simposio lettori copertina

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giovedì 26 novembre 2020

RECENSIONE: CLAUDIO FAVA & MICHELE GAMBINO - L'ISOLA

            Sinossi:

Sono gli inizi di ottobre, il giornalista Luca Banti è in arrivo a Lampedusa per seguire una pista: è convinto che la strage di 366 migranti avvenuta un anno prima davanti all’isola sia da imputare a un errore del comandante della Guardia costiera, il tenente Camarda. In quelle stesse ore, sulle coste della Libia, centinaia di uomini vestiti di nero e armati come un esercito si stanno imbarcando su dei pescherecci diretti verso Lampedusa. Sono i Leoni del Jihad, un gruppo terroristico pronto a invadere l’isola nel nome di Allah. A guidarli è l’Emiro Yussuf al-Mutlak: in una manciata di ore i suoi uomini sgominano le difese dell’isola, impongono la shari‘a, dividono gli uomini dalle donne, compiono esecuzioni di massa riprese e subito caricate in rete. Sotto gli occhi atterriti dell’Occidente l’isola diventa il primo territorio europeo sottomesso al fondamentalismo islamico. Appena le immagini di quello che sta succedendo a Lampedusa rimbalzano in rete, il governo italiano si prepara allo sbarco spalleggiato dai governi del g8, ma non tutto andrà come previsto. In un susseguirsi di crudi eventi mozzafiato Claudio Fava e Michele Gambino mettono in scena una galleria di personaggi indimenticabili, e raccontano la guerra santa che potrebbe scatenarsi sulle nostre coste, la fragilità della politica, la rassegnazione e il coraggio di chi si trova su quell’isola. E vuole disperatamente salvarsi la vita.

 

Commento:

Ci sono proprio tutti, in questo bel thriller politico,  gli attori che, prevedibilmente, svolgerebbero un qualche ruolo se, Dio non voglia, dovessimo precipitare in uno scenario come quello descritto in queste pagine. Quella che Claudio Fava e Michele Gambino ci prospettano è probabilmente la scena ipotetica che infesta le nostre paure ad ogni attentato, scaramuccia, rappresaglia dell'Isis: che il luogo dove viviamo, ci troviamo di passaggio per lavoro o stiamo trascorrendo beatamente le nostre vacanze venga attaccato e che noi, proprio noi, ci ritroviamo nel bel mezzo della carneficina. Riescono benissimo, gli autori, a catapultarci nel bel mezzo dell'assalto armato e dell'occupazione dell'isola di Lampedusa ad opera di un gruppo, numeroso e ben organizzato, di miliziani, i Leoni del Jihad. Riescono persino ad intercettare i timori più reconditi, quelli che ci fanno diffidare del vicino o del primo forestiero che incontriamo fra le solite facce che siamo abituati ad incrociare: che qualcuno aiuti gli invasori dall'interno, che ci siano dei complici, che non ci si possa fidare di nessuno. La tensione scorre costante in più di quattrocento pagine di adrenalina che, tuttavia, lascia il tempo di riflettere, tra un attacco e una sparatoria, sulla fragilità del sistema avvitato su se stesso mentre persegue molteplici interessi che nascondono neanche troppo bene l'egoismo di ognuno… riflettiamo sull'ingegno e l'astuzia di chi si trova in difficoltà e sa che deve salvarsi da solo; ammiriamo piccati il formarsi di amicizie e gruppi cooperativi tra chi deve sopravvivere e cercare di salvare il salvabile. Così una compagnia variegata e mal assortita che prima d'ora neanche si conosceva o, al più, si malignava, diventa un affiatato esercito di liberazione, coordinato sebbene insufficiente, con un obiettivo unico e condiviso: restare vivi. Un thriller politico scritto in modo immediato, diretto, semplice e di grande impatto, questo di Gambino e Fava, che si divora fra la curiosità di sapere come agiranno e reagiranno i vari fronti impegnati in questa inattesa lotta per la sopravvivenza, e lo sgomento naturale che non possiamo non provare quando scopriamo che non siamo gli unici a custodire nella mente certe paure e che, purtroppo, gli scenari prospettati sono più verosimili di quanto si auspicherebbe.

Un plauso va agli autori che sono riusciti nell'impresa non facile di unificare voci e stili narrativi rendendo il romanzo un unicum piacevolissimo da leggere, nonché a rappresentare con semplicità e nitidezza una situazione estremamente complessa mettendo a nudo le paure, le imperfezioni i sentimenti contrastanti di cui è vittima l'essere umano. Un'ottima lettura che intercetta paure e pericoli sin troppo attuali. Consigliato.

 

Opera recensita: "L'isola" di Michele Gambino e Claudio Fava

Editore: Fandango libri, 2020

Genere: thriller politico

Ambientazione: Lampedusa

Pagine: 432

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

lunedì 14 gennaio 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL VALZER DELL'IMPICCATO


Sinossi:
Un uomo viene prelevato con la forza a pochi isolati da Central Park e caricato su un’automobile. Unica testimone una bambina, unico indizio un cappio abbandonato sul marciapiede, realizzato con una corda per strumenti musicali. Lincoln Rhyme e Amelia Sachs avrebbero altro a cui pensare, visto che stanno per sposarsi e partire per la luna di miele, ma c’è una vita da salvare. La squadra si mette subito al lavoro e in poche ore lo sconosciuto sequestratore ha un profilo: per il Compositore, così lo ha battezzato Rhyme, la tortura delle vittime è lo spartito di una macabra melodia. La caccia all’uomo ha inizio, una ricerca serrata che da un vecchio capannone di New York conduce il criminologo e la detective fin nei vicoli di Napoli, nei cunicoli che solcano il sottosuolo della città, a stretto contatto con gli investigatori italiani, tra scontri di competenze, collaborazioni clandestine e indagini scientifiche sempre più sofisticate. Il tempo stringe, e lo stesso cappio che Rhyme e Sachs hanno trovato sulla scena del crimine ora deve fermare la mano di un killer spietato e inafferrabile. Ci sono tutti gli ingredienti del miglior Jeffery Deaver: ritmo, azione, paesaggi inusuali. Il valzer dell’impiccato mostra tutto l’affetto che il suo autore nutre per i lettori italiani e per il nostro Paese e consegna al pubblico degli appassionati un nuovo capitolo sorprendente e imperdibile della saga di Lincoln Rhyme, il criminologo più famoso del thriller internazionale.

Commento:
Chi è l'uomo che, da New York a Napoli, rapisce le sue vittime e poi registra un video in cui sembra impiccarle mentre suona un valzer? Sappiamo che conosce e ama la musica, ma perché agisce? Come sceglie le sue vittime? Scoprirlo sarà il compito di un gruppo assortito di inquirenti italiani e dei nostri ben noti amici Rhyme e Sachs, che dovranno destreggiarsi tra un'ambientazione semi-sconosciuta e comunque inconsueta, sgambetti e musi duri di chi vede usurpato il proprio territorio, rallentamenti e depistaggi in puro stile Deaver. Leggendo questo thriller si ha ancora una volta la percezione, come sempre accade con quest'autore, che nulla è mai come sembra. Ciò che mi piace nei thriller di Deaver è proprio questo: tutto si sa, tutto alla fine si scopre, anche il dettaglio più insignificante, anche dopo molte pagine. E intanto la tensione narrativa è altissima, qui attenuata dall'ambientazione più che suggestiva: Napoli, la sua gente, le sue bellezze e la sua cucina. Un altro ottimo thriller di colui che ormai è diventato il mio autore preferito, che stavolta tocca temi straordinariamente attuali come l'immigrazione, il terrorismo, il fondamentalismo islamico e - perché no? – chi cerca di marciarci su. Ovvio che lo consiglio, non prima, però, di aver letto tutti gli altri della serie.


Opera recensita: "Il valzer dell'impiccato" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2017
Genere: thriller
Ambientazione: New York-Napoli
Pagine: 512
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 17 marzo 2017

RECENSIONE: ANNA ERELLE - NELLA TESTA DI UNA JIHADISTA


Sinossi:

Giovane reporter francese, Anna Erelle, ha indagato a fondo la «propaganda digitale» dello Stato Islamico e i metodi di reclutamento utilizzati dai jihadisti

su Internet, la cosiddetta «Jihad 2.0». Nel corso delle sue ricerche è venuta in contatto con decine di giovani europee «reclutate» sui social network

e dichiaratesi pronte a partire per la Siria. Per comprendere meglio il fenomeno e realizzare un reportage ha creato l'identità fittizia di «Mélodie».

Dalla pubblicazione del suo testo Anna Erelle ha ricevuto diverse minacce. Vive sotto scorta e sotto falsa identità.

 

Il testo della fatwa lanciata contro «Mélodie»

Fratelli del mondo intero, lancio la fatwa contro questo essere impuro che si è preso gioco dell’Onnipotente. Se la vedete, ovunque siate, rispettate le

leggi islamiche e uccidetela. A condizione che la sua morte sia lenta e dolorosa. Chi si fa beffe dell’Islam ne pagherà le conseguenze col sangue. Essa

è più impura di un cane, violentatela, lapidatela, finitela. Inshallah.

 

Commento:

Questo libro mi attirava già da tempo; oggi ho cominciato a leggerlo e ne sono rimasta a dir poco sconvolta. Non è un capolavoro della letteratura, ma è una storia vera, sorprendentemente, assurdamente, completamente vera e raccontata in prima persona da chi l’ha vissuta.

Anna Erelle è (o forse dovrei dire “era”) una reporter che da anni si occupa di Isis, terrorismo islamico e che per via del suo lavoro ha molti contatti con simpatizzanti ed estremisti. Ma In particolare Anna si trova spesso a contatto con le famiglie di ragazze europee che all’improvviso mollano tutto e partono per la Siria per combattere gli infedeli, spesso facendo perdere totalmente le loro tracce. Il fenomeno è in crescita e la giornalista vorrebbe andare al di là della normale inchiesta che, sebbene ricca, documentata e ben scritta, non smuove nulla, non aiuta a capire. Anna vorrebbe sapere come queste ragazze vengono convinte, cosa le spinge, come funziona il reclutamento, come si arriva al viaggio… l’occasione le si offre quando, dal falso profilo face book a nome di Mélodie creato tempo prima per lavoro, guarda e condivide il video di uno jihadista armato fino ai denti in una macchina di lusso piena di armi e gadget vari. Il combattente, vedendo la sua condivisione, la contatta, la tempesta di domande e, così, dal nulla Anna si ritrova fra le mani un’inchiesta che potrebbe diventare una bomba e che, comunque, la interessa molto. Così inventa un “travestimento”, una nuova identità che corrisponda al nome di Mélodie e comincia a sentirsi assiduamente con Abu Bilel, un pericoloso jihadista al vertice dell’organizzazione Isis. L’uomo (o l’assassino, come lo definisce Anna) dopo nemmeno una settimana dal primo contatto chiede a Mélodie di sposarlo, di lasciare tutto e di raggiungerlo in Siria, le prospetta una vita da paradiso terrestre, le assicura che potrà disporre di tutte le comodità e che potrà combattere o dedicarsi a compiti nobili come la visita ai feriti e così via. Bilel arriva persino ad innamorarsi sul serio di Mélodie, a premere perché parta e intanto rivela informazioni importanti sull’organizzazione, sui piani, sulle attività. Perciò, quando alla fine si scoprirà che Mélodie non esiste la vita di Anna Erelle cambierà definitivamente: ora vive sotto falsa identità, non può scrivere di terrorismo ed una Fatwa pende come una spada di Damocle sulla sua testa. La Fatwa, una sorta di sentenza di morte, è stata lanciata su di lei da Bilel, che contrariamente a quanto dicano le fonti ufficiali, sarebbe ancora vivo. Il testo della Fatwa, riportato nella quarta di copertina, è quanto di più aberrante, agghiacciante e lontano dalla civiltà possa essere pensato da un uomo, tanto più che è proferito in nome di Dio, in osservanza di una legge religiosa.

Il libro, in cui Anna Erelle ci racconta questa storia incredibile ma vera con dovizia di particolari è una testimonianza fortissima di quanto accade in Siria ad opera dell’Isis, dell’opera di reclutamento compiuta dall’organizzazione sui giovani europei e della mentalità che sta dietro a tanta barbarie. Personalmente l’ho trovato sconvolgente e bellissimo nella sua assurdità, perciò ne consiglio la lettura perché, soprattutto in certe situazioni,  conoscere è un dovere di tutti, prima che un diritto.

 

Opera recensita: “nella testa di una jihadista” di Anna Erelle

Editore: tre 60

Genere: attualità

Ambientazione: Francia, Siria, Paesi Bassi

Pagine: 255

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: assolutamente sì.