simposio lettori copertina

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lunedì 4 ottobre 2021

RECENSIONE: PAULA HAWKINS - UN FUOCO CHE BRUCIA LENTO

 

    Sinossi:

Laura ha trascorso la maggior parte della vita sotto il peso dei giudizi altrui. È considerata irascibile, turbata, un'outsider. Miriam sa che, solo perché Laura è stata vista lasciare la scena di un crimine orribile con i vestiti sporchi di sangue, ciò non fa di lei necessariamente un'assassina. L'amara esperienza le ha insegnato quanto sia facile essere colti al posto sbagliato nel momento sbagliato. Carla è ancora scossa dal brutale omicidio del nipote. Non si fida di nessuno: sa che anche le persone buone sono capaci di azioni terribili. Ma fin dove è disposta a spingersi per trovare pace? Innocente o colpevole, ognuno di noi è segnato nel profondo. Ma alcuni di noi sono segnati al punto di uccidere. Perché quando accendi una miccia, non puoi più fermare l'incendio.

 

Commento:

Paula Hawkins è tornata, e con lei torna anche la masnada dei suoi personaggi borderline, disturbati, al limite del credibile. Ce ne sono parecchi, in questo suo ultimo thriller, Un fuoco che brucia lento… tanti che, davvero, la metà basta. Eppure, nonostante i personaggi discutibili, la trama stiracchiata, lo stile oltremodo confusionario, non posso dare di questo libro un giudizio negativo, anzi, sebbene sia ben lontano dall'essere definibile "capolavoro", mi ritrovo a consigliarlo. Perché? Perché il cerchio si chiude, alla fine la quadra si trova, il finale ha un senso, si respira una certa, claustrofobica tensione… ma soprattutto perché, leggendo, si ha voglia di andare avanti. Ho pensato più volte, come sempre mi capita con quest'autrice, di mollare lì la Hawkins con tutte le sue elucubrazioni e dinamiche poco plausibili, eppure anche stavolta ho proseguito, non me la sono sentita di chiudere il libro, perché per un motivo o per l'altro, per curiosità morbosa, autolesionismo, gusto per l'orrido – fate voi – ho voluto sapere come finiva la storia, chi avesse ucciso, alla fine della fiera, Daniel Sutherland. E sono stata premiata, il libro si è rivelato non essere così male, si è salvato, è riuscito a riemergere dal canale putrido in cui stava per annegare. Perciò provate anche voi e, se all'inizio non vi appassionerà, crederete di non capirci niente tra i mille flash-back e cambi di punto di vista, avrete difficoltà ad orientarvi tra tutti i personaggi, tranquilli… ci sono passata anch'io e ne sono uscita, comunque, soddisfatta.

 

Opera recensita: "Un fuoco che brucia lento" di Paula Hawkins

Editore: Piemme, 2021

Traduttore: Barbara Porteri

Genere: thriller

Ambientazione: Londra

Pagine: 320

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

 

sabato 2 ottobre 2021

RECENSIONE: PAOLA BARBATO - SCRIPTA MANENT

    Sinossi:

Gli esseri umani non possono nulla contro la fantasia.

Corrado De Angelis e Roberto Palmieri sono acerrimi rivali di penna. De Angelis, un passato da neurochirurgo, è uno scrittore da premio letterario: i suoi romanzi polizieschi gli hanno procurato fama e fortuna. I libri di Roberto Palmieri, beniamino del pubblico ben prima che autore, vivono di luce riflessa. E vendono di conseguenza. Invitati a partecipare alla trasmissione televisiva Il Duello, i due scrittori si sfidano in diretta, firmando un contratto che li impegna a pubblicare il prossimo romanzo lo stesso giorno, così da misurare in tempo reale il successo dell'uno e dell'altro. Ma dopo il programma, dove nulla va come previsto, Corrado De Angelis scompare. Il mistero si infittisce quando una serie di rapimenti sembra ricalcare alla lettera i crimini narrati proprio nei thriller di De Angelis...

 

Commento:

Scripta manent è il prequel dde L'ultimo ospite, il bel thriller di Paola Barbato di cui vi ho parlato qualche mese fa. In quell'occasione un giovane, avvenente, razionale e fiscalissimo notaio – Flavio Aragona – e la sua assistente Letizia Migliavacca erano impegnati nell'inventario di una villa che prenderà una piega imprevista. In questo thriller, invece, scopriamo come i due si sono conosciuti. Flavio è stato invitato ad una trasmissione tv in cui due scrittori di chiara fama, ma molto diversi per temperamento e capacità devono firmare un atto che li impegna a far uscire i loro prossimi libri lo stesso giorno per sfidarsi ad armi pari e a colpi di sole vendite. Uno dei due, però, arriva in trasmissione in evidente stato di agitazione e durante la diretta aggredisce e minaccia l'altro. Nell'imbarazzo generale la puntata viene portata a termine, ma poco dopo lo scrittore minacciato scompare nel nulla. Paradosso, disgraziata coincidenza o piano architettato dallo sfidante? Da qui in avanti la trama si snoda tra colpi di scena, menti più o meno disturbate e soprattutto libri… al centro ci sono, oltre ai due scrittori, tre persone: l'ispettore Massimo Dionisi che suo malgrado si ritrova quest'indagine tra capo e collo, il notaio Aragona e l'assistente dello scrittore scomparso, Letizia Migliavacca. Tutti avranno un ruolo in questa storia, ma i protagonisti indiscussi qui sono altri: i libri e la nostra società. I libri, perché sono l'inizio e la fine di tutto, sono ciò che ha indirettamente causato il corto circuito, sia il mezzo per giungere alla soluzione del caso; la nostra società perché tanti, tantissimi sono i temi toccati in maniera più che credibile da Paola Barbato in quattrocento pagine, segno che il vivere quotidiano non funziona a compartimenti stagni, perché la mente umana non ha limiti di argomento. Così in un thriller si parla di violenza sulle donne, di stalking, di hacking, di odio condensato e diffuso a mezzo social… ma anche del circo mediatico che trasforma ogni accadimento ed ogni confronto in un duello fazioso. Il tutto condito da una buona dose di fantasia che, va detto, quando rompe gli argini può assumere anche derive non proprio positive. Un thriller da leggere, per provare a far luce ancora una volta in quell'antro popolato di ombre mostruose che è la mente umana.

 

Opera recensita: "Scripta manent" di Paola Barbato

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Lombardia

Pagine: 409

Prezzo: 10,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

martedì 21 settembre 2021

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - IL VISITATORE NOTTURNO

        Sinossi:

La paura può trasformare il risveglio nel peggiore degli incubi. Questo il tipo di angoscia di cui si nutre lo psicopatico che ha tolto il sonno agli abitanti di Manhattan. Scivola negli appartamenti nel cuore della notte, sposta qualche oggetto, osserva la vittima dormire. Poi se ne va. I segni del suo passaggio sono quasi impercettibili: nessuna violenza fisica, solo lievi manomissioni dello spazio con cui si appropria dell'intimità altrui, sconvolgendola. Si fa chiamare il Fabbro, ed è in grado di violare qualsiasi serratura. Scassinare, per lui, è arte e ragione di vita. Un'ossessione al servizio di un gioco perverso che la polizia di New York non sa decifrare. E per calarsi nelle profondità impastate di follia di una mente criminale, ancora una volta, non c'è nessuno come Lincoln Rhyme, chiamato a investigare insieme ad Amelia Sachs, moglie e inseparabile collega. Ma le indagini subiscono una battuta d'arresto quando Rhyme, finito sotto accusa per errori commessi in un caso precedente, viene sollevato dall'incarico con effetto immediato. Ci vorrà ben altro, tuttavia, per tenere lontano dall'azione il miglior criminologo sulla piazza.

 

Commento:

Il visitatore notturno è il sedicesimo volume della saga di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs ed arriva, tre anni dopo Il taglio di Dio, proprio al momento giusto, proprio quando stavamo cominciando a pensare – con tristezza e sconforto crescenti – che Deaver volesse concludere o abbandonare la serie, che stesse per perdere mordente. Sono particolarmente lieta di constatare che non è affatto così: quella di Rhyme è la mia serie preferita in assoluto e, dopo la prova – per quanto mi riguarda deludente – della nuova serie con Colter Shaw, anelavo un ritorno alle origini. Ebbene, Il visitatore notturno è stato proprio un ritorno a casa: ho ritrovato tutto ciò che mi appassiona in questa serie, la tensione continua, i colpi di scena dietro ogni angolo, la sensazione di non sapere mai cosa accadrà alla prossima pagina, l'astuzia e la genialità di Rhyme e del "cattivo" di turno che stavolta è il "fabbro", un Sosco sin troppo narcisista per i miei gusti, uno che, pur essendo bravo, si compiace troppo e commette degli errori… nulla a che vedere con l'Orologiaio. Rhyme e i suoi, invece, sono in grande spolvero e i meccanismi narrativi scorrono alla perfezione: è stato proprio un piacere ritrovarsi nella confort zone che credevo perduta ed ancor più piacevole è stato intuire che non sarà l'ultima volta che incontreremo Lincoln e gli altri. C'è ancora tanto da scoprire e da vivere, tanti criminali da scovare grazie alle prove scientifiche, al ragionamento logico, al lavoro di squadra e alle diverse abilità di un team affiatato e collaudato… Inoltre non ho ancora voglia di rinunciare al modo tutto speciale, lucido e perspicace, che Deaver ha di affrontare questioni sociali spinose, dibattute e spesso scottanti: è un maestro e non si smentisce mai, neanche quando parla di social, problemi di sicurezza e complottisti dell'ultima ora. Un ottimo ritorno, dunque, che fa ben sperare per il futuro.

 

Opera recensita: "Il visitatore notturno" di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2021

Traduttore: Rosa Prencipe

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: New York

Pagine: 464

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

domenica 22 agosto 2021

RECENSIONE: KATRINE ENGBERG - ALI DI VETRO

    Sinossi:

    Nella fontana più antica di Copenaghen galleggia il cadavere nudo di una donna: è morta altrove, dissanguata, e le telecamere di sorveglianza della zona hanno registrato una figura incappucciata che all'alba la scaricava nell'acqua da una bici da carico. Le indagini vengono affidate a Jeppe Kørner, al quale spetta il difficile compito di ricostruire come l'assassino sia riuscito a portare a termine un omicidio tanto scenografico in piena area pedonale. Tanto più che questa volta non c'è Anette Werner al suo fianco: la collega sta tentando di imparare a convivere con il suo nuovo e inatteso ruolo di mamma, nonostante l'istinto della poliziotta non la lasci in pace. È proprio lei a spingerlo a esplorare gli angoli più bui della capitale danese e a penetrare il cuore del suo sistema sanitario, fino al confronto con responsabili e collaboratori di un istituto rivolto a giovani con problemi psichici, che porta l'armonioso nome di "Residenza La farfalla". Gente che sembra avere un'idea molto personale di cosa significhi dare assistenza a chi ne ha bisogno. Ma Jeppe avrà anche l'occasione di entrare in contatto con chi sta dall'altra parte: quelli che la società non è in grado di accogliere, i "malati" che nessuno vuole perché rovinano l'immagine di comunità ordinata a cui i "sani" aspirano. Ragazzi non integrati in grado di dimostrargli che la fragilità può nascondere una grande forza, e che anche con le ali spezzate è possibile volare.

 

Commento:

Secondo, atteso episodio della serie con il tormentato Jeppe Korner e la scoppiettante ed irrequieta Anette Werner, ambientata nella bella ed elegante Copenaghen. Stavolta l'assistente di polizia Jeppe Korner dovrà confrontarsi con una serie di omicidi particolarmente truculenti, legati a doppio filo ad un istituto chiuso da anni, la Residenza La farfalla. Dovrà occuparsene da solo, visto che Anette, la sua compagna di squadra, non è in servizio perché ha appena partorito una bimba. Ma gli altri membri della sua squadra non sono Anette e per lei la bimba, per quanto desiderata, è difficile da gestire… le manca troppo il lavoro. Così, mentre Jeppe annaspa in un'indagine che lo condurrà in un vicolo cieco, lei indaga per conto proprio. Entrambi, per vie parallele, incontreranno una realtà tanto avvilente quanto realistica, quella dei ragazzi con problemi psichici, quella dei reparti in cui vengono – o dovrebbero essere – curati, quella degli interessi che ruotano attorno ad un paziente dal futuro compromesso.

Ali di vetro poteva essere un thriller migliore, se ci fosse stato maggior approfondimento sui personaggi e se si fosse andati un po' più a fondo nella trama… ma è un libro che fa riflettere, fa pensare, perciò lo consiglio, nell'attesa di un terzo capitolo di questa saga che ha molto potenziale ma che ancora non decolla.

 

Opera recensita: "Ali di vetro" di Katrin    e Engberg

Editore: Marsilio, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Copenaghen, Danimarca

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 23 luglio 2021

RECENSIONE: ANNA BAILEY - CHI HA PECCATO

    Sinossi:

È notte fonda quando Emma lascia la sua migliore amica Abigail alla festa alle Tall Bones, il ritrovo nel bosco in cui si danno appuntamento gli adolescenti della cittadina di Whistling Ridge, in Colorado. È l’anno del diploma ed Emma è convinta, come la maggior parte delle ragazze della sua età, che la loro vita sia solo all’inizio. Invece entro la fine della settimana il volto di Abigail sorriderà dai volantini attaccati ai pali del telefono e alla bacheca della chiesa, oscillando nella brezza delle Montagne Rocciose. Samuel Blake, il padre di Abi, perlustrerà il bosco con la polizia urlando invano il nome della figlia. Suo fratello Noah strofinerà via le macchie di fango dai jeans fino a scorticarsi le mani ed Emma nasconderà sotto il letto l’acqua ossigenata con cui avrebbe dovuto tingere i capelli dell’amica. Dolly, la madre di Abi, riuscirà solo a fissare la grande croce sul muro di casa, fumando una sigaretta dopo l’altra, terrorizzata all’idea che sia già troppo tardi per fermare la catena di eventi che si è innescata. Tutti hanno dei segreti a Whistling Ridge. Tutti hanno peccato, come tuona ogni domenica dal pulpito il pastore Lewis. Ma cosa è successo ad Abi? Chi è il vero colpevole? Può succedere di tutto in questa polveriera di rabbia e risentimento, basta solo una scintilla: la verità su quella maledetta notte alle Tall Bones. Con un ritmo fulminante e una sapiente costruzione della suspense, Anna Bailey porta a galla le dinamiche di certe piccole e claustrofobiche città di provincia, dove ogni tipo di diversità è bandito. E capitolo dopo capitolo, inchioda il lettore in un gioco micidiale di sospetti e bugie, fino all’ultima pagina.

 

Commento:

E se vi dicessi che ho realizzato che questo libro era un thriller solamente quando l'ho letto fra le etichette di Ibs? E se vi dicessi che la cosa mi ha così favorevolmente colpita da far acquistare ulteriori punti alla storia che – per inciso – comunque non ne aveva bisogno? Ho letto Chi ha peccato a scatola chiusa, non conoscevo la trama, l'ambientazione, l'autrice, nulla… mi ha incuriosito il titolo. Una volta cominciato a leggere non mi sono più fermata: è una storia tragica e appassionante che mi ha sorpresa. In primis mi ha colpito il fatto di non sapere quando la trama fosse collocata nel tempo: il libro è del 2021, ma la storia potrebbe essersi svolta oggi come decenni fa… ovviamente è uno stratagemma più che voluto, a parer mio, e leggendo capirete bene quale messaggio voleva dare l'autrice. Poi ho apprezzato quel senso realistico e disturbante di claustrofobia, di torbido, di colpa che si respira in tanti romanzi ambientati nella provincia – in una delle province del mondo – in cui l'anonimato non esiste e si è sempre pronti a ficcare il naso nelle storie segrete degli altri piuttosto che guardare il proprio orticello o, ancora meglio, fare qualcosa per aiutare chi è in difficoltà. Inutile dire che i giudizi, le arringhe, le invettive la fanno da padrone ed attecchiscono fertili e rigogliosi i semi dell'odio e dell'intolleranza che, quando una ragazzina scompare, sono quindi acuiti esponenzialmente ogni ora che passa senza ritrovarla. Logico, dunque, che un piccolo paesino di provincia possa diventare l'anticamera dell'inferno, specie se il padre della ragazza scomparsa non è noto per la sua mitezza e pazienza. Chi non ha peccato scagli la prima pietra… ah, se qualcuno pensasse ai propri peccati invece di giudicare senza attenuanti quelli altrui! Ah, se qualcuno, vedendo una famiglia in difficoltà, avesse fatto qualcosa per fermare la sua lenta ma inesorabile distruzione… Ah, quante cose si possono dire a posteriori e quanto poco contano i "se". Chi ha peccato è un libro importante, un po' thriller un po' romanzo di formazione, che fa riflettere sull'importanza di non giudicare, di non odiare gli altri, è un libro che va letto anche se a tratti disturba, è un libro intenso scritto da una giovane scrittrice esordiente che dimostra tuttavia una bravura insospettata e gradita. Una buona lettura… per tutti, credenti e non.

 

Opera recensita: "Chi ha peccato" di Anna Bailey

Editore: Feltrinelli, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 352

Prezzo: 19,00 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 14 luglio 2021

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - REGINA ROSSA

Sinossi:

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un'intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l'aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell'intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell'auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell'unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c'è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.

 

Commento:

"Regina Rossa" è il titolo del primo capitolo di una trilogia che sta spopolando in Spagna e in altri Paesi del mondo, ma è anche il nome di un personaggio importante del romanzo, Antonia Scott. È lei la "regina rossa", parte di un progetto internazionale della massima riservatezza che si occupa di catturare criminali di alto livello in tutta Europa. Ma Antonia non è solo questo: è la persona con il più alto QI al mondo, è una mente che sta al di sopra delle menti, e nonostante questo è molto umana. Da tre anni ha deciso di non lavorare più per il progetto, ma a quanto pare ora c'è bisogno di lei: un ragazzino è stato ucciso seguendo uno strano rituale e una donna è stata sequestrata. Cos'hanno in comune? Sono i figli di due tra i personaggi più ricchi ed influenti d'Europa e forse del mondo e… ai loro genitori è stato chiesto un riscatto quantomai inconsueto, segreto e pesante da pagare. Chi c'è dietro questi crimini? A scoprirlo è chiamata proprio Antonia insieme al malcapitato ispettore Jon Gutierrez, sua spalla ed aiuto – suo malgrado – in questa storia apparentemente statica e già letta, ma che in realtà, senza che ce ne accorgiamo, ci attira in un vortice di tensione. Un romanzo con poca caratterizzazione dei personaggi – aspetto perdonabile visto che è il primo di una serie – e inesistente introspezione psicologica. Un thriller godibile, da leggere se non si vuol stare troppo a pensare… ottimo per l'estate, in cui qualche brivido che tuttavia non impegni troppo i neuroni cotti dal sole è sempre gradito.

 

Opera recensita: "Regina rossa" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 430

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 25 giugno 2021

RECENSIONE: HARLAN COBEN - FUGA

            Sinossi:

L'hai persa. Tua figlia. Una ragazza sbandata e legata a un fidanzato che abusa di lei. Ma ti ha spiegato chiaramente che non vuole essere salvata. Tu non ti dai pace e quando, per caso, la vedi a Central Park, mentre suona una chitarra non credi ai tuoi occhi. Quella che hai davanti, però, non è la ragazza che hai cresciuto, quella che è sempre presente nei tuoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. Non ti fermi a pensare. Corri da lei e le dici di tornare a casa. E lei fugge. Di nuovo. E tu fai quello che ogni genitore farebbe: la segui. Ed entri in un mondo di cui non sospettavi nemmeno l'esistenza. Qui nessuno è al sicuro, nell'ombra l'arma più comune è l'omicidio. Prima che tu riesca ad accorgertene tutta la tua vita è in pericolo. E per proteggere tua figlia dal male, prima dovrai affrontarlo tu stesso...

 

Commento:

Non avrebbe mai immaginato, il ricco, tranquillo, pacato, solido consulente ed analista finanziario Simon Greene, di ritrovarsi a prendere a pugni il ragazzo di sua figlia, a Central Park, a favore di telecamera. Non avrebbe mai immaginato di dover inseguire quella figlia di cui è sempre stato orgoglioso per le strade buie e fetide della droga, in un degrado senza fondo che avrebbe messo in pericolo lei, lui, la loro famiglia e quel fragile equilibrio costruito in tanti anni. Non avrebbe mai immaginato, Simon Greene, di doverla andare a cercare, quella figlia, rimestando nel torbido cocktail di debolezze, fragilità, avidità, depravazione, abuso… eppure, se vuole salvare lei, la sua famiglia e se stesso, deve farlo. Ad aiutarlo c'è Elena Ramirez, la miglior detective privata sulla piazza. Non l'ha assunta lui, ma un altro padre, in un'altra città, che come lui sta cercando suo figlio. Sarà Elena ad arrivare a Simon unendo i fili di un'intricata rete di misteri che scoperchierà un vaso di Pandora pieno di morte, sofferenza e perversione, nel fondo – o se vogliamo, al culmine – del quale c'è sempre la fame di potere e l'ego smisurato di qualcuno che non si fa scrupoli a sfruttare le fragilità altrui.

Fuga di Harlan Coben è un buon thriller che scorre discreto per 400 pagine, una narrazione lenta e metodica che ci conduce con andatura rassicurante per le anse fangose della miseria umana. Cosa ci sarà dopo la prossima curva?

Uno stand alone – sì, ne esistono ancora in questo mondo pullulante di serie – che si fa leggere gradevolmente, con colpi di scena nei punti giusti e una tensione sempre controllata e ben calibrata. Non certo il thriller dal page turning incalzante, ma di sicuro una buona lettura che, per chi vuole coglierli, dà anche velati spunti di riflessione.

 

Opera recensita: "Fuga" di Harlan Coben

Editore: Longanesi, 2021

Genere: thriller

Pagine: 400

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 5 giugno 2021

RECENSIONE: PAOLA BARBATO - L'ULTIMO OSPITE

Sinossi:

All'inizio è solo una sensazione, un fastidio. L'odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d'Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare. La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. E di tutto quello che c'è dentro. Un incarico come tanti. Ma non questa volta. Sono solo piccoli dettagli che non combaciano, un cuscino spostato, una serie infinita di armadi nascosti nella boiserie, il cane di Letizia, che in quella casa non vuole entrare, e una luce azzurra, comparsa per brevi istanti una notte dalle bocche di lupo del seminterrato. Sono solo scherzi della mente, si ripete Flavio, compreso nella propria razionalità. Ma Letizia è certa che non sia così e la sua fervida immaginazione si accende quando trova oggetti infantili sepolti nella casa, ciocche di capelli biondi, muffole, piccoli trofei. Perché una donna senza figli né nipoti avrebbe dovuto conservarli? Perché avrebbe dovuto nasconderli? Ora Flavio e Letizia sono dentro senza possibilità di uscire e il più atroce dei dubbi si insinua nelle loro menti così diverse: e se non fossero soli?

 

Commento:

Lo so, lo so, per un'appassionata di thriller come me è quasi un delitto essere arrivata fino ad oggi senza aver letto nulla di Paola Barbato… ma tranquilli, ora che ho cominciato mi rifarò presto del tempo perduto: L'ultimo ospite è il primo libro che leggo di questa brava autrice italiana, ma di certo non sarà l'ultimo. Non si capisce per niente che mi è piaciuto molto, vero?

Fra tanti noir, gialli più o meno soft, psycho, medical, legal, spy, chiber.... è bello trovare un buon thriller adrenalinico e goderselo senza star dietro a troppe etichette o classificazioni. È un thriller puro, come non me ne capitavano fra le mani da tempo: è ben scritto, ben architettato, con quell'attenzione ai dettagli che a me piace tanto… un vero piacere leggerlo. Le pagine girano senza sosta mentre, accompagnati da un costante, piacevole brivido alla schiena, ci appassioniamo alle vicende di Flavio e Letizia, un giovane notaio e la sua sgraziata ma preziosa assistente rinchiusi in una villa ad inventariare i milioni di cianfrusaglie accumulate da una vecchia, avara signora appena trapassata. Solo che, fra quell'accozzaglia di ninnoli e cose di valore variabile, c'è qualcosa che stona, che non dovrebbe essere lì… qualcosa che è strano conservare, specie se a farlo è una signora senza figli e nipoti che non sembrava avere familiarità con le bambine… è Letizia a notare per prima le stranezze, lei che ha una gran fantasia e una fervida immaginazione, ma ben presto anche il gioviale, professionale e razionale Flavio appare turbato… e se in quella grande casa non fossero soli? Un libro che, ne sono certa, piacerà molto agli appassionati del genere… non troppo adatto, invece, a chi si fa prendere dall'ansia o è suggestionabile: qui non si scherza, la tensione c'è tutta, i brividi pure. Questo è un bel thriller, quindi non è un thriller leggero. Se pensate di farcela, beh, leggetelo: sarete premiati.

 

Opera recensita: "L'ultimo ospite" di Paola Barbato

Editore: Piemme, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Nord Italia

Pagine: 413

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9

      

mercoledì 10 febbraio 2021

RECENSIONE: SAMANTHA M. BAILEY - UNA MADRE NON SBAGLIA

Sinossi:

«Per favore, prendi la mia bambina.» Sono queste le parole che una sconosciuta rivolge a Morgan mentre aspetta la metropolitana per tornare a casa. Una sconosciuta che le mette in braccio una neonata. Una sconosciuta che, all'improvviso, compie un gesto inaspettato: si lascia cadere sotto il treno in arrivo. Morgan non ha nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo. Non ha idea del perché quella donna l'abbia scelta per affidarle la figlia. Per lei è un giorno come un altro, con la stessa routine di sempre. Invece, all'improvviso, tutto cambia. Quando la polizia la interroga, Morgan racconta quello che è successo. Ma non c'è alcun testimone, sull'affollata banchina della stazione, che confermi la sua versione. Nessuno ha visto la donna consegnarle la neonata. Nessuno ha visto la donna compiere quel gesto estremo di sua volontà. Credere a Morgan diventa addirittura impossibile quando dalle indagini risulta che non può avere bambini, pur desiderandoli con tutta sé stessa. E adesso ne ha una tra le braccia, anche se non sua. Morgan diventa allora la prima sospettata, costretta a difendere la sua innocenza. L'unica possibilità che le resta è scoprire perché è finita in quell'incubo. Scoprire chi era quella donna, perché sembrava conoscere i suoi desideri più nascosti. Perché non tutto quello che appare casuale lo è. Non tutto quello che appare oggettivo lo è. E quando è il caso a guidare il destino non si sa mai dove può portare. Un romanzo venduto in oltre dieci paesi. Un romanzo in vetta alle classifiche per mesi. Un romanzo protagonista di un passaparola inarrestabile. Un romanzo dalla premessa spiazzante. Tutti nella vita di ogni giorno ci siamo trovati sulla banchina di treni, metropolitane o autobus: dopo la lettura di questo libro la nostra attesa non sarà più la stessa.

 

Commento:

Una madre non sbaglia è un ottimo thriller d'esordio che unisce il giusto livello di tensione ad un coinvolgimento profondo, dato dalle tematiche attuali e sentite, affrontate dall'autrice con tatto ma anche con franchezza. Il desiderio di essere madre, la paura di non saper fare bene che diventa ossessione, i pericoli che minacciano la bambina accresciuti da un evento proveniente dal passato della madre… e poi l'amicizia, l'ambizione, il senso di colpa… tutti ingredienti perfetti per costruire un thriller attuale, moderno, coinvolgente. Le protagoniste sono credibili così come anche i personaggi di contorno; la storia si sviluppa su due tempi paralleli, il presente con le vicende di Morgan e della piccola Queen e il passato prossimo con il racconto di Nicole, colei che da donna in carriera si è trasformata in una mamma alterata e poi nell'ombra di se stessa. Cosa l'ha condotta a questa trasformazione terminata con la morte? Di cosa aveva paura Nicole? O di chi?

Un buon thriller che consiglio sia a chi ama il genere, sia a chi apprezza le storie al femminile.

 

Opera recensita: "Una madre non sbaglia" di Samantha Bailey

Editore: Garzanti, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 252

Prezzo: 17,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

sabato 16 gennaio 2021

RECENSIONE: JENNY BLACKHURST - LA STRANA MORTE DI EVIE WHITE

 

Sinossi:

La notte delle sue nozze, la bellissima Evie White si suicida buttandosi da una scogliera. L'accaduto getta gli invitati al matrimonio nella confusione più completa: cosa può averla spinta a un gesto così estremo? Nessuno sembra in grado di capire, men che meno Richard, lo sposo di Evie, e Rebecca, la migliore amica della donna sin dai tempi del college. Per chiarire i motivi dell'accaduto, e per onorare i tanti anni di amicizia e amore che li hanno legati, Richard e Rebecca decidono di indagare. Scavando nel passato di Evie e negli eventi che hanno portato alla sua decisione di sposare Richard, i due si accorgono ben presto di non averla mai conosciuta veramente, e che la donna che hanno amato nascondeva segreti più inquietanti di quanto immaginassero. Si sono sempre sbagliati su di lei? Forse il rapporto che li legava non è mai stato quello che pensavano...

     

Commento:

Confesso che all'inizio avevo qualche remora a definire "thriller" questo romanzo: la storia mi pareva troppo delineata, troppo poco misteriosa, con una trama troppo lineare. Poi, leggendo, ho capito che mi sbagliavo: i colpi di scena ci sono, la trama ha delle evoluzioni sorprendenti e la vena thriller in effetti c'è, sebbene non sia fra i più cruenti. La storia di Evie White, della sua infanzia, dell'adolescenza tormentata, del periodo universitario fino alle soglie del matrimonio con Richard Bradley ci viene raccontata piano piano, in un puzle ad incastro perfetto fra presente e passato. Il primo ci viene narrato in prima persona da Rebecca, la migliore amica di Evie, la sua complice, quella che la conosce meglio; il passato, invece, lo vediamo con gli occhi di Evie, sebbene non sia direttamente lei a raccontarcelo. Anche il cambio di tono e di punto di vista risulta piacevole e mai forzato nello scorrere della narrazione. La strana morte di Evie White non è un thriller d'azione, ma piuttosto una storia inquietante sull'amicizia, il senso di colpa, l'amore negato e la felicità perduta e per sempre inseguita. Un thriller in cui la tensione scorre costante, ma non deborda mai, non raggiunge mai livelli alti. E tuttavia, per come è raccontata la vicenda, non avrete il tempo di rimpiangere inseguimenti e spargimenti di sangue. I colpi di scena, comunque, non mancheranno e il finale è persino sorprendente.

 

Opera recensita: "La strana morte di Evie White" di Jenny Blackhurst

Editore: Newton Compton, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

     

sabato 26 dicembre 2020

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - VERITà IMPERFETTE

Sinossi:

La scienza investigativa a volte non basta. Anche al più esperto dei detective è capitato quel caso in cui ogni certezza si sgretola, le ipotesi si dissolvono. Per fortuna, però, ci sono uomini come il cacciatore di ricompense Colter Shaw, che arriva quando gli eventi stanno per precipitare, in missioni che parrebbero disperate, se non impossibili, e risolve. Lui non segue le regole, ma ha un prezioso decalogo ereditato dal padre che comprende la valutazione delle probabilità, i calcoli basati sulle percentuali e un largo uso delle tecniche di sopravvivenza. Questa volta lo vediamo in azione a Chicago, sulle tracce di una pittrice svanita nel nulla dopo un weekend lontano dal marito, e poi in Kansas, al fianco della polizia, a contrattare con un folle per la vita di un ostaggio. Due sfide insospettabilmente complesse per la mente inquieta di Colter, che dovrà ricorrere a tutte le sue risorse per setacciare il terreno d’indagine alla ricerca di una conclusione. Tra frammenti di verità imperfette, dove nulla è come appare.

 

Commento:

Quelli contenuti in Verità imperfette sono due racconti, brevi e tutto sommato gradevoli, con protagonista Colter Shaw, il cacciatore di ricompense, il nuovo (si fa per dire) personaggio creato da Deaver. Si sarà forse intuito, dal sarcasmo delle righe precedenti, che non amo particolarmente Colter Shaw e la serie a lui dedicata… questi racconti confermano la mia idea, sebbene – trattandosi di opere brevi – le incongruenze e le voragini che costellano i primi due romanzi della serie non si notano. Si tratta in definitiva di due lavori per Colter, uno a Chicago a ritrovare una moglie artista scomparsa nel nulla, l'altro nel Kansas, nell'America centrale, alla ricerca di una ragazzina scappata da casa. Mentre cerca quest'ultima fuggitiva, Shaw si imbatte in un altro caso per cui darà una mano alla polizia del luogo… ma lo farà a modo suo.

Due racconti gradevoli, ripeto, ma non propriamente il top per questo autore dalla fantasia inesauribile.

 

Opera recensita: "Verità imperfette" di Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli, 2020

Genere: raccolta di racconti, seriale    

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 128

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7,5.

          

giovedì 17 dicembre 2020

RECENSIONE: BO SVERNSTROM - VICTIMS

Sinossi:

Quando il corpo mutilato di un uomo viene trovato in un fienile a nord di Stoccolma, l'ispettore capo Carl Edson e la sua squadra si preparano per quella che – nonostante l'insolita e atroce crudeltà verso la vittima – sembrerebbe un'indagine per omicidio abbastanza semplice. Questa sensazione, però, dura molto poco: avvicinandosi al corpo, si rendono conto che l'uomo è ancora vivo. Ma anche questo, sfortunatamente, dura molto poco: trasportata d'urgenza in ospedale, la vittima muore in circostanze misteriose. Forse il killer è tornato a finire il lavoro? Sulla scena del crimine accorre prima di tutti gli altri colleghi Alexandra Bengtsson, tenace giornalista di cronaca nera, a caccia di notizie. Ed è proprio lei a fare una curiosa scoperta: un mazzo di chiavi che potrebbe essere collegato all'assassino e che la trascina al centro delle indagini. Mentre la polizia dà la caccia all'artefice del crimine, nuovi cadaveri vengono rinvenuti in circostanze analoghe al primo. Il team investigativo ora sa che il caso è tutt'altro che di routine e che è solo questione di tempo prima che il killer colpisca di nuovo, in modi sempre più efferati. Resta da capire, e in fretta, qual è lo schema che collega le vittime e chi le ha prese di mira. Carl e Alexandra sono risucchiati nel vortice delle indagini che porteranno alla luce un passato oscuro e violento, ponendo una domanda alla quale sembra impossibile rispondere: chi è la vittima e chi è davvero il criminale?

 

Commento:

Perplessità. È fondamentalmente questa la sensazione che ho provato durante quasi tutta la lettura di questo thriller svedese. Dico "quasi tutta" perché all'inizio ho provato noia: avevo l'impressione di leggere qualcosa di già letto, un copione trito e ritrito che immaginavo già dove sarebbe andato a parare. Il colpo di scena che ha fatto svoltare la storia c'è effettivamente stato, ma nulla che sia riuscito a risollevare le sorti di un thriller che non brilla mai, che non emoziona mai più del minimo sindacale… Victims non è scritto male, non è nemmeno un brutto thriller, ma semplicemente è un thriller che non coinvolge quanto dovrebbe. Per non parlare poi dei buchi narrativi (specialmente verso la fine) e della superficialità della caratterizzazione dei personaggi… incolori e stereotipati, tutti, assassino compreso. Non mi sento di bocciarlo del tutto, ma non è certamente tra i migliori che abbia letto. Si poteva fare di più.

 

Opera recensita: "Victims" di Bo Svernstrom

Editore: Longanesi, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 464

Prezzo: 19,60 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

              

lunedì 9 novembre 2020

RECENSIONE: JO NESBO - IL FRATELLO

    Sinossi:

Sono anni che Roy gestisce una stazione di servizio in un paesino tra le montagne, su al Nord, facendo una vita tranquilla e ritirata. Carl, il fratello minore, se ne è andato da tempo in Minnesota dove è diventato imprenditore e da allora di lui non è arrivato che l’eco del suo successo. Ma ora che Carl è inaspettatamente tornato con il grandioso progetto di costruire un hotel e trasformare il paese in una località turistica, Roy si trova di nuovo a doverlo difendere dall’ostilità e dai sospetti degli altri. Come quando erano ragazzi, Roy cerca di proteggere Carl, ma suo malgrado si ritrova risucchiato in un passato che sperava sepolto per sempre. Dall’incontrastato maestro del crime scandinavo – 40 milioni di copie nel mondo – un thriller sulle menzogne, i segreti, i tradimenti nascosti dietro la rassicurante facciata della vita familiare.

 

Commento:

Roy e Carl non potrebbero essere più diversi, eppure non potrebbero essere più uniti. Perché? Semplicemente perché sono fratelli e, se non bastassero i legami di sangue, ad unirli c'è tutto ciò che hanno dovuto affrontare, insieme. Carl, il fratellino più debole e più amato, e Roy, quello sempre pronto a difenderlo e proteggerlo… rigorosamente sempre insieme. Poi un incidente terribile, l'allontanamento non voluto ma fisiologico, la distanza, gli anni… Dopo quindici anni passati in America, Carl torna a casa con la moglie Shannon e per il fratello, Roy, ricominciano i tormenti, quelli che vengono dal passato. Un passato che ritorna, si ripete, si replica perché l'indole, le debolezze, le inclinazioni di ognuno rimangono intatte nonostante il tempo e le esperienze. Così ancora una volta, due, tre, Roy farà ciò che va fatto, difenderà suo fratello, ma a che prezzo? Un thriller lento, cupo, introspettivo in cui più che l'adrenalina e la tensione, a trascinare nella lettura è lo sgomento e l'incredulità per ciò che si legge. Un buon thriller, indubbiamente – non a caso Nesbo è un autore da 40 milioni di copie – ma non un capolavoro, almeno non per i miei gusti. Lo consiglio, in ogni caso, perché oltre ad essere ben scritto, racconta una storia profonda di famiglia, menzogne e sensi di colpa, una storia torbida e disturbante, ma sicuramente interessante per gli spunti che regala.

 

Opera recensita: "Il fratello" di Jo Nesbo

Editore: Einaudi, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 648

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 4 ottobre 2020

RECENSIONE: LUCA CROVI - STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Sinossi:

Il fatto che la crime fiction in Italia non abbia mai subito cali di popolarità o di consenso si può considerare una prova del suo legame indissolubile col modo di raccontare e di raccontarsi nel Belpaese. Luca Crovi ne rilegge la storia da un punto di vista inedito, utilizzandola come sensore delle aspirazioni e delle paure, dei sogni e dei peggiori incubi di un'intera nazione. Il risultato è una brillante cartografia dell'inferno del Novecento e del primo ventennio del Duemila, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, fino ai gialli con humour di Marco Malvaldi e Francesco Recami, passando per i thriller di Giorgio Faletti e Donato Carrisi. Costruendo un percorso avvincente attraverso successi editoriali e repêchage di autori, più o meno noti, che hanno lasciato un segno nel panorama italiano e internazionale, Crovi mette in rilievo differenze e analogie fra trame e personaggi, ambientazioni e schemi narrativi del giallo, il «frutto rosso sangue della nostra epoca». Davanti a un universo narrativo che parla dei lettori e ai lettori, terrorizza e affascina nello stesso tempo perché sembra esorcizzare, con il rigore razionale di un'indagine brillante e intuitiva, la paura dell'ignoto, non si può fare a meno di chiedersi: è forse un caso che in tempi di feroce incertezza, come quelli che stiamo vivendo, il giallo sia ancora il genere più amato dagli italiani?

 

Commento:

Ecco, lo sapevo. Lo sapevo ancora prima di aprirlo, che in Storia del giallo italiano avrei trovato un altro must! Sapevo che, da appassionata di letteratura thrilling che sa di avere ancora molte lacune, avrei imparato molto da questa lettura, ma non mi aspettavo che mi avrebbe coinvolta, tramortita, quasi sopraffatta con tante informazioni e soprattutto tantissimi stimoli ad approfondire, tanti spunti per nuove letture, incontri con nuovi personaggi, vecchi autori, altri modi di raccontare il giallo e quindi la società. Di sicuro con Crovi condivido il mio modo di intendere il giallo, il thriller, il noir: forme meravigliosamente efficaci e coinvolgenti di raccontare la società, di leggere ed interpretare il mondo in cui viviamo e i comportamenti di chi ci circonda, nonché di esorcizzare la paura di ciò che non conosciamo, ma che potrebbe accadere. In Storia del giallo italiano ho trovato autori che non conoscevo, personaggi che mi hanno già conquistata prima ancora di entrare nel loro mondo, ma anche storie che in questi anni mi hanno formata come lettrice e come persona, contribuendo ad accrescere il mio amore per questo genere letterario ed altresì la conoscenza di questo Paese che, con tutte le sue differenze, fallacie e difficoltà, tutti noi amiamo. L'"investigazione" di Crovi nel giallo italiano parte da lontano, dalla metà dell'Ottocento, ed organicamente, attraverso vari livelli e piani narrativi si snoda per un secolo e mezzo sino ad arrivare a noi, al 2020, in quella che più che una variegata e variopinta sfilata di nomi e scene, è una caleidoscopica rimpatriata della grande famiglia del giallo in tutte le sue nuances, dai nonni – De Angelis, Mastriani, Matilde Serao – ai genitori – Scerbanenco, Camilleri, Faletti, Laura Grimaldi – ai figli, nipoti e pronipoti – Genisi, Basso, Venezia, De Marco, Pulixi, Tuti e chi più ne ha e più ne metta. E come in ogni rimpatriata che si rispetti, ciascuno porta qualcosa di sé, le sue idee, il suo lavoro, i suoi manicaretti, la sua terra, il suo modo di essere e di intendere il mondo. Un perfetto mix di storie, voci, luoghi, colori per raccontare l'Italia in tutte le sue sfaccettature. So già che riaprirò spesso questo saggio - pure impegnativo e complesso, bisogna ammetterlo – alla ricerca di quello spunto, di quella storia che ancora mi manca e che fa al caso mio. A voi lo consiglio, sia che siate appassionati del giallo, sia che amiate i saggi e le pubblicazioni un po' meno leggere.

 

Opera recensita: "Storia del giallo italiano" di Luca Crovi

Editore: Marsilio, 2020

Genere: saggio

Ambientazione: Italia

Pagine: 512

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 9.

      

martedì 25 agosto 2020

RECENSIONE: JOHN CONNOLLY - TUTTO CIò CHE MUORE (CHARLIE PARKER 01)


Sinossi:
Charlie Parker, detto Bird, lavora come detective privato a New York dopo aver lasciato la polizia in seguito a una terribile esperienza: l'assassinio della giovane moglie e della loro bambina di tre anni. Il caso di cui si occupa, la sparizione di una coppia di ragazzi, lo porta a contatto con un mondo di orrori e violenze inaudite. E, soprattutto, lo porta a individuare la figura di un sadico serial killer, che strappa la pelle del viso alle sue vittime dopo averle mutilate.

Commento:
Cadaveri, cadaveri e ancora cadaveri. In nessuno dei molti thriller che ho letto finora credo di aver mai visto il numero di morti che ho incontrato in questo primo capitolo della corposa serie di Charlie Bird Parker. E il particolare sorprendente – ma neanche tanto – è che… la cosa non mi è dispiaciuta, nel senso che il romanzo è, nella sua folle implausibilità, del tutto plausibile. Mi spiego meglio, è necessario: Charlie "Bird" Parker era uno sbirro di New York, uno sbirro alcolista con una figlia di tre anni, Jennifer, e una moglie, Susan, con cui i rapporti si erano dolorosamente raffreddati proprio a causa della bottiglia. Charlie Parker era, dunque, uno sbirro, poi una sera, rientrando a casa dal bar, ha trovato in casa la morte: Susan e Jennifer erano state barbaramente uccise, scorticate, accecate e mutilate. Da quel giorno Bird non ha mai più toccato un sorso d'alcool, non è più stato un poliziotto e, soprattutto, non ha smesso di cercare l'assassino. Mesi dopo l'omicidio, una duplice traccia mette in moto Bird: da un lato la scomparsa di due ragazzi lo conduce in Virginia e poi di nuovo a New York, alle prese con un orrore indicibile le cui vittime, da trent'anni, sono dei bambini; dall'altro c'è una vecchia, Tante Marie, a New Orleans, che ha avuto la visione di una ragazza dispersa nella palude, morta ricevendo lo stesso macabro trattamento di Susan e Jennifer. Il killer, ora lo sa, è il Viaggiatore e non ha intenzione di fermarsi. Passando attraverso vari stadi di orrore e di violenza, l'ormai investigatore privato Charlie Parker, accompagnato da pochi amici e molti nemici, si mette sulle tracce di questo assassino che sembra aver superato ogni forma di razionalità, ogni parvenza di legame con la ragione e che sembra avere una macabra predilezione per l'arte, oltre che elevate conoscenze mediche. Un primo incontro con un personaggio assolutamente interessante, un investigatore che non ha paura di ammettere le proprie debolezze, che non ha paura di gettarsi nella mischia e di sporcarsi le mani, che non ha paura di guardare in faccia il male per combatterlo, anche se questo significa rimanerne permeato. Credo che leggerò ancora di lui, tuttavia devo avvisarvi: questa non è una lettura per tutti. Se non reggete l'orrore, il sangue, la morte violenta, questo libro non fa per voi. Se cercate per forza una spiegazione razionale alla follia umana, questo libro non fa per voi, perché a certe cose davvero, non si può trovare spiegazione: bisogna solo affrontarle, continuare a leggerle, perché potrebbe accadere, purtroppo, che qualcosa di simile accada nella realtà… quindi, meglio essere preparati.

Opera recensita: "Tutto ciò che muore" di John Connolly
Editore: Rizzoli, 2000 – Time Crime, 2015
Genere: hard-boiled, seriale
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 464
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 14 luglio 2020

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - GLI ELETTI (COLTER SHAW 02)


Sinossi:
Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera - o meglio, l'intera esistenza - del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un'ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell'uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C'è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.

Commento:
Quando il tuo autore preferito sbaglia il colpo, pubblicando un libro che sarebbe stato meglio in un cassetto o nel cestino del computer e tu non puoi girarti dall'altra parte perché devi recensirlo, no, non sei felice. Se poi la defayance riguarda una serie, con un personaggio nebuloso, debole, inverosimile e dopo avergli dato fiducia, al secondo romanzo della serie capisci che non c'è speranza, beh, in quel caso non solo non sei felice, sei più che altro frustrata. Ecco con quale stato d'animo mi ritrovo seduta qui, in questo soffocante pomeriggio di luglio, a parlarvi de Gli eletti, il secondo romanzo della serie con protagonista il cacciatore di ricompense Colter Shaw, il temerario, survivalista, super intelligente, super osservatore, improbabilissimo Colter Shaw. Ci abbiamo provato, io ed altri recensori, a dargli fiducia quand'è uscito il primo capitolo, Il gioco del mai, ma già sentivamo che c'era qualcosa che non andava in Shaw: interessante, ma nebuloso, troppo vago il sostrato, troppo eterea la sua storia, troppo poco solida la base su cui si teneva in piedi… abbiamo sperato di saperne di più su di lui nel secondo romanzo, questo qui, ma purtroppo le informazioni che Deaver ha aggiunto sono scarse, poco concrete, sembrerebbe che le abbia inserite per fornirsi un aggancio facile alla prossima storia… ma non aggiungono nulla all'impianto narrativo del personaggio, non aggiungono solidità e concretezza ad un Colter Shaw che più che un uomo in carne e ossa sembra un ibrido, un'idea, un personaggio costruito su misura per questa serie. Se poi aggiungiamo che la trama del thriller in sé è alquanto prevedibile e che il tema affrontato, quello delle sette, è tutt'altro che innovativo… ahi… non ci siamo, e poco importa che la forma sia buona, che la lettura scorra, che tutto sommato la costruzione sia interessante. Se questo thriller l'avesse scritto un esordiente, un autore agli inizi, forse l'avrei incoraggiato, l'avrei consigliato, ma non se l'ha scritto uno che ha fatto decisamente di meglio, non se l'ha scritto uno come Deaver che, non per niente, è diventato il mio scrittore preferito in assoluto. Quindi, continuerò a leggere i prossimi romanzi della serie di Shaw perché non esiste che io non legga qualcosa che Deaver ha pubblicato, ma per ora, per me è no.

Opera recensita: "Gli eletti" di Jeffery Deaver
Editore: Rizzoli, 2020
Genere: thriller, seriale
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 496
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.


martedì 23 giugno 2020

RECENSIONE: JOEL DICKER - L'ENIGMA DELLA CAMERA 622


Sinossi:
Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l'annuale festa di una importante banca d'affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l'intero mondo finanziario svizzero. L'inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l'omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Commento:
Conoscevo già Joël Dicker per aver letto due dei suoi precedenti romanzi e finora lo consideravo uno scrittore bravo, ma a cui mancava qualcosa. Con questo romanzo, invece, non ho avuto questa sensazione ed anzi, l'ho apprezzato ben più dei precedenti. Trovo che Dicker si sia superato, probabilmente grazie all'ambientazione che conosce senz'altro meglio di altre descritte in precedenza perché è quella in cui è nato e vive; inoltre probabilmente anche il fatto di essere egli stesso in parte protagonista del libro e di parlare più volte del suo editore defunto e qui compianto lo ha messo nelle condizioni di esprimere meglio la creatività che pure si ravisava nei romanzi precedenti. Questo thriller, in particolare, è incentrato attorno all'elezione del presidente di una delle più importanti banche private di Ginevra, la banca Ebezner. A contendersi l'ambita carica ci sono banchieri dai caratteri e dai temperamenti tra loro diversissimi: c'è l'ingenuo e vanesio Macaire che quell'incarico se l'aspetterebbe di diritto; c'è Jean Benedict che è il più incerto e indeciso tra i contendenti; c'è Lev Levovitch, outsider che teoricamente non avrebbe diritto di concorrere, ma che per intelligenza e abilità si è guadagnato il posto che occupa ed è il più temuto tra i banchieri; poi c'è Sinior Tarnogol, figura misteriosa e oscura che minaccia di sovvertire piani e contropiani con il suo potere. Queste sono solo alcune delle tante dinamiche sapientemente confezionate ad arte da Dicker e che si concluderanno con un omicidio.
Omicidio che resterà irrisolto, per quanti tentativi ed indagini siano stati fatti, e sul quale si ritroverà ad indagare anni dopo, e in modo assolutamente fortuito,  proprio il nostro Joël, in compagnia di un'avvenente e curiosa signora inglese. Un thriller corposo, ma godibilissimo che appassiona e coinvolge. Di sicuro avrà successo in questa lunga estate.


Opera recensita: "L'enigma della camera 622" di Joël Dicker
Editore: La nave di Teseo, 2020
Genere: thriller
Ambientazione: Svizzera
Pagine: 640
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 7 marzo 2020

RECENSIONE: DOLORES REDONDO - IL LATO NORD DEL CUORE


Sinossi:
È l’agosto del 2005, e Amaia Salazar è una giovane e brillante detective in forza alla Policía Foral della Navarra, quando raggiunge il quartier generale dell’FBI a Quantico per partecipare a un seminario riservato agli ufficiali della Europol. Sotto la guida dell’agente speciale Aloisius Dupree, Amaia e colleghi studiano il caso di un serial killer con una perversa predilezione per le catastrofi naturali e la tendenza a inscenare rituali di una precisione liturgica. A sorpresa, Amaia si ritrova cooptata nella squadra investigativa diretta a New Orleans alla vigilia del peggior uragano della storia recente, con l’obiettivo di battere l’assassino sul tempo e sventare i suoi piani di morte. Ma una telefonata proveniente dal paesino di Elizondo, nella valle del Baztán, risveglia i fantasmi della sua infanzia, costringendola a fare i conti con i ricordi e con la paura. E ad affrontare ancora una volta Il lato nord del cuore.

Commento:
Con sorpresa e piacere ho ritrovato l'ispettrice Amaia Salazar in quest'ultimo romanzo di Dolores Redondo. Si tratta di un romanzo staccato dalla Trilogia del Baztàn, perché ambientato in anni precedenti a quelli della trilogia e in un luogo diverso, gli Stati Uniti, sebbene i richiami ad Elizondo e alla valle del Baztàn sono tanti e tali da rendere impossibile la lettura di questo libro prima o separatamente dagli altri tre.
È il 2005 e Amaia, all'epoca viceispettrice della Policia Foral, sta seguendo un corso di perfezionamento presso la sede dell'FBI a Quantico, quando viene precettata per seguire un caso complesso in cui è coinvolto un serial killer che sembra colpire ogni volta che c'è un uragano. Da Quantico, la scena si sposta ben presto a New Orleans: la città della musica e del Voodoo si prepara al peggior uragano di tutti i tempi, Katrina, e quale miglior occasione per il killer se non sfruttare il caos dell'uragano per nascondere i suoi delitti? Un thriller corposo, denso di spiritualità, riti, flash-back che ci permette ancora una volta di confrontarci con la psiche umana quand'è guidata da credenze ancestrali e suggestioni, ma anche di conoscere meglio esperienze e momenti della vita dell'agente Salazar che l'hanno portata ad essere la poliziotta e la donna che è ora. Conosciamo meglio, inoltre, un personaggio-ombra della trilogia, Aloisius Dupree, che finora aveva incuriosito per l'alone di mistero che lasciava dietro di sé ad ogni apparizione. Il lato Nord del cuore è un romanzo simile agli altri con Amaia Salazar, eppure diverso: sarà per l'ambientazione, sarà per un'evoluzione della scrittura, sarà per precisa volontà dell'autrice, ma ritroviamo qui molte più somiglianze con i thriller americani alla Deaver. Sarà un bene? Un male? Sarà normale? Lo scopriremo al prossimo romanzo, perché è quasi scontato aspettarsi ancora un incontro con Amaia.

Opera recensita: "Il lato Nord del cuore" di Dolores Redondo
Editore: Dea Planeta libri, 2020
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Spagna
Pagine: 672
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 24 gennaio 2020

RECENSIONE: ALAFAIR BURKE - SORELLE SBAGLIATE


Sinossi:
Chloe è la più giovane delle sorelle Taylor, ma è sempre stata la più amata, forse perché nella sua vita tutto è sempre apparso sotto controllo. Invece Nicky… La scapestrata Nicky. Quella che ha sempre combinato tanti casini. Che ha sempre bevuto un po' troppo. Che ha sposato d'impulso il giovane avvocato Adam Macintosh e ha avuto un bambino, ma non sa essere né moglie né madre.
Oggi, Chloe e Nicky sono due perfette estranee. Nicky è rimasta a Cleveland, sola. Chloe lavora a New York in un importante giornale di moda. Ce l'ha fatta. Non solo: si è presa qualcosa che apparteneva a Nicky. È stato più forte di loro: lei e Adam si sono innamorati. D'altra parte Nicky, quella volta, l'aveva fatta grossa, e quando Adam ha visto il suo bambino in pericolo, ha deciso che era troppo.
Adesso Chloe e Adam sono sposati, e insieme stanno crescendo Ethan, il figlio che Nicky non ha saputo amare. Ma quando Adam viene trovato morto sul pavimento della loro casa di vacanza negli Hamptons, una serie di dubbi comincia ad affacciarsi nella vita di Chloe. Dubbi sul marito, che ultimamente era sempre più reticente a parlare del proprio lavoro. Dubbi sul figlio, che l'adolescenza ha decisamente messo in crisi. E perfino dubbi su se stessa. Perché la verità è molto più di quello che l'apparenza lascia credere. E la vita troppo spesso ci fa dimenticare le cose più vere.
Il nuovo grande thriller dell'autrice de La ragazza nel parco è semplicemente un vortice di sorprese, da cui non saprete staccarvi.

Commento:
Sorelle sbagliate è un thriller che definirei cauto: non eccede mai in niente, né nel suscitare tensione, né nell'approfondire questioni scottanti che pure tratta o vorrebbe trattare, ma lo fa in modo superficiale. Quali? Sicuramente la questione della violenza sulle donne che pervade tutto il romanzo, ma che viene affrontata, a mio parere, in modo poco incisivo, viene quasi sommersa dagli altri temi affrontati. E quindi, violenza sulle donne, adolescenza difficile, odio sui social, rapporto conflittuale tra sorelle, crisi coniugale, uomini insoddisfatti, alcolismo… tutto insieme in un unico libro. Detto questo, sicuramente Sorelle sbagliate non è un brutto thriller: è solo un thriller in cui non succede quasi niente e ciò che succede passa quasi come evento normale… tensione zero, colpo di scena non pervenuto, brivido neanche a parlarne. È un'ottima lettura estiva, questo sì, perché scorre e tiene accesa l'attenzione senza però stancare il lettore o fargli aumentare la sudorazione per qualche scena di panico assoluto. È un thriller che parla di troppe cose, con personaggi tutto sommato ben delineati, ma che non si fa ricordare per nulla di particolare. Lo consiglio? Sì e no… dipende da cosa cercate in un thriller! Per quanto mi riguarda, è il primo che leggo di quest'autrice e non mi ha fatto venire voglia di conoscerla meglio. Vedremo, questo è discreto, niente di più.

Opera recensita: "Sorelle sbagliate" di Alafair Burke
Editore: Piemme, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 304
Prezzo: 19,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


giovedì 5 dicembre 2019

RECENSIONE: CARLOS GARCìA MIRANDA - IL CLUB DEI LETTORI ASSASSINI


Sinossi:
Angela è una giovane matricola dell’università di Madrid, timida, studiosa e con il naso sempre infilato tra le pagine di un romanzo. L’unico genere che non ama è l’horror, ma si sforza di vincere la paura quando il suo amico Sebas le chiede di leggere It per il neonato Club di lettura su Stephen King. È solo finzione, si dice Angela; sono cose che non possono accadere davvero. Ma non sa quanto si sbaglia. Perché quando la macabra morte di un professore sconvolge l’università, Angela e i suoi amici si rendono conto che c’è un assassino vicino a loro. O forse tra loro. Un assassino che si ispira a tutto il terrore raccontato da Stephen King, e che torna a colpire ancora e ancora. Senza potersi fidare di nessuno, Angela si trova prigioniera del più spaventoso racconto dell’orrore: quello che non puoi smettere di leggere. Puoi solo scegliere se essere la prossima vittima, o diventare il carnefice. Con un colpo di scena dopo l’altro, Il club dei lettori assassini è un omaggio appassionante e mozzafiato al re dell’horror, e a quello che ci insegna nei suoi capolavori: non si può scappare da ciò che ci fa più paura.

Commento:
In un'aula della facoltà di filologia dell'Università Complutense di Madrid (UCM) uno studente, Sebas, organizza un club di lettura con tema Stephen King. Il primo libro ad essere letto è It e al primo incontro del club si presenta un gruppo variegato di ragazzi, non tutti propriamente interessati all'horror e alla lettura: Angela, amica di Sebas e amante dei libri ma non di King, il suo fidanzato Nando che lavora al bar Campus; Sara, amica di Angela con l'ambizione di diventare un'attrice; il suo violento e inopportuno ragazzo Ray; Eva, studentessa dark tirocinante in biblioteca; Coldo, un booktuber costantemente alla ricerca di likes; Virginia, la più stralunata del gruppo, perennemente fatta. Il giorno dopo il club, un sabato mattina, ad Angela succede un episodio sgradevole che coinvolge un professore della facoltà. La voce, volente o nolente, si diffonde e gli amici più prossimi alla ragazza, ossia proprio i membri del club, si propongono di fare al docente lo scherzo che ultimamente impazza per la rete: prendendo ispirazione dal romanzo di King, ci si traveste da Pennywise e si spaventa il malcapitato. Dalla sera in cui i ragazzi travestiti da pagliacci assassini si presentano in facoltà, però, più niente sarà come prima: non solo lo scherzo è finito male, ma c'è qualcuno che scrive un romanzo a puntate su ciò che è accaduto. Purtroppo, però, The clown UCM, così si firma sul web, sembra non volersi limitare a scrivere una fan fiction, ma intende vendicarsi del gruppo: moriranno tutti, un capitolo per volta. Ma chi è The Clown UCM? Chi si nasconde dietro al pagliaccio assassino e pure hacker se non uno di loro? Tra diffidenza e terrore crescente, la storia prende una piega inaspettata ed originale: il novello Clown si ispira sfacciatamente ai libri di King, manovra le loro vite a piacimento e conosce tutto di Angela, anche cose che lei non ha rivelato ad anima viva. È chiaro: l'ultima vittima, quella designata è lei e la motivazione potrebbe non essere per niente scontata. Un libro che, più di tutto, è un omaggio a Stephen King e ai maestri dell'horror: chi scrive un horror deve necessariamente essere due cose, un profondo conoscitore dell'animo umano e delle sue paure, nonché un ottimo scrittore. L'idea di fondo, in questa storia tutto sommato semplice ed intuitiva, è che non ci si libera mai da ciò di cui si ha paura senza affrontarlo di petto. Le paure si generano sempre da qualcosa che non si conosce e ci si rifiuta di affrontare: così accade ad Angela, la protagonista di questa storia, che crede di soffrire di courofobia (paura dei pagliacci), ma che in fondo è vista come la più debole del gruppo proprio per via delle sue molte paure. Se non si affrontano, le paure sono destinate a crescere, a diventare mostri difficili da dominare.
A chi consigliare questo libro? Sicuramente a chi si sente insicuro, a chi vive male una propria paura e crede di non essere in grado di affrontarla; poi lo consiglierei a chi sarebbe intenzionato a cominciare a leggere qualcosa di King, perché potrebbe trarre qualche spunto interessante; non lo consiglio ai profondi conoscitori del maestro perché… perché l'originale è inimitabile! Si capisce che parlo da estimatrice? 😉


Opera recensita: "Il club dei lettori assassini" di Carlos Garcìa Miranda
Editore: Dea Planeta libri, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Madrid
Pagine: 368
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7