simposio lettori copertina

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venerdì 22 ottobre 2021

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - LA MARIE DEL PORTO

Sinossi:

Un grappolo di case strette attorno a un piccolo porto di pescatori normanni, un molo sul quale si affaccia il Caffè della Marina, centro focale dell’intreccio, la modesta casa sulla scogliera dove abita Marie, la protagonista, e, sullo sfondo, la città di Cherbourg: sono i luoghi, quanto mai simenoniani, dove si svolge la vicenda di questo romanzo del 1938, a cui Simenon teneva particolarmente, come rivela la sua corrispondenza con Gide, al quale scrisse, a proposito della Marie: «È una buona cosa provare a se stessi che è possibile dare una personalità alle comparse incaricate di venire a dire: “La Signora è servita”». E aggiunse anche: «È il solo romanzo che sia riuscito a scrivere con un tono completamente oggettivo». La Marie del porto è una figura che non si dimentica nella vasta galleria delle donne di Simenon: una ragazzina poco appariscente, una vera «acqua cheta», che riesce a impaniare un uomo sbrigativo e spavaldo, avvezzo a vincere e comandare. Questo personaggio, Chatelard, scorge da lontano la smilza figuretta di Marie che segue compunta il feretro del padre, e se ne innamora. Per starle vicino, compra un peschereccio, che gli fornirà la scusa per tornare in paese e frequentare il Caffè della Marina dove la ragazza è stata assunta come cameriera. Chatelard crede di avere in pugno il proprio destino e quello della Marie, ma in realtà è quest’ultima a tessere con abilità consumata e ironica determinazione una sottile trama di eventi nella quale l’uomo si lascerà avvolgere.

 

Commento:

"La Marie del porto" è un bellissimo e suggestivo romanzo che Simenon – che l'adorava – scrisse nel 1938. Ambientato nel paesino di Port-en-Bessin, in Normandia, il romanzo narra un tratto della vita di Marie Le Flem, una ragazzina di diciassette anni, non ancora del tutto formata, smilza ed apparentemente insignificante, che durante il funerale del padre viene notata da Chatelard, un odioso arrivista che vive nella città vicina e che conosce intimamente Odile, la sorella della ragazza. Dal giorno in cui la nota per la prima volta, Chatelard non riuscirà mai più a dimenticare Marie – anzi la Marie – e comincia a tampinarla senza requie: trova un modo per venire spesso in paese, si reca assiduamente al caffè dove lei presta servizio, cerca in ogni modo di avvicinarla con i suoi modi spicci e sicuri da seduttore ricco e navigato. Ma la ragazza appare indifferente quando non scostante e più lei gli sfugge, più il desiderio di lei s'incaglia nella mente dell'uomo fino a portarlo allo spasmo. Ma chi è davvero la Marie? Cosa pensa quella giovane donna che non ha ancora visto il mondo, ma che sembra conoscerne profondamente le dinamiche più oscure? Simenon mette tanto di sé in queste pagine: mette la sua capacità di ricreare paesaggi e contesti con le parole giuste, la sua bravura nell'analizzare a fondo l'animo umano, la sua abilità nel raccontare, conducendoci là dove vuole pur mantenendosi lucido ed oggettivo. Una mirabile prova di talento narrativo, oltre che un ottimo romanzo da leggere.

 

Opera recensita: "La Marie del porto" di Georges Simenon

Editore: Adelphi, ed. originale 1938

Traduttore: Gabriella Luzzani

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Francia

Pagine: 141

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

sabato 11 settembre 2021

RECENSIONE: CIRO AURIEMMA - IL VENTO CI PORTERà

    Sinossi:

Tre volte sono morta, Elia, e in qualche modo ci sei sempre stato tu.

Anne Marie è solo una bambina di quattro anni il giorno in cui, sfuggita alla sorveglianza dei propri cari per pochi istanti, viene aggredita da un cane e salvata da un bambino poco più grande di lei. Da quel momento, la vita di Anne Marie non è più la stessa. L'apprensione negli occhi dei genitori di fronte al più piccolo passo, ogni anelito di libertà sedato sul nascere, nel ricordo di quel giorno infausto. Cresce timorosa Anne Marie, insicura e indecisa, perché è impossibile conoscere sé stessi se la strada che dobbiamo percorrere viene sempre tracciata da qualcun altro. Il giorno in cui incontra nuovamente Elia, però, alla messa della vigilia di Natale del 1933, qualcosa la scuote nel profondo. Quel ragazzo così diverso, il sorriso sghembo a indicarne l'arroganza e una stella sulla mano sinistra per ricordare il giorno in cui l'ha salvata, le entra nel cuore e nella pelle. Ma per lei, figlia di un imprenditore antifascista e di una nobildonna francese, l'amore per quel giovane venuto dal niente, incortecciato nella camicia nera e nel fez e figlio del podestà di Nuoro che col Duce ha fatto la propria fortuna, non è neppure pensabile. La scelta tra il sangue del nome che porta e quello che incendia la sua anima di ragazza è la più difficile della sua vita. Morirà e rinascerà altre due volte Anne Marie, sarà costretta ad andare lontano e a recidere le proprie radici, prima di poter prendere in mano il proprio destino. Ciro Auriemma ci accompagna in una storia struggente e bellissima che richiama l'eternità di tutti gli sfortunati amanti della letteratura, ma ci pone anche di fronte alla difficile formazione e affermazione di una donna in un momento storico in cui la scelta di un ideale definiva l'identità delle persone.

 

Commento:

Ho terminato la lettura di questo romanzo da giorni, ma non ho ancora trovato le parole giuste per raccontarlo: ho provato a concentrarmi, a buttar giù un commento adeguato, ma ho paura di sporcare la storia con parole non adatte a raccontarla. Sì, perché questa è una storia bella, forte, intensa, che va raccontata esattamente con le parole con cui Ciro Auriemma ce l'ha regalata, con quel misto di sensibilità, forza, autenticità, passione che la rende stupenda. Non posso, tuttavia, esimermi dal consigliare la lettura di questo libro, perciò lascerò parlare le emozioni e vi dirò che di questo romanzo mi è piaciuto tutto, la protagonista, l'ambientazione, la scrittura di Auriemma, ma tutto è partito dal titolo. "Il vento ci porterà" è, per me, un colpo al cuore e un invito alla lettura senza indugi: mi ricorda "Le vent nous portera" dei Noir Désir, una delle mie canzoni preferite, una canzone di guerra; ma "Il vento ci porterà" è anche una promessa, una promessa di libertà. Guerra e libertà, dunque, due elementi, due concetti che apparentemente non avrebbero nulla a che spartire l'uno con l'altro, ma che troppo spesso sono, invece, strettamente legati. E lo sono, per certi versi, anche in queste pagine, attraverso la storia di una donna, Anne Marie. Anne Marie è in guerra da sempre per la propria libertà, sin da quando aveva quattro anni e per un incidente stava quasi per morire. Per fortuna c'era Elia, un altro bambino che coraggiosamente si è fatto avanti per salvarla, ma da quel momento Anne Marie sarà sorvegliata speciale di genitori troppo apprensivi e spaventati di perderla; non potrà decidere nulla della sua vita, nemmeno le cose più semplici come andare da sola a vedere il mare. La guerra personale di Anne Marie si acuisce quando sopraggiunge l'adolescenza e una situazione già stretta diventa insostenibile: la giovane si innamora, per giunta del ragazzo sbagliato… proprio di quell'Elia, di quel bambino che una volta la salvò e che ora indossa confusamente una casacca nera, in un tempo in cui il colore della casacca e la famiglia da cui si proviene contano eccome. Ma la guerra per la libertà di questa giovane donna coraggiosa è solo all'inizio, saranno tante le prove cui la costringerà e, grazie alla scrittura sempre elegante, ma partecipe e vibrante di Auriemma, noi saremo con lei. Soffriremo con Anne Marie mentre i venti dell'intolleranza, del maschilismo becero, della dittatura spazzeranno via l'ingenuità dei suoi sogni di ragazza ricordandole che prima di essere persona lei è figlia, sorella, femmina, quindi sottomessa; patiremo con lei mentre lascerà terra e casa per avventurarsi in un mondo ostile; saremo al suo fianco mentre la sua guerra personale incontrerà quella di un popolo che, a sua volta, combatte strenuamente per la libertà. Quella raccontata in queste pagine è una storia di ieri che si fa materia viva nelle nostre mani, perché la facciamo nostra e soprattutto perché non si dimentichino i soprusi, le angherie, il valore dei diritti conquistati – specie i diritti delle donne – e perché mai, mai, mai possiamo dimenticare le troppe vite perse in nome della libertà.

 

Opera recensita: "Il vento ci porterà" di Ciro Auriemma

Editore: Piemme, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sardegna, Francia, Spagna, anni '30

Pagine: 352

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

  

venerdì 27 agosto 2021

RECENSIONE: MICHEL HOUELLEBECQ - SOTTOMISSIONE

    Sinossi:

A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans, che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l'insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un'implosione improvvisa ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. "Sottomissione" è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.
Siamo nel 2022, in una Francia in piena campagna elettorale, ma a vincere le presidenziali è sorprendentemente il rappresentante moderato di un partito musulmano. In Sottomissione, romanzo di Michel Houellebecq già discusso ancor prima di uscire nelle librerie, ci troviamo di fronte alle paure occidentali e allo spauracchio di una rivincita del mondo arabo. Nel romanzo dello scrittore d’oltralpe il protagonista è un professore universitario quarantaquattrenne, misantropo e incapace di amare una donna. In un mondo e in un’atmosfera privata nichilista si fa largo l’universo politico che cambierà le vite di tutti i cittadini francesi. Il vincitore delle elezioni che riesce a sconfiggere la destra di Le Pen è Mohammed Ben Abbes, personaggio all’apparenza rassicurante, ma tutt’altro che moderato, che promette di nominare il centrista Francois Bayrou primo ministro. La Francia ben presto si trasforma però in un Paese islamizzato dove le donne non indossano più vestitini e gonne, ma il velo, e dove la sharia e la poligamia la fanno da padrone. Parigi si trasforma così nella capitale di uno stato patriarcale e lo stesso Francois, narratore protagonista del libro, si converte all’Islam per riavere il suo lavoro alla Sorbona. In fondo, sostiene lui stesso, l’islamismo non è così male visto che ben presto potrà concedersi anche più mogli. La situazione paradossale e inverosimile descritta da Houllebecq in Sottomissione è una critica aperta alla politica che si fa comprare e che cede alle lusinghe di chi offre di più e ovviamente al mondo arabo e all’Islam e forse, più in generale, a tutte le convinzioni religiose. Il mondo di Francois infatti viene stravolto e tutto sembra un incubo. Dopo qualche tempo, il protagonista scopre che la sua vita era molto meglio prima: senza scossoni e senza emozioni. E’ questo il mondo in cui viviamo secondo Houllebecq? Il lettore lo scoprirà pagina dopo pagina in un romanzo sublime, provocatorio e con un bizzarro senso dell’umorismo.

 

Commento:

Sottomissione è il primo romanzo che leggo di Michel Houellebecq, questo scrittore francese così discusso e così controverso sul quale, solo da queste pagine, non sono riuscita a farmi un'opinione chiara. Sottomissione è un romanzo apparentemente ordinario, apparentemente normale, apparentemente tante cose… cosa sia in realtà, io non l'ho ben capito. Di sicuro il suo protagonista, per quanto voglia apparire ordinario ed integrato in una società di suoi simili, è tutt'altro che un uomo come tanti. François è un professore universitario quarantaquattrenne, studioso di Huysmans, misantropo, apparentemente cinico e sicuro di sé; in realtà è un uomo in balia degli eventi, delle proprie pulsioni e degli eccessi di una mente intellettualoide convinta di rimuginare sui massimi sistemi ma che si arrovella e si avvita incessantemente su se stessa. È un uomo solo, le cui relazioni si sostanziano in qualche bevuta coi colleghi, in qualche incontro sessuale senza impegno con giovani studentesse. È un uomo che, nel mezzo del cammin della sua vita, nel momento fatale in cui deve decidere se legarsi a una donna (concetto inconcepibile, puro abominio), o morire suicida per mancanza di altri stimoli, viene – se così si può dire – salvato dagli sconvolgimenti politici, economici e sociali derivanti dalla vittoria elettorale del candidato islamico. I progetti di islamizzazione del Paese, apparentemente moderati, dolci, poco invasivi ma in realtà radicali e pregnanti, coinvolgono tutto e tutti, a cominciare proprio da Miriam, l'unica giovane donna con cui, ipoteticamente, forse in una vita successiva, François avrebbe potuto legarsi. Il momento di decidere procrastinato fino ad allora e che possibilmente avrebbe rimandato all'infinito gli viene così strappato dal futuro, bruscamente, con un taglio netto, un velo nero, un sipario calato su una delle poche cose che davvero contano per François, il sesso e il piacere fisico. Ed è singolare che, con tutto ciò che di assurdo, sconvolgente, folle gli sta accadendo intorno, sia questo il primo – e forse unico – vero momento in cui lo vediamo provare emozioni. "Sottomissione" scorre specularmente alla vita del suo protagonista, con andamento discontinuo ed a singhiozzo, fra pagine di stasi e riflessioni sterili e fini a se stesse e pagine dinamiche, febbrili in cui si percepisce addirittura una contenuta tensione. Non mi sento di esprimere un giudizio definitivo su questo libro, peraltro molto criticato prima, durante e dopo la sua uscita nel 2015; non mi sento di bocciarlo né di consigliarlo, perciò a voi la scelta, se vi incuriosisce anche un pochino, dategli una possibilità… magari vi innamorerete di un autore che, attraverso queste pagine, vorrebbe parlarci forte e chiaro, anche se non è altrettanto chiaro cosa voglia veramente dirci. Probabilmente, per quanto nella sua boria sia convinto del contrario, non lo sa bene neanche lui, troppo preso dalla propria autoreferenziale genialità che lo porta a guardarci dall'alto in basso, ad indottrinarci ed illuminarci per puro atto d'indulgenza… ma questa è solo una mia impressione: leggendo altro potrei ricredermi. Chissà che non mi sbagli e Houellebecq geniale lo sia davvero…

 

Opera recensita: "Sottomissione" di Michel Houellebecq

Editore: Bompiani, 2015

Genere: distopico

Ambientazione: Francia

Pagine: 252

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

lunedì 16 agosto 2021

RECENSIONE: BORIS VIAN - LA SCHIUMA DEI GIORNI

Sinossi:

Colin è un giovane parigino ricco e annoiato. Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick - il suo migliore amico - un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre. Poi, nella vita del signorino entra, in modo esplosivo, l'amore. L'incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni. Al ritorno dal viaggio di nozze, Chloè si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, fatica a respirare. Mentre il tempo va sempre più veloce, e l'appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto...

 

Commento:

Quando, attirata dal titolo e dalla fama, ho deciso di leggere La schiuma dei giorni non conoscevo Vian e non avevo idea di cosa aspettarmi. Quello che ho trovato ad attendermi è un romanzo profondamente surreale, strano, buffo, grottesco, eppure geniale. La schiuma dei giorni è un romanzo unico nel suo genere, è così bislacco che sembra quasi un non senso, invece di senso ce n'è da vendere. Racconta una storia d'amore, in fin dei conti, ma lo fa in un modo tutto suo, con metafore ed invenzioni – linguistiche e non solo – veramente originali. Forse non vi conquisterà al punto da definirlo un capolavoro – com'è successo a me – o forse sì, ma di certo è un libro che bisogna leggere, anche solo per lo stile così peculiare ed imperdibile… senza contare che certe immagini nate dalla mente di Vian sono pura ed autentica poesia (la ninfea malefica che si combatte con altri fiori, giusto per citarne una, e il pianocktail per citarne un'altra). In una parola, leggetelo.

 

Opera recensita: "La schiuma dei giorni" di Boris Vian

Editore: Marcos y Marc    os, prima ed. originale 1947

Genere: letteratura francese, distopico

Ambientazione: Parigi

Pagine: 268

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

  

martedì 10 agosto 2021

RECENSIONE: PATRICK MODIANO - DORA BRUDER

Sinossi:

31 dicembre 1941, sul "Paris-Soir" appare un annuncio: si cercano notizie di una ragazza di quindici anni, Dora Bruder. A denunciarne la scomparsa sono i genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia. Quasi cinquant'anni dopo, per caso, Patrick Modiano si imbatte in quelle poche righe di giornale, in quella richiesta d'aiuto rimasta sospesa. Non sa niente di Dora, ma è ugualmente spinto sulle sue tracce. Modiano cerca di ricostruirne la vita, i motivi che l'hanno spinta a scappare e segue l'ombra di Dora per le vie di una città che conosce e ama, nei luoghi che hanno vissuto la guerra e l'occupazione, fino al drammatico epilogo ad Auschwitz. Qui, dove comincia la Storia degli uomini, si chiude per sempre la storia privata di Dora in mezzo a quella di un milione di altre vittime.

 

Commento:

"Dora Bruder" non è un vero romanzo perché è l'autore che racconta la sua esperienza nel ricercare una giovane donna ebrea partendo da un annuncio di cinquant'anni prima, ma è come se lo fosse. È come se fosse un romanzo per quanto è intensa e coinvolgente, se pur breve – o forse per questo – l'esperienza di lettura. In poco più di cento pagine, Modiano riesce a calarsi e a calarci negli anni bui della Seconda Guerra mondiale, nell'inverno freddo tra il 41 e il 42, in quel senso di orrore sublimato e perpetuato che sempre si prova nel leggere le testimonianze più toccanti relative a quel periodo. La ricerca di una giovane donna sconosciuta da parte dell'autore è un modo, quasi un pretesto, per ripercorrere quegli anni, ma anche per provare a trovare un senso ad alcune vicende successive, personali, legate alla vita ed alla famiglia dell'autore. Mi ha colpito, in modo particolare, un passo in cui Modiano cita I miserabili e racconta le sensazioni che ha provato leggendo quelle pagine e trasponendole nella realtà… mi ha colpito perché ho ritrovato esattamente i miei stessi pensieri, le stesse identiche cose che ho provato io leggendo l'opera di Hugo… un déjà-vu fortissimo che mi ha molto avvicinata a Modiano. Tornando a Dora Bruder, un libro che certamente consiglio, aiutato probabilmente dalla sua brevità: con una scrittura asciutta e mirata, Modiano condensa emozioni diverse e contenuti di grande interesse mostrando una sensibilità trattenuta a stento e un animo introverso e pronto a recepire nel profondo le impressioni della realtà circostante e ad immedesimarsi nel vissuto e nel dolore altrui. Un bellissimo libro, davvero.

 

Opera recensita: "Dora Bruder" di Patrick Modiano

Editore: Guanda, 2011

Genere: narrativa francese

Ambientazione: Parigi

Pagine: 136

Prezzo: 14,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

sabato 17 luglio 2021

RECENSIONE: VALERIE PERRIN - TRE

                 Sinossi:

«Mi chiamo Virginie. Di Nina, Adrien ed Étienne, oggi Adrien è l’unico che ancora mi rivolge la parola. Nina mi disprezza. Quanto a Étienne, sono io che non voglio più saperne di lui. Eppure fin dall’infanzia mi affascinano. Sono sempre stata legata soltanto a loro tre».

1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia in cui vivono, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai.

2017. Un’automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti. Il caso viene seguito da Virginie, giornalista dal passato enigmatico. Poco a poco Virginie rivela gli straordinari legami che uniscono quei tre amici d’infanzia. Che ne è stato di loro? Che rapporto c’è tra la carcassa di macchina e la loro storia di amicizia?

Valérie Perrin ha il dono di cogliere la profondità insospettata delle cose della vita. Seguendo il filo di una vicenda struggente e implacabile, l’autrice ci trascina al cuore dell’adolescenza, del tempo che passa e separa.


Commento:

Avendo amato molto Cambiare l'acqua ai fiori, il precedente bestseller di Valérie Perrin, ero in trepidante attesa di leggere questo suo terzo romanzo e devo dire che, sebbene fra i tre Cambiare l'acqua ai fiori rimanga il mio preferito, le mie aspettative rispetto a questo libro non sono state deluse. E' una storia intensa, profonda, ricca di intrecci e sottotrame, raccontata però con la semplicità e la franchezza di chi si approccia alle cose, alle storie, alle vite altrui con umiltà, cercando di conoscerne e raccontarne il più possibile lasciandosi stupire dall'inatteso, instillando nel lettore la curiosità genuina di sapere cosa succederà ai personaggi. Personaggi che, anche in questo romanzo, sono tridimensionali: li conosciamo approfonditamente, dall'infanzia fino all'età adulta in un ciclo di flash-back che aumentano la curiosità e ci permettono di completare la loro conoscenza passo passo, con una piccola tessera in più ad ogni giro. Li conosciamo approfonditamente anche grazie ad un personaggio in più, vicino, ma a distanza di sicurezza rispetto ai tre amici protagonisti: Virginie. Virginie rimane un enigma fin quasi alla fine della storia, è sempre stata presente nelle vite di Etienne, Nina ed Adrien, ma nessuno sembra notarla... è lei che, con sguardo lucido sebbene coinvolto, ci fa da guida nell'oggi di questi tre amici che non si vedono da anni e il cui rapporto ha subito grandi stravolgimenti, permettendoci così di proseguire senza timori alla scoperta del loro passato. La scrittura di Valérie Perrin è sempre misurata, curata, ricercata, con i dettagli al punto giusto, nessuna sbavatura, nulla di superfluo. Leggere i suoi libri significa inoltrarsi in microcosmi, vite, realtà anche difficili o inconsuete che si conosceranno poco a poco e forse mai del tutto, come del resto accade nella vita vera quando si arriva in un luogo sconosciuto o ci si imbatte nelle vite altrui. Tre è un romanzo corposo che si fa leggere gradevolmente, che emoziona e, sebbene forse non tocchi il cuore come il romanzo precedente, lascia comunque la sensazione - a libro chiuso - di aver letto una bella storia che ci dà qualcosa da far sedimentare e su cui, magari, riflettere a tempo debito. Una lettura che ho apprezzato molto e che, ovviamente, consiglio.


Opera recensita: "Tre" di Valérie Perrin

Editore: E/O, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 624

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

lunedì 14 giugno 2021

RECENSIONE: VICTOR JESTIN - CALDO

                Sinossi:

“Oscar è morto perché l’ho guardato morire senza muovere un dito. È morto strangolato dalle corde di un’altalena”. Così comincia questo breve e intenso romanzo che racconta l’ultimo giorno di Léonard, diciassette anni, in un campeggio delle Landes oppresso dalla canicola. Un comportamento irreparabile che lui per primo non sa spiegarsi. Rimanere immobili è la stessa cosa che uccidere? In preda al panico, sotterra il corpo nella spiaggia. Il giorno dopo, mentre si aspetta di essere scoperto da un momento all’altro, conosce una ragazza.

 

Commento:

"Caldo", una parola importante per un romanzo coraggioso. L'esordio narrativo di Victor Jestin è, senz'ombra di dubbio, proprio un romanzo coraggioso, oltre che disturbante, allucinato, breve ma impegnativo. Lo è perché affronta con voce originale e soprattutto autentica un tema scandagliato in lungo e in largo: l'adolescenza. Lo fa con la voce – narrante e non solo – di un adolescente, mettendo in luce i disagi, i turbamenti, i complessi, il cinismo e perfino la cattiveria del più debole del gruppo, del senza amici, dello zimbello dei coetanei. Questa voce è quella di Léonard, un ragazzo a disagio con gli altri perché consapevolmente a disagio con se stesso, un ragazzo pieno di manie, piccole ossessioni, paure, incertezze; un ragazzo che, pur avvertendo il desiderio, pensa che l'unico modo che ha per soddisfare la propria libido sia di notte, nella sua camera in solitudine. Due cose gli accadono mentre vive l'epilogo di una delle esperienze peggiori della sua adolescenza: conosce una ragazza e vede morire un ragazzo. Cosa può scatenare nella mente di un ragazzo estraniato dal mondo l'unione di due situazioni così importanti? Leggere questo romanzo vuol dire scoprirlo. Io ve lo consiglio, anche se pensate di aver letto l'impossibile sull'adolescenza: è breve, è originale a suo modo, è duro quanto basta… vale la pena.

 

Opera recensita: "Caldo" di Victor Jestin

Editore: E/O, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 128

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 9 giugno 2021

RECENSIONE: MURIEL BARBERY - UNA ROSA SOLA

Sinossi:

Rosa fa la botanica, ha quarant’anni, vive a Parigi ed è tristissima. O, per meglio dire, è depressa. Conosce i fiori, ma non li guarda; le piacciono gli uomini, ma solo per una sera; niente la appassiona, niente riesce a smuoverla dalla cappa plumbea in cui trascorrono le sue giornate, la vita le sembra un faticoso percorso senza senso. Così è quasi per forza d’inerzia che parte per Kyōto per assistere all’apertura del testamento del padre. Di lui non sa niente, sa solo che è giapponese e che quarant’anni prima ha avuto un’effimera relazione con la madre. Non l’ha conosciuto da vivo, va a conoscerlo da morto. Ma il Giappone è un altro pianeta e, anche se in un primo tempo le ciotoline da tè e i vialetti di sabbia rastrellata le fanno soltanto rabbia, piano piano si fa strada in lei una consapevolezza del profondo che la porterà a rivalutare se stessa e a vedere con un altro occhio quelle che fino a quel momento le erano apparse solo un’interminabile serie di disgrazie. Accompagnata nel suo viaggio di rinascita da Paul, belga trapiantato in Giappone, fedelissimo segretario del padre, Rosa conoscerà un nuovo concetto di bellezza che la porterà a elaborare un nuovo concetto di amore             e quindi di vita.

 

Commento:

Attendevo da tanto di leggere questo libro: conosco l'autrice per aver letto – ormai tanto tempo fa – L'eleganza del riccio che avevo molto apprezzato a suo tempo, così riponevo in questa sua ultima fatica molte aspettative, in verità non deluse. Si tratta di due libri diversi, ma accomunati da una sensibilità visionaria: l'autrice racconta sentimenti ed esperienze tutto sommato comuni con uno sguardo trasognato, intimo, profondo. Lo fa descrivendo i sentimenti con immagini, ritualità, esperienze quasi mistiche, ponendo in luce il legame fortissimo tra noi e il mondo che ci circonda, i fiori, la terra, l'acqua, il cielo, ma anche le altre presenze, umane o animali, di carne o in spirito. Anche qui, in Una rosa sola, l'autrice quasi ci sommerge di sollecitazioni sensoriali per raccontare la storia di una quarantenne parigina giunta in Giappone, una terra da lei mai vista, così diversa dal suo modo di sentire. Rosa, così si chiama la protagonista, è una donna depressa, in lei convivono tristezza, rabbia e un senso di smarrimento ed abbandono difficili da estirpare perché radicati nell'infanzia e fomentati dagli urti che la vita non le ha risparmiato. Rosa vive la vita con indifferenza, fra incontri fugaci e fiori che conosce ma che non guarda davvero. Giunta in Giappone per la lettura del testamento di un padre che non ha mai conosciuto, Rosa è sopraffatta da una serie di esperienze troppo intense, troppo piene di colori e mutevolezza per una donna abituata ad un grigio statico e costante. In questo viaggio che le cambierà la vita visiterà luoghi e incontrerà persone che la guideranno verso la rinascita. Un libro strano, questo nuovo di Muriel Barbery: leggendo si ha l'impressione di essere storditi, tramortiti dallo shock dell'impatto con l'acqua gelida, solo che per quanto sono lussureggianti e ricche di profumi, colori, sensazioni pregnanti, queste pagine dovrebbero essere paragonate ad acqua bollente, altro che gelida. Si galleggia in una dimensione sospesa, irreale, in un sacco amniotico da cui si riemerge, dopo una gestazione forzata, a nuova vita. Da leggere? Sì. Vi piacerà? Non lo saprete se non molte ore dopo averlo terminato. Io, comunque, ve lo consiglio.

 

 

Opera recensita: "Una rosa sola" di Muriel Barbery

Editore: E/O, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Giappone

Pagine: 170

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

sabato 17 aprile 2021

RECENSIONE: LAETITIA COLOMBANI - IL PALAZZO DELLE DONNE

Sinossi:

È il coraggio a spingere la giovane Blanche a voltare le spalle a una vita di agi per lanciarsi nella più logorante delle battaglie: quella contro la povertà, la fame e l'umiliazione. A sette anni dalla fine della Grande Guerra, Parigi è ancora in ginocchio. Eppure Blanche si rende conto che alla metà dei bisognosi è negato ogni aiuto: tutti gli sforzi, infatti, sono rivolti agli uomini; nessuno tende la mano alle centinaia di donne che ogni giorno mendicano agli angoli delle strade, si privano del cibo per sfamare i propri bambini e dormono all'addiaccio per sfuggire ai mariti violenti. Per Blanche, quella è un'ingiustizia intollerabile. E, quando viene a sapere che in rue de Charonne è in vendita un intero palazzo, combatterà fino all'ultimo per regalare un luogo sicuro a tutte le donne in difficoltà... È la disperazione a portare Solène al Palazzo delle Donne. Avvocato di successo, Solène è crollata il giorno in cui un suo cliente si è gettato dalla finestra del tribunale. Come parte della terapia, lo psicologo le ha suggerito il volontariato, così Solène ha scelto di aiutare le donne che hanno trovato rifugio tra le mura di quel grande edificio in rue de Charonne. Qui, Solène entra in contatto con un mondo lontanissimo da lei, fatto di miseria, di sfruttamento, di perdita. Ma anche di condivisione, di resilienza e di riscatto. A poco a poco, Solène capisce di non essere tanto diversa dalle ospiti del Palazzo: come lei, pure loro sono state sconfitte dalla vita. Però non si arrendono. Loro continuano a lottare per un futuro migliore, traendo forza l'una dall'altra, come legate da un filo invisibile di solidarietà e comprensione. E sarà proprio quel filo ad avvolgere anche il cuore di Solène e a cambiare per sempre la sua esistenza.

 

Commento:

Il palazzo delle donne è un gradevolissimo romanzo al femminile nato dalla penna di un'autrice molto promettente e sensibile. sSi tratta di una storia ripartita su due piani temporali, uno risalente al 1926 e l'altro riguardante l'oggi; entrambe le parti della storia sono ambientate a Parigi, in entrambe le donne hanno un ruolo preponderante e in entrambe c'è di mezzo la voglia di fare del bene, di accogliere ed aiutare e tutto ruota attorno ad un palazzo, Le palais de la femme. Questo palazzo fu il coronamento della missione di altruismo e abnegazione di Blanche – giovane donna energica e combattiva che non esitò a spendere la sua vita per gli ultimi – e di suo marito Alvin: un palazzo che, invece che cadere in rovina, accogliesse tutte le donne sole, diseredate, senza famiglia né un posto dove dormire e mangiare. È in questo palazzo che, per puro caso, quasi cent'anni dopo si imbatte Solène, giovane avvocatessa che, a seguito di un gravissimo incidente occorso ad un suo cliente, è colta da burn out e deve riprendersi. Due storie, due epoche, due delle tante facce della povertà che si compensano e alleviano il dolore. Una storia raccontata con semplicità e grande onestà, un libro da leggere.

 

Opera recensita: "Il palazzo delle donne" di Laetitia Colombani

Editore: Nord, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi

Pagine: 288

Prezzo: 16,90 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

lunedì 15 marzo 2021

RECENSIONE: VICTORIA MAS - IL BALLO DELLE PAZZE

    Sinossi:

Fine Ottocento. Nel famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière, diretto dall'illustre dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), prende piede uno strano esperimento: un ballo in maschera dove la Parigi-bene può "incontrare" e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

 

Commento:

Il ballo delle pazze, meglio dirlo subito, non tratta una tematica nuova o inedita, anzi, se c'è una caratteristica che non ha è proprio l'originalità. Tuttavia è un romanzo che conquista ed avvince sin dal primo rigo, probabilmente complice anche una prosa estremamente cinematografica, l'uso di frasi brevi e del tempo presente, che proietta il lettore direttamente dentro la scena, come se se la vedesse scorrere davanti. Impossibile, perciò, non essere toccati nel profondo dall'ingiustizia, dai soprusi, dall'assoluto sprezzo per la dignità delle donne internate alla Salpétrière, trattate alla stregua di cavie, esperimenti, animali da circo e mai, mai come persone. Deve arrivare la giovane e sicura Eugénie a rompere gli equilibri e piegare anche gli animi più rigidi… Quella di Eugénie e Jénevieve, di Louise, Thérèse e di tutte le altre è una storia realmente accaduta: forse non avevano questi nomi, ma tante donne, nell'Ottocento e non solo, venivano internate, rinchiuse, dimenticate dalla famiglia, dagli uomini o da altre donne che decidevano per loro, che stabilivano cosa e come bisognasse essere. Troppe donne si sono viste negare la vita, oscurare i sogni, privare della libertà solo perché diverse da ciò che ci si sarebbe aspettati da loro. Un romanzo non originale, sì, ma di certo estremamente commovente e coinvolgente: consigliato a tutti, non solo alle donne.

 

Opera recensita: "Il ballo delle pazze" di Victoria Mas

Editore: E/O, 2021

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi, 1885

Pagine: 181

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

venerdì 26 febbraio 2021

RECENSIONE: STEFAN ZWEIG - MARIA ANTONIETTA. UNA VITA INVOLONTARIAMENTE EROICA

Sinossi:

Frivola e intrigante per i cortigiani di Versailles, perversa aguzzina nella propaganda rivoluzionaria, eroina martire della restaurazione monarchica: chi era Maria Antonietta? Nel raccontare la sua vita, Stefan Zweig deve confrontarsi con una lunga tradizione di leggende, dicerie e violente passioni ideologiche. Ma ripercorrendone i passi di bambina sposa, moglie disprezzata, madre sensibile, austriaca isolata in una corte e una nazione ostili fino alla dignità degli ultimi istanti, che fanno coincidere la sua morte con la fine di un'epoca, Zweig trova una donna: un essere umano senza qualità particolari, costretto dal caso e dalla Storia a diventare grande. Maria Antonietta - senza che vengano sminuite le responsabilità politiche e morali del suo ruolo diventa allora il luminoso esempio dell'individuo comune che si erge sopra la sua stessa mediocrità e assume una dimensione "involontariamente eroica". Perfetta sintesi di cura documentale, penetrazione psicologica e tensione narrativa, questo libro, forse la più amata tra le opere di Zweig, è ancora oggi considerato un vertice e un modello del genere biografico. La sua pubblicazione, nel 1932, mutò radicalmente l'immagine di Maria Antonietta, cancellò uno stereotipo e riconsegnò una figura viva e complessa tanto alla ricerca storica che all'immaginario popolare.

 

Commento:

Conoscevo già la stupenda prosa di Stefan Zweig, così semplice, diretta e insieme carica di umanità. , ma ne avevo sperimentato la forza solo nei romanzi, non ancora nelle biografie. Conoscevo anche, per averla letta in un altro libro a lei dedicato, la storia di Maria Antonietta d'Austria, consorte di Luigi XVI re di Francia con cui oltre al regno condivise la triste fine, sotto la mannaia della rivoluzione. Ebbene, leggere questa storia dalle parole di Zweig è stata un'esperienza letteraria assolutamente valida, che consiglio a tutti: la storia, raccontata da chi sa come renderla interessante e vicinaa a chi la legge, assume tutt'altra valenza che non quella sterile e ripetitiva dei libri di scuola. Leggere il racconto di Zweig di come questa regina bambina approdò all'ipocrita e complicata Corte di Francia, di come visse senza rendersi conto o forse senza curarsi dell'opinione degli altri, di come fu vera regina solo in punto di morte, beh, significa immergersi completamente nella vita e nella psiche di questa donna, del suo tempo, di chi le era intorno, di chi le andava contro. Probabilmente quella scritta da Stefan Zweig non sarà la biografia più accurata riguardo a date, verità storiche, rigidità espositiva, ma di sicuro è una lettura intensissima e molto, molto appassionante. Consigliata? Ovvio che sì!

 

Opera recensita: "Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica" di Stefan Zweig

Editore: Castelvecchi, prima ed. 1932

Genere: biografia

Ambientazione: Francia

Pagine: 428

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

martedì 10 novembre 2020

RECENSIONE: éMILE ZOLA - TERESA RAQUIN

Sinossi:

"Teresa Raquin", che inaugura la grande stagione artistica di Zola, è una delle opere più rappresentative del realismo francese. Sposata infelicemente a Camillo, un uomo debole e malato, Teresa si lascia sedurre da Lorenzo, ex pittore nullafacente, cinico, parassita. Insieme concepiscono e portano a termine l'assassinio di Camillo. In questo romanzo - definito dall'autore un "grande studio psicologico e fisiologico" - Zola vuole raccontare, nella secchezza bruciante di un referto clinico, la storia di una degradazione. Ne risulta un'opera scabrosa, vero e proprio romanzo nero insieme appassionante e inquietante.

 

Commento:

Il delitto come soluzione definitiva e l'analisi psicologica delle sue conseguenze in chi l'ha commesso è il centro di questo romanzo, il primo che leggo di Zola. Cosa troviamo in queste pagine? Troviamo molte cose… Per esempio conosciamo una giovane donna francese, Teresa, che sin da piccola ha dovuto convivere con il cugino Camillo, perennemente malaticcio e coccolato da una madre iperprotettiva. Per anni e anni questa giovane donna ha represso la sua personalità scalpitante, viva ed energica soffocandosi in un rapporto morboso di amore fraterno che l'ha intrappolata diventando un matrimonio. Teresa non ha mai conosciuto altri uomini, perciò quando vede Lorenzo, amico del marito-cugino e così diverso da lui, se ne innamora all'istante rimanendo travolta e schiacciata dal desiderio. L'unica soluzione che viene in mente ai due per poter soccombere liberamente alla passione è liberarsi di Camillo… uccidendolo. Ma ciò che accadrà dopo sarà ben diverso dalle loro aspettative. Con lucidità, perizia e finanche spregiudicatezza, Zola compie un'analisi accuratissima di come i due amanti siano giunti al delitto e di ciò che diventerà la loro vita successivamente, imbastendo un romanzo assolutamente realistico e realista, a metà tra un noir e un esempio da manuale di psicologia. Questo romanzo è tutto fuor che dimenticabile. Consigliato solo se ci si sente nella disposizione d'animo giusta per leggere un'opera tutt'altro che leggera, ma comunque molto impattante e significativa.

 

Opera recensita: "Teresa Raquin" di émile Zola

Editore: vari, prima ed. originale 1867

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Parigi

Pagine: 200 (ed. Garzanti)

Prezzo: 9,00 € (ed. Garzanti)

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

giovedì 8 ottobre 2020

RECENSIONE: STELLA STOLLO - LE IMPRESSIONI DI BERTHE

    Sinossi:

Un romanzo ispirato alla vita della pittrice Berthe Morisot, la "maga dell'Impressionismo". Nel marzo del 1896, a un anno esatto dalla morte di Berthe Morisot, viene organizzata la prima retrospettiva a lei dedicata, con 394 opere tra dipinti e disegni, dal gallerista Durand-Ruel. Per tre giorni gli amici più cari di Berthe, Renoir, Degas, Monet e Mallarmé, affiancati da Julie e da Edma, rispettivamente la figlia e la sorella della pittrice, lavorano senza posa per allestire l'esposizione. Mentre gli artisti discutono animatamente, in disaccordo sulla sistemazione ideale delle opere nelle sale della galleria l'attenzione di Julie viene attratta da alcuni quadri; rivive cosi la storia professionale e personale di Berthe, a cominciare dal suo primo incontro col grande artista Edouard Manet e dalla loro reciproca passione, fino al matrimonio della donna con Eugene, fratello del pittore.

 

Commento:

Credo che un libro che parli di arte possa definirsi "buono" quando riesce a far vedere ciò che descrive solo con le parole, senza bisogno di allegare le immagini. Non so – non mi risulta – che in Le impressioni di Berthe ci siano le immagini dei quadri descritti, però posso sostenere, a ragion veduta, che si tratta di un ottimo libro: con la sua scrittura ricchissima, ricercata, perfetta, Stella Stollo è riuscita a far immaginare i quadri ad una persona che non solo non ne ha rimpianto l'assenza e non ha avuto necessità di cercarli, ma non li ha mai visti e mai li vedrà. Ma chi pensa che in questo libro si parli solo di arte e di quadri si sbaglia di grosso: qui si racconta la storia di una donna, di una pittrice professionista, della maga dell'arte Berthe Morrisod per troppo tempo dimenticata o ricordata solo come cognata e modella del grande Edouard Manet. Probabilmente pochi sanno che Berthe era lei stessa una grande artista e che tra lei e Manet c'era una passione proibita, un'attrazione irresistibile, un desiderio bruciante e totalizzante. Stella Stollo descrive tutto questo in modo magistrale, dando vita ai sentimenti, dipingendone quadri meravigliosi solo con le parole. In un alternarsi di flash-back e momenti successivi alla morte di Berthe, ne riviviamo la storia, i sentimenti, le impressioni in un caleidoscopio di colori, sfumature, vibrazioni che ci fanno conoscere e amare questa donna coraggiosa, libera, indipendente ed anticonformista. Un'ottima biografia romanzata, davvero.

 

Opera recensita: "Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo

Editore: Graphofeel, 2018

Genere: biografia romanzata

Ambientazione: Francia, seconda metà dell'Ottocento

Pagine: 297

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

martedì 6 ottobre 2020

RECENSIONE: IMOGEN KEALEY - LIBERAZIONE

Sinossi:

Agli occhi degli Alleati è un’impavida combattente per la libertà, una leggenda delle operazioni speciali, una donna completamente fuori dagli schemi. Per la Gestapo, un fantasma, un’ombra, la persona più ricercata al mondo. Ma all’inizio, Nancy Wake non è altro che una giovane donna arrivata a Marsiglia dopo un’infanzia difficile in Australia. Nel cuore più antico della città affacciata sul Mediterraneo ha conosciuto e sposato Henri, l’uomo che ama perdutamente. Ma non appena la Francia entra in guerra, il suo sprezzo del pericolo e la fede nei valori della democrazia e della libertà la spingono a prendere parte alla Resistenza contro i nazisti. Diventa così la temibile spia nota come il Topo Bianco. Con una taglia di centomila franchi sulla testa, è fra i principali ricercati della Gestapo. Quando i tedeschi che le danno la caccia arrestano il marito e lo torturano per avere sue notizie, Nancy fugge in Gran Bretagna. Qui si unisce agli agenti segreti inglesi con cui pianifica il ritorno in Francia per unirsi ai combattenti della Resistenza nell’Alvernia. E sarà un ritorno degno di un personaggio memorabile. Perché lei è pronta a tutto pur di sconfiggere i tedeschi e liberare la Francia. Ed è pronta a dare la vita pur di salvare il marito… Romanzo storico emozionante e avventuroso, Liberazione è ispirato alle vicende di un personaggio realmente esistito. Emancipata, indomabile, in anticipo sui tempi, la pluridecorata donna simbolo della Resistenza rivive in queste pagine che narrano senza un attimo di tregua le dure battaglie per vincere i pregiudizi, le fughe nei boschi sotto i colpi dei mitra, il disperato tentativo di capovolgere le sorti della guerra sino a un epilogo capace di sorprendere e di commuovere. Imogen Kealey è uno pseudonimo dietro il quale si celano Darby Kealey, scrittore e produttore per il cinema e le serie tv residente a Los Angeles, e Imogen Robertson, scrittrice londinese e autrice di romanzi storici. Da Liberazione, bestseller internazionale uscito in più di venti Paesi, sarà presto tratto un film prodotto e interpretato da Anne Hathaway.

 

Commento:

Liberazione è uno di quei (rari) libri che ti prendono dalla prima all'ultima riga, che ti catturano con un dettaglio, una parola, un'immagine e non ti lasciano più. Con il ritmo incalzante e il passo sostenuto di chi non può perdere tempo, conosciamo Nancy Wake, la bella, tenace, irruenta Nancy Wake che si guadagna sul campo cariche, meriti, ma soprattutto rispetto e amicizia. Nulla è stato facile per lei, sin da quand'era una bambina, in Australia, con una madre che la definiva un mostro senza colpoferire. Scappata di casa a sedici anni, si trasferisce in America, poi in Europa, per fare la giornalista. Insieme al marito, che amerà profondamente fino alla fine, lotta con la resistenza, a Marsiglia, contro i tedeschi. Quando il marito viene arrestato comincia per lei un'Odissea di lotta, impegno, combattimento che la condurrà a capo dei maquisards per conto degli inglesi. Una donna che ha dato tanto all'Europa, un simbolo di coraggio, tenacia, forza, ribellione. Una figura ammirevole che non conoscevo e che ho scoperto grazie a questo bellissimo romanzo di Imogen Kealey. Un romanzo che consiglio perché, davvero, una volta cominciata la lettura sarà difficile staccarsene.

 

Opera recensita: "Liberazione" di Imogen Kealey

Editore: Longanesi, 2020

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Francia, seconda guerra mondiale

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

  

giovedì 24 settembre 2020

RECENSIONE: VALERIE PERRIN - IL QUADERNO DELL'AMORE PERDUTO

Sinossi:

La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l'amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d’impugnare la penna per scrivere il proprio destino? Una storia delicata e commovente, un'autrice capace di descrivere con efficacia e tenerezza ogni sfaccettatura dei sentimenti: sono questi gli elementi che hanno conquistato la critica e che rendono Il quaderno dell'amore perduto un romanzo destinato a restare a lungo nel cuore di tutti i lettori che credono nel potere dei ricordi e dell'amore.

 

Commento:

Il quaderno dell'amore perduto è un libro delicato, da leggere in autunno o in inverno, avvolti in un plaid con in mano una tazza di cioccolata fumante. È una storia dolceamara che racchiude a sua volta due storie dolci e amare: quella di Justine, ventunenne orfana che vive con i nonni e il fratello che in realtà è suo cugino, e quella di Helène, un'anziana signora residente nella casa di riposo dove Justine lavora. Queste due storie fatte di piccole gioie e sofferenze diverse, si intrecciano in una trama intricata resa avvincente da una scrittura fluida, partecipe ed emotiva. Valérie Perrin conferma la capacità, già dimostrata in Cambiare l'acqua ai fiori, di creare personaggi credibili e profondamente umani, nonché di saper raccontare le storie svelando il quadro a poco a poco, catturando l'attenzione del lettore. Questo libro, per la verità scritto nel 2016 quindi precedente al ben più noto Cambiare l'acqua ai fiori, a me è piaciuto leggermente meno dell'altro, non perché sia meno bello, ma probabilmente perché avevo alte aspettative e in questa storia qualcosa non mi ha del tutto convinta, non mi ha conquistata fino in fondo. Però lo consiglio, perché è una bella storia, intensa e delicata, che potrebbe piacervi.

 

Opera recensita: "Il quaderno dell'amore perduto" di Valérie Perrin

Editore: Nord, 2016

Genere: narrativa francese

Ambientazione: Francia

Pagine: 344

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 21 agosto 2020

RECENSIONE: GASTON LEROUX - IL MISTERO DELLA CAMERA GIALLA


Sinossi:
Gaston Leroux... chi era costui? Alcuni Lo ricorderanno come autore de "II fantasma dell'Opera", d'altronde più conosciuto per le sue versioni teatrali e cinematografiche che per il romanzo originale. Ma c'è stato un lungo periodo, nei primi decenni del Novecento, nel quale Joseph Josephin, soprannominato Rouletabille, giovanissimo reporter di cronaca giudiziaria de "L'Epoque" e detective dilettante, protagonista della maggior parte dei romanzi di Leroux, era altrettanto famoso dei vari Mrs. Marple, Hercule Poirot, Nero Wolfe, Philo Vance e degli altri grandi eroi della letteratura poliziesca. Fernando Savater - che nella sua personale lista di thrillers preferiti include "La camera gialla" assieme a "I delitti della rue Morgue" di Edgar Allan Poe, "Il mastino dei Baskerville" di Arthur Conan Doyle, "L'assassinio di Roger Ackroyd" di Agatha Christie e "L'arciere verde" di Edgar Wallace - osserva che "i romanzi di Leroux presentano situazioni terribili, truculente o macabre, ma venate di un particolarissimo umorismo. Joseph Rouletabille viaggia tra paesi e misteri come una sorta di Tintin adulto. In particolare, la sua prima avventura la incontriamo ne "La camera gialla, che pure inaugura un sotto-genere famoso: il delitto apparentemente impossibile all'interno di una camera chiusa". A conferma del suo grande successo, dal 1919 "II mistero della camera gialla" ha conosciuto ben quattro versioni cinematografiche.

Commento:
Era da tempo che volevo leggere questo giallo della camera chiusa, sia perché è considerato tra i migliori del genere (e per chi come me sta cercando di farsi una cultura del proprio genere letterario preferito è un dovere non tralasciare le basi), sia perché le ambientazioni e le metodologie del giallo classico mi affascinano e mi incuriosiscono in modo particolare. E poi non avevo ancora letto un enigma della camera chiusa scritto da un autore francese, quindi… inutile dire che non sono rimasta delusa. Il mistero della camera gialla è veramente un giallo con la G maiuscola, permeato di mistero, logica, deduzione, ragionamento. Ma ciò che più di tutto ho apprezzato in quest'opera, al di là del complicato intrico della camera chiusa, sono stati i personaggi, tutti molto ben caratterizzati, in particolare il giovane, sveglio, acutissimo e simpaticissimo Rouletabille. Rouletabille è un diciottenne cronista del giornale l'époque che dimostra un'innata predisposizione al ragionamento logico, nonché alla soluzione di enigmi. Questo, unito all'intelligenza, alla temerarietà, alla spregiudicatezza, all'irriverenza, non solo gli permetteranno di risolvere sorprendentemente e brillantemente questo caso impedendo che venga imprigionato un innocente, ma lo rendono, a parer mio, uno dei personaggi più interessanti della letteratura gialla. Il caso di per sé è, come dicevo, intricato: Mathilde Stangerson, figlia e collaboratrice dell'illustre scienziato di fama mondiale professor Stangerson, è vittima di un tentato omicidio nella sua camera gialla nel padiglione attiguo al castello di Glandier. La camera è chiusa dall'interno, non v'è alcuna possibilità di entrare o di uscire; all'esterno, nel laboratorio comunicante, lavorano il padre della vittima, il professor Stangerson, e il domestico fidato Compare Jacques. La camera è apparentemente impenetrabile, eppure in piena notte si sente distintamente la donna gridare "all'assassino, aiuto!" e subito due colpi di rivoltella. Quando si riesce, con fatica, a sfondare la porta, l'unica traccia di vita è la signorina Stangerson agonizzante sul pavimento. Nessuna traccia dell'assassino. Il famoso ispettore della polizia parigina, Frédéric Larsan, all'uopo convocato per risolvere il caso, propenderebbe per la colpevolezza del fidanzato della giovane, Monsieur Robert Darzac e una serie di circostanze fisiche sembrerebbero effettivamente far supporre che abbia ragione… ma Rouletabille non è per niente dello stesso avviso. Egli è convinto che il "Grande Fred" stia sbagliando, stia ragionando dal senso sbagliato della ragione, quello che porta l'investigatore a farsi guidare dalle prove fisiche verso il colpevole, asservendo così il ragionamento ai "segni sensibili". Egli invece operaa al contrario: dapprima ragiona, poi verifica se le tracce concrete rientrino nel suo ragionamento o siano, invece, fuorvianti. E il tempo e la pervicacia gli daranno ragione. Complesso, intricato, affascinante, Il mistero della camera gialla è davvero un giallo istruttivo e godibile che vale la pena leggere.

Opera recensita: "Il mistero della camera gialla" di Gaston Leroux
Editore: vari, prima ed. 1908
Genere: giallo
Ambientazione: Castello di Glandier, Francia, 1892
Pagine: 270
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 19 agosto 2020

RECENSIONE: GEORGES BERNANOS - DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA


Sinossi:
Il giovane parroco di Ambricourt si rivolge al suo gregge come «un povero mendicante che va di porta in porta a mano tesa senza aver animo neppure di bussare», preoccupato e stupito dalla noia, dal disamore, dall'aridità della piccola comunità a lui affidata. La sua vita quotidiana è ridotta all'essenziale, il suo corpo, goffo e magrissimo, è minato da un male incurabile: proprio questo sacerdote "vincente" su di sé e sugli altri è per Bernanos il simbolo di una religiosità autentica. Una forza e una dignità incrollabili sostengono infatti il giovane prete che, pur sperimentando dentro di sé l'angoscia del dubbio, è capace di riaccostarsi alla pienezza della fede, accettando e facendo accettare agli altri, in uno slancio d'amore, il suo destino.

Commento:
Diario di un curato di campagna è un libro difficile, complicato, uno di quelli che vanno riletti in più fasi della vita con la certezza che ad ogni lettura ricaveremo qualcosa di diverso, qualcosa di più da queste pagine. Pagine intrise di religiosità, fede, dubbio, aridità, noia, malignità, grettezza, amore; pagine da cui traspare una profonda conoscenza dell'animo umano. Il giovane curato della parrocchia di Ambricourt è diverso dagli altri preti che, con piglio cattedratico, sembrano adattarsi alla noia, al disamore, all'aridità che accomunano tutte le parrocchie. Egli crede ancora nel Dio che serve e cerca di indurre, con le parole e con le azioni, anche i suoi parrocchiani a tornare alla fede. La giovane età e questo suo essere diverso, questo suo voler indottrinare, ricondurre le pecorelle al gregge, gli attirano gli sguardi perplessi, le voci maligne, gli scherni dei fedeli e persino l'avversione di dei nobili del paese. Nonostante una salute tutt'altro che rosea, il curato compie il suo lavoro e il suo percorso di maturazione nella fede con zelo e coscenziosità, interrogandosi sul suo operato, riflettendo sulle sue giornate e sugli accadimenti della comunità. Ma se l'anima può essere guidata dall'amore di Dio, il corpo è traditore…
La lettura di questo libro, impegnativa e per nulla rilassante specie nella parte iniziale, è interessante perché consente, una volta di più, di confrontarsi con l'animo umano, le sue perversioni, l'abiezione, la meschinità, confrontate con un'anima semplice che ancora crede nella rettitudine e nella bontà.

Opera recensita: "Diario di un curato di campagna" di Georges Bernanos
Editore: Mondadori, prima ed. italiana 1946
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Francia
Pagine: 270
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 11 luglio 2020

RECENSIONE: JANET SKESLIEN CHARLES - LA BIBLIOTECA DI PARIGI


Sinossi:
Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

Commento:
Non tesserò lodi sperticate su questo romanzo che è stato pubblicato in Italia appena un mese fa e si preannuncia già un caso editoriale. Dirò che è un buon romanzo, questo sì, e di buoni romanzi che non hanno paura di parlare di guerra da vicino ce ne sono tanti. Questo, in particolare, si concentra sulla Seconda Guerra Mondiale in Francia, a Parigi, in una Ville Lumière occupata dai nazisti, mutata nella sua essenza di città accogliente, ospitale, viva. C'è un posto, in particolare, in cui il senso di appartenenza, accoglienza e parità tra culture si respira più che in ogni altro luogo: è l'American Library di Parigi. È qui che lavora Odile, la protagonista di questa storia, una giovane donna innamorata dei libri che lavora come bibliotecaria proprio all'ALP e proprio in quegli anni disastrosi. È lei che ci racconta le privazioni, l'ansia per i familiari, la solidarietà, l'amicizia, ma anche la delazione, la colpa, la vigliaccheria, la meschinità della gente. La biblioteca rimase aperta per tutta la durata della guerra, baluardo di cultura, sapere e condivisione, a protezione dei libri, della conoscenza, delle storie. Attraverso gli occhi di Odile viviamo la guerra nella Parigi quotidiana, la scarsità di cibo, la corrispondenza che non arriva, i tedeschi che si appropriano dei locali, i francesi che si accomodano in case non loro… e gli ebrei e gli stranieri che, nonostante le restrizioni sempre più pressanti, vogliono ancora leggere, come fosse la loro unica ancora di salvezza. Tutta questa storia Odile l'avrebbe seppellita nel suo cuore per non rivangarla mai più, se nella sua vita non fosse arrivata Lily, molti anni dopo. Una ragazzina che ha molto da imparare e una gran curiosità e una donna attempata, gentile ma riservata: un'accoppiata realistica e tenera.
La biblioteca di Parigi, come dicevo, è un buon romanzo, basato su fatti realmente accaduti, ricerche e fedeli ricostruzioni storiche sulle vite di chi all'American Library ci ha lavorato davvero in quel periodo: alcuni personaggi, come scopriamo con piacere nella postfazione, sono esistiti davvero. Tuttavia, l'impressione è che voglia trattare troppi argomenti, soprattutto nella parte ambientata in America, e finisca per farlo in modo superficiale… in ogni caso, non guizza mai, coinvolge ma non avvince. Una buona lettura, sicuramente consigliata per la valenza storica e gli spunti di approfondimento, ma non più di questo: non lo definirei né una storia unica, né un capolavoro, né un romanzo che fa sognare, come pure ho visto fare. Ma in fondo, questa è solo l'opinione di una lettrice, smentibile ed ignorabile.

Opera recensita: "La biblioteca di Parigi" di Janet Skeslien Charles
Editore: Garzanti, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Parigi, 1939-1944; Stati Uniti, 1983
Pagine: 400
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.