si consuma, in un’infinita processione. Chi sono? Qual è la risposta alla loro oscura domanda: «Per chi è la notte?». Francesco, di undici anni, vive con la madre, malinconica e distaccata, e con la nonna che nutre le sue fantasie con i racconti popolari. Il ragazzino non ha amici e vive isolato perché, secondo le dicerie paesane, è figlio di un disertore. Ma quel marchio infame non è la sua unica vergogna. Ancora più inconfessabile è il richiamo del bosco, nonostante la paura di ciò che in esso si annida. All’arrivo dei nazisti, e dopo l’apparizione di strane luci nel fitto degli alberi, sarà Tommaso, un ragazzino dagli occhi verdi e dai capelli rossi, giunto misteriosamente da solo in fuga dalla città, a convincere Francesco a violare quell’estremo confine, oltre il quale bisogna scegliere da che parte stare.
Un esordio nitido e visionario che guarda al dramma della Storia con gli occhi candidi e coraggiosi di un bambino. Un romanzo di formazione dallo stile evocativo, suggestivo come il paesaggio magico e incantato dei monti della Garfagnana. Un racconto, tenero e straziante, sulla fine dell’infanzia.

Commento:
Giugno 1943. Francesco vaga da solo, al crepuscolo, le spalle al paese di Bosconero, negli occhi il folto del bosco, quel limite che non riesce a superare. Tra poco scatterà l'oscuramento, Francesco sa che deve affrettarsi, ma non riesce a distogliere lo sguardo: il bosco, il luogo proibito dove nessuno può entrare tranne i custodi, lo attira irresistibilmente, ci pensa sempre, ma deve farlo in segreto: glielo dice sempre la nonna che dal bosco bisogna tenersi lontani, anche col pensiero. E proprio mentre sta lì incantato a rimirarlo, le vede, le luci iridescenti che si muovono in file incorporee. Sono gli streghi, gli spiriti che abitano il bosco. Se gli chiedessero "Per chi è la notte?" lui non saprebbe la risposta, il babbo se n'è andato senza dirgliela, perciò Francesco scappa, atterrito, senza voltarsi. Ci vorrà il coraggio di Tommaso, il bambino dai capelli rossi venuto da fuori e avvolto in un alone di mistero, a fargli varcare la soglia delle sue paure, affrontarle e crescere. Francesco ha undici anni, è ancora un bambino che porta su di sé il disprezzo del paese per ciò che ha fatto suo padre, ossia tradire il Duce, e Francesco non sa nemmeno se sia davvero morto. Sarà grazie all'amicizia – l'unica – con Tommaso che scoprirà che possono esistere altre risposte e altre verità dietro al non detto, che la paura si può superare e i rischi si possono correre se non si è soli… e che piuttosto che accontentarsi di storie fantasiose, vale sempre la pena di andare a vedere di persona. Francesco, Tommaso, Secondo, la Ione, Don Dante impareranno a caro prezzo quanto dolore può portare la guerra, quanta distruzione può portare un incendio, quanto duro può diventare ricostruire tutto.
Per chi è la notte è un romanzo suggestivo, intenso, duro com'è dura la guerra, ma che al suo interno nasconde gesti teneri e rarissimi come una pezza bagnata e una mano stretta più forte nel terrore della notte. E' un romanzo sulla guerra e sull'amicizia, sull'importanza di prendere una posizione e di seguirla fino a combattere per difenderla. E' un invito a restare umani, a rispettare gli altri e la loro cultura. E' davvero una lettura importante, utile e consigliata.



Opera recensita: "Per chi è la notte" di Aldo Simeone
Editore: Fazi, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Garfagnana, Toscana, 1943
Pagine: 284
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 29 agosto 2019

RECENSIONE: AMY BLOOM - DUE DONNE ALLA CASA BIANCA


Sinossi:
Corre l’anno 1945 e la radio americana annuncia che la vittoria è imminente. Franklin Delano Roosevelt, venuto a mancare da pochi giorni, non ha vissuto abbastanza per vederla con i suoi occhi. In un appartamento di New York suona il campanello: è una donna, gli occhi bordati di rosso e l’aria di chi non ha mai sorriso in vita sua; un cappotto nero troppo grande, le calze in filo di Scozia allentate. È Eleanor Roosevelt, la First Lady. Ha appena perso il marito e si rifugia nell’appartamento del suo vero amore, la giornalista Lorena Hickok. Da qui inizia il racconto della relazione amorosa fra le due donne, una relazione trentennale cominciata all’epoca in cui Lorena viene incaricata di seguire la campagna elettorale di Roosevelt e si insedia così alla Casa Bianca. Molto diverse per provenienza e inizialmente diffidenti l’una verso l’altra, le due donne si scoprono col tempo anime gemelle. Il loro amore è un segreto in realtà notoa tutti, del quale in queste pagine viene messa in scena la dimensione più intima e privata: «Dicevamo sempre: non siamo due bellezze, perché era impossibile dire la verità. A letto invece eravamo due bellezze. Eravamo dee. Le ragazzine che non eravamo mai state: amate, impertinenti, felici e deliziose». Sullo sfondo di questa grande storia d’amore, i fasti della vita presidenziale, le cene con i personaggi di spicco dell’epoca e le grandi contraddizioni di Roosevelt, uomo affascinante e fine stratega, ma nel privato spesso freddo e a tratti crudele.
Con grande delicatezza Amy Bloom ci racconta la difficile e intensa storia d’amore fra Eleanor Roosevelt e l’amica giornalista Lorena Hickok sullo sfondo degli anni della presidenza Roosevelt: un complesso intreccio domestico all’interno della cornice di un’epoca che non smette di affascinare.


Commento:
Come ci svela la stessa Amy Bloom in una nota, questo è "un romanzo di fantasia, da cima a fondo". Non lo è, invece, la bellissima storia che ci racconta, ossia l'amore trentennale tra la giornalista Lorena Hickok e una delle donne più famose ed apprezzate della storia americana, la First Lady Eleanor Roosevelt.
Diverse per temperamento, carattere, vissuto, Eleanor e Lorena si amarono intensamente, ma il loro non fu un rapporto semplice, in primis perché negli anni Trenta intrattenere una relazione con qualcuno del proprio stesso sesso era considerato contronatura; in secondo luogo non si può ignorare che, come First Lady, Eleanor avesse addosso gli occhi del mondo, oltre che di servitori e collaboratori. Controverso fu, poi, il rapporto tra le due donne e il presidente, Franklyn Delano Roosevelt: Eleanor lo amava, ma se anche avesse voluto lasciarlo per le sue numerose e plateali infedeltà, non se la sarebbe mai sentita perché moglie del Presidente e vincolata a lui almeno per la durata del mandato; Lorena, benché lo adorasse per il suo operato politico, non poteva tollerare di dover dividere Eleanor con lui e arrivò – apprendiamo dalla Bloom – quasi a detestarlo. Un amore osteggiato, dunque, quello tra "Hick" ed Eleanor, un segreto di pulcinella, necessario e conveniente per molti… non per Lorena, però, che tra le due donne era, forse la più innamorata, quella che per Eleanor ci sarebbe stata sempre, quella da cui tornare quando l'ennesimo colpo l'avrebbe prostrata, quella da cui svincolarsi senza poi tanti rimorsi.
In questo romanzo, Amy Bloom affida proprio a Hick il compito di raccontarci in prima persona trent'anni d'amore per Eleanor. Lo fa con uno stile scarno, disincantato, forse con voce stanca e prostrata dalle tante lotte per mantenerlo in vita, quell'amore. E mentre le sfilano davanti mille notti, tanti incontri pubblici, tante occasioni mancate, tante storie occasionali… e mentre le torna in mente l'infanzia fatta di degrado e violenza, l'adolescenza fatta di espedienti, la maturità che l'ha portata da una redazione giornalistica alla Casa più osservata e invidiata del mondo e infine nel letto di una delle donne più benvolute d'America… Hick per quella donna c'è ancora, se ne prende cura, cerca di decifrarne sentimenti, voglie, stato d'animo, aspettando che ancora una volta sia lei a decidere.
Un romanzo interessante, una lettura che apre uno spiraglio su una storia poco conosciuta eppure appassionante. Un ottimo punto di partenza per chi voglia approfondire la conoscenza di queste due donne, del loro e di altri amori celebri e non facili.

Opera recensita: "Due donne alla casa bianca" di Amy Bloom
Editore: Fazi, 2019
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti, anni Trenta e Quaranta
Pagine: 399
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 4 luglio 2019

RECENSIONE: MAZO DE LA ROCHE - JALNA


Sinossi:
Cent’anni di amori, odi e passioni sullo sfondo dei paesaggi sconfinati del Canada. Una grande saga familiare bestseller in tutto il mondo.
Jalna è il primo romanzo di una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo. All’epoca della sua prima uscita, la saga di Jalna, ambientata in Canada, era seconda solo a Via col vento fra i bestseller. Grazie a quest’opera, l’autrice, paragonabile a Thomas Hardy, ottenne fama internazionale e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize.
I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…
Con una prosa leggera ed elegante e un delizioso sguardo ironico, Mazo de la Roche ci racconta la storia di tre generazioni accompagnandoci in un allegro gioco di intrecci incorniciato dalla bellezza e i colori del paesaggio canadese e dalla quiete della natura incontaminata.


Commento:
Immaginate di camminare immersi in una natura soverchiante e rigogliosa e, lungo il percorso, di incontrare una casa rossa, antica e bellissima, e di fermarvi a chiedere ristoro. Vi si aprirà un mondo. E' ciò che succede al lettore che, incuriosito da un titolo esotico ed enigmatico e da una sinossi accattivante, si ritrovi catapultato direttamente nel Canada degli anni Venti, con la pittoresca e strampalata famiglia Whitehoak, a Jalna… ve l'assicuro, è un'esperienza da provare!
Jalna è, appunto, una fattoria che ruota e si sviluppa attorno alla casa dei Whitehoak, famiglia che da cent'anni vive e si sostenta da essa: c'è una forte compenetrazione tra la famiglia e la terra che la ospita, è come se la tenuta avesse una forte personalità a sé che spande pace ed energia positiva tutt'intorno. Ma Jalna è anche la città dell'India in cui il capitano Philip Whitehoak e la giovane Adeline Court si conobbero tanti anni prima e diedero vita alla famiglia. Al tempo di questa storia il capitano è morto, ma Adeline esiste ancora, ha cent'anni e domina la casa e la famiglia con piglio autoritario e polemico, viziata com'è in primis dai figli e poi dai nipoti. I Whitehoak, poi, sono un vero e proprio clan – chiaramente nell'accezione positiva del termine – compatto ed unito, nonché estremamente folcloristico: ciascuno dei tanti membri della famiglia, a prescindere che abbia settant'anni o nove, ha le sue peculiarità, i suoi pregi e i difetti, ma insieme zii, fratelli, nipoti, madre, servitori ed animali convivono in relativa armonia pur con tutte le stranezze di ognuno. Questo finché Pears, il terz'ultimo dei nipoti, decide di sposare Pheasant Vaugan, la figlia del vicino Maurice che vent'anni prima aveva gettato discordia con Meg, l'unica nipote donna dei Whitehoak. La giovane Pheasant, proprio per questi motivi di discordia mai dimenticati, viene accolta in malomodo a Jalna; tutt'al contrario dell'accoglienza cerimoniosa riservata ad Alaine, la giovane newyorchese che va in sposa ad Eden Whitehoak. Da questo momento a Jalna non si respira più l'aria di pace e tranquilla ordinarietà che ha fatto sentire a casa chiunque vi approdasse: c'è una tensione fatta di sottintesi, rancori palesi ma mai affrontati di petto, amori travolgenti ma non consentiti… è tempo di burrasca sul cielo di Jalna e prima che la tempesta passi bisognerà ingegnarsi per attraversarla indenni. Spetterà a Renny, il capofamiglia nonché maggiore fra i nipoti, riportare l'ordine e magari anche Wakefield, il pestifero e un po' opportunista ultimo arrivato, portare un sorriso che rischiari le nubi.
Jalna è il primo, stupendo romanzo della saga familiare ambientata nei meravigliosi paesaggi del Canada degli anni Venti. Questo libro ha l'ampio respiro, l'eleganza senza tempo e la tempra dei più grandi romanzi americani della prima metà del Novecento: non è difficile scorgere fra queste pagine qualcosa che ricordi Steinbeck, sebbene mi pare di ritrovare anche qualcosa dei romanzi inglesi dell'Ottocento. Devo dire che non conoscevo Mazo de la Roche e la sua opera. A Fazi il merito di averla riportata in auge facendola conoscere a tanti lettori come me che, altrimenti, avrebbero perso l'occasione di leggere un'opera davvero pregevole. L'ottima traduzione, poi, ha mantenuto intatto il sapore e l'atmosfera dei romanzi di quegli anni riportandoci prepotentemente indietro nel tempo. Lettura davvero consigliata.


Opera recensita: "Jalna" di Mazo de la Roche
Editore: Fazi, 2019 (Prima ed. originale 1927)
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Canada
Pagine: 382
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.